sabato 14 febbraio 2026

Lazio colpita e affondata. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Prostamol - La Lazio ha perso in casa con l'Atalanta. Colpita e affondata. Chi si era illuso che il pareggio con la Juve e il passaggio ai quarti in Coppa Italia fossero forieri di una clamorosa ripresa si è dovuto ricredere. La Lazio è questa. Poca cosa. E anche sfortunata. Tante figurine che non hanno un'anima e che stanno lì come i pupazzetti del presepe. Ma non c'è nessun bambinello che possa dare un senso al tutto. Copertina d'obbligo al sellerone danese promosso sul campo veterano che salvando a portiere battuto sulla linea ha comunque limitato i danni. Ma che tristezza.

6 a Liz Taylor e a Rat Killer - maledetti quei pali e chi ha ristretto le porte con i bonus lavori in casa.

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. Ed è sicuramente qualcosa di positivo. Il dito però meglio usarlo per altro...

6 a Gila il mondo gila - Il migliore là dietro. E ovviamente è uscito per infortunio. Sfortunato assai. L'ennesima tegola per lo Scrivano fiorentino. È proprio una stagione da dimenticare.

6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta è finito in folle. Come Pucci.

6 a Rovella per chi non si accontenta -  Deve acquistare fiducia in se stesso e sentirsi forte. Prenda esempio da Leo Gassman che non è nessuno eppure sta ovunque.

6- a Massimo Di Cataldi - È il testimonial della partita. Della serie vorrei ma non posso. E non tanto per il rigore risibile che ha provocato quanto per i tentativi di illuminare il gioco che sono falliti per sfortuna o carenza di classe dei compagni. Sic.

6- a Patric del Grande fratello - Tanto fumo e un po d'arrosto. Avete presente Teo Mammucari?

6- a Dio vede e Provedel - Ce po sta che na volta non è il salvatore della patria? Ce po sta, ce po sta.

5 e mezzo a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

5 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - a se Nelson Maldini jela ammollava l'Atalanta lo lasciava andare? 

5 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta dalla stazione centrale è finito sul binario morto.

5 a Dio perdona pure Dia e Rosanna Cancellieri - in due non ne hanno fatto uno buono. Come Ale e Franz.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Una rondine non fa primavera dice il proverbio e lo ribadisce Frate Indovino sul suo Almanacco. E vale sempre. A maggior ragione pe' sto fenomeno in senso inverso per il quale ce vorrebbe na bendizione del frate in questione. Quel poco di buono che aveva mostrato si è perso sulla strada da Formello all'Olimpico. E tutto è tornato nella normalità. Ovvero nel nulla. Sipario.

domenica 8 febbraio 2026

Lazio a testa alta. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - La Lazio ha pareggiato una partita che avrebbe potuto vincere. Gli errori delle "seconde scelte" purtroppo si sono rivelati decisivi e dallo 0 a 2 si è passati cosi al pareggio finale. È la conferma che questa squadra ha una rosa senza petali che non permette il salto di qualità e che può addirittura condizionare il risultato. Copertina al meglio di Santa Fè e Trigoria che con la sua rete bellissima e ' corsara" aveva fatto sperare nel sogno.

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - L'Achille Lauro biancoceleste finalmente l'ha buttata dentro. Che gol. Che fucilata. Che destro. Anche senza le trecce ce piace lo stesso.

7 a Massimo Di Cataldi - Diciamolo il suo gioco è poco appariscente, ma c'è. Come quando ha lanciato il danese verso il gol. Bravo.

7 a Dio vede e Provedel - Nel primo tempo almeno due paratone da numero uno, e anche nella seconda frazione si è comunque superato quando je tiravano da tutti li pizzi. 

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È ripartita la freccia biancazzurra. Non solo quando parte dal primo binario ma anche quando fa deragliare gli avversari. Che recupero!

6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Una prova convincente. I timori e i dubbi sul suo impiego sono stati cancellati dalla qualità che ha gettato oltre l'ostacolo.

6+ a Liz Taylor - Un passo indietro rispetto la partita col Genoa. Dinamismo, tecnica, posizione ma è mancato nella conclusione. Ci voleva un bel "conclude il tema Enrico Maria Papes" dei Giganti (questa è per i boomers). Alla prossima.

6 a Prostamol - Ormai è una certezza. Come la tassa sulla mondezza.

6 a Gila il mondo gila - Là dietro è sempre il migliore. Nel brne e nel male. Perchè come sempre se perde, leggi rigore o immobile come un prosciutto appeso dal pizzicarolo in occasione del colpo di testa dello juventino che ha così segnato. 

6 a Somarusic - Non ha combinato casini e questa è una notizia postiva.

5 a Viale dei Romagnoli - bruciato in occasione del pareggio. Altro che Arabia, a rabbia! 

5 a Rosanna Cancellieri - Inutile. Come il programma di Gigi Marzullo.

5 a Basic Instinct - Ha fatto sapere che il prolungamento del contratto gli è stato solo proposto, a voce. Ma al momento di mettere nero su bianco l'hanno rimasto solo come Gassman-Peppe er pantera dei Soliti ignoti. Se continua così saranno le solite chiacchiere da bar.

4 a Dele ctrl canc alt - ha avuto sui piedi la palla per chiudere la partita. Un rigore in movimento sbagliato come un pivello. Come lui insomma. 

4- - a Pighin-Sanguin-Noslin - E che sò da meno? Er gol me lo magno pure io. E così un altri errore clamoroso che grida vendetta. Della sua prova imbarazzante è rimasta solo quell'abat jour che ha sulla capoccia che come al solito non si è accesa. Sipario. 


giovedì 5 febbraio 2026

Nessuno mi può giudicare, 60 anni di un boom

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ognuno ha il diritto di vivere come può, la verità ti fa male lo so

Quando una canzone diventa un successo immediato. Quando uno dei tanti diventa all’improvviso un nome importante. Quando Sanremo lanciava brani destinati a restare e personaggi di grande carisma. Questo e altro ancora è stato “Nessuno mi può giudicare”, il brano lanciato da Caterina Caselli nel Sanremo del 66 che proprio in questi giorni, esattamente 60 anni fa, scalava la classifica dei dischi più venduti, arrivando a sorpresa primo.


È la storia di un brano divenuto una sorta di inno generazionale di una gioventù che attraverso la musica cercava nuovi miti e nuovi riti da condividere, tra minigonne, capelli che si allungavano sempre di più e una voglia di vivere la vita senza condizionamenti e restrizioni. Molto prima del’68.

Ed è anche la storia di una cantante che andava controcorrente rispetto alle altre che affollavano la scena musicale di quegli anni, composta da ugole d’oro e signore della canzone, e non tanto perché aveva fatto la gavetta nelle balere emiliane, fucina e palestra di tanti artisti da sempre, dove suonava il basso insieme al suo gruppo, gli Amici, ma perché quando si esibiva con la sua carica vitale ed artistica, riusciva a rappresentare meglio di tutte quel vento di novità che molti sognavano e cercavano di praticare.

il 45 giri primo in classifica

Caterina Caselli era il beat coniugato al femminile, era la voce che stupiva più di tutti, era l’artista che si dimenava con le mani e le braccia a tempo di shake e lanciava messaggi rivoluzionari dal palco tradizionalista del festival: “ognuno ha diritto di vivere come può”. Una cosa incredibile e dal forte impatto, altro che amore che fa rima con cuore.

E pensare però, che la canzone ha una storia tutta sua, molto particolare, che fa capire come a volte, cambiando lo scenario, cioè protagonisti e modo d’esecuzione, possa cambiare tutto, compreso il significato originale del testo, decretandone così un successo imprevedibile al momento della ideazione.

“Nessuno mi può giudicare” infatti nacque su un’idea di Luciano Beretta per Adriano Celentano. Partendo da una frase musicale in cui è facile individuare una citazione del classico napoletano ‘Fenesta ca lucive’, realizzò insieme a Michi Del Prete un pezzo che doveva inserirsi nel filone “retrò” con cui Celentano aveva sfondato anche presso gli adulti, ossia tanghi alla Frankie Lane come ‘Grazie, prego, scusi’ o ‘Si è spento il sole’. Daniele Pace e Mario Panzeri con la collaborazione di Pilade, scrissero un testo in tema a quelle atmosfere e Celentano incise così il provino per il Festival.

Prima di presentarlo alla commissione però, il ripensamento. Celentano abbandona il tango e per Sanremo punta tutto sulla ballata folk “Il ragazzo della via Gluck” in cui crede di più. E la storia, anzi la musica cambia. Entra in scena la CGD della famiglia Sugar che decide di affidarlo alla giovane (20 anni) e sconosciuta al grande pubblico Caterina Caselli (due dischi alle spalle passati inosservati e una serie di esibizioni dal vivo fra cui il Piper), su cui punta molto e spera in un’affermazione. È un azzardo mandarla al festival, ma la mossa viene premiata.

Vergottini la trasforma in Casco d'oro

Caterina entra in scena con un’acconciatura bionda e a caschetto in stile Beatles ideata appositamente per lei, castana e con i capelli lunghi, dai celebri stilisti Vergottini di Milano e fa subito colpo, da quel momento si guadagnerà il soprannome di “Casco d’oro”. La canzone riarrangiata dal suo pianista Ivo Callegari è tutta un’altra cosa, la lentezza del tango è soppiantata dal ritmo frenetico e incalzante del beat di cui Caterina è un’interprete collaudata. La sua foga si sposa così perfettamente con la musica travolgente e il pubblico stropiccia gli occhi mentre i giovani esultano. È un trionfo.

L’impatto del brano è di quelli destinati a fare epoca. Tutti cantano “Nessuno mi può giudicare”, titolo che echeggia antagonismo e rabbia giovanile e che diviene anche un tormentone nel lessico quotidiano. Il testo poi che dal maschile è passato al femminile, trasforma ovviamente l’idea base della canzone. Adesso è una donna ad essere la traditrice consapevole, dimostrando di avere in mano il futuro della coppia potendo scegliere tra un partner e l’altro. In quella Italia che si affaccia timidamente alla rivoluzione dei costumi, la canzone ha un effetto notevole.

Arrivato secondo a quel Sanremo presentato da Mike Bongiorno, “Nessuno mi può giudicare” sfonda nelle vendite, sarà in testa nella classifica per nove settimane consecutive e verrà scalzato solo da “Michelle” dei Beatles. Alla fine dell’anno avrà venduto oltre un milione di 45 giri e sarà il sesto singolo più venduto di tutti, oscurando l’interpretazione di Gene Pitney, il cantante americano con la voce alla Dan Peterson e gli acuti in falsetto con cui la Caselli era in coppia.

Gene Pitney

Il 5 febbraio 1966, sessant'anni fa esatti grazie a questa canzone nasce un’artista con la “a” maiuscola, futura manager e talent scout dal grande fiuto ed esplode contemporaneamente un messaggio molto forte che entra nella storia della nostra musica pop. Una canzone che è ancora attuale in tutti i sensi. Non a caso, un esempio fra i tanti, nel luglio del 2000 il brano è stato l’inno del primo Gay Pride mondiale che si è svolto a Roma. E in questi giorni la Treccani ha dedicato una voce della sua enciclopedia proprio alla Caselli e al suo brano storico per festeggiare l'anniversario di quel successo.