di FRANCESCO TRONCARELLI
Un numero, non una persona. La sua scomparsa è passata inosservata nella triste contabilità dei morti per la pandemia. Uno dei tanti andati via senza un saluto il 23 gennaio scorso, uno di quei 488 anonimi di quel giorno che hanno lasciato affetti e ricordi senza un perchè e un pensiero.
Eppure Geronimo Meynier una volta era uno dei nomi più interessanti del nostro cinema, uno dei giovani sempre presenti nelle pellicole di cassetta col suo volto da ragazzo pulito e quel sorriso che riempiva lo schermo.
Presenza ideale nei cast dei film con Totò e Fabrizi in quelle storie senza tante pretese che facevano ridere tutti e riempivano le sale, visti e rivisti poi nelle riproposizioni televisive negli anni successivi mantenendo così il loro successo nel tempo.
Geronimo poi era come se fosse rimasto sempre giovane, perchè nonostante l'accoglienza positiva delle sue interpretazioni sia per il pubblico che per la critica, si era ritirato dalle scene dopo un decennio di attività.
Nell'immaginario collettivo perciò, era rimasto sempre quel bel ragazzo
allegro e all'occorrenza scavezzacollo che piaceva a tutti e in cui
molti giovani di quegli anni avviati verso il Boom economico, si
rispecchiavano.
a 14 anni in "Amici per la pelle" |
Esordio bruciante in "Amici per la pelle" per la regia di Franco Rossi, a soli 14 anni con Andrea Scirè (figlio di Junio Valerio Borghese), una pellicola molto coinvolgente e dai risvolti dolci e amari sui rapporti fra adolescenti appartenenti a ceti sociali diversi.
E' paticamente un ragazzino, ma dimostra di saperci fare e di avere la stoffa per fare l'attore. E così iniziano le sue partecipazioni ai film di cassetta del periodo che lo vedono di volta in volta figlio di Vittorio De Sica ("Amore e chiacchiere" di Blasetti), rampollo di buona famiglia ("Il magistrato" di Lugi Zampa), scanzonato sciatore con Alberto Sordi ("Vacanze d'inverno" di Mastrocinque).
Prende parte anche a film corali dal successo enorme come "La cento chilometri" di Pieroni con un cast zeppo di numeri uno per il cinema popolare come Massimo Girotti, Gianni Agus, Aldo Giuffrè, Mario Carotenuto, Tiberio Murgia e Capannelle.
Ed anche a pellicole entrate nella storia del cinema come "La grande guerra" di Mario Monicelli, dove fra i tanti soldati che fanno da cornice alle vicende tragicomiche di Giovanni Busacca-Vittorio Gassman e Oreste Jacovacci-Alberto Sordi, c'è anche il suo portaordini.
Ma è con "Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi" e "Totò truffa 62" pellicole
incentrate sulla comicità di questi mostri sacri, che Meynier diventa
popolarissimo ritagliandosi definitivamente i ruoli di "figlio" più
serio del genitore e "giovane" in cerca di ragazze e di guai.
Geronimo e Totò |
Geronimo nel ruolo del rampollo della famiglia Montecchi innamorato perso della fanciulla dei Capuleti interpretata da Rosemarie Dexter, diede prova di essere anche un attore drammatico e non solo protagonisita di commedie leggere.
Ma paradossalmente, quel ruolo finalmente apprezzato dalla critica, fu il suo canto del cigno. Problemi familiari lo allontanarono dalle scene e quando avrebbe potuto riprendere, gli spazi erano tutti occupati per gli ex ragazzi del cinema degli anni Sessanta.
Per lui, appartenente a una famiglia di esuli fiumani che scegliendo la libertà e l'Italia aveva perso tutto e si era dovuta rimboccare le maniche per ricominciare a vivere, non fu un problema ma l'amarezza e la nostalgia più che comprensibili furono tante, affievolite lentamente col decorso del tempo.
Geronimo Meynier così praticamente sparisce dai radar della notorietà e rientra nel cono d'ombra della vita di tutti i giorni, per lui non ci sono le rimpatriate nei talk show del pomeriggio e nemmeno le carrambate negli show dedicati che rispolverano i protagonisti dei migliori anni.
Romeo e Giulietta |
Sparito per chi muove le fila dello spettacolo e delle notizie, come conferma l'assenza di flash d'agenzia annuncianti la sua scomparsa. Il Covid col suo implacabile livellamento che riduce tutto a contabilità arida ha fatto il resto.
Gli smemorati della storia cinematografica e gli addetti del copia e incolla che, meschini, hanno bucato la notizia, non sapevano che Geronimo Meynier era bravo e davanti la macchina da ripresa si sentiva come a casa.
Restano in ogni caso quei film "da quattro soldi" stroncati dalla critica saccente che però funzionano ancora adesso e che lo hanno reso immortale con la sua simpatia e quello sguardo da lenza.
E quelle scenette con Totò, Fabrizi e De Sica che erano uno spasso per grandi e piccini, ora potrà riproporle lassù da eterno "giovane d'oggi" cone quei maestri. Ciao Geronimo...