domenica 17 maggio 2026

La Lazio è sola. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 a Furlanetto poveretto che alla roma voleva fare un dispetto - Cronaca di una morte annunciata. I resti di una squadra sottotono da sempre hanno retto finché hanno potuto l'urto contro la squadra dei poteri forti, quella protetta dai media e dalle banche e che doveva vincere a prescindere al di là dei suoi meriti. Ma a perdere non è stata la Lazio, ma la Lazio di Lotito che è tutta un'altra cosa. La curva senza tifosi è la conferma di un amore negato da una gestione che galleggia nel nulla e che ha creato una frattura insanabile. La Lazio che abbiamo conosciuto e con cui siamo cresciuti è diventata un'alta ed è sola e tutti sanno di chi è la colpa. Copertina d'obbligo al portierino che pur non giocando da due anni (l'ultima partita contro l'Olbia in serie C!!!!) ha dato il fritto con grandi parate e limitando il passivo. Ma quanta pena, quanto scoramento, sperando che la nottata passi, come diceva Edoardo De Filippo.

6 a Prostamol - Un veterano. Lui ,venuto da lontano e senza sapere nulla dei veleni di un derby. Magari ce ne fossero di selleroni come lui. 

6- a Gila il mondo gila -  Il solito combattente con le solite amnesie da posizione, come in occasione del primo gol. Lo venderanno è l'unico che ha mercato.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu.

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Tanto fumo e un po' d'arrosto. Avete presente Riccardo Rossi?

5 a Dio perdona pure Dia - Non ne ha azzeccata una. Ma anche se l'avesse fatto non avrebbe concluso niente. 

5 a Rosanna Cancellieri - inutile cone sempre e sarà pure difficile levarcelo di torno. 

5 a Liz Taylor - Era stato uno dei migliori poi si è addormentato sugli allori come la Zia che non lavorava più sul set ma solo nelle cronache della Dolce vita. 

5 a senti che musica coi Tavares - errori a raffica come un Pierluigi Diaco qualsiasi quando sceglie gli ospiti del suo programma

5- a Somarusic - Capitano di una ciurma di imbelli. E ha dato l'esempio con la sua assenza ingiustificata da vitellone al sole. 

5- - a Basic Instinct - il chierichetto che studia da monsignore ha capito tutto della vita, si è imboscato in sacrestia e via. 

4 a Rovella  per chi non si accontenta - Espulsione che ha peggiorato la situazione. Non è servita a nulla alla facvia di che dice che i. dieci si gioca meglio.

4- a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini, come dire un calciatore inutile che non sa neanche il perchè si trovi in campo e nella vita faccia il calciatore. Sipario.


sabato 9 maggio 2026

Lazio, con la testa alla finale. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Lisasken dagli occhi blu - Come la dobbiamo definire Lazio-Inter? Un amichevole? (in vista della finale di Coppa). Un allenamento? (per gli uomini di Chivu con i biancocelesti versione sparring partner). Una passeggiata a Roma (per i nerazzurri versione Anas). Come la si definisce la di definisce ma la realtà, triste ma purtroppo veritiera è che fra loro e noi ci sono 34 punti di differenza. Un abisso, come l'arbitro che ha diretto questa partita senza storia. La storia si potrà fare solo mercoledì sera, ma ci vorrà ben altra intensità, grinta, voglia di vincere, solo così gettando il cuore oltre l'ostacolo potrà esserci qualche speranza. Ed è anche difficile dare valutazioni a chi è sceso (si fa per dire) in campo. La copertina comunque va al danese che anche senza trecce ha portato un po di vivacità. Sic.

6 a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965) - È l'unico che dà sempre il fritto. Calamari e gamberi freschissimi. E scusate se è poco.

6 a Prostamol -  È entrato in corsa e come sempre ha dato tutto. Certo poi bisogna vedere sto tutto quanto serve. Ma viva la faccia.

6- a Pighin-Sanguin-Noslin - l'abat jour che ha sulla capoccia si è accesa a fasi alterne. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia, pagare la bolletta. 

5 e mezzo a Buondì Motta - si vabbè, tre picchi l'ha presi, ma su Bissek la paratona l'ha piazzata.  Nce famo niente, però buttala via.

5 a Patric del Grande fratello - Molti speravano che je desse na zampata al codice fiscale armeno per impedirgli di segnare il terzo gol. E invece no. Damerino.

5 a Basic Instinct - da chierichetto a sacrestano. Amen.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - manco er wi fi j'ha funzionato.

5 a Somarusic - 351 partite, capitano. Un rebus indecifrabile.Manco Bartezzaghi lo capirebbe.

5 a Dio perdona pure Dia - Un passo indietro rispetto a  Cremona. Ma un passo da gigante.

5 a Patrizia Pellegrini - Nè carne nè pesce. Nè.

5 a Rovella per chi non si accontenta - 50 minuti in più nelle gambe. Sarà pronto per il 13? Magari fallo un 13...

5 a Pedro Pedro Pedro Pè - La finale lo attende. Chiudesse in gloria e tutti felici e contenti.

5- - a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile. 

4 a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Un fallo da dilettante o da scarparo. Nun ce se crede. Sipario. 

lunedì 4 maggio 2026

La Lazio torna a vincere. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 a Pighin-Sanguin-Noslin - La Lazio vince a Cremona e allunga il passo. Decisivi ancora una volta i cambi che hanno dato una svolta al match dopo un primo tempo di noia assoluta e tic tac a vanvera. Protagonista della vittoria l'abat jour dal volto umano autore di un gran gol che ha fatto esultare la gente laziale davanti i televisori. Con questa squadra griffata dallo scrivano fiorentino tutto è possibile. 

7 a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Dio li fa e poi li accoppia. Lui e meglio di me, io so meglio di lui. Attenti a quei due. Ric e Gian alla riscossa, Pio e Amedeo alla riscossa. Franco e Ciccio contro tutti. 

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Senza le trecce lo stesso non sei tu, ma i gol li fai. 

7 a Dio perdona pure Dia - con l'assist come arma segreta. Manco fosse James Bond. 

7 a Maru (sic!) - 350 partite con l'Aquila sul petto. Incredibile ma vero. Finirà nella omonima rubrica della Settimana Enigmistica. Anche perchè è un rebus del calcio.

6 e mezzo a Basic Instinct - Il chierichetto che studia da monsignore ha capito tutto della vita: farsi notare durante le processioni iniziali e poi sparire in sacrestia. Ma come recita la messa cantata nessuno.

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito a razzo sul primo binario, ne ha seminati quattro e ha crossato al centro. Questo si chiede a lui e questo ha fatto ed è arrivato il gol del pareggio.

6 a Liz Taylor - È tornato al centro del set, ma come la zia è apparso fuori ruolo, dategli qualche primo piano in più, se li merita.

6 a Patric del Grande fratello - il suo l'ha fatto per 45 minuti. So' l'altri che il primo tempo hanno dormito.

6- a Rovella per chi non si accontenta - Bentornato. Punto.

6- - a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria si è risparmiato. Pensa alla coppa Italia. 

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - È come il cannone del Gianicolo, spara a salve. 

5 a Buondì Motta - Dalle stelle alle stalle. Na papera che manco Muslera e Valerio Fiori dei tempi d'oro messi insieme. Qualcuno ha detto "meglio così, le cappellate fanno crescere", sarà. Però ce perdi pure le partite. Vorrà dire che lo faremo entrare solo per i rigori. 

4 a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini è come il programma di Gigi Marzullo, inutile. Gioca per il cognome che ha, nè più nè meno di Leo Gassman che lo fanno cantare per come si chiama. E pensare che qualcuno lo vorrebbe riscattare. Roba che neanche se lo rapissero c'è chi pagherebbe il riscatto. Il nulla cosmico fatto calciatore. Sipario.

lunedì 27 aprile 2026

Lazio pari e patta. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 a Pedro Pedro Pedro Pè -  Dopo un primo tempo da noia assoluta, la partita si è trasformata nella ripresa con un botta e risposta fra Lazio e Udinese (4 gol in un quarto d'ora nel finale) al cardiopalma che ha fatto sobbalzare tutti. Un pareggio che poteva essere vittoria ma anche sconfitta che non accontenta nessuno ma che ci sta tutto. Copertina d'obbligo al meglio di Santa Fè e Trigoria che con il gol prodezza che ha messo a segno ha dimostrato che la classe non è acqua e che i campioni sono come i diamanti, per sempre.

7 e mezzo a Patrizia Pellegrini - Un gol da cannoniere vero, collo pieno e via. Incredibile ma vero, finirà nella omonima rubrica della Settimana Enigmistica.

7 a Nelson Maldini - come er sor Marchese: s'è svejato!

7 a Pighin-Sanguin-Noslin - Quando accende l'abat jour che ha sulla capoccia, so' dolori per tutti. Dovrebbe però cambiare il gestore dell'elettricità perche la luce va e viene.

7 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, ma i cross buoni li sai fa.

6 e mezzo a Patric del Grande fratello - C'era una volta un vecchio scarpone, ora ha risuolato le ciabatte e calza dei mocassini di lusso. Capitano mio capitano, nocchiero di una nave in tempesta, portaci verso lidi ameni e irraggiungibili. Solo tu puoi.

6 e mezzo a Viale dei Romagnoli,13 Ostia e Prostamol - Dio li fa e poi li accoppia. Quando la coppia non scoppia ma li accoppa. Ric e Gian, Boldi e De Sica, Ale e Franz. E a volte anche loro fanno ridere.

6+ a Lazzari alzati e cammina - Il più reattivo anche quando gli altri dormivano. Forrest Gump biancoceleste corre come se non ci fosse un domani. E meno male.

6 a Buondì Motta - Forse un paio  di gol li avrebbe potuti evitare. Il problema è che ci ha abituato troppo bene.  PS su Buondì Motta c'ho er copyright, ora lo chiamano tutti così, ma nun me paga nessuno, sic.

6 a Rosanna Cancellieri - Ha problemi sotto porta come un Riccardo Rossi qualsiasi, ma se deve difendere diventa un altro. Come Vittorio Cecchi Gori che da quando si tinge i capelli biondo cenere sembra la sora Lella.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È entrato per suonare la carica. Ha suonato il silenzio: ronf ronf. Soprattutto col gol mangiato.

5 a Basic Instinct - E pensare che vorrebbe diventare monsignore. Ma come può? È il solito fintoprete che studia chierichetto. Avoja a messe cantate.

5- a Senti che musica coi Tavares - ha sulla coscienza il secondo gol loro. Cci de Pippo.

5- a Liz Taylor - Sembrava la zia dopo l'ottavo matrimonio: una diva sul viale del tramonto. Appunto.

4 e mezzo a Dio perdona pure Dia - Nel nulla cosmico del primo tempo è stato sicuramente il nulla. Non tanto perchè non ha mai tirato in porta, il minimo sindacale per chi si professa attaccante, ma perchè le poche volte che ha avuto la palla fra i piedi l'ha persa subito, della serie trova l'intruso. Che era lui e non certo il pallone. Sipario.

sabato 18 aprile 2026

Lazio, vedi Napoli e poi vinci. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 e mezzo a Basic Instinct - Una grande Lazio, messa bene in campo e tatticamente perfetta, ha espugnato con merito il Maradona liquidando il Napoli con due gol. E potevano essere di più, a conferma di un dominio in lungo e in largo assoluto. Copertina al chierichetto che studia da monsignore, e non perchè sia stato il migliore, anzi, ma perchè con la sua rete ha dato la certezza ai compagni e alla gente laziale che questa era la volta buona per portare a casa i tre punti. 

7 e mezzo a Rosanna Cancellieri - Incredibile ma vero, il giocatore più criticato per le occasioni sciupate in serie, ha finalmente dimostrato di avere il fiuto del gol. Ecco,magari dovrebbe farlo più spesso, ma nel sabato del trionfo in terra campana, è fuor di luogo polemizzare ma conveniente applaudire. 

7 e mezzo a Liz Taylor - Ogni partita che intrpreta la fa da attore protagonista. Ha preso tutto dalla zia, a cominciare dal carisma. 

7 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Quando je se accende la lampadina dell'abat jour che c'ha in testa, illumina il campo come una luna piena. Grande.

7 e mezzo a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965) - Monumentale. E se continua così je fanno un Busto al Gianicolo con gli eroi della Repubblica Romana. Quella biancoceleste s'intende. 

7 a viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Si è rifatto ampiamente dopo le clamorose sviste delle puntate precedenti. L'unica nota positiva proveniente dal Lido di questi tempi di sequestri di cabine e chiusure di stabilimenti.

6 e mezzo a Massimo Di Cataldi - Dal compitino al tema per l'esame: sono diventato grande, svolgimento, do tutto per questa maglia e non mi tiro indietro. 

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È come Giano bifronte, ha due facce. In attacco gliela ammolla, in difesa li molla. Ma quando parte non lo ferma più nessuno. 

6+ a Prostamol - L'asso di bastoni. Mena e porta a casa i punti.

6+ a Patric del Grande fratello - da Playboy a playstation, ma sempre play.

6+ a Buondì Motta - C'ha preso gusto. E se il Buondì si vede dal mattino figurarsi nel tardo pomeriggio. Daje.

6 a TeleBashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Ha fatto suo il motto della Marina regia di Franceschiello: facite ammuina.

6 a Dio perdona pure Dia - È entrato per fare numero. Come Rossi nella giuria di Canzonissima. 

6 a Lazzari alzati e cammina - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

5- - a Benigno Zaccagnini - Galeotto fu il rigore e chi glielo ha fatto tirare con tanto di scivolata successiva a porta vuota. Sipario.

mercoledì 15 aprile 2026

Titanic, ecco il video dell'epoca

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Tutti conoscono la vicenda del Titanic resa famosa grazie all'omonimo film di James Cameron vincitore di 11 premi Oscar ed interpretato da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.

Le immagini di quel transaltantico britannico ricostruito in studio durante il viaggio inaugurale e il drammatico naufragio, sono impresse nella memoria collettiva al pari della vicenda amorosa fra i due protagonisti della pellicola e alla struggente colonna sonora.

C'è però un filmato originale dell'epoca, girato nei giorni che precedettero il varo e poi la partenza, ovvero 10 aprile 1912, che mostra veramente questa famosa nave da crociera entrata suo malgrado nella storia. 

Un video davvero raro che "racconta" il Titanic prima dell'affondamento, quando tutto sembrava bello e da vivere con entusiasmo e per questo, oltre che per far riflettere, merita di essere conservato negli annali della storia. 

E' un documento eccezionale anche se le riprese non sono perfette e, ovviamente, in linea con quelle a cui siamo abituati oggi. I primi fotogrammi mostrano la maestosa imbarcazione che si prepara a lasciare l'Ormeggio 44 di Southampton nel Regno Unito, con destinazione New York.

C'è l'imbarco dei passeggeri, la folla festante sul molo, poi le passeggiate in coperta, i marinai sulla tolda, la navigazione in mare aperto.

Sono momenti reali di vera serenità che si susseguono uno dopo l'altro, quando nulla faceva presagire il dramma che si sarebbe consumato.

E c'è persino il capitano, il barbuto Edward John Smith al suo ultimo viaggio prima del pensionamento, che rimasto al suo posto come ogni Comandante che si rispetti quando iniziò la tragedia, perì poi nel naufragio.

E' una visione che ci proietta in un'atmosfera quasi irreale, rarefatta, dove il bianco e nero sembra preannunciare la tragedia di quello che sta per accadere. 

Una situazione incredibile nella sua semplicità, che racconta per davvero quello che accadeva sul Titanic. E' insomma un video che fa viaggiare l'immaginazione e regala emozioni.     

Ed è comunque un documento che resterà per sempre, al contrario del relitto affondato nell'Oceano che sta scomparendo e molto presto non esisterà più. Nè per il momento è visibile.

La escursione subacquea che per la "modica" cifra di 125 mila dollari a persona che dava la possibilità di un incontro ravvicinato col relitto, dopo la drammatica vicenda del sottomarino Titan imploso nel 2023 è stata sospesa.

lunedì 13 aprile 2026

La Lazio affonda. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

6 a Ratkiller - Una Lazio spenta, senza un minimo di orgoglio e fiducia dei propri, scarsi, mezzi ha perso con una Fiorentina più debole e messa peggio di lei. Ci hanno fatti viola senza colpo ferire, al di là del rigore non dato, perché tranne negli ultimi minuti, non c'è stata mai una manovra di gioco degna di questo nome. Copertina d'obbligo nella disfatta al lungaccione serbo che lo Scrivano fiorentino non vede ma che ha buttato dentro e che ha spiccato il volo per un gran colpo di testa. Come dire, non sarò sto fenomeno ma almeno tiro. 

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Entra e trova il rigore, ma l'arbitro non lo vede. Sic.

6- a Buondì Motta - Incolpevole sul gol. Ma poi si è addormentato perchè i fiorentini non hanno più tirato.

5 e mezzo a Liz Taylor - Si è adattato all'andazzo generale. Finiti i tempi di Hollywood sul Tevere dell'epoca di sua zia.

5 e mezzo Viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Franco e Ciccio. Ale e Franz, Cochi e Renato, Pio e Amedeo. Dio li fa e poi lo accoppia. Attenti a quei due. Difendono se stessi dal naufragio ma alla fine dei giochi si perde lo stesso.

5 a Pedro Pedro Pedro Pè - Si è involuto. Ma c'ha pure na certa ed è comprensibile. gli incomprensibili sono gli altri.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5 a Patric del Grande fratello - da Playboy a playstation passando per play. 

5- a Rosanna Cancellieri - Tutto fumo e niente arrosto. Avete presente Massimo Giletti?

5- a Dio perdona pure Dia - Inutile. Come il programma di Gigi Marzullo.

5- a Benigno Zaccagnini - È partito in quarta (gran tiro al 3minuto) è finito in folle come un Vittorio Sgarbi qualsiasi.

5- a Basic Instinct - Finito da tempo il magic moment è rimasto solo il moment da prendere a dosi massiccie per farsi passare il mal di resta vedendolo giocare.

5- a senti che musica coi Tavares - Non è mai partito. La freccia biancazzurra è rimasta alla stazione. Ma sul binario morto.

5- - a Lazzari alzati e cammina - Non è certo il responsabile della sconfitta, mà e anche vero che il gassista che di testa l'ha buttato dentro, lo ha sovrastato che è na bellezza. Come Cecchetto a Riccardo Rossi a Canzonissima. Lo sconforto comunque è totale sperando che questo calmpionato finisca il più presto possibile. Non se ne può più. Sipario. 

sabato 4 aprile 2026

Lazio nell'uovo c'è Noslin. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Partite brutte se ne sono viste, ma questa col Parma è stata a lungo inguardabile. Con un primo tempo letteralmente regalato agli avversari nonostante non fossero st'ira di Dio. I Sarri boys sembravano spenti, abulici, senza un minimo di animus pugnandi. Solo quando nel finale lo Scrivano fiorentino ha cambiato le carte in tavola si è visto qualcosina di buono. Il minimo sindacale per permettere all'Abat jour dal volto umano di indovinare un tiro deviato nella porta di Suzuki. E far tirare un sospiro di sollievo alla gente laziale che non voleva passare una Pasqua amara.

6+ a Buondì Motta - Ha evitato il raddoppio sulla bomba di Valeri.

6 a Prostamol - È rimasto coinvolto anche lui nel naufragio menefreghista generale. Sembrava che remasse contro l'andazzo, povero.

6 a Lazzari alzati e cammina - un pò di vivacità l'ha portata quando è entrato in campo. Ma era il minimo co sti zoombi.

6- a Massimo Di Cataldi - rientrato dopo tanto tempo ha faticato a carburare, ma il fatto e che da solo non può fare miracoli. Dal manuale di Suor Germana, quando avete bisogno di aiuto, pregate Padre Pio. Hai visto mai...

6- a Liz Taylor - a forza di dirgli che è bravo lo hanno intimorito. Cioè sembrava avesse paura di se stesso. Come Vittorio Sgarbi quando lo hanno intervistato dopo la malattia, Poi si è svegliato.

5+ a Pedro Pedro Pedro Pè - No comment per rispetto al campuone che è stato.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Di solito parte in quarta e poi finisce in folle. Stavolta ha abbreviato i tempi ed è finito in folle subito. Come Teo Mammucari da Zia Mara.

5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra con destinazione Parma non è mai partita. Èrimasto sul binario morto.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Il segnale non è ha finzionato e non si è visto nessun programma. 

5- a Rosanna Cancellieri e Dio perdona pure Dia - Come Ale e Franz, non fanno ridere. Solo piangere.

5- a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

5- - a Di padre in figlio nonno compreso - Lo abbiamo detto, se si chiamasse di cognome Mal potrebbe andare a cantare col papà di Furia al Festivalbar e non giocare a pallone. Ma Nelson Maldini sfrutta il cognome originale e te lo ritrovi a guidare l'attacco senza che faccia un tiro in porta. Boh.

5- - a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Non è tanto perchè il gol cel'ha sulla coscienza (fermo sul colpo di testa del parmigiano e letteralmente scansatosi quando Del Prato ha tirato e segnato) quanto che è da tempo che perde colpi come Diaco con lo share. Forse ha la testa in Arabia, forse è arrivato, chissà chi lo sa avrebbe detto il Febo Conti della Tv dei Ragazzi di una volta. Certo è che così non è piu una certezza ma un'incognita come la Mussolini al Grande Fratello Vip. Sipario.

mercoledì 25 marzo 2026

Auguri Mina, sei grande grande grande

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Unica. Come si può definire la più grande cantante italiana di sempre se non unica? Mina è unica perché è Mina, la più brava, la più carismatica, la più popolare di tutte anche se sono anni che non si vede più in giro. Unica per la voce strepitosa che ha, capace di far suonare le parole e far parlare le note, una voce inconfondibile per timbro ed estensione che dal fa basso arriva sino al do sovracuto del pentagramma, che è quello del soprano.

Unica per la capacità di dominare la scena senza bisogno di tanti fronzoli o scenografie galattiche e per il coraggio di essersi ritirata dalla ribalta nel pieno del successo (l’ultima esibizione alla “Bussola” di Viareggio nel ’78) rinunciando ad una carriera internazionale e ad una marea di soldi.

Unica per i brani che ha cantato e che sono entrati nella storia della nostra musica. E anche oggi che compie 86 anni, rimane unica per la sua decisione di vivere questa ricorrenza coi suoi affetti più cari, nel buon retiro di Lugano, senza concessioni di sorta al circo mediatico che si mobilita per questi eventi.

Del resto lei ha già dato al gossip con le migliaia di servizi e copertine dei periodici specializzati (solo “Sorrisi e Canzoni” gliene ha dedicate 91) e non che hanno accompagnato ogni suo passo dagli esordi e scandagliato la sua vita privata (dalla storia con Corrado Pani, attore sposato, che le costò l’ostracismo Rai alle foto rubate durante lo shopping con l’attuale marito il chirurgo Quaini), vivendo così sulla sua pelle il lato negativo del divismo.


Ma Mina ha sempre avuto le spalle larghe ed è riuscita negli anni ad imporsi e farsi apprezzare per le sue qualità, continuando a vivere sotto i riflettori la sua vita senza falsi moralismi come donna, artista ma anche madre premurosa. Una condizione particolare a cui si è aggiunto il ruolo di manager di sé stessa che si è ritagliata nel tempo con l’ausilio del figlio Massimiliano e che la vede impegnata nell’ascoltare gli oltre 3mila provini di autori che riceve ogni anno per trovare il pezzo giusto da incidere.

Da urlatrice con Celentano, Joe Sentieri e Tony Dallara a signora della canzone in solitaria. Una carriera straordinaria che l’ha vista protagonista assoluta dei sabato sera della Tv (Studio Uno, Canzonissima, Senza rete, Teatro 10, Milleluci) con duetti e sketch coi nomi più importanti dello spettacolo come quello entrato nella storia con Lucio Battisti e a lungo dominatrice della Hit parade.

Un’icona della femminilità con quel suo look tipico nel trucco e nell’abbigliamento (la prima ad esibirsi negli spettacoli televisivi in miniabiti), che dava ulteriore risalto ad un fisico statuario che faceva sognare a colori anche se la televisione era in bianco e nero.

Cremonese doc (“la tigre di Cremona” secondo la famosa definizione di Natalia Aspesi), nata per caso a Busto Arsizio e registrata come Mina Anna Maria Mazzini, ha cominciato per caso. Mentre era in vacanza a Forte dei Marmi con la famiglia nell’estate del ‘58, fu invitata dagli amici a salire sul palco della “Bussola” di Focette dove in quel periodo si esibiva l’orchestra di Don Marino Barreto jr. Applausi e incoraggiamenti. 

A quella prima volta, segue il debutto ufficiale nelle balere della zona dove si fa conoscere per la sua grinta col nome d’arte Baby Gate, prima di scegliere definitivamente il nome Mina con cui all’inizio del 1960, scala subito le classifiche con la scanzonata e travolgente “Tintarella di Luna”.

E’ l’inizio di un successo che non si è più interrotto (150milioni di dischi venduti nel mondo), con decine e decine di canzoni fra le migliaia che ha inciso, che hanno fatto epoca e che fanno parte della memoria collettiva del paese, brani come “Le mille bolle blu”, “Il cielo in una stanza”, “E’ l’uomo per me”, “Un anno d’amore”.

Ancora “Città vuota”, “Se telefonando”,”Vorrei che fosse amore”, “Sono come tu mi vuoi”, “Non credere”, “Insieme”, “Amor mio”,”Parole, parole, parole” “Grande, grande, grande”, “L’importante è finire”, “Volami nel cuore”, “Brivido felino”.

Canzoni fra le più amate di un repertorio sterminato in cui sono entrati anche pezzi lanciati da altri artisti ma che rischiavano di cadere nel dimenticatoio o di non raccogliere il giusto riconoscimento, se lei non le avesse riprese. 

E il caso per esempio di “E se domani” passata inosservata in un Sanremo nella duplice esecuzione di Gene Pitney e Fausto Cigliano e con lei diventata un punto fermo della musica italiana o “Breve amore” colonna sonora di “Fumo di Londra” di Alberto Sordi che riproposta con la sua voce, ha oscurato l’originaria interprete Julie Rogers.

Perché la sua voce è unica come dicevamo, l’ha fatta diventare a ragione un mito e a 85 anni ha mantenuto lo smalto di una volta come gli album che sforna puntualmente ogni anno confermano. Sì perché la Tigre alla bella età che ha raggiunto, continua a ruggire facendo il suo mestiere con passione e piacere

Si tiene infatti aggiornata sulle novità del panorama musicale, senza perdere l’occasione di collaborare con artisti più giovani per togliersi qualche sfizio, come dimostra il duetto con Blanco in uscita prossimamente e di cui tutti parlano.

Ecco perché Mina è unica, è sempre lei, la più brava di tutte. Perché è Mina, sempre Mina, fortissimamente Mina. Auguri Minissima!


martedì 24 marzo 2026

Addio Gino Paoli

 di FRANCESCO TRONCARELLI

"Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari", con questa breve nota, la famiglia Paoli ha annunciato la scomparsa del proprio congiunto, chiedendo al contempo la massima riservtezza.

L'artista è morto nella sua casa genovese dopo un breve ricovero in una clinica privata, aveva 91 essendo nato a Monfalcone il 23 settembre 1934. La notizia della sua morte è stata subito rilanciata da tutti i media ed è rimbalzata immediatamente sui social. E non poteva essere diversamente perchè l'artista è stato un maestro della canzone d'autore italiana.

Gino Paoli infatti è stato un artista chiave della nostra scena musicale, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all'evoluzione della canzone, sia come melodia che come testi.

Introverso, individualista, dal carattere spigoloso, ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore come poi si sarebbe conosciuta negli anni Setanta inventando di fatto una figura artistica. Ha scritto e interpretato oltre 200  canzoni alcune delle quali, sono fra le più belle e conociute del nostro pop.

"Senza fine", "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale", "Che cosa c'è", "La gatta", "Una lunga storia d'amore", titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.

Nato a Monfalcone, sin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il percorso che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti anticonformisti degli anni Cinquanta, ovvero studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, che ai libri preferiva una vita boheme fatta di pochi soldi e notti infinite.

Da trascorrere ovviamente con gli amici, i vari Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, come dire i fondatori della cosidetta "Scuola Genovese" che, nutrendosi delle canzoni dei grandi di Francia ossia Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d'autore italiana.

È proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l'industria discografica ma anche con  Giorgio Gaber e Mina che incide il suo "Il cielo in una stanza", ottenendo un grande successo.

Un successo bissato da un altro brano, "Senza fine", interpretata da Ornella Vanoni, che all'epoca era ancora "la cantante della mala" e che vivrà con lui una lunga relazione. Il brano ha fatto il giro del mondo ed ha segnato l'inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Gino e Ornella fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso.

Negli anni '60, quando l'Italia andava a 45 giri, venne pubblicato un brano simbolo di quella stagione irripetibile del costume, il suo "Sapore di sale", arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri da brividi. 

Uomo tormentato, già sposato, vive in quel periodo una storia d'amore travolgente con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale nacque Amanda. Poi l'11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi. Il tentativo di suicidio sparandosi all'altezza del cuore. Con il proiettile però che non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto.

Nella seconda metà dei "favolosi Sessanta" con il boom di canzoni allegre e spensierate in linea con la voglia di vivere di un Paese proiettato verso il futuro, inizia un lungo periodo di crisi umana e professionale segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. 

Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni Ottanta quando prima incide un album tributo al suo amico Piero Ciampi, "Ha tutte le carte in regola" e poi nell'85, riconquista le classifiche con "Una lunga storia d'amore". Un brano bellissimo, avvolgente, emoziante. Alla Paoli.

L'anno dopo è la volta di "Ti lascio una canzone", altra hit indimenticabile e dal sapore antico, poi negli anni Novanta tutti cantano la sua "Quattro amici al bar". Nel corso della sua carriera Paoli ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat e Charles Aznavour e ha avuto anche un'intensa attività come autore, firmando tra le tante "Come il sole all'improvviso" per Zucchero.

Nel 1987 venne eletto deputato nelle file del PCI, esperienza che non lo soddisferà e che non ebbe particolari momenti politici da ricordare. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato insieme ad alcuni dei migliori jazzisti italiani.

In particolare con il bravissimo Danilo Rea, pianista di livello mondiale, ha portato avanti tournèe dal sold out assicurato. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche e alla mondanità, Gino Paoli resta uno dei personaggi più importanti e prestigiosi della Canzone italiana.

E' stato un gigante della Musica leggera che ha elevato a livelli altissimi con la sua produzione e un autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese e che lo hanno reso immortale. 

Con un grande mazzo di rose rosse aveva salutato solo quattro mesi fa la sua musa Ornella Vanoni, ora l'ha raggiunta. Per sempre.



domenica 22 marzo 2026

La Lazio vola! Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Liz Taylor - Non c'è due senza tre. La Lazio dopo il Sassuolo e il Milan batte anche il Bologna. 9 punti in tre partite, una cosa impensabile fino a poco tempo fa, ma tant è. È stata una partita a lungo giocata a centrocampo, tattica e a tratti noiosa, poi i Sarri boys hanno preso le misure e sono usciti fuori alla grande. Due gol, uno di destro e uno di sinistro, firmati dal giocatore piu in forma e che pur essendo arrivato per ultimo è riuscito a calarsi nella parte con autorità e classe. L'olandese volante fa volare la Lazio. Bravo bravo bravo.

7 e mezzo a Motta la tradizione del panettone - Tre partite e già un Lato b notevole (incrocio dei pali con lui scavalcato) e un rigore parato magnificamente: Buondì Motta! 

7 a Patric del Grande fratello - lo Scrivano fiorentino lo ha trasformato in play. Era un playboy è diventato una playstation in mezzo al campo.

6 e mezzo a Dio perdona  pure Dia - un assist al bacio per il raddoppio. E vai, avesse trovato la sua strada. 

6 e mezzo a viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Dove non arriva uno c'è l'altro. Quando balla uno balla anche l'altro. Insieme una certezza quando dice bene. Speriamo sempre.

6+ a Somarusic - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il  meglio di Santa Fè e Trigoria fa 200 presenze con l'Aquila sul petto. E questo è comunque un record da evidenziare e applaudire a prescindere dalla prestazione. È un campione che all'Aquila ha dato tanto. E darà il suo apporto sino all'ultima giornata.

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Come porta fortuna funziona assai. Per il resto bisogna aspettare che si accenda la lampadina della abat jour che c ha sulla capoccia.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Come dire, nun te po' di sempre bene. Vedi Fedez che a Sanremo ha fatto il botto.

5 a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini è come Leo Gassman, gioca per il cognome che porta. Come Gassman, che se se chiamava Leo Gas manco alla Sagra del carciofo de Ladispoli cantava. Amen.

5 a Rosanna Cancellieri - Come disse Cristian De Sica in Vacanze di natale, lasciam perdere.

5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra non è mai partita ma è rimasta sul binario morto. Specialmente quando c'era da difendersi.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Un assist harakiri a Fidel Castro che ha provocato il rigore. Un errore che manco Martufello avrebbe fatto. Roba da Bagaglino insomma. Se lo riaprono ha un futuro come comico. Sipario.



venerdì 20 marzo 2026

Ursula Andress, 90 anni di un'icona

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ursula Andress compie 90 anni, incredibile ma vero. Una notizia nella notizia. Sì, perché nell’immaginario collettivo l’attrice svizzera è sempre la giovane e aitante Bond girl degli esordi, quella apparsa al pubblico nel primo film della saga di James Bond “Licenza d’uccidere” (“Dr No”) nel 62. 

La diva che ha fatto impazzire colleghi e che ha recitato con tutti i grandi nomi del cinema infatti, per tutti è sempre la bionda esplosiva che usciva come Venere da un’onda. Come se il tempo si fosse fermato.

Ecco perché sorprende che la Andress abbia spento tutte queste candeline. Lo stupore è lo stesso di quello di Sean Connery-007 quando la vede uscire dall’acqua in bikini, maschera da sub in testa, coltello appeso alla cintola e due grandi conchiglie in mano in quella mitica scena che la svelò al mondo e che ha fatto epoca. 

Ursula con James Bond Connery
Ma ovviamente gli anni per festeggiare questa ricorrenza ci sono tutti avendo vissuto un'esistenza piena di avvenimenti, incontri e momenti irripetibili. Spericolata, sempre di corsa fra un set le foto dei suoi amori sbattuti in copertina, Ursula è stata un modello istantaneo di bellezza da subito. 

E anche il simbolo di una rivoluzione culturale e di costumi che nei primi anni Sessanta si affacciava timidamente al mondo. Una delle prime attrici orgogliose di esprimere tutta la sua sensualità. Insieme a una libertà che nel corso degli anni ha sempre sfidato le convenzioni.

E il destino quasi tutto già scritto di una vita che sembrava destinata a tutt’altro rispetto alla gloria del cinema. Nata in un paesino del Cantone di Berna, Ostermundigen, Ursula abbandonò minorenne la Svizzera per seguire l’attore francese Daniel Gélin di cui si era innamorata e iniziando come fotomodella a Parigi.

Il debutto di Ursula in Un americano a Roma

Per muovere i primi passi nel cinema però dovrà venire a Roma, a Cinecittà, dove sarà il regista Steno, il papà dei fratelli Vanzina, a darle una prima particina nel film cult di Alberto Sordi “Un americano a Roma”. 

Lei è l’attrice svedese Astrid Sjostrom neo mamma che viene intervista da Galeazzo Benti, col marito regista (parodia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini) nella cui casa entrerà Albertone-Nando Moriconi nudo.


Subito dopo, Steno la rivuole ne «Le avventure di Casanova», dove è una delle donne conquistate dal seduttore veneziano. Seguono altre apparizioni in pellicole di basso costo e successo popolare dove la bionda ex modella impara i rudimenti del mestiere, fino poi al trasferimento ad Hollywood dove la sua popolarità esplode per un flirt col “nome” del momento James Dean. 

Ursula e James Dean

Poi il colpo di scena, incontra e sposa John Derek, considerato uno dei divi più belli di Hollywood. Entra così ufficialmente nel giro che conta dove la nota Terence Young, il regista della trasposizione dei romanzi di Jan Fleming, che la vuole nel ruolo di Honey Rider, la prima Bond girl della saga. 

E’ la svolta, per quel ruolo vincerà il Golden Globe nel 1964 come migliore attrice debuttante e comincerà la sua ascesa fulminea a star internazionale.

Eccola così a fianco di Elvis Presley ne «L’idolo di Acapulco» (1963), Frank Sinatra e Dean Martin in «I 4 del Texas» (1963), Jean-Paul Belmondo in «L’uomo di Hong Kong» (1965), Peter Sellers, Peter O’Toole e Woody Allen in «Ciao Pussycat» (1965), Mastroianni in “La decima vittima” di Elio Petri.

Con Elvis, l'idolo di Acapulco

Ancora è con George Peppard e James Mason in «La caduta delle aquile» (1966), Orson Welles in «La stella del Sud» (1969), Charles Bronson, Toshirô Mifune e Alain Delon nel western «Sole rosso» (1971) e di nuovo in Italia per produzioni minori ma di cassetta come «Safari Express» di Duccio Tessari con Giuliano Gemma o “Letti selvaggi” di Luigi Zampa.

E poi la tv, tanta, da “Falcon crest” a “Love boat”, da “Pietro il grande” a “Fantaghirò”, in un’alternanza di ruoli e camei che contribuiscono a mantenere viva la sua popolarità presso il grande pubblico generalista.

Quel pubblico che comunque aveva continuato a seguirla sulla stampa specializzata nelle cronache rosa e gossip, per le sue love story con personaggi come Jean Paul Belmondo, Fabio Testi e Harry Hamlin conosciuto sul set di “Scontro di Titani” dell’81 da cui ha avuto l’unico figlio Dimitri.

Jean Paul Belmondo uno dei suoi amori

«Non erano in tante a non fare le gattine al cinema, per questa la mia aggressività è piaciuta», ha dichiarato la Andress in una recente intervista dal suo buen retiro svizzero dopo aver vissuto in tutte le capitali del mondo. 

«Sono la più apprezzata delle Bond Girl ma solo perché sono stata l’unica veramente sportiva. La mia bellezza è un’eredità di famiglia, lo sport invece l’ho sempre praticato e poi quel personaggio ha avuto successo perché mostrava un lato nuovo della donna, quella determinata, autonoma, atletica e senza paura di confrontarsi con il maschio».

E in effetti la sua Honey Rider è stata un’anticipatrice del cambiamento del costume che stava per avvenire. 

La sua irruenta bellezza e fisicità che ne fece un sex symbol, era una sorta di audace contrasto per il bon ton in auge in quei primi anni 60 ancora lontani dalla Swinging London e dalla rivoluzione culturale della minigonna che nasce ufficialmente dopo.

Ecco perché Ursula Andress anche a 90 anni e nonostante una carriera comunque ricca di film e vicende da ricordare è rimasta sempre “quella” che tutti hanno amato e apprezzato al suo debutto. Quella ragazza bionda con i capelli e il corpo bagnati che usciva dalle acque della Giamaica con indosso un bikini bianco da urlo.

Quel costume che quarant’ani dopo è stato venduto all’asta per 58mila euro. La prima Bond girl, bella e brava nonostante il passare del tempo e la vendita di quel bikini entrato nella storia del cinema. Auguri Ursula.

domenica 15 marzo 2026

La Lazio scorna il Diavolo. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Sospinta da 50mila cuori biancocelesti la Lazio ha steso il Milan con merito giocando una grande partita. Una lezione tecnico tattica impartita dallo Scrivano fiorentino al leader del corto muso che di corto muso ha perso ed è tornato a casa con la coda fra le gambe. Il gol dell'Achille Lauro con l'Aquila sul petto è stato bellissimo ed entusiasmante e ha premiato la tenacia di uno dei giocatori più in forma del momento. È stata una bella soddisfazione che prelude un finale in crescendo. Avanti Lazio avanti laziali! Fino alla fine.

7 e mezzo a Gila il mondo gila - Altro che Spartacus, il vero gladiatore è lui. E c'ha pure i piedi educati. Li ha presi a calci e gli ha detto pardon. Grandissimo.

7+ a Liz Taylor - Un gigante in mezzo al campo. La traversa che ha preso ringrazia per l'autografo ricevuto. Come facevano i fan a sua zia a Hollywood.

7 a Prostamol - Er sellerone non perdona. Li ha mandati tutti al diavolo.

6 e tre quarti a Motta la tradizione del panettone - Un veterano. E ne ha giocate solo due. Daje bello de casa.

6 e mezzo a Somarusic - Il suo assist vincente è stato da applausi. Vecchio scarpone quanto tempo è passato, cit. Gino Latilla, Sanremo, prima guerra punica. 

6 e mezzo a Patric del Grande fratello - onnipresente, onnisciente, e pure onnivoro perchè se l'è magnati.

6+ a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini ha avuto nel primo tempo la palla del kappao ma si è fatto ipnotizzare da Maignan. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia, per migliorarsi rivolgersi a Giucas Casella.

6+ a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra si è subita involata, ma col passare del tempo si è involuta. Come un Riccardo Rossi qualsiasi.

6+ a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È partito in quarta è finito in folle. Come Mammucari da Zia Mara. Ma li ha fatti tremà comunque. 

6 a Rosanna Cancellieri e Pedro Pedro Pedro Pè - Buttati nella mischia per chiudere in bellezza.

6 a Dio perdona pure Dia - della serie "c'ero anch'io" in questa vittoria storica. Ma non se ne è accorto nessuno.

6- a Benigno Zaccagnini - Tornerà protagonista. Sperem, si spera, si. Sipario.

lunedì 9 marzo 2026

La Lazio torna a vincere. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7+ a Somarusic - La Lazio affonda il Sassuolo e torna a vincere dopo oltre un mese in un Olimpico sempre piu vuoto. E lo fa grazie a un gran colpo di testa di uno dei suoi giocatori piu anziani e spesso criticati, un fedelissimo di mille battaglie che riscatta cosi gli errori commessi in passato. Ci pensa Adam insomma a togliere le castagne dal fuoco ai suoi compagni di merende biancocelesti che sembravano avviati all'ennesima partita dal vorrei ma non posso. Sarà un finale in crescendo nonostante infortuni e iella vera? Ai posteri l'ardua sentenza.

6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini come il Marchese del Grillo: s'è svejato! 

6+ a Rosanna Cancellieri - Er mejo asist della sua vita. Incredibile ma vero. Come Sal Da Vinci vittorioso al Festival.

6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta (assist, azioni, ecc) è finito in folle (scavetto alle stelle) come Teo Mammucari da Zia Mara.

6 a Gila il mondo gila - Palla al piede non lo ferma nessuno, poi se difende balla da solo, ma la sua grinta dovrebbero avercela tutti.

6 a Patric del Grande fratello - entra in campo per mancanza di centrocampisti in in un ruolo non suo. Che poi a sto punto quale sia il suo ruolo non lo sa nè lui nè lo Scrivano fiorentino. 

6 a senti che musica coi Tavares - All'inizio si è involato col passare del tempo si è involuto. È finito involtino.

6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria è il portafortuna della squadra. 

6 a Prostamol - Na certezza. Come la tassa della mondezza.

6- a Dio perdona pure Dia - i miracoli non si ripetono. Per un altro suo gol rivolgersi  a Frate Indovino. 

6- a Liz Taylor - Je mnca sempre un sordo pe fa na lira, come si dice dalle nostre parti. Ma che ne sanno questi, so ragazzi.

6- a Motta la tradizione del panettone - ha sbagliato i tempi d'esordio, ora c'è la colomba. 

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Non segna più. Manco dal fornaro.

5 e mezzo a Massimo Di Cataldi - la sfortuna si accanisce su l'unico romano laziale in campo. È proprio una stagione da dimenticare. Come quel boro di Eddie Brok a Sanremo.

5 e mezzo a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - un passo indietro, a tratti anche due, rispetto all'Atalanta. Se ne fa un altro si ritrova direttamente a giocà con l'Ostia mare.

5 a Viale dei Romagnoli,13 Ostia - si è fatto uccellare da Lauriente come un pivello. E sì che è una vita che gioca. Misteri della fede biancoceleste per noi che nonostante tutto ancora ci crediamo. Sipario.

domenica 1 marzo 2026

Lazio, coma profondo. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

5 a Massimo Di Cataldi - La Lazio ha resuscitato il Torino, squadra dall'inizio del campionato in affanno e difficoltà. La sconfitta che ha rimediato in uno stadio desolatamente vuoto per protesta ci sta tutta. Ci sta perchè gli uomini allenati e messi in campo dallo Scrivano fiorentino sono apparsi abulici, imbelli, inetti. In una parola scarsi. Non si salva nessuno in questa Lazio sprofondata in un coma profondo. La copertina va al Metronomo biancoceleste che di solito è l'ultimo ad arrendersi e che stavolta nonostante l'impegno ha avuto problemi a sventolare la bandiera della riscossa. Tristezza.

5 a Liz Taylor - l'unico tiro in porta è stato il suo. A Cinecittà lo avrebbero cacciato co sti numeri da comparsa.

5 a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour che porta sulla capoccia non si è accesa. Cambiasse gestore per l'elettricità. O lampadina. Hai visto mai.

5-  a senti che musica coi Tavares - Non è mai partito. La freccia biancazzurra è rimasta alla stazione di Formello.

5- a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5- a Benigno Zaccagnini - Il cannone del Gianicolo spara a salve. Lui manco na canna.

5- a Dio vede e Provedel - C'era una volta il numeto uno. Mo' è solo un numero e uno dei tanti sbandati di questa squadra.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Manco a Teletuscolo lo hanno visto.

4 e mezzo a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Ei fu. La difesa fa acqua da tutte le parti e lui che la dovrebbe guidare affonda per primo. E meno male che viene dal litorale romano. Gli toglieranno la strada per indegnità.

4 e mezzo a Somarusic - Il suo nome è un biglietto da visita. Somarusic appunto.

4 a Rosanna Cancellieri - L'uomo in più. Per il Toro.

4 a Prostamol - È il testimonial di questa sciagurata partita. Perchè sino ad ora era uni dei pochi a salvarsi. Sino ad ora, poi si è regolato con l'andazzo generale. Il primo gol che ha cercato di evitate oltre la linea e il salto a vuoto sul colpo di testa di Zapata la conferma della sua involuzione.

4- a Rat Killer - Spaesato, un pesce fuor d'acqua. Fuori posto. Neanche lui sa perchè si trova là. Come Eddie Brok, il cantante boro romanista arrivato ultimo a Sanremo.

4- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile.

3 a Patrizia Pellegrini - Voleva fare il duro come Lucio Corsi, con Simeone poi, ha fatto così la fine del pollo. Ma lui è comunque tranquillo, petchè come pollo da Amadori avrà un futuro  assicurato. Sipario.

sabato 28 febbraio 2026

Addio Neil Sedaka

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Neil Sedaka il leggendario Leone del pop a stelle e strisce è morto, aveva 86 anni. La notizia è stata diffusa dall'agenzia TMZ ed è stata subito rilanciata dai media americani. Venerdì era stato ricoverato d'urgenza per un malore in una clinica di Los Angeles dove nonostante le cure del personale medico, non è riuscito più a ripendersi.

"La nostra famiglia è devastata dall'improvvisa scomparsa del  nostro amato marito, padre e nonno Neil Sedaka, Una vera leggenda del rock and roll, un'ispirazione per milioni di persone, ma soprattutto un essere umano incredibile che ci mancherà profondamente" questo il comunicato rilasciato dai familiari dell'artista ovvero la moglie Leba sposata nel 62, i due figli Dara e Marc e i tre adorati nipoti con cui condivideva seguitissime storie e video sui social.

Musicista provetto, compositore e autore brillante, un concentrato di simpatia e classe, era sempre in attività col suo pianoforte. Non lo aveva fermato neanche il Covid. Mentre tutto il mondo era rintanato in casa tra mille preoccupazioni e pensieri seguendo le disposizioni dei vari governi, lui ogni giorno (un record), immancabilmente, si collegava in diretta dalla sua pagina Facebook per un miniconcerto al piano per la gioia dei suoi fan.

Suonava e cantava i suoi brani diffondendo allegria e buonumore, e non poteva essere diversamente perchè quei pezzi hanno fatto da colonna sonora a generazioni di americani a partire dai favolosi anni 60, diventando nel tempo degli evergreen conosciuti in tutto il mondo.

in concerto ad Atlantic City

A cominciare da "Oh! Carol" (dedicata a Carol King) con i suoi 7 milioni di copie vendute, vero e proprio tormentone internazionale con cui il giovanissimo ragazzo di Brooklin esplose agli inizi della carriera, per proseguire con "The Diary", "Little Devil", "Happy Birthday Sweet Sixteen", "Calendar girl", "One Way Ticket".

Per non parlare di "Solitaire" (entrata nel repertorio di una trentina di popostar, da Elvis Presley a Petula Clark, da Shirley Bassey a Sheryl Crow), "Laughter In the Rain" per citarne solo alcuni dei 500 composti insieme al compagno di Liceo Howard Greenfield.

E soprattutto "Breaking up is hard to do", la sua signature song, il cavallo di battaglia con cui chiudeva i concerti, sia che si fosse trovato nella prestigiosa Royal Albert Hall o davanti migliaia di persone ad Hyde Park, un brano speciale che ha ottenuto un record unico, ovvero quello di entrare nuovamente in classifica dopo essere stato al n.1 nel 62, una quindicina d'anni dopo la prima volta. Nella chart Usa non c'è più riusucito nessuno.

i grandi successi italiani
E ovviamente in questo boom internazionale, c'è stato il Sedaka italiano. Quello che tutti ascoltavano nei juke box o nelle feste in casa, che ha letteralmente spopolato, inanellando una serie di successi incredibili e addirittura tre Dischi d'oro (oltre un milione di copie ciascuno) nello stesso anno con brani come il frizzante "I tuoi capricci" e la romantica "La terza luna" scritte entrambe da Franco Migliacci e il futuro premio Oscar Luis Bacalov e "Adesso no" firmata da Gianni Meccia.
 
E ancora "Esagerata", (tornata recentemente alla ribalta per i jingle pubblicitari della aranciata San Pellegrino), "Un Giorno Inutile", "Tu Non lo Sai", "La notte è fatta per amare", tutti brani di grande successo che lo resero popolarissimo insieme ai vari Peppino di Capri, Celentano, Rita Pavone e Gianni Morandi nel Belpaese lanciato verso il boom economico e che cercava nella musica i suoi idoli per il tempo libero. Un beniamino del pubblico insomma, quando l'Italia andava a 45 giri.



Bambino prodigio con il piano, selezionato dal grande Arthur Rubinstein come miglior concertista di New York, autore per Connie Francis, Tom Jones e i Fifth Dimension, si trovò spiazzato come tanti altri artisti della sua generazione quando irruppero sulla scena i Beatles e dilagò nel mondo la cosidetta British Invasion. Fu Elton John, suo fan, che gli tese una mano chiamandolo in Inghilterra e scritturandolo per la sua etichetta. Una inaspettata e meritata ciambella lanciatagli da un grande della musica, per restare a galla.

E Neil non se la fece sfuggire. Azzeccò subito una manciata di dischi da vertice classifica e così riprese il largo. "Sedaka is back" titolarono i giornali specializzati e da allora non si è più fermato, macinando successi, ospitate negli show di tutte le tv e recital in mezzo mondo, dalle Filippine al Giappone, dall'Australia ad Israele.

Con quella voce così particolare che soprattutto da noi fece molto colpo, ha avuto sino all'ultimo un calendario gonfio di concerti in ogni dove, mentre a Broadway era tornato in cartellone un musical con le sue canzoni e la mitica BBC mandava in onda uno speciale su di lui dal titolo emblematico e che la dice tutta: "The King of Son".
 
Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un'epoca felice della musica americana, una stagione che ha influenzato mode e modi di vivere e ha regalato emozioni a non finire e di cui Sedaka è stato un protagonista assoluto, un personaggio carisamtico nella sua semplicità da vero artista qual era che resterà comunque immortale con le sue canzoni. Ora riposa in armonia caro vecchio Neil come hai sempre vissuto.



sabato 21 febbraio 2026

Lazio, poltroni e sofà. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Massimo Di Cataldi - Nonostante un Cagliari debole e inconsistente la Lazio non è andata oltre uno squallido pareggio. Solo quando si è trovata in superiorità numerica per l'espulsione di un rossoblu ha fatto vedere qualcosa in più. Ma veramente qualcosa, niente di che. Resta una partita noiosa, brutta da addormentarsi sui sofà per lo pettacolo di quei poltroni in campo. Tra l'altro, a dire del cronista a bordo campo di Sky, la Lazio non è piaciuta allo Scrivano fiorentino (che peraltro la allena da mesi!), figurarsi a noi. Copertina al centrocampista de noantri che entrato nel finale ha cercato il colpo da kappao. 

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Ha portato vivacità in attacco. Ce se crede? 

6 a Dio vede e Provedel - Normale amministrazione tra una mano di burraco coi fotografi piazzati dietro la sua porta, una parata e un gol subìto in fuorigioco. 

6- a Prostamol - Per la prima volta in difficoltà. Come Carlo Conti con Pucci.

6- a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

5+ a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - ma chi glielo ha fatto fa a restare in mezzo a sto branco de sfollati. Si è avvitato su se stesso e avvilito tout court.

5 a Patrizia Pellegrini - tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Massimo Giletti?

5 a Liz Taylor - La nonna, la diva da cui ha preso il nome, l'ha diseredato. Se buttasse su Alba Parietti che non è nessuno ma sta sempre in mezzo più di lui.

5 a Rovella per chi non si accontenta - A A A cercasi esorcista pratico di riti woodo anti infortuni, no perditempo. La Luna consiglia viaggio a Lourdes.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza ke trecce lo stesso non sei tu. Lo cantava Mario Tessuto in tempi non sospetti e aveva previsto tutto. 

5 a Benigno Zaccagnini - È come il cannone del Gianicolo: spara a salve.

5- a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile. 

5- a Somarusic - E ha avuto pure il coraggio di fare l'appello ai tifosi di tornare sugli spalti. Per vedere sto scempio? 

5- a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini, come dire, gioco perchè me chiamo così se me chiamassi Oronzo Gattà manco al Gallipoli. 

5-  a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - È il quarto mistero di Fatima. Nessuno sa perchè giochi al calcio. Neanche lui. 

4 a Rat Killer - Altro che Nina Muriqui. Altro che Capocchiano dei tempi d'oro. Altro che il frigorifero che cammina Eagles Supporter Tare. Il nulla. Sipario.

venerdì 20 febbraio 2026

Peppino di Capri, cose turche

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Melankoli ne güzelsin, 

Malinconia  quanto sei bella

Rüzgarda, yağmurda, gel bana,

nel vento, nella pioggia, vieni da me 

Dinle aşkı, bu şarkıda 

ascolta l'amore in questa canzone 

 

La carriera di Peppino di Capri è una fonte ineusaribile di ricordi, aneddoti e storie che accompagnano la sua stessa esistenza sino ai limiti della leggenda.

In 65 anni di attività migliaia di incontri e situazioni hanno fatto da cornice a una vita dedicata alla musica ed hanno contribuito a fare dell'artista napoletano, un mito per intere generazioni.

La giacca di lamè per esempio, ammirata dal pubblico per la sua originalità è un segno inconfondibile del suo look al pari degli occhiali con la montatura spessa e il ciuffo di capelli a banana.

E a proposito di aneddoti è noto che quella giacca creata per lui sparì dalla sedia su cui l'aveva poggiata per firmare degli autografi dopo un concerto coi suoi Rockers a Maranello.

Ce ne sono però altri di episodi curiosi, avvenimenti che nessuno conosce e mai portati alla luce o magari dimenticati nel cassetto dei ricordi, che anche a distanza di anni  fanno un certo scalpore e suscitano interesse. 

Quello che andiamo a raccontare è veramente singolare e per certi versi sembra incredibile. Incredibile ma vero, come quella famosa rubrica della Settimana Enigmistica. 

Si svolse in Turchia, un paese dove negli anni Sessanta Peppino era sulla cresta dell'onda come confermano alcuni libri del Premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk.

 

Nelle storie descritte nei suoi romanzi, sono citate infatti canzoni come "Roberta" e "Melancolie" (e questa è di per sè già una chicca) che erano diffuse dalla Radio nazionale e selezionate nei juke box. 

In particolare "Melancolie", il successo degli austriaci Bambis rilanciato da Peppino nella cover firmata da Mario Cenci, nella versione turca ebbe un successo enorme, con centinaia di migliaia di dischi venduti.  

E così, ingaggiato per un concerto da tenere a Smirne, terza città turca per importanza dopo Instambul e Ankara, per un'associazione studetesca, si ritrovò suo malgrado e senza colpa alcuna, al Commissariato, finendo addirittura in prima pagina sul Giornale. Cose turche.

La foto che lo ritrae davanti al dirigente della polizia e l'interprete, senza occhiali e incredulo è emblematica di una situazione piu da film che reale. Il maresciallo coi baffoni sullo sfondo sembra preso direttamente da quelle pellicole in bianco e nero degli anni Sessanta tipo "Accadde al Commissariato" con Alberto Sordi. Qui però con Peppino nostro.  

Ma cosa era successo? Ce lo racconta la "Aksam Gazetesi" del 6 marzo 1964, giornale della sera con i suoi caratteristici fogli verdini,  che titola lo scoop "Peppino di Capri karakolluk oldu - Peppino di Capri è finito alla polizia" e poi come didascalia della foto scrive:

"Il cantante italiano Peppino di Capri è finito alla stazione di polizia dopo alcuni disordini scoppiati a causa della breve durata del concerto che aveva tenuto a Izmir (Smirne n.d.r) a favore di un’associazione studentesca. Nella foto si vede il famoso cantante alla stazione di polizia".

Segue il sommario: "Izmir, alcuni spettatori che hanno trovato il concerto troppo breve hanno causato disordini. L’organizzatore sarà denunciato."

Poi dopo questi titoli che oggi si definirebbero "acchiappalike" si entra nel dettaglio e si capisce come Peppino fosse estraneo a qualsiasi situazione furbesca o quanto meno penalizzante per il pubblico e nella quale era rimasto invischiato.  

"Il famoso cantante jazz italiano Peppino di Capri, che la sera precedente aveva interrotto il suo concerto al Kulüp Sineması ed era stato fischiato, ha dichiarato alla polizia di essere innocente e di essere vittima dell’organizzatore. Alcuni studenti, sostenendo che il concerto di Peppino fosse durato troppo poco, hanno creato confusione nella sala e hanno riferito l’accaduto alla polizia.

"Di Capri ha dichiarato:“In Italia non ho mai fatto niente del genere nemmeno per un’associazione benefica, ma l’ho fatto per giovani turchi. Non ero a conoscenza dei soldi. L’organizzatore ha organizzato tutto senza informarmi e mi ha ‘affittato’ agli studenti. Sono rimasto molto sorpreso quando l’ho scoperto. Dopo aver cantato per mezzora, l’organizzatore mi ha mandato a dire che la serata era finita.

”L’Associazione Studentesca Accademica ha riconosciuto l’innocenza del cantante italiano e si è scusata con lui per l’accaduto. Gli studenti hanno annunciato che presenteranno una denuncia contro l’organizzatore Ali Ulutunur".

Insomma Peppino doveva tenere con i suoi Rockers un concerto benefico per gli studenti, che a sua volta avevano pagato bei bigliettoni della lira turca e che, da suoi fan sfegatati, volevano che il recital durasse...all'infinito.

Di qui i mugugni, le proteste e l'arrivo della polizia per placare gli animi nella sala del Cinema Kulup che poteva ospitare migliaia di spettatori. 

Insomma Peppino di Capri nel marzo del 64 finiva in Commissariato a Smirne perchè era talmente popolare coi suoi brani che dal Twist a Saint Tropez spaziavano ai lenti alla "Roberta", che tutti volevano non smettesse mai di cantare. Come adesso.

E allora riascoltiamolo nel brano che in quei giorni aveva conquistato i giovani di Smirne, un brano meraviglioso e ancora di più suggestivo nella lingua turca.

Ringrazio gli amici turchi di X (twitter) Sergey Skoda e Aysemar Eser per la collaborazione.

sabato 14 febbraio 2026

Lazio colpita e affondata. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Prostamol - La Lazio ha perso in casa con l'Atalanta. Colpita e affondata. Chi si era illuso che il pareggio con la Juve e il passaggio ai quarti in Coppa Italia fossero forieri di una clamorosa ripresa si è dovuto ricredere. La Lazio è questa. Poca cosa. E anche sfortunata. Tante figurine che non hanno un'anima e che stanno lì come i pupazzetti del presepe. Ma non c'è nessun bambinello che possa dare un senso al tutto. Copertina d'obbligo al sellerone danese promosso sul campo veterano che salvando a portiere battuto sulla linea ha comunque limitato i danni. Ma che tristezza.

6 a Liz Taylor e a Rat Killer - maledetti quei pali e chi ha ristretto le porte con i bonus lavori in casa.

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. Ed è sicuramente qualcosa di positivo. Il dito però meglio usarlo per altro...

6 a Gila il mondo gila - Il migliore là dietro. E ovviamente è uscito per infortunio. Sfortunato assai. L'ennesima tegola per lo Scrivano fiorentino. È proprio una stagione da dimenticare.

6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta è finito in folle. Come Pucci.

6 a Rovella per chi non si accontenta -  Deve acquistare fiducia in se stesso e sentirsi forte. Prenda esempio da Leo Gassman che non è nessuno eppure sta dappertutto.

6- a Massimo Di Cataldi - È il testimonial della partita. Della serie vorrei ma non posso. E non tanto per il rigore risibile che ha provocato quanto per i tentativi di illuminare il gioco che sono falliti per sfortuna o carenza di classe dei compagni. Sic.

6- a Patric del Grande fratello - Tanto fumo e un po d'arrosto. Avete presente Teo Mammucari?

5 e mezzo a Dio vede e Provedel - Ce po sta che na volta non è il salvatore della patria? Ce po sta, ce po sta.

5 e mezzo a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

5 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - ma se Nelson Maldini jela ammollava l'Atalanta lo lasciava andare? 

5 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta dalla stazione centrale è finito sul binario morto.

5 a Dio perdona pure Dia e Rosanna Cancellieri - in due non ne hanno fatto uno buono. Come Ale e Franz.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Una rondine non fa primavera dice il proverbio e lo ribadisce Frate Indovino sul suo Almanacco. E vale sempre. A maggior ragione pe' sto fenomeno in senso inverso per il quale ce vorrebbe na bendizione del frate in questione. Quel poco di buono che aveva mostrato si è perso sulla strada da Formello all'Olimpico. E tutto è tornato nella normalità. Ovvero nel nulla. Sipario.

domenica 8 febbraio 2026

Lazio a testa alta. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - La Lazio ha pareggiato una partita che avrebbe potuto vincere. Gli errori delle "seconde scelte" purtroppo si sono rivelati decisivi e dallo 0 a 2 si è passati cosi al pareggio finale. È la conferma che questa squadra ha una rosa senza petali che non permette il salto di qualità e che può addirittura condizionare il risultato. Copertina al meglio di Santa Fè e Trigoria che con la sua rete bellissima e ' corsara" aveva fatto sperare nel sogno.

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - L'Achille Lauro biancoceleste finalmente l'ha buttata dentro. Che gol. Che fucilata. Che destro. Anche senza le trecce ce piace lo stesso.

7 a Massimo Di Cataldi - Diciamolo il suo gioco è poco appariscente, ma c'è. Come quando ha lanciato il danese verso il gol. Bravo.

7 a Dio vede e Provedel - Nel primo tempo almeno due paratone da numero uno, e anche nella seconda frazione si è comunque superato quando je tiravano da tutti li pizzi. 

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È ripartita la freccia biancazzurra. Non solo quando parte dal primo binario ma anche quando fa deragliare gli avversari. Che recupero!

6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Una prova convincente. I timori e i dubbi sul suo impiego sono stati cancellati dalla qualità che ha gettato oltre l'ostacolo.

6+ a Liz Taylor - Un passo indietro rispetto la partita col Genoa. Dinamismo, tecnica, posizione ma è mancato nella conclusione. Ci voleva un bel "conclude il tema Enrico Maria Papes" dei Giganti (questa è per i boomers). Alla prossima.

6 a Prostamol - Ormai è una certezza. Come la tassa sulla mondezza.

6 a Gila il mondo gila - Là dietro è sempre il migliore. Nel brne e nel male. Perchè come sempre se perde, leggi rigore o immobile come un prosciutto appeso dal pizzicarolo in occasione del colpo di testa dello juventino che ha così segnato. 

6 a Somarusic - Non ha combinato casini e questa è una notizia postiva.

5 a Viale dei Romagnoli - bruciato in occasione del pareggio. Altro che Arabia, a rabbia! 

5 a Rosanna Cancellieri - Inutile. Come il programma di Gigi Marzullo.

5 a Basic Instinct - Ha fatto sapere che il prolungamento del contratto gli è stato solo proposto, a voce. Ma al momento di mettere nero su bianco l'hanno rimasto solo come Gassman-Peppe er pantera dei Soliti ignoti. Se continua così saranno le solite chiacchiere da bar.

4 a Dele ctrl canc alt - ha avuto sui piedi la palla per chiudere la partita. Un rigore in movimento sbagliato come un pivello. Come lui insomma. 

4- - a Pighin-Sanguin-Noslin - E che sò da meno? Er gol me lo magno pure io. E così un altri errore clamoroso che grida vendetta. Della sua prova imbarazzante è rimasta solo quell'abat jour che ha sulla capoccia che come al solito non si è accesa. Sipario.