mercoledì 25 marzo 2026

Auguri Mina, sei grande grande grande

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Unica. Come si può definire la più grande cantante italiana di sempre se non unica? Mina è unica perché è Mina, la più brava, la più carismatica, la più popolare di tutte anche se sono anni che non si vede più in giro. Unica per la voce strepitosa che ha, capace di far suonare le parole e far parlare le note, una voce inconfondibile per timbro ed estensione che dal fa basso arriva sino al do sovracuto del pentagramma, che è quello del soprano.

Unica per la capacità di dominare la scena senza bisogno di tanti fronzoli o scenografie galattiche e per il coraggio di essersi ritirata dalla ribalta nel pieno del successo (l’ultima esibizione alla “Bussola” di Viareggio nel ’78) rinunciando ad una carriera internazionale e ad una marea di soldi.

Unica per i brani che ha cantato e che sono entrati nella storia della nostra musica. E anche oggi che compie 86 anni, rimane unica per la sua decisione di vivere questa ricorrenza coi suoi affetti più cari, nel buon retiro di Lugano, senza concessioni di sorta al circo mediatico che si mobilita per questi eventi.

Del resto lei ha già dato al gossip con le migliaia di servizi e copertine dei periodici specializzati (solo “Sorrisi e Canzoni” gliene ha dedicate 91) e non che hanno accompagnato ogni suo passo dagli esordi e scandagliato la sua vita privata (dalla storia con Corrado Pani, attore sposato, che le costò l’ostracismo Rai alle foto rubate durante lo shopping con l’attuale marito il chirurgo Quaini), vivendo così sulla sua pelle il lato negativo del divismo.


Ma Mina ha sempre avuto le spalle larghe ed è riuscita negli anni ad imporsi e farsi apprezzare per le sue qualità, continuando a vivere sotto i riflettori la sua vita senza falsi moralismi come donna, artista ma anche madre premurosa. Una condizione particolare a cui si è aggiunto il ruolo di manager di sé stessa che si è ritagliata nel tempo con l’ausilio del figlio Massimiliano e che la vede impegnata nell’ascoltare gli oltre 3mila provini di autori che riceve ogni anno per trovare il pezzo giusto da incidere.

Da urlatrice con Celentano, Joe Sentieri e Tony Dallara a signora della canzone in solitaria. Una carriera straordinaria che l’ha vista protagonista assoluta dei sabato sera della Tv (Studio Uno, Canzonissima, Senza rete, Teatro 10, Milleluci) con duetti e sketch coi nomi più importanti dello spettacolo come quello entrato nella storia con Lucio Battisti e a lungo dominatrice della Hit parade.

Un’icona della femminilità con quel suo look tipico nel trucco e nell’abbigliamento (la prima ad esibirsi negli spettacoli televisivi in miniabiti), che dava ulteriore risalto ad un fisico statuario che faceva sognare a colori anche se la televisione era in bianco e nero.

Cremonese doc (“la tigre di Cremona” secondo la famosa definizione di Natalia Aspesi), nata per caso a Busto Arsizio e registrata come Mina Anna Maria Mazzini, ha cominciato per caso. Mentre era in vacanza a Forte dei Marmi con la famiglia nell’estate del ‘58, fu invitata dagli amici a salire sul palco della “Bussola” di Focette dove in quel periodo si esibiva l’orchestra di Don Marino Barreto jr. Applausi e incoraggiamenti. 

A quella prima volta, segue il debutto ufficiale nelle balere della zona dove si fa conoscere per la sua grinta col nome d’arte Baby Gate, prima di scegliere definitivamente il nome Mina con cui all’inizio del 1960, scala subito le classifiche con la scanzonata e travolgente “Tintarella di Luna”.

E’ l’inizio di un successo che non si è più interrotto (150milioni di dischi venduti nel mondo), con decine e decine di canzoni fra le migliaia che ha inciso, che hanno fatto epoca e che fanno parte della memoria collettiva del paese, brani come “Le mille bolle blu”, “Il cielo in una stanza”, “E’ l’uomo per me”, “Un anno d’amore”.

Ancora “Città vuota”, “Se telefonando”,”Vorrei che fosse amore”, “Sono come tu mi vuoi”, “Non credere”, “Insieme”, “Amor mio”,”Parole, parole, parole” “Grande, grande, grande”, “L’importante è finire”, “Volami nel cuore”, “Brivido felino”.

Canzoni fra le più amate di un repertorio sterminato in cui sono entrati anche pezzi lanciati da altri artisti ma che rischiavano di cadere nel dimenticatoio o di non raccogliere il giusto riconoscimento, se lei non le avesse riprese. 

E il caso per esempio di “E se domani” passata inosservata in un Sanremo nella duplice esecuzione di Gene Pitney e Fausto Cigliano e con lei diventata un punto fermo della musica italiana o “Breve amore” colonna sonora di “Fumo di Londra” di Alberto Sordi che riproposta con la sua voce, ha oscurato l’originaria interprete Julie Rogers.

Perché la sua voce è unica come dicevamo, l’ha fatta diventare a ragione un mito e a 85 anni ha mantenuto lo smalto di una volta come gli album che sforna puntualmente ogni anno confermano. Sì perché la Tigre alla bella età che ha raggiunto, continua a ruggire facendo il suo mestiere con passione e piacere

Si tiene infatti aggiornata sulle novità del panorama musicale, senza perdere l’occasione di collaborare con artisti più giovani per togliersi qualche sfizio, come dimostra il duetto con Blanco in uscita prossimamente e di cui tutti parlano.

Ecco perché Mina è unica, è sempre lei, la più brava di tutte. Perché è Mina, sempre Mina, fortissimamente Mina. Auguri Minissima!


martedì 24 marzo 2026

Addio Gino Paoli

 di FRANCESCO TRONCARELLI

"Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari", con questa breve nota, la famiglia Paoli ha annunciato la scomparsa del proprio congiunto, chiedendo al contempo la massima riservtezza.

L'artista è morto nella sua casa genovese dopo un breve ricovero in una clinica privata, aveva 91 essendo nato a Monfalcone il 23 settembre 1934. La notizia della sua morte è stata subito rilanciata da tutti i media ed è rimbalzata immediatamente sui social. E non poteva essere diversamente perchè l'artista è stato un maestro della canzone d'autore italiana.

Gino Paoli infatti è stato un artista chiave della nostra scena musicale, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all'evoluzione della canzone, sia come melodia che come testi.

Introverso, individualista, dal carattere spigoloso, ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore come poi si sarebbe conosciuta negli anni Setanta inventando di fatto una figura artistica. Ha scritto e interpretato oltre 200  canzoni alcune delle quali, sono fra le più belle e conociute del nostro pop.

"Senza fine", "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale", "Che cosa c'è", "La gatta", "Una lunga storia d'amore", titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.

Nato a Monfalcone, sin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il percorso che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti anticonformisti degli anni Cinquanta, ovvero studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, che ai libri preferiva una vita boheme fatta di pochi soldi e notti infinite.

Da trascorrere ovviamente con gli amici, i vari Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, come dire i fondatori della cosidetta "Scuola Genovese" che, nutrendosi delle canzoni dei grandi di Francia ossia Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d'autore italiana.

È proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l'industria discografica ma anche con  Giorgio Gaber e Mina che incide il suo "Il cielo in una stanza", ottenendo un grande successo.

Un successo bissato da un altro brano, "Senza fine", interpretata da Ornella Vanoni, che all'epoca era ancora "la cantante della mala" e che vivrà con lui una lunga relazione. Il brano ha fatto il giro del mondo ed ha segnato l'inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Gino e Ornella fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso.

Negli anni '60, quando l'Italia andava a 45 giri, venne pubblicato un brano simbolo di quella stagione irripetibile del costume, il suo "Sapore di sale", arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri da brividi. 

Uomo tormentato, già sposato, vive in quel periodo una storia d'amore travolgente con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale nacque Amanda. Poi l'11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi. Il tentativo di suicidio sparandosi all'altezza del cuore. Con il proiettile però che non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto.

Nella seconda metà dei "favolosi Sessanta" con il boom di canzoni allegre e spensierate in linea con la voglia di vivere di un Paese proiettato verso il futuro, inizia un lungo periodo di crisi umana e professionale segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. 

Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni Ottanta quando prima incide un album tributo al suo amico Piero Ciampi, "Ha tutte le carte in regola" e poi nell'85, riconquista le classifiche con "Una lunga storia d'amore". Un brano bellissimo, avvolgente, emoziante. Alla Paoli.

L'anno dopo è la volta di "Ti lascio una canzone", altra hit indimenticabile e dal sapore antico, poi negli anni Novanta tutti cantano la sua "Quattro amici al bar". Nel corso della sua carriera Paoli ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat e Charles Aznavour e ha avuto anche un'intensa attività come autore, firmando tra le tante "Come il sole all'improvviso" per Zucchero.

Nel 1987 venne eletto deputato nelle file del PCI, esperienza che non lo soddisferà e che non ebbe particolari momenti politici da ricordare. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato insieme ad alcuni dei migliori jazzisti italiani.

In particolare con il bravissimo Danilo Rea, pianista di livello mondiale, ha portato avanti tournèe dal sold out assicurato. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche e alla mondanità, Gino Paoli resta uno dei personaggi più importanti e prestigiosi della Canzone italiana.

E' stato un gigante della Musica leggera che ha elevato a livelli altissimi con la sua produzione e un autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese e che lo hanno reso immortale. 

Con un grande mazzo di rose rosse aveva salutato solo quattro mesi fa la sua musa Ornella Vanoni, ora l'ha raggiunta. Per sempre.



domenica 22 marzo 2026

La Lazio vola! Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Liz Taylor - Non c'è due senza tre. La Lazio dopo il Sassuolo e il Milan batte anche il Bologna. 9 punti in tre partite, una cosa impensabile fino a poco tempo fa, ma tant è. È stata una partita a lungo giocata a centrocampo, tattica e a tratti noiosa, poi i Sarri boys hanno preso le misure e sono usciti fuori alla grande. Due gol, uno di destro e uno di sinistro, firmati dal giocatore piu in forma e che pur essendo arrivato per ultimo è riuscito a calarsi nella parte con autorità e classe. L'olandese volante fa volare la Lazio. Bravo bravo bravo.

7 e mezzo a Motta la tradizione del panettone - Tre partite e già un Lato b notevole (incrocio dei pali con lui scavalcato) e un rigore parato magnificamente: Buondì Motta! 

7 a Patric del Grande fratello - lo Scrivano fiorentino lo ha trasformato in play. Era un playboy è diventato una playstation in mezzo al campo.

6 e mezzo a Dio perdona  pure Dia - un assist al bacio per il raddoppio. E vai, avesse trovato la sua strada. 

6 e mezzo a viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Dove non arriva uno c'è l'altro. Quando balla uno balla anche l'altro. Insieme una certezza quando dice bene. Speriamo sempre.

6+ a Somarusic - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il  meglio di Santa Fè e Trigoria fa 200 presenze con l'Aquila sul petto. E questo è comunque un record da evidenziare e applaudire a prescindere dalla prestazione. È un campione che all'Aquila ha dato tanto. E darà il suo apporto sino all'ultima giornata.

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Come porta fortuna funziona assai. Per il resto bisogna aspettare che si accenda la lampadina della abat jour che c ha sulla capoccia.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Come dire, nun te po' di sempre bene. Vedi Fedez che a Sanremo ha fatto il botto.

5 a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini è come Leo Gassman, gioca per il cognome che porta. Come Gassman, che se se chiamava Leo Gas manco alla Sagra del carciofo de Ladispoli cantava. Amen.

5 a Rosanna Cancellieri - Come disse Cristian De Sica in Vacanze di natale, lasciam perdere.

5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra non è mai partita ma è rimasta sul binario morto. Specialmente quando c'era da difendersi.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Un assist harakiri a Fidel Castro che ha provocato il rigore. Un errore che manco Martufello avrebbe fatto. Roba da Bagaglino insomma. Se lo riaprono ha un futuro come comico. Sipario.



venerdì 20 marzo 2026

Ursula Andress, 90 anni di un'icona

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ursula Andress compie 90 anni, incredibile ma vero. Una notizia nella notizia. Sì, perché nell’immaginario collettivo l’attrice svizzera è sempre la giovane e aitante Bond girl degli esordi, quella apparsa al pubblico nel primo film della saga di James Bond “Licenza d’uccidere” (“Dr No”) nel 62. 

La diva che ha fatto impazzire colleghi e che ha recitato con tutti i grandi nomi del cinema infatti, per tutti è sempre la bionda esplosiva che usciva come Venere da un’onda. Come se il tempo si fosse fermato.

Ecco perché sorprende che la Andress abbia spento tutte queste candeline. Lo stupore è lo stesso di quello di Sean Connery-007 quando la vede uscire dall’acqua in bikini, maschera da sub in testa, coltello appeso alla cintola e due grandi conchiglie in mano in quella mitica scena che la svelò al mondo e che ha fatto epoca. 

Ursula con James Bond Connery
Ma ovviamente gli anni per festeggiare questa ricorrenza ci sono tutti avendo vissuto un'esistenza piena di avvenimenti, incontri e momenti irripetibili. Spericolata, sempre di corsa fra un set le foto dei suoi amori sbattuti in copertina, Ursula è stata un modello istantaneo di bellezza da subito. 

E anche il simbolo di una rivoluzione culturale e di costumi che nei primi anni Sessanta si affacciava timidamente al mondo. Una delle prime attrici orgogliose di esprimere tutta la sua sensualità. Insieme a una libertà che nel corso degli anni ha sempre sfidato le convenzioni.

E il destino quasi tutto già scritto di una vita che sembrava destinata a tutt’altro rispetto alla gloria del cinema. Nata in un paesino del Cantone di Berna, Ostermundigen, Ursula abbandonò minorenne la Svizzera per seguire l’attore francese Daniel Gélin di cui si era innamorata e iniziando come fotomodella a Parigi.

Il debutto di Ursula in Un americano a Roma

Per muovere i primi passi nel cinema però dovrà venire a Roma, a Cinecittà, dove sarà il regista Steno, il papà dei fratelli Vanzina, a darle una prima particina nel film cult di Alberto Sordi “Un americano a Roma”. 

Lei è l’attrice svedese Astrid Sjostrom neo mamma che viene intervista da Galeazzo Benti, col marito regista (parodia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini) nella cui casa entrerà Albertone-Nando Moriconi nudo.


Subito dopo, Steno la rivuole ne «Le avventure di Casanova», dove è una delle donne conquistate dal seduttore veneziano. Seguono altre apparizioni in pellicole di basso costo e successo popolare dove la bionda ex modella impara i rudimenti del mestiere, fino poi al trasferimento ad Hollywood dove la sua popolarità esplode per un flirt col “nome” del momento James Dean. 

Ursula e James Dean

Poi il colpo di scena, incontra e sposa John Derek, considerato uno dei divi più belli di Hollywood. Entra così ufficialmente nel giro che conta dove la nota Terence Young, il regista della trasposizione dei romanzi di Jan Fleming, che la vuole nel ruolo di Honey Rider, la prima Bond girl della saga. 

E’ la svolta, per quel ruolo vincerà il Golden Globe nel 1964 come migliore attrice debuttante e comincerà la sua ascesa fulminea a star internazionale.

Eccola così a fianco di Elvis Presley ne «L’idolo di Acapulco» (1963), Frank Sinatra e Dean Martin in «I 4 del Texas» (1963), Jean-Paul Belmondo in «L’uomo di Hong Kong» (1965), Peter Sellers, Peter O’Toole e Woody Allen in «Ciao Pussycat» (1965), Mastroianni in “La decima vittima” di Elio Petri.

Con Elvis, l'idolo di Acapulco

Ancora è con George Peppard e James Mason in «La caduta delle aquile» (1966), Orson Welles in «La stella del Sud» (1969), Charles Bronson, Toshirô Mifune e Alain Delon nel western «Sole rosso» (1971) e di nuovo in Italia per produzioni minori ma di cassetta come «Safari Express» di Duccio Tessari con Giuliano Gemma o “Letti selvaggi” di Luigi Zampa.

E poi la tv, tanta, da “Falcon crest” a “Love boat”, da “Pietro il grande” a “Fantaghirò”, in un’alternanza di ruoli e camei che contribuiscono a mantenere viva la sua popolarità presso il grande pubblico generalista.

Quel pubblico che comunque aveva continuato a seguirla sulla stampa specializzata nelle cronache rosa e gossip, per le sue love story con personaggi come Jean Paul Belmondo, Fabio Testi e Harry Hamlin conosciuto sul set di “Scontro di Titani” dell’81 da cui ha avuto l’unico figlio Dimitri.

Jean Paul Belmondo uno dei suoi amori

«Non erano in tante a non fare le gattine al cinema, per questa la mia aggressività è piaciuta», ha dichiarato la Andress in una recente intervista dal suo buen retiro svizzero dopo aver vissuto in tutte le capitali del mondo. 

«Sono la più apprezzata delle Bond Girl ma solo perché sono stata l’unica veramente sportiva. La mia bellezza è un’eredità di famiglia, lo sport invece l’ho sempre praticato e poi quel personaggio ha avuto successo perché mostrava un lato nuovo della donna, quella determinata, autonoma, atletica e senza paura di confrontarsi con il maschio».

E in effetti la sua Honey Rider è stata un’anticipatrice del cambiamento del costume che stava per avvenire. 

La sua irruenta bellezza e fisicità che ne fece un sex symbol, era una sorta di audace contrasto per il bon ton in auge in quei primi anni 60 ancora lontani dalla Swinging London e dalla rivoluzione culturale della minigonna che nasce ufficialmente dopo.

Ecco perché Ursula Andress anche a 90 anni e nonostante una carriera comunque ricca di film e vicende da ricordare è rimasta sempre “quella” che tutti hanno amato e apprezzato al suo debutto. Quella ragazza bionda con i capelli e il corpo bagnati che usciva dalle acque della Giamaica con indosso un bikini bianco da urlo.

Quel costume che quarant’ani dopo è stato venduto all’asta per 58mila euro. La prima Bond girl, bella e brava nonostante il passare del tempo e la vendita di quel bikini entrato nella storia del cinema. Auguri Ursula.

domenica 15 marzo 2026

La Lazio scorna il Diavolo. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Sospinta da 50mila cuori biancocelesti la Lazio ha steso il Milan con merito giocando una grande partita. Una lezione tecnico tattica impartita dallo Scrivano fiorentino al leader del corto muso che di corto muso ha perso ed è tornato a casa con la coda fra le gambe. Il gol dell'Achille Lauro con l'Aquila sul petto è stato bellissimo ed entusiasmante e ha premiato la tenacia di uno dei giocatori più in forma del momento. È stata una bella soddisfazione che prelude un finale in crescendo. Avanti Lazio avanti laziali! Fino alla fine.

7 e mezzo a Gila il mondo gila - Altro che Spartacus, il vero gladiatore è lui. E c'ha pure i piedi educati. Li ha presi a calci e gli ha detto pardon. Grandissimo.

7+ a Liz Taylor - Un gigante in mezzo al campo. La traversa che ha preso ringrazia per l'autografo ricevuto. Come facevano i fan a sua zia a Hollywood.

7 a Prostamol - Er sellerone non perdona. Li ha mandati tutti al diavolo.

6 e tre quarti a Motta la tradizione del panettone - Un veterano. E ne ha giocate solo due. Daje bello de casa.

6 e mezzo a Somarusic - Il suo assist vincente è stato da applausi. Vecchio scarpone quanto tempo è passato, cit. Gino Latilla, Sanremo, prima guerra punica. 

6 e mezzo a Patric del Grande fratello - onnipresente, onnisciente, e pure onnivoro perchè se l'è magnati.

6+ a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini ha avuto nel primo tempo la palla del kappao ma si è fatto ipnotizzare da Maignan. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia, per migliorarsi rivolgersi a Giucas Casella.

6+ a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra si è subita involata, ma col passare del tempo si è involuta. Come un Riccardo Rossi qualsiasi.

6+ a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È partito in quarta è finito in folle. Come Mammucari da Zia Mara. Ma li ha fatti tremà comunque. 

6 a Rosanna Cancellieri e Pedro Pedro Pedro Pè - Buttati nella mischia per chiudere in bellezza.

6 a Dio perdona pure Dia - della serie "c'ero anch'io" in questa vittoria storica. Ma non se ne è accorto nessuno.

6- a Benigno Zaccagnini - Tornerà protagonista. Sperem, si spera, si. Sipario.

lunedì 9 marzo 2026

La Lazio torna a vincere. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7+ a Somarusic - La Lazio affonda il Sassuolo e torna a vincere dopo oltre un mese in un Olimpico sempre piu vuoto. E lo fa grazie a un gran colpo di testa di uno dei suoi giocatori piu anziani e spesso criticati, un fedelissimo di mille battaglie che riscatta cosi gli errori commessi in passato. Ci pensa Adam insomma a togliere le castagne dal fuoco ai suoi compagni di merende biancocelesti che sembravano avviati all'ennesima partita dal vorrei ma non posso. Sarà un finale in crescendo nonostante infortuni e iella vera? Ai posteri l'ardua sentenza.

6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini come il Marchese del Grillo: s'è svejato! 

6+ a Rosanna Cancellieri - Er mejo asist della sua vita. Incredibile ma vero. Come Sal Da Vinci vittorioso al Festival.

6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta (assist, azioni, ecc) è finito in folle (scavetto alle stelle) come Teo Mammucari da Zia Mara.

6 a Gila il mondo gila - Palla al piede non lo ferma nessuno, poi se difende balla da solo, ma la sua grinta dovrebbero avercela tutti.

6 a Patric del Grande fratello - entra in campo per mancanza di centrocampisti in in un ruolo non suo. Che poi a sto punto quale sia il suo ruolo non lo sa nè lui nè lo Scrivano fiorentino. 

6 a senti che musica coi Tavares - All'inizio si è involato col passare del tempo si è involuto. È finito involtino.

6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria è il portafortuna della squadra. 

6 a Prostamol - Na certezza. Come la tassa della mondezza.

6- a Dio perdona pure Dia - i miracoli non si ripetono. Per un altro suo gol rivolgersi  a Frate Indovino. 

6- a Liz Taylor - Je mnca sempre un sordo pe fa na lira, come si dice dalle nostre parti. Ma che ne sanno questi, so ragazzi.

6- a Motta la tradizione del panettone - ha sbagliato i tempi d'esordio, ora c'è la colomba. 

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Non segna più. Manco dal fornaro.

5 e mezzo a Massimo Di Cataldi - la sfortuna si accanisce su l'unico romano laziale in campo. È proprio una stagione da dimenticare. Come quel boro di Eddie Brok a Sanremo.

5 e mezzo a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - un passo indietro, a tratti anche due, rispetto all'Atalanta. Se ne fa un altro si ritrova direttamente a giocà con l'Ostia mare.

5 a Viale dei Romagnoli,13 Ostia - si è fatto uccellare da Lauriente come un pivello. E sì che è una vita che gioca. Misteri della fede biancoceleste per noi che nonostante tutto ancora ci crediamo. Sipario.

domenica 1 marzo 2026

Lazio, coma profondo. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

5 a Massimo Di Cataldi - La Lazio ha resuscitato il Torino, squadra dall'inizio del campionato in affanno e difficoltà. La sconfitta che ha rimediato in uno stadio desolatamente vuoto per protesta ci sta tutta. Ci sta perchè gli uomini allenati e messi in campo dallo Scrivano fiorentino sono apparsi abulici, imbelli, inetti. In una parola scarsi. Non si salva nessuno in questa Lazio sprofondata in un coma profondo. La copertina va al Metronomo biancoceleste che di solito è l'ultimo ad arrendersi e che stavolta nonostante l'impegno ha avuto problemi a sventolare la bandiera della riscossa. Tristezza.

5 a Liz Taylor - l'unico tiro in porta è stato il suo. A Cinecittà lo avrebbero cacciato co sti numeri da comparsa.

5 a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour che porta sulla capoccia non si è accesa. Cambiasse gestore per l'elettricità. O lampadina. Hai visto mai.

5-  a senti che musica coi Tavares - Non è mai partito. La freccia biancazzurra è rimasta alla stazione di Formello.

5- a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5- a Benigno Zaccagnini - Il cannone del Gianicolo spara a salve. Lui manco na canna.

5- a Dio vede e Provedel - C'era una volta il numeto uno. Mo' è solo un numero e uno dei tanti sbandati di questa squadra.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Manco a Teletuscolo lo hanno visto.

4 e mezzo a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Ei fu. La difesa fa acqua da tutte le parti e lui che la dovrebbe guidare affonda per primo. E meno male che viene dal litorale romano. Gli toglieranno la strada per indegnità.

4 e mezzo a Somarusic - Il suo nome è un biglietto da visita. Somarusic appunto.

4 a Rosanna Cancellieri - L'uomo in più. Per il Toro.

4 a Prostamol - È il testimonial di questa sciagurata partita. Perchè sino ad ora era uni dei pochi a salvarsi. Sino ad ora, poi si è regolato con l'andazzo generale. Il primo gol che ha cercato di evitate oltre la linea e il salto a vuoto sul colpo di testa di Zapata la conferma della sua involuzione.

4- a Rat Killer - Spaesato, un pesce fuor d'acqua. Fuori posto. Neanche lui sa perchè si trova là. Come Eddie Brok, il cantante boro romanista arrivato ultimo a Sanremo.

4- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile.

3 a Patrizia Pellegrini - Voleva fare il duro come Lucio Corsi, con Simeone poi, ha fatto così la fine del pollo. Ma lui è comunque tranquillo, petchè come pollo da Amadori avrà un futuro  assicurato. Sipario.

sabato 28 febbraio 2026

Addio Neil Sedaka

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Neil Sedaka il leggendario Leone del pop a stelle e strisce è morto, aveva 86 anni. La notizia è stata diffusa dall'agenzia TMZ ed è stata subito rilanciata dai media americani. Venerdì era stato ricoverato d'urgenza per un malore in una clinica di Los Angeles dove nonostante le cure del personale medico, non è riuscito più a ripendersi.

"La nostra famiglia è devastata dall'improvvisa scomparsa del  nostro amato marito, padre e nonno Neil Sedaka, Una vera leggenda del rock and roll, un'ispirazione per milioni di persone, ma soprattutto un essere umano incredibile che ci mancherà profondamente" questo il comunicato rilasciato dai familiari dell'artista ovvero la moglie Leba sposata nel 62, i due figli Dara e Marc e i tre adorati nipoti con cui condivideva seguitissime storie e video sui social.

Musicista provetto, compositore e autore brillante, un concentrato di simpatia e classe, era sempre in attività col suo pianoforte. Non lo aveva fermato neanche il Covid. Mentre tutto il mondo era rintanato in casa tra mille preoccupazioni e pensieri seguendo le disposizioni dei vari governi, lui ogni giorno (un record), immancabilmente, si collegava in diretta dalla sua pagina Facebook per un miniconcerto al piano per la gioia dei suoi fan.

Suonava e cantava i suoi brani diffondendo allegria e buonumore, e non poteva essere diversamente perchè quei pezzi hanno fatto da colonna sonora a generazioni di americani a partire dai favolosi anni 60, diventando nel tempo degli evergreen conosciuti in tutto il mondo.

in concerto ad Atlantic City

A cominciare da "Oh! Carol" (dedicata a Carol King) con i suoi 7 milioni di copie vendute, vero e proprio tormentone internazionale con cui il giovanissimo ragazzo di Brooklin esplose agli inizi della carriera, per proseguire con "The Diary", "Little Devil", "Happy Birthday Sweet Sixteen", "Calendar girl", "One Way Ticket".

Per non parlare di "Solitaire" (entrata nel repertorio di una trentina di popostar, da Elvis Presley a Petula Clark, da Shirley Bassey a Sheryl Crow), "Laughter In the Rain" per citarne solo alcuni dei 500 composti insieme al compagno di Liceo Howard Greenfield.

E soprattutto "Breaking up is hard to do", la sua signature song, il cavallo di battaglia con cui chiudeva i concerti, sia che si fosse trovato nella prestigiosa Royal Albert Hall o davanti migliaia di persone ad Hyde Park, un brano speciale che ha ottenuto un record unico, ovvero quello di entrare nuovamente in classifica dopo essere stato al n.1 nel 62, una quindicina d'anni dopo la prima volta. Nella chart Usa non c'è più riusucito nessuno.

i grandi successi italiani
E ovviamente in questo boom internazionale, c'è stato il Sedaka italiano. Quello che tutti ascoltavano nei juke box o nelle feste in casa, che ha letteralmente spopolato, inanellando una serie di successi incredibili e addirittura tre Dischi d'oro (oltre un milione di copie ciascuno) nello stesso anno con brani come il frizzante "I tuoi capricci" e la romantica "La terza luna" scritte entrambe da Franco Migliacci e il futuro premio Oscar Luis Bacalov e "Adesso no" firmata da Gianni Meccia.
 
E ancora "Esagerata", (tornata recentemente alla ribalta per i jingle pubblicitari della aranciata San Pellegrino), "Un Giorno Inutile", "Tu Non lo Sai", "La notte è fatta per amare", tutti brani di grande successo che lo resero popolarissimo insieme ai vari Peppino di Capri, Celentano, Rita Pavone e Gianni Morandi nel Belpaese lanciato verso il boom economico e che cercava nella musica i suoi idoli per il tempo libero. Un beniamino del pubblico insomma, quando l'Italia andava a 45 giri.



Bambino prodigio con il piano, selezionato dal grande Arthur Rubinstein come miglior concertista di New York, autore per Connie Francis, Tom Jones e i Fifth Dimension, si trovò spiazzato come tanti altri artisti della sua generazione quando irruppero sulla scena i Beatles e dilagò nel mondo la cosidetta British Invasion. Fu Elton John, suo fan, che gli tese una mano chiamandolo in Inghilterra e scritturandolo per la sua etichetta. Una inaspettata e meritata ciambella lanciatagli da un grande della musica, per restare a galla.

E Neil non se la fece sfuggire. Azzeccò subito una manciata di dischi da vertice classifica e così riprese il largo. "Sedaka is back" titolarono i giornali specializzati e da allora non si è più fermato, macinando successi, ospitate negli show di tutte le tv e recital in mezzo mondo, dalle Filippine al Giappone, dall'Australia ad Israele.

Con quella voce così particolare che soprattutto da noi fece molto colpo, ha avuto sino all'ultimo un calendario gonfio di concerti in ogni dove, mentre a Broadway era tornato in cartellone un musical con le sue canzoni e la mitica BBC mandava in onda uno speciale su di lui dal titolo emblematico e che la dice tutta: "The King of Son".
 
Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un'epoca felice della musica americana, una stagione che ha influenzato mode e modi di vivere e ha regalato emozioni a non finire e di cui Sedaka è stato un protagonista assoluto, un personaggio carisamtico nella sua semplicità da vero artista qual era che resterà comunque immortale con le sue canzoni. Ora riposa in armonia caro vecchio Neil come hai sempre vissuto.



sabato 21 febbraio 2026

Lazio, poltroni e sofà. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Massimo Di Cataldi - Nonostante un Cagliari debole e inconsistente la Lazio non è andata oltre uno squallido pareggio. Solo quando si è trovata in superiorità numerica per l'espulsione di un rossoblu ha fatto vedere qualcosa in più. Ma veramente qualcosa, niente di che. Resta una partita noiosa, brutta da addormentarsi sui sofà per lo pettacolo di quei poltroni in campo. Tra l'altro, a dire del cronista a bordo campo di Sky, la Lazio non è piaciuta allo Scrivano fiorentino (che peraltro la allena da mesi!), figurarsi a noi. Copertina al centrocampista de noantri che entrato nel finale ha cercato il colpo da kappao. 

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Ha portato vivacità in attacco. Ce se crede? 

6 a Dio vede e Provedel - Normale amministrazione tra una mano di burraco coi fotografi piazzati dietro la sua porta, una parata e un gol subìto in fuorigioco. 

6- a Prostamol - Per la prima volta in difficoltà. Come Carlo Conti con Pucci.

6- a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

5+ a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - ma chi glielo ha fatto fa a restare in mezzo a sto branco de sfollati. Si è avvitato su se stesso e avvilito tout court.

5 a Patrizia Pellegrini - tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Massimo Giletti?

5 a Liz Taylor - La nonna, la diva da cui ha preso il nome, l'ha diseredato. Se buttasse su Alba Parietti che non è nessuno ma sta sempre in mezzo più di lui.

5 a Rovella per chi non si accontenta - A A A cercasi esorcista pratico di riti woodo anti infortuni, no perditempo. La Luna consiglia viaggio a Lourdes.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza ke trecce lo stesso non sei tu. Lo cantava Mario Tessuto in tempi non sospetti e aveva previsto tutto. 

5 a Benigno Zaccagnini - È come il cannone del Gianicolo: spara a salve.

5- a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile. 

5- a Somarusic - E ha avuto pure il coraggio di fare l'appello ai tifosi di tornare sugli spalti. Per vedere sto scempio? 

5- a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini, come dire, gioco perchè me chiamo così se me chiamassi Oronzo Gattà manco al Gallipoli. 

5-  a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - È il quarto mistero di Fatima. Nessuno sa perchè giochi al calcio. Neanche lui. 

4 a Rat Killer - Altro che Nina Muriqui. Altro che Capocchiano dei tempi d'oro. Altro che il frigorifero che cammina Eagles Supporter Tare. Il nulla. Sipario.

venerdì 20 febbraio 2026

Peppino di Capri, cose turche

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Melankoli ne güzelsin, 

Malinconia  quanto sei bella

Rüzgarda, yağmurda, gel bana,

nel vento, nella pioggia, vieni da me 

Dinle aşkı, bu şarkıda 

ascolta l'amore in questa canzone 

 

La carriera di Peppino di Capri è una fonte ineusaribile di ricordi, aneddoti e storie che accompagnano la sua stessa esistenza sino ai limiti della leggenda.

In 65 anni di attività migliaia di incontri e situazioni hanno fatto da cornice a una vita dedicata alla musica ed hanno contribuito a fare dell'artista napoletano, un mito per intere generazioni.

La giacca di lamè per esempio, ammirata dal pubblico per la sua originalità è un segno inconfondibile del suo look al pari degli occhiali con la montatura spessa e il ciuffo di capelli a banana.

E a proposito di aneddoti è noto che quella giacca creata per lui sparì dalla sedia su cui l'aveva poggiata per firmare degli autografi dopo un concerto coi suoi Rockers a Maranello.

Ce ne sono però altri di episodi curiosi, avvenimenti che nessuno conosce e mai portati alla luce o magari dimenticati nel cassetto dei ricordi, che anche a distanza di anni  fanno un certo scalpore e suscitano interesse. 

Quello che andiamo a raccontare è veramente singolare e per certi versi sembra incredibile. Incredibile ma vero, come quella famosa rubrica della Settimana Enigmistica. 

Si svolse in Turchia, un paese dove negli anni Sessanta Peppino era sulla cresta dell'onda come confermano alcuni libri del Premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk.

 

Nelle storie descritte nei suoi romanzi, sono citate infatti canzoni come "Roberta" e "Melancolie" (e questa è di per sè già una chicca) che erano diffuse dalla Radio nazionale e selezionate nei juke box. 

In particolare "Melancolie", il successo degli austriaci Bambis rilanciato da Peppino nella cover firmata da Mario Cenci, nella versione turca ebbe un successo enorme, con centinaia di migliaia di dischi venduti.  

E così, ingaggiato per un concerto da tenere a Smirne, terza città turca per importanza dopo Instambul e Ankara, per un'associazione studetesca, si ritrovò suo malgrado e senza colpa alcuna, al Commissariato, finendo addirittura in prima pagina sul Giornale. Cose turche.

La foto che lo ritrae davanti al dirigente della polizia e l'interprete, senza occhiali e incredulo è emblematica di una situazione piu da film che reale. Il maresciallo coi baffoni sullo sfondo sembra preso direttamente da quelle pellicole in bianco e nero degli anni Sessanta tipo "Accadde al Commissariato" con Alberto Sordi. Qui però con Peppino nostro.  

Ma cosa era successo? Ce lo racconta la "Aksam Gazetesi" del 6 marzo 1964, giornale della sera con i suoi caratteristici fogli verdini,  che titola lo scoop "Peppino di Capri karakolluk oldu - Peppino di Capri è finito alla polizia" e poi come didascalia della foto scrive:

"Il cantante italiano Peppino di Capri è finito alla stazione di polizia dopo alcuni disordini scoppiati a causa della breve durata del concerto che aveva tenuto a Izmir (Smirne n.d.r) a favore di un’associazione studentesca. Nella foto si vede il famoso cantante alla stazione di polizia".

Segue il sommario: "Izmir, alcuni spettatori che hanno trovato il concerto troppo breve hanno causato disordini. L’organizzatore sarà denunciato."

Poi dopo questi titoli che oggi si definirebbero "acchiappalike" si entra nel dettaglio e si capisce come Peppino fosse estraneo a qualsiasi situazione furbesca o quanto meno penalizzante per il pubblico e nella quale era rimasto invischiato.  

"Il famoso cantante jazz italiano Peppino di Capri, che la sera precedente aveva interrotto il suo concerto al Kulüp Sineması ed era stato fischiato, ha dichiarato alla polizia di essere innocente e di essere vittima dell’organizzatore. Alcuni studenti, sostenendo che il concerto di Peppino fosse durato troppo poco, hanno creato confusione nella sala e hanno riferito l’accaduto alla polizia.

"Di Capri ha dichiarato:“In Italia non ho mai fatto niente del genere nemmeno per un’associazione benefica, ma l’ho fatto per giovani turchi. Non ero a conoscenza dei soldi. L’organizzatore ha organizzato tutto senza informarmi e mi ha ‘affittato’ agli studenti. Sono rimasto molto sorpreso quando l’ho scoperto. Dopo aver cantato per mezzora, l’organizzatore mi ha mandato a dire che la serata era finita.

”L’Associazione Studentesca Accademica ha riconosciuto l’innocenza del cantante italiano e si è scusata con lui per l’accaduto. Gli studenti hanno annunciato che presenteranno una denuncia contro l’organizzatore Ali Ulutunur".

Insomma Peppino doveva tenere con i suoi Rockers un concerto benefico per gli studenti, che a sua volta avevano pagato bei bigliettoni della lira turca e che, da suoi fan sfegatati, volevano che il recital durasse...all'infinito.

Di qui i mugugni, le proteste e l'arrivo della polizia per placare gli animi nella sala del Cinema Kulup che poteva ospitare migliaia di spettatori. 

Insomma Peppino di Capri nel marzo del 64 finiva in Commissariato a Smirne perchè era talmente popolare coi suoi brani che dal Twist a Saint Tropez spaziavano ai lenti alla "Roberta", che tutti volevano non smettesse mai di cantare. Come adesso.

E allora riascoltiamolo nel brano che in quei giorni aveva conquistato i giovani di Smirne, un brano meraviglioso e ancora di più suggestivo nella lingua turca.

Ringrazio gli amici turchi di X (twitter) Sergey Skoda e Aysemar Eser per la collaborazione.

sabato 14 febbraio 2026

Lazio colpita e affondata. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Prostamol - La Lazio ha perso in casa con l'Atalanta. Colpita e affondata. Chi si era illuso che il pareggio con la Juve e il passaggio ai quarti in Coppa Italia fossero forieri di una clamorosa ripresa si è dovuto ricredere. La Lazio è questa. Poca cosa. E anche sfortunata. Tante figurine che non hanno un'anima e che stanno lì come i pupazzetti del presepe. Ma non c'è nessun bambinello che possa dare un senso al tutto. Copertina d'obbligo al sellerone danese promosso sul campo veterano che salvando a portiere battuto sulla linea ha comunque limitato i danni. Ma che tristezza.

6 a Liz Taylor e a Rat Killer - maledetti quei pali e chi ha ristretto le porte con i bonus lavori in casa.

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. Ed è sicuramente qualcosa di positivo. Il dito però meglio usarlo per altro...

6 a Gila il mondo gila - Il migliore là dietro. E ovviamente è uscito per infortunio. Sfortunato assai. L'ennesima tegola per lo Scrivano fiorentino. È proprio una stagione da dimenticare.

6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta è finito in folle. Come Pucci.

6 a Rovella per chi non si accontenta -  Deve acquistare fiducia in se stesso e sentirsi forte. Prenda esempio da Leo Gassman che non è nessuno eppure sta dappertutto.

6- a Massimo Di Cataldi - È il testimonial della partita. Della serie vorrei ma non posso. E non tanto per il rigore risibile che ha provocato quanto per i tentativi di illuminare il gioco che sono falliti per sfortuna o carenza di classe dei compagni. Sic.

6- a Patric del Grande fratello - Tanto fumo e un po d'arrosto. Avete presente Teo Mammucari?

5 e mezzo a Dio vede e Provedel - Ce po sta che na volta non è il salvatore della patria? Ce po sta, ce po sta.

5 e mezzo a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

5 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - ma se Nelson Maldini jela ammollava l'Atalanta lo lasciava andare? 

5 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta dalla stazione centrale è finito sul binario morto.

5 a Dio perdona pure Dia e Rosanna Cancellieri - in due non ne hanno fatto uno buono. Come Ale e Franz.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Una rondine non fa primavera dice il proverbio e lo ribadisce Frate Indovino sul suo Almanacco. E vale sempre. A maggior ragione pe' sto fenomeno in senso inverso per il quale ce vorrebbe na bendizione del frate in questione. Quel poco di buono che aveva mostrato si è perso sulla strada da Formello all'Olimpico. E tutto è tornato nella normalità. Ovvero nel nulla. Sipario.

domenica 8 febbraio 2026

Lazio a testa alta. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - La Lazio ha pareggiato una partita che avrebbe potuto vincere. Gli errori delle "seconde scelte" purtroppo si sono rivelati decisivi e dallo 0 a 2 si è passati cosi al pareggio finale. È la conferma che questa squadra ha una rosa senza petali che non permette il salto di qualità e che può addirittura condizionare il risultato. Copertina al meglio di Santa Fè e Trigoria che con la sua rete bellissima e ' corsara" aveva fatto sperare nel sogno.

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - L'Achille Lauro biancoceleste finalmente l'ha buttata dentro. Che gol. Che fucilata. Che destro. Anche senza le trecce ce piace lo stesso.

7 a Massimo Di Cataldi - Diciamolo il suo gioco è poco appariscente, ma c'è. Come quando ha lanciato il danese verso il gol. Bravo.

7 a Dio vede e Provedel - Nel primo tempo almeno due paratone da numero uno, e anche nella seconda frazione si è comunque superato quando je tiravano da tutti li pizzi. 

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È ripartita la freccia biancazzurra. Non solo quando parte dal primo binario ma anche quando fa deragliare gli avversari. Che recupero!

6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Una prova convincente. I timori e i dubbi sul suo impiego sono stati cancellati dalla qualità che ha gettato oltre l'ostacolo.

6+ a Liz Taylor - Un passo indietro rispetto la partita col Genoa. Dinamismo, tecnica, posizione ma è mancato nella conclusione. Ci voleva un bel "conclude il tema Enrico Maria Papes" dei Giganti (questa è per i boomers). Alla prossima.

6 a Prostamol - Ormai è una certezza. Come la tassa sulla mondezza.

6 a Gila il mondo gila - Là dietro è sempre il migliore. Nel brne e nel male. Perchè come sempre se perde, leggi rigore o immobile come un prosciutto appeso dal pizzicarolo in occasione del colpo di testa dello juventino che ha così segnato. 

6 a Somarusic - Non ha combinato casini e questa è una notizia postiva.

5 a Viale dei Romagnoli - bruciato in occasione del pareggio. Altro che Arabia, a rabbia! 

5 a Rosanna Cancellieri - Inutile. Come il programma di Gigi Marzullo.

5 a Basic Instinct - Ha fatto sapere che il prolungamento del contratto gli è stato solo proposto, a voce. Ma al momento di mettere nero su bianco l'hanno rimasto solo come Gassman-Peppe er pantera dei Soliti ignoti. Se continua così saranno le solite chiacchiere da bar.

4 a Dele ctrl canc alt - ha avuto sui piedi la palla per chiudere la partita. Un rigore in movimento sbagliato come un pivello. Come lui insomma. 

4- - a Pighin-Sanguin-Noslin - E che sò da meno? Er gol me lo magno pure io. E così un altri errore clamoroso che grida vendetta. Della sua prova imbarazzante è rimasta solo quell'abat jour che ha sulla capoccia che come al solito non si è accesa. Sipario. 


giovedì 5 febbraio 2026

Nessuno mi può giudicare, 60 anni di un boom

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ognuno ha il diritto di vivere come può, la verità ti fa male lo so

Quando una canzone diventa un successo immediato. Quando uno dei tanti diventa all’improvviso un nome importante. Quando Sanremo lanciava brani destinati a restare e personaggi di grande carisma. Questo e altro ancora è stato “Nessuno mi può giudicare”, il brano lanciato da Caterina Caselli nel Sanremo del 66 che proprio in questi giorni, esattamente 60 anni fa, scalava la classifica dei dischi più venduti, arrivando a sorpresa primo.


È la storia di un brano divenuto una sorta di inno generazionale di una gioventù che attraverso la musica cercava nuovi miti e nuovi riti da condividere, tra minigonne, capelli che si allungavano sempre di più e una voglia di vivere la vita senza condizionamenti e restrizioni. Molto prima del’68.

Ed è anche la storia di una cantante che andava controcorrente rispetto alle altre che affollavano la scena musicale di quegli anni, composta da ugole d’oro e signore della canzone, e non tanto perché aveva fatto la gavetta nelle balere emiliane, fucina e palestra di tanti artisti da sempre, dove suonava il basso insieme al suo gruppo, gli Amici, ma perché quando si esibiva con la sua carica vitale ed artistica, riusciva a rappresentare meglio di tutte quel vento di novità che molti sognavano e cercavano di praticare.

il 45 giri primo in classifica

Caterina Caselli era il beat coniugato al femminile, era la voce che stupiva più di tutti, era l’artista che si dimenava con le mani e le braccia a tempo di shake e lanciava messaggi rivoluzionari dal palco tradizionalista del festival: “ognuno ha diritto di vivere come può”. Una cosa incredibile e dal forte impatto, altro che amore che fa rima con cuore.

E pensare però, che la canzone ha una storia tutta sua, molto particolare, che fa capire come a volte, cambiando lo scenario, cioè protagonisti e modo d’esecuzione, possa cambiare tutto, compreso il significato originale del testo, decretandone così un successo imprevedibile al momento della ideazione.

“Nessuno mi può giudicare” infatti nacque su un’idea di Luciano Beretta per Adriano Celentano. Partendo da una frase musicale in cui è facile individuare una citazione del classico napoletano ‘Fenesta ca lucive’, realizzò insieme a Michi Del Prete un pezzo che doveva inserirsi nel filone “retrò” con cui Celentano aveva sfondato anche presso gli adulti, ossia tanghi alla Frankie Lane come ‘Grazie, prego, scusi’ o ‘Si è spento il sole’. Daniele Pace e Mario Panzeri con la collaborazione di Pilade, scrissero un testo in tema a quelle atmosfere e Celentano incise così il provino per il Festival.

Prima di presentarlo alla commissione però, il ripensamento. Celentano abbandona il tango e per Sanremo punta tutto sulla ballata folk “Il ragazzo della via Gluck” in cui crede di più. E la storia, anzi la musica cambia. Entra in scena la CGD della famiglia Sugar che decide di affidarlo alla giovane (20 anni) e sconosciuta al grande pubblico Caterina Caselli (due dischi alle spalle passati inosservati e una serie di esibizioni dal vivo fra cui il Piper), su cui punta molto e spera in un’affermazione. È un azzardo mandarla al festival, ma la mossa viene premiata.

Vergottini la trasforma in Casco d'oro

Caterina entra in scena con un’acconciatura bionda e a caschetto in stile Beatles ideata appositamente per lei, castana e con i capelli lunghi, dai celebri stilisti Vergottini di Milano e fa subito colpo, da quel momento si guadagnerà il soprannome di “Casco d’oro”. La canzone riarrangiata dal suo pianista Ivo Callegari è tutta un’altra cosa, la lentezza del tango è soppiantata dal ritmo frenetico e incalzante del beat di cui Caterina è un’interprete collaudata. La sua foga si sposa così perfettamente con la musica travolgente e il pubblico stropiccia gli occhi mentre i giovani esultano. È un trionfo.

L’impatto del brano è di quelli destinati a fare epoca. Tutti cantano “Nessuno mi può giudicare”, titolo che echeggia antagonismo e rabbia giovanile e che diviene anche un tormentone nel lessico quotidiano. Il testo poi che dal maschile è passato al femminile, trasforma ovviamente l’idea base della canzone. Adesso è una donna ad essere la traditrice consapevole, dimostrando di avere in mano il futuro della coppia potendo scegliere tra un partner e l’altro. In quella Italia che si affaccia timidamente alla rivoluzione dei costumi, la canzone ha un effetto notevole.

Arrivato secondo a quel Sanremo presentato da Mike Bongiorno, “Nessuno mi può giudicare” sfonda nelle vendite, sarà in testa nella classifica per nove settimane consecutive e verrà scalzato solo da “Michelle” dei Beatles. Alla fine dell’anno avrà venduto oltre un milione di 45 giri e sarà il sesto singolo più venduto di tutti, oscurando l’interpretazione di Gene Pitney, il cantante americano con la voce alla Dan Peterson e gli acuti in falsetto con cui la Caselli era in coppia.

Gene Pitney

Il 5 febbraio 1966, sessant'anni fa esatti grazie a questa canzone nasce un’artista con la “a” maiuscola, futura manager e talent scout dal grande fiuto ed esplode contemporaneamente un messaggio molto forte che entra nella storia della nostra musica pop. Una canzone che è ancora attuale in tutti i sensi. Non a caso, un esempio fra i tanti, nel luglio del 2000 il brano è stato l’inno del primo Gay Pride mondiale che si è svolto a Roma. E in questi giorni la Treccani ha dedicato una voce della sua enciclopedia proprio alla Caselli e al suo brano storico per festeggiare l'anniversario di quel successo.

venerdì 30 gennaio 2026

È una Lazio di rigore. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 a Massimo Di Cataldi - La Lazio ha vinto col Genoa. E meno male. Ma la vittoria è stata sofferta, avvenuta grazie a un rigore sul finale quando il pareggio sembrava cosa fatta. Sono tre punti importanti arrivati al centesimo minuto in un Olimpico vuoto che ha reso tutto più difficile. I pinguini presenti hanno reso più gelida l'impresa. Bravo Danilo che si è preso sulle spalle la responsabilita di tirare il penalty. Si va avanti. 

6+ a Lisasken dagli occhi blu-  si è salvato dal suo solito "cupio dissolvi" per il rigore che ha trovato e l'assist per l'olandese. Daje.

6+ a Liz Taylor - Si comincia ad ambientare. Come Mammucari da Zia Mara. Il gol lo esalta e lui giustamente esulta.

6+ a Pedro Pedro Pedro Pè - Il meglio di Santa Fè e Trigoria dal dischetto non perdona. E meno male.

6 a Prostamol - Gioca come un veterano anche se di partite ne ha fatte più a briscola che con l'Aquila sul petto. Il fatto è che in mezzo a tutto sto casino che è il mondo Lazio è cresciuto in fretta.

6 senti che musica coi Tavares - Ha il merito di aver movimentato la scena. Avete presente Malgioglio a Tale e quale? 

6- a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

6- a Dio vede e Provedel - Il miracolo l'aveva fatto su Vitinia nel primo tempo. Poi so arrivati Acilia e Dragona e s'è impicciato come chi va a Ostia la domenica sulla via del Mare.

5 e mezzo a Patrizia Pellegrini - Tanto fumo e un po' d'arrosto. Come Riccardo Rossi.

5 e mezzo a Gila il mondo gila - È il migliore. Pure a combinà casini però.

5 e mezzo a Di padre in figlio nonno compreso - Forse lo scrivano fiorentino l'ha buttato dentro perchè secondo le statistiche "ha sempre segnato all'esordio". Ma così non è stato. Provaci ancora Daniel Santacruz Ensamble (Soleado, 5 milioni di copie).

5 a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile. 

5 a Dele ctrl canc - S'è resettato.

5 a Basic Instinct - Miracolato dal triennale che ha rimediato dopo anni di anonimato per un paio di partite azzeccate, il chierichetto che studia da prete ha tirato i remi in barca e punta direttamente al soglio di Pietro.

5  a Rat Killer (l'ammazza sorci) -  Stendiamo un velo sulla sua prestazione, questo e quello che passa il convento basti dire che Castellano e Pipolo che pure non era un bomber si muoveva meglio. Si è salvato dal naufragio personale per aver ottenuto il rigore. Almeno questo. Sipario.

giovedì 29 gennaio 2026

Claudio Villa un francobollo per i 100 anni

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Un secolo di Claudio Villa e per commemorarlo ora c'è un francobollo. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy in occasione del centenario della nascita del grande artista, ha emesso un francobollo per rendere un omaggio a una delle voci più amate dal nostro Paese.

Il Reuccio della canzone italiana, come era stato ribattezzato da Corrado, era nato a Roma, a Trastevere, in via della Lungara, il 1 gennaio 1926, e per anni ha rappresentato il cosidetto "bel canto" all'italiana nel mondo oltre aver incarnato l’anima melodica del Bel paese.

Con oltre 45 milioni di dischi venduti, 4 vittorie al Festival di Sanremo e una carriera che ha attraversato cinema, radio e televisione, la sua voce potente e inconfondibile ha fatto da colonna sonora a generazioni intere. 

Una voce tenorile che spaziava dalla musica leggera alla canzone napoletana fino agli stornelli della tradizione romana. Celebri le sue interpretazioni di "Granada", "O sole mio", "Un amore così grande" e "Non ti scordar di me" entrate nell'immaginario collettivo come masssima espressione di esibizione artistica.

Il francobollo disponibile negli uffici postali e nei negozi di filatelia, va incontro al desiderio e alle sollecitazioni dei tanti ammiratori che non hanno dimenticato l'artista e le sue canzoni intramontabili.

Sono stati infatti i suoi fan, a farsi parte diligente per questo riconoscimento, in particolare Anna Biagiotti, presidente del gruppo ‘A grande richiesta: tutto Claudio Villa’, che già in passato era stata artefice di diversi eventi per ricordare il cantante.

È stata lei a promuovere e spingere l'iniziativa filatelica a tutti i livelli, con richieste ufficiali, mail e telefonate varie in modo che il sogno e la richiesta di molti diventasse realtà.

Quel piccolo rettangolo di carta diventa così un simbolo concreto di un tributo dovuto a un grande persinaggio del nostro Novecento, una testimonianza che viaggia per il mondo e che racchiude una voce unica e una stagione della nostra musica che ancora oggi provoca emozioni.

Dedicare un francobollo a Claudio Villa non significa solo volgere lo sguardo al passato. È un modo per riflettere su cosa rappresentava la musica come collante sociale, come linguaggio comune capace di unire generazioni e territori.

In un’epoca dove la velocità e l'usa e getta sono i totem su cui ruota tutto, questo omaggio ricorda un’Italia che sapeva fermarsi ad ascoltare, cantare insieme e riconoscersi in una sola voce.

La vignetta del francobollo presenta un ritratto dell'artista eseguito dalla disegnatrice Tiziana Trinca, che raffigura il cantante durante una performance musicale e riporta in basso sulla destra la sua firma olografa. 



 



sabato 24 gennaio 2026

Lazio che barba che noia. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Dio vede e Provedel - La Lazio ha pareggiato a Lecce una partita da noia mortale. Come avrebbe detto Sandra Mondaini, che barba che noia.  Con un primo tempo senza aver mai tirato nella porta avversaria e un secondo vivace come una tartaruga in catalessi. La mancanza di giocatori di qualità abbinata alla paura di sbagliare ha creato una prestazione imbarazzante dei sopravvissuti alle squalifiche e agli infortuni. Si salvano in pochi, tra questi il portierone che c'ha messo qualche pezza provvidenziale. Ma vedrete, venderanno pure lui...

6+ a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - È finita così senza un vero perchè, cantava Bobby Solo, già non si capisce perché ad altri il contratto l'hanno prolungato e a lui no. Ma così è e il difensore saluta e se ne va. Chi ci ha rimesso lo scopriremo a breve. 

6 a Prostamol - È il più giovane ma si batte come un veterano. Sapete petchè? Giocando con questi compagni di merende è invecchiato de botto.

6 a Gila il mondo gila - Immotivata la sua sostituzione, non era lui che doveva andare a casetta. Ma ormai la Lazio è tutto un quiz come cantava Renzo Arbore.

6- a Dele ctrl canc alt - Qualcosa in più rispetto gli altri. Qualcosa proprio.

5 e mezzo a Lazzari alzati e cammina - T'ho detto arzate, a cornuto arzate, cit. Mario Brega.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Senza le trecce lo stesso non sei tu. Manco a Sanremo giovani.

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Nella 0 della casella dei tiri in porta del primo tempo c'è anche la sua firma. Ha messo però un bell'8 nei falli subiti.

5 e mezzo a Miei cari amici Vecino e lontani - Salvatore della patria in più di un'occasione è rimasto coinvolto nella pochezza generale. Come Luca Abete nella nuova disastrosa Striscia la notizia.

5+ a Liz Taylor - Eppur si muove, come disse Galileo Galilei. Ma niente più.

5 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Chi l'ha visto? Speciale mercoledì prossimo nella trasmissione della Sciarellli sulla sua sparizione dal campo.

5 a Rosanna Cancellieri - Tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Barbareschi?

5 a Basic Instinct - Un altro miracolato. Lui e Lourdes stanno a mezzi. Un paio di partite azzeccate e tre anni di contratto. Boh. L'affare de Maria cazzetta si dice a Rona, ma questi che ne sanno di Roma nostra. L'ultima partita l'aveva giocata a Lecce nel 2023 prima dell'epurazione. È tornato a Lecce ma è rimasto nello spogliatoio.

5 a Somarusic - So più i casini che combina che le cose buone. Come Pierluigi Diaco a Bella mà. Ma che je frega, tre anni de contratto li ha rimediati. Stiamo a posto. Come Diaco. 

4 a Dio perdona pure Dia - La Lazio sui suoi social lo ha salutato come Campione della Coppa d'Africa col Senegal. Ma non ha precisato che il torneo che aveva disputato era riferito alle bocce. Lui faceva il boccino, immobile in mezzo al campo mentre gli altri giocavano e tiravano. E anche con noi ha confermato di essere una palla al piede dei compagni di merende che già di loro so' scarsi e con lui peggiorano per emulazione. Ha fatto rimpiangere pure quel tagliabosco di Nina Muriqui. E qui il sipario è definitivo.

lunedì 19 gennaio 2026

Lazio, ma Como se fa...Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6 a Dio vede e Provedel - Una Lazio inguardabile e senza un minimo di amor proprio ha rimediato una sonora sconfitta da un arrembante Como. Tre gol all"Olimpico sanno di disfatta e soprattutto di bocciatura a un progetto che non è mai decollato prima nè dopo con le cessioni pesanti rimpiazzate da prospetti acerbi e seghe internazionali. Questa Lazio del resto è mediocre, come squadra e come società perciò c'è poco da dire. E da da questo harakiri non si salva nessuno, nessuno tranne il portiere. Un paradosso certo, ma è anche vero che con un paio di parate e il rigore ha limitato il passivo. E questo è un merito.

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. ma l'abat jour che porta sulla capoccia non si è accesa. E siamo rimasti al buio.

5 e mezzo Lazzari alzati e cammina - ma se non riesci a crossa è come se fossi Enrico Toti. Almeno lui la stampella jel'ha tirata agli austriaci.

5 e mezzo a Rovella per chi non si accontenta - Non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi. Altrimenti si sarebbe chiamato Silvan.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non segna più. Ma la cosa grave e che non tira più. Si è avvitato su se stesso come tutta la squadra. Sic.

5 a Gila il mondo gila e Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Colpiti e affondati nel naufragio generale. Con tre picchi in casa pure Facchetti e Burgnich della grande Inter sarebbero stati travolti, figurarsi loro che non lo sono. Chiedere ai superstiti del Titanic come hanno fatto a salvarsi.

5 a Patrizia Pellegrini - C'era una volta. Come Giorgio Mastrota che non pubblicizza più manco le pentole.

5- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Nè carne nè pesce. Nè.

5- a Liz Taylor - Ha i piedi buoni. Buoni per provocare un rigore.

5- a Massimo Di Cataldi - Neanche il compitino. Nulla e niente più. Avete presente Barbareschi?

4 e mezzo a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo: inutile.

4 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Ha fatto rimpiangere Castellano e Pipolo e addirittura Nina Muriqui. E ho detto tutto.

4 a Somarusic - È tornato più bello e più superbo che pria, come avrebbe detto il grande Ettore Petrolini. Ovvero un boscaiolo applicato al calcio senza averne le basi. Sono anni che è così, lo sanno pure i bambini che sono cresciuti con le sue cappellate difensive e con i relativi incubi che hanno minato la loro infanzia. Ma la dirigenza non se ne preoccupa, tanto d'avergli prolungato il contratto per tre anni E lui giustamente festeggia favorendo il primo gol dei lariani. Grandissimo. Per loro. Sipario.


Auguri Mina, sei grande grande grande

 di FRANCESCO TRONCARELLI Unica. Come si può definire la più grande cantante italiana di sempre se non unica? Mina è unica perché è Mina, l...