giovedì 28 agosto 2025

C'era una volta il calcio d'agosto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

C'erano una volta le amichevoli di precampionato. Feste per i tifosi in un clima vacanziero con 35 gradi all'ombra della pineta. Momento atteso con trepidazione perché era l'anteprima del calcio vero.

Il campionato iniziava a fine settembre a volte anche a ottobre, agosto perciò era solo mare, vacanza, bikini sgambati per le ragazze, Port Cross col gancio per i giovanotti e 500 in fuga per le consolari alla ricerca della spiaggia migliore perche il calcio era solo chiacchiere sotto l'ombrellone.

E partite sulla sabbia col Supersantos quando caliente el sol e la gente se ne andava, fra squadre improvvisate, ovvero scapoli contro ammogliati, Belsito sud contro Belsito nord e i bagnini muti in attesa della fine. 

Anni felici, in bianco e nero ma che facevano sognare a colori anche se non c'era nulla di particolare, non  esisteva neanche il telefonino croce e delizia di questi anni frenetici ma solo il telefono a gettone per chiamare casa dal campeggio.

il telefono a gettoni

L'esatto contrario di oggi in cui c'è tutto e pure il calcio con il torneo iniziato subito dopo ferragosto, una disgrazia che costringe i tifosi a togliere i piedi a mollo e correre allo stadio, parcheggiare a chilometri di distanza e sudare poi in tribuna senza la bottiglietta d'acqua stoppata all'ingresso dagli steward.

Nella calda estate del 70 invece, a fine agosto, nello stadio della Stella Polare di Ostia, si assisteva in tranquillità alla partita perchè la Lazio incontrava i dilettanti del Fregene. Portavi l'acqua fresca che sgorgava dalla fontanella sul lungomare  e, volendo, pure qualche fiasco di vino.

Una rimpatriata in biancoceleste per grandi e piccini con la paletta e il secchiello appresso, che suscitava euforia e tanta allegria e no incavolature come succede adesso per i risultati che non arrivano e le cappellate che lorsignori combinano in campo.

il trampolino del Kursaal simbolo di Ostia

I tifosi arrivavano dagli stabilimenti vicini, Plinius, Nuova Pineta, Pinetina, Kursaal, Mediterraneo e Marechiaro, lasciavano le sdraio e i pattini (i lettini e pedalò non esistevano), le bocce, le piastrelle e le biglie di plastica con le immagini dei ciclisti per giocare sulla sabbia al Giro d'Italia e si piazzavano sulle tribune.

C'era una volta Giorgio Chinaglia non ancora grido di battaglia ma già Long John, goleador irresistibile e idolo della gente, c'erano una volta il piede sinistro di Dio Arrigo Dolso, Peppiniello Massa e il capitano senza macchia e senza paura Ferruccio Mazzola.

Come prendevano palla, la gente applaudiva, come driblavano un avversario, i bambini strillavano e i nonni col cappello di carta in testa per ripararsi dal sole implacabile, esultavano felici. 

le biglie coi ciclisti

Tra entusiasmo alle stelle e abbronzature da muratore in canotta, l'incontro finì 13 a 0, segnarono un po' tutti, Chinaglia fu portato in trionfo a Wilson offrirono il cocomero a Dolso lo baciarono tutte. 

I selfie non esistevano ma qualcuno previdente e in anticipo sui tempi c'era sempre, pronto a scattare foto ricordo col beniamino di turno con la Polaroid, immagini che il tempo ha sbiadito inesorabilmente.

C'erano una volta le amichevoli precampionato, la maglia all'inglese della Umbro e le abbronzature da muratore con la canotta, c'era una volta un calcio a misura d'uomo e non di sponsor e una felicità fatta di niente. Ma non se ne rendeva conto nessuno...

Tutto esaurito allo Stella Polare

Per la cronaca e soprattutto per curiosità ecco il tabellino dell'amichevole:

FREGENE: Portoghese (26’ Rossi e 46’ Moriggi), Pagani (46’ Levroni), Zoppi (46’ Federici), Cesarini, Loreti, Ruffon, Manzia (46’ Lollini), Pizzichini, Ciolli, Cerioli (46’ Miotto), Soddu.

LAZIO: Di Vincenzo, Wilson (63’ Nanni), Facco (46’ Legnaro), Governato (66’ Andreuzza), Polentes, Marchesi (70’ Fortunato), Massa, Mazzola, Chinaglia, Manservisi (59’ Morrone), Dolso. All. Lorenzo

Marcatori: 1’ Massa, 7’ Mazzola, 8’ Chinaglia, 18’ Manservisi, 29’ Massa, 30’ Chinaglia, 44’ Mazzola, 49’ Chinaglia, 56’ Dolso, 60’ Mazzola, 61’ Massa, 80’ Dolso, 81’ Massa


domenica 24 agosto 2025

Lazio, Como va? Male. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Prostamol - Una cosa è sicura, ci sarà da soffrire. La Lazio è sempre la stessa, con gli stessi giocatori, ma è cambiata nel manico che però, da quanto si è visto, non ha prodotto risultati eclatanti o quanto meno positivi. Dice ma c'era il rigore sul Taty, beh a parte il fatto che nessuno ha reclamato (ulteriore indice di una squadra scollata) resta la triste realtà che i Sarri boys sono apparsi in grave ritardo di forma e mentalità. Tra i pochi a salvarsi dalla prima sconfitta nella prima partita della stagione, il sellerone biondo che ha dato il fritto da veterano. Ma una rondine non fa primavera...

6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria non ti può salvare sempre. Anche lui ha i suoi tempi. Certo che è tosta avere un solo giocatore di qualità in squadra, un superman fra tante seghe.. Ma so sempre 38 anni.

6 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancoceleste era arrivata sul primo binario di Como. Ma poi il capostazione l'ha deviata sul binario morto.

5 e mezzo a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965)  - Eppure era partito bene, come Amadeus quando era in Rai ma è finito male come Amadeus quando è passato al 9.

5 e mezzo a Castellano e Pipolo - Ha preso più palloni Fabregas (raccattapalle vero) che lui. Lento e macchinoso come un pachiderma, ha illuso tutti come Silvan col gol in fuorigioco. Sim sala bin.

5+ a Guendo è bello esse laziali - Ma se se perde all'esordio è un rodimento vero.

5+'a Rovella per chi non si accontenta - Auguri per la piccola appena nata. La partita? Perché è entrato? 

5 a Dio vede e Provedel - È partito in quarta è finito in folle. Avete presente Fedez?

5 a Rossana Cancellieri - L'uomo in più, per Sarri, di una Lazio in meno. Della serie tanto rumore per nulla.

5 a Massimo Di Cataldi - Gli anni passano ma è rimasto al solito compitino della quinta elementare. Non crescerà mai. Come Jovanotti.

5 a Benigno Zaccagnini - Sì è avvitato su se stesso. Come Massimo Giletti.

5 a Patrizia Pellegrini - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile.

5 a Somarusic - Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? Battisti la sapeva lunga.

5- a Dele ctrl canc alt - Mamma mia,  che ce famo co' questo?  Imbarazzante come la Guaccero a Techetechetè.

5- a Lazzari alzati e cammina - Nè carne nè pesce. Un cetriolo. Ma gli ortolani purtroppo siamo noi. Sipario.

è cominciata ridendo...


sabato 23 agosto 2025

Rita Pavone 80 anni cantando

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Una nuvola di capelli rossi, le lentiggini sul volto, due occhioni da cerbiatto e tanta grinta da vendere, così Rita Pavone esplose nel mondo dello Spettacolo nei favolosi anni Sessanta diventando uno degli artisti più amati di sempre. 

Oggi Pel di carota raggiunge un traguardo importante, compie 80 anni, 80 anni in musica e di musica, 80 anni cantando con quella voce potente da soprano e al tempo stesso melodiosa che l'ha resa celebre in tutto il mondo.

Una carriera incredibile la sua, iniziata dalla gavetta e che successo dopo successo l'ha portata ad esibirsi in tutti i palcoscenici più prestigiosi di ogni continente, l'unica italiana ad essere stata invitata per ben 5 volte al mitico Ed Sullivan Show che ad ogni trasmissione paralizzava l'America intera davanti il televisore.

Rita con Ed Sullivan

"Sono fiera di me stessa, sono arrivata sino a qui da autodidatta -   ha raccontato Rita- dopo la quinta elementare sono andata a lavorare in una camiceria, ho studiato da sola, ho cercato di capire come andava la vita. E pensare che quando ero molto giovane, alle prime interviste facevo rispondere Teddy Reno perché avevo paura di dire castronerie...".

Aveva 17 anni appena compiuti quando vinse nel 1962, la prima edizione della Festa degli sconosciuti di Ariccia che le procurò subito il primo contratto discografico con la Rca. Di lì a poco il primo disco, La Partita di Pallone, non c'era neanche la foto sulla copertina ma fu ugualmente boom.

Fu chiamata così da debuttante ad Alta Pressione condotto da Walter Chiari e Renata Mauro sulla neonata Rai2 insieme a un altro ragazzino terribile, quel Gianni Morandi da Monghidoro che sarebbe diventato anche lui un numero uno per il pubblico giovanile. 

Rita e Gianni

Già animale da palcoscenico nonostante la giovane età fu  chiamata poi da Antonello Falqui a partecipare e condurre programmi entrati nella storia della tv che tutta l'Italia seguiva il sabato sera, show come Studio Uno di Mina e soprattutto Stasera Rita che la leggittimò come artista completa.

Simpatica, vulcanica, irresistibile la ragazzina di Torino che incantava tutti iniziò a inanellare una serie di brani strepitosi che scalavano subito le classiche, 45 giri come Alla mia età, Sul cucuzzolo, Come te non c'è nessuno, Il ballo del mattone, Datemi un martello, il Geghegè, Non è facile avere 18 anni e la meravigliosa Cuore, divenuta la sua signature song, il cavallo di battaglia, il marchio di fabbrica di una grande artista.

Nel 1964 ecco Il giornalino di Gian Burrasca tratto dal romanzo per ragazzi di Vamba e diretto da Lina Wertmüller, con musiche di Nino Rota orchestrate da Luis Bacalov e quella sigla, Viva la pappa col pomodoro, che divenne un hit internazionale. 

Il più grande successo 

E poi i musicarelli con Totò, Giancarlo Giannini. Giulietta Masina, la vittoria nel 1967 al Cantagiro con Questo nostro amore, i film Little Rita nel West con Lucio Dalla e la Feldmarescialla con Terence Hill.

Fondamentale il rapporto con Teddy Reno, patron della Festa degli sconosciuti, che divenne suo pigmalione che sposò nel 68 in Svizzera, tra le polemiche per la notevole differenza d'età (19 anni) e per il fatto che all'epoca Reno era già sposato civilmente con Vania Protti, dalla quale aveva avuto un figlio.

Con Teddy Rita ha avuto due figli, Alessandro (1969) e Giorgio (1974): "L'incontro con Teddy ha cambiato la mia vita ha dichiarato la cantante -, Siamo sposati da 57 anni viviamo per noi e per i nostri figli, non potevo aspettarmi niente di meglio".

Teddy e Rita

Rita ha sempre continuato la sua attività artistica anche dopo il lungo boom degli esordi e se pur lontana dai riflettori della tv che danno quella visibilità che sembra fondamentale ma in realtà non lo è.

Ha mantenuto la barra dritta dopo l'avvento dei Cantautori che avevano rivoluzionato i gusti del pubblico, incidendo dischi, avviando tournée e tenendo concerti, restando sempre se stessa.

Una donna di carattere che ha superato brillantemente l'operazione al cuore nel 2005 che l'aveva fermata, sembrava, per sempre. Del resto il suo motto è sempre lo stesso, alzare l'asticella e guardare avanti, senza autotune e intelligenza artificiale, ovviamente circondata dagli affetti più cari. Auguri Pel di carota!  





giovedì 21 agosto 2025

Chinaglia in copertina

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

È una chicca. Il "mondo" che ruota intorno a Giorgio Chinaglia non finisce mai di stupire. A distanza di anni e senza soluzione di continuità, come un coniglio dal cilindro di un prestigiatore, escono fuori sorprese e inedite  testimonianze.

Ad arricchire le memorabilia che riguardano Long John ecco ora l'originale della copertina per la rivista Il Monello n.45 del 1972,  realizzata dall'illustratore Walter Molino.

Raffigura l'immagine di Giorgio in azione, una posa plastica e in movimento che "fotografa" appieno la grinta del calciatore laziale più amato di sempre. Non a caso idealizzato come "grido di battaglia" dalla gente laziale.

Un vero e proprio esercizio di virtuosismo da parte di Walter Molino, illustratore e pittore famoso in tutto il mondo che, fra i tanti lavori ed opere realizzate, disegnò per trent'anni le copertine della Domenica del Corriere.

Fotonotizie col pennello e le matite che mettevano in primo piano l'argomento del giorno e che catturavano l'interesse dei lettori. Una su tutte entrata nella storia del giornalismo in occasione della morte di Coppi: il Campionissimo del ciclismo saluta il pubblico e il suo passaggio sulla terra.

Un campione dell'illustrazione per un campione del calcio quindi, un connubio fra due numeri uno che alla resa dei conti si rivela esplosivo per il risultato e che regala emozioni forti. Proprio perché ottenuto con un disegno.

La copertina del Monello è caratterizzata così da un grande dinamismo nella posa del calciatore e gli sfondi e i colori sono vividi e decisi, quasi fanno emergere un contrasto tra l'energia di Long John e il contesto. 

Il tratto di Molino è preciso, ma anche fluido, e riesce a trasmettere a chi guarda un senso di movimento che sarà proprio l'elemento caratteristico delle sue copertine e quel "CHINAGLIA CARICAA!!" è la sintesi del tutto






martedì 19 agosto 2025

Quel provino di Baudo alla Rai

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Il più grande di tutti. Presentatore senza pari ma anche one man show capace di cantare, suonare e recitare come spalla a fianco di attori e dive fra i più conosciuti e personaggi dello Spettacolo internazionale.

Questo è stato Pippo Baudo. Un artista nel vero senso della parola capace di cambiare il suo ruolo sul palco o davanti una telecamera in considerazione di situazioni, sketch e avvenimenti.

Ma non è stato sempre così. Ci sono voluti anni perchè Baudo Giuseppe da Militello in Val di Catania divenisse Pippo Baudo l'uomo che ha ridisegnato la televisione a sua immagine e somiglianza.

In questo contesto di chiara fama desta curiosità l'esito del provino che lo sconosciuto laureato in legge siciliano con la passione per la musica, sostenne nell'aprile 1960 presso gli studi Rai di Milano.

"Baudo Giuseppe di anni 24

Fantasista

Buona presenza 

Buon video

Discreto nel canto

Suona discretamente il pianoforte

N.B Può essere utilizzato per programmi minori".

Questo il giudizio di Antonello Falqui e Lino Procacci, due registi e autori che hanno fatto la storia dell'Ente di stato con programmi come il Musichiere, Canzonissima, Studio Uno, Campanile sera e Chissà chi lo sa?.

Nella ventina di minuti di audizione i due esperti che vagliavano gli aspiranti a un posto al sole stilano in poche righe, come si usava in questi esami, quello che hanno visto e intravisto nel pennellone venuto dalla Sicilia.

Pippo Baudo entra in Rai

Qualcuno a una prima lettura della loro valutazione, ha colto un giudizio negativo da parte degli esaminatori e addirittura una clamorosa mancanza di fiuto. Quasi una bocciatura.

Una sensazione dovuta alla immensa storia che Baudo ha costruito in televisione. Certo. Ma dopo quel provino. Falqui che tra l'altro ha contribuito a fare diventare Mina un mito e il sodale Procacci che con Luciano Rispoli si occupava proprio di debuttanti con quelle poche parole lo avevano promosso.

La chiave interpretava è tutta in quel N. B. in cui lo segnalano per programmi minori. Come dire, è bravo, disinvolto, si sa muovere perciò può iniziare dalla gavetta per costruire la sua carriera.

Questa interpretazione peraltro me la confermò lo stesso Baudo tra un aneddoto e l'altro quando lo ebbi ospite a Radio Italia Anni 60 nel programma che conducevo con Simone Conte e Luca Mecaccioni con la regia di Chiara Proietti. 

Baudo a Settevoci con l'applausometro

Baudo poteva fare TV ma era pur sempre un esordiente e un debuttante privo di esperienza sul campo e solo con spettacoli tra il varietà e il teatro serio con l'amico Tuccio Musumeci alle spalle con trecento persone ad ascoltarlo. Qui si trattava di milioni di spettatori sulle spalle di un ventiquattrenne.

Alla prima occasione perciò in linea con la sua preparazione, Pippo venne chiamato. A lui che era laureato in Diritto del lavoro, fu affidata un'inchiesta sui nostri emigranti, sulle loro condizioni di vita all'estero, in Africa come nelle casette vicino le miniere in Belgio. Intervistò anche il padre di Adamo il cantante de La Notte, che era emigrato in Belgio con la famiglia. Uno scoop per un novellino.

Seguirono le presentazioni di concorsi di bellezza e manifestazioni musicali come la Conchiglia d'oro, il festival di Napoli, Primo piano, Un disco per l'estate tutte prove rouscite che costruirono tassello dopo tassello, programma dopo programma la sua popolarità e carriera sino al boom di Settevoci.

Format inventato da lui che in anticipo sui tempi metteva in competizione come in un talent cantanti secondo i gusti del pibbluco in studio rilevati da un Applausometro. E tutti quelli che dopo saranno dei nomi passano in quegli anni da lui: Massimo Ranieri, Al Bano, Marisa Sannia, Orietta Berti, Mario Tessuto, Franco IV e Franco I.

Pippo interrompe Armstrong al festival

Ci siamo. Ora Pippo Baudo è pronto a diventare veramente Pippo Baudo e lo dimostra quando la Rai gli affida le redini di Sanremo 1968, un Festival in salita già in partenza perchè successivo a quello della morte di Luigi Tenco.

E lui lo domina con eleganza e classe da vendere e soprattutto prontezza d'esecuzione e riflessi come l'episodio della interruzione dell'esibizione di Louis Armstrong confetma: il trombettista non conoscendo le dinamiche festivaliere stava trasformando l'interpretazione di Mi va di cantare in una jamsession di oltre 8 minuti

L'apoteosi la serata finale quando proclama il grande Sergio Endigo vincitore della kermesse insieme al brasiliano Roberto Carlos con Canzone per te. Lui è felice sul palco con loro, bersagliato dai flash dei fotografi e sommerso dagli applausi dei presenti nella sala delle feste del Casinò. 

Sono passati otto anni da quel provino, da esordiente in panchina della televisione italiana è diventato rete dopo rete, campione d'Italia nella serie A di Mamma Rai. È diventato veramente Pippo Baudo quello che poi abbiamo applaudito tutti.

Pippo vince Sanremo 1968



domenica 17 agosto 2025

Addio Pippo Baudo

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Era l'ultimo dei grandi, l'ultimo di quel ristretto numero di professionisti che partiti dalla gavetta avevano scalato tutti gli scalini del successo per arrivare in cima diventando così dei mumeri uno.

Artisti come lui Corrado, Mike, Raimondo, personaggi mitici che  hanno segnato la nostra cultura, la nascita della Televisione e la crescita del Bel paese. 

Pippo Baudo era la televisione perché da Settevoci in poi aveva confezionato una serie di programmi (Canzonissima, Domenica in, Fantastico) in cui si era occupato di tutto per regalare al pubblico emozioni e divertimento..

Tredici edizioni di Sanremo come direttore artistico e presentatore entrate nella storia del pop per il lancio di nuovi artisti e di canzoni indimenticabili sono numeri che nessuno ha eguagliato nella qualità e quantità. 

Ti ho inventato io diceva con orgoglio a tutti quelli che erano riusciti a trovare un posto al sole nel mondo dello spettacolo. Ed era vero perchè li aveva tirati fuori dal cilindro dell'anonimato proprio lui. 

Accentratore ma attento ai suggerimenti dei suoi collaboratori, Pippo sapeva suonare il piano e capiva di musica e questo gli permetteva di capire subito chi funzionava e chi si arrangiava. 

Lo avevo conosciuto e intervistato ai miei inizi da giovane giornalista, da ultimo arrivato, ma lui mi accolse come se ci conoscessimo da sempre. E fu una chiacchierata indimenticabile.

Laureato in legge per far contento il padre avvocato siciliano tutto d'un pezzo, Baudo era un uomo intelligente e colto, affabile e dal fiuto infallibile. 

Era Pippo Baudo il piu grande, la televisione in persona, lo spettacolo quello vero. Sapevo che stava male e che aveva delle difficoltà, ma c'era, era lì. come un totem a cui aggrapparsi in attesa di tempi migliori per la Tv.

Ora che non c'è più si sente la sua mancanza terribilmente perchè finisce un mondo. Fatto di buongusto, eleganza e competenza. Solo Pippo Baudo poteva morire in prima serata il sabato sera, un'uscita di scena da applausi. Grandissimo Pippo l'Italia ti ha voluto bene e ora ti piange...



martedì 29 luglio 2025

Addio Livio Macchia dei Camaleonti

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Applausi di gente intorno a me

Applausi, tu sola non ci sei

Ma dove sei?

Chissà dove sei tu

Perché cantare? (Canta, canta ancora)

Cantare, ma perché? (Canta)

Se l'amore non c'è...


Se n'è andato in punta di piedi Livio Macchia, il bassista baffuto dei Camaleonti, una figura iconica del Beat italiano.

Aveva 82 anni e fino all'ultimo si era esibito col suo gruppo in un applaudito concerto di piazza. Era pugliese ma a Milano aveva trovato la sua dimensione per diventare un musicista.

Ha trascorso una vita sul palco, da quando a metà degli anni Sessanta si unì a Tonino Cripezzi, Riki Maiocchi, Paolo De Ceglie e Gerry Manzoli per fondare i Camaleonti nel mitico locale Santa Tecla dove si erano conosciuti.

Un nome particolare, scelto perché erano capaci di cambiare pelle  suonando di tutto, qualsiasi genere musicale.

Ma loro amavano soprattutto il Beat, il genere che stava conquistando il mondo sulla scia della rivoluzione portata avanti dai Beatles.

Era il tempo dei Capelloni e dei complessi, come venivano chiamate le band che entusiasmavano la gioventù del Bel paese nelle discoteche.

Sha la la la il primo di una interminabile scia di successi come Chiedi chiedi, Mamma mia che Mogol e Battisti scrissero per loro o Applausi che Livio cantava rubando la scena a Tonino, il frontman del gruppo.

E ancora Io per lei con cui vinsero il Festivalbar, Eternità in coppia con la Vanoni a Sanremo che scalò le classiche come Viso d'angelo che trionfò al Disco per l'estate.

30 milioni di dischi in oltre 60 anni di carriera e tanta considerazione da parte del pubblico e della critica per il loro pop di qualità, mai banale e sempre coinvolgente.

Livio con gli anni era diventato il leader del gruppo, il depositario di quel sound e di quella esperienza meravigliosa che aveva accompagnato generazioni su generazioni.

Difendendo con tutte le sue forze l'originalità dei Camaleonti che lui peraltro aveva creato da tentativi di imitazione e polemiche pretestuose.

Ora ha concluso il suo cammino ma i brani che ha lanciato insieme agli altri capelloni che hanno condiviso con lui una storia indimenticabile, resteranno per sempre nella memoria di tutti. 

Canta, canta ancora...diceva Applausi,  la sua canzone, canta ancora Livio, con Tonino il tuo amico di sempre che ritroverai lassù. Gli Applausi ora sono tutti per per te....




domenica 20 luglio 2025

Aridatece Techetechetè

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

È stata una sofferenza, un colpo basso che ha spazzato via certezze e affievolito passioni, un'avventura che per fortuna non avrà un seguito, che ha scombussolato il piacere di godersi in santa pace all'ora di cena quello che è stato definito "il miglior programma dell"estate".

Techetechetè torna alle origini, a sketch e canzoni riproposte senza soluzione di continuità e con un ritmo incalzante come è sempre stato e come avrebbe dovuto essere.  E soprattutto senza tante chiacchiere inutili che allungano il brodo.

Sì, rivedremo le scenette memorabili che hanno fatto la storia della Tv e che erano state messe all'indice, che erano sparite dalla riedizione mediatica. E anche se viste e riviste sembreranno nuove, tanta è la gioia per l'incubo che è terminato.

Sandra guarda languida Armando Francioli e gli fa piedino sotto il tavolo sulle note di "E io fra di voi" cantata da Aznavour mentre Raimondo è smarrito per quel menage a trois che sta nascendo. 

grandissimi

Aldo Fabrizi, Bice Valori, Ave Ninchi e Paolo Panelli elegantissimi e tirati a lucido ballano con mosse goffe ma irresistibili sulle note del tormentone degli anni 70 "Neanderthal man", nella sigla di Speciale per noi. Bentornati ragazzi.

"Aridatece Techetechetè" il grido lanciato dai social in rivolta e da chi per lavoro si occupa di critica televisiva. Una sollevazione popolare che ha sortito i suoi effetti. Un coro unanime che la dice lunga su come sia stato recepito il nuovo corso della trasmissione che gli ascolti hanno sonoramente bocciato.

Avevano trasformato il Juke-Box dei ricordi in un one man show, anzi in un one woman show di Bianca Guaccero in cui l'arrembante personaggio parla, straparla, ammicca verso il pubblico in cerca di complicità, sorride senza motivo e addirittura rifà il verso agli artisti proposti o imitandoli o dando la sua versione della canzone proposta. Neanche fosse una star acclamata e di lungo corso come la Goggi.

One woman show

Un protagonismo autoreferenziale e fuori luogo che non c'entra nulla col Techetechetè normale e applaudito da tutti. Quello che da quando venne lanciato da Michele Bovi ha sempre ottenuto consensi bipartizan e ascolti record.

Show "impreziosito" dalla presenza  di tal Dj Giovanni che metteva il braccetto sul 45 giri con il  piatto del giradischi immobile, sì non girava (ma il regista non se ne era mai accorto di questa buffonata?) e che nessuno sa da dove sia spuntato fuori e a quale titolo sia stato piazzato lì.

Techetechetè era un programma brioso e a tutto ritmo a costo zero. Quello visto in questi giorni è stato una lagna, pesante, lenta e "inguardabile" secondo uno dei giudizi più teneri che si possono recuperare sui social. 

Praticamente avevano abbandonato l'usato sicuro a favore del nuovo che avanza e che come è noto non è sempre sinonimo di miglioramento. Anzi.

la televisione

E tra l'altro non più a costo zero. Bastava dare un'occhiata alla fine del programma quando appare l'elenco di quelli che hanno collaborato alla sua messa in onda per capirlo, è un esercito. 

Dice ma la mossa di spostare  Techetechetè Top Ten (questo il nome della nuova versione criticata da tutti) dalla domenica, giorno a cui era destinato inizialmente, a tutta la settimana facendolo così diventare quotidiano è stata strategica.

Fatta per contrastare la discesa in campo di Gerry Scotti con La ruota della fortuna. Ah ah ah. Come se zio Gerry potesse temere qualcosa da Bianca Guaccero e le sue performance e da Dj Giovanni (Dj Giovanni!) che mette dischi con il giradischi che non funziona. E infatti ha vinto sempre la sfida. 

C'era una volta Techetechetè gallina dalle uova d'oro della Rai, poi lo hanno cambiato e hanno combinato una frittata. Pure indigesta. Chi ha tirato le fila del tutto però lo ha capito e stasera l'esperimento che sarebbe dovuto andare avanti se le cose andavano bene, termina. La ricreazione è finita. 

giovedì 17 luglio 2025

Addio Connie Francis

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Con una diretta sui social il 9 giugno era stata premiata per il successo su Tiktok di "Pretty little baby" uno dei suoi storici cavalli di battaglia.

Una soddisfazione enorme per Connie Francis sapere che quel brano che aveva lanciato nel 1962 era (è) tornato d'attualità per essere stato utilizzato in 17 milioni di video, totalizzando più di 27 miliardi di visualizzazioni globali sull'app.

Una grandissima soddisfazione per una grandissima artista, l'ultima di una vita ricca di trionfii, premi e riconoscimenti vari prima che ci lasciasse in punta di piedi con 87 primavere sulle spalle.

A dare la notizia subito rilanciata dai siti americani, il suo manager Ron Roberts e tra i primi a dolersi per la sua scomparsa, l'intramontabile Neil Sedaka che deve proprio alla Francis l'avvio della sua carriera grazie al boom di "Stupid Cupid" (in Italia proposta da Peppino di Capri) che aveva scritto per lei.

 

Connie Francis, pseudonimo di Concetta Rosa Maria Franconero nata a Newark,nel New Yersey il 12 dicembre 1937 è ampiamente riconosciuta come la "Prima Regina del Rock & Roll" avendo venduto più di 100 milioni di dischi.

Fu la prima donna nella storia del pop a stelle e strisce a raggiungere il numero 1 nella classifica del Billboard Hot 100, con 53 hit certificate nel corso della sua carriera.

Nata in una famiglia di origine italiana (cattolica per parte di padre irpino, ebrea per parte di madre calabrese), la giovane Concetta imparò l'italiano e lo yiddish in parallelo all'inglese, sua lingua madre.

Tanti i suoi brani diventati successi internazionali, pezzi come "Who's Sorry Now", "Where the Boys Are", "Everybody's Somebody's Fool". Il grande lancio avvenne nel 1959, con "Stupid Cupid" che trent'anni dopo divenne nuovamente popolare per aver dato il titolo e la colonna sonora di sottofondo, ad uno sketch della serie Benny Hill Show.

Connie e Neil Sedaka

In Italia ebbe un momento magico di grande popolarità, l'unica donna fra tanti numeri uno americani come Paul Anka, Gene Pitney, Neil Sedaka e Pat Boone che erano stati "catapultati" dalla RCA statunitense nel Bel paese per mietere successi.

"Chitarra Romana" e "Jealous of You", versione in inglese del celebre "Il tango della gelosia" due dischi che fecero letteralmente il botto. Per avere un'idea del successo di vendita italiano di questi 45 giri che che raggiunsero la prima posizione a Hit parade per mantenerla per alcune settimane, è sufficente sapere che a distanza di oltre 60 anni se ne trova almeno una copia  nei mercatini dell'antiquariato in piazza. 

Numerosi suoi brani di successo vennero importati dagli USA, tradotti e da lei reinterpretati in lingua italiana, pezzi come "Someone Else's Boy" (Ti conquisterò), "Many Tears Ago", "Where the Boys Are" (Qualcuno mi aspetta), colonna sonora del suo film La spiaggia del desiderio, prima in Italia per cinque settimane, e "Fly Me to the Moon" (Portami con te). 

Il successo italiano è durato per quasi tutti gli anni Sessanta con brani come "Mamma", "Dammi la mano e corri", "Notti di Spagna", "Una notte così", "La paloma" fino a "Regent's Park" sigla dello sceneggiato televisivo Rai di grande successo Melissa con Rossano Brazzi, Turi Ferro e Laura Adani. 

Come tutti i big dell'epoca ha partecipato anche al Festival di Sanremo, nel 1965 con "Ho bisogno di vederti" cantata in abbinamento con Gigliola Cinquetti e nel 1967 con "Canta ragazzina" interpretata in coppia con Bobby Solo.

Sposata quattro volte, al centro di una vicenda che suscitò molto clamore e interesse negli Stati Uniti per essere stata oggetto di un'aggressione culminata in una violenza in un albergo (dalla causa risarcitoria vinta contro l'hotel scaturì una legge che riordinò la sicurezza negli alberghi), Connie tornò "da grande" a scuola di canto per aver perso la voce a seguito di un intervento al naso.

Connie, Dorelli, Ornella Vanoni, Sonny e Cher a Sanremo

Sul finire degli anni Ottanta era di nuovo sulle scene incidendo per la Malaco Records un doppio album di suoi successi reinterpretati e di alcuni classici degli anni d'oro intitolato "Where the Hits Are". Nel 1995 fu la volta dell'album "The Return Concert", un album live con le sue performance più recenti.

Si è esibita fino all'anno scorso con alcuni sold out al Castro Theatre di San Francisco, ed è apparsa a fianco di Dionne Warwick all'Hilton Hotel di Las Vegas nello spettacolo Eric Floyd's Grand Divas of Stage.

Viveva in Florida col suo cane Lexi e, sempre sorridente, elegantissima e con i capelli freschi di parrucchiere da vera star americana, manteneva i contatti con i fan attraverso la sua pagina Facebook. Ora di lei resteranno per sempre le sue canzoni appassionate e ritmate che l'avevano fatta diventare Connie Francis, la Regina di quella musica che aveva conquistato il mondo. 

sabato 28 giugno 2025

Peppino di Capri e i Beatles, la storia in una foto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Sono passati 60 anni da quando i Beatles si esibirono nel nostro paese, eppure quella tournée veramente memorabile suscita ancora emozioni e riserva continue sorprese. Il passaggio degli "Scarafaggi" in Italia ha lasciato tracce e documenti un po' ovunque, basta cercarli e soprattutto avere il fiuto del segugio.

I quattro ragazzi di Liverpool che stavano conquistando il mondo con la loro musica, arrivarono in Italia il 23 giugno del 65 per un tour che nonostante il disinteresse della Rai e di molti giornali, sarebbe entrato nella storia del Costume.

Molto si è detto di quei concerti tenuti a Milano, Genova e Roma, tanti ricordi e aneddoti sono stati riportati per raccontare quei giorni, ora a suscitare stupore ed interesse c'è una foto pescata in un mucchio di scatti dimenticati negli archivi della Pubblifoto, da Annamaria De Caroli, collezionista ed esperta dei Fab Four fra i più accreditati.

entusiasmo sugli spalti tra Peppino e i Beatles

E' una immagine per certi versi sorprendente, ritrae un gruppo di fan dei Fab Four presenti sugli spalti del velodromo Vigorelli, dove si tenne il loro primo concerto il 24 giugno.

I ragazzi hanno il cappellino della Coca Cola sponsor dell'evento, qualcuno tiene un cartellone inneggiante i Beatles e in primo piano si vede una giovane letteralmente in estasi per il concerto, che ha in mano una foto di Peppino di Capri. 

Incredibile, il commento di molti sui social nel vedere questa foto, incredibile ma vero, per dirla con il titolo di quella famosa rubrica della Settimana Enigmistica che trattava di casi e situazioni assolutamente vere nonostante le perplessità di chi leggeva.

la cortolina pubblicitaria

La foto è piu precisamente una di quelle cartoline pubblicitarie che all'epoca venivono distribuite (Cantagiro, locali, feste di piazza) per essere poi autografate dall'artista ritratto. Si vede Peppino davanti ad alcuni suoi 33 giri. 

Era stata realizzata dalla Carish, l'etichetta per la quale Peppino incideva i suoi brani e che distribuiva in Italia i 45 giri della Parlophone, la casa discografica dei Beatles che a sua volta aveva fatto la cartolina dei suoi artisti.

E' una semplice foto, seppur ostentata come un trofeo da quella teen ager, ma molto significativa  perchè unisce due mondi apparentemente lontani in realtà molto vicini musicalmente parlando seppur coi dovuti distinguo, come confermano la passione per la melodia napoletana di John e Paul, certe assonanze ritmiche, l'impasto delle voci nei cori e la cover, molto bella e riuscita, di "Girl" da parte del cantante napoletano.

Peppino e i suoi Rockers al Vigorelli

Lo stupore per la foto è stato tanto ed è comprensibile, è dovuto al fatto che molti conoscono il Peppino degli ultimi tempi, crooner impareggiabile e cantante confidenziale da night con brani come "Champagne" e "Un grande amore e nente più",

A qualcuno perciò quella foto in mano alla ragazza è sembrata una stonatura, ma così non era, perchè l'artista napoletano in quegli anni interpretava pezzi molto ritmati e non solo lenti da mattonella e per questo era stato chiamato da Leo Watcher l'organizzatore del tour, per far parte dei supporters dell'evento che dovevano "scaldare il pubblico".

I vari Guidone del clan Celentano col suo gruppo degli Amici, Angela pioniera del rock tricolore, i New Dada primo complesso beat milanese, i Giovani Giovani di Pino Donaggio, Fausto Leali non ancora espluso con "A chi" con i suoi Novelty, ma soprattutto lui, Peppino di Capri.

la pubblicità del concerto

Uno dei più popolari e applauditi cantanti di quegli anni con decine di successi alle spalle e milioni di dischi venduti, sicuramente il nome più famoso fra quelli che dovevano anticipare il concerto dei ragazzi di  Liverpool.

Non a caso solo lui ebbe il privilegio di essere citato nei manifesti che pubblicizzavano il tour e anche l'onore di essere l'ultimo a esibirsi con i suoi Rockers prima che George, Paul, John e Ringo salissero sul palco del Vigorelli e poi su quello del Palasport di Genova e del Teatro Adriano di Roma. 

E a conferma che la scelta di averlo in quel tour che ha fatto epoca e ha segnato il nostro costume fu indovinata e sicuramente giusta, c'è la foto della ragazza con Peppino in cartolina fra le mani che la dice lunga sulla sua presa sul pubblico accorso al velodromo milanese per acclamare i ragazzi di Liverpool.

Se fino ad oggi a testimonianza imperitura dell'esibizione di Peppino nel tour dei Beatles c'era la foto che lo ritrae nei camerini dell"Adriamo coi suoi Rockers insieme a Paul, John, Ringo e George che apre questo articolo, ora c'è anche questa straordinaria immagine della fan sugli spalti. Una foto per la storia.




venerdì 27 giugno 2025

I Beatles all'Adriano, ecco il filmato inedito

 di FRANCESCO TRONCARELLI

I Beatles in Italia, una tournée entrata nella leggenda, avvenuta nel 1965, esattamente 60 anni fa e svoltasi in tre tappe, Milano, Genova e Roma. 

Un avvenimento molto importante per la musica nel nostro Paese e per gli effetti che produsse nel Costume per la moda, le tendenze e i cambiamenti nei comportamenti giovanili.

C'è un filmato amatoriale in 8mm realizzato dal chitarrista Mario Cenci e dal fratello Gianni al Teatro Adriano di Roma il 27 e 28 giugno del 1965 che ha fissato alcuni momenti di quello storico evento.
 
Cenci faceva parte dei Rockers che accompagnavano Peppino di Capri nella esibizione che precedeva il complesso inglese, era il chitarrista del gruppo ed è stato l'autore dei grandi successi dell'artista napoletano.
 
 
È un documento eccezionale, anche se privo di sonoro come spesso accadeva a quei tempi per i filmini "familiari", in quanto non esistono riprese ufficiali da parte della RAI per servizi giornalistici dedicati a questo concerto.

E non ci sono neanche quelle dei Cinegiornali allora molto in voga e che venivano trasmessi nelle sale cinematografiche prima della proiezione dei film.
 
Il video ha una qualità sorprendente nel colore e nella ripresa stessa che riesce comunque a rendere l'idea del concerto e dell'atmosfera che si viveva. 
 
Nella versione che mostriamo, abbiamo aggiunto come colonna sonora di sottofondo, alcuni brani che furono eseguiti quel giorno e che fanno parte della scaletta preparata dagli artisti.

Peppino di Capri con Mario Cenci e Gabriele Varano  
Per chi poi non conosce la carriera di Peppino di Capri, il video è anche una piacevole sorpresa, perchè lo vede all'opera col suo gruppo in una performance sul palco molto coinvolgente, lontana anni luce dall'immagine consolidata negli ultimi anni come crooner. 
 
Il filmato che pubblichiamo si divide in due parti. La prima vede l'artista napoletano con la inconfondibile giacca di lamè, esibirsi sul palco del teatro di piazza Cavour insieme ai suoi Rockers.

Nella seconda ovviamente ci sono i protagonisti della storica tournée, Paul, George, Ringo alla batteria e John col famoso berretto "alla Beatles" che diventerà di moda per tutti i capelloni del mondo.
 
Per avere una visione ottimale del filmato realizzato, sia per quanto riguarda le riprese storiche in sé che per la parte musicale aggiunta, è preferibile l'uso del computer o del tablet.

   


martedì 24 giugno 2025

60 anni fa i Beatles in Italia, un evento memorabile


di FRANCESCO TRONCARELLI
     
Giugno 1965, i Beatles in Italia. E fu subito delirio. Una tournèe concentrata in tre tappe: il 24 a Milano il 26 a Genova e il 27 e 28 a Roma. Esibizioni pomeridiane e serali in ognuna delle città di appena mezz’ora ciascuna (niente a che fare con i concerti attuali di 2/3 ore delle rockstar), con il meglio del loro repertorio live di quel momento.

Un evento per quei tempi in cui la nostra scena musicale era dominata dai vari Morandi, Celentano, Pavone, Mina, Bobby Solo e Little Tony ovvero le nuove leve della musica leggera tricolore e da stranieri come Paul Anka, Petula Clark, Adamo e Richard Antony che esportavano nel Belpaese i loro successi in italiano.

Loro, i quattro ragazzi di Liverpool, erano la novità che stava entusiasmando il mondo, erano quelli che stavano rivoluzionando la musica, il costume e la moda e che stavano scuotendo i giovani dal tran tran borghese. Erano i “capelloni” con gli stivaletti e i completi attillati e le camicie coi collettoni. Erano i Beatles che stavano sbarcando con le loro chitarre nella Penisola per la gioia di chi li seguiva.

Uno sbarco peraltro snobbato dalla stampa italiana. I Fab Four erano visti principalmente come fenomeno di moda che prima o poi sarebbe passato, di loro si parlava in pezzi di colore (“Arrivano gli scarafaggi”, ecc.), puntando molto sul calore dei fan più che sulle loro proposte artistiche

Se non fosse stato per quei due o tre settimanali specializzati (“Big”, Ciao Amici”) che si occupavano di giovani e musica, il loro tour in Italia sarebbe passato quasi inosservato come conferma l’assenza di riprese dell’avvenimento da parte della Rai. Musicalmente parlando del resto, eravamo una provincia dell’impero e l’eco dei trionfi internazionali, arrivava da noi filtrato.



Il tour
Ecco perché i numeri della tournèe organizzata dall’impresario Leo Watcher (nella foto) e presentata dai volti televisivi Lucio Flauto e Rossella Como, ci dicono di un’accoglienza tiepida, perché non si era attivata la grancassa mediatica. A Milano i Beatles suonarono al velodromo Vigorelli complessivamente per 26 mila persone: 7 mila il pomeriggio e 19 mila la sera, ben lontani dal tutto esaurito. 

A Genova per 3500 paganti alle 16 e 30 e 15 mila alle 21 e 30 in un Palasport dove la capienza massima era di 25 mila. A tenere lontano il pubblico a Roma, ci pensò invece il costo del biglietto, 5mila lire (un giornale costava 50 lire, un caffè 60 e un disco 600 lire), che verrà ribassato il giorno successivo senza che la mossa riesca a però a riempire il Cinema Adriano (capienza 3 mila posti).

I Fan

Quelli che c’erano però si facevano sentire, eccome: «Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossessi. Tutti in piedi sulle sedie. È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può, calma, minaccia, picchia. Tre ragazzine fanno a pezzi una fotografia dei ragazzi di Liverpool, ne ingoiano i frammenti. Una, lassù, è colpita dalla tarantola. Si grida, si balla e si grida. L’eccitazione sale e diventa follia collettiva: ammaccatura, bailamme, stordimento, convulsioni. Un gruppo di giovani si strappa la camicia di dosso. Una biondina si rotola su se stessa. Tutti scuotono la testa, agitano fazzoletti, battono le mani. Il fanatismo ha toccato vertici indescrivibili. Le più giovani hanno invocato il nome di Paul, il bellino. Una, in maglietta nera, è stata portata via perché in preda a crisi isterica. Moltissimi ragazzi si sono svestiti delle magliette per adoperarle a mulinello in segno di saluto agli idoli» scrive il 25 giugno 1965 sul Corriere della Sera Alfonso Madeo a commento dell’esibizione al Vigorelli.


La Beatlemania
Scene di fanatismo e grande eccitazione dunque, forse un po’ per imitazione di quello che succedeva dovunque si esibisse il complesso, così come era accaduto negli Usa dopo l’apparizione all’Ed Sullivan Show nei successivi concerti negli stadi del baseball. Nel 1965 infatti siamo in piena beatlemania. Paul, John, George e Ringo hanno alle spalle già nove 45 giri al primo posto in classifica e 4 album (“Please please me”, “With the Beatles”, “A hard day’s night” e “Beatles for sale”) che avevano fruttato 20milioni di dischi venduti e hanno girato anche un film “A hard day’s night” in Italia “Tutti per uno”. Senza contare poi che esattamente 10 giorni prima dell’esibizione al Vigorelli, il 14 giugno, i quattro avevano inciso nello studio di Abbey Road, la versione definitiva di “Yesterday”, un capolavoro assoluto della musica che avrebbe dato una svolta alla loro produzione beat.

Dicevano di loro
Pier Paolo Pasolini: «Non mi so spiegare il successo dei Beatles, questi quattro giovanotti completamente privi di fascino che suonano una musica bellina». Franca Valeri: “Per me il trionfo dei Beatles è un mistero, sebbene sia convinta che chi riesce ad emergere deve avere le carte in regola per farlo». Milva: «Non riesco a rendermi conto della loro bravura, eppure c’è gente che impazzisce per loro». Strehler: «Questi Beatles non mi dicono molto, ma ci deve essere una ragione se vanno tanto forte». Little Tony: “All’inizio della strada trionfale percorsa dai Beatles c’è un segreto di tempestività. Hanno imposto la moda del gruppo mentre in Inghilterra era in declino l’interesse per il cantante solista. Poi hanno il dono di un ritmo istintivo, inconfondibile. Hanno dato a moltissimi giovani il pretesto per scatenarsi, rompendo pregiudizi e veti di costume”.


La musica di quei giorni: Hit Parade del 26 giugno 1965

1) “Ciao ciao”  Petula Clark

2) “Il silenzio”   Ninì Rosso

3) “Il mondo”  Jimmy Fontana

4) “Quello sbagliato”  Bobby Solo

5) “Un anno d’amore”  Mina

6) “Piangi”  Richard Anthony

7) “Se non avessi più te”  Gianni Morandi

8) “La casa del sole”  Los Marcellos Ferial

9) “La verità”  Paul Anka

10) “La notte”  Adamo

I Supporters
Il concerto si componeva di due momenti principali: nel primo si esibivano complessi musicali e cantanti che dovevano fare da spalla all’evento scaldando il pubblico, nel secondo i Beatles. Fra i supporters della prima parte c’erano gli urlatori del rock Guidone e Angela coi rispettivi gruppi, Le Ombre di Alfonso Righetti (con un giovane Gil Ventura al sax), i milanesi New Dada guidati da Maurizio Arcieri in cerca di affermazione, Fausto Leali e i Novelty non ancora esploso col successo “A chi” ma già rampante con le cover italiane degli “scarafaggi”, i Giovani Giovani che di solito accompagnavano Pino Donaggio e soprattutto Peppino Di Capri accompagnato dal suo gruppo i Rockers, che fra tutti era quello più conosciuto e popolare. 

Le foto del concerto al Vigorelli




I brani in scaletta


“Twist And Shout”

“She's A Woman”

“I'm A Loser”

“Can't Buy Me Love”

“Baby's In Black”

“I Wanna Be Your Man”

“A Hand Day's Night”

“Everybody's Trying To Be My Baby”

“Rock And Roll Music”

“I Feel Fine”

“Ticket To Ride”

“Long Tall Sally”.

Tutte le canzoni furono introdotte da Paul con qualche parola d’italiano. Al termine dell’ultima esibizione al Cinema Adriano di Roma, presenti in platea la Magnani, Giorgio Albertazzi, Luchino Visconti, Catherine Spaak, Gianni  Minà e Gianni Bisiach, un fan salì sul palco per rubare il berretto con la visiera di John e Ringo lanciò verso il pubblico le bacchette della batteria. Nei giorni successivi e soprattutto negli anni a venire mezza Roma racconterà di avere a casa le bacchette di Ringo di quella serata anche se erano solo due e l’altra mezza di essere stata al “mitico concerto dei Beatles”, anche se ci andarono solo poche migliaia di persone.  






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