domenica 6 dicembre 2020

Addio Pamela Tiffin, indimenticabile "Marisa"

 di FRANCESCO TRONCARELLI

 

                        e un giorno droverò

                        un bo' d'amore anghe per me

                        per me che sono nullidà

                       nell'immenzidà…

E' uno stillicidio. Non passa giorno che un personaggio conosciuto se ne vada lasciandoci più soli, che un artista di fama internazionale muoia all'improvviso provocando smarrimento e dispiacere, che un nome conosciuto ma dimenticato nel cassetto dei ricordi personali, torni d'attualità per la sua scomparsa, riportando così alla mente momenti felici trascorsi in sua compagnia.

E' il caso di Pamela Tiffin, bella e brava attrice americana che da noi aveva trovato fortuna e tanta popolarità per alcune sue interpretazioni in film di grande successo al botteghino. Un titolo su tutti, "Straziami ma di baci saziami" per la regia di Dino Risi e con protagonisti del calibro di Nino Manfredi ed Ugo Tognazzi e appunto la bionda Pamela.  

Nata ad Oklahoma City il 13 ottobre 1942 come Pamela Tiffin Wonso, iniziò la carriera come modella conquistando anche la copertina di «Vogue», per poi approdare quasi casualmente al mondo del cinema. Il film di esordio fu «Estate e fumo» (1961) di Peter Glenville, affiancando Geraldine Page e Laurence Harvey e ottenendo una candidatura al Golden Globe come migliore attrice debuttante. 

Sempre nel 1961 venne scelta dal grande regista Billy Wilder per prendere parte alla commedia satirica «Uno, due, tre!», conquistando due candidature al Golden Globe come migliore attrice non protagonista e come migliore attrice debuttante che la fecero diventare un nome nell'ambiente.

Pur continuando a fare la modella recitò in altre pellicole di genere brillante come «Alla fiera per un marito» (1962) di José Ferrer, «Appuntamento fra le nuvole» (1963) di Henry Levin e «Mentre Adamo dorme» (1964) di Jean Negulesco. 

La sua carriera proseguì poi con film più impegnativi che ebbero un successo internazionale come «Detective’s Story» (1966) di Jack Smight, accanto a un Paul Newman in grande forma, e al fianco di Burt Lancaster e Lee Remick nel western parodistico «La carovana dell’Alleluia» (1965) di John Sturges.

Anche a causa della crisi coniugale con il marito Clay Felker editore del New York Magazine, a metà degli anni ‘60 l’attrice si trasferì in Italia, stabilendosi a Roma, città che l'affascinò per le sue bellezze e la sua gente. Non a caso si stabilì a Trastevere e ovviamente trovò subito estimatori a Cinecittà.

Apprezzata per la freschezza, la sensualità e anche una certa dose di ironica ingenuità, nel Bel paese la Tiffin partecipò a pellicole fortunate come «Delitto quasi perfetto» (1966) di Mario Camerini accanto a Philippe Leroy, «L’arcangelo» (1969) di Giorgio Capitani, insieme a Vittorio Gassman, e «Il vichingo venuto dal sud» (1971) di Steno, accanto al divo del momento Lando Buzzanca.


Ma l'interpretazione più nota e riuscita in questi anni e che la consegnerà alla storia del nostro Cinema, è sicuramente quella dell'operaia marchigiana Marisa Di Giovanni nel film "Straziami ma di baci saziami", tragicomica parodia delle canzonette e dei fotoromanzi di gran moda negli anni Sessanta.

Un film scritto bene da Age e Scarpelli e diretto con maestria da Dino Risi, con le musiche di Armando Trovaioli frizzanti e in tema con la storia tormentata ma divertente fra i due innamorati e il sarto sordomuto Tognazzi che spariglia la loro vicenda, tra cui la canzone "Io ti sento" intepretata da Marisa Sannia

Una pellicola diventata di culto per il particolare modo di esprimersi dei protagonisti, un dialetto e una cadenza rustica e soprattutto per il susseguirsi di battute fra loro, ovvero il barbiere di Alatri Marino Balastrini-Nino Manfredi e l'operaia Marisa-Pamela, come queste:

"Balestrini Marino, sei qui per me! Cuore mio come batti! forte"
"Rigulizia?" "No grazie, nirisce i denti".
"Troppo sicuro di te, Casanuova!"
Quando Manfredi le canta "L'immensità": "Musicabilmente me piace, ma le parole mica tanto"
"E io gridavo Marino, Marino, voglio Marino!", "Spiacente signora er Marino è finito, c'avemo solo er Frascati".
"Avrai il mio corpo ma non la mia anima".
"sei tu Scortichini Guido?"
 "Tembo ar tembo"
"che se tu sei er Gigante de Rodi io non zo er nanetto de Bianganeve, in gambana eh"
Quando si incontrano nella neve: "Non mi dice come mai lei qui?", "Io qui?", "No, io. Non me lo dice?", "No"
"Non se ricorda de me, ce semo già incontrati", "E dove, in Ancona? San Benedetto del Tronto, L'Aquila, Pescasseroli?", "Quanto viaggia!" "Come se dice? Viaggiare è capire". 

Ci furono poi altri film tra cui quello con Marcello Mastroianni diretto da Luciano Salce intitolato "Oggi, domani, dopodomani", quello con Franco Nero e Anthony Quinn "Los Amigos" e persino la copertina di Playboy a testimonianza della sua enorme popolarità nel nostro paese dove trovò nel filosofo Edmondo Danon l'amore della sua vita.  

Tornata negli States e ritiratasi a vita privata per dedicarsi alle figlie Echo Angelica nata nel 1976, che in parte ha seguito le orme della madre, e Aurora nata nel 1981, ha partecipato sporadicamente a serie televisive e show. Nel 2003 era apparsa nel ruolo di se stessa, insieme alla figlia Echo Angelica, nel documentario "Not Guilty" di Abel Ferrara. 

L'edizione straordinaria di The Sun U.S.

Ricoverata da qualche giorno all'ospedale della città dellla Grande Mela, si è spenta per cause naturali a 78 anni e subito la notizia è stata battuta dalle agenzie di stampa irrompendo sui social dagli internauti americani che ricordavano i suoi promettenti inizi ad Hollywood.

Da noi poche righe e qualche trafiletto sui giornali e nessuna ripresa nei tg televisivi. Ennesima dimostrazione di scarsa conoscenza dello spettacolo italiano e dei suoi personaggi. Il pubblico però non l'ha dimenticata perchè la sua Marisa bella, ingenua e burina aveva bucato lo schermo e divertito tutti.

Ci aveva straziato e saziato di sorrisi senza risparmiarsi in quel film in tecnicolor che raccontava di un Italia provinciale e alla buona che mangiava pane e cicoria, si cercava col telefono a gettone e viveva di sogni con le cartoline tra Canzonissime e dischi per l'estate. 

Una Italia che non c'è più e se ne è andata via con lei. Ciao Pamela...  

 


sabato 5 dicembre 2020

Lazio, lo Spezia in due. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI

 

9 al Sergente - Una Lazio cinica più che ha mai, ha battuto lo Spezia in due. Con i suoi due giocatori più in palla insomma. Tutto il resto è stato imbarazzante. I liguri infatti hanno giocato la partita, noi ci siamo limitati a vincerla, che certo non è poca cosa di questi tempi, ma la dice lunga sull'atteggiamento di una squadra che dovrebbe far faville e invece passeggia per il campo. Ma tant è, tre punti e via. Copertina d'obbligo al centrocampista serbo, assistman e al tempo stesso cecchino implacabile su calcio di punizione. La sua rete è stata una poesia celestiale che ha illuminato i cuori biancocelesti davanti il televisore e dato soprattutto un senso a un match alrimenti da dimenticare. 

8 e mezzo al Ciro d'Italia - Segna solo su rigore, sì come no. Con quel piattone di destro passato fra le gambe del portiere avversario, ha messo a tacere i criticoni da bar e gli haters da social. Sono 135 palloni che butta dentro con l'Aquila sul petto somari, zitti e a cuccia. 

6 e mezzo a Totò Riina - Sarà che c'ha il carsima (come tutti dicono senza sapere che vuol dire), sarà che c'ha na certae tutti lo rispettno, sarà che c'ha la panza in fuorigioco (omo de panza omo de sostanza), sarà quel che sarà come cantavano i Ricchi e Poveri in tempi non sospetti a Sanremo, fatto è che quando c'è lui si vince. Se poi si aggiunge il classico "è colpa de Strakosha" il cerchio si chiude. Come la porta.

6+ a Innamoradu - E' il più anziano del gruppo in biancoceleste. Di battaglie come queste ne ha giocate a iosa e questa volta c'ha messo pure lo zampino per vincerla. E' successo quando, ultimo difensore, in prossimità della linea di porta ha catturato la palla che stava per rotolare dentro e l'ha buttata fuori. Battiamo le mani ai veri salvatori della patria.

6 al Panter One - Senza infamia e senza lode. Nè più nè meno di un Riccardo Rossi qualsiasi.

6- a Ke Pro - Senza lode e senza infamia.  Nè più nè meno di Gigi Marzullo.

5 e mezzo a Lucas 2.0 (Ma Biglia che fine ha fatto?) - Con la scusa che non lo Leiva più nessuno ha tirato i remi in barca. La prossima li tiri in faccia agli attaccanti avversari almeno li ferma.

5 a chiedimi se sono Felipe - Praticanente un altro. Come Vincenzo Mollica senza occhiali che sembra la sora Lella.

5 a Somarusic - Il sonnamblo dal volto umano ha fatto la fine del sosia del Marchese del Grillo. Dopo un paio d'affondi e qualche recupero ha capito che non era lui ed è ripiombato in letargo.

5 a Lazzari alzati e cammina - Ha fatto la fine di Fiorello. E' sparito.

5- ad Antonio Elia Acerbis - Nzola gli ha fatto fare la figura del dilettante, se lo è girato e rigirato come un birillo in occasione del gol. Bastoni invece se l'è pappato in un sol boccone in occasione del palo che ha centrato. Insomma un disastro. Avete presente Loredana Bertè a The Voice Senior?  

5- a Lupo Alberto - Continua la performance alla bell'e meglio del suo omonimo al contrario Alberto Lupo. Grande attore che fu, cerca di darsi da fare, ma cammina in mezzo al campo invece di correre. L'età del resto c'è, l'oltretomba pure, mica può competere col Mago. Se ci fosse stato lui invece lo sai che musica...attenzione, dalla regia ci dicono che c'era proprio lui. Come non detto.  

5- -  a quando Escalante el sol - Speciale chi l'ha visto? mercoledì prossimo interamente dedicato al calciatore argentino. SeEguirà Porta  Porta col plastico della sua ultima apparizione. 

5- - a sostiene Pereira - Confermato a furor di popolo dopo Dortmund, ha dato il meglio di sè, ovvero nada de nada. Sarà infatti ingaggiato da Quentin Tarantino per un remake di uno dei più famosi film con Terence Hill, titolo ovviamente modificato per la bisogna: "Lo chiamavano Nullità". Ma il nostro eroe ha sette vite come i gatti e quando sembrava definitivamente cottto senza aver perso una goccia di sudore che è una, si è svegliato e si è lanciato in un affondo al 93° con rete fuori ormai dai giochi. Non a caso è stata giustamente annullata perchè era in anticipo sulla partita di martedì. Sipario.


Appunti di gioco

di Roberto Taglieri

 

Sabato, 5 dicembre 2020

Lazio cinica e redditizia. Al “Manuzzi” di Cesena nell’anticipo della decima giornata i biancocelesti battono lo Spezia: Immobile e Milinkovic garantiscono di chiudere il primo tempo col doppio vantaggio, la rete di Nzola dimezza il passivo per i liguri, che però chiudono ugualmente sconfitti per 2-1. Simone Inzaghi oggi decide di dare ancora fiducia a Reina tra i pali; per Fares c’è la panca e stavolta è Pereira a  fare da spalla ad Immobile. Italiano invece deve fare a meno di molti giocatori; non ci sono Zoet, Dall’Orco, Galabinov, Mattiello ed Agoume; rientra il solo Bartolomei, ma il mister ligure gli preferisce Estevez. Ed inizia alla grande lo Spezia proprio con il palo di Estevez al 3’, ma nella circostanza è Reina a fare una prodezza, deviando quel tanto che basta per evitare la rete. I padroni di casa sono molto aggressivi, mettono in difficoltà la Lazio che soffre un po’ la pressione avversaria; inaspettatamente però al primo affondo i biancazzurri vanno in vantaggio. E’ tutto merito del solito Immobile, che in ripartenza si smarca benissimo fuori linea, alza la testa e davanti al portiere lo batte con un rasoterra che passa sotto alle sue gambe. La risposta bianconera è sui piedi prima di Gyasi, che al 19’ prova a chiudere sul primo palo ma fallisce il bersaglio di pochissimo e poi di Bastoni, che colpisce il secondo legno per lo Spezia. Al 33’ Terzi è graziato da Chiffi, che lo ammonisce dopo un fallo da ultimo uomo su Immobile lanciato a rete da Lazzari. Va a battere la punizione dal limite Milinkovic, che è infallibile col suo destro, piazzando il pallone dove  Provedel non può arrivare per il raddoppio laziale. La punizione di Ricci al 39’ è preda di Reina, poi Gyasi non riesce a deviare sotto porta al 43’ e il primo tempo termina con lo Spezia sotto di due gol. Nella ripresa esce Bastoni per Marchizza; lo Spezia perde velocità ma ha una buona opportunità al 50’, dopo un’azione confusa, col tiro dal fondo di  Farias, su cui Radu respinge sulla linea non senza qualche patema. Inzaghi pensa al Brugge e fa rifiatare Immobile e Luis Alberto; al loro posto Caicedo e Akpa Akpro al 59’. Al 64’ Nzola in contropiede dalla destra va a tu per tu con Acerbi, lo elude con una finta e fa partire un bel sinistro a girare che dimezza il passivo. Per la Lazio è un calo di concentrazione ingiustificabile, che rimette in gioco gli avversari e costringe i biancocelesti a giocare l’ultima mezz’ora di partita con affanno. Escono anche Leiva e Milinkovic e così si sconvolge completamente il centrocampo laziale con l’ingresso di Parolo ed Escalante. Nzola al 79’ non riesce ad addomesticare un pallone in area e si perde l’azione, la Lazio nel finale di partita si rintana troppo nella sua metà campo, all’86’ i nuovi entrati Agudelo e Deiola hanno due buone occasioni. Entrano Mastinu e Piccoli per Estevez e Nzola, nel finale Pereira sigla la terza rete in fuori gioco e con quest’ultimo sussulto si chiude la gara. Una partita giocata decisamente sotto tono dai biancazzurri, che riescono ugualmente a conquistare i tre punti ed ora raggiungono quota 17 in classifica. Per la Lazio serviva una risposta forte in campionato dopo la sconfitta interna con l’Udinese e la risposta è arrivata con una vittoria, sofferta ma raggiunta con una prestazione di grinta e di carattere. La differenza di categoria comunque si è fatta sentire: una Lazio che nel primo tempo sembrava quasi in balia degli avversari, fa sua la partita grazie a due prodezze dei suoi migliori giocatori. Gli uomini di Inzaghi hanno usato le loro armi migliori, ottimizzando al meglio le forze e soprattutto risparmiandole in vista dell’ultima partita di Champions, che martedì potrebbe garantire alla Lazio l’accesso agli ottavi.

 

 

  

SPEZIA  LAZIO  1-2     15’ Immobile  33’ Milinkovic 64’ Nzola

SPEZIA: Provedel, Ferrer, Terzi, Chabot, Bastoni (46’ Marchizza), Estevez (90’ Mastinu), Ricci, Maggiore (65’ Deiola), Gyasi, Nzola (90’ Piccoli), Farias (65’ Agudelo). All. Italiano

LAZIO: Reina, Felipe (88’ Hoedt), Acerbi, Radu, Lazzari, Leiva (74’ Escalante), Milinkovic (74’ Parolo), Luis Alberto (59’ Akpa Akpro), Marusic, Pereira, Immobile (59’ Caicedo). All Inzaghi 

Arbitro Chiffi

venerdì 4 dicembre 2020

Maradona, quella volta che cantò "A chi"

 di FRANCESCO TRONCARELLI

 


C’è stato un mondo capovolto, sconosciuto ai più, in cui il calciatore più famoso del pianeta inseguiva Fausto Leali, facendo di tutto per poterlo conoscere di persona. Ma non solo. Chiedendogli addiritttura una foto insieme. 

Una foto ricordo, perchè una volta i selfie non esistevano. E la chiedeva Maradona a Leali non il contrario come tutti i comuni mortali facevano quando lo vedevano. Una cosa incredibile ma assolutamente vera. 

Galeotta di questo incontro fortemente voluto da El Diez, una canzone, "A chi", sicuramente il brano più famoso dell'artista bresciano, che era diventata a sorpresa la sigla di una telenovela sudamericana trasmessa in Argentina che il giovanissimo Dieghito seguiva e cantava.  

Quando El Pibe divennne un calciatore affermato e sbarcò in Italia nel 1984, Fausto attraversava un periodo di bassa popolarità, ma si rilanciò nell'87 con la partecipazione a Sanremo con il brano "Io amo". Maradona che del festival era uno spettatore appassionato, impazzì nel vederlo. Conosceva la voce ma non l'aveva mai visto e lo volle incontrare.

I due si conobbero così a Napoli dopo un concerto: “A fine serata mi avvicinarono due persone, una era Gullermo Coppola il suo manager e mi dissero che il calciatore voleva incontrarmi. L’indomani mattina vennero a prendermi e mi portarono a casa sua a Posillipo. 

"Lui non c’era, era ad allenarsi. In una stanza c’era un palchetto con strumenti, a Diego piaceva fare il karaoke- ricorda l'artista - . Quando rientrò e accese la luce, io attaccai "Tu solamente tu..." e lui impallidì dall’emozione per la sorpresa, gli si illuminarono gli occhi, ci abbracciammo e poi mi chiese di fare una foto insieme“.

Nacque quindi un'amicizia, così speciale, che Maradona lo volle tra gli invitati al matrimonio con Claudia Villafanes a Buenos Aires nel 1989. Nozze da film con una schiera di Vip presenti. Nozze spettacolari ma anche sconfinanti nel trash. Maradona aveva affittato un jumbo 747 per trasportare tutti gli invitati italiani. 


Un aereo da 300 posti che aveva due piani: al superiore lui, Claudia e i famigliari, una dozzina di persone. Sotto la prima classe e la business con alcuni calciatori e tifosi del Napoli, il presidente Ferlaino e altri amici italiani. L'aereo partì mezzo pieno e si riempì definitivamente a Barcellona, dove fece tappa per accogliere gli altri ospiti.

Gli unici due musicisti invitati, furono Leali e Franco Califano, nessun altro. Arrivati nella capitale argentina, gli "europei" vennero tutti accompagnati con delle limousine in un ristorante enorme alle porte della città. 

Li aspettava l'asado (il piatto tipico locale a base di carne), tanta allegria e confusione mista ad euforia. Il giorno dopo c'era il matrimonio. Arrivare alla cattedrale del Santisimo Sagramento fu un'impresa, tutta Buenos Aires era per strada per salutare Diego, il corteo si fece strada a fatica tra due ali di folla. 

Nella chiesa c'erano 200 musicisti e 200 coristi che dopo l'Ave e Maria, suonarono la Nona di Beethoven, gli invitati erano tutti in smoking, Claudia era vestita dalla stilista Elevira Serrano. 

Quando dopo il "sì" iniziò il banchetto, ci fu l'apoteosi per il "negro bianco" della canzone italiana, come veniva chiamato Faustone quando il politicamente corretto non si sapeva cosa fosse.

Il ricevimento si svolse al "Luna Park", il palazzo dello sport che aveva visto i concerti di Frank Sinatra e Liza Minnelli e l'incontro di Papa Giovanni Paolo II con i giovani del Sud America, trasformato in un fastoso salone da grande albergo, con quattro palchi. Uno per orchestra.

C'era quella sinfonica, l'orchestra pop, un quartetto d'archi e un'orchestra tipica sudamericana. Al tavolo degli sposi, con i famigliari, siedeva anche il Presidente dell'Argentina Menem. Ovviamente erano presenti le televisioni di tutto il mondo.

La sposa raggiante sfoggiava una tiara di perle e diamanti, la torta di otto piani arrivò trasportata da dieci persone. E dopo il taglio della torta arrivò il momento dei canti e dei balli. Fu lì, che Diego, neo sposo raggiante, chiamò al proscenio "il grande cantante italiano Fausto Leali", per cantare insieme a lui il brano della sua giovinezza.


Riflettori puntati sul palco, Diego microfono in mano e il volto incorniciato dal sudore da un lato, Leali al centro della scena teso e concentrato come una corda attacca con l'urlo possente della sua voce roca "Aaaaaaaaa...." seguito al volo dal Pibe che risponde "a chiiii..." e parte la musica. Fidel Castro applaude, Berlusconi leva in alto la coppa di champagne, Califano ride sornione. Un trionfo.  

A più di 20 anni dalla sua incisione, quella canzone che aveva dato la meritata popolarità a Fausto Leali dopo anni di gavetta lanciandolo verso una grande carriera arrivata sino ai giorni nostri, viveva improvvisamente di una nuova popolarità grazie a Diego Armando Maradona. 

E pensare che quando uscì "A chi” prima di diventare uno dei brani più conosciuti del songbook tricolore, ha dovuto faticare non poco, per niente considerata come era dai suoi stessi discografici della Ri-Fi con in testa il manager Tonino Ansoldi, che puntavano su altri pezzi.

Fu Gerry Bruno dei Brutos a suggerire all'artista bresciano di inciderla, dopo aver ascoltato a Parigi la versione in originale intitolata “Hurt” cantata da Timi Yuro. Con Pino Braggi, il chitarrista del suo gruppo, Leali buttò giù il testo della sua “Hurt”, poi la incise col gruppo dei Novelty, che oltre a Braggi comprendeva Silvio Pesce, Gianfranco Raffaldi, Franco Piacibello e Delio Ombrella. 

E iniziò così il lungo e fortunato viaggio di "A chi", che dalla trasmissione di Renzo Arbore "Per voi giovani" arrivò in testa alla Hit Parade di Lelio Luttazzi e poi dall'altra parte dell'Oceano nelle case e nei locali argentini direttamente dal televisore, con un Maradona ragazzino in ascolto.

Eccola nella versione dell'epoca incisa con i Novelty


lunedì 30 novembre 2020

Celentano re di Twitter

 di FRANCESCO TRONCARELLI


E' stato sempre avanti. Da quando sul finire degli anni 50 si affacciò nel mondo dello spettacolo portando il rock and roll mentre l'Italia ballava il liscio nelle balere. Da quando mostrò le spalle all'ingessato pubblico di Sanremo (altro che Achille Lauro), da quando si occupò per primo di ambientalismo ed ecologia col suo Ragazzo della via Gluck.

E da quando inventò il rap mentre gli americani che l'avrebbero cantato anni e anni dopo, ballavano e si dimenavano in pista col Philadelphia Sound dei neri della Motown.

E proprio grazie a quel brano in cui si esprimeva in un inglese maccheronico, oggi Celentano è primo a sorpresa nelle visualizzazioni su YouTube e conseguentemente acclamato in tutto il mondo. Una cosa incredibile. Ma vera.

A 48 anni dal debutto di Prisencolinensinainciusol e 46 dall'esibizione insieme a Raffaella Carrà e il corpo di ballo di Milleluci, il Molleggiato ha conquistato Twitter con il video di quella performance indimenticabile.

Il Tweet che ha rilanciato il brano

Un post pubblicato da un'internauta scozzese con quel filmato nell'iconico programma Rai condotto da Raffaella Carrà e Mina, per la regia di Antonello Falqui, è diventato virale sul social network con oltre 5 milioni e 200 mila visualizzazioni, quasi 200 mila like, decine di migliaia di retweet e commenti da tutto il mondo, numeri da capogiro per qualsiasi artista, figurarsi per un "cosa" datata 1974.

Tra gli entusiasti dell'ultim'ora, celebrità come lo scrittore Neil Gaiman, il regista Edgar Wright, la webstar Usa Casey Neistat, il rapper britannico Akala, l'attrice Barbara Hershey, Stuart Braithwaite, il chitarrista della rock band Mogwai. 

 C'è poi Mark Frost (cocreatore di Twin Peaks con David Lynch) che definisce Celentano "un genio" mentre una figura di riferimento tra i programmer e gli imprenditori della Silicon valley Paul Graham che sentenzia "Sono felice che non sia ancora proibito appropriarsi della mia cultura, o sarei privato di cose meravigliose come questa". 

Celentano e Raffa a Milleluci

Warren Leight, commediografo e showrunner di serie come In treatment e Law and Order: Unità vittime speciali invece commenta con un po' di italiano: "This is molto molto".

"Il cantante italiano Adriano Celentano ha pubblicato una canzone con un testo nonsense che doveva sembrare inglese/americano forse per provare che agli italiani potesse piacere qualunque canzone inglese - scrive l'autrice del primo post 'Harry', Harriet Mould, ufficio stampa del Royal Lyceum Theatre di Edimburgo - È diventata una hit e ne è scaturito questo: "IL PIU' BEL VIDEO CHE ABBIA MAI VISTO". 

Tantissimi i tweet sul carisma e il talento del Molleggiato, sulla sua popolarità in Italia (e non solo) o sulla bellezza del brano e di un pezzo di tv di grande qualità. Molti sottolineano la modernità del cantautore, e il fatto che la canzone sembri anticipare del rap (in vari tweet si ritrova il testo).

Apprezzatissima anche Raffaella Carrà, definita una star della tv "capace di far ballare tutti" come ricorda in un commento Enrico Maria Riva, pubblicando una foto della conduttrice impegnata a ballare con Maradona. Molti per renderle omaggio hanno anche incluso nei messaggi il link al recente ritratto dedicato alla Carrà dal quotidiano britannico The Guardian. 

Il 45 giri del 1972

Il successo virale del video ha portato anche tanti giovani italiani a scoprire la canzone. Altri esprimono l'orgoglio per questo trionfo virale, che Beatrice definisce "la supremazia italiana servita da Adriano Celentano e Raffaella Carrà" , mentre Elena commenta: "Gli stranieri hanno scoperto Celentano....grande Adriano!!".

E pensare che il pezzo nella versione che fu incisa nel 45 giri, nacque per caso. Costruito unicamente su un Si bemolle ed arrangiato con un ritmo trascinante da Detto Mariano, fu "confezionato" con un testo con una specie di inglese inventato per adattare la metrica alla melodia così come spesso facevano e fanno ancora adesso molti artisti,  in attesa di modificare poi il tutto in ligua italiana.

Solo che successivamente non ci fu nessuna modifica perchè Adriano mentre pensava al testo, si rese conto che in quel periodo, i plumbei anni 70 segnati da violenze e contestazioni, non ci si comprendesse più e quindi anche un canzone incomprensibile potesse andare bene come testimonianza di quel momento. 

E fu trionfo, primo in tutta Europa e soprattutto per quattro mesi ai vertici della nostra Hit parade. Ed ora ritorna a risuonare in tutto il mondo. Ennesimo colpo di scena di una carriera da numero uno. All Right, anzi come dice lui "Ol rait".


domenica 29 novembre 2020

Ad10s Lazio. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ al Ciro d'Italia - Una Lazio lenta, impacciata e soprattutto assente ingiustificata, ha perso malamente contro un Udinese più in palla e pronta a sfruttare al volo le nostre clamorose amnesie difensive. Una sconfitta senza scusanti e senza appello per una squadra irriconoscibile e priva di carattere che è mancata in special modo nei suoi uomini chiave.Nel giorno dell'omaggio al Diez più amato del calcio si è passati così da Ad10s Diego ad Adios Lazio. Pochi a salvarsi dal suicidio casalingo, sicuramente il Bomber de noantri che col pallino numero 133 ha almeno salvato la faccia e segnato il gol della bandiera. Peccato che fosse stata ammainata da tempo dai suoi compagni di merende.

6 a Ke Pro - Una flebile luce nel buio pesto dell'Olimpico. Si giocava di giorno ma è stata notte fonda e da incubi. Un po' come vedere all'improvviso Loredana Bertè sul televisore, facendo zapping tra i canali.

6 a Lucas 2.0 (Biglia chi?) - L'avevamo detto in passato, e chi lo Leiva più? Ma il nostro invito è stato ignorato e zacchete, è ita malissimo in mezzo al campo.

5 e mezzo ad Antonio Elia Acerbis -  Se il tuo reparto ne prende tre e in uno de sti tre c'è lo zampino tuo (ennesima deviazione e responsabilità...), vuol dire che qualcosa non va. Come a The Voice Senior, dove Al Bano si è portato la baby figlia senza esperienza e soprattutto che non spiccicà due parole per fare la giurata. Incredibile ma vero

5 a dillo a Parolo tuo - Ha pagato con gli interessi la bella performance contro lo Zenit in quella che era la Coppa dei Campioni. Visto così è più da Coppa del nonno.

5 a Somarusic - Il Sonnambulo dal volto umano ha colpito ancora. E' entrato ad inizio ripresa fresco fresco del pisolino in panca e si è subito adeguato all'andazzo. Ronf ronf e buonanotte ai suonatori.

5 a Innamoradu - E' apparso arrugginito. Nè più nè meno di Brignano da Fabio Fazio. Non fa più ridere.

5 a Lazzari alzati e cammina - e non ti rimettere a sedere subito come hai fatto. Datti da fare, prendi esempio dal virologo Massimo Galli che è riuscito ad essere presente in due trasmissioni televisive contemporaneamente. Fenomeno vero, altro che Ronaldo.

5 - a Massimo di Cataldi - Come si dice dalle nostre parti, je manca sempre un sordo pe' fa na lira. Avete presente Teo Mammucari?

5- a Lupo Alberto - Allora intendiamoci: quello che si è visto in campo col suo nome sulle spalle non era lui, ma l'omonimo al contrario Alberto Lupo che, poveretto, riesumato alla bell'e meglio troppo ha fatto essendo una attore. Il vero Mago era a casetta a sfamare i suoi otto fratelli che secondo quanto ha raccontato su Insatgram, magnano grazie a lui e col suo stipendio. E comunque anche se ci fosse stato in campo con tutti gli otto fratelli, sta partita l'avremmo persa comunque. Avevano più fame i friulani di tutta la famiglia Alberto. 

5 - al Panter One - Granitico come un Maoi delle isole di Pasqua, immobile come una statua di cera di Madame Tussauds, si è dimostrato più un frigorifero da incasso che un felino d'area. Miao miao e tutti a casa.

5- a Correa l'anno 1900 - L'unico tiro in porta (al 4° minuto...) dei biancocelsti è stato il suo. Poi ha tirato i remi in barca come Fiorello che è sparito. C'avete fatto caso?

4 +  a Patric del Grande Fratello - Una prestazione da oggi le comiche (da applausi il tunnel che ha subìto in occasione del secondo gol). Dal black friday in cui ha comprato il cavallo a dondolo per giocare alla black sunday, in cui se lo sono rigirato come je è parso e piaciuto senza soluzione di continuità. Evviva.

4 a Sylva Strakoshina - Un rientro alla grande. L'ultima partita giocata in campionato ne aveva presi 3 con la Samp oggi è ritornato fra i pali e ha giustamente onorato il suo record. Battiamo le mani ai veri tamponi.

3 a c'è molto da Fares - L'unica speranza che a Formello abbiano conservato lo scontrino d'acquisto. Con l'appoggio del Codacons e di Mi manda Rai 3 potremmo riportarlo al negozio dove è stato accattato e via. Male che va c'è sempre il Mercatino dell'usato a via Ostiense che lo mette in esposizione tra i giocattoli per Natale. Il problema è che se dopo due mesi non lo prende nessuno te lo ridanno indietro. Sipario.


Appunti di gioco

di Roberto Taglieri

 

Domenica, 29 novembre 2020

Buio pesto per la Lazio. All’Olimpico l’incontro valido per la nona giornata se lo aggiudica l’Udinese; già in vantaggio per due reti a zero nel primo tempo, grazie ad Arslan e Pussetto, i friulani perfezionano nella ripresa con Forestieri ed il gol della bandiera di Immobile su rigore serve solo a rendere meno amara una sonora sconfitta: 1- 3 il risultato finale. Oggi Inzaghi dopo l’ottima prestazione con lo Zenit non può disporre di Muriqi e di Luis Felipe, ma ritrova Milinkovic, già appiedato dal Covid, che però va in panchina, così come Leiva. Quindi la formazione vede dietro Patric dall’inizio, in mezzo ci sono Cataldi e Parolo ed in avanti Correa va a far compagnia ad Immobile. Invece l’Udinese soffre molte defezioni, infatti mancano De Maio, Mandragora, Lasagna, Nestorovski ed Okaka. Gotti, anche se oggi in panchina c’è Cioffi, mette in campo Zeegelaar a sinistra, Larsen dall’altro lato con Arslan, Pereyra e De Paul a centrocampo. Partita speciale perché arriva immediatamente dopo la morte di Maradona, ricordato da un minuto di raccoglimento e da  un “AD10S” stampato sulla casacca biancazzurra. La Lazio si fa vedere subito con  l’imbucata di Correa, che al 3’ è deviata da Musso con un piede. Al 10’ ulteriore tributo al Pibe de Oro; l’arbitro ferma tutto per tributargli un applauso alla memoria e poi la partita riprende, ma con ritmi molto lenti. Al 15’ Cataldi prova a sorprendere il portiere che para invece in maniera agevole, ma è l’Udinese a giocare meglio ed a passare in vantaggio al 18’. Dopo una percussione dalla sinistra di Pereyra è Arslan a battere forte e grazie ad una deviazione di Acerbi il pallone s’insacca alle spalle di Strakosha. Al 24’ la mezza girata di Samir scheggia la traversa e la Lazio è in grande difficoltà. In chiusura del primo tempo il colpo di testa di Pussetto sfiora di nuovo la traversa e nel recupero proprio Pussetto, servito da De Paul in contropiede, sorprende ancora Strakosha con un rasoterra che vale il raddoppio. Con una Lazio allo sbando nella ripresa Inzaghi mette dentro Leiva, Akpa Akpro e Marusic, che rilevano Cataldi, Parolo e Fares. Proprio Leiva da buona posizione colpisce male al 47’ e manda fuori. E’ una Lazio migliore nel secondo tempo, molto più reattiva, che finalmente pressa gli avversari. Al 62’ Musso para sul diagonale di Immobile e un attimo dopo esce Luis Alberto per Caicedo. Per una Lazio spregiudicata a tre punte c’è di contro un’Udinese che approfitta: in ripartenza Forestieri dentro l’area liberissimo al 71’ calcia forte e batte per la terza volta Strakosha. La partita con questo gol può dirsi già conclusa, però la riaccende per un attimo Immobile, che un minuto dopo viene atterrato in area da Musso ed Aureliano decreta il rigore; va a battere lo stesso Immobile che sigla l’1-3. E’ questo il risultato finale, in quanto i biancazzurri pur cercando di arrivare al tiro, non riescono mai ad impensierire l’Udinese, che alla fine si aggiudica meritatamente l’incontro. E’ una Lazio troppo brutta per essere vera, i biancazzurri sbagliano l’approccio alla partita, giocata a ritmi troppo bassi e con sufficienza. Solo all’inizio del secondo tempo la squadra i Inzaghi ha provato a mettere in difficoltà gli avversari, ma senza nemmeno tanta convinzione. Sarà colpa anche della sindrome post Champion, ma oggi non ha girato nulla per il verso giusto; unica nota positiva la rete di Immobile, che a quota 108 stacca Beppe Signori e si avvicina a Silvio Piola. La Lazio resta a quota 14, dovrà vedersela mercoledi a Dortmund contro il Borussia e dopo soli tre giorni sempre fuori casa ci sarà lo Spezia. Parola d’ordine: resettare e ricominciare.  

 

LAZIO  UDINESE  1–3      18’Arslan  48’ Pussetto  71’ Forestieri  73’ Immobile (rig)

LAZIO: Strakosha, Patric (75’ Pereira), Acerbi, Radu, Lazzari, Parolo (46’ Akpa Akpro), Cataldi (46’ Leiva), Luis Alberto (63’ Caicedo), Fares (46’ Marusic), Correa, Immobile. All Inzaghi 

UDINESE: Musso, Becao, Nuytinck, Samir (57’ Jajalo), Larsen, De Paul, Arslan, Pereyra, Zeegelaar (57’ Molina), Forestieri (80’ Walace), Pussetto. All. Gotti

Arbitro Aureliano

 



venerdì 27 novembre 2020

Mina, ecco il nuovo album

di FRANCESCO TRONCARELLI

 

Sono pochi gli artisti italiani che hanno saputo ridefinire il concetto di longevità come Mina. A ottant’anni, la cantante è tuttora una macchina da musica inesauribile, coinvolta stabilmente in un progetto dopo l’altro e costantemente al lavoro su inediti, cover e omaggi. 

Sono passati pochi mesi dalla collaborazione con Ivano Fossati nell’apprezzato album di coppia, e la signora Mazzini torna nei negozi e sulle piattaforme con un nuovo lavoro, addirittura un doppio album che esce oggi.  

Non un lavoro di inediti, che peraltro non mancano, ma una raccolta di brani storici del nostro pop, un vero e proprio omaggio della Tigre della canzone a mezzo secolo di musica italiana attraverso una serie di pezzi che hanno accompagnato generazioni.

"Italian Songbook" il nome del progetto, contiene due dischi separati venduti singolarmente pur facenti parte dello stessa operazione a firma Mina. I due album che componongono l’uscita si intitolano "Cassiopea" e "Orione", e presentano ciascuno 15 cover incise negli anni dalla cantante e un inedito

Tributi ad artisti di ogni era e caratura, dagli immancabili Mogol e Battisti a Lucio Dalla, da Gino Paoli a Vasco Rossi fino ad Alex Britti. Trenta successi che ripercorrono la carriera di interprete della regina della musica leggera.

A differenza di una normale raccolta di canzoni, la scelta dei brani e il loro ordine sono stati curati da Mina stessa: infatti all'interno non ci sono solo i grandi successi che tutti amiamo, ma alcune chicche magari meno conosciute ai più ma che sono tasselli importanti della sua carriera. 

Nel lavoro inoltre non tutti i brani sono in versione originale, alcuni infatti sono stati letteralmente "riaperti", in alcuni casi risuonati, in altri rimasterizzati con un'incisione aggiornata e di maggiore qualità. Il risultato è di grande spessore. 

Quando Mina ha smesso di fare tv, ha costruito una sua nuova direzione completamente libera. Per questo ha preso una strada "non solo pop”, lavorando con alcuni dei musicisti con cui collaborava allora e di una bravura tale, da poter suonare qualsiasi genere musicale. 

 

Negli anni ha poi scelto sempre brani di autori che le proponessero gusti diversi. "Odia i pezzi "da Mina", ma preferisce esplorare strade vocali nuove perché forse è proprio in quella diversità che si dimostra la grandezza di una voce" ha spiegato Massimiliano Pani, il figlio che da anni la segue come un'ombra sul lavoro e ne cura la produzione.

Non è un caso che nei suoi album inediti faccia scelte del tutto inaspettate, brani che una persona normale di base non ascolterebbe. E in questo contesto Mina "porge" al pubblico canzoni diverse per dare varietà.

Mina ascolta di tutto, dai brani nuovi ai quasi 4 mila pezzi inediti che riceve ogni anno. Più che sugli artisti si concentra sulle canzoni. Ha un modo intellettuale e puro di approcciarsi alla musica che la circonda e questo riguarda anche se stessa. Come hanno raccontato gli amici che la frequantano, non è attaccata ai soldi, all'avere, ma all'essere. 

Ascolta, ama e canta la musica cercando di farlo nel modo migliore. Chi ascolta poi i suoi album ha sempre l'opportunità di capire molto bene la sua volontà artistica, di conoscere quali sono le sue idee e scelte.

Nella tracklist del suo nuovo doppio album, Mina è tornata in studio per l’incisione di due cover inedite, una per disco. A battezzare l’uscita di "Cassiopea" c'è infatti la sua nuova versione di "Un Tempo Piccolo", uno degli ultimi classici di Franco Califano, mentre nell’album "Orione" a fare da gemma nascosta sarà l’interpretazione di "Nel Cielo Dei Bar"s, di Fred Buscaglione.

"Un tempo piccolo", canzone scritta da Franco Califano insieme al suo stretto collobaratore Alberto Laurenti e Antonio Gaudino, è interpretata da Mina con un testo rimaneggiato della versione del 2005 dei Tiromancino. Ma quello che si nota subito al primo ascolto è che lei lo fa suo confezionando una "nuova" versione.

La sua voce inconfondibile regala suggestioni ed atmosfere nuove di zecca ad una canzone meravigliosa e struggente di suo, facendola diventare altro. Un brano diverso in certo qual modo, che aggiunge alla bellezza dell'originale la grandezza di un'interprete, di uno stile, di una vita dedicata alla musica.


martedì 24 novembre 2020

Saranno famosi: ecco i provini dei Big

 di FRANCESCO TRONCARELLI

 

Chi vuole diventare artista deve passare per i talent. Affrontare selezioni e casting dei vari programmi delle emittenti televisive per poi passare alle cure dei coach. Ma una volta era la Rai a fare i provini a chi sognava di entrare nel mondo dello spettacolo. 

La Tv di stato era una tappa obbligata per gli aspiranti "saranno famosi" che venivano valutati da funzionari addetti a questo compito e il cui giudizio era inappellabile. 

Dall’archivio Rai sono state recuperate alcune schede di valutazione di provini svolti tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’70 relative a molte voci che hanno poi segnato indelebilmente il nostro pop ma, che ai tempi, non erano state capite a dovere. 

C'è il caso per esempio di Adriano Celentano e Tony Renis artisti di fama i ternazionale che avevano iniziato insieme come sosia di Jerry Lewis e Dean Martin, che furono scartati e bollati con un distaccato “Non interessa”. 

Incredibile ma vero. Se si pensa poi che Renis dopo qualche anno con "Quando quando quando" divenne famoso in tutto il mondo e che il Molleggiato a meno di dieci anni da quel provino andato male col suo"Ragazzo della via Gluck" dominava le classifiche europee, c'è da rimanere stupiti. Ma tant è. 

Ugualmente eclatante il giudizio su Baudo, "utilizzabile per programmi minori", una vera topica considerato che nella sua lunga carriera il Pippo nazionale ha presentato i migliori show della tv pubblica a cominciare da Canzonissima per proseguire con Fantastico, Millenovecento, Serata d'onore e ben tredici Sanremo, record ancora ineguagliato.

Naturalmente ci sono stati anche tanti giudizi positivi da subito e che hanno favorito l'esordio di altri futuri big facendoli partecipare alle varie trasmissioni in onda. Vediamo allora come andò e soprattutto che ricevette il "sì" e chi il "no".

 

Adriano Celentano

Adriano Celentano

Esaminato in data: 7/2/1957
Giudizio: "Giovane dilettante di/canto. Esegue il genere “Rock and Roll” e presenta notevole somiglianza fisica con Jerry Lewis. (Immaturo e disordinato) Non interessa"

 

Tony Renis

Tony Renis

Data provino: 16/11/1956 Giudizio: “Giovane cantante chitarrista. Ancora immaturo, non presenta motivi di interesse. Come cantante non ha estensioni, né qualità di voce, né di espressione. Non interessa

 

 Fausto Leali


Data provino: 24/11/1958
Giudizio: “Giovanissimo cantante 14enne di genere rock’n’roll moderno americano. Ha un viso interessante e possiede una musicalità sicura nel genere moderno. Sa anche muoversi e si accompagna correttamente alla chitarra. Da tenere presente".
 
  

Pippo Baudo

Pippo Baudo

Data provino: Aprile 1960, esaminatori Antonello Falqui e Lino Procacci
Nota: “Fantasista; buona presenza; buon video; discreto nel canto; suona discretamente il pianoforte. N.B. può essere utilizzato per programmi minori”.

 

Enzo Jannacci

Enzo Jannacci

Data provino: 30/11/1961
Giudizio: “Si presenta come cantautore. Buon pianista e autore di motivi non spiacevoli; appare tuttavia insufficiente vocalmente per cui si ritiene che non sia idoneo a essere presentato come interprete di canzoni in un programma televisivo (il che non esclude che in una rassegna di cantautori possa essere presentato sullo stesso piano di molti altri suoi colleghi)

 

Mia Martini (Mimì Bertè)

Mia Martini

Data provino: 06/05/1964
Giudizio: “Giovanile ma banale. Voce un po’ nasale ma incisiva. Stile moderno, tipo urlatori alla Celentano. In quel genere ha una certa aggressività e può essere utilizzata

 

Dori Ghezzi

Dori Ghezzi

Data provino: 31/10/1967
Giudizio: “Video - Grazioso e telegenico. Voce di mezzi limitati ma garbata e abbastanza educata che denota già una certa intelligenza nell’interpretazione. Giudizio complessivo - Può essere utilizzata in programmi musicali minori e per giovani. Ha cantato: “Non dimenticar” e “Vivere per vivere”

 

Marcella Bella

Marcella Bella

Data provino: 25/10/1971
Giudizio: “Video - Gradevole, sottolineato da una particolare acconciatura estremamente giovanile e moderna. Con capelli crespi. Timbro della voce - Intonato, abbastanza musicale, con qualche durezza. Si rifà un po’, nelle sue interpretazioni, a cantanti di successo. Maturità artistica - Denota un certo mestiere. Giudizio complessivo - Idonea. La commissione ritiene di registrare la sua prova in audio. Ha cantato “Love story” e “Io e te, da soli”

 

Drupi (Giampiero Anelli)

Drupi

Data provino: 26/04/1973
Giudizio: “Video - Gradevole, con volto scavato, interessante e piuttosto espressivo. Dizione - Normale, con qualche imperfezione di origine dialettale. Timbro della voce - Rauco e scarsamente intonato. Giudizio complessivo: Il candidato dichiara di presentarsi in condizioni di affrettata preparazione. È il tipico cantante di complesso che preso isolatamente dà una scarsa prova di sé. In considerazione del fatto che il candidato, che pure incide dischi ed esercita professionalmente l’attività di cantante, la commissione ritiene di riascoltarlo quando le sue condizioni vocali saranno normali. Ha cantato “Vado via”

 

Gianna Nannini

Gianna Nannini

Data provino: 05/11/1975
Giudizio: “Video - Interessante. Timbro voce - Gradevole. Maturità artistica - Discreta, si accompagna al pianoforte (lo studia da sei anni al Conservatorio di Firenze). Giudizio complessivo - Ha personalità anche se non si sottrae alla moda di cantare con grinta e voce rauca, quasi raschiante. Si può utilizzare come cantautrice

 

Quella calda estate del 66

Riderà, Strangers in the night, Io ho in mente te: una Hit parade piena di successi. Da Little Tony all’Equipe 84, da Morandi a Sinatra. Q...