sabato 24 gennaio 2026

Lazio che barba che noia. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Dio vede e Provedel - La Lazio ha pareggiato a Lecce una partita da noia mortale. Come avrebbe detto Sandra Mondaini, che barba che noia.  Con un primo tempo senza aver mai tirato nella porta avversaria e un secondo vivace come una tartaruga in catalessi. La mancanza di giocatori di qualità abbinata alla paura di sbagliare ha creato una prestazione imbarazzante dei sopravvissuti alle squalifiche e agli infortuni. Si salvano in pochi, tra questi il portierone che c'ha messo qualche pezza provvidenziale. Ma vedrete, venderanno pure lui...

6+ a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - È finita così senza un vero perchè, cantava Bobby Solo, già non si capisce perché ad altri il contratto l'hanno prolungato e a lui no. Ma così è e il difensore saluta e se ne va. Chi ci ha rimesso lo scopriremo a breve. 

6 a Prostamol - È il più giovane ma si batte come un veterano. Sapete petchè? Giocando con questi compagni di merende è invecchiato de botto.

6 a Gila il mondo gila - Immotivata la sua sostituzione, non era lui che doveva andare a casetta. Ma ormai la Lazio è tutto un quiz come cantava Renzo Arbore.

6- a Dele ctrl canc alt - Qualcosa in più rispetto gli altri. Qualcosa proprio.

5 e mezzo a Lazzari alzati e cammina - T'ho detto arzate, a cornuto arzate, cit. Mario Brega.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Senza le trecce lo stesso non sei tu. Manco a Sanremo giovani.

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Nella 0 della casella dei tiri in porta del primo tempo c'è anche la sua firma. Ha messo però un bell'8 nei falli subiti.

5 e mezzo a Miei cari amici Vecino e lontani - Salvatore della patria in più di un'occasione è rimasto coinvolto nella pochezza generale. Come Luca Abete nella nuova disastrosa Striscia la notizia.

5+ a Liz Taylor - Eppur si muove, come disse Galileo Galilei. Ma niente più.

5 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Chi l'ha visto? Speciale mercoledì prossimo nella trasmissione della Sciarellli sulla sua sparizione dal campo.

5 a Rosanna Cancellieri - Tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Barbareschi?

5 a Basic Instinct - Un altro miracolato. Lui e Lourdes stanno a mezzi. Un paio di partite azzeccate e tre anni di contratto. Boh. L'affare de Maria cazzetta si dice a Rona, ma questi che ne sanno di Roma nostra. L'ultima partita l'aveva giocata a Lecce nel 2023 prima dell'epurazione. È tornato a Lecce ma è rimasto nello spogliatoio.

5 a Somarusic - So più i casini che combina che le cose buone. Come Pierluigi Diaco a Bella mà. Ma che je frega, tre anni de contratto li ha rimediati. Stiamo a posto. Come Diaco. 

4 a Dio perdona pure Dia - La Lazio sui suoi social lo ha salutato come Campione della Coppa d'Africa col Senegal. Ma non ha precisato che il torneo che aveva disputato era riferito alle bocce. Lui faceva il boccino, immobile in mezzo al campo mentre gli altri giocavano e tiravano. E anche con noi ha confermato di essere una palla al piede dei compagni di merende che già di loro so' scarsi e con lui peggiorano per emulazione. Ha fatto rimpiangere pure quel tagliabosco di Nina Muriqui. E qui il sipario è definitivo.

lunedì 19 gennaio 2026

Lazio, ma Como se fa...Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6 a Dio vede e Provedel - Una Lazio inguardabile e senza un minimo di amor proprio ha rimediato una sonora sconfitta da un arrembante Como. Tre gol all"Olimpico sanno di disfatta e soprattutto di bocciatura a un progetto che non è mai decollato prima nè dopo con le cessioni pesanti rimpiazzate da prospetti acerbi e seghe internazionali. Questa Lazio del resto è mediocre, come squadra e come società perciò c'è poco da dire. E da da questo harakiri non si salva nessuno, nessuno tranne il portiere. Un paradosso certo, ma è anche vero che con un paio di parate e il rigore ha limitato il passivo. E questo è un merito.

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. ma l'abat jour che porta sulla capoccia non si è accesa. E siamo rimasti al buio.

5 e mezzo Lazzari alzati e cammina - ma se non riesci a crossa è come se fossi Enrico Toti. Almeno lui la stampella jel'ha tirata agli austriaci.

5 e mezzo a Rovella per chi non si accontenta - Non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi. Altrimenti si sarebbe chiamato Silvan.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non segna più. Ma la cosa grave e che non tira più. Si è avvitato su se stesso come tutta la squadra. Sic.

5 a Gila il mondo gila e Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Colpiti e affondati nel naufragio generale. Con tre picchi in casa pure Facchetti e Burgnich della grande Inter sarebbero stati travolti, figurarsi loro che non lo sono. Chiedere ai superstiti del Titanic come hanno fatto a salvarsi.

5 a Patrizia Pellegrini - C'era una volta. Come Giorgio Mastrota che non pubblicizza più manco le pentole.

5- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Nè carne nè pesce. Nè.

5- a Liz Taylor - Ha i piedi buoni. Buoni per provocare un rigore.

5- a Massimo Di Cataldi - Neanche il compitino. Nulla e niente più. Avete presente Barbareschi?

4 e mezzo a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo: inutile.

4 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Ha fatto rimpiangere Castellano e Pipolo e addirittura Nina Muriqui. E ho detto tutto.

4 a Somarusic - È tornato più bello e più superbo che pria, come avrebbe detto il grande Ettore Petrolini. Ovvero un boscaiolo applicato al calcio senza averne le basi. Sono anni che è così, lo sanno pure i bambini che sono cresciuti con le sue cappellate difensive e con i relativi incubi che hanno minato la loro infanzia. Ma la dirigenza non se ne preoccupa, tanto d'avergli prolungato il contratto per tre anni E lui giustamente festeggia favorendo il primo gol dei lariani. Grandissimo. Per loro. Sipario.


venerdì 16 gennaio 2026

Addio Tony Dallara

 di FRANCESCO TRONCARELLI

 

Se n'è andato Tony Dallara, il Re degli urlatori, aveva 89 anni, Era il vincitore più longevo della storia del festival di Sanremo. Un artista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo a lungo protagonista dela scena musicale italiana.

Aveva una voce particolare, subito riconoscibie, nasale e molto potente e un carisma che lo rendeva unico e molto amato dal pubblico. Fu il primo in Italia a lanciare lo stile "terzinato", su ispirazione dei motivi interpretati dei Platters, quelli di "Only You", con il brano "Come prima" inciso nel 57 e che diventò un grande successo internazionale.  

Il pezzo infatti si è trasformato in un evergreen eseguito da artisti del calibro di Dean Martin, Perry Como,  Cliff Richard, Connie Francis, Dalida (“Tu me donnes”) ed anche dal grande tenore italo americano Mario Lanza che insieme a Zsa Zsa Gabor girò un film musicale tratto proprio dalla canzone e che aveva il titolo della cover in inglese “For the first time”.

E fu cantato anche dai Platters, circostanza che rendeva Tony molto orgoglioso per ovvii motivi. Artista poliedrico per via della sua passione per la pittura con esposizioni delle sue opere anche in Giappone, Dallara era il leader degli urlatori, quei giovani cantanti come lui, Mina, Celentano, Betty Curtis e Joe Sentieri, che sul finire degli anni 50 irruppero nella scena musicale italiana (dominata dai melodici Tajoli, Villa, Togliani), con la loro esuberanza artistica e le loro voci a tutto volume.  

La consacrazione alla sua carriera partita subito alla grande, la ebbe nel 1960 quando vinse Sanremo con "Romantica" il brano scritto da Renato Rscel che con la sua interpretazione "singhiozzante" e ritmata dette una scossa nel vero senso della parla alla nostra musica leggera.

Poi vennero altri successi come "La novia", "Bambina bambina", "Ghiaccio bollente", "Ti dirò" che aumentarono la sua popolarità al pari delle partecipazioni a Canzonissima e alle varie manifestaioni canore in voga negli anni Sessanta e Settanta. 

Ultimo di cinque figli, nato a Campobasso dove era stato registrato all'anagrafe come Antonio Lardera (il vero nome) era cresciuto a Milano dove si era trsferita la famiglia. Dopo la scuola dell'obbligo inizia a lavorare, prima come barista e poi come fattorino in una casa discografica.

La sua passione per il canto lo portava ad esibirsi nei locali milanesi col gruppo dei Campioni. La notizia arrivò al direttore della Music Walter Guertler che dopo averlo ascoltato al Santa Tecla, lo promosse cantante e lo mise sotto contratto.

Incide così "Come prima" (musica di Vincenzo Di Paola e Sandro Taccani, parole di Mario Panzeri), già proposta alla commissione d'ascolto del Festival di Sanremo nel 1955, ma senza passare la selezione. Il 45 giri viene pubblicato nel dicembre del 1957 ed espolde letteralmente.

Col successo arrivano anche i musicarelli, "Sanremo, la grande sfida" di Piero Vivarelli, con Teddy Reno, Domenico Modugno, Sergio Bruni, Joe Sentieri, Gino Santercole, Adriano Celentano, Renato Rascel e Odoardo Spadaro, e "I teddy boys della canzone" di Domenico Paolella, con Delia Scala, Tiberio Murgia, Ave Ninchi, Teddy Reno e Mario Carotenuto. Con "Romantica" dopo il festival vince anche Canzonissima.

Col cambiamento dei gusti del pubblico sulla scia dell'avvento del Beat prima e dei Cantautori dopo, Dallara non riuscì più a entrare in classifica, anche la televisione e la radio, lentamente, si dimenticano di lui. Negli anni settanta, dopo un'ultima partecipazione a "Un disco per l'estate 1972" con Mister amore si ritira dal mondo della musica e si dedica alla pittura, esponendo i suoi quadri in diverse gallerie e conquistandosi l'amicizia e la stima di Renato Guttuso.

Dagli inizi degli anni ottanta Dallara decide di riprendere l'attività, per lo meno per quel che riguarda le serate e grazie anche al revival, torna, soprattutto nei mesi estivi, a riproporre i suoi cavalli di battaglia. Reincide, inoltre, i suoi vecchi successi con nuovi arrangiamenti.

L'ultima apparizione televisiva è stata due anni fa a "Domenica In", nel salotto di Mara Venier, dopo una lunga riabilitazione a seguito di un ictus. Un momento toccante, in cui l'anziano urlatore con la sua fragilità e umanità  sembrava un nostro parente in difficoltà, un nonno che dopo tutto quello che aveva passato stava tornando alla normalità tra timori e voglia di vivere. 

Una parentesi felice per l'ultimo applauso dopo una vita in musica. Addio Tony, sei stato un grandissimo.

 

domenica 11 gennaio 2026

La Lazio torna a vincere. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 a Lazzari alzati e cammina -  La Lazio ha vinto a Verona una partita a lungo "giocata" a centrocampo, con poche azioni degne di questo nome, da entrambe le parti. Un match noioso nel primo tempo, più vivace nella seconda frazione. Certo è che per vincere i biancocelesti hanno comunque faticato e non per demeriti dei gialloblu, avversari modesti e messi malissimo in classifica. Ma i tre punti sono in ogni caso benedetti e servono per dire, con tutte le difficoltà che ha questa squadra, ci siamo. Copertina al Manuel Fantoni de noantri che ha vissuto il suo momento di gloria.

7 a Gila il mondo gila e Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Dio li fa e poi li accoppia, quando la coppia accoppa. Pio e Amedeo, Ale e Franz, Ficarra e Picone. Attenti a quei due. 

6 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria è il talismano. Daje campione.

6+ a Rosanna Cancellieri - Direttamente da Positano veste moda, collezione primavera-estate, l'assist per la nostra rete. 

6+ a Patrizia Pellegrini - Un gol salvato a portiere battuto. E questo basta.

6+ a Dio vede e Provedel - Una grande parata nel primo tempo, una svista nel secondo, un recupero nel finale. In perfetta media Muslera.

6 a miei cari amici Vecino e lontani - un passo indietro rispetto alla bella prova coi viola. Sarà l'emozione, del resto ha na certa età. Guardate Bruno Vespa.

6 a Danilo Cataldi - Due più due quattro, tre per tre nove. Siamo tornati al compitino. Il meraviglioso gol coi viola è come Vittorio Sgarbi dei bei tempi, uno sbiadito ricordo.

6 a Liz Taylor - Esordio positivo per il nipote della diva del cinema di cui porta il nome. Ha dimostrato personalità e piedi buoni. Staremo a vedere se i suoi film saranno all'altezza della nonna.

6- a Somarusic - Non ha combinato casini e già è tanto, ma non ha fatto una percussione che è una. Troppo poco la punizione. E su.

6- a Rovella per chi non si accontenta - Bentornato. Ma niente di più.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Come si dice a Roma, je manca sempre un sordo pe fa na lira. Finte de qua, finte de là, poi quando se tratta de tirà, nisba. Non ne azzecca una, come Teo Mammucari.

5 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Come il rilevamento della temperatura di Santa Maria di Leuca: non pervenuto.

5 a Pighin-Sanguin-Noslin - Ha avuto sulla testa la palla buona per metterla dentro nei primi minuti di gioco, ma quella imbarazzante abat jour che porta sulla capoccia ha inevitabilmente proiettato il pallone alle stelle vanificando un'occasione d'oro. Lavateje la corrente e spegnetelo. Sipario.

venerdì 9 gennaio 2026

Addio Ricky Shayne

di FRANCESCO TRONCARELLI

Se n'è andato in silenzio, chiedendo ai familiari di non farlo sapere. Era malalto e per lui lasciare questa vita che aveva vissuto a cento all'ora significava una sconfitta, anche se aveva ormai 80 anni. La realtà è che Ricky Shayne, il Leone del beat, pur con i capelli bianchi e qualche ruga e chilo di troppo a invecchiare un volto da bel tenebroso e un fisico ateltico, era rimasto giovane dentro anche da grande.

Se mi cercano dite che sono in Canada, le sue disposizioni, e così è andata, fino a che è stato possibile raccontare questa innocente ma significativa bugia di un sogno proibito, poi la notizia che era scomparso alla fine è uscita destando ovviamente clamore, anche perchè è stata diffusa un anno dopo la morte che era avvenuta dopo una breve ma inesorabile malattia a novembre del 2024. 

Ma la notizia è uscita solo in Germania, dove era una popstar, mentre in Italia dove peraltro aveva iniziato la carriera diventando popolarissimo tra Cantagiri e Musicarelli vari è stata ignorata. Non l'ha data nessuno. 

Ma si sa che il nostro è uno strano paese che dimentica in fretta artisti e personaggi che hanno lasciato il segno nello spettacolo rendendo le stagioni della vita di ognuno più lievi e dove chi fa il mestiere di cronista non ha le basi per farlo nè si applica preferendo il copia e incolla dettato dagli uffici stampa. 


la notizia data dal quotidiano tedesco BILD 

Eppure Ricky Shayne è stato un’icona della gioventù ribelle degli anni Sessanta che infiammava gli animi dei ragazzi e colpiva i cuori delle ragazze. Nell'immaginario collettivo era “Uno dei Mods”, come da omonima canzone incisa in quel laboratorio di idee e musica che era la RCA di quegli anni in cui l'Italia andava a 45 giri, mentre i capelli iniziavano a crescere, le gonne ad accorciarsi e i primi fermenti di contestazione cominciavano a diffondersi.

Sguardo assassino, criniera col ciuffo, giubbotto di pelle, jeans e voce intonata e potente, fece subito colpo. Era il ribelle della porta accanto che tutti avrebbero voluto avere come amico per sentirsi importanti, il James Dean dei capelloni che stazionavano sulla scalinata di piazza di Spagna, un archetipo fra i più unici e singolari di quella gioventù che sognava ad occhi aperti l’Inghilterra e il nuovo che stava avanzando.

E poi c’era il fascino del mistero che lo avvolgeva e alimentava la curiosità dei fan. Chi sosteneva fosse un italiano, pugliese per la precisione, che giocava a fare lo straniero, chi che arrivasse dalla Francia, chi più informato dal Libano, in realtà George Albert Tabett, questo il vero nome, era nato al Cairo nel 44 da padre libanese (manager in una società petrolifera) e madre egiziana (pittrice), cresciuto nella “Svizzera del medio Oriente” fino ai 15 anni, poi a Parigi per studiare, per approdare infine da noi nel ’65. 

“Uno dei Mods”, il brano che lo fece esplodere nel panorama musicale, si riferiva a un episodio molto enfatizzato dai media, una vera e propria “battaglia” tra Mods e Rockers nei dintorni di Londra (sulla spiaggia di Clacton nell’Essex, il 29 marzo 1964), con numerosi contusi e feriti al termine dei tafferugli a colpi di catene e bastoni.

La cosa strana che all’epoca dell’uscita del disco in pochi rilevarono, è che Migliacci e Meccia gli autori insieme a Mantovani del pezzo o perché avevano informazioni scarse (le notizie non viaggiavano in tempo reale come oggi) o per scelta, falsarono la realtà dei fatti, ambientando la vicenda a Liverpool patria dei Beatles, e soprattutto invertendo nella canzone i ruoli delle due bande giovanili inglesi. Erano infatti i Rockers ad adottare un look di ispirazione USA, evoluzione di quello dei Teddy Boys degli anni ’50.

E quindi giubbotti di pelle nera, blue jeans stretti e accessori vari da duro, mentre i Mods (da Modernism, termine usato per definire il jazz più attuale) invece, adottavano uno stile dandy e raffinato fatto da soprabiti eleganti, impermeabili parka, giacche attillate e cravatte. I Mods poi giravano in Lambretta o Vespa e ascoltavano musica ska e soul. Lo stile per intenderci del protagonista di Quadrophenia, l’opera rock (di quasi 10 anni dopo, 1973) degli Who.

Ricky in copertina, Ringo Starr e Polnareff di spalla

Ma tant’è al pubblico di bocca buona quel brano cantato da Shayne piacque tantissimo, la sua presenza scenica sottolineata dal ritmo vivace del brano col rullare dei tamburi e i rumori in sottofondo di piatti della batteria che evocavano il rumore degli scontri, fu una trovata geniale che decretò il boom del disco e di lui stesso.

Quell’estate di fuoco del 65 insomma lanciò il Leone del beat fra i nomi più in voga, i vari Jimmy Fontana con "Il Mondo" e Petula Clark con "Ciao Ciao", portandolo al successo ovunque si esibisse. E così il Festivalbar, la grande amicizia con Bobby Solo e Dino, la love story con Grazia Maria Spina, le avventure a ripetizione con le groupies che lo aspettavano al varco, lo schianto su un albero con la sua fiammante Maserati, i nuovi successi con “Vi saluto amici Mods”, “Number One”, “Come Moby Dick”, fino al trasferimento all’estero in cerca di nuovo stimoli. 

Ai primi posti in Germania con la versione tedesca di “A chi” di Fausto Leali e “Mamy Blue” di Dalida, guest star nella serie "Derrik" col mitico Horst Tappert e una fiction tv sulla sua vita coi figli Tarek e Imran che sono spiccicati a lui da ragazzo, con tanto di filmati del Cantagiro con un travolgente Mario Carotenuto che lo presenta al pubblico in visibilio. 

Con l’Italia sempre più lontana sino alla rentrèe a "Una rotonda sul mare" di Red Ronnie che dette il via negli anni Novanta al revival dei migliori anni musicali e un'incursione a Torino Beat nel 2016 per una rimpatriata con concerto dei Camaleonti, Dik Dik, Ribelli, Alberto Radius e Gian Pieretti.

È morto a Berlino, ultimo buen retiro di una vita che lo ha visto passare dalle stelle di hit parade alle stalle di una pensione da 151 euro, circostanza che non gli pesava più di tanto, bastava un'esibizione qua, un'ospitata là e i conti tornavano a quadrare. Ma non bastavano mai per andare in Canada come avrebbe voluto. Ti saluto amico Mod. 





mercoledì 7 gennaio 2026

Lazio pareggio di rigore. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Massimo Di Cataldi - È finita in parità una partita che una volta sì sarebbe definita da infarto. Per il susseguirsi di colpi di scena soprattutto nel finale che hanno messo a dura prova le coronarie dei tifosi biancocelesti. Ma al di là di queste considerazioni di colore, bisogna dire che la Lazio seppur con le attenuanti delle squalifiche e degli infortuni, ha stentato a imporre il suo gioco a una modesta Fiorentina. Ha sudato insomma pur giocando contro una squadra che staziona nei bassifondi della classifica. Il pareggio perciò va stretto ovviamente anche per un rigore in meno non concesso per noi e per colpa di quello inesistente concesso ai viola. Copertina d'obbligo al Metronomo del nostro centrocampo che ha fatto un gol meraviglioso. Un gol che se avesse indossato una maglia diversa qualche giornale ci avrebbe fatto il DVD. 

8 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - la freddezza nell'eseguire il penalty e soprattutto la scelta del meglio di Santa Fè e Trigoria di caricarsi sulle spalle la responsabilità del tiro. Grandissimo.

6+ a Viale dei Romagnoli 13 Ostia - Ha dato tutto là dietro. Ma non è bastato perchè c'ha pensato l'arbitro a stravolgere la partita.

6+ a Guendo è bello esse laziali - una sorta di addio alle armi in salsa turca. Guendo sarebbe stato meglio continuare la strada insieme magari fino a Castelporziano per un bel bagno. Quello che si fa per festeggiare qualcosa di importante che però non c'è stato. Adieu.

6 a Gila il mondo gila - Protagonista nel bene e nel male del match. Ha subito un fallo da rigore, non dato e ne ha provocato uno dato ma che non c'era.

6 a miei cari amici Vecino e lontani - Tanta esperienza buttata nella mischia. Come Gerry Scotti che ha risollevato il preserale di Canale 5.

6 a Patrizia Pellegrini - All'inferno e ritorno. Uscito groggy dall'1-2 del Napoli, il terzino si è ripreso bene dimostrando professionalità e attaccamento alla maglia. 

6 a Dio vede e Provedel - Incolpevole sui gol. Per i miracoli rivolgersi a Padre Pio.

6 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non segna più. Prende solo botte. Ma viene ammonito. Si rifà all'ultimo per fortuna nostra.

5 e mezzo a Lazzari alzati e cammina - È partito in quarta è finito in folle. Nè più nè meno di Teo Mammucari da Zia Mara.

5 a Rosanna Cancellieri - Ma sto damerino col cerchietto ce serve o nun ce serve? Perchè se ce serve non se capisce a che, ma se nun ce serve mandamolo a Portofino veste moda, sfila sulla passerella e rimediamo qualche euro.

5 a Basic Instinct - 30 minuti di niente. Anzi no, perchè una palla buona sui piedi ce l'ha avuta ma ha tirato una mozzarella che manco Pettinicchio sarebbe riuscita a confezionare. Chierichetto vero finto sacrestano con aspirazione da prete, s'è cuccato sto triennale e sta bene così. Tra un Pater, Ave e Gloria da messa vespertina. 

4 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Ma un segone imbarazzante. Che se magna i gol, sbaglia i passaggi, non pressa e soprattutto se fa uccellà come un fringuello dal viola che pareggia. Na disfatta. Manco al Tibidabo quando giocano scapoli contro ammogliati. Sipario.







lunedì 5 gennaio 2026

Chiedi chi era Mister Ok

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Anche questo primo gennaio c'è stato il tuffo nel Tevere come da tradizione e tutti i media hanno rilanciato la foto e il video di Mister Ok che si tuffa con tanto di presenza delle Iene.

Qualcuno ha precisato che si trattava dell'erede, nessuno ha ricordato però chi fosse l'originale, ovvero l'autentico Mister Ok, quello che per sbarcare il lunario si inventò il tuffo propiziatorio per "l'anno che verrà".

Allora vediamo. La tradizione del tuffo del primo dell'anno nel Tevere fu inaugurata nel 1946 da Rick De Sonay, un belga giunto a Roma dopo la fine della Guerra. Anni difficili per tutti, della ricostruzione e della voglia di voltare pagina. Magari anche con un tuffo spettacolare. 

la torta dopo il tuffo

Quello che fece il baldo Rick per la prima volta nel 46, tra due ali di folla festante e sempre più numerosa. Iniziò cosi ogni anno a lanciarsi in costume e cilindro per festeggiare in modo beneaugurante il suo compleanno, che cadeva proprio il primo di gennaio. 

Un salto a volo d'angelo perfetto da vero atleta pur non avendo mai fatto sport acquatici nè esercizi preparatori particolari, solo una gara di nuoto, vinta, nella Senna a Parigi. Quel volo lo proiettava nelle acque gelide del Tevere allo sparo di mezzogiorno del cannone del Gianicolo.

Si lanciava dalla balaustra marmorea di Ponte Cavour a due passi dall'omonima piazza e nei pressi di Castel Sant'Angelo. Tutte le volte, riaffiorato incolume dall'acqua, rassicurava i presenti con il caratteristico gesto della mano che rappresentava l'ok, di lì il soprannome inventato dai cronisti dell'epoca.

bagnanti sul Tevere

Il buon Rick ufficialmente era un fotografo che si guadagnava la giornata con gli scatti ai turisti nelle strade e a tavola nei locali caratteristici e che poi se ne andava al barcone del Ciriola, quello dove venne girato Poveri ma belli, a fare il bagno e giocare a carte. Come facevano molti.

Era un Roma ancora de noantri, con le osterie, l'avanspettacolo con le ballerine in carne, Fanfulla e Trottolino allo Jovinelli, le canzoni di Claudio Villa in sottofondo e i fusti come Maurizio Arena e Renato Salvatori con Lorella De Luca e Alessandra Panaro che sfoggiavano i primi bikini negli stabilimenti lungo le sponde del Biondo Tevere. 

Mister Ok divenne così popolare che nel 1968 Dino Risi lo immortalò nel suo film "Straziami, ma di baci saziami" dove al suo consueto tuffo seguiva in rapida successione quello di Nino Manfredi che si voleva suicidare. Ecco la scena



E quella non fu l'unica esperienza sul set. Manfredi lo volle nel suo pluripremiato film d'esordio alla regia, il celebre "Per grazia ricevuta", dove interpretava col suo barbone il ruolo di un frate.

Poi Roma e il Tevere cambiarono. Smog, inquinamento, traffico e con la morte del genero di Totò, il produttore cinematografico Gianni Buffardi per leptospirosi contratta dopo una nuotata a fiume, il divieto di bagni al Tevere da parte del Sindaco chiuse una stagione felice della città.

Ma il mister continuava a tuffarsi nonostante il divieto, evitando denunce e multe perchè era benvoluto da tutti, pizzardoni compresi. Sino a quando si fece male entrando in acqua dopo il volo dei 18 metri dalla spalletta e venne recuperato dal battello dei vigili del fuoco che gli imposero lo stop.

il Mister all'Elmi a Ostia
Si trasferì a Ostia e ogni giorno si immergeva sotto il pontile per recuperare dai piloni le cozze che poi portava a Roma col trenino per venderle ai ristoranti. Simpatico, paffutello e l'erre moscia, con la barba lunga da santone era un vero personaggio.

Gli acciacchi degli anni se li portava tutti appresso, era finito su una carrozzina. Faceva tenerezza ma non compassione perchè nonostante tutto non aveva perso quel modo di fare spigliato da giocarellone. Arrivava allo stabilimento Elmi, vedeva il mare e come per incanto si riprendeva, lasciava la carrozzina ed entrava in acqua, anche col mare mosso per nuotare. 

Mister Okay è sepolto al cimitero di Ostia Antica e sulla sua tomba c'è una lapide che lo ricorda con affetto e nostalgia. L'hanno pagata i suoi eredi artistici, maestri del tuffo a volo d'angelo come lui con in testa l'ex bagnino del Kursaal Maurizio Palmulli. E il cerchio si è chiuso.  

Lazio che barba che noia. Le Pagelliadi

  di FRANCESCO TRONCARELLI 6+ a Dio vede e Provedel - La Lazio ha pareggiato a Lecce una partita da noia mortale. Come avrebbe detto Sandra ...