6 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Partite brutte se ne sono viste, ma questa col Parma è stata a lungo inguardabile. Con un primo tempo letteralmente regalato agli avversari nonostante non fossero st'ira di Dio. I Sarri boys sembravano spenti, abulici, senza un minimo di animus pugnandi. Solo quando nel finale lo Scrivano fiorentino ha cambiato le carte in tavola si è visto qualcosina di buono. Il minimo sindacale per permettere all'Abat jour dal volto umano di indovinare un tiro deviato nella porta di Suzuki. E far tirare un sospiro di sollievo alla gente laziale che non voleva passare una Pasqua amara.
6+ a Buondì Motta - Ha evitato il raddoppio sulla bomba di Valeri.
6 a Prostamol - È rimasto coinvolto anche lui nel naufragio menefreghista generale. Sembrava che remasse contro l'andazzo, povero.
6 a Lazzari alzati e cammina - un pò di vivacità l'ha portata quando è entrato in campo. Ma era il minimo co sti zoombi.
6- a Massimo Di Cataldi - rientrato dopo tanto tempo ha faticato a carburare, ma il fatto e che da solo non può fare miracoli. Dal manuale di Suor Germana, quando avete bisogno di aiuto, pregate Padre Pio. Hai visto mai...
6- a Liz Taylor - a forza di dirgli che è bravo lo hanno intimorito. Cioè sembrava avesse paura di se stesso. Come Vittorio Sgarbi quando lo hanno intervistato dopo la malattia, Poi si è svegliato.
5+ a Pedro Pedro Pedro Pè - No comment per rispetto al campuone che è stato.
5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Di solito parte in quarta e poi finisce in folle. Stavolta ha abbreviato i tempi ed è finito in folle subito. Come Teo Mammucari da Zia Mara.
5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra con destinazione Parma non è mai partita. Èrimasto sul binario morto.
5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Il segnale non è ha finzionato e non si è visto nessun programma.
5- a Rosanna Cancellieri e Dio perdona pure Dia - Come Ale e Franz, non fanno ridere. Solo piangere.
5- a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.
5- - a Di padre in figlio nonno compreso - Lo abbiamo detto, se si chiamasse di cognome Mal potrebbe andare a cantare col papà di Furia al Festivalbar e non giocare a pallone. Ma Nelson Maldini sfrutta il cognome originale e te lo ritrovi a guidare l'attacco senza che faccia un tiro in porta. Boh.
5- - a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Non è tanto perchè il gol cel'ha sulla coscienza (fermo sul colpo di testa del parmigiano e letteralmente scansatosi quando Del Prato ha tirato e segnato) quanto che è da tempo che perde colpi come Diaco con lo share. Forse ha la testa in Arabia, forse è arrivato, chissà chi lo sa avrebbe detto il Febo Conti della Tv dei Ragazzi di una volta. Certo è che così non è piu una certezza ma un'incognita come la Mussolini al Grande Fratello Vip. Sipario.
Unica. Come si può definire la più grande cantante italiana di sempre se
non unica? Mina è unica perché è Mina, la più brava, la più
carismatica, la più popolare di tutte anche se sono anni che non si vede
più in giro. Unica per la voce strepitosa che ha, capace di far suonare
le parole e far parlare le note, una voce inconfondibile per timbro ed
estensione che dal fa basso arriva sino al do sovracuto del pentagramma,
che è quello del soprano.
Unica per la capacità di dominare la scena senza bisogno di tanti fronzoli o scenografie galattiche e per il coraggio di essersi ritirata dalla ribalta nel pieno del successo (l’ultima esibizione alla “Bussola” di Viareggio nel ’78) rinunciando ad una carriera internazionale e ad una marea di soldi.
Unica per i brani che ha cantato e che sono entrati nella storia della nostra musica. E anche oggi che compie 86 anni, rimane unica per la sua decisione di vivere questa ricorrenza coi suoi affetti più cari, nel buon retiro di Lugano, senza concessioni di sorta al circo mediatico che si mobilita per questi eventi.
Del resto lei ha già dato al gossip con le migliaia di servizi e copertine dei periodici specializzati (solo “Sorrisi e Canzoni” gliene ha dedicate 91) e non che hanno accompagnato ogni suo passo dagli esordi e scandagliato la sua vita privata (dalla storia con Corrado Pani, attore sposato, che le costò l’ostracismo Rai alle foto rubate durante lo shopping con l’attuale marito il chirurgo Quaini), vivendo così sulla sua pelle il lato negativo del divismo.
Ma Mina ha sempre avuto le spalle larghe ed è riuscita negli anni ad
imporsi e farsi apprezzare per le sue qualità, continuando a vivere
sotto i riflettori la sua vita senza falsi moralismi come donna, artista
ma anche madre premurosa. Una condizione particolare a cui si è
aggiunto il ruolo di manager di sé stessa che si è ritagliata nel tempo
con l’ausilio del figlio Massimiliano e che la vede impegnata
nell’ascoltare gli oltre 3mila provini di autori che riceve ogni anno
per trovare il pezzo giusto da incidere.
Da urlatrice con
Celentano, Joe Sentieri e Tony Dallara a signora della canzone in
solitaria. Una carriera straordinaria che l’ha vista protagonista
assoluta dei sabato sera della Tv (Studio Uno, Canzonissima, Senza rete,
Teatro 10, Milleluci) con duetti e sketch coi nomi più importanti dello
spettacolo come quello entrato nella storia con Lucio Battisti e a lungo
dominatrice della Hit parade.
Un’icona della femminilità con quel suo look tipico nel trucco e nell’abbigliamento (la prima ad esibirsi negli spettacoli televisivi in miniabiti), che dava ulteriore risalto ad un fisico statuario che faceva sognare a colori anche se la televisione era in bianco e nero.
Cremonese doc (“la tigre di Cremona” secondo la famosa definizione di Natalia Aspesi), nata per caso a Busto Arsizio e registrata come Mina Anna Maria Mazzini, ha cominciato per caso. Mentre era in vacanza a Forte dei Marmi con la famiglia nell’estate del ‘58, fu invitata dagli amici a salire sul palco della “Bussola” di Focette dove in quel periodo si esibiva l’orchestra di Don Marino Barreto jr. Applausi e incoraggiamenti.
A quella prima volta, segue il debutto ufficiale nelle balere della zona dove si fa conoscere per la sua grinta col nome d’arte Baby Gate, prima di scegliere definitivamente il nome Mina con cui all’inizio del 1960, scala subito le classifiche con la scanzonata e travolgente “Tintarella di Luna”.
E’ l’inizio di un successo che non si è più interrotto (150milioni di dischi venduti nel mondo), con decine e decine di canzoni fra le migliaia che ha inciso, che hanno fatto epoca e che fanno parte della memoria collettiva del paese, brani come “Le mille bolle blu”, “Il cielo in una stanza”, “E’ l’uomo per me”, “Un anno d’amore”.
Ancora “Città vuota”, “Se telefonando”,”Vorrei che fosse amore”, “Sono come tu mi vuoi”, “Non credere”, “Insieme”, “Amor mio”,”Parole, parole, parole” “Grande, grande, grande”, “L’importante è finire”, “Volami nel cuore”, “Brivido felino”.
Canzoni fra le più amate di un repertorio sterminato in cui sono entrati anche pezzi lanciati da altri artisti ma che rischiavano di cadere nel dimenticatoio o di non raccogliere il giusto riconoscimento, se lei non le avesse riprese.
E il caso per esempio di “E se domani” passata inosservata in un Sanremo nella duplice esecuzione di Gene Pitney e Fausto Cigliano e con lei diventata un punto fermo della musica italiana o “Breve amore” colonna sonora di “Fumo di Londra” di Alberto Sordi che riproposta con la sua voce, ha oscurato l’originaria interprete Julie Rogers.
Perché la sua voce è unica come dicevamo, l’ha fatta diventare a ragione un mito e a 85 anni ha mantenuto lo smalto di una volta come gli album che sforna puntualmente ogni anno confermano. Sì perché la Tigre alla bella età che ha raggiunto, continua a ruggire facendo il suo mestiere con passione e piacere
Si tiene infatti aggiornata sulle novità del panorama musicale, senza perdere l’occasione di collaborare con artisti più giovani per togliersi qualche sfizio, come dimostra il duetto con Blanco in uscita prossimamente e di cui tutti parlano.
Ecco perché Mina è unica, è sempre lei, la più brava di tutte. Perché è Mina, sempre Mina, fortissimamente Mina. Auguri Minissima!
"Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari", con questa breve nota, la famiglia Paoli ha annunciato la scomparsa del proprio congiunto, chiedendo al contempo la massima riservtezza.
L'artista è morto nella sua casa genovese dopo un breve ricovero in una clinica privata, aveva 91 essendo nato a Monfalcone il 23 settembre 1934. La notizia della sua morte è stata subito rilanciata da tutti i media ed è rimbalzata immediatamente sui social. E non poteva essere diversamente perchè l'artista è stato un maestro della canzone d'autore italiana.
Gino Paoli infatti è stato un artista chiave della nostra scena musicale, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all'evoluzione della canzone, sia come melodia che come testi.
Introverso, individualista, dal carattere spigoloso, ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore come poi si sarebbe conosciuta negli anni Setanta inventando di fatto una figura artistica. Ha scritto e interpretato oltre 200 canzoni alcune delle quali, sono fra le più belle e conociute del nostro pop.
"Senza fine", "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale", "Che cosa c'è", "La gatta", "Una lunga storia d'amore", titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.
Nato a Monfalcone, sin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il percorso che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti anticonformisti degli anni Cinquanta, ovvero studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, che ai libri preferiva una vita boheme fatta di pochi soldi e notti infinite.
Da trascorrere ovviamente con gli amici, i vari Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, come dire i fondatori della cosidetta "Scuola Genovese" che, nutrendosi delle canzoni dei grandi di Francia ossia Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d'autore italiana.
È proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l'industria discografica ma anche con Giorgio Gaber e Mina che incide il suo "Il cielo in una stanza", ottenendo un grande successo.
Un successo bissato da un altro brano, "Senza fine", interpretata da Ornella Vanoni, che all'epoca era ancora "la cantante della mala" e che vivrà con lui una lunga relazione. Il brano ha fatto il giro del mondo ed ha segnato l'inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Gino e Ornella fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso.
Negli anni '60, quando l'Italia andava a 45 giri, venne pubblicato un brano simbolo di quella stagione irripetibile del costume, il suo "Sapore di sale", arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri da brividi.
Uomo tormentato, già sposato, vive in quel periodo una storia d'amore travolgente con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale nacque Amanda. Poi l'11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi. Il tentativo di suicidio sparandosi all'altezza del cuore. Con il proiettile però che non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto.
Nella seconda metà dei "favolosi Sessanta" con il boom di canzoni allegre e spensierate in linea con la voglia di vivere di un Paese proiettato verso il futuro, inizia un lungo periodo di crisi umana e professionale segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale.
Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni Ottanta quando prima incide un album tributo al suo amico Piero Ciampi, "Ha tutte le carte in regola" e poi nell'85, riconquista le classifiche con "Una lunga storia d'amore". Un brano bellissimo, avvolgente, emoziante. Alla Paoli.
L'anno dopo è la volta di "Ti lascio una canzone", altra hit indimenticabile e dal sapore antico, poi negli anni Novanta tutti cantano la sua "Quattro amici al bar". Nel corso della sua carriera Paoli ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat e Charles Aznavour e ha avuto anche un'intensa attività come autore, firmando tra le tante "Come il sole all'improvviso" per Zucchero.
Nel 1987 venne eletto deputato nelle file del PCI, esperienza che non lo soddisferà e che non ebbe particolari momenti politici da ricordare. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato insieme ad alcuni dei migliori jazzisti italiani.
In particolare con il bravissimo Danilo Rea, pianista di livello mondiale, ha portato avanti tournèe dal sold out assicurato. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche e alla mondanità, Gino Paoli resta uno dei personaggi più importanti e prestigiosi della Canzone italiana.
E' stato un gigante della Musica leggera che ha elevato a livelli altissimi con la sua produzione e un autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese e che lo hanno reso immortale.
Con un grande mazzo di rose rosse aveva salutato solo quattro mesi fa la sua musa Ornella Vanoni, ora l'ha raggiunta. Per sempre.
8 e mezzo a Liz Taylor - Non c'è due senza tre. La Lazio dopo il Sassuolo e il Milan batte anche il Bologna. 9 punti in tre partite, una cosa impensabile fino a poco tempo fa, ma tant è. È stata una partita a lungo giocata a centrocampo, tattica e a tratti noiosa, poi i Sarri boys hanno preso le misure e sono usciti fuori alla grande. Due gol, uno di destro e uno di sinistro, firmati dal giocatore piu in forma e che pur essendo arrivato per ultimo è riuscito a calarsi nella parte con autorità e classe. L'olandese volante fa volare la Lazio. Bravo bravo bravo.
7 e mezzo a Motta la tradizione del panettone - Tre partite e già un Lato b notevole (incrocio dei pali con lui scavalcato) e un rigore parato magnificamente: Buondì Motta!
7 a Patric del Grande fratello - lo Scrivano fiorentino lo ha trasformato in play. Era un playboy è diventato una playstation in mezzo al campo.
6 e mezzo a Dio perdona pure Dia - un assist al bacio per il raddoppio. E vai, avesse trovato la sua strada.
6 e mezzo a viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Dove non arriva uno c'è l'altro. Quando balla uno balla anche l'altro. Insieme una certezza quando dice bene. Speriamo sempre.
6+ a Somarusic - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.
6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria fa 200 presenze con l'Aquila sul petto. E questo è comunque un record da evidenziare e applaudire a prescindere dalla prestazione. È un campione che all'Aquila ha dato tanto. E darà il suo apporto sino all'ultima giornata.
6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Come porta fortuna funziona assai. Per il resto bisogna aspettare che si accenda la lampadina della abat jour che c ha sulla capoccia.
5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Come dire, nun te po' di sempre bene. Vedi Fedez che a Sanremo ha fatto il botto.
5 a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini è come Leo Gassman, gioca per il cognome che porta. Come Gassman, che se se chiamava Leo Gas manco alla Sagra del carciofo de Ladispoli cantava. Amen.
5 a Rosanna Cancellieri - Come disse Cristian De Sica in Vacanze di natale, lasciam perdere.
5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra non è mai partita ma è rimasta sul binario morto. Specialmente quando c'era da difendersi.
5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Un assist harakiri a Fidel Castro che ha provocato il rigore. Un errore che manco Martufello avrebbe fatto. Roba da Bagaglino insomma. Se lo riaprono ha un futuro come comico. Sipario.
Ursula Andress compie 90 anni, incredibile ma vero. Una notizia nella notizia. Sì, perché
nell’immaginario collettivo l’attrice svizzera è sempre la giovane e
aitante Bond girl degli esordi, quella apparsa al pubblico nel primo
film della saga di James Bond “Licenza d’uccidere” (“Dr No”) nel 62.
La
diva che ha fatto impazzire colleghi e che ha recitato con tutti i
grandi nomi del cinema infatti, per tutti è sempre la bionda esplosiva
che usciva come Venere da un’onda. Come se il tempo si fosse fermato.
Ecco
perché sorprende che la Andress abbia spento tutte queste candeline. Lo
stupore è lo stesso di quello di Sean Connery-007 quando la vede uscire
dall’acqua in bikini, maschera da sub in testa, coltello appeso alla
cintola e due grandi conchiglie in mano in quella mitica scena che la
svelò al mondo e che ha fatto epoca.
Ursula con James Bond Connery
Ma ovviamente gli anni per
festeggiare questa ricorrenza ci sono tutti avendo vissuto un'esistenza piena di avvenimenti, incontri e momenti irripetibili. Spericolata, sempre di corsa fra un set le foto dei suoi amori sbattuti in copertina, Ursula è stata un modello istantaneo di bellezza da subito.
E anche il simbolo di una rivoluzione culturale e di costumi che nei primi anni Sessanta si affacciava timidamente al mondo. Una delle prime attrici orgogliose di esprimere tutta la sua sensualità. Insieme a una libertà che nel corso degli anni ha sempre sfidato le convenzioni.
E il destino quasi tutto già scritto di una vita che sembrava destinata a tutt’altro rispetto alla gloria del cinema. Nata in un
paesino del Cantone di Berna, Ostermundigen, Ursula abbandonò minorenne
la Svizzera per seguire l’attore francese Daniel Gélin di cui si era
innamorata e iniziando come fotomodella a Parigi.
Il debutto di Ursula in Un americano a Roma
Per muovere i primi
passi nel cinema però dovrà venire a Roma, a Cinecittà, dove sarà il
regista Steno, il papà dei fratelli Vanzina, a darle una prima particina
nel film cult di Alberto Sordi “Un americano a Roma”.
Lei è l’attrice
svedese Astrid Sjostrom neo mamma che viene intervista da Galeazzo Benti, col marito
regista (parodia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini) nella cui casa
entrerà Albertone-Nando Moriconi nudo.
Subito
dopo, Steno la rivuole ne «Le avventure di Casanova», dove è una delle
donne conquistate dal seduttore veneziano. Seguono altre apparizioni in
pellicole di basso costo e successo popolare dove la bionda ex modella
impara i rudimenti del mestiere, fino poi al trasferimento ad Hollywood
dove la sua popolarità esplode per un flirt col “nome” del momento James
Dean.
Ursula e James Dean
Poi il colpo di scena, incontra e sposa John Derek, considerato
uno dei divi più belli di Hollywood. Entra così ufficialmente nel giro
che conta dove la nota Terence Young, il regista della trasposizione dei
romanzi di Jan Fleming, che la vuole nel ruolo di Honey Rider, la prima
Bond girl della saga.
E’ la svolta, per quel ruolo vincerà il Golden
Globe nel 1964 come migliore attrice debuttante e comincerà la sua
ascesa fulminea a star internazionale.
Eccola
così a fianco di Elvis Presley ne «L’idolo di Acapulco» (1963), Frank
Sinatra e Dean Martin in «I 4 del Texas» (1963), Jean-Paul Belmondo in
«L’uomo di Hong Kong» (1965), Peter Sellers, Peter O’Toole e Woody Allen
in «Ciao Pussycat» (1965), Mastroianni in “La decima vittima” di Elio
Petri.
Con Elvis, l'idolo di Acapulco
Ancora è con George Peppard e James Mason in «La caduta delle aquile» (1966),
Orson Welles in «La stella del Sud» (1969), Charles Bronson, Toshirô
Mifune e Alain Delon nel western «Sole rosso» (1971) e di nuovo in
Italia per produzioni minori ma di cassetta come «Safari Express» di
Duccio Tessari con Giuliano Gemma o “Letti selvaggi” di Luigi Zampa.
E
poi la tv, tanta, da “Falcon crest” a “Love boat”, da “Pietro il
grande” a “Fantaghirò”, in un’alternanza di ruoli e camei che
contribuiscono a mantenere viva la sua popolarità presso il grande
pubblico generalista.
Quel pubblico che comunque aveva continuato a seguirla sulla
stampa specializzata nelle cronache rosa e gossip, per le sue love story
con personaggi come Jean Paul Belmondo, Fabio Testi e Harry Hamlin
conosciuto sul set di “Scontro di Titani” dell’81 da cui ha avuto
l’unico figlio Dimitri.
Jean Paul Belmondo uno dei suoi amori
«Non erano in tante a non fare
le gattine al cinema, per questa la mia aggressività è piaciuta», ha
dichiarato la Andress in una recente intervista dal suo buen retiro
svizzero dopo aver vissuto in tutte le capitali del mondo.
«Sono la più
apprezzata delle Bond Girl ma solo perché sono stata l’unica veramente
sportiva. La mia bellezza è un’eredità di famiglia, lo sport invece l’ho
sempre praticato e poi quel personaggio ha avuto successo perché
mostrava un lato nuovo della donna, quella determinata, autonoma,
atletica e senza paura di confrontarsi con il maschio».
E in
effetti la sua Honey Rider è stata un’anticipatrice del cambiamento del
costume che stava per avvenire.
La sua irruenta bellezza e fisicità che
ne fece un sex symbol, era una sorta di audace contrasto per il bon ton
in auge in quei primi anni 60 ancora lontani dalla Swinging London e
dalla rivoluzione culturale della minigonna che nasce ufficialmente
dopo.
Ecco perché Ursula Andress anche a 90 anni e
nonostante una carriera comunque ricca di film e vicende da ricordare è
rimasta sempre “quella” che tutti hanno amato e apprezzato al suo
debutto. Quella ragazza bionda con i capelli e il corpo bagnati che
usciva dalle acque della Giamaica con indosso un bikini bianco da urlo.
Quel costume che quarant’ani dopo è stato venduto all’asta per 58mila euro. La prima
Bond girl, bella e brava nonostante il passare del tempo e la vendita di
quel bikini entrato nella storia del cinema. Auguri Ursula.
8 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Sospinta da 50mila cuori biancocelesti la Lazio ha steso il Milan con merito giocando una grande partita. Una lezione tecnico tattica impartita dallo Scrivano fiorentino al leader del corto muso che di corto muso ha perso ed è tornato a casa con la coda fra le gambe. Il gol dell'Achille Lauro con l'Aquila sul petto è stato bellissimo ed entusiasmante e ha premiato la tenacia di uno dei giocatori più in forma del momento. È stata una bella soddisfazione che prelude un finale in crescendo. Avanti Lazio avanti laziali! Fino alla fine.
7 e mezzo a Gila il mondo gila - Altro che Spartacus, il vero gladiatore è lui. E c'ha pure i piedi educati. Li ha presi a calci e gli ha detto pardon. Grandissimo.
7+ a Liz Taylor - Un gigante in mezzo al campo. La traversa che ha preso ringrazia per l'autografo ricevuto. Come facevano i fan a sua zia a Hollywood.
7 a Prostamol - Er sellerone non perdona. Li ha mandati tutti al diavolo.
6 e tre quarti a Motta la tradizione del panettone - Un veterano. E ne ha giocate solo due. Daje bello de casa.
6 e mezzo a Somarusic - Il suo assist vincente è stato da applausi. Vecchio scarpone quanto tempo è passato, cit. Gino Latilla, Sanremo, prima guerra punica.
6 e mezzo a Patric del Grande fratello - onnipresente, onnisciente, e pure onnivoro perchè se l'è magnati.
6+ a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini ha avuto nel primo tempo la palla del kappao ma si è fatto ipnotizzare da Maignan. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia, per migliorarsi rivolgersi a Giucas Casella.
6+ a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra si è subita involata, ma col passare del tempo si è involuta. Come un Riccardo Rossi qualsiasi.
6+ a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È partito in quarta è finito in folle. Come Mammucari da Zia Mara. Ma li ha fatti tremà comunque.
6 a Rosanna Cancellieri e Pedro Pedro Pedro Pè - Buttati nella mischia per chiudere in bellezza.
6 a Dio perdona pure Dia - della serie "c'ero anch'io" in questa vittoria storica. Ma non se ne è accorto nessuno.
6- a Benigno Zaccagnini - Tornerà protagonista. Sperem, si spera, si. Sipario.
7+ a Somarusic - La Lazio affonda il Sassuolo e torna a vincere dopo oltre un mese in un Olimpico sempre piu vuoto. E lo fa grazie a un gran colpo di testa di uno dei suoi giocatori piu anziani e spesso criticati, un fedelissimo di mille battaglie che riscatta cosi gli errori commessi in passato. Ci pensa Adam insomma a togliere le castagne dal fuoco ai suoi compagni di merende biancocelesti che sembravano avviati all'ennesima partita dal vorrei ma non posso. Sarà un finale in crescendo nonostante infortuni e iella vera? Ai posteri l'ardua sentenza.
6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini come il Marchese del Grillo: s'è svejato!
6+ a Rosanna Cancellieri - Er mejo asist della sua vita. Incredibile ma vero. Come Sal Da Vinci vittorioso al Festival.
6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta (assist, azioni, ecc) è finito in folle (scavetto alle stelle) come Teo Mammucari da Zia Mara.
6 a Gila il mondo gila - Palla al piede non lo ferma nessuno, poi se difende balla da solo, ma la sua grinta dovrebbero avercela tutti.
6 a Patric del Grande fratello - entra in campo per mancanza di centrocampisti in in un ruolo non suo. Che poi a sto punto quale sia il suo ruolo non lo sa nè lui nè lo Scrivano fiorentino.
6 a senti che musica coi Tavares - All'inizio si è involato col passare del tempo si è involuto. È finito involtino.
6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria è il portafortuna della squadra.
6 a Prostamol - Na certezza. Come la tassa della mondezza.
6- a Dio perdona pure Dia - i miracoli non si ripetono. Per un altro suo gol rivolgersi a Frate Indovino.
6- a Liz Taylor - Je mnca sempre un sordo pe fa na lira, come si dice dalle nostre parti. Ma che ne sanno questi, so ragazzi.
6- a Motta la tradizione del panettone - ha sbagliato i tempi d'esordio, ora c'è la colomba.
5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Non segna più. Manco dal fornaro.
5 e mezzo a Massimo Di Cataldi - la sfortuna si accanisce su l'unico romano laziale in campo. È proprio una stagione da dimenticare. Come quel boro di Eddie Brok a Sanremo.
5 e mezzo a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - un passo indietro, a tratti anche due, rispetto all'Atalanta. Se ne fa un altro si ritrova direttamente a giocà con l'Ostia mare.
5 a Viale dei Romagnoli,13 Ostia - si è fatto uccellare da Lauriente come un pivello. E sì che è una vita che gioca. Misteri della fede biancoceleste per noi che nonostante tutto ancora ci crediamo. Sipario.