6 e mezzo a Somarusic - La Lazio non vince più. Anche quando sembrava fatta le solite amnesie difensive hanno favorito un pareggio che sembrerebbe stretto ma che in realtà fotografa il lungo momento no che la squadra di Ricky Tognazzi Baroni sta attraversando. Metteteci pure che i rincalzi non ci sono e il gioco è fatto. Per gli altri, come il Torino che ha cambiato tre uomini e in cinque minuti ha pareggiato. Copertina d'obbligo al terzinaccio montenegribo che con quel gran gol di destro aveva fatto credere che questa sarebbe stata la partita della svolta. Illusione.
6 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - Un assist al bacio da parte del meglio di Santa Fè e Trigoria che vale tutto. Perchè per il resto buio assoluto.
6 e mezzo a Lisaken dagli occhi blu - Di tutta la squadra è quello che da sempre il fritto, ma è solo. Come Carlo Conti che regge la baracca di Rai 1 da solo.
6+ a Rovella per chi non si accontenta - quando riuscirà anche a segnare un gol è sicuro che verrà giù l'Olimpico. Per ora viene giù da solo.
6+ a Pighin-Sanguin-Noslin - È partito in quarta è finito in folle come la Lazio.
6 + a Guendo è bello esse laziali - Tanto lavoro sporco. Sarebbe opportuno che si sporcarsi di meno e spazzasse di più.
6 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non scaglia più le sue recce. Dategli un fucile.
6 a Hysaj che i papaveri - Non gioca quasi mai ma quando lo buttano dentro non delude mai. Come Marco Liorni.
6 ad aspettando Gigot - Non ha neanche menato che è il suo forte. E propria finita.
6 a Dio vede e Provedel - In media Carrizo, due tiri, una parata e un gol.
6 a Viale dei Romagnoli 13, Ostia - Meglio come attaccante. E ho detto tutto.
6- a Patrizia Pellegrini - Tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Cattelan?
5 e mezzo a Dele ctrl canc - Il suo apporto è stato come quello di Valerio Staffelli a Striscia la notizia in occasione del tapiro al Pupone, inutile.
5 a Dio perdona pure Dia - Speravamo di essere smentiti, che con un guizzo da campione ci smentisse regalando una gioia alla gente laziale. Ma era una pura illusione, tipo credere che Valeria Marini sia una showgirl. L'ex Salernitana non ha strusciato una palla confermandosi l'uomo in meno di questa Lazio che spesso là davanti arranca. Sipario.
C'è chi lo dava per scomparso, chi per malato, chi con in testa Teo Teocoli, lo faceva prigioniero della moglie e chi invece lo credeva avvitato nei suoi pensieri e manie.
Tutti a pontificare e dare la propria versione sul Celentano che non si faceva vedere in giro alimentando voci incontrollate e fake news su quello che probabilmente era un semplice volersi godere la vecchiaia in santa pace.
Poi però, quando il mistero sulle sue condizioni psicofisiche si faceva sempre più fitto e ingarbugliato il colpo di scena, anzi i colpi di scena che azzerano tutto. Con tre mosse il Molleggiato ha dato scacco matto ai chiacchieroni del web e ai ficcanaso del gossip televisivo.
La prima è stata l'incontro con Spike Lee a Milano, testimoniato da una foto volutamente "oscurata" diffusa dallo staff del regista americano in cui si vedono i due, meglio Spike di Adriano. Il regista newyorkese, tra i primi a valorizzare il genere rap nel cinema, ha contattato Celentano per includere 'Prisencolinensinainciusol', il brano che il Molleggiato pubblicò nel 1972 e da molti considerato il primo esempio di rap della storia, nella colonna sonora del suo nuovo film 'Highest 2 Lowest', in uscita in primavera e dato in arrivo in anteprima al festival di Cannes.
La seconda mossa è stata pubblicare sul suo profilo Instagram dal nome che è tutto un programma, L'inesistente, un audio in cui si ascolta un dialogo fra lui e la moglie Claudia Mori, un siparietto affettuoso e surreale sulla vecchiaia.
«Adriano, ma è vero che io e te invecchiamo?», domanda Claudia Mori al marito. «E sì, è vero… Ma solo io. Tu no, tu rimarrai sempre giovane», risponde lui. «Ah, menomale, che spavento!», esclama la moglie.
La coppia più bella del mondo, che vive in una villa a Campesone di Galbiate (Lecco), l’anno scorso ha festeggiato i sessant’anni di matrimonio, sono, infatti, sposati dal 1964. Il post è stato apprezzato dai tanti fan del Molleggiato. Tra loro Mara Venier che ha commentato «Io vi amo» aggiungendo un cuore
il profilo Instagram
Terzo colpo assestato a sorpresa la foto che lo ritrae in macchina diventata in un attimo virale. Una foto chiara, nitida, no come quella con Lee, che fornisce un'immagine reale e veritiera sul Celentano attuale.
L'immagine è nata da un selfie con il bergamasco Roberto Panza suo ammiratore di lunga data e artista che spesso e volentieri interpreta le sue canzoni, è stata "tagliata" sul Molleggiato per mostrarlo al meglio e si è subito diffusa sui social.
E non poteva essere altrimenti perché l'interprete di Azzurro appare così come è, senza filtri e ritocchi, alla bella età di 87 anni, sicuramente invecchiato ma sempre in forma, alla guida della sua auto e con indosso la classica maglietta con l'ampia scollatura nonostante il clima più invernale che primaverile.
il selfie
"Il tempo se ne va" cantava riferendosi alla fanciullezza della figlia Rosita che si avviava alla adolescenza, ora questa canzone si potrebbe intonare a lui che da ragazzo della via Gluck è passato a nonno della mitica strada milanese.
Ma un nonno moderno e sempre in gamba, che ama il rock e stupire. Anziano, con le rughe che inevitabilmente solcano il uo viso come denuncia l'anagrafe ma sempre giovane dentro e mentalmente con le sue battaglie ecologiche e le riflessioni taglienti e veritiere sull'attualità.
"Passano gli anni" come cantava una volta "e quel ragazzo ne ha fatta di strada", ma nonostante questo rimane il Molleggiato amato da tutti, rimane Adriano Celentano, un artista senza tempo.
Unica. Come si può definire la più grande cantante italiana di sempre se
non unica? Mina è unica perché è Mina, la più brava, la più
carismatica, la più popolare di tutte anche se sono anni che non si vede
più in giro. Unica per la voce strepitosa che ha, capace di far suonare
le parole e far parlare le note, una voce inconfondibile per timbro ed
estensione che dal fa basso arriva sino al do sovracuto del pentagramma,
che è quello del soprano.
Unica per la capacità di dominare la scena senza bisogno di tanti fronzoli o scenografie galattiche e per il coraggio di essersi ritirata dalla ribalta nel pieno del successo (l’ultima esibizione alla “Bussola” di Viareggio nel ’78) rinunciando ad una carriera internazionale e ad una marea di soldi.
Unica per i brani che ha cantato e che sono entrati nella storia della nostra musica. E anche oggi che compie 85 anni, rimane unica per la sua decisione di vivere questa ricorrenza coi suoi affetti più cari, nel buon retiro di Lugano, senza concessioni di sorta al circo mediatico che si mobilita per questi eventi.
Del resto lei ha già dato al gossip con le migliaia di servizi e copertine dei periodici specializzati (solo “Sorrisi e Canzoni” gliene ha dedicate 91) e non che hanno accompagnato ogni suo passo dagli esordi e scandagliato la sua vita privata (dalla storia con Corrado Pani, attore sposato, che le costò l’ostracismo Rai alle foto rubate durante lo shopping con l’attuale marito il chirurgo Quaini), vivendo così sulla sua pelle il lato negativo del divismo.
Ma Mina ha sempre avuto le spalle larghe ed è riuscita negli anni ad
imporsi e farsi apprezzare per le sue qualità, continuando a vivere
sotto i riflettori la sua vita senza falsi moralismi come donna, artista
ma anche madre premurosa. Una condizione particolare a cui si è
aggiunto il ruolo di manager di sé stessa che si è ritagliata nel tempo
con l’ausilio del figlio Massimiliano e che la vede impegnata
nell’ascoltare gli oltre 3mila provini di autori che riceve ogni anno
per trovare il pezzo giusto da incidere.
Da urlatrice con
Celentano, Joe Sentieri e Tony Dallara a signora della canzone in
solitaria. Una carriera straordinaria che l’ha vista protagonista
assoluta dei sabato sera della Tv (Studio Uno, Canzonissima, Senza rete,
Teatro 10, Milleluci) con duetti e sketch coi nomi più importanti dello
spettacolo come quello entrato nella storia con Lucio Battisti e a lungo
dominatrice della Hit parade.
Un’icona della femminilità con quel suo look tipico nel trucco e nell’abbigliamento (la prima ad esibirsi negli spettacoli televisivi in miniabiti), che dava ulteriore risalto ad un fisico statuario che faceva sognare a colori anche se la televisione era in bianco e nero.
Cremonese doc (“la tigre di Cremona” secondo la famosa definizione di Natalia Aspesi), nata per caso a Busto Arsizio e registrata come Mina Anna Maria Mazzini, ha cominciato per caso. Mentre era in vacanza a Forte dei Marmi con la famiglia nell’estate del ‘58, fu invitata dagli amici a salire sul palco della “Bussola” di Focette dove in quel periodo si esibiva l’orchestra di Don Marino Barreto jr. Applausi e incoraggiamenti.
A quella prima volta, segue il debutto ufficiale nelle balere della zona dove si fa conoscere per la sua grinta col nome d’arte Baby Gate, prima di scegliere definitivamente il nome Mina con cui all’inizio del 1960, scala subito le classifiche con la scanzonata e travolgente “Tintarella di Luna”.
E’ l’inizio di un successo che non si è più interrotto (150milioni di dischi venduti nel mondo), con decine e decine di canzoni fra le migliaia che ha inciso, che hanno fatto epoca e che fanno parte della memoria collettiva del paese, brani come “Le mille bolle blu”, “Il cielo in una stanza”, “E’ l’uomo per me”, “Un anno d’amore”.
Ancora “Città vuota”, “Se telefonando”,”Vorrei che fosse amore”, “Sono come tu mi vuoi”, “Non credere”, “Insieme”, “Amor mio”,”Parole, parole, parole” “Grande, grande, grande”, “L’importante è finire”, “Volami nel cuore”, “Brivido felino”.
Canzoni fra le più amate di un repertorio sterminato in cui sono entrati anche pezzi lanciati da altri artisti ma che rischiavano di cadere nel dimenticatoio o di non raccogliere il giusto riconoscimento, se lei non le avesse riprese.
E il caso per esempio di “E se domani” passata inosservata in un Sanremo nella duplice esecuzione di Gene Pitney e Fausto Cigliano e con lei diventata un punto fermo della musica italiana o “Breve amore” colonna sonora di “Fumo di Londra” di Alberto Sordi che riproposta con la sua voce, ha oscurato l’originaria interprete Julie Rogers.
Perché la sua voce è unica come dicevamo, l’ha fatta diventare a ragione un mito e a 85 anni ha mantenuto lo smalto di una volta come gli album che sforna puntualmente ogni anno confermano. Sì perché la Tigre alla bella età che ha raggiunto, continua a ruggire facendo il suo mestiere con passione e piacere
Si tiene infatti aggiornata sulle novità del panorama musicale, senza perdere l’occasione di collaborare con artisti più giovani per togliersi qualche sfizio, come dimostra il duetto con Blanco in uscita prossimamente e di cui tutti parlano.
Ecco perché Mina è unica, è sempre lei, la più brava di tutte. Perché è Mina, sempre Mina, fortissimamente Mina. Auguri Minissima!
Alta, slanciata, gli occhi neri da pantera, quel sorriso a 32 denti contagioso e un fascino aggressivo che non lasciava scampo. Nadia Cassini che ci ha lasciato a 76 anni dopo una lunga malattia era una stella del Cinema sexy, quelle commedie erotiche all'italiana che riempivano le sale negli anni Settanta.
Era nata durante una tournée dei genitori, ballerini e attori di vaudeville, a Woodstock, nello stato di New York, la città che diventerà famosa per il celebre concerto rock, da padre statunitense di origini tedesche, Harrison Müller, e da madre sempre statunitense ma di origini italiane, Patricia Noto.
Lasciata la famiglia in giovane età, si mantenne attraverso diversi lavori, come cantante di night club, ballerina di fila, fotomodella e indossatrice. In tale periodo fu anche amante dello scrittore belga Georges Simenon, l'autore del Commissario Maigret, che aveva 46 anni più di lei.
Nel 1968 sposò il conte statunitense di origini italiane e russe Igor Cassini Loiewski, noto come giornalista con lo pseudonimo di Cholly Knickerbocker e fratello dello stilista Oleg.
per le vie di Roma
Quando il marito andò a Roma per aprire e gestire la casa di moda del fratello, Nadia lo seguì. A partire dal 1970 ottenne alcuni piccoli ruoli cinematografici, tra cui uno in Il divorzio di Romolo Guerrieri nello stesso anno, appena ventunenne, venne scelta dal regista Piero Vivarelli come protagonista del film erotico Il dio serpente, che riscosse un enorme successo nelle sale cinematografiche, divenendo poi un cult movie, grazie anche alla colonna sonora di Augusto Martelli, il cui brano Djamballà divenne una internazionale.
Nel 1971 divorziò dal marito negli Stati Uniti quindi si trasferì prima in Grecia poi a Londra con l'attore greco Yorgo Voyagis, dal quale ebbe una figlia, Cassandra, e con il quale dopo si sposò.
Il primo ruolo da protagonista nel filone comico-erotico fu con L'insegnante balla... con tutta la classe, diventato un classico del filone al quale seguirono poi altri dello stesso genere, come L'infermiera nellacorsia dei militari del 1979 e La dottoressa ci sta col colonnello del 1980.
In Tv con Lando Buzzanca, formò una coppia 'esplosiva", lui il Merlo maschio, lei il "più bel fondoschiena del mondo" erano seguitissimi da quel pubblico che li seguiva al cinema.
col Merlo maschio
Una scenetta in cui ballando accanto a Buzzanca, l'attrice mostrava il Lato B coperto solo da un sottilissimo perizoma, le valse una denuncia per "simulazione di atto sessuale contro natura" da parte di un telespettatore fiorentino.
Pur non avendo interpretato molti film di cui qualcuno con scene di nudo integrale come Il dio serpente, Cassini è stata una delle protagoniste dell'immaginario erotico degli italiani a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta.
Un personaggio da settimanali scandalistici che faceva notizia a prescindere ma che col passare degli anni venne messo da parte da produttori e sceneggiatori per il.suo carattere difficile e per certi versi ribelle. Era stata una Dottoressa ma non era stata capace di curare i suoi interessi. Ora però i suoi assistiti la piangono con tanta nostalgia.
Ha vinto Sanremo, è stato applaudito in tutto il mondo, ha venduto milioni di dischi, ma Bobby Solo è rimasto il ragazzo della porta accanto degli esordi. Stesso ciuffo, stessa simpatia, stessa passione per Elvis, anche ora che compie 80 anni. Magari con qualche chilo in più e col capello ingrigito, ma lo spirito è sempre lo stesso.
80 anni e non sentirli e come sempre in pista, con il nuovo disco in uscita in occasione del compleanno e un concerto a Pordenone sod out da giorni. Del restolui non ama starsene con le mani in mano, tutt'altro. E' uno dei pochi artisti nati ed affermatisi nei "favolosi Sessanta" che fa decine e decine di concerti all'anno, ovunque, senza snobismi di sorta perché ama il rock e fare musica.
Virtuoso della chitarra, con quella voce dai toni caldi e profondi e
accompagnato dal suo gruppo, Bobby si esibisce nei locali periferici
romani come nei teatri francesi con l'entusiasmo e la professionalità di
sempre, da performer di razza. Per questo lo conoscono tutti e lo
apprezzano in tanti.
braccio di ferro con Celentano al Cantagiro
A
Bobby Solo si devono quantomeno quattro classici che hanno cambiato il
volto della canzone rock melodica, ridefinendo sia il costume degli anni
Sessanta sia la musica del tempo: Una lacrima sul viso, Se piangi se ridi, Non c’è più niente da fare e Zingara.
Il suo è un modo di proporsi apprezzato da un pubblico variegato e trasversale, come dimostra il successo che ottiene quando va al "Roxy bar" di Red Ronnie o da Mara Venier a Domenica in o quando dà vita a quelle dirette Instagram in cui racconta imperdibili pezzi di vita e si esibisce in mini live mentre il suo piccolo gira per casa. O come dimostrano due aneddoti incredibili ma che la dicono tutta sulla sua popolarità.
L'imperatore Hiro Hito lo voleva a corte per ascoltarlo, ma lui disse no perchè era il primo giorno di respiro nella tournè e voleva riposarsi, mettendosi così contro l'intero Giappone dove per quel rifiuto non fu chiamato per cinque anni. Ancora, in una intervista televisiva di Vincenzo Mollica al grande Tom Jones, a domanda precisa su chi conoscesse della musica italiana, l'artista gallese ha risposto: "Pavarotti e Bobby Solo". Cioè no Vasco, no Zucchero, no Ramazzotti: Bobby. Incredibile ma vero.
La vittoria s Sanremo insieme alla Zanicchi con Zingara
Ma la sua vita è tutta un susseguirsi di storie e situazioni particolari che lo accompagnano dagli esordi, a cominciare da quando venne ingaggiato da Vincenzo Micocci per la Ricordi. Per non contraddire il padre, colonello del'aviazione tutto d'un pezzo che non voleva che utilizzasse il cognome di famiglia per scimmiottare Presley, accettò di farsi chiamare Bobby, all'inglese, col solo nome. Solo Bobby, scrisse il manager su un foglietto ma la segretaria non capendo, sul contratto riportò Bobby Solo e quel nome curioso divenne la sua fortuna.
Dodici partecipazioni a Sanremo con due vittorie, record di vendite imbattuto per un brano festivaliero (un milione 900mila copie di "Una lacrima sul viso" in tre mesi), lo scandalo per il primo playback e il rimmel che si scioglieva sulle note di "Se piangi, se ridi", le Canzonissime e i Cantagiri insieme ai big degli anni d'oro della musica leggera, una decina di musicarelli con incassi miliardari, 28 tournée in Canada e negli Stati Uniti, 12 in Sud America, 6 in Australia, 7 in Giappone senza
contare l'Europa, il suo palmares.
E poi un'amicizia storica con Little Tony, suo fratello di latte per Elvis che gli è stato sempre vicino, da quando al suo esordio da sconosciuto a Sanremo lo "adottò", dandogli pure diecimila lire per mangiare a quando, solo e in disgrazia artistica ed economica, lo invitò a trascorrere il Natale insieme al suo clan familiare, regalandogli una meravigliosa chitarra Gibson.
Quattro figli da due mogli, una quinta figlia riconociuta successivamente e otto nipoti, l'intramontabile Bobby è passato nel corso della sua carriera dalle stelle alle stalle, dagli applausi al dimenticatoio, dalle folle oceaniche ai quattro amici al bar ad applaudirlo, prima della "resurrezione" artistica definitiva.
Little Tony e Bobby Solo, fratelli nel segno di Elvis
Un periodo molto difficile prima di tornare a correre. Fu quando negli anni Settanta con l'avvento dei cantautori e l'evoluzione del rock verso altre sonorità, si ritrovò senza un soldo in tasca a vivere in un monolocale di 20 metri quadri di un amico, in attesa di una telefonata di qualche impresario che non arrivava mai.
Ricominciò così da dove aveva iniziato, quando con Franz di Ciocco (futuro componente della Pfm) strimpellava la chitarra per 500 lire nei localini dei Navigli e alle feste dei circoli del partito socialista. Un ritorno alla gavetta dopo i fasti divistici e i soldi a palate vissuto con umiltà e tanta forza d'animo che alla fine fu premiato con il rilancio nuovamente al festival, con Gelosia.
Fu il brano della svolta che lo fece tornare in pista fino ai giorni nostri. Ed eccolo qua ora Bobby Solo col suo sorriso sornione, i ray ban azzurri, giubbotto di pelle, jeans e stivaletti. E' arrivato a 80 anni, e neanche se ne è accorto. Perchè guarda sempre avanti.
Ha fatto suo il pensiero di un filosofo indiano. Un lampo di saggezza secondo il quale rimpiangendo il passato e temendo il futuro si nuoce al presente. Con un figlio ancora minorenne da crescere e che lo segue con una mini chitarra quando suona in casa del resto, non potrebbe essere altrimenti. Buon compleanno Bobby.
6 a Benigno Zaccagnini - La Lazio è scoppiata. Ma da molto tempo. Ha retto finché ha potuto ma partita dopo partita è scivolata in un non gioco imbarazzante e soprattutto senza mai riprendere fiato. Rosa corta, cambi non all'altezza, soluzioni tattiche e motivazioni zero carbonella. Ha segnato pure Gianni Morandi. porca pupazza. Non sempre arriva il gol della provvidenza a salvare capre e cavoli. E se non arriva sono dolori. Si può dire che Ricky Tognazzi Baroni yesman dal basso profilo sta mostrando dei limiti? O è lesa Maestà di un sovrano che regna sul nulla? Qualcuno poi ci dovrà spiegare il cambio dell'Arciere, l'unico a dare tutto in una squadra arrivata mentalmente e fisicamente al capolinea. Ma nessuno dirà niente perché si naviga a vista su tutto.
5 a Guendo è bello esse laziali - Spremuto come un limone, ha perso tutto il succo e di lui è rimasta solo la scorza. Da combattente esausto.
5 a Pedro Pedro Pedro Pè - è rimasto a Santa Fè.
5 a Rovella per chi non si accontenta - C'era una volta, come nelle favole, ma sto giro non c'è stato il lieto fine.
5 a Dio vede e Provedel - Una paratona l'ha fatta quando ancora non tutto era perduto. Poi è rientrato nei ranghi dello sfacelo. Come un Piero Chiambretti qualsiasi.
5 a Viale dei Romagnoli, 14 Ostia - Non c'è due senza tre e così è stato ma non c'è tre senza quattro non è mai esistito figurarsi il cinque. I cinque gol del Bologna sul groppone del reparto però sì.
5- Lisasken dagli occhi blu - Un'involuzione preoccupante, da uomo in più come Fiorello a uomo in meno come Riccardo Rossi.
5- a miei cari amici Vecino e lontani - All'inizio si è involato, col passare del tempo si è involuto, è finito involtino. E pure senza sugo.
5 - - a Chauna sola alternativa - lasciare il calcio e darsi all'ippica.
4 a Pighin-Sanguin-Noslin - Fa tenerezza. Ma se pensi ai 18 milioni che è costato te viè da piagne.
4 a Gila il mondo gila- È partito in quarta è finito in folle. Come Fedez.
4 a Somarusic - un nome un programma. E gli vogliono pure prolungare il contratto. Amen.
4- a Dio perdona pure Dia - Se la Lazio attuale fosse la rappresentazione del Presepio lui sarebbe il bue: inmobile, statico, pachidermico. Ma anche un pastore a caso, perchè dove lo metti sta e non se parla più, pure se arrivano i Re Magi.
4- a Lazzari alzati e cammina - non crossa, non corre, non marca, non serve a niente. Eppure sta lì, nei secoli fedele alla mediocrità. Sipario.
7 a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - La Lazio ha avuto l'occasione per riprendersi il quarto posto ma ha trovato sulla sua strada un Udinese messa bene in campo, tatticamente rognosa e tecnicamente più fresca, che gliel'ha sbarrata. E alla fine della fiera per quello che si è visto, il pareggio ci sta tutto, perchè mentre i biancocelesti soffrivano e faticavano a guadagnare metri sul campo, i bianconeri attaccavano a testa bassa. Si doveva vincere come tutti si auguravano, ma la realtà è stata spietatamente diversa. Copertina d'obbligo all'unico romano della squadra che pareggiando aveva illuso tutti sulla remuntada. Peccato. L'importante ora è serrare i ranghi e non mollare. Avanti lazio avanti laziali!
7 a Lisasken dagli occhi blu - L'uomo in più. Quello più in forma. Il nostro Fiorello. Non si capisce perciò perchè sia stato tolto in anticipo. Ne più ne meno di quello che è successo a Fiorello.
7 a Dio vede e Provedel - e para quando c'è da parare vedi quei due interventi sulla punizione e botta ravvicinata. E scusate se è poco.
6 e mezzo a Guendo è bello esse laziali - se poi si riuscisse a vincere lo sarebbe ancora di più.
6 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere non ha fatto centro ma c'ha provato da tutti li pizzi. Alla prossima.
6+ Pighin-Sanguin-Noslin - Una ventata di entusiasmo. Come Gabri Ponte con "Tutta l'Italia".
6+ a Miei cari amici Vecino e lontani - Torna in campo 100 giorni dopo l'infortunio. E si è visto, un po' arrugginito in occasione del loro gol oliato quando l'ha toccata per l'unico romano in squadra. Bentornato comunque.
6 a Bella Janez! (Sandokan, Rai 1 con Kabir Bedi) - appena entrato si è invocato, col passare del tempo si è insoluto, è finito involtino.
6 a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965) - È partito in quarta è finito in folle. Come Amadeus che non lo vede più nessuno sul 9.
6- a Pedro Pedro Pedro Pè - Un passo indietro rispetto le sue solute performance. Come Marco Liorni a Ora o mai più.
5 e mezzo a Somarusic - È rimasto bloccato a sinistra. Come la Shlein.
5 e mezzo a Lazzari alzati e cammina - Tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Cattelan?
5 a Chauna bella alternativa - lasciare stare col pallone. Dice ma sei troppo cattivo con un giovanotto alle prime armi, mah, forse è lui che è cattivo con noi perchè si ostina a giocare. Si fa per dire giocare, perchè i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Staremo comunque a vedere che succederà nelle prossime puntate anche se sembra un film già visto con giovanotti alle prime armi come lui.
5- a Dio perdona pure Dia - Edizione speciale di Chi l'ha visto? dedicata al calciatore senegalese. Parola al giardiniere di Formello che è stato l'ultimo a parlarci davanti una siepe, testimonianze del fornaio sulla Cassia dove non segnava più le cose che comprava. Come all'Olimpico e in trasferta. Sipario.