5 a Massimo Di Cataldi - La Lazio ha resuscitato il Torino, squadra dall'inizio del campionato in affanno e difficoltà. La sconfitta che ha rimediato in uno stadio desolatamente vuoto per protesta ci sta tutta. Ci sta perchè gli uomini allenati e messi in campo dallo Scrivano fiorentino sono apparsi abulici, imbelli, inetti. In una parola scarsi. Non si salva nessuno in questa Lazio sprofondata in un coma profondo. La copertina va al Metronomo biancoceleste che di solito è l'ultimo ad arrendersi e che stavolta nonostante l'impegno ha avuto problemi a sventolare la bandiera della riscossa. Tristezza.
5 a Liz Taylor - l'unico tiro in porta è stato il suo. A Cinecittà lo avrebbero cacciato co sti numeri da comparsa.
5 a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour che porta sulla capoccia non si è accesa. Cambiasse gestore per l'elettricità. O lampadina. Hai visto mai.
5- a senti che musica coi Tavares - Non è mai partito. La freccia biancazzurra è rimasta alla stazione di Formello.
5- a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.
5- a Benigno Zaccagnini - Il cannone del Gianicolo spara a salve. Lui manco na canna.
5- a Dio vede e Provedel - C'era una volta il numeto uno. Mo' è solo un numero e uno dei tanti sbandati di questa squadra.
5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Manco a Teletuscolo lo hanno visto.
4 e mezzo a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Ei fu. La difesa fa acqua da tutte le parti e lui che la dovrebbe guidare affonda per primo. E meno male che viene dal litorale romano. Gli toglieranno la strada per indegnità.
4 e mezzo a Somarusic - Il suo nome è un biglietto da visita. Somarusic appunto.
4 a Rosanna Cancellieri - L'uomo in più. Per il Toro.
4 a Prostamol - È il testimonial di questa sciagurata partita. Perchè sino ad ora era uni dei pochi a salvarsi. Sino ad ora, poi si è regolato con l'andazzo generale. Il primo gol che ha cercato di evitate oltre la linea e il salto a vuoto sul colpo di testa di Zapata la conferma della sua involuzione.
4- a Rat Killer - Spaesato, un pesce fuor d'acqua. Fuori posto. Neanche lui sa perchè si trova là. Come Eddie Brok, il cantante boro romanista arrivato ultimo a Sanremo.
4- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile.
3 a Patrizia Pellegrini - Voleva fare il duro come Lucio Corsi, con Simeone poi, ha fatto così la fine del pollo. Ma lui è comunque tranquillo, petchè come pollo da Amadori avrà un futuro assicurato. Sipario.
Neil Sedaka il leggendario Leone del pop a stelle e strisce è morto, aveva 86 anni. La notizia è stata diffusa dall'agenzia TMZ ed è stata subito rilanciata dai media americani. Venerdì era stato ricoverato d'urgenza per un malore in una clinica di Los Angeles dove nonostante le cure del personale medico, non è riuscito più a ripendersi.
"La nostra famiglia è devastata dall'improvvisa scomparsa del nostro amato marito, padre e nonno Neil Sedaka, Una vera leggenda del rock and roll, un'ispirazione per milioni di persone, ma soprattutto un essere umano incredibile che ci mancherà profondamente" questo il comunicato rilasciato dai familiari dell'artista ovvero la moglie Leba sposata nel 62, i due figli Dara e Marc e i tre adorati nipoti con cui condivideva seguitissime storie e video sui social.
Musicista provetto, compositore e autore brillante, un concentrato di simpatia e classe, era sempre in attività col suo pianoforte. Non lo aveva fermato neanche il Covid. Mentre tutto il mondo era rintanato in casa tra mille preoccupazioni e pensieri seguendo le disposizioni dei vari governi, lui ogni giorno (un record), immancabilmente, si collegava in diretta dalla sua pagina Facebook per un miniconcerto al piano per la gioia dei suoi fan.
Suonava e cantava i suoi brani diffondendo allegria e buonumore, e non poteva essere diversamente perchè quei pezzi hanno fatto da colonna sonora a generazioni di americani a partire dai favolosi anni 60, diventando nel tempo degli evergreen conosciuti in tutto il mondo.
in concerto ad Atlantic City
A cominciare da "Oh! Carol" (dedicata a Carol King) con i suoi 7 milioni
di copie vendute, vero e proprio tormentone internazionale con cui il
giovanissimo ragazzo di Brooklin esplose agli inizi della carriera, per
proseguire con "The Diary", "Little Devil", "Happy Birthday Sweet
Sixteen", "Calendar girl", "One Way Ticket".
Per non parlare di "Solitaire" (entrata nel
repertorio di una trentina di popostar, da Elvis Presley a Petula Clark,
da Shirley Bassey a Sheryl
Crow), "Laughter In the Rain" per citarne solo alcuni dei 500 composti
insieme al compagno di Liceo Howard Greenfield.
E soprattutto "Breaking up is hard to do", la sua signature song, il
cavallo di battaglia con cui chiudeva i concerti, sia che si fosse trovato nella prestigiosa Royal Albert Hall o davanti migliaia di persone ad Hyde
Park, un brano speciale che ha ottenuto un record unico, ovvero quello
di entrare nuovamente in classifica dopo essere stato al n.1 nel 62, una
quindicina d'anni dopo la prima volta. Nella chart Usa non c'è più
riusucito nessuno.
i grandi successi italiani
E ovviamente in questo boom internazionale, c'è stato il Sedaka italiano. Quello che tutti ascoltavano nei juke box o nelle feste in casa, che ha letteralmente spopolato, inanellando una serie di successi incredibili e addirittura tre Dischi d'oro (oltre un milione di copie ciascuno) nello stesso anno con brani come il frizzante "I tuoi capricci" e la romantica "La terza luna" scritte entrambe da Franco Migliacci e il futuro premio Oscar Luis Bacalov e "Adesso no" firmata da Gianni Meccia.
E ancora "Esagerata", (tornata recentemente alla ribalta per i jingle
pubblicitari della aranciata San Pellegrino), "Un Giorno Inutile", "Tu
Non lo Sai", "La notte è fatta per amare", tutti brani di grande successo chelo
resero popolarissimo insieme ai vari Peppino di Capri, Celentano, Rita
Pavone e Gianni Morandi nel Belpaese lanciato verso il boom economico e
che cercava nella musica i suoi idoli per il tempo libero. Un beniamino
del pubblico insomma, quando l'Italia andava a 45 giri.
Bambino prodigio con il piano, selezionato dal grande Arthur Rubinstein come miglior concertista di New York, autore per Connie Francis, Tom Jones e i Fifth Dimension, si trovò spiazzato come tanti altri artisti della sua generazione quando irruppero sulla scena i Beatles e dilagò nel mondo la cosidetta British Invasion. Fu Elton
John, suo fan, che gli tese una mano chiamandolo in Inghilterra e scritturandolo per la sua etichetta. Una inaspettata e meritata ciambella lanciatagli da un grande della musica, per restare a galla.
E Neil non se la fece sfuggire. Azzeccò subito una manciata di
dischi da vertice classifica e così riprese il largo. "Sedaka is back" titolarono i giornali specializzati e da allora non si è più fermato, macinando successi, ospitate negli show di tutte le tv e recital in mezzo mondo, dalle Filippine al Giappone, dall'Australia ad Israele.
Con quella voce così particolare che soprattutto da noi fece molto colpo, ha avuto sino all'ultimo un calendario gonfio di concerti in ogni dove, mentre a Broadway era tornato in cartellone un musical con le sue canzoni e la mitica BBC mandava in onda uno speciale su di lui dal titolo emblematico e che la dice tutta: "The King of Son".
Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un'epoca felice della musica americana, una stagione che ha influenzato mode e modi di vivere e ha regalato emozioni a non finire e di cui Sedaka è stato un protagonista assoluto, un personaggio carisamtico nella sua semplicità da vero artista qual era che resterà comunque immortale con le sue canzoni. Ora riposa in armonia caro vecchio Neil come hai sempre vissuto.
6+ a Massimo Di Cataldi - Nonostante un Cagliari debole e inconsistente la Lazio non è andata oltre uno squallido pareggio. Solo quando si è trovata in superiorità numerica per l'espulsione di un rossoblu ha fatto vedere qualcosa in più. Ma veramente qualcosa, niente di che. Resta una partita noiosa, brutta da addormentarsi sui sofà per lo pettacolo di quei poltroni in campo. Tra l'altro, a dire del cronista a bordo campo di Sky, la Lazio non è piaciuta allo Scrivano fiorentino (che peraltro la allena da mesi!), figurarsi a noi. Copertina al centrocampista de noantri che entrato nel finale ha cercato il colpo da kappao.
6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Ha portato vivacità in attacco. Ce se crede?
6 a Dio vede e Provedel - Normale amministrazione tra una mano di burraco coi fotografi piazzati dietro la sua porta, una parata e un gol subìto in fuorigioco.
6- a Prostamol - Per la prima volta in difficoltà. Come Carlo Conti con Pucci.
6- a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.
5+ a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - ma chi glielo ha fatto fa a restare in mezzo a sto branco de sfollati. Si è avvitato su se stesso e avvilito tout court.
5 a Patrizia Pellegrini - tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Massimo Giletti?
5 a Liz Taylor - La nonna, la diva da cui ha preso il nome, l'ha diseredato. Se buttasse su Alba Parietti che non è nessuno ma sta sempre in mezzo più di lui.
5 a Rovella per chi non si accontenta - A A A cercasi esorcista pratico di riti woodo anti infortuni, no perditempo. La Luna consiglia viaggio a Lourdes.
5 a Lisasken dagli occhi blu - senza ke trecce lo stesso non sei tu. Lo cantava Mario Tessuto in tempi non sospetti e aveva previsto tutto.
5 a Benigno Zaccagnini - È come il cannone del Gianicolo: spara a salve.
5- a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile.
5- a Somarusic - E ha avuto pure il coraggio di fare l'appello ai tifosi di tornare sugli spalti. Per vedere sto scempio?
5- a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini, come dire, gioco perchè me chiamo così se me chiamassi Oronzo Gattà manco al Gallipoli.
5- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - È il quarto mistero di Fatima. Nessuno sa perchè giochi al calcio. Neanche lui.
4 a Rat Killer - Altro che Nina Muriqui. Altro che Capocchiano dei tempi d'oro. Altro che il frigorifero che cammina Eagles Supporter Tare. Il nulla. Sipario.
La carriera di Peppino di Capri è una fonte ineusaribile di ricordi, aneddoti e storie che accompagnano la sua stessa esistenza sino ai limiti della leggenda.
In 65 anni di attività migliaia di incontri e situazioni hanno fatto da cornice a una vita dedicata alla musica ed hanno contribuito a fare dell'artista napoletano, un mito per intere generazioni.
La giacca di lamè per esempio, ammirata dal pubblico per la sua originalità è un segno inconfondibile del suo look al pari degli occhiali con la montatura spessa e il ciuffo di capelli a banana.
E a proposito di aneddoti è noto che quella giacca creata per lui sparì dalla sedia su cui l'aveva poggiata per firmare degli autografi dopo un concerto coi suoi Rockers a Maranello.
Ce ne sono però altri di episodi curiosi, avvenimenti che nessuno conosce e mai portati alla luce o magari dimenticati nel cassetto dei ricordi, che anche a distanza di anni fanno un certo scalpore e suscitano interesse.
Quello che andiamo a raccontare è veramente singolare e per certi versi sembra incredibile. Incredibile ma vero, come quella famosa rubrica della Settimana Enigmistica.
Si svolse in Turchia, un paese dove negli anni Sessanta Peppino era sulla cresta dell'onda come confermano alcuni libri del Premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk.
Nelle storie descritte nei suoi romanzi, sono citate infatti canzoni come "Roberta" e "Melancolie" (e questa è di per sè già una chicca) che erano diffuse dalla Radio nazionale e selezionate nei juke box.
In particolare "Melancolie", il successo degli austriaci Bambis rilanciato da Peppino nella cover firmata da Mario Cenci, nella versione turca ebbe un successo enorme, con centinaia di migliaia di dischi venduti.
E così, ingaggiato per un concerto da tenere a Smirne, terza città turca per importanza dopo Instambul e Ankara, per un'associazione studetesca, si ritrovò suo malgrado e senza colpa alcuna, al Commissariato, finendo addirittura in prima pagina sul Giornale. Cose turche.
La foto che lo ritrae davanti al dirigente della polizia e l'interprete,
senza occhiali e incredulo è emblematica di una situazione piu da
film che reale. Il maresciallo coi baffoni sullo sfondo sembra preso
direttamente da quelle pellicole in bianco e nero degli anni Sessanta
tipo "Accadde al Commissariato" con Alberto Sordi. Qui però con Peppino
nostro.
Ma cosa era successo? Ce lo racconta la "Aksam Gazetesi" del 6 marzo 1964, giornale della sera con i suoi caratteristici fogli verdini, che titola lo scoop "Peppino di Capri karakolluk oldu - Peppino di Capri è finito alla polizia" e poi come didascalia della foto scrive:
"Il cantante italiano Peppino di Capri è finito alla stazione di polizia dopo alcuni disordini scoppiati a causa della breve durata del concerto che aveva tenuto a Izmir (Smirne n.d.r) a favore di un’associazione studentesca. Nella foto si vede il famoso cantante alla stazione di polizia".
Segue il sommario: "Izmir, alcuni spettatori che hanno trovato il concerto troppo breve hanno causato disordini. L’organizzatore sarà denunciato."
Poi dopo questi titoli che oggi si definirebbero "acchiappalike" si
entra nel dettaglio e si capisce come Peppino fosse estraneo a qualsiasi
situazione furbesca o quanto meno penalizzante per il pubblico e nella quale era rimasto invischiato.
"Il famoso cantante jazz italiano Peppino di Capri, che la sera precedente aveva interrotto il suo concerto al Kulüp Sineması ed era stato fischiato, ha dichiarato alla polizia di essere innocente e di essere vittima dell’organizzatore. Alcuni studenti, sostenendo che il concerto di Peppino fosse durato troppo poco, hanno creato confusione nella sala e hanno riferito l’accaduto alla polizia.
"Di Capri ha dichiarato:“In Italia non ho mai fatto niente del genere nemmeno per un’associazione benefica, ma l’ho fatto per giovani turchi. Non ero a conoscenza dei soldi. L’organizzatore ha organizzato tutto senza informarmi e mi ha ‘affittato’ agli studenti. Sono rimasto molto sorpreso quando l’ho scoperto. Dopo aver cantato per mezzora, l’organizzatore mi ha mandato a dire che la serata era finita.
”L’Associazione Studentesca Accademica ha riconosciuto l’innocenza del cantante italiano e si è scusata con lui per l’accaduto. Gli studenti hanno annunciato che presenteranno una denuncia contro l’organizzatore Ali Ulutunur".
Insomma Peppino doveva tenere con i suoi Rockers un concerto benefico per gli studenti, che a sua volta avevano pagato bei bigliettoni della lira turca e che, da suoi fan sfegatati, volevano che il recital durasse...all'infinito.
Di qui i mugugni, le proteste e l'arrivo della polizia per placare gli animi nella sala del Cinema Kulup che poteva ospitare migliaia di spettatori.
Insomma Peppino di Capri nel marzo del 64 finiva in Commissariato a Smirne perchè era talmente popolare coi suoi brani che dal Twist a Saint Tropez spaziavano ai lenti alla "Roberta", che tutti volevano non smettesse mai di cantare. Come adesso.
E allora riascoltiamolo nel brano che in quei giorni aveva conquistato i giovani di Smirne, un brano meraviglioso e ancora di più suggestivo nella lingua turca.
Ringrazio gli amici turchi di X (twitter) Sergey Skoda e Aysemar Eser per la collaborazione.
6+ a Prostamol - La Lazio ha perso in casa con l'Atalanta. Colpita e affondata. Chi si era illuso che il pareggio con la Juve e il passaggio ai quarti in Coppa Italia fossero forieri di una clamorosa ripresa si è dovuto ricredere. La Lazio è questa. Poca cosa. E anche sfortunata. Tante figurine che non hanno un'anima e che stanno lì come i pupazzetti del presepe. Ma non c'è nessun bambinello che possa dare un senso al tutto. Copertina d'obbligo al sellerone danese promosso sul campo veterano che salvando a portiere battuto sulla linea ha comunque limitato i danni. Ma che tristezza.
6 a Liz Taylor e a Rat Killer - maledetti quei pali e chi ha ristretto le porte con i bonus lavori in casa.
6 a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. Ed è sicuramente qualcosa di positivo. Il dito però meglio usarlo per altro...
6 a Gila il mondo gila - Il migliore là dietro. E ovviamente è uscito per infortunio. Sfortunato assai. L'ennesima tegola per lo Scrivano fiorentino. È proprio una stagione da dimenticare.
6 a Lisasken dagli occhi blu - È partito in quarta è finito in folle. Come Pucci.
6 a Rovella per chi non si accontenta - Deve acquistare fiducia in se stesso e sentirsi forte. Prenda esempio da Leo Gassman che non è nessuno eppure sta dappertutto.
6- a Massimo Di Cataldi - È il testimonial della partita. Della serie vorrei ma non posso. E non tanto per il rigore risibile che ha provocato quanto per i tentativi di illuminare il gioco che sono falliti per sfortuna o carenza di classe dei compagni. Sic.
6- a Patric del Grande fratello - Tanto fumo e un po d'arrosto. Avete presente Teo Mammucari?
5 e mezzo a Dio vede e Provedel - Ce po sta che na volta non è il salvatore della patria? Ce po sta, ce po sta.
5 e mezzo a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.
5 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - ma se Nelson Maldini jela ammollava l'Atalanta lo lasciava andare?
5 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito in quarta dalla stazione centrale è finito sul binario morto.
5 a Dio perdona pure Dia e Rosanna Cancellieri - in due non ne hanno fatto uno buono. Come Ale e Franz.
5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Una rondine non fa primavera dice il proverbio e lo ribadisce Frate Indovino sul suo Almanacco. E vale sempre. A maggior ragione pe' sto fenomeno in senso inverso per il quale ce vorrebbe na bendizione del frate in questione. Quel poco di buono che aveva mostrato si è perso sulla strada da Formello all'Olimpico. E tutto è tornato nella normalità. Ovvero nel nulla. Sipario.
7 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - La Lazio ha pareggiato una partita che avrebbe potuto vincere. Gli errori delle "seconde scelte" purtroppo si sono rivelati decisivi e dallo 0 a 2 si è passati cosi al pareggio finale. È la conferma che questa squadra ha una rosa senza petali che non permette il salto di qualità e che può addirittura condizionare il risultato. Copertina al meglio di Santa Fè e Trigoria che con la sua rete bellissima e ' corsara" aveva fatto sperare nel sogno.
7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - L'Achille Lauro biancoceleste finalmente l'ha buttata dentro. Che gol. Che fucilata. Che destro. Anche senza le trecce ce piace lo stesso.
7 a Massimo Di Cataldi - Diciamolo il suo gioco è poco appariscente, ma c'è. Come quando ha lanciato il danese verso il gol. Bravo.
7 a Dio vede e Provedel - Nel primo tempo almeno due paratone da numero uno, e anche nella seconda frazione si è comunque superato quando je tiravano da tutti li pizzi.
6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È ripartita la freccia biancazzurra. Non solo quando parte dal primo binario ma anche quando fa deragliare gli avversari. Che recupero!
6 e mezzo a di padre in figlio nonno compreso - Una prova convincente. I timori e i dubbi sul suo impiego sono stati cancellati dalla qualità che ha gettato oltre l'ostacolo.
6+ a Liz Taylor - Un passo indietro rispetto la partita col Genoa. Dinamismo, tecnica, posizione ma è mancato nella conclusione. Ci voleva un bel "conclude il tema Enrico Maria Papes" dei Giganti (questa è per i boomers). Alla prossima.
6 a Prostamol - Ormai è una certezza. Come la tassa sulla mondezza.
6 a Gila il mondo gila - Là dietro è sempre il migliore. Nel brne e nel male. Perchè come sempre se perde, leggi rigore o immobile come un prosciutto appeso dal pizzicarolo in occasione del colpo di testa dello juventino che ha così segnato.
6 a Somarusic - Non ha combinato casini e questa è una notizia postiva.
5 a Viale dei Romagnoli - bruciato in occasione del pareggio. Altro che Arabia, a rabbia!
5 a Rosanna Cancellieri - Inutile. Come il programma di Gigi Marzullo.
5 a Basic Instinct - Ha fatto sapere che il prolungamento del contratto gli è stato solo proposto, a voce. Ma al momento di mettere nero su bianco l'hanno rimasto solo come Gassman-Peppe er pantera dei Soliti ignoti. Se continua così saranno le solite chiacchiere da bar.
4 a Dele ctrl canc alt - ha avuto sui piedi la palla per chiudere la partita. Un rigore in movimento sbagliato come un pivello. Come lui insomma.
4- - a Pighin-Sanguin-Noslin - E che sò da meno? Er gol me lo magno pure io. E così un altri errore clamoroso che grida vendetta. Della sua prova imbarazzante è rimasta solo quell'abat jour che ha sulla capoccia che come al solito non si è accesa. Sipario.
Ognuno ha il diritto di vivere come può, la verità ti fa male lo so
Quando una canzone diventa un successo immediato. Quando uno dei tanti diventa all’improvviso un nome importante. Quando Sanremo lanciava brani destinati a restare e personaggi di grande carisma. Questo e altro ancora è stato “Nessuno mi può giudicare”, il brano lanciato da Caterina Caselli nel Sanremo del 66 che proprio in questi giorni, esattamente 60 anni fa, scalava la classifica dei dischi più venduti, arrivando a sorpresa primo.
È la storia di un brano divenuto una sorta di inno generazionale di una gioventù che attraverso la musica cercava nuovi miti e nuovi riti da condividere, tra minigonne, capelli che si allungavano sempre di più e una voglia di vivere la vita senza condizionamenti e restrizioni. Molto prima del’68.
Ed è anche la storia di una cantante che andava controcorrente rispetto alle altre che affollavano la scena musicale di quegli anni, composta da ugole d’oro e signore della canzone, e non tanto perché aveva fatto la gavetta nelle balere emiliane, fucina e palestra di tanti artisti da sempre, dove suonava il basso insieme al suo gruppo, gli Amici, ma perché quando si esibiva con la sua carica vitale ed artistica, riusciva a rappresentare meglio di tutte quel vento di novità che molti sognavano e cercavano di praticare.
il 45 giri primo in classifica
Caterina Caselli era il beat coniugato al femminile, era la voce che stupiva più di tutti, era l’artista che si dimenava con le mani e le braccia a tempo di shake e lanciava messaggi rivoluzionari dal palco tradizionalista del festival: “ognuno ha diritto di vivere come può”. Una cosa incredibile e dal forte impatto, altro che amore che fa rima con cuore.
E pensare però, che la canzone ha una storia tutta sua, molto particolare, che fa capire come a volte, cambiando lo scenario, cioè protagonisti e modo d’esecuzione, possa cambiare tutto, compreso il significato originale del testo, decretandone così un successo imprevedibile al momento della ideazione.
“Nessuno mi può giudicare” infatti nacque su un’idea di Luciano Beretta per Adriano Celentano. Partendo da una frase musicale in cui è facile individuare una citazione del classico napoletano ‘Fenesta ca lucive’, realizzò insieme a Michi Del Prete un pezzo che doveva inserirsi nel filone “retrò” con cui Celentano aveva sfondato anche presso gli adulti, ossia tanghi alla Frankie Lane come ‘Grazie, prego, scusi’ o ‘Si è spento il sole’. Daniele Pace e Mario Panzeri con la collaborazione di Pilade, scrissero un testo in tema a quelle atmosfere e Celentano incise così il provino per il Festival.
Prima di presentarlo alla commissione però, il ripensamento. Celentano abbandona il tango e per Sanremo punta tutto sulla ballata folk “Il ragazzo della via Gluck” in cui crede di più. E la storia, anzi la musica cambia. Entra in scena la CGD della famiglia Sugar che decide di affidarlo alla giovane (20 anni) e sconosciuta al grande pubblico Caterina Caselli (due dischi alle spalle passati inosservati e una serie di esibizioni dal vivo fra cui il Piper), su cui punta molto e spera in un’affermazione. È un azzardo mandarla al festival, ma la mossa viene premiata.
Vergottini la trasforma in Casco d'oro
Caterina entra in scena con un’acconciatura bionda e a caschetto in stile Beatles ideata appositamente per lei, castana e con i capelli lunghi, dai celebri stilisti Vergottini di Milano e fa subito colpo, da quel momento si guadagnerà il soprannome di “Casco d’oro”. La canzone riarrangiata dal suo pianista Ivo Callegari è tutta un’altra cosa, la lentezza del tango è soppiantata dal ritmo frenetico e incalzante del beat di cui Caterina è un’interprete collaudata. La sua foga si sposa così perfettamente con la musica travolgente e il pubblico stropiccia gli occhi mentre i giovani esultano. È un trionfo.
L’impatto del brano è di quelli destinati a fare epoca. Tutti cantano “Nessuno mi può giudicare”, titolo che echeggia antagonismo e rabbia giovanile e che diviene anche un tormentone nel lessico quotidiano. Il testo poi che dal maschile è passato al femminile, trasforma ovviamente l’idea base della canzone. Adesso è una donna ad essere la traditrice consapevole, dimostrando di avere in mano il futuro della coppia potendo scegliere tra un partner e l’altro. In quella Italia che si affaccia timidamente alla rivoluzione dei costumi, la canzone ha un effetto notevole.
Arrivato secondo a quel Sanremo presentato da Mike Bongiorno, “Nessuno mi può giudicare” sfonda nelle vendite, sarà in testa nella classifica per nove settimane consecutive e verrà scalzato solo da “Michelle” dei Beatles. Alla fine dell’anno avrà venduto oltre un milione di 45 giri e sarà il sesto singolo più venduto di tutti, oscurando l’interpretazione di Gene Pitney, il cantante americano con la voce alla Dan Peterson e gli acuti in falsetto con cui la Caselli era in coppia.
Gene Pitney
Il 5 febbraio 1966, sessant'anni fa esatti grazie a questa canzone nasce un’artista con la “a” maiuscola, futura manager e talent scout dal grande fiuto ed esplode contemporaneamente un messaggio molto forte che entra nella storia della nostra musica pop. Una canzone che è ancora attuale in tutti i sensi. Non a caso, un esempio fra i tanti, nel luglio del 2000 il brano è stato l’inno del primo Gay Pride mondiale che si è svolto a Roma. E in questi giorni la Treccani ha dedicato una voce della sua enciclopedia proprio alla Caselli e al suo brano storico per festeggiare l'anniversario di quel successo.