di FRANCESCO TRONCARELLI
Nell'era delle notizie mordi e fuggi, chi ha la pazienza di studiare come si è arrivati all'oggi, di capire l'evoluzione dei gusti musicali del pubblico o semplicemente di volgere uno sguardo al passato per crearsi una cultura propria in materia? Nessuno.
Ecco perchè il Centenario della nascita di Nini Rosso, soprannominato la "tromba d'oro" della musica leggera italiana (e questo già dice tutto) è passato letteralmente inosservato. Nei vari contenitori televisivi di tutte le reti dove passa veramente di ogni, nessuno ha avuto l'idea di ricordare questa eccellenza del Bel paese.
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| Il Silenzio versione tedesca |
Nè tanto meno nei giornali che hanno pagine su pagine (e a volte supplementi) dedicate allo Spettacolo così come per il Cinema e i Libri per esempio, non c'è stato lo straccio di un articolo che illustrava la sua carriera, figurarsi poi un cenno in occasione dell'anniversario della scomparsa avvenuto di recente, come spesso avviene per tanti big.
Eppure Nini Rosso, registrato all'anagrafe di San Michele di Mondovì come Celeste Raffaele Rosso il 19 settembre del 1926, è stato veramente un numero uno. Artista da decine e decine di concerti all'anno da "tutto esaurito", due semplici parole italiane perchè il modaiolo termine sold out a suo tempo non esisteva.
Da ragazzo era stato partigiano sulle montagne con la brigata "Giustizia e Libertà", la stessa di Giorgio Bocca, quella capitanata da Ferruccio Parri, con il soprannome "Nini", che successivamente utilizzò nella sua carriera, facendosi chiamare così "Nini Rosso".
Dopo un buon inizio come jazzista (suonava a Torino con Piero Angela e Fred Buscaglione) e orchestrale prima col mitico maestro Cinico Angelini, quello dei festival di Sanremo e della Rai e poi con Luciano Fineschi e Armando Trovaioli, decise di lanciarsi come solista.
Il suo primo 45 giri "La ballata della tromba", nel 1961 riscosse un buon successo, arrivando ai primi posti della classifica con tanto di video sul Cinebox. Quegli assoli di tromba struggenti che ti entravano dentro uniti a una voce particolare, a tratti rauca e velata di malinconia, fecero subito colpo.
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| dall'archivio Luce, Nini e la moglie |
La sua vita cambiò nel 1964 con "Il silenzio". Il pezzo inciso nel 45 giri, rielaborava quello più austero e corto che veniva eseguito durante le cerimonie militari o per sancire il fine giornata nelle caserme. Venne riarrangiato da Willy Brezza, musicista e autore delle colonne sonore di tanti musicarelli (Zum zum zum, Riderà, Cuore matto ecc.) e prevedeva anche un testo recitato tra uno squillo di tromba e l'altro.
Un mondo e una situazione che oggi sembrano legati all'Età della pietra, ma che per decenni invece ("il militare", come si diceva per indicare quel periodo trascorso con le stellette, è durato fino al 2004) sono stati vivi e vegeti, nel bene, di chi li ricorda con la nostalgia della gioventù, e nel male di chi li ha sempre bollati come un anno perso e comunque troppo "militaresco".
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| Nini con Louis Armstrong |
E pensare che quel successo internazionale (Dalida ne incise una versione in francese molto suggestiva "Bonsoir mon amour"), nacque per caso. In un concerto al PalaEur di Roma, di fronte a un pubblico di militari, Nini Rosso decise di eseguire il Silenzio fuori ordinanza con una malinconica parte recitata in aggiunta, nella quale descriveva la solitudine del soldato di leva che dà una romantica buonanotte alla sua fidanzata lontana.
L'accoglienza da parte di quei giovani in divisa provenienti da tutta l'Italia, fu esplosiva. Dovette eseguire un bis. La casa discografica fiutò l'affare e il brano venne così stampato immediatamente iniziando la sua diffusione nel Bel paese con picchi di vendite anche in tutta Europa fino al Giappone, dove Nini Rosso fece numerose tournée accolto come un divo.
Quel brano in sostanza forniva la colonna sonora a quello che raccontava il cinema con i film di Gianni Morandi (In ginocchio da te, Se non avessi più te, Non son degno di te), tutti ambientati in una caserma, fra soldati di leva, sergenti rompiscatole, compagni di camerata casinari, colonelli burberi ma simpatici e fidanzatine in attesa, pellicole che incassavano soldi a palate e tenevano alto il morale della truppa che si rispecchiava in quelle storie amorose ma anche comiche.
Il "Silenzio" fu il colpo della sua vita e lo rese uno dei beniamini del pubblico italiano, con partecipazioni a numerosi film commerciali e di cassetta, spettacoli televisivi, manifestazioni musicali ed incisioni di altri brani che fecero breccia nel pubblico, tra cui "Uomo solo", fortunata sigla della serie televisiva "Sheridan, squadra omicidi" con il grande Ubaldo Lay nei panni del celebre Tenente americano, "Evelyn", "Il volo del calabrone", "Il Deguelllo" (dal film Un dollaro d'onore) e "La Playa".
Questo era Nini Rosso, acclamato virtuoso della tromba, capelli a spazzola e baffoni alla messicana, uomo semplice con l'hobby dell'antiquariato e amante della buona cucina i cui cent'anni della nascita, ironia del destino, sono stati avvolti nel più totale "Silenzio", quello che paradossalmente lo ha reso celebre.




















