mercoledì 14 ottobre 2026

Nini Rosso, 100 anni di Silenzio

 di FRANCESCO TRONCARELLI 


Con un solo brano ha venduto 11 milioni di dischi, (11 milioni!!!), nessun artista italiano ci è riuscito, no Celentano, no Mina, no Dalla, no Modugno, nessuno, solo lui, eppure è stato completamente ignorato. Era conosciuto in tutto il mondo, ma l'Italia lo ha dimenticato.

O meglio, lo hanno dimenticato quelli che tirano le fila della comunicazione, no il pubblico, lo hanno dimenticato quelli che dovrebbero essere sempre sul pezzo, sia per il presente che per il passato, quelli che al primo starnuto di un big d'oltreoceano ci aggiornano in tempo reale ma non hanno le basi per fare questo mestiere in quanto non vanno oltre l'attualità.

Nell'era delle notizie mordi e fuggi, chi ha la pazienza di studiare come si è arrivati all'oggi, di capire l'evoluzione dei gusti musicali del pubblico o semplicemente di volgere uno sguardo al passato per crearsi una cultura propria in materia? Nessuno.

Ecco perchè il Centenario della nascita di Nini Rosso, soprannominato la "tromba d'oro" della musica leggera italiana (e questo già dice tutto) è passato letteralmente inosservato. Nei vari contenitori televisivi di tutte le reti dove passa veramente di ogni, nessuno ha avuto l'idea di ricordare questa eccellenza del Bel paese.

Il Silenzio versione tedesca

Nè tanto meno nei giornali che hanno pagine su pagine (e a volte supplementi) dedicate allo Spettacolo così come per il Cinema e i Libri per esempio, non c'è stato lo straccio di un articolo che illustrava la sua carriera, figurarsi poi un cenno in occasione dell'anniversario della scomparsa avvenuto di recente, come spesso avviene per tanti big.    

Eppure Nini Rosso, registrato all'anagrafe di San Michele di Mondovì come Celeste Raffaele Rosso il 19 settembre del 1926, è stato veramente un numero uno. Artista da decine e decine di concerti all'anno da "tutto esaurito", due semplici parole italiane perchè il modaiolo termine sold out a suo tempo non esisteva.  

Da ragazzo era stato partigiano sulle montagne con la brigata "Giustizia e Libertà", la stessa di Giorgio Bocca, quella capitanata da Ferruccio Parri, con il soprannome "Nini", che successivamente utilizzò nella sua carriera, facendosi chiamare così "Nini Rosso".

Dopo un buon inizio come jazzista (suonava a Torino con Piero Angela e Fred Buscaglione) e orchestrale prima col mitico maestro Cinico Angelini, quello dei festival di Sanremo e della Rai e poi con Luciano Fineschi e Armando Trovaioli, decise di lanciarsi come solista.

Il suo primo 45 giri "La ballata della tromba", nel 1961 riscosse un buon successo, arrivando ai primi posti della classifica con tanto di video sul Cinebox. Quegli assoli di tromba struggenti che ti entravano dentro uniti a una voce particolare, a tratti rauca e velata di malinconia, fecero subito colpo.

dall'archivio Luce, Nini e la moglie

La sua vita cambiò nel 1964 con "Il silenzio". Il pezzo inciso nel 45 giri, rielaborava quello più austero e corto che veniva eseguito durante le cerimonie militari o per sancire il fine giornata nelle caserme. Venne riarrangiato da Willy Brezza, musicista e autore delle colonne sonore di tanti musicarelli (Zum zum zum, Riderà, Cuore matto ecc.) e prevedeva anche un testo recitato tra uno squillo di tromba e l'altro.

Risultato? 11 milioni di copie. Un botto, il disco italiano più venduto in Europa di sempre e che solo dieci anni dopo, nel 75 sarà raggiunto con lo stesso numero, disco più disco meno, dai Santo California con "Tornerò" che peraltro incise anche lui contribuendo così al suo successo. 

Il motivo del boom di quel "Silenzio" è presto detto. Il brano per ambientazione e atmosfere che evocava, era inevitabilmente legato alla Naia, al periodo di un anno in cui i ragazzi indossavano la divisa per il servizio obbligatorio di Leva vivendo una realtà nuova lontano da casa.

Un mondo e una situazione che oggi sembrano legati all'Età della pietra, ma che per decenni invece ("il militare", come si diceva per indicare quel periodo trascorso con le stellette, è durato fino al 2004) sono stati vivi e vegeti, nel bene, di chi li ricorda con la nostalgia della gioventù, e nel male di chi li ha sempre bollati come un anno perso e comunque troppo "militaresco".

 Nini con Louis Armstrong

E pensare che quel successo internazionale (Dalida ne incise una versione in francese molto suggestiva "Bonsoir mon amour"), nacque per caso. In un concerto al PalaEur di Roma, di fronte a un pubblico di militari, Nini Rosso decise di eseguire il Silenzio fuori ordinanza con una malinconica parte recitata in aggiunta, nella quale descriveva la solitudine del soldato di leva che dà una romantica buonanotte alla sua fidanzata lontana.

L'accoglienza da parte di quei giovani in divisa provenienti da tutta l'Italia, fu esplosiva. Dovette eseguire un bis. La casa discografica fiutò l'affare e il brano venne così stampato immediatamente iniziando la sua diffusione nel Bel paese con picchi di vendite anche in tutta Europa fino al Giappone, dove Nini Rosso fece numerose tournée accolto come un divo.

Quel brano in sostanza forniva la colonna sonora a quello che raccontava il cinema con i film di Gianni Morandi (In ginocchio da te, Se non avessi più te, Non son degno di te), tutti ambientati in una caserma, fra soldati di leva, sergenti rompiscatole, compagni di camerata casinari, colonelli burberi ma simpatici e fidanzatine in attesa, pellicole che incassavano soldi a palate e tenevano alto il morale della truppa che si rispecchiava in quelle storie amorose ma anche comiche.

Il "Silenzio" fu il colpo della sua vita e lo rese uno dei beniamini del pubblico italiano, con partecipazioni a numerosi film commerciali e di cassetta, spettacoli televisivi, manifestazioni musicali ed incisioni di altri brani che fecero breccia nel pubblico, tra cui "Uomo solo", fortunata sigla della serie televisiva "Sheridan, squadra omicidi" con il grande Ubaldo Lay nei panni del celebre Tenente americano, "Evelyn", "Il volo del calabrone", "Il Deguelllo" (dal film Un dollaro d'onore) e "La Playa".

Questo era Nini Rosso, acclamato virtuoso della tromba, capelli a spazzola e baffoni alla messicana, uomo semplice con l'hobby dell'antiquariato e amante della buona cucina i cui cent'anni della nascita, ironia del destino, sono stati avvolti nel più totale "Silenzio", quello che paradossalmente lo ha reso celebre.

domenica 11 ottobre 2026

Lazio sempre più in alto. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Senti che musica coi Tavares - La Lazio batte il Monza e consolida il primo posto in comproprietà con i titolari nerazzurri. Un'altra vittoria fondamentale, maturata soprattutto nel primo tempo con fraseggi ed azioni da leccarsi i baffi. Poi nella ripresa qualche affanno (più d'uno per la verità) nonostante la superiorità numerica fino all'apoteosi finale. Copertina d'obbligo alla freccia portoghese che col suo gol da 25 metri ha aperto le danze. Avanti Lazio avanti laziali!

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu ma segni, come nella tua nazionale, un gran gol.

7 a Pighin-Sanguin-Noslin - grande partita dell 'abat jour dal volto umano. Ha acceso la lampadina e via.

7 e mezzo a Pina Monti in Fantozzi - S'è svejato, come er sor Marchese. Grande cobra.

7 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - e pensare che lo Scrivano fiorentino non lo vedeva. E ho detto tutto.

7 a Liz Taylor - La continuità. Come la zia che continuava a collezionare mariti uno dopo l'altro.

7 a che Dio ce la Mandas buona - primo tempo ha giocato a burraco coi fotografi assiepati dietro la sua porta,poi vinto il torneo con loro ha sfoderato un paio di paratone che visto l'andazzo hanno blindato il risultato. Alla Di Vincenzo il gol preso, ma è stato un omaggio a suo padre.

6 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere ha fatto 200 (con la maglia biancoceleste) ma non centro. C'ha provato da tutti li pizzi ma nada. Provaci ancora Zac sarai piu fortunato.

6 e mezzo a Fra Tesi da Fidene - Solita partita a tutto gas, se avesse segnato sarebbe stato per lui il giusto premio ma per noi la tranquillità. Porca paletta...

6 e mezzo a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È come Riccardo Rossi, dove lo metti sta. Bene.

6+ a Quando c'era lui - il nipotissimo è partito in quarta è finito in folle.

6+a Prostamol e Doekhi condizionatori con pompa di calore - La loro performance è la fotografia della partita della Lazio: primo tempo implacabili, inizio secondo da incubo. Certo non sono responsabili del gol lombardo, ma del caos generale della difesa in quel momento si. Non a caso sostituiti subito dopo. 

6 a da Pedro a Pedraza è un attimo - Un velo per Tele che probabilmente neanche lui sa come je riuscito e poco altro. E pensare che il suo dante causa a 40 anni era un fenomeno e ce risolveva le partite. Sic.

6 a Acqua Leite e Sutalo Bill - entrati in corsa dopo l'affondo del giorgiano e la pseudo carica dei monzesi, non è che abbiano fatto faville. Hanno ballato. Nè più nè meno di Massimo Ghini a Ballando con le stelle. Na mezza ciofeca. Sipario.



giovedì 1 ottobre 2026

C'era una volta il primo ottobre

di FRANCESCO TRONCARELLI 

Primo ottobre. Una volta era il giorno in cui si tornava a scuola. Elementari, medie e superiori iniziavano il primo ottobre, san Remigio (i Remigini li chiamavano). Alle elementari erano tutti coi grembiuli, nell'abbigliamento cioè che annullava le diseguaglianze sociali e faceva sentire i bambini tutti uguali. 

I quaderni erano quelli della Pigna di Fabriano, con immagini e paesaggi della regioni italiane in copertina e le tabelline alla fine dei fogli. La penna, la biro della Bic. I compiti a casa e anche i pensieri personali venivano scritti sul Diario Vitt.

Le lezioni si svolgevano in religioso silenzio, i più caciaroni al secondo richiamo finivano dietro la lavagna o fuori dalla classe nel corridoio. E non c'era nessuna madre che il giorno dopo andava a schiaffeggiare il maestro dopo aver parcheggiato il Suv in doppia fila fuori la scuola. 

Anzi, a casa i discoli prendevano il "resto" dai genitori. A metà mattina, sole, pioggia o vento o altra calamità in arrivo, c'era comunque la ricreazione e il bidello vendeva le pizzette rosse, alle elementari, alle medie e alle superiori.

Panelli, MIna e Walter Chiari alle prove di Canzonissima

In tv iniziava Canzonissima con Mina, Paolo Panelli e Walter Chiari, una vera e propria sfida fra i cantanti più in voga con i loro successi, che venivano votati dal pubblico con le cartoline acquistate in tabaccheria o dai "venditori di fortuna" per strada.

Era il programma più atteso dell'anno che avrebbe accompagnato i telespettatori sino alla serata finale del 6 gennaio, quella in cui al "fortunato possessore del biglietto vincente", sarebbero andati 150milioni di lire, un'enormità. 

Claudio Villa cantava "Granada", Morandi "C'era un ragazzo", Modugno e no i Negramaro, "Meraviglioso", tre capolavori nei rispettivi generi, a ciascuno il suo. 

Non c'erano playstation nè i cellulari (erano i furgoni della polizia per le retate dei capelloni e delle "signorine" che attendevano i clienti a Tor di Quinto) ma si viveva bene lo stesso. 

Tutti avevano un telefono in casa, fisso, qualcuno il Duplex perchè non c'erano abbastanza linee ma anche per pagare di meno il canone visto che nello stesso palazzo un'altra famiglia condivideva la linea e te la bloccava con le sue chiamate.

il telefono a gettone col pulsante

Nessuno aveva la necessità spasmodica di telefonare, le chiamate si svolgevano di solito dopo pranzo, a metà pomeriggio e la sera mai oltre le 21.

Se avevi bisogno di dire qualcosa di urgente trovandoti in giro, c'erano i telefoni a gettone nei bar, poi arrivarono le cabine con un apparecchio che "incassava" più gettoni per le interurbane.

Il telefono a gettone permetteva comunque di ascoltare chi rispondeva dall'altra parte anche se non si spingeva il tastino per fare scendere quella particolare "moneta" di color bronzo del valore di 50 lire.

Se capovolgevi la cornetta e parlavi da dove si ascolta, dall'altra parte sentivano. Si risparmiava il gettone ma la figuraccia era tanta perché per farti sentire dovevi urlare, e ovviamente c'era chi nel bar commentava "a poveraccio!".

le partitelle per strada

I ragazzini giocavano per strada a pallone e i maglioni arrotolati e le cartelle facevano da pali per le porte. Poi arrivarono le cinghie elastiche per portare e avvolgere i libri e il pacco così "confezionato" divenne l'ideale per delimitare le porte.

A quattordici anni si sognava la Vespa, che portavi senza casco e coi capelli al vento e senza targa, opportunità che ti faceva parcheggiare ovunque e saltare il rosso del semaforo e a diciotto si sognava la 500, la più utile e simpatica delle Fiat. 

Aveva il tettino che si apriva l'estate e che dava quel senso da mini cabriolet per tutte le tasche e riusciva a ospitare, incredibile ma vero, sino a cinque passeggeri.

tifosi laziali in festa con le 500 imbandierate

Uno davanti al fianco del guidatore e tre di dietro nello spazio angusto soprattutto per la testa. I più abili riuscivano a piazzarne quattro dietro in un miracolo di equilibri da ressa di autobus.

Tutti sapevano fare la "doppietta" col piede destro, ossia quel movimento della scarpa sui pedali della frizione e dell'acceleratore per scalare la marcia al volo passando per il folle senza "grattare".

I maschi al momento dell'acquisto della 500 chiedevano i sedili reclinabili per trasformarli in giaciglio. E ci si entrava in questa maniera anche per lungo.

In tutti i quartieri c'erano le bische, locali fumosi ritrovo di perditempo e malandrini che si sfidavano per soldi a biliardo. Più familiari invece le atmosfere nei bar sotto casa dove si giocava a flipper.

il jukebox

C'erano anche i jukebok, con 100 lire selezionavi tre dischi in attesa delle feste in casa il sabato pomeriggio per ballare con la ragazzina a cui si faceva il filo.

Alle feste ognuno portava i suoi 45 giri, il padrone di casa metteva a disposizione il salone a "luci accese" per il controllo dei grandi e le ragazze i panini e le bibite. 

Un classico di queste riunioni danzanti, il gioco della scopa (chi la riceveva doveva lasciare la dama al nuovo cavaliere) e quello della bottiglia (tutti in circolo, la bottiglia in terra al centro fatta girare, con bacio a chi veniva indicato dalla punta della bottiglia quando si fermava).

Ma tutti in realtà aspettavano che i genitori si stancassero di osservare l'andamento del tutto per trasferisi in cucina, era il momento tanto atteso per spegnere le luci e ballare i lenti. Il cosidetto "ballo dal mattone".

il gioco della bottiglia

Le partite si seguivano alla radio con "Tutto il calcio minuto per minuto" guidato da "Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale". Era normale incontrare per strada persone che camminavano con i transistor attaccati alle orecchie per seguire la trasmissione.

Enrico Ameri raccontava gli incontri entrando nel dettaglio ed era collegato dal campo principale, in pratica la partita più importante della domenica, Sandro Ciotti invece con la sua inconfondibile voce roca e bassa, lo incalzava coi suoi voli pindarici e immaginifici interrompendolo con l'andamento dell'altro incontro di cartello.

Per vedere le immagini dei match, si dovevano attendere le 19, quando sul Secondo canale Rai, veniva mandato in onda un tempo della partita più importante della domenica con la cronaca registrata in diretta di Nando Martellini . 

Le sintesi di tutte le altre arrivavano dopo le 22 con la "Domenica sportiva", condotta da Milano da giornalisti del calibro di Enzo Tortora, Guido Oddo e Alfredo Pigna. Come dire, classe e competenza.

Sandro Ciotti ed Enrico Ameri

Gigi Riva, "rombo di tuono" era il più forte, Dino Zoff era già il numero uno, Giacinto Facchetti e Tarcisio Burgnich erano insuperabili, Sandro Mazzola, il "baffo" e l'abatino Gianni Rivera, si alternavano con la staffetta, Giacomo Losi era il "core de Roma".

Alla Lazio erano sbarcati due giovani sconosciuti e di belle speranze  che "saranno famosi": Giorgio Chinaglia e Pino Wilson. Li aveva pescati dalla serie C Juan Carlos Lorenzo, il mago argentino che duellava dialetticamente nei deby con Herrera. 

Era un altro calcio, un altro mondo, un'altra Italia. La vita era forse in bianco e nero ma tutti sognavano a colori. C'era una volta il primo ottobre...

Maestrelli e i suoi ragazzi alla Domenica Sportiva con Alfredo Pigna


mercoledì 30 settembre 2026

Addio Peppino Mazzullo, la voce di Topo Gigio, aveva 100 anni

di FRANCESCO TRONCARELLI

Peppino Mazzullo era il beniamino della Tv dei Ragazzi col Mago Zurlì allo Zecchino d'Oro. E' stato poi la voce di Topo Gigio, un successo mondiale


Se n'è andato in punta di piedi Peppino Mazzullo, una vita per il teatro e la televisione, aveva compiuto 100 anni lo scorso sei giugno. Era stato uno scolaro impertinente e discolo che ne combinava di tutti i colori nella Tv dei Ragazzi degli anni d'oro poi era diventato un professore saggio e amabile in una scuola per attori a Messina.. 


E’ stato uno dei personaggi più famosi e conosciuti della televisione insieme al Mago Zurlì in decine di edizioni dello Zecchino d’oro, in cui dava vita a scenette e gag divertentissime con Cino Tortorella, ma era letteralmente esploso come voce di Topo Gigio, il pupazzo animato creato da Maria Perego negli anni 60 diventato un beniamino del pubblico di tutto il mondo. Con ben 10 partecipazioni al celebre Ed Sullivan Show in America.

“Cosa mi dici maaai”, la celebre espressione divenuta un intercalare del Topo televisivo più amato dai bambini era frutto della sua inventiva e quel modo di parlare così particolare un po’ nasale un po’ fanciullesco era stato ideato da Mazzullo su imitazione del modo di esprimersi di un suo amico siciliano

Quello che fece poi anche Verdone per dare vita a Leo, il personaggio tontolone di “Un sacco bello” che parlava come il suo amico Roberto Natale.

Autore di testi radiotelevisivi e attore con una carriera svolta soprattutto in Rai e nel cinema come doppiatore, Mazzullo classe 1926 si è spento a Santo Stefano di Briga, dove è tornato dal 2004, dopo una vita vissuta a Milano.

Qui nella cittadina da dove era partito in cerca di fortuna nello spettacolo aveva fondato il Piccolissimo Teatro di Messina, spazio artistico polivalente dove dirigeva una scuola teatrale.

Era passato quindi dall’altra parte della barricata salendo in cattedra dopo una vita da...ribelle allo studio, mantenendo però sempre la sua proverbiale simpatia e classe con la quale si era fatto conocere ed amare dal pubblico. 




lunedì 21 settembre 2026

Quella calda estate del 66

Riderà, Strangers in the night, Io ho in mente te: una Hit parade piena di successi. Da Little Tony all’Equipe 84, da Morandi a Sinatra. Quando l’Italia andava a 45 giri

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Musicalmente parlando, quella del ’66 fu un’estate veramente calda. Un’estate di fuoco. I dischi si vendevano a palate, la stampa specializzata (Ciao Amici, Big, Giovani, Sorrisi e Canzoni) puntualmente dava notizie su divi e aspiranti tali della canzone, manifestazioni come il Cantagiro andavano a gonfie vele e radunavano decine di migliaia di persone ad ogni tappa.

Non c’era internet, non c’erano i social, i cellulari erano i blindati della Polizia che intervenivano per l’ordine pubblico e non telefoni portatili, eppure la voglia di musica che oggi è supportata e amplificata da queste realtà tecnologiche, era ugualmente soddisfatta. 

Bastava accendere la radio, mettere cento lire in un jukebox o andare in un negozio di dischi e comprare un 45 giri. E che dischi. Se si dà un’occhiata alla classifica dei brani più venduti di quell’anno, si può notare come la gran parte sia arrivata ai giorni nostri, sessant'anni dopo, praticamente una vita, con la stessa freschezza di allora o comunque senza portarsi appresso la polvere del tempo.

Perché sono pezzi scritti bene, musicati meglio e arrangiati come si deve. E non è solo questione del fascino del vintage alimentato da programmi televisivi ad hoc e dagli stessi interpreti ancora in attività, che ce li fa sembrare attuali. 

E’ questione che una volta c’erano gli autori, c’era la sana e provvidenziale gavetta che selezionava i migliori e c’erano le case discografiche che “crescevano” i propri artisti. Il settore insomma era in mano a professionisti che a loro volta si avvalevano di altri professionisti: due nomi su tutti, Morricone e Bacalov, maestri arrangiatori della Rca. 

Col passare del tempo invece, si è passati dai talenti ai talent, e non è la stessa cosa. E poi, come dicevamo, c’erano fior di autori. Mogol per esempio. 

Tre dei brani top di quell’anno sono firmati da lui: “Riderà”, “Che colpa abbiamo noi” e “Io ho in mente te”. Tre dischi (cover di brani stranieri e quindi riplasmati nei testi da lui), che hanno fatto letteralmente la fortuna dei rispettivi interpreti. 

  

 Con “Io ho in mente te”, l’Equipe 84 ci vinse il Cantagiro peraltro proprio sui Rokes che portavano “Che colpa abbiamo noi” e per una manciata di punti (solo dieci in più), ed entrambi furono due successoni che accompagnarono i giovanissimi per tutta l’estate, attratti dal sound beat dei brani e ovviamente dal fascino che esercitavano i due complessi guidati rispettivamente da Maurizio Vandelli e Shell Shapiro.

“Riderà” invece, diventerà il cavallo di battaglia di Little Tony (insieme a "Cuore matto") vendendo quasi due milioni di copie e diventando uno dei brani indimenticabili di tutti gli anni 60. E pensare che “il ragazzo col ciuffo” non lo voleva incidere. 

 Lui, amante del rock, riteneva che questa canzone lanciata in Francia dal suo autore Hervè Vilard (“Fais la rire”), fosse troppo poco ritmica ed eccessivamente melodica. Quando nel suo entourage gli fecero presente che anche Elvis cantava brani di quel genere e che lui era già andato bene con “T’amo e t’amerò”, Tony ebbe un ripensamento e si decise a entrare in sala d’incisione. E fu un trionfo.

  

 Come fu ballata allo sfinimento “Notte di ferragosto” di Gianni Morandi già in classifica con la “Fisarmonica. Un pezzo d’atmosfera firmato da tre numeri uno come Migliacci, Zambrini e Bacalov che vinse il Cantagiro ed entrò in Hit parade tre giorni dopo il matrimonio di Giberna (come veniva chiamato allora Morandi per il curioso berretto da militare che portava) con Laura Efrikian (13 luglio 1966), l’attrice che aveva recitato con lui in tanti musicarelli. 

E poi quel “Tema” lanciato dai Giganti, “Un giorno qualcuno ti chiederà: cosa pensi dell’amore”, col vocione di Enrico Maria Papes a fare da “professore”, che stracciò tutti al Disco per l’Estate facendo sognare con quel suo sound semplice (chitarre acustiche, basso, batteria e ottimo impasto di voci) e quel testo da flirt liceale, i ragazzi che al ribellismo del beat, preferivano la melodia rassicurante del pop tricolore.

Che dire poi della Caselli. Uscita trionfatrice da Sanremo e diventata per l’Italia che andava a 45 giri “Casco d’oro”, ripeteva l’exploit al Festivalbar con il suo “Perdono”, ritmatissimo brano che con quell’inciso “Di notte è molto strano, ma il fuoco di un cerino, ti sembra il sole che non hai” faceva vibrare cuori e favoriva riconciliazioni dopo gli immancabili e trasgressivi flirt estivi.

   

E in quella Hit Parade storica di quella Estate che sembrava non finisse mai, tra sogni della California dei Dik Dik, il “Qui ritornerà” della Pavone e il ragazzo di strada dei Corvi, arrivò all’improvviso anche Frank Sinatra, il più grande di tutti. 

Entrò in classifica senza alcuna promozione particolare ma solo con la forza della sua classe, scalzò Morandi e i Giganti e allungò per settimane fino all’autunno al numero uno. Primo con un brano che avrebbe fatto il giro del mondo e gli avrebbe ridato quella popolarità offuscata dalle nuove mode e i nuovi miti, Beatles in testa.

“Strangers in the night”, sconosciuti nella notte, una gemma del repertorio di The Voice che sarebbe diventata una sorta di marchio di fabbrica Sinatra, con quel finale del pezzo in stile scat sulla melodia, che solo un grande come lui poteva improvvisare: «doo-be-doo-be-doo”. Indimenticabile.

Sì, fu un’estate veramente calda quella del ’66. Un’estate di fuoco.


sabato 19 settembre 2026

La Lazio è prima. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 

8+ a che Dio ce la Mandas buona - La Lazio ha vinto a Venezia ed è prima in classifica. Certo, insieme a Inter e Roma, ma per loro questa posizione era scontata, visti gli investimenti e il parco giocatori, per noi no. Merito innanzitutto di Vito Catozzo Ringhiuso che ha dato un anima ha un gruppo ma anche dei suoi ragazzi. E la partita contro i veneti è proprio la sintesi di una vittoria corale e voluta perchè dopo un primo tempo sofferto c'è stato un sussulto d'orgoglio per tentare la vittoria. Copertina d'obbligo al figlio di Rosario Di Vincenzo che oltre al rigore ha parato di tutto e di più dando il la a un secondo tempo da protagonisti. Avanti Lazio avanti laziali.

7 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour dal volto umano ha segnato ancora una volta col capoccione. Ha acceso la lampadina e via. E luce fu.

7 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere finalmente ha fatto centro. Dopo 21 partite. Un gol di rigore.

6 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - se si pensa che quello scienziato dello Scrivano fiorentino non lo vedeva si spiega come ora la Lazio con lui in campo voli.

6 e mezzo a Liz Taylor - È un mastino là in mezzo, abituato ai riflettori del cinema cone la zia, recita a braccio da attore vero tanto che lo devono buttare giù per fermarlo. E il rigore che rimedia dà la svolta al match. 

6+ a senti che musica coi Tavares - Per tre quarti della partita è stato in ombra, poi dal binario morto in cui si era parcheggiato è partito a razzo e ha scodellato l'assist per il raddoppio. Daje.

6+ a Rosanna Cancellieri - Tanta caciara ma anche tanta sostanza. Avete presente Nino Frassica?

6 a Fra Tesi da Fidene - Dopo aver tirato la carretta ha tirato il fiato. La chiamata in Nazionale lo ritemprerà. Sperem, cit. Nereo Rocco.

6 a Lazzari alzati e cammina e Albertone very Gud - Buttati nella mischia per fare numero. E ci sono riusciti.

6- a Prostamol e Sutalo Bill - Quando la coppia scoppia. Hanno ballato là dietro che è stata na bellezza, altro che Lorella Cuccarini e la Parisi. Cha cha cha, twist, hully gully, tutto il repertorio, i lagunari sbucavano da tutte le parti e sembravano tutti Ronaldo. E stata insomma veramente la febbre del sabato sera, ma piu che i John Travolta biancocelesti sembravano i John stravolti.

5 a Quando c'era lui -  il nipotissimo meno vigile del solito e poco urbano come sempre, ha commesso un errore madornale che poteva costare caro. Il treno insomma non è arrivato in orario come avrebbe voluto lui.  

5-- a Pina Monti in Fantozzi - Non ha strusciato una palla. È l'Icardi dei poveri. Sipario.

sabato 12 settembre 2026

Lazio, solo un tempo. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 

8 a Rosanna Cancellieri - Lazio-Milan l'hanno decisa i cambi. Primo tempo dominio assoluto dei biancocelesti, seconda frazione dominio assoluto dei rossoneri. Al diavolo sta partita, poteva essere un trionfo, peraltro meritato, poi il cassamortaro portoghese ha buttato dentro un par de fenomeni e i giochi so finiti. Peccato, Vito Catozzo Ringhiuso in dress code benzinaro l'aveva studiata bene, all'insegna dell'intensità e del ritmo puntando sui meno preparati tecnicamente che non l'hanno tradito riuscendo a segnare. Copertina d'obbligo al nuovo Mauri (per la fascetta nei capelli, solo per quello.  ) che aveva indicato la strada da percorrere per vincere.

8 a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour dal volto umano ha segnato proprio de testa e con la lampadina spenta. Grande.

7+  a senti che musica coi Tavares - È veramente la Freccia biancazzurra. Inarrestabile.

7 a Benigno Zaccagnini - ancora un assist. In attesa che scagli la freccia decisiva in rete. 

7 a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - con lo Scrivano fiorentino sembrava na sega internazionale, invece jela ammolla.

7 a Liz Taylor - Assist e 45 minuti da Oscar, come la zia. 

6 e mezxo a che Dio ce la Mandas buona - Nel momento topico, quando i milanisti sbucano da tutte le parti, con un par de parare ha salvato la baracca dall'onta. Commovente l'omaggio  al padre, Rosario Di Vincenzo, quando ha preso ancira una volta il gol in mezzo alle gambe.

6 e mezzo a Fra Tesi da Fidene - Un passo indietro dopo il tripletta, ma è sempre una garanzia. Come la Settimana Enigmistica.

6 a Quando c'era lui -  il nipotissimo è partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6 a Prostamol - E pensare che poteva togliere di mezzo Trento Moreira col suo colpo proibito, la testata, con quel capoccione che se riattiva non ce n'è per nessuno..

6- a Sutalo Bill e Acqua Leite - la nostra panchina. E ho detto tutto.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei t. Amen.

5 a Pina Monti in Fantozzi - Accreditato come il cobra dell'area è sembrato piu la cozza dello scoglio. Immobile.

5- z a Gila il.mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro, 1965) - core ngrato. Sipario.



Nini Rosso, 100 anni di Silenzio

 di FRANCESCO TRONCARELLI  Con un solo brano ha venduto 11 milioni di dischi, (11 milioni!!!), nessun artista italiano ci è riuscito, no Cel...