giovedì 1 ottobre 2026

C'era una volta il primo ottobre

di FRANCESCO TRONCARELLI 

Primo ottobre. Una volta era il giorno in cui si tornava a scuola. Elementari, medie e superiori iniziavano il primo ottobre, san Remigio (i Remigini li chiamavano). Alle elementari erano tutti coi grembiuli, nell'abbigliamento cioè che annullava le diseguaglianze sociali e faceva sentire i bambini tutti uguali. 

I quaderni erano quelli della Pigna di Fabriano, con immagini e paesaggi della regioni italiane in copertina e le tabelline alla fine dei fogli. La penna, la biro della Bic. I compiti a casa e anche i pensieri personali venivano scritti sul Diario Vitt.

Le lezioni si svolgevano in religioso silenzio, i più caciaroni al secondo richiamo finivano dietro la lavagna o fuori dalla classe nel corridoio. E non c'era nessuna madre che il giorno dopo andava a schiaffeggiare il maestro dopo aver parcheggiato il Suv in doppia fila fuori la scuola. 

Anzi, a casa i discoli prendevano il "resto" dai genitori. A metà mattina, sole, pioggia o vento o altra calamità in arrivo, c'era comunque la ricreazione e il bidello vendeva le pizzette rosse, alle elementari, alle medie e alle superiori.

Panelli, MIna e Walter Chiari alle prove di Canzonissima

In tv iniziava Canzonissima con Mina, Paolo Panelli e Walter Chiari, una vera e propria sfida fra i cantanti più in voga con i loro successi, che venivano votati dal pubblico con le cartoline acquistate in tabaccheria o dai "venditori di fortuna" per strada.

Era il programma più atteso dell'anno che avrebbe accompagnato i telespettatori sino alla serata finale del 6 gennaio, quella in cui al "fortunato possessore del biglietto vincente", sarebbero andati 150milioni di lire, un'enormità. 

Claudio Villa cantava "Granada", Morandi "C'era un ragazzo", Modugno e no i Negramaro, "Meraviglioso", tre capolavori nei rispettivi generi, a ciascuno il suo. 

Non c'erano playstation nè i cellulari (erano i furgoni della polizia per le retate dei capelloni e delle "signorine" che attendevano i clienti a Tor di Quinto) ma si viveva bene lo stesso. 

Tutti avevano un telefono in casa, fisso, qualcuno il Duplex perchè non c'erano abbastanza linee ma anche per pagare di meno il canone visto che nello stesso palazzo un'altra famiglia condivideva la linea e te la bloccava con le sue chiamate.

il telefono a gettone col pulsante

Nessuno aveva la necessità spasmodica di telefonare, le chiamate si svolgevano di solito dopo pranzo, a metà pomeriggio e la sera mai oltre le 21.

Se avevi bisogno di dire qualcosa di urgente trovandoti in giro, c'erano i telefoni a gettone nei bar, poi arrivarono le cabine con un apparecchio che "incassava" più gettoni per le interurbane.

Il telefono a gettone permetteva comunque di ascoltare chi rispondeva dall'altra parte anche se non si spingeva il tastino per fare scendere quella particolare "moneta" di color bronzo del valore di 50 lire.

Se capovolgevi la cornetta e parlavi da dove si ascolta, dall'altra parte sentivano. Si risparmiava il gettone ma la figuraccia era tanta perché per farti sentire dovevi urlare, e ovviamente c'era chi nel bar commentava "a poveraccio!".

le partitelle per strada

I ragazzini giocavano per strada a pallone e i maglioni arrotolati e le cartelle facevano da pali per le porte. Poi arrivarono le cinghie elastiche per portare e avvolgere i libri e il pacco così "confezionato" divenne l'ideale per delimitare le porte.

A quattordici anni si sognava la Vespa, che portavi senza casco e coi capelli al vento e senza targa, opportunità che ti faceva parcheggiare ovunque e saltare il rosso del semaforo e a diciotto si sognava la 500, la più utile e simpatica delle Fiat. 

Aveva il tettino che si apriva l'estate e che dava quel senso da mini cabriolet per tutte le tasche e riusciva a ospitare, incredibile ma vero, sino a cinque passeggeri.

tifosi laziali in festa con le 500 imbandierate

Uno davanti al fianco del guidatore e tre di dietro nello spazio angusto soprattutto per la testa. I più abili riuscivano a piazzarne quattro dietro in un miracolo di equilibri da ressa di autobus.

Tutti sapevano fare la "doppietta" col piede destro, ossia quel movimento della scarpa sui pedali della frizione e dell'acceleratore per scalare la marcia al volo passando per il folle senza "grattare".

I maschi al momento dell'acquisto della 500 chiedevano i sedili reclinabili per trasformarli in giaciglio. E ci si entrava in questa maniera anche per lungo.

In tutti i quartieri c'erano le bische, locali fumosi ritrovo di perditempo e malandrini che si sfidavano per soldi a biliardo. Più familiari invece le atmosfere nei bar sotto casa dove si giocava a flipper.

il jukebox

C'erano anche i jukebok, con 100 lire selezionavi tre dischi in attesa delle feste in casa il sabato pomeriggio per ballare con la ragazzina a cui si faceva il filo.

Alle feste ognuno portava i suoi 45 giri, il padrone di casa metteva a disposizione il salone a "luci accese" per il controllo dei grandi e le ragazze i panini e le bibite. 

Un classico di queste riunioni danzanti, il gioco della scopa (chi la riceveva doveva lasciare la dama al nuovo cavaliere) e quello della bottiglia (tutti in circolo, la bottiglia in terra al centro fatta girare, con bacio a chi veniva indicato dalla punta della bottiglia quando si fermava).

Ma tutti in realtà aspettavano che i genitori si stancassero di osservare l'andamento del tutto per trasferisi in cucina, era il momento tanto atteso per spegnere le luci e ballare i lenti. Il cosidetto "ballo dal mattone".

il gioco della bottiglia

Le partite si seguivano alla radio con "Tutto il calcio minuto per minuto" guidato da "Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale". Era normale incontrare per strada persone che camminavano con i transistor attaccati alle orecchie per seguire la trasmissione.

Enrico Ameri raccontava gli incontri entrando nel dettaglio ed era collegato dal campo principale, in pratica la partita più importante della domenica, Sandro Ciotti invece con la sua inconfondibile voce roca e bassa, lo incalzava coi suoi voli pindarici e immaginifici interrompendolo con l'andamento dell'altro incontro di cartello.

Per vedere le immagini dei match, si dovevano attendere le 19, quando sul Secondo canale Rai, veniva mandato in onda un tempo della partita più importante della domenica con la cronaca registrata in diretta di Nando Martellini . 

Le sintesi di tutte le altre arrivavano dopo le 22 con la "Domenica sportiva", condotta da Milano da giornalisti del calibro di Enzo Tortora, Guido Oddo e Alfredo Pigna. Come dire, classe e competenza.

Sandro Ciotti ed Enrico Ameri

Gigi Riva, "rombo di tuono" era il più forte, Dino Zoff era già il numero uno, Giacinto Facchetti e Tarcisio Burgnich erano insuperabili, Sandro Mazzola, il "baffo" e l'abatino Gianni Rivera, si alternavano con la staffetta, Giacomo Losi era il "core de Roma".

Alla Lazio erano sbarcati due giovani sconosciuti e di belle speranze  che "saranno famosi": Giorgio Chinaglia e Pino Wilson. Li aveva pescati dalla serie C Juan Carlos Lorenzo, il mago argentino che duellava dialetticamente nei deby con Herrera. 

Era un altro calcio, un altro mondo, un'altra Italia. La vita era forse in bianco e nero ma tutti sognavano a colori. C'era una volta il primo ottobre...

Maestrelli e i suoi ragazzi alla Domenica Sportiva con Alfredo Pigna


mercoledì 30 settembre 2026

Addio Peppino Mazzullo, la voce di Topo Gigio, aveva 100 anni

di FRANCESCO TRONCARELLI

Peppino Mazzullo era il beniamino della Tv dei Ragazzi col Mago Zurlì allo Zecchino d'Oro. E' stato poi la voce di Topo Gigio, un successo mondiale


Se n'è andato in punta di piedi Peppino Mazzullo, una vita per il teatro e la televisione, aveva compiuto 100 anni lo scorso sei giugno. Era stato uno scolaro impertinente e discolo che ne combinava di tutti i colori nella Tv dei Ragazzi degli anni d'oro poi era diventato un professore saggio e amabile in una scuola per attori a Messina.. 


E’ stato uno dei personaggi più famosi e conosciuti della televisione insieme al Mago Zurlì in decine di edizioni dello Zecchino d’oro, in cui dava vita a scenette e gag divertentissime con Cino Tortorella, ma era letteralmente esploso come voce di Topo Gigio, il pupazzo animato creato da Maria Perego negli anni 60 diventato un beniamino del pubblico di tutto il mondo. Con ben 10 partecipazioni al celebre Ed Sullivan Show in America.

“Cosa mi dici maaai”, la celebre espressione divenuta un intercalare del Topo televisivo più amato dai bambini era frutto della sua inventiva e quel modo di parlare così particolare un po’ nasale un po’ fanciullesco era stato ideato da Mazzullo su imitazione del modo di esprimersi di un suo amico siciliano

Quello che fece poi anche Verdone per dare vita a Leo, il personaggio tontolone di “Un sacco bello” che parlava come il suo amico Roberto Natale.

Autore di testi radiotelevisivi e attore con una carriera svolta soprattutto in Rai e nel cinema come doppiatore, Mazzullo classe 1926 si è spento a Santo Stefano di Briga, dove è tornato dal 2004, dopo una vita vissuta a Milano.

Qui nella cittadina da dove era partito in cerca di fortuna nello spettacolo aveva fondato il Piccolissimo Teatro di Messina, spazio artistico polivalente dove dirigeva una scuola teatrale.

Era passato quindi dall’altra parte della barricata salendo in cattedra dopo una vita da...ribelle allo studio, mantenendo però sempre la sua proverbiale simpatia e classe con la quale si era fatto conocere ed amare dal pubblico. 




lunedì 21 settembre 2026

Quella calda estate del 66

Riderà, Strangers in the night, Io ho in mente te: una Hit parade piena di successi. Da Little Tony all’Equipe 84, da Morandi a Sinatra. Quando l’Italia andava a 45 giri

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Musicalmente parlando, quella del ’66 fu un’estate veramente calda. Un’estate di fuoco. I dischi si vendevano a palate, la stampa specializzata (Ciao Amici, Big, Giovani, Sorrisi e Canzoni) puntualmente dava notizie su divi e aspiranti tali della canzone, manifestazioni come il Cantagiro andavano a gonfie vele e radunavano decine di migliaia di persone ad ogni tappa.

Non c’era internet, non c’erano i social, i cellulari erano i blindati della Polizia che intervenivano per l’ordine pubblico e non telefoni portatili, eppure la voglia di musica che oggi è supportata e amplificata da queste realtà tecnologiche, era ugualmente soddisfatta. 

Bastava accendere la radio, mettere cento lire in un jukebox o andare in un negozio di dischi e comprare un 45 giri. E che dischi. Se si dà un’occhiata alla classifica dei brani più venduti di quell’anno, si può notare come la gran parte sia arrivata ai giorni nostri, sessant'anni dopo, praticamente una vita, con la stessa freschezza di allora o comunque senza portarsi appresso la polvere del tempo.

Perché sono pezzi scritti bene, musicati meglio e arrangiati come si deve. E non è solo questione del fascino del vintage alimentato da programmi televisivi ad hoc e dagli stessi interpreti ancora in attività, che ce li fa sembrare attuali. 

E’ questione che una volta c’erano gli autori, c’era la sana e provvidenziale gavetta che selezionava i migliori e c’erano le case discografiche che “crescevano” i propri artisti. Il settore insomma era in mano a professionisti che a loro volta si avvalevano di altri professionisti: due nomi su tutti, Morricone e Bacalov, maestri arrangiatori della Rca. 

Col passare del tempo invece, si è passati dai talenti ai talent, e non è la stessa cosa. E poi, come dicevamo, c’erano fior di autori. Mogol per esempio. 

Tre dei brani top di quell’anno sono firmati da lui: “Riderà”, “Che colpa abbiamo noi” e “Io ho in mente te”. Tre dischi (cover di brani stranieri e quindi riplasmati nei testi da lui), che hanno fatto letteralmente la fortuna dei rispettivi interpreti. 

  

 Con “Io ho in mente te”, l’Equipe 84 ci vinse il Cantagiro peraltro proprio sui Rokes che portavano “Che colpa abbiamo noi” e per una manciata di punti (solo dieci in più), ed entrambi furono due successoni che accompagnarono i giovanissimi per tutta l’estate, attratti dal sound beat dei brani e ovviamente dal fascino che esercitavano i due complessi guidati rispettivamente da Maurizio Vandelli e Shell Shapiro.

“Riderà” invece, diventerà il cavallo di battaglia di Little Tony (insieme a "Cuore matto") vendendo quasi due milioni di copie e diventando uno dei brani indimenticabili di tutti gli anni 60. E pensare che “il ragazzo col ciuffo” non lo voleva incidere. 

 Lui, amante del rock, riteneva che questa canzone lanciata in Francia dal suo autore Hervè Vilard (“Fais la rire”), fosse troppo poco ritmica ed eccessivamente melodica. Quando nel suo entourage gli fecero presente che anche Elvis cantava brani di quel genere e che lui era già andato bene con “T’amo e t’amerò”, Tony ebbe un ripensamento e si decise a entrare in sala d’incisione. E fu un trionfo.

  

 Come fu ballata allo sfinimento “Notte di ferragosto” di Gianni Morandi già in classifica con la “Fisarmonica. Un pezzo d’atmosfera firmato da tre numeri uno come Migliacci, Zambrini e Bacalov che vinse il Cantagiro ed entrò in Hit parade tre giorni dopo il matrimonio di Giberna (come veniva chiamato allora Morandi per il curioso berretto da militare che portava) con Laura Efrikian (13 luglio 1966), l’attrice che aveva recitato con lui in tanti musicarelli. 

E poi quel “Tema” lanciato dai Giganti, “Un giorno qualcuno ti chiederà: cosa pensi dell’amore”, col vocione di Enrico Maria Papes a fare da “professore”, che stracciò tutti al Disco per l’Estate facendo sognare con quel suo sound semplice (chitarre acustiche, basso, batteria e ottimo impasto di voci) e quel testo da flirt liceale, i ragazzi che al ribellismo del beat, preferivano la melodia rassicurante del pop tricolore.

Che dire poi della Caselli. Uscita trionfatrice da Sanremo e diventata per l’Italia che andava a 45 giri “Casco d’oro”, ripeteva l’exploit al Festivalbar con il suo “Perdono”, ritmatissimo brano che con quell’inciso “Di notte è molto strano, ma il fuoco di un cerino, ti sembra il sole che non hai” faceva vibrare cuori e favoriva riconciliazioni dopo gli immancabili e trasgressivi flirt estivi.

   

E in quella Hit Parade storica di quella Estate che sembrava non finisse mai, tra sogni della California dei Dik Dik, il “Qui ritornerà” della Pavone e il ragazzo di strada dei Corvi, arrivò all’improvviso anche Frank Sinatra, il più grande di tutti. 

Entrò in classifica senza alcuna promozione particolare ma solo con la forza della sua classe, scalzò Morandi e i Giganti e allungò per settimane fino all’autunno al numero uno. Primo con un brano che avrebbe fatto il giro del mondo e gli avrebbe ridato quella popolarità offuscata dalle nuove mode e i nuovi miti, Beatles in testa.

“Strangers in the night”, sconosciuti nella notte, una gemma del repertorio di The Voice che sarebbe diventata una sorta di marchio di fabbrica Sinatra, con quel finale del pezzo in stile scat sulla melodia, che solo un grande come lui poteva improvvisare: «doo-be-doo-be-doo”. Indimenticabile.

Sì, fu un’estate veramente calda quella del ’66. Un’estate di fuoco.


sabato 19 settembre 2026

La Lazio è prima. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 

8+ a che Dio ce la Mandas buona - La Lazio ha vinto a Venezia ed è prima in classifica. Certo, insieme a Inter e Roma, ma per loro questa posizione era scontata, visti gli investimenti e il parco giocatori, per noi no. Merito innanzitutto di Vito Catozzo Ringhiuso che ha dato un anima ha un gruppo ma anche dei suoi ragazzi. E la partita contro i veneti è proprio la sintesi di una vittoria corale e voluta perchè dopo un primo tempo sofferto c'è stato un sussulto d'orgoglio per tentare la vittoria. Copertina d'obbligo al figlio di Rosario Di Vincenzo che oltre al rigore ha parato di tutto e di più dando il la a un secondo tempo da protagonisti. Avanti Lazio avanti laziali.

7 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour dal volto umano ha segnato ancora una volta col capoccione. Ha acceso la lampadina e via. E luce fu.

7 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere finalmente ha fatto centro. Dopo 21 partite. Un gol di rigore.

6 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - se si pensa che quello scienziato dello Scrivano fiorentino non lo vedeva si spiega come ora la Lazio con lui in campo voli.

6 e mezzo a Liz Taylor - È un mastino là in mezzo, abituato ai riflettori del cinema cone la zia, recita a braccio da attore vero tanto che lo devono buttare giù per fermarlo. E il rigore che rimedia dà la svolta al match. 

6+ a senti che musica coi Tavares - Per tre quarti della partita è stato in ombra, poi dal binario morto in cui si era parcheggiato è partito a razzo e ha scodellato l'assist per il raddoppio. Daje.

6+ a Rosanna Cancellieri - Tanta caciara ma anche tanta sostanza. Avete presente Nino Frassica?

6 a Fra Tesi da Fidene - Dopo aver tirato la carretta ha tirato il fiato. La chiamata in Nazionale lo ritemprerà. Sperem, cit. Nereo Rocco.

6 a Lazzari alzati e cammina e Albertone very Gud - Buttati nella mischia per fare numero. E ci sono riusciti.

6- a Prostamol e Sutalo Bill - Quando la coppia scoppia. Hanno ballato là dietro che è stata na bellezza, altro che Lorella Cuccarini e la Parisi. Cha cha cha, twist, hully gully, tutto il repertorio, i lagunari sbucavano da tutte le parti e sembravano tutti Ronaldo. E stata insomma veramente la febbre del sabato sera, ma piu che i John Travolta biancocelesti sembravano i John stravolti.

5 a Quando c'era lui -  il nipotissimo meno vigile del solito e poco urbano come sempre, ha commesso un errore madornale che poteva costare caro. Il treno insomma non è arrivato in orario come avrebbe voluto lui.  

5-- a Pina Monti in Fantozzi - Non ha strusciato una palla. È l'Icardi dei poveri. Sipario.

sabato 12 settembre 2026

Lazio, solo un tempo. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 

8 a Rosanna Cancellieri - Lazio-Milan l'hanno decisa i cambi. Primo tempo dominio assoluto dei biancocelesti, seconda frazione dominio assoluto dei rossoneri. Al diavolo sta partita, poteva essere un trionfo, peraltro meritato, poi il cassamortaro portoghese ha buttato dentro un par de fenomeni e i giochi so finiti. Peccato, Vito Catozzo Ringhiuso in dress code benzinaro l'aveva studiata bene, all'insegna dell'intensità e del ritmo puntando sui meno preparati tecnicamente che non l'hanno tradito riuscendo a segnare. Copertina d'obbligo al nuovo Mauri (per la fascetta nei capelli, solo per quello.  ) che aveva indicato la strada da percorrere per vincere.

8 a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour dal volto umano ha segnato proprio de testa e con la lampadina spenta. Grande.

7+  a senti che musica coi Tavares - È veramente la Freccia biancazzurra. Inarrestabile.

7 a Benigno Zaccagnini - ancora un assist. In attesa che scagli la freccia decisiva in rete. 

7 a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - con lo Scrivano fiorentino sembrava na sega internazionale, invece jela ammolla.

7 a Liz Taylor - Assist e 45 minuti da Oscar, come la zia. 

6 e mezxo a che Dio ce la Mandas buona - Nel momento topico, quando i milanisti sbucano da tutte le parti, con un par de parare ha salvato la baracca dall'onta. Commovente l'omaggio  al padre, Rosario Di Vincenzo, quando ha preso ancira una volta il gol in mezzo alle gambe.

6 e mezzo a Fra Tesi da Fidene - Un passo indietro dopo il tripletta, ma è sempre una garanzia. Come la Settimana Enigmistica.

6 a Quando c'era lui -  il nipotissimo è partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6 a Prostamol - E pensare che poteva togliere di mezzo Trento Moreira col suo colpo proibito, la testata, con quel capoccione che se riattiva non ce n'è per nessuno..

6- a Sutalo Bill e Acqua Leite - la nostra panchina. E ho detto tutto.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei t. Amen.

5 a Pina Monti in Fantozzi - Accreditato come il cobra dell'area è sembrato piu la cozza dello scoglio. Immobile.

5- z a Gila il.mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro, 1965) - core ngrato. Sipario.



lunedì 7 settembre 2026

Vola Lazio vola. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

9 ad Albertone very Gud - Una grande Lazio ha vinto a Udine con una prestazione eccellente. Sotto di un gol è stata capace di rimontare il risultato in un finale in crescendo e meraviglioso.  Ha riordinato le idee, ha serrato i ranghi ed è ripartita per vincere dopo un pareggio meritatissimo. Copertina d'obbligo al biondo islandese che buttato nella mischia ha bagnato il suo esordio con un gol strepitoso. Una prova di forza insomma da grande squadra che ha entusiasmato i tifosi biancocelesti presenti in massa al Bluenergy Stadium. Avanti Lazio avanti laziali!

8 a Fra Tesi da Fidene - tre gol in tre partite. Il fenomeno ce lo abbiamo noi!

7 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non riesce a scagliare le sue frecce e purtroppo prende pure il palo ma gli assist li sa piazzare. E meno male.

6 e te quarti a senti che musica coi Tavares - Na freccia. È partito sul.binario giusto e non si e più fermato. Gli è mancato il gol, l'avrebbero fatto subito Cspoatazione ad honorem.

6 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - È venuto fuori alla distanza. Come la Lazio di Fascetti. Sembrava na mezza sera la passata stagione, ora partita dopo partita cresce sempre di piu. Edoardo Vianello dovrà aggiornare i Watussi.

6 e mezzo a Quando c'era lui - Il nipotissimo va che è na bellezza. Difende, pressa, parte. Farà arrivare i treni in orario come il suo avo. 

6 e mezzo a Liz Taylor - regista di basso profilo, come Pupi Avati ma di sostanza, come Pupi Avati appunto.

6 e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - ha parato tutto poi la iella sul gol con la palla in mezzo alle gambe.Cone succedeva al padre Rosario Di Vincenzo.

6+ a Prostamol - il sellerone ha dato tutto. Ma non il suo colpo preferito, la capocciata, con quel capoccione li stenderebbe tutti.

6 a Doekhi condizionatori con pompa di calore - Inappuntabile sino al gol friulano che ce l'ha sulla coscienza: si è fatto uccellare da Davis che ha smistato la palla a Kalstrom come un Riccardo Rossi qualsiasi.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, e si è visto. Tanto fumo per l'Achille Lauro biancoceleste ma poco arrosto. 

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin e Rosanna Cancellieri - la scena di loro due che si scontrano in area bianconera è da Oggi le comiche o Scemo più scemo, fate voi, ma è comunque un film che non fa ridere. Sic.

5 a Pina Monti in Fantozzi - nella prossima puntata di Chi l'ha visto? speciale sull'attaccante che ha preteso il 9 di Chinaglia e Giordano senza neanche scusarsi. Interverrà il giardiniere di Formello che è stato l'ultimo a incontrarlo prima della sparizione. Sipario.

sabato 5 settembre 2026

Freddie Mercury, 80 anni di un mito

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Avrebbe compiuto 80 anni oggi Freddie Mercury, la voce più incredibile ed emozionante del rock. Un artista unico nel suo genere, dotato di un grande carisma e di una presenza scenica teatrale e seducente, un personaggio che ha fatto la storia della musica internazionale e di cui si sente terribilmente la mancanza in tempi così grami di talenti e di pop campionato e senza identità.

Era nato a Zanzibar da una famiglia indiana di origine Parsi, registrato all’anagrafe come Farrokh Bulsara. A 8 anni fu mandato dai genitori a studiare in un college nei pressi di Bombay, ragazzino, entrò in contatto con un complesso di coetanei, gli Hectics. Si unì a loro e da quel momento capì subito che quella sarebbe stata la sua strada. 

La sua fortuna fu il trasferimento in Inghilterra a 18 anni a seguito della rivoluzione che investì il paese africano. Appassionato di musica e con alle spalle studi in pianoforte, Freddie si diploma in Arte grafica e Design e frequenta la Londra artistica e anticonformista, entra in contatto con altri musicisti e gruppi che saranno fondamentali per la sua carriera, gli Smile.

Poi ne fonda uno, Ibex, incide i primi pezzi, fa concerti e naturalmente si esibisce, sino ad arrivare all’aprile del 1970 quando insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor forma i Queen, cui l’anno successivo si aggiungerà il bassista John Decon. 

Freddie a Zanzibar col primo gruppo
Da quel momento nasce la leggenda dei uno dei gruppi più amati e apprezzati del panorama musicale internazionale e soprattutto del loro frontman, l’istrionico e insuperabile Mercury, leader veramente di quella formazione che nel tempo ha venduto oltre 200milioni di dischi e ha tenuto 707 concerti in 26 nazioni diverse.

Vere e proprie rappresentazioni sceniche in cui Mercury dava il meglio di sé, vocalmente e teatralmente. Uno per tutti: quello al Live Aid del 13 luglio 1985 in cui Mecury in venti minuti di show, “tenne sul palmo della mano tutto il pubblico” come ricorderà David Bowie in seguito.

La sua infatti era una voce potente ed espressiva, in grado di dare lustro anche ai brani meno brillanti del repertorio della band inglese che ha dettato legge dai Settanta agli Ottanta. 

Una voce che è stata oggetto di studio da parte di un team di ricercatori universitari e che ha stabilito non solo che la sua estensione vocale sfiorava le quattro ottave, ma soprattutto che la sua voce era così eccezionale, perché utilizzava la tecnica delle subarmoniche, tipica dei cantanti etnici come i Tuvan della Mongolia o i Tenores della Barbagia.

Mercury a Wembley per il Live Aid
Appariscente e coinvolgente sul palcoscenico, nella vita privata Mercury era schivo e riservato, amava i gatti e la pittura, Chagall il suo artista preferito. Aveva una collezione di cravatte ma non le indossava mai. I suoi idoli erano stati Cliff  Richerd, poi Hendrix e i Cream. 

Per i Queen è stato autore di brani che hanno fatto il giro del mondo come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don't Stop Me Now, It's a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions.   

Il 24 novembre del 1991 morirà a 45 anni, ufficialmente per una broncopolmonite. Il giorno prima aveva redatto un comunicato in cui spiegava: 

"Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell'HIV e di aver contratto l'AIDS. E' arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa terribile malattia".

Oggi, giorno del suo compleanno, tutti gli Hard Rock Caffè nel mondo celebrano l’anniversario con una raccolta di fondi in favore del “Mercury Phoenix Trust” per sostenere la ricerca contro l’Aids. Hashtag ufficiali dell'evento #FFAD; #ThisIsHardRock; #AreYouReadyToFreddie. 

i Queen

A Montreaux, dove Mercury aveva una casa e uno studio di registrazione, davanti alla sua celebre statua (ce ne sono cento nel mondo), è stata organizzata una Tombola per i fan con in premio memorabilia autografati da lui. Giorni fa poi, sulla facciata della modesta casa di Feltham dove la sua famiglia si trasferì da Zanzibar, è stata apposta una Targa blu per ricordarlo.  

Per gli artisti si dice che per essere immortali è necessario morire, ma lui è l'eccezione a questa semplicistica ma spesso reale considerazione perchè immortale lo è stato da subito appena il mondo lo ha conosciuto e ha subìto il suo fascino e il suo carisma di performer senza pari.

I dischi della band con la sua voce si vendono ancora a distanza di trent'anni dalla sua scomparsa, il film "Bohemian Rapsody" con Rami Malek nel suo ruolo, ha conquistato 4 Oscar e ha sbancato i botteghini di tutto il mondo.

Lui non c'è più e i suoi 80 anni sono un momento di condivisione collettiva di un'emozione che non finisce più  grazie alla sua musica, grazie alla sua voce che non finirà mai di stupirci e coinvolgerci. Auguri Mito!

C'era una volta il primo ottobre

di FRANCESCO TRONCARELLI   Primo ottobre. Una volta era il giorno in cui si tornava a scuola. Elementari, medie e superiori iniziavano il pr...