giovedì 5 febbraio 2026

Nessuno mi può giudicare, 60 anni di un boom

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ognuno ha il diritto di vivere come può, la verità ti fa male lo so

Quando una canzone diventa un successo immediato. Quando uno dei tanti diventa all’improvviso un nome importante. Quando Sanremo lanciava brani destinati a restare e personaggi di grande carisma. Questo e altro ancora è stato “Nessuno mi può giudicare”, il brano lanciato da Caterina Caselli nel Sanremo del 66 che proprio in questi giorni, esattamente 60 anni fa, scalava la classifica dei dischi più venduti, arrivando a sorpresa primo.


È la storia di un brano divenuto una sorta di inno generazionale di una gioventù che attraverso la musica cercava nuovi miti e nuovi riti da condividere, tra minigonne, capelli che si allungavano sempre di più e una voglia di vivere la vita senza condizionamenti e restrizioni. Molto prima del’68.

Ed è anche la storia di una cantante che andava controcorrente rispetto alle altre che affollavano la scena musicale di quegli anni, composta da ugole d’oro e signore della canzone, e non tanto perché aveva fatto la gavetta nelle balere emiliane, fucina e palestra di tanti artisti da sempre, dove suonava il basso insieme al suo gruppo, gli Amici, ma perché quando si esibiva con la sua carica vitale ed artistica, riusciva a rappresentare meglio di tutte quel vento di novità che molti sognavano e cercavano di praticare.

il 45 giri primo in classifica

Caterina Caselli era il beat coniugato al femminile, era la voce che stupiva più di tutti, era l’artista che si dimenava con le mani e le braccia a tempo di shake e lanciava messaggi rivoluzionari dal palco tradizionalista del festival: “ognuno ha diritto di vivere come può”. Una cosa incredibile e dal forte impatto, altro che amore che fa rima con cuore.

E pensare però, che la canzone ha una storia tutta sua, molto particolare, che fa capire come a volte, cambiando lo scenario, cioè protagonisti e modo d’esecuzione, possa cambiare tutto, compreso il significato originale del testo, decretandone così un successo imprevedibile al momento della ideazione.

“Nessuno mi può giudicare” infatti nacque su un’idea di Luciano Beretta per Adriano Celentano. Partendo da una frase musicale in cui è facile individuare una citazione del classico napoletano ‘Fenesta ca lucive’, realizzò insieme a Michi Del Prete un pezzo che doveva inserirsi nel filone “retrò” con cui Celentano aveva sfondato anche presso gli adulti, ossia tanghi alla Frankie Lane come ‘Grazie, prego, scusi’ o ‘Si è spento il sole’. Daniele Pace e Mario Panzeri con la collaborazione di Pilade, scrissero un testo in tema a quelle atmosfere e Celentano incise così il provino per il Festival.

Prima di presentarlo alla commissione però, il ripensamento. Celentano abbandona il tango e per Sanremo punta tutto sulla ballata folk “Il ragazzo della via Gluck” in cui crede di più. E la storia, anzi la musica cambia. Entra in scena la CGD della famiglia Sugar che decide di affidarlo alla giovane (20 anni) e sconosciuta al grande pubblico Caterina Caselli (due dischi alle spalle passati inosservati e una serie di esibizioni dal vivo fra cui il Piper), su cui punta molto e spera in un’affermazione. È un azzardo mandarla al festival, ma la mossa viene premiata.

Vergottini la trasforma in Casco d'oro

Caterina entra in scena con un’acconciatura bionda e a caschetto in stile Beatles ideata appositamente per lei, castana e con i capelli lunghi, dai celebri stilisti Vergottini di Milano e fa subito colpo, da quel momento si guadagnerà il soprannome di “Casco d’oro”. La canzone riarrangiata dal suo pianista Ivo Callegari è tutta un’altra cosa, la lentezza del tango è soppiantata dal ritmo frenetico e incalzante del beat di cui Caterina è un’interprete collaudata. La sua foga si sposa così perfettamente con la musica travolgente e il pubblico stropiccia gli occhi mentre i giovani esultano. È un trionfo.

L’impatto del brano è di quelli destinati a fare epoca. Tutti cantano “Nessuno mi può giudicare”, titolo che echeggia antagonismo e rabbia giovanile e che diviene anche un tormentone nel lessico quotidiano. Il testo poi che dal maschile è passato al femminile, trasforma ovviamente l’idea base della canzone. Adesso è una donna ad essere la traditrice consapevole, dimostrando di avere in mano il futuro della coppia potendo scegliere tra un partner e l’altro. In quella Italia che si affaccia timidamente alla rivoluzione dei costumi, la canzone ha un effetto notevole.

Arrivato secondo a quel Sanremo presentato da Mike Bongiorno, “Nessuno mi può giudicare” sfonda nelle vendite, sarà in testa nella classifica per nove settimane consecutive e verrà scalzato solo da “Michelle” dei Beatles. Alla fine dell’anno avrà venduto oltre un milione di 45 giri e sarà il sesto singolo più venduto di tutti, oscurando l’interpretazione di Gene Pitney, il cantante americano con la voce alla Dan Peterson e gli acuti in falsetto con cui la Caselli era in coppia.

Gene Pitney

Il 5 febbraio 1966, sessant'anni fa esatti grazie a questa canzone nasce un’artista con la “a” maiuscola, futura manager e talent scout dal grande fiuto ed esplode contemporaneamente un messaggio molto forte che entra nella storia della nostra musica pop. Una canzone che è ancora attuale in tutti i sensi. Non a caso, un esempio fra i tanti, nel luglio del 2000 il brano è stato l’inno del primo Gay Pride mondiale che si è svolto a Roma. E in questi giorni la Treccani ha dedicato una voce della sua enciclopedia proprio alla Caselli e al suo brano storico per festeggiare l'anniversario di quel successo.

venerdì 30 gennaio 2026

È una Lazio di rigore. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 a Massimo Di Cataldi - La Lazio ha vinto col Genoa. E meno male. Ma la vittoria è stata sofferta, avvenuta grazie a un rigore sul finale quando il pareggio sembrava cosa fatta. Sono tre punti importanti arrivati al centesimo minuto in un Olimpico vuoto che ha reso tutto più difficile. I pinguini presenti hanno reso più gelida l'impresa. Bravo Danilo che si è preso sulle spalle la responsabilita di tirare il penalty. Si va avanti. 

6+ a Lisasken dagli occhi blu-  si è salvato dal suo solito "cupio dissolvi" per il rigore che ha trovato e l'assist per l'olandese. Daje.

6+ a Liz Taylor - Si comincia ad ambientare. Come Mammucari da Zia Mara. Il gol lo esalta e lui giustamente esulta.

6+ a Pedro Pedro Pedro Pè - Il meglio di Santa Fè e Trigoria dal dischetto non perdona. E meno male.

6 a Prostamol - Gioca come un veterano anche se di partite ne ha fatte più a briscola che con l'Aquila sul petto. Il fatto è che in mezzo a tutto sto casino che è il mondo Lazio è cresciuto in fretta.

6 senti che musica coi Tavares - Ha il merito di aver movimentato la scena. Avete presente Malgioglio a Tale e quale? 

6- a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

6- a Dio vede e Provedel - Il miracolo l'aveva fatto su Vitinia nel primo tempo. Poi so arrivati Acilia e Dragona e s'è impicciato come chi va a Ostia la domenica sulla via del Mare.

5 e mezzo a Patrizia Pellegrini - Tanto fumo e un po' d'arrosto. Come Riccardo Rossi.

5 e mezzo a Gila il mondo gila - È il migliore. Pure a combinà casini però.

5 e mezzo a Di padre in figlio nonno compreso - Forse lo scrivano fiorentino l'ha buttato dentro perchè secondo le statistiche "ha sempre segnato all'esordio". Ma così non è stato. Provaci ancora Daniel Santacruz Ensamble (Soleado, 5 milioni di copie).

5 a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile. 

5 a Dele ctrl canc - S'è resettato.

5 a Basic Instinct - Miracolato dal triennale che ha rimediato dopo anni di anonimato per un paio di partite azzeccate, il chierichetto che studia da prete ha tirato i remi in barca e punta direttamente al soglio di Pietro.

5  a Rat Killer (l'ammazza sorci) -  Stendiamo un velo sulla sua prestazione, questo e quello che passa il convento basti dire che Castellano e Pipolo che pure non era un bomber si muoveva meglio. Si è salvato dal naufragio personale per aver ottenuto il rigore. Almeno questo. Sipario.

giovedì 29 gennaio 2026

Claudio Villa un francobollo per i 100 anni

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Un secolo di Claudio Villa e per commemorarlo ora c'è un francobollo. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy in occasione del centenario della nascita del grande artista, ha emesso un francobollo per rendere un omaggio a una delle voci più amate dal nostro Paese.

Il Reuccio della canzone italiana, come era stato ribattezzato da Corrado, era nato a Roma, a Trastevere, in via della Lungara, il 1 gennaio 1926, e per anni ha rappresentato il cosidetto "bel canto" all'italiana nel mondo oltre aver incarnato l’anima melodica del Bel paese.

Con oltre 45 milioni di dischi venduti, 4 vittorie al Festival di Sanremo e una carriera che ha attraversato cinema, radio e televisione, la sua voce potente e inconfondibile ha fatto da colonna sonora a generazioni intere. 

Una voce tenorile che spaziava dalla musica leggera alla canzone napoletana fino agli stornelli della tradizione romana. Celebri le sue interpretazioni di "Granada", "O sole mio", "Un amore così grande" e "Non ti scordar di me" entrate nell'immaginario collettivo come masssima espressione di esibizione artistica.

Il francobollo disponibile negli uffici postali e nei negozi di filatelia, va incontro al desiderio e alle sollecitazioni dei tanti ammiratori che non hanno dimenticato l'artista e le sue canzoni intramontabili.

Sono stati infatti i suoi fan, a farsi parte diligente per questo riconoscimento, in particolare Anna Biagiotti, presidente del gruppo ‘A grande richiesta: tutto Claudio Villa’, che già in passato era stata artefice di diversi eventi per ricordare il cantante.

È stata lei a promuovere e spingere l'iniziativa filatelica a tutti i livelli, con richieste ufficiali, mail e telefonate varie in modo che il sogno e la richiesta di molti diventasse realtà.

Quel piccolo rettangolo di carta diventa così un simbolo concreto di un tributo dovuto a un grande persinaggio del nostro Novecento, una testimonianza che viaggia per il mondo e che racchiude una voce unica e una stagione della nostra musica che ancora oggi provoca emozioni.

Dedicare un francobollo a Claudio Villa non significa solo volgere lo sguardo al passato. È un modo per riflettere su cosa rappresentava la musica come collante sociale, come linguaggio comune capace di unire generazioni e territori.

In un’epoca dove la velocità e l'usa e getta sono i totem su cui ruota tutto, questo omaggio ricorda un’Italia che sapeva fermarsi ad ascoltare, cantare insieme e riconoscersi in una sola voce.

La vignetta del francobollo presenta un ritratto dell'artista eseguito dalla disegnatrice Tiziana Trinca, che raffigura il cantante durante una performance musicale e riporta in basso sulla destra la sua firma olografa. 



 



sabato 24 gennaio 2026

Lazio che barba che noia. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Dio vede e Provedel - La Lazio ha pareggiato a Lecce una partita da noia mortale. Come avrebbe detto Sandra Mondaini, che barba che noia.  Con un primo tempo senza aver mai tirato nella porta avversaria e un secondo vivace come una tartaruga in catalessi. La mancanza di giocatori di qualità abbinata alla paura di sbagliare ha creato una prestazione imbarazzante dei sopravvissuti alle squalifiche e agli infortuni. Si salvano in pochi, tra questi il portierone che c'ha messo qualche pezza provvidenziale. Ma vedrete, venderanno pure lui...

6+ a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - È finita così senza un vero perchè, cantava Bobby Solo, già non si capisce perché ad altri il contratto l'hanno prolungato e a lui no. Ma così è e il difensore saluta e se ne va. Chi ci ha rimesso lo scopriremo a breve. 

6 a Prostamol - È il più giovane ma si batte come un veterano. Sapete petchè? Giocando con questi compagni di merende è invecchiato de botto.

6 a Gila il mondo gila - Immotivata la sua sostituzione, non era lui che doveva andare a casetta. Ma ormai la Lazio è tutto un quiz come cantava Renzo Arbore.

6- a Dele ctrl canc alt - Qualcosa in più rispetto gli altri. Qualcosa proprio.

5 e mezzo a Lazzari alzati e cammina - T'ho detto arzate, a cornuto arzate, cit. Mario Brega.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Senza le trecce lo stesso non sei tu. Manco a Sanremo giovani.

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Nella 0 della casella dei tiri in porta del primo tempo c'è anche la sua firma. Ha messo però un bell'8 nei falli subiti.

5 e mezzo a Miei cari amici Vecino e lontani - Salvatore della patria in più di un'occasione è rimasto coinvolto nella pochezza generale. Come Luca Abete nella nuova disastrosa Striscia la notizia.

5+ a Liz Taylor - Eppur si muove, come disse Galileo Galilei. Ma niente più.

5 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Chi l'ha visto? Speciale mercoledì prossimo nella trasmissione della Sciarellli sulla sua sparizione dal campo.

5 a Rosanna Cancellieri - Tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Barbareschi?

5 a Basic Instinct - Un altro miracolato. Lui e Lourdes stanno a mezzi. Un paio di partite azzeccate e tre anni di contratto. Boh. L'affare de Maria cazzetta si dice a Rona, ma questi che ne sanno di Roma nostra. L'ultima partita l'aveva giocata a Lecce nel 2023 prima dell'epurazione. È tornato a Lecce ma è rimasto nello spogliatoio.

5 a Somarusic - So più i casini che combina che le cose buone. Come Pierluigi Diaco a Bella mà. Ma che je frega, tre anni de contratto li ha rimediati. Stiamo a posto. Come Diaco. 

4 a Dio perdona pure Dia - La Lazio sui suoi social lo ha salutato come Campione della Coppa d'Africa col Senegal. Ma non ha precisato che il torneo che aveva disputato era riferito alle bocce. Lui faceva il boccino, immobile in mezzo al campo mentre gli altri giocavano e tiravano. E anche con noi ha confermato di essere una palla al piede dei compagni di merende che già di loro so' scarsi e con lui peggiorano per emulazione. Ha fatto rimpiangere pure quel tagliabosco di Nina Muriqui. E qui il sipario è definitivo.

lunedì 19 gennaio 2026

Lazio, ma Como se fa...Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6 a Dio vede e Provedel - Una Lazio inguardabile e senza un minimo di amor proprio ha rimediato una sonora sconfitta da un arrembante Como. Tre gol all"Olimpico sanno di disfatta e soprattutto di bocciatura a un progetto che non è mai decollato prima nè dopo con le cessioni pesanti rimpiazzate da prospetti acerbi e seghe internazionali. Questa Lazio del resto è mediocre, come squadra e come società perciò c'è poco da dire. E da da questo harakiri non si salva nessuno, nessuno tranne il portiere. Un paradosso certo, ma è anche vero che con un paio di parate e il rigore ha limitato il passivo. E questo è un merito.

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - C'ha provato. ma l'abat jour che porta sulla capoccia non si è accesa. E siamo rimasti al buio.

5 e mezzo Lazzari alzati e cammina - ma se non riesci a crossa è come se fossi Enrico Toti. Almeno lui la stampella jel'ha tirata agli austriaci.

5 e mezzo a Rovella per chi non si accontenta - Non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi. Altrimenti si sarebbe chiamato Silvan.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non segna più. Ma la cosa grave e che non tira più. Si è avvitato su se stesso come tutta la squadra. Sic.

5 a Gila il mondo gila e Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Colpiti e affondati nel naufragio generale. Con tre picchi in casa pure Facchetti e Burgnich della grande Inter sarebbero stati travolti, figurarsi loro che non lo sono. Chiedere ai superstiti del Titanic come hanno fatto a salvarsi.

5 a Patrizia Pellegrini - C'era una volta. Come Giorgio Mastrota che non pubblicizza più manco le pentole.

5- a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Nè carne nè pesce. Nè.

5- a Liz Taylor - Ha i piedi buoni. Buoni per provocare un rigore.

5- a Massimo Di Cataldi - Neanche il compitino. Nulla e niente più. Avete presente Barbareschi?

4 e mezzo a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo: inutile.

4 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Ha fatto rimpiangere Castellano e Pipolo e addirittura Nina Muriqui. E ho detto tutto.

4 a Somarusic - È tornato più bello e più superbo che pria, come avrebbe detto il grande Ettore Petrolini. Ovvero un boscaiolo applicato al calcio senza averne le basi. Sono anni che è così, lo sanno pure i bambini che sono cresciuti con le sue cappellate difensive e con i relativi incubi che hanno minato la loro infanzia. Ma la dirigenza non se ne preoccupa, tanto d'avergli prolungato il contratto per tre anni E lui giustamente festeggia favorendo il primo gol dei lariani. Grandissimo. Per loro. Sipario.


venerdì 16 gennaio 2026

Addio Tony Dallara

 di FRANCESCO TRONCARELLI

 

Se n'è andato Tony Dallara, il Re degli urlatori, aveva 89 anni, Era il vincitore più longevo della storia del festival di Sanremo. Un artista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo a lungo protagonista dela scena musicale italiana.

Aveva una voce particolare, subito riconoscibie, nasale e molto potente e un carisma che lo rendeva unico e molto amato dal pubblico. Fu il primo in Italia a lanciare lo stile "terzinato", su ispirazione dei motivi interpretati dei Platters, quelli di "Only You", con il brano "Come prima" inciso nel 57 e che diventò un grande successo internazionale.  

Il pezzo infatti si è trasformato in un evergreen eseguito da artisti del calibro di Dean Martin, Perry Como,  Cliff Richard, Connie Francis, Dalida (“Tu me donnes”) ed anche dal grande tenore italo americano Mario Lanza che insieme a Zsa Zsa Gabor girò un film musicale tratto proprio dalla canzone e che aveva il titolo della cover in inglese “For the first time”.

E fu cantato anche dai Platters, circostanza che rendeva Tony molto orgoglioso per ovvii motivi. Artista poliedrico per via della sua passione per la pittura con esposizioni delle sue opere anche in Giappone, Dallara era il leader degli urlatori, quei giovani cantanti come lui, Mina, Celentano, Betty Curtis e Joe Sentieri, che sul finire degli anni 50 irruppero nella scena musicale italiana (dominata dai melodici Tajoli, Villa, Togliani), con la loro esuberanza artistica e le loro voci a tutto volume.  

La consacrazione alla sua carriera partita subito alla grande, la ebbe nel 1960 quando vinse Sanremo con "Romantica" il brano scritto da Renato Rscel che con la sua interpretazione "singhiozzante" e ritmata dette una scossa nel vero senso della parla alla nostra musica leggera.

Poi vennero altri successi come "La novia", "Bambina bambina", "Ghiaccio bollente", "Ti dirò" che aumentarono la sua popolarità al pari delle partecipazioni a Canzonissima e alle varie manifestaioni canore in voga negli anni Sessanta e Settanta. 

Ultimo di cinque figli, nato a Campobasso dove era stato registrato all'anagrafe come Antonio Lardera (il vero nome) era cresciuto a Milano dove si era trsferita la famiglia. Dopo la scuola dell'obbligo inizia a lavorare, prima come barista e poi come fattorino in una casa discografica.

La sua passione per il canto lo portava ad esibirsi nei locali milanesi col gruppo dei Campioni. La notizia arrivò al direttore della Music Walter Guertler che dopo averlo ascoltato al Santa Tecla, lo promosse cantante e lo mise sotto contratto.

Incide così "Come prima" (musica di Vincenzo Di Paola e Sandro Taccani, parole di Mario Panzeri), già proposta alla commissione d'ascolto del Festival di Sanremo nel 1955, ma senza passare la selezione. Il 45 giri viene pubblicato nel dicembre del 1957 ed espolde letteralmente.

Col successo arrivano anche i musicarelli, "Sanremo, la grande sfida" di Piero Vivarelli, con Teddy Reno, Domenico Modugno, Sergio Bruni, Joe Sentieri, Gino Santercole, Adriano Celentano, Renato Rascel e Odoardo Spadaro, e "I teddy boys della canzone" di Domenico Paolella, con Delia Scala, Tiberio Murgia, Ave Ninchi, Teddy Reno e Mario Carotenuto. Con "Romantica" dopo il festival vince anche Canzonissima.

Col cambiamento dei gusti del pubblico sulla scia dell'avvento del Beat prima e dei Cantautori dopo, Dallara non riuscì più a entrare in classifica, anche la televisione e la radio, lentamente, si dimenticano di lui. Negli anni settanta, dopo un'ultima partecipazione a "Un disco per l'estate 1972" con Mister amore si ritira dal mondo della musica e si dedica alla pittura, esponendo i suoi quadri in diverse gallerie e conquistandosi l'amicizia e la stima di Renato Guttuso.

Dagli inizi degli anni ottanta Dallara decide di riprendere l'attività, per lo meno per quel che riguarda le serate e grazie anche al revival, torna, soprattutto nei mesi estivi, a riproporre i suoi cavalli di battaglia. Reincide, inoltre, i suoi vecchi successi con nuovi arrangiamenti.

L'ultima apparizione televisiva è stata due anni fa a "Domenica In", nel salotto di Mara Venier, dopo una lunga riabilitazione a seguito di un ictus. Un momento toccante, in cui l'anziano urlatore con la sua fragilità e umanità  sembrava un nostro parente in difficoltà, un nonno che dopo tutto quello che aveva passato stava tornando alla normalità tra timori e voglia di vivere. 

Una parentesi felice per l'ultimo applauso dopo una vita in musica. Addio Tony, sei stato un grandissimo.

 

domenica 11 gennaio 2026

La Lazio torna a vincere. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 a Lazzari alzati e cammina -  La Lazio ha vinto a Verona una partita a lungo "giocata" a centrocampo, con poche azioni degne di questo nome, da entrambe le parti. Un match noioso nel primo tempo, più vivace nella seconda frazione. Certo è che per vincere i biancocelesti hanno comunque faticato e non per demeriti dei gialloblu, avversari modesti e messi malissimo in classifica. Ma i tre punti sono in ogni caso benedetti e servono per dire, con tutte le difficoltà che ha questa squadra, ci siamo. Copertina al Manuel Fantoni de noantri che ha vissuto il suo momento di gloria.

7 a Gila il mondo gila e Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Dio li fa e poi li accoppia, quando la coppia accoppa. Pio e Amedeo, Ale e Franz, Ficarra e Picone. Attenti a quei due. 

6 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria è il talismano. Daje campione.

6+ a Rosanna Cancellieri - Direttamente da Positano veste moda, collezione primavera-estate, l'assist per la nostra rete. 

6+ a Patrizia Pellegrini - Un gol salvato a portiere battuto. E questo basta.

6+ a Dio vede e Provedel - Una grande parata nel primo tempo, una svista nel secondo, un recupero nel finale. In perfetta media Muslera.

6 a miei cari amici Vecino e lontani - un passo indietro rispetto alla bella prova coi viola. Sarà l'emozione, del resto ha na certa età. Guardate Bruno Vespa.

6 a Danilo Cataldi - Due più due quattro, tre per tre nove. Siamo tornati al compitino. Il meraviglioso gol coi viola è come Vittorio Sgarbi dei bei tempi, uno sbiadito ricordo.

6 a Liz Taylor - Esordio positivo per il nipote della diva del cinema di cui porta il nome. Ha dimostrato personalità e piedi buoni. Staremo a vedere se i suoi film saranno all'altezza della nonna.

6- a Somarusic - Non ha combinato casini e già è tanto, ma non ha fatto una percussione che è una. Troppo poco la punizione. E su.

6- a Rovella per chi non si accontenta - Bentornato. Ma niente di più.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Come si dice a Roma, je manca sempre un sordo pe fa na lira. Finte de qua, finte de là, poi quando se tratta de tirà, nisba. Non ne azzecca una, come Teo Mammucari.

5 a Rat Killer (l'ammazza sorci) - Come il rilevamento della temperatura di Santa Maria di Leuca: non pervenuto.

5 a Pighin-Sanguin-Noslin - Ha avuto sulla testa la palla buona per metterla dentro nei primi minuti di gioco, ma quella imbarazzante abat jour che porta sulla capoccia ha inevitabilmente proiettato il pallone alle stelle vanificando un'occasione d'oro. Lavateje la corrente e spegnetelo. Sipario.

Nessuno mi può giudicare, 60 anni di un boom

 di FRANCESCO TRONCARELLI Ognuno ha il diritto di vivere come può, la verità ti fa male lo so Quando una canzone diventa un successo immedia...