giovedì 1 ottobre 2026

C'era una volta il primo ottobre

di FRANCESCO TRONCARELLI 

Primo ottobre. Una volta era il giorno in cui si tornava a scuola. Elementari, medie e superiori iniziavano il primo ottobre, san Remigio (i Remigini li chiamavano). Alle elementari erano tutti coi grembiuli, nell'abbigliamento cioè che annullava le diseguaglianze sociali e faceva sentire i bambini tutti uguali. 

I quaderni erano quelli della Pigna di Fabriano, con immagini e paesaggi della regioni italiane in copertina e le tabelline alla fine dei fogli. La penna, la biro della Bic. I compiti a casa e anche i pensieri personali venivano scritti sul Diario Vitt.

Le lezioni si svolgevano in religioso silenzio, i più caciaroni al secondo richiamo finivano dietro la lavagna o fuori dalla classe nel corridoio. E non c'era nessuna madre che il giorno dopo andava a schiaffeggiare il maestro dopo aver parcheggiato il Suv in doppia fila fuori la scuola. 

Anzi, a casa i discoli prendevano il "resto" dai genitori. A metà mattina, sole, pioggia o vento o altra calamità in arrivo, c'era comunque la ricreazione e il bidello vendeva le pizzette rosse, alle elementari, alle medie e alle superiori.

Panelli, MIna e Walter Chiari alle prove di Canzonissima

In tv iniziava Canzonissima con Mina, Paolo Panelli e Walter Chiari, una vera e propria sfida fra i cantanti più in voga con i loro successi, che venivano votati dal pubblico con le cartoline acquistate in tabaccheria o dai "venditori di fortuna" per strada.

Era il programma più atteso dell'anno che avrebbe accompagnato i telespettatori sino alla serata finale del 6 gennaio, quella in cui al "fortunato possessore del biglietto vincente", sarebbero andati 150milioni di lire, un'enormità. 

Claudio Villa cantava "Granada", Morandi "C'era un ragazzo", Modugno e no i Negramaro, "Meraviglioso", tre capolavori nei rispettivi generi, a ciascuno il suo. 

Non c'erano playstation nè i cellulari (erano i furgoni della polizia per le retate dei capelloni e delle "signorine" che attendevano i clienti a Tor di Quinto) ma si viveva bene lo stesso. 

Tutti avevano un telefono in casa, fisso, qualcuno il Duplex perchè non c'erano abbastanza linee ma anche per pagare di meno il canone visto che nello stesso palazzo un'altra famiglia condivideva la linea e te la bloccava con le sue chiamate.

il telefono a gettone col pulsante

Nessuno aveva la necessità spasmodica di telefonare, le chiamate si svolgevano di solito dopo pranzo, a metà pomeriggio e la sera mai oltre le 21.

Se avevi bisogno di dire qualcosa di urgente trovandoti in giro, c'erano i telefoni a gettone nei bar, poi arrivarono le cabine con un apparecchio che "incassava" più gettoni per le interurbane.

Il telefono a gettone permetteva comunque di ascoltare chi rispondeva dall'altra parte anche se non si spingeva il tastino per fare scendere quella particolare "moneta" di color bronzo del valore di 50 lire.

Se capovolgevi la cornetta e parlavi da dove si ascolta, dall'altra parte sentivano. Si risparmiava il gettone ma la figuraccia era tanta perché per farti sentire dovevi urlare, e ovviamente c'era chi nel bar commentava "a poveraccio!".

le partitelle per strada

I ragazzini giocavano per strada a pallone e i maglioni arrotolati e le cartelle facevano da pali per le porte. Poi arrivarono le cinghie elastiche per portare e avvolgere i libri e il pacco così "confezionato" divenne l'ideale per delimitare le porte.

A quattordici anni si sognava la Vespa, che portavi senza casco e coi capelli al vento e senza targa, opportunità che ti faceva parcheggiare ovunque e saltare il rosso del semaforo e a diciotto si sognava la 500, la più utile e simpatica delle Fiat. 

Aveva il tettino che si apriva l'estate e che dava quel senso da mini cabriolet per tutte le tasche e riusciva a ospitare, incredibile ma vero, sino a cinque passeggeri.

tifosi laziali in festa con le 500 imbandierate

Uno davanti al fianco del guidatore e tre di dietro nello spazio angusto soprattutto per la testa. I più abili riuscivano a piazzarne quattro dietro in un miracolo di equilibri da ressa di autobus.

Tutti sapevano fare la "doppietta" col piede destro, ossia quel movimento della scarpa sui pedali della frizione e dell'acceleratore per scalare la marcia al volo passando per il folle senza "grattare".

I maschi al momento dell'acquisto della 500 chiedevano i sedili reclinabili per trasformarli in giaciglio. E ci si entrava in questa maniera anche per lungo.

In tutti i quartieri c'erano le bische, locali fumosi ritrovo di perditempo e malandrini che si sfidavano per soldi a biliardo. Più familiari invece le atmosfere nei bar sotto casa dove si giocava a flipper.

il jukebox

C'erano anche i jukebok, con 100 lire selezionavi tre dischi in attesa delle feste in casa il sabato pomeriggio per ballare con la ragazzina a cui si faceva il filo.

Alle feste ognuno portava i suoi 45 giri, il padrone di casa metteva a disposizione il salone a "luci accese" per il controllo dei grandi e le ragazze i panini e le bibite. 

Un classico di queste riunioni danzanti, il gioco della scopa (chi la riceveva doveva lasciare la dama al nuovo cavaliere) e quello della bottiglia (tutti in circolo, la bottiglia in terra al centro fatta girare, con bacio a chi veniva indicato dalla punta della bottiglia quando si fermava).

Ma tutti in realtà aspettavano che i genitori si stancassero di osservare l'andamento del tutto per trasferisi in cucina, era il momento tanto atteso per spegnere le luci e ballare i lenti. Il cosidetto "ballo dal mattone".

il gioco della bottiglia

Le partite si seguivano alla radio con "Tutto il calcio minuto per minuto" guidato da "Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale". Era normale incontrare per strada persone che camminavano con i transistor attaccati alle orecchie per seguire la trasmissione.

Enrico Ameri raccontava gli incontri entrando nel dettaglio ed era collegato dal campo principale, in pratica la partita più importante della domenica, Sandro Ciotti invece con la sua inconfondibile voce roca e bassa, lo incalzava coi suoi voli pindarici e immaginifici interrompendolo con l'andamento dell'altro incontro di cartello.

Per vedere le immagini dei match, si dovevano attendere le 19, quando sul Secondo canale Rai, veniva mandato in onda un tempo della partita più importante della domenica con la cronaca registrata in diretta di Nando Martellini . 

Le sintesi di tutte le altre arrivavano dopo le 22 con la "Domenica sportiva", condotta da Milano da giornalisti del calibro di Enzo Tortora, Guido Oddo e Alfredo Pigna. Come dire, classe e competenza.

Sandro Ciotti ed Enrico Ameri

Gigi Riva, "rombo di tuono" era il più forte, Dino Zoff era già il numero uno, Giacinto Facchetti e Tarcisio Burgnich erano insuperabili, Sandro Mazzola, il "baffo" e l'abatino Gianni Rivera, si alternavano con la staffetta, Giacomo Losi era il "core de Roma".

Alla Lazio erano sbarcati due giovani sconosciuti e di belle speranze  che "saranno famosi": Giorgio Chinaglia e Pino Wilson. Li aveva pescati dalla serie C Juan Carlos Lorenzo, il mago argentino che duellava dialetticamente nei deby con Herrera. 

Era un altro calcio, un altro mondo, un'altra Italia. La vita era forse in bianco e nero ma tutti sognavano a colori. C'era una volta il primo ottobre...

Maestrelli e i suoi ragazzi alla Domenica Sportiva con Alfredo Pigna


mercoledì 30 settembre 2026

Addio Peppino Mazzullo, la voce di Topo Gigio, aveva 100 anni

di FRANCESCO TRONCARELLI

Peppino Mazzullo era il beniamino della Tv dei Ragazzi col Mago Zurlì allo Zecchino d'Oro. E' stato poi la voce di Topo Gigio, un successo mondiale


Se n'è andato in punta di piedi Peppino Mazzullo, una vita per il teatro e la televisione, aveva compiuto 100 anni lo scorso sei giugno. Era stato uno scolaro impertinente e discolo che ne combinava di tutti i colori nella Tv dei Ragazzi degli anni d'oro poi era diventato un professore saggio e amabile in una scuola per attori a Messina.. 


E’ stato uno dei personaggi più famosi e conosciuti della televisione insieme al Mago Zurlì in decine di edizioni dello Zecchino d’oro, in cui dava vita a scenette e gag divertentissime con Cino Tortorella, ma era letteralmente esploso come voce di Topo Gigio, il pupazzo animato creato da Maria Perego negli anni 60 diventato un beniamino del pubblico di tutto il mondo. Con ben 10 partecipazioni al celebre Ed Sullivan Show in America.

“Cosa mi dici maaai”, la celebre espressione divenuta un intercalare del Topo televisivo più amato dai bambini era frutto della sua inventiva e quel modo di parlare così particolare un po’ nasale un po’ fanciullesco era stato ideato da Mazzullo su imitazione del modo di esprimersi di un suo amico siciliano

Quello che fece poi anche Verdone per dare vita a Leo, il personaggio tontolone di “Un sacco bello” che parlava come il suo amico Roberto Natale.

Autore di testi radiotelevisivi e attore con una carriera svolta soprattutto in Rai e nel cinema come doppiatore, Mazzullo classe 1926 si è spento a Santo Stefano di Briga, dove è tornato dal 2004, dopo una vita vissuta a Milano.

Qui nella cittadina da dove era partito in cerca di fortuna nello spettacolo aveva fondato il Piccolissimo Teatro di Messina, spazio artistico polivalente dove dirigeva una scuola teatrale.

Era passato quindi dall’altra parte della barricata salendo in cattedra dopo una vita da...ribelle allo studio, mantenendo però sempre la sua proverbiale simpatia e classe con la quale si era fatto conocere ed amare dal pubblico. 




lunedì 21 settembre 2026

Quella calda estate del 66

Riderà, Strangers in the night, Io ho in mente te: una Hit parade piena di successi. Da Little Tony all’Equipe 84, da Morandi a Sinatra. Quando l’Italia andava a 45 giri

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Musicalmente parlando, quella del ’66 fu un’estate veramente calda. Un’estate di fuoco. I dischi si vendevano a palate, la stampa specializzata (Ciao Amici, Big, Giovani, Sorrisi e Canzoni) puntualmente dava notizie su divi e aspiranti tali della canzone, manifestazioni come il Cantagiro andavano a gonfie vele e radunavano decine di migliaia di persone ad ogni tappa.

Non c’era internet, non c’erano i social, i cellulari erano i blindati della Polizia che intervenivano per l’ordine pubblico e non telefoni portatili, eppure la voglia di musica che oggi è supportata e amplificata da queste realtà tecnologiche, era ugualmente soddisfatta. 

Bastava accendere la radio, mettere cento lire in un jukebox o andare in un negozio di dischi e comprare un 45 giri. E che dischi. Se si dà un’occhiata alla classifica dei brani più venduti di quell’anno, si può notare come la gran parte sia arrivata ai giorni nostri, sessant'anni dopo, praticamente una vita, con la stessa freschezza di allora o comunque senza portarsi appresso la polvere del tempo.

Perché sono pezzi scritti bene, musicati meglio e arrangiati come si deve. E non è solo questione del fascino del vintage alimentato da programmi televisivi ad hoc e dagli stessi interpreti ancora in attività, che ce li fa sembrare attuali. 

E’ questione che una volta c’erano gli autori, c’era la sana e provvidenziale gavetta che selezionava i migliori e c’erano le case discografiche che “crescevano” i propri artisti. Il settore insomma era in mano a professionisti che a loro volta si avvalevano di altri professionisti: due nomi su tutti, Morricone e Bacalov, maestri arrangiatori della Rca. 

Col passare del tempo invece, si è passati dai talenti ai talent, e non è la stessa cosa. E poi, come dicevamo, c’erano fior di autori. Mogol per esempio. 

Tre dei brani top di quell’anno sono firmati da lui: “Riderà”, “Che colpa abbiamo noi” e “Io ho in mente te”. Tre dischi (cover di brani stranieri e quindi riplasmati nei testi da lui), che hanno fatto letteralmente la fortuna dei rispettivi interpreti. 

  

 Con “Io ho in mente te”, l’Equipe 84 ci vinse il Cantagiro peraltro proprio sui Rokes che portavano “Che colpa abbiamo noi” e per una manciata di punti (solo dieci in più), ed entrambi furono due successoni che accompagnarono i giovanissimi per tutta l’estate, attratti dal sound beat dei brani e ovviamente dal fascino che esercitavano i due complessi guidati rispettivamente da Maurizio Vandelli e Shell Shapiro.

“Riderà” invece, diventerà il cavallo di battaglia di Little Tony (insieme a "Cuore matto") vendendo quasi due milioni di copie e diventando uno dei brani indimenticabili di tutti gli anni 60. E pensare che “il ragazzo col ciuffo” non lo voleva incidere. 

 Lui, amante del rock, riteneva che questa canzone lanciata in Francia dal suo autore Hervè Vilard (“Fais la rire”), fosse troppo poco ritmica ed eccessivamente melodica. Quando nel suo entourage gli fecero presente che anche Elvis cantava brani di quel genere e che lui era già andato bene con “T’amo e t’amerò”, Tony ebbe un ripensamento e si decise a entrare in sala d’incisione. E fu un trionfo.

  

 Come fu ballata allo sfinimento “Notte di ferragosto” di Gianni Morandi già in classifica con la “Fisarmonica. Un pezzo d’atmosfera firmato da tre numeri uno come Migliacci, Zambrini e Bacalov che vinse il Cantagiro ed entrò in Hit parade tre giorni dopo il matrimonio di Giberna (come veniva chiamato allora Morandi per il curioso berretto da militare che portava) con Laura Efrikian (13 luglio 1966), l’attrice che aveva recitato con lui in tanti musicarelli. 

E poi quel “Tema” lanciato dai Giganti, “Un giorno qualcuno ti chiederà: cosa pensi dell’amore”, col vocione di Enrico Maria Papes a fare da “professore”, che stracciò tutti al Disco per l’Estate facendo sognare con quel suo sound semplice (chitarre acustiche, basso, batteria e ottimo impasto di voci) e quel testo da flirt liceale, i ragazzi che al ribellismo del beat, preferivano la melodia rassicurante del pop tricolore.

Che dire poi della Caselli. Uscita trionfatrice da Sanremo e diventata per l’Italia che andava a 45 giri “Casco d’oro”, ripeteva l’exploit al Festivalbar con il suo “Perdono”, ritmatissimo brano che con quell’inciso “Di notte è molto strano, ma il fuoco di un cerino, ti sembra il sole che non hai” faceva vibrare cuori e favoriva riconciliazioni dopo gli immancabili e trasgressivi flirt estivi.

   

E in quella Hit Parade storica di quella Estate che sembrava non finisse mai, tra sogni della California dei Dik Dik, il “Qui ritornerà” della Pavone e il ragazzo di strada dei Corvi, arrivò all’improvviso anche Frank Sinatra, il più grande di tutti. 

Entrò in classifica senza alcuna promozione particolare ma solo con la forza della sua classe, scalzò Morandi e i Giganti e allungò per settimane fino all’autunno al numero uno. Primo con un brano che avrebbe fatto il giro del mondo e gli avrebbe ridato quella popolarità offuscata dalle nuove mode e i nuovi miti, Beatles in testa.

“Strangers in the night”, sconosciuti nella notte, una gemma del repertorio di The Voice che sarebbe diventata una sorta di marchio di fabbrica Sinatra, con quel finale del pezzo in stile scat sulla melodia, che solo un grande come lui poteva improvvisare: «doo-be-doo-be-doo”. Indimenticabile.

Sì, fu un’estate veramente calda quella del ’66. Un’estate di fuoco.


sabato 19 settembre 2026

La Lazio è prima. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 

8+ a che Dio ce la Mandas buona - La Lazio ha vinto a Venezia ed è prima in classifica. Certo, insieme a Inter e Roma, ma per loro questa posizione era scontata, visti gli investimenti e il parco giocatori, per noi no. Merito innanzitutto di Vito Catozzo Ringhiuso che ha dato un anima ha un gruppo ma anche dei suoi ragazzi. E la partita contro i veneti è proprio la sintesi di una vittoria corale e voluta perchè dopo un primo tempo sofferto c'è stato un sussulto d'orgoglio per tentare la vittoria. Copertina d'obbligo al figlio di Rosario Di Vincenzo che oltre al rigore ha parato di tutto e di più dando il la a un secondo tempo da protagonisti. Avanti Lazio avanti laziali.

7 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour dal volto umano ha segnato ancora una volta col capoccione. Ha acceso la lampadina e via. E luce fu.

7 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere finalmente ha fatto centro. Dopo 21 partite. Un gol di rigore.

6 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - se si pensa che quello scienziato dello Scrivano fiorentino non lo vedeva si spiega come ora la Lazio con lui in campo voli.

6 e mezzo a Liz Taylor - È un mastino là in mezzo, abituato ai riflettori del cinema cone la zia, recita a braccio da attore vero tanto che lo devono buttare giù per fermarlo. E il rigore che rimedia dà la svolta al match. 

6+ a senti che musica coi Tavares - Per tre quarti della partita è stato in ombra, poi dal binario morto in cui si era parcheggiato è partito a razzo e ha scodellato l'assist per il raddoppio. Daje.

6+ a Rosanna Cancellieri - Tanta caciara ma anche tanta sostanza. Avete presente Nino Frassica?

6 a Fra Tesi da Fidene - Dopo aver tirato la carretta ha tirato il fiato. La chiamata in Nazionale lo ritemprerà. Sperem, cit. Nereo Rocco.

6 a Lazzari alzati e cammina e Albertone very Gud - Buttati nella mischia per fare numero. E ci sono riusciti.

6- a Prostamol e Sutalo Bill - Quando la coppia scoppia. Hanno ballato là dietro che è stata na bellezza, altro che Lorella Cuccarini e la Parisi. Cha cha cha, twist, hully gully, tutto il repertorio, i lagunari sbucavano da tutte le parti e sembravano tutti Ronaldo. E stata insomma veramente la febbre del sabato sera, ma piu che i John Travolta biancocelesti sembravano i John stravolti.

5 a Quando c'era lui -  il nipotissimo meno vigile del solito e poco urbano come sempre, ha commesso un errore madornale che poteva costare caro. Il treno insomma non è arrivato in orario come avrebbe voluto lui.  

5-- a Pina Monti in Fantozzi - Non ha strusciato una palla. È l'Icardi dei poveri. Sipario.

sabato 12 settembre 2026

Lazio, solo un tempo. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 

8 a Rosanna Cancellieri - Lazio-Milan l'hanno decisa i cambi. Primo tempo dominio assoluto dei biancocelesti, seconda frazione dominio assoluto dei rossoneri. Al diavolo sta partita, poteva essere un trionfo, peraltro meritato, poi il cassamortaro portoghese ha buttato dentro un par de fenomeni e i giochi so finiti. Peccato, Vito Catozzo Ringhiuso in dress code benzinaro l'aveva studiata bene, all'insegna dell'intensità e del ritmo puntando sui meno preparati tecnicamente che non l'hanno tradito riuscendo a segnare. Copertina d'obbligo al nuovo Mauri (per la fascetta nei capelli, solo per quello.  ) che aveva indicato la strada da percorrere per vincere.

8 a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour dal volto umano ha segnato proprio de testa e con la lampadina spenta. Grande.

7+  a senti che musica coi Tavares - È veramente la Freccia biancazzurra. Inarrestabile.

7 a Benigno Zaccagnini - ancora un assist. In attesa che scagli la freccia decisiva in rete. 

7 a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - con lo Scrivano fiorentino sembrava na sega internazionale, invece jela ammolla.

7 a Liz Taylor - Assist e 45 minuti da Oscar, come la zia. 

6 e mezxo a che Dio ce la Mandas buona - Nel momento topico, quando i milanisti sbucano da tutte le parti, con un par de parare ha salvato la baracca dall'onta. Commovente l'omaggio  al padre, Rosario Di Vincenzo, quando ha preso ancira una volta il gol in mezzo alle gambe.

6 e mezzo a Fra Tesi da Fidene - Un passo indietro dopo il tripletta, ma è sempre una garanzia. Come la Settimana Enigmistica.

6 a Quando c'era lui -  il nipotissimo è partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6 a Prostamol - E pensare che poteva togliere di mezzo Trento Moreira col suo colpo proibito, la testata, con quel capoccione che se riattiva non ce n'è per nessuno..

6- a Sutalo Bill e Acqua Leite - la nostra panchina. E ho detto tutto.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei t. Amen.

5 a Pina Monti in Fantozzi - Accreditato come il cobra dell'area è sembrato piu la cozza dello scoglio. Immobile.

5- z a Gila il.mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro, 1965) - core ngrato. Sipario.



lunedì 7 settembre 2026

Vola Lazio vola. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

9 ad Albertone very Gud - Una grande Lazio ha vinto a Udine con una prestazione eccellente. Sotto di un gol è stata capace di rimontare il risultato in un finale in crescendo e meraviglioso.  Ha riordinato le idee, ha serrato i ranghi ed è ripartita per vincere dopo un pareggio meritatissimo. Copertina d'obbligo al biondo islandese che buttato nella mischia ha bagnato il suo esordio con un gol strepitoso. Una prova di forza insomma da grande squadra che ha entusiasmato i tifosi biancocelesti presenti in massa al Bluenergy Stadium. Avanti Lazio avanti laziali!

8 a Fra Tesi da Fidene - tre gol in tre partite. Il fenomeno ce lo abbiamo noi!

7 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non riesce a scagliare le sue frecce e purtroppo prende pure il palo ma gli assist li sa piazzare. E meno male.

6 e te quarti a senti che musica coi Tavares - Na freccia. È partito sul.binario giusto e non si e più fermato. Gli è mancato il gol, l'avrebbero fatto subito Cspoatazione ad honorem.

6 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - È venuto fuori alla distanza. Come la Lazio di Fascetti. Sembrava na mezza sera la passata stagione, ora partita dopo partita cresce sempre di piu. Edoardo Vianello dovrà aggiornare i Watussi.

6 e mezzo a Quando c'era lui - Il nipotissimo va che è na bellezza. Difende, pressa, parte. Farà arrivare i treni in orario come il suo avo. 

6 e mezzo a Liz Taylor - regista di basso profilo, come Pupi Avati ma di sostanza, come Pupi Avati appunto.

6 e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - ha parato tutto poi la iella sul gol con la palla in mezzo alle gambe.Cone succedeva al padre Rosario Di Vincenzo.

6+ a Prostamol - il sellerone ha dato tutto. Ma non il suo colpo preferito, la capocciata, con quel capoccione li stenderebbe tutti.

6 a Doekhi condizionatori con pompa di calore - Inappuntabile sino al gol friulano che ce l'ha sulla coscienza: si è fatto uccellare da Davis che ha smistato la palla a Kalstrom come un Riccardo Rossi qualsiasi.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, e si è visto. Tanto fumo per l'Achille Lauro biancoceleste ma poco arrosto. 

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin e Rosanna Cancellieri - la scena di loro due che si scontrano in area bianconera è da Oggi le comiche o Scemo più scemo, fate voi, ma è comunque un film che non fa ridere. Sic.

5 a Pina Monti in Fantozzi - nella prossima puntata di Chi l'ha visto? speciale sull'attaccante che ha preteso il 9 di Chinaglia e Giordano senza neanche scusarsi. Interverrà il giardiniere di Formello che è stato l'ultimo a incontrarlo prima della sparizione. Sipario.

sabato 5 settembre 2026

Freddie Mercury, 80 anni di un mito

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Avrebbe compiuto 80 anni oggi Freddie Mercury, la voce più incredibile ed emozionante del rock. Un artista unico nel suo genere, dotato di un grande carisma e di una presenza scenica teatrale e seducente, un personaggio che ha fatto la storia della musica internazionale e di cui si sente terribilmente la mancanza in tempi così grami di talenti e di pop campionato e senza identità.

Era nato a Zanzibar da una famiglia indiana di origine Parsi, registrato all’anagrafe come Farrokh Bulsara. A 8 anni fu mandato dai genitori a studiare in un college nei pressi di Bombay, ragazzino, entrò in contatto con un complesso di coetanei, gli Hectics. Si unì a loro e da quel momento capì subito che quella sarebbe stata la sua strada. 

La sua fortuna fu il trasferimento in Inghilterra a 18 anni a seguito della rivoluzione che investì il paese africano. Appassionato di musica e con alle spalle studi in pianoforte, Freddie si diploma in Arte grafica e Design e frequenta la Londra artistica e anticonformista, entra in contatto con altri musicisti e gruppi che saranno fondamentali per la sua carriera, gli Smile.

Poi ne fonda uno, Ibex, incide i primi pezzi, fa concerti e naturalmente si esibisce, sino ad arrivare all’aprile del 1970 quando insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor forma i Queen, cui l’anno successivo si aggiungerà il bassista John Decon. 

Freddie a Zanzibar col primo gruppo
Da quel momento nasce la leggenda dei uno dei gruppi più amati e apprezzati del panorama musicale internazionale e soprattutto del loro frontman, l’istrionico e insuperabile Mercury, leader veramente di quella formazione che nel tempo ha venduto oltre 200milioni di dischi e ha tenuto 707 concerti in 26 nazioni diverse.

Vere e proprie rappresentazioni sceniche in cui Mercury dava il meglio di sé, vocalmente e teatralmente. Uno per tutti: quello al Live Aid del 13 luglio 1985 in cui Mecury in venti minuti di show, “tenne sul palmo della mano tutto il pubblico” come ricorderà David Bowie in seguito.

La sua infatti era una voce potente ed espressiva, in grado di dare lustro anche ai brani meno brillanti del repertorio della band inglese che ha dettato legge dai Settanta agli Ottanta. 

Una voce che è stata oggetto di studio da parte di un team di ricercatori universitari e che ha stabilito non solo che la sua estensione vocale sfiorava le quattro ottave, ma soprattutto che la sua voce era così eccezionale, perché utilizzava la tecnica delle subarmoniche, tipica dei cantanti etnici come i Tuvan della Mongolia o i Tenores della Barbagia.

Mercury a Wembley per il Live Aid
Appariscente e coinvolgente sul palcoscenico, nella vita privata Mercury era schivo e riservato, amava i gatti e la pittura, Chagall il suo artista preferito. Aveva una collezione di cravatte ma non le indossava mai. I suoi idoli erano stati Cliff  Richerd, poi Hendrix e i Cream. 

Per i Queen è stato autore di brani che hanno fatto il giro del mondo come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don't Stop Me Now, It's a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions.   

Il 24 novembre del 1991 morirà a 45 anni, ufficialmente per una broncopolmonite. Il giorno prima aveva redatto un comunicato in cui spiegava: 

"Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell'HIV e di aver contratto l'AIDS. E' arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa terribile malattia".

Oggi, giorno del suo compleanno, tutti gli Hard Rock Caffè nel mondo celebrano l’anniversario con una raccolta di fondi in favore del “Mercury Phoenix Trust” per sostenere la ricerca contro l’Aids. Hashtag ufficiali dell'evento #FFAD; #ThisIsHardRock; #AreYouReadyToFreddie. 

i Queen

A Montreaux, dove Mercury aveva una casa e uno studio di registrazione, davanti alla sua celebre statua (ce ne sono cento nel mondo), è stata organizzata una Tombola per i fan con in premio memorabilia autografati da lui. Giorni fa poi, sulla facciata della modesta casa di Feltham dove la sua famiglia si trasferì da Zanzibar, è stata apposta una Targa blu per ricordarlo.  

Per gli artisti si dice che per essere immortali è necessario morire, ma lui è l'eccezione a questa semplicistica ma spesso reale considerazione perchè immortale lo è stato da subito appena il mondo lo ha conosciuto e ha subìto il suo fascino e il suo carisma di performer senza pari.

I dischi della band con la sua voce si vendono ancora a distanza di trent'anni dalla sua scomparsa, il film "Bohemian Rapsody" con Rami Malek nel suo ruolo, ha conquistato 4 Oscar e ha sbancato i botteghini di tutto il mondo.

Lui non c'è più e i suoi 80 anni sono un momento di condivisione collettiva di un'emozione che non finisce più  grazie alla sua musica, grazie alla sua voce che non finirà mai di stupirci e coinvolgerci. Auguri Mito!

martedì 1 settembre 2026

Indimenticabile Mario Riva

di FRANCESCO TRONCARELLI


Era un primo di settembre come oggi, del 1960, e l’Italia si fermava per la morte di Mario Riva artista amatissimo dal pubblico e tra i padri fondatori della televisione. Il suo 'Il Musichiere' infatti era stato per anni l'avvenimento senza rivali del sabato sera sul piccolo schermo e non solo. Lo vedevono tutti, lo commentavano tutti, ne parlavano tutti.

Era un programma, compresa la sigla di chiusura 'Domenica e' sempre domenica (di Gorni Kramer, Garinei e Giovannini), ritagliato su misura del conduttore, esaltandone quella aria scanzonata e quella bonomia che lo contraddistingueva fra i tanti e che lo faceva entrare subito in sintonia con gli ospiti nazionali e internazionali di altissimo livello che vi partecipavano.

Tutti i più grandi nomi dello spettacolo di quei tempi, dalla star hollywoodiana Gary Cooper (“Mezzogiorno di fuoco”) alla diva internazionale Josephine Baker (“J’ai des amour, mon pays et Paris ”), andavano nel suo show introdotti dopo il tradizionale “Ecco a voi…”, da un avverbio rispolverato dal dimenticatoio dallo scoppiettante Mario e che diventerà d’uso comune immediatamente: “nientepopodimeno che".

Mario con Gary Cooper

Il duetto canoro tra Coppi e Bartali, acerrimi nemici sulle due ruote, ma amici nella vita, divenne, anche grazie all'abilità di Riva, un classico della televisione italiana, il debutto di Mina e Celentano avvenne lì, le gag con Manfredi hanno fatto epoca. Come i vincitori, a cominciare dal cameriere Spartaco D'Itri che con i milioni vinti in questo game show ante litteram si comprò un ristorante per proseguire con la bella e brava Piera Farfarelli poi attrice nei film con Claudio Villa.

All'epoca della morte Riva, che aveva appena 47 anni, era impegnato proprio in un'edizione speciale del programma all'Arena di Verona: quello che sembrò un banale incidente (una caduta nella buca del palcoscenico) si rivelò invece fatale, mettendo fine ad una storia professionale fatta soprattutto di una lunghissima gavetta e di un successo tardivo, ma memorabile.

A soli quaranta secondi dall'inizio della trasmissione accadde l'irreparabile. Mario in smoking, era pronto ad entrare in scena. Si trovava su un alto praticabile di legno posto sul lato sinistro del palcoscenico e dal quale, scendendo lungo un piano inclinato, avrebbe raggiunto il microfono reggendo un'accesa fiamma olimpica, visto che l'evento dell'anno, che sarebbe iniziato qualche giorno dopo, era l'Olimpiade di Roma.

Il praticabile sul quale si trovava il presentatore era unito al restante blocco del palco orchestrale da una incastellatura ricoperta di tela. Si trattava di una costruzione scenica di uso corrente con tanto di appositi cartelli di pericolo ben esposti. Ma l'Arena gremita da venticinquemila spettatori, l'emozione della diretta, l'ansia e la gioia di un nuovo trionfo, giocarono un brutto scherzo al presentatore.


Riva mise un piede su quella striscia di tela. Frazioni di secondo, un urlo, un pesante rotolare, una caduta di un paio di metri ma in grado di fare danni molto seri. Fu un attimo. Garinei balzò ad avvisare Gorni Kramer, al centro dell'orchestra e ignaro di tutto, Giovannini catapultò Miranda Martino sul palco.

I titoli di testa erano già passati, le telecamere erano sul totale dell'Arena. La Martino, cantante in gara, si improvvisò conduttrice, supportata da Tata Giacobetti del Quartetto Cetra. I cantanti erano sotto choc, Riva era stato prontamente soccorso ma non arrivavano notizie. Si offrì di condurre la serata Renato Rascel, ma gli autori si opposero perché la sua canzone era ancora in gara.

Pubblico e telespettatori vennero tenuti all'oscuro e la serata in qualche modo continuò, grazie all'abilità degli autori, alla disponibilità di Miranda Martino e al mestiere di Rascel che alla fine si aggiunse, riuscendo a far cantare a quella sterminata platea «Domenica è sempre domenica», sigla del «Musichiere».

All'ospedale civile di Verona iniziava la lunga battaglia per la vita di Mario Riva. Per una intera settimana si alternarono notizie preoccupanti e rassicuranti, cadute e riprese, arrivo di nuovi medicinali e mancate intuizioni. La cartella clinica del presentatore si presentava più critica del previsto già in partenza.


Morì il 1 settembre, epitaffio di un anno che già aveva visto la prematura scomparsa di Fausto Coppi e Fred Buscaglione tre miti che con la loro scomparsa entrarono nella leggenda. Due giorni dopo, il 3 settembre, la salma arrivò a Roma. Nella chiesa del Sacro Cuore di Maria, a piazza Euclide, c'erano duecentocinquantamila persone.

Il mondo dello spettacolo al gran completo (Aldo Fabrizi, Maurzio Arena, NinoTaranto, Gino Cervi, Alberto Sordi, Nino Manfredi) e una folla di sinceri appassionati fin dalle prime ore del mattino ad aspettare, sotto un caldo asfissiante, il feretro che arrivò solo alle due di pomeriggio, quando il termometro sfiorava i quaranta gradi. 

Mario era nato a Roma nel 1913, vero nome Mariuccio Bonavolontà, aveva alle spalle una robusta carriera di attore comico: giovanissimo negli anni '40 aveva esordito con spettacoli per i soldati italiani; nell'immediato dopoguerra era passato all'avanspettacolo e subito dopo, per tutti gli anni '50, nella rivista e nella commedia musicale.

Nel suo lavoro aveva collaborato con molti, destinati poi a rappresentare la storia dello spettacolo italiano: tra gli autori di rivista, Michele Galdieri, con il quale dette vita con Totò, Anna Magnani, Paola Borboni ad una lunga stagione di spettacoli al Teatro Valle di Roma. Poi, nel periodo napoletano, con la Compagnia di Peppino De Filippo, a fianco di Beniamino e Pupella Maggio.


Nel 1948, al teatro Colle Oppio di Roma, Riva aveva incontrato Riccardo Billi, altro giovane emergente attore comico, con il quale costituì una delle prime "coppie" comiche dell'epoca dando così il via a un modello che ha avuto grande successo: Totò e Peppino, Tognazzi e Vianello, Franco e Ciccio, Ric e Gian, Cochi e Renato, fino ai nostri giorni Greggio e Iachetti.

Billi e Riva, sotto la guida di Garinei e Giovannini, conobbero una fortunatissima stagione di commedia musicale con titoli di grande richiamo: 'La bisarca' (1950), 'Alta tensione' (1951), 'I fanatici' (1952), 'Caccia al tesoro' (1953), 'Siamo tutti dottori' (1954), 'La granduchessa e i camerieri' (1955), 'Gli italiani sono fatti così' (1956).

Insieme a loro, grandi nomi dell'epoca: Wanda Osiris, Gino Bramieri, il quartetto Cetra, due giovanissimi talenti come Nino Manfredi e Paolo Ferrari. Il tutto spesso accompagnato dalle musiche delle orchestre di Armando Trovajoli e Lelio Luttazzi.

Al cinema Riva ebbe al suo attivo oltre 40 film, sia come protagonista sia come 'guest star' assieme a Totò, Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Walter Chiari e Aldo Fabrizi. Ma fu soprattutto 'Il Musichiere' (tratto da Garinei e Giovannini dal format Usa 'Name that tune') a dargli successo: la prima trasmissione andò in onda nel dicembre 1957 per chiudersi, 90 puntate dopo, nel 1960 con la morte del conduttore.

con Albertone

90 puntate entrate nella storia dello spettacolo e del nostro costume, grazie alla sua conduzione bonaria, scanzonata e al tempo stesso professionale da grande comunicatore quale era. Il sabato sera, i cinema, al posto del film in cartellone, trasmettevano il programma diffuso dallo storico 'Studio Uno' di via Teulada a Roma.

Riva insieme a Mike Bongiorno, ebbe la capacità di comprendere subito l'enorme potenziale di comunicazione della televisione: per questo fece perno su una conduzione popolare con l'uso ravvicinato della telecamera per dialogare direttamente con il telespettatore, sull'invenzione di una casalinga immaginaria "la signora Clotilde", sul rivolgersi direttamente ai politici per situazioni di bisogno e anche sulla noncuranza per una spiccata cadenza romana. E fu ripagato dal pubblico che lo sentiva vicino e amico.

Ma Riva, l’indimenticabile Mario, è stato anche un grande laziale, tifoso appassionato e convinto, così convinto da entrare a far parte del consiglio direttivo della società guidata dal Presidente Siliato. Era un fedelissimo dell’Aquila che seguiva nelle partite all'Olimpico.

 La sua simpatia travolgente, la sua romanità, la sua bonomia, incarnavano l’essenza tipica del tifoso laziale di quel periodo, mai invadente o sopra le righe ma comunque gajardo e tosto. Spesso si ritrovava in Tribuna Tevere con il divo dei "telefoni bianchi" Robeto Vila, il povero ma bello Franco Interlenghi e la voce di Stanlio Enzo Garinei (i quattro moschettieri della Lazio) per assistere alle partite.

La Lazio di Lovati, Rozzoni e Tozzi con il lutto al braccio per Riva

E i tifosi appena lo vedevano, lo accoglievano cantando la sigla del Musichiere diventata un successo per quel ritornello semplice e senza pretese che infondeva serenità e ottimismo, fotografando un piccolo mondo antico che di lì a poco sarebbe scomparso con l’esplodere delle nuove mode e dei nuovi modi di vivere.

“Domenica è sempre domenica/ si sveglia la città con le campane/ al primo din don del Gianicolo/ Sant’Angelo risponde din don dan/ Domenica è sempre domenica/ e ognuno appena si risveglierà/ felice sarà e spenderà, sti quattro sordi de’ felicità”.

Era un grande Mario Riva, un personaggio unico nel suo genere, un artista che dalla gavetta aveva scalato tutti i gradini del successo per conquistare l'Italia con la sua bravura e bonomia, il primo divo della Televisione in bianco e nero e di una lunga stagione di fenomeni.

Moriva sessantacinque anni fa tra la commozione di una nazione intera che lo amava e titoli a otto colonne dei giornali che offuscavano l'inizio delle Olimpiadi a Roma. Oggi, nell'anniversario della sua scomparsa, i media si sono dimenticati di lui mentre i giochi olimpici romani che nel 1960 di questi tempi lanciarono Livio Berruti, Nino Benvenuti, Abebe Bikila e Cassius Clay futuro Muhammad Alì, si sono presi giustamente la loro rivincita venendo rievocati sui siti e le varie tv.

Strano paese il nostro, che dimentica tutto e tutti e che non ha memoria del suo passato ma ancora più 'strana"e incredibile la preparazione degli addetti ai lavori che spesso e volentieri non hanno le basi per fare questo mestiere. Indimeticabile Mario, polvere di stelle di un'Italia che fu, quando la felicità era fatta di piccole cose e domenica era sempre domenica.


domenica 30 agosto 2026

La Lazio vince ancora. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 a Fra Tesi da Fidene - E due. La Lazio vince ancora. Dopo il Bologna è il Genoa a cadere sotto gli assalti delle truppe di Vito Catozzo Ringhiuso. Un solo gol come nella prima partita, ma sarebbero stati di più, se le cose fossero andate nel verso giusto e la fortuna ci avesse messo il suo zampino. In compenso lo zampino, un bel piattone di sinistro, ce lo ha messo ancora una volta l'ex Inter che con noi, a casa sua, è rinato. E meno male, perché vincere fa morale oltre che punti. Avanti Lazio avanti laziali.

7 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito dal binario morto ma ha preso subito velocità seminando scompiglio nelle retrovie rossoblu, fornendo un assist al bacio e cogliendo un palo. Che musica.

6 e mezzo a Rovella per chi non si accontenta - mezz'ora di grande calcio per il Geometra del centrocampo promosso ingegnere. Ha detto tempi e ritmi, poi l'infortunio che lo ha fatto uscire sul più bello. Peccato. Forza ragazzo! 

6 e mezzo a Liz Taylor - l'aria di Roma lo rigenera come la zia quando girava a Cinecittà. Palleggia e galleggia in mezzo le linee rossoblu. Ormai è fondamentale. Come Stefano De Martino per la Rai.

6+ e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - È uscito alla distanza. Un paio di parate nel finale che hanno assicurato la vittoria conquistata col gol del bimbo de Roma.

6+ a Prostamol - il sellerone che fa il piacione con quel capoccione e poi spazza via ogni pallone. 

6+ a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - dice che fa un lavoro oscuro. Talmente oscuro che non lo sa nemmeno lui. Però funziona. Come Pierluigi Diaco che nonostante lo vede nessuno ma fa comunque i numeri.

6 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Ma è scritto che l'Achille Lauro biancoceleste tornerà a farci sognare.

6 a Doekhi condizionatori con pompa di calore - uno così, rigido e al tempo stesso flessibile lo trovi solo da Clima system 2000 con 24 comode rate. Noi lo abbiamo preso a parametro zero.

6 a Quando c'era lui - il nipotissimo cresce e prende coscienza dei suoi mezzi. Riuscirà a fare arrivare treni in orario? Ai posteri.

6 a Pina Monti consorte di Mario ex premier - ha preso il 9, un numero importante nella storia della Lazio. Mo' facce Tarzan! 

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere non fa più centro. Spara a salve come il cannone del Gianicolo. Boom e tutti a ridere. Mah.

5 da Pedro a Pedraza - è un attimo. Ma lunghissimo. Sic.

5- - a Dio perdona pure Dia e Rosanna Cancellieri - In due non ne fanno uno buono. La coppia che scoppia. Lui è peggio di me. Attenti a quei due. In due sul divano. Il bue che dice cornuto all'asino. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Se son rose fioriranno. Ma se so rape? Sipario.

giovedì 27 agosto 2026

C'era una volta il calcio d'agosto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

C'erano una volta le amichevoli di precampionato. Feste per i tifosi in un clima vacanziero con 35 gradi all'ombra della pineta. Momento atteso con trepidazione perché era l'anteprima del calcio vero.

Il campionato iniziava a fine settembre a volte anche a ottobre, agosto perciò era solo mare, vacanza, bikini sgambati per le ragazze, Port Cross col gancio per i giovanotti e 500 in fuga per le consolari alla ricerca della spiaggia migliore perche il calcio era solo chiacchiere sotto l'ombrellone.

E partite sulla sabbia col Supersantos quando caliente el sol e la gente se ne andava, fra squadre improvvisate, ovvero scapoli contro ammogliati, Belsito sud contro Belsito nord e i bagnini muti in attesa della fine. 

Anni felici, in bianco e nero ma che facevano sognare a colori anche se non c'era nulla di particolare, non  esisteva neanche il telefonino croce e delizia di questi anni frenetici ma solo il telefono a gettone per chiamare casa dal campeggio.

il telefono a gettoni

L'esatto contrario di oggi in cui c'è tutto e pure il calcio con il torneo iniziato subito dopo ferragosto, una disgrazia che costringe i tifosi a togliere i piedi a mollo e correre allo stadio, parcheggiare a chilometri di distanza e sudare poi in tribuna senza la bottiglietta d'acqua stoppata all'ingresso dagli steward.

Nella calda estate del 70 invece, a fine agosto, nello stadio della Stella Polare di Ostia, si assisteva in tranquillità alla partita perchè la Lazio incontrava i dilettanti del Fregene. Portavi l'acqua fresca che sgorgava dalla fontanella sul lungomare  e, volendo, pure qualche fiasco di vino.

Una rimpatriata in biancoceleste per grandi e piccini con la paletta e il secchiello appresso, che suscitava euforia e tanta allegria e no incavolature come succede adesso per i risultati che non arrivano e le cappellate che lorsignori combinano in campo.

il trampolino del Kursaal simbolo di Ostia

I tifosi arrivavano dagli stabilimenti vicini, Plinius, Nuova Pineta, Pinetina, Kursaal, Mediterraneo e Marechiaro, lasciavano le sdraio e i pattini (i lettini e pedalò non esistevano), le bocce, le piastrelle e le biglie di plastica con le immagini dei ciclisti per giocare sulla sabbia al Giro d'Italia e si piazzavano sulle tribune.

C'era una volta Giorgio Chinaglia non ancora grido di battaglia ma già Long John, goleador irresistibile e idolo della gente, c'erano una volta il piede sinistro di Dio Arrigo Dolso, Peppiniello Massa e il capitano senza macchia e senza paura Ferruccio Mazzola.

Come prendevano palla, la gente applaudiva, come driblavano un avversario, i bambini strillavano e i nonni col cappello di carta in testa per ripararsi dal sole implacabile, esultavano felici. 

le biglie coi ciclisti

Tra entusiasmo alle stelle e abbronzature da muratore in canotta, l'incontro finì 13 a 0, segnarono un po' tutti, Chinaglia fu portato in trionfo a Wilson offrirono il cocomero a Dolso lo baciarono tutte. 

I selfie non esistevano ma qualcuno previdente e in anticipo sui tempi c'era sempre, pronto a scattare foto ricordo col beniamino di turno con la Polaroid, immagini che il tempo ha sbiadito inesorabilmente.

C'erano una volta le amichevoli precampionato, la maglia all'inglese della Umbro e le abbronzature da muratore con la canotta, c'era una volta un calcio a misura d'uomo e non di sponsor e una felicità fatta di niente. Ma non se ne rendeva conto nessuno...

Tutto esaurito allo Stella Polare

Per la cronaca e soprattutto per curiosità ecco il tabellino dell'amichevole:

FREGENE: Portoghese (26’ Rossi e 46’ Moriggi), Pagani (46’ Levroni), Zoppi (46’ Federici), Cesarini, Loreti, Ruffon, Manzia (46’ Lollini), Pizzichini, Ciolli, Cerioli (46’ Miotto), Soddu.

LAZIO: Di Vincenzo, Wilson (63’ Nanni), Facco (46’ Legnaro), Governato (66’ Andreuzza), Polentes, Marchesi (70’ Fortunato), Massa, Mazzola, Chinaglia, Manservisi (59’ Morrone), Dolso. All. Lorenzo

Marcatori: 1’ Massa, 7’ Mazzola, 8’ Chinaglia, 18’ Manservisi, 29’ Massa, 30’ Chinaglia, 44’ Mazzola, 49’ Chinaglia, 56’ Dolso, 60’ Mazzola, 61’ Massa, 80’ Dolso, 81’ Massa


lunedì 24 agosto 2026

Lazio, buona la prima. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI


8+ a Fra Tesi da Fidene - Dite la verità, avreste scommesso su una vittoria della Lazio a Bologna con tutte le polemiche e le difficoltà incontrate dalla aquadra nel precampionato?  E invece non sollla vittoria è arrivata ma c'è da dire che i tre punti conquistati al Dall'Ara sono più che meritati. Partenza subito autoritaria, ritorno dei rossoblu controllati bene, poi coi cambi di Vito Catozzo Ringhiuso l'exploit dell'ultimo arrivato che non solo ha segnato un bel gol ma ne ha poi salvato uno sulla linea. Grande!  Buona la prima, e ci voleva proprio

7 e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - La ripresa è sua, uno, due, tre interventi. fondamentali. E ha il lato B che lo assiste.

7 a Dio perdona pure Dia - ma azzecca un assist di tacco che lo riscatta dal nulla cosmico.

6+ a Prostamol - Un veterano. Sa come vanno le cose e si batte oltre i suoi limiti. Da apprezzare.

6+ a Quando c'era lui - esordio fortunato per il nipotissimo. Menà ha menato poi lo zampino nel gol con la rimessa. 

6 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, ma le finte a rientrare sono ancora bone.

6 a Rovella per chi non si accontenta - Geometra di centrocampo, deve dimostrare che anche senza i bonus edilizi sa il fatto suo

6- a Liz Taylor - Non ancora al top, più al Totip.

5 emezzo a Pighin-Sanguin-Noslin e senti che musica coi Tavares - buttati nella mischia nel finale per fare ammuina, come la Real Marina di Franceschiello che non aveva cannoni ma si agitava sulla tolda della nave per confondere i nemici.

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Ha le polveri bagnate da un anno. Spara a salve come il cannone del Gianicolo.

5 da Pedro a Pedraza - è un attimo.

5 a Doekhi condizionatori con pompa di calore - Lento, impacciato ricorda il miglior Tare, un frigorifero che cammina.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

5- - a Rosanna Cancellieri - Lui e il pallone due nemici, sono agli antipodi come Vannacci e Luxuria lo sanno tutti ma questo passa il convento e questo scempio tocca subì. Ma verrà il giorno come ammoniva Fra Cristoforo nei Promessi sposi, che sto scappato da casa torni a zappare nei campi. Sipario.

mercoledì 19 agosto 2026

Ricordando Roby Ferrante

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Fu un grande Sanremo quello del 64 presentato da Mike Bongiorno e l'attrice Giuliana Loiodice, un'edizione rimasta nella storia della nostra musica leggera per gli artisti esordienti che divennero subito popolarissimi e le canzoni che presentarono.

Nomi come Gigliola Cinquetti, Bobby Solo, Robertino e Bruno Filippini, brani come "Non ho l'età", "Una lacrima sul viso", "Un bacio piccolissimo" e "Sabato sera",  canzoni che hanno fatto il giro del mondo e ancora oggi sono ricordate.

E tra questi debuttanti sul palco del festival c'era anche un ragazzo romano, "scuderia" RCA, un talento al pianoforte e una carica umana da vendere, si chiamava Roby Ferrante. 

Era in gara col brano "Ogni volta", motivo trascinante arrangiato da Ennio Morricone che aveva composto sul testo di Carlo Rossi, il paroliere di fiducia dei successi estivi di Edoardo Vianello.

Lo cantava in coppia con Paul Anka, esordiente di lusso anche lui nella manifestazione sanremese che nel Bel paese aveva trovato la seconda patria canora.

Si chiamava Roby Ferrante, si chiamava,  perchè purtroppo ci lasciava esattamente 60 anni fa in un drammatico incidente stradale che nella dinamica ricorda maledettamente la scena finale del film "Il sorpasso" con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant.

Roby era all'apice del successo, lo conoscevano tutti, di lui scrivevano le riviste specializzate come Ciao Amici e Sorrisi e Canzoni e i suoi 45 giri vendevano bene.

Con "Ogni volta" aveva sfondato regalando una rinascita (e altri brani scritti da lui) all'amico Paul Anka e componendo pezzi di successo per altri artisti, come lo splendido "Alla mia età" per Rita Pavone e il coinvolgente "La forza del destino" per Neil Sedaka.

Abitava a via Goffredo Mameli nel cuore di Trastevere ed era benvoluto da tutti, quando entrava da Sacchetti a San Cosimato per gustarsi una granita di caffe con panna, era festa grande. Battute, pacche sulle spalle, sorrisi delle ragazze.

Del resto Roberto Di Napoli (questo il vero nome con cui era stato registrato all'anagrafe di Roma il 19 dicembre del 42) era uno di loro che ce l'aveva fatta ed era peraltro il figlio di Gennaro il sarto del rione.

Ma quel magic moment finì sulla "Firenze mare" il 19 agosto del 66, quando uscendo di strada con la sua Mercedes pagoda nei pressi di Altopascio rimase incastrato nelle lamiere dell'auto mentre gli amici che erano con lui Lucio Falco e Rino Barillari venivano sbalzati fuori salvandosi.

I sogni muoiono all'alba scriveva Indro Montanelli come quelli di Roby che aveva chiesto a Charles Aznavour, dopo il concerto alla Bussola a cui aveva assistito, di incidere un suo brano.

Quella canzone però non venne mai alla luce come tanti altri progetti, e al suo nome da quel giorno vennero accostati solo tristezza e rimpianto da parte di chi lo aveva applaudito e conosciuto.

Avrebbe potuto vincere Sanremo come i colleghi Cinquetti e Bobby Solo, avrebbe potuto azzeccare il brano dal successo internazionale come l'amico Dino con "Gli occhi miei" rilanciato da Tom Jones. Chissà.

In tealtà se non fosse stato per "Techetechetè" nella versione firmata da Michele Bovi, che spesso lo riproponeva nei filmati d'epoca, molti leggendo il suo nome avrebbero chiesto parafrasando il Don Abbondio dei Promessi sposi alle prese con Carneade, "Roby Ferrante, chi era costui?".

Il tempo inesorabilmente ha cancellato nella memoria collettiva la sua breve ma intensa avventura canora, ma non per tutti. Stamani, 60 anni dopo quel tragico "The end", un mazzo di fiori freschi era sulla sua tomba al Verano, al riquadro 120, vicino a quella di Rino Gaetano.

Stesso incredibile destino ma due storie e carriere completamente diverse. Oggi ricordiamo quella di Ferrante, il ragazzo di Trastevere che ce l'aveva fatta.







 





domenica 9 agosto 2026

Peppino di Capri e di Ischia

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Spiaggia di Poseidon, vigilia di ferragosto 1975, la quiete sonnacchiosa della controra che avvolge i bagnanti e i clienti delle terme è interrotta all'improvviso dal rumore del motore di una barca che si sta avvicinando alla riva.

Rocco, lo storico bagnino dello stabilimento, mette le mani ai lati della bocca stile Tarzan e grida "fuori dalle boe, tornate fuori dalle boe" per invitare l'equipaggio ad allontanarsi, ma dalla barca rispondono "simmo pe' Peppino di Capri", "allora trasite!" il lasciapassare di Rocco.

E così parte l'annuncio dal megafono dello scafo: "Questa sera al Castello d'Aragona, Peppino di Capri in concerto, tutti tutti tutti al Castello d'Aragona per Peppino di Capri, canterà Champagne, Roberta, Luna capreseeee".

Peppino e i New Rockers al Castello

Peppino a Ischia una lunga storia di musica e successi. Fu qui che iniziò la sua meravigliosa carriera trovando tra i clienti del Rangio Fellone dove si esibiva i discografici milanesi della Carish che lo misero sotto contratto insieme ai suoi Rockers, facendolo diventare un numero uno.

Anni ruggenti anche per l'Isola verde, che grazie agli investimenti di Angelo Rizzoli stava scoprendo il turismo vacanziero e termale mentre appunto Peppino gorgheggiava alla Paul Anka "Let me cry" del suo fido chitarrista Mario Cenci e una certa Baby Gate non ancora Mina gli rispondeva dal Moresco col sincopato "Be bop a lula"

Qualcuno sostiene che Giuseppe Faiella in arte si sarebbe dovuto chiamare Peppino di Ischia, per le opportunità colte nei night del Porto e di Lacco Ameno (che bella la foto di Tommaso Monti che apre questo articolo con Peppino sorridente dal balcone del Regina Isabella) che lo resero entertainer di razza.

alla Galleria di Mazzella

Se così fosse stato però, probabilmente la sua vicenda umana e artistica sarebbe stata un'altra. Meglio di Capri, la sua Capri, non disdegnando però Ischia, con i piccoli e grandi piaceri del viverci seppur come ospite di lusso e benvoluto da tutti.

Le pannocchie arrostite dall'ambulante di corso Vittoria Colonna per esempio, oppure l'apertivo in piazzetta al Calise tra sorrisi e gli autografi ai fan, e che dire dei quadri di Mario Mazzella, stupende e iconiche "marine" esposte anche a Parigi, da appendere poi nel salone della villa caprese.

E poi quelle serate al Castello, sotto le stelle e 'ngoppa o mare, con l'amico di una vita Bebè Falconieri a dettare con la batteria i tempi delle esibizioni mentre Gianfranco Raffaldi col suo organo Hammond creava la giusta atmosfera. 

Peppino sbarca a Ischia

La Napoli bene ingioiellata con le dame e con le camicie bianche di lino e i pantaloni a zampa d'elefante dei cavalieri, era tutta lì per lui, come lo era al Negombo o all'esclusivo  Pignatiello, per ascoltarlo, applaudirlo e sognare con le sue canzoni e il suo carisma da re del night.

Ischia naturale approdo per chi cercava i bagni ai Maronti o a Citara ma anche punto di riferimento per chi la sera voleva uscire per ballare e con chi se non con Peppino, habitueès del by night isolano con più date nella stagione estiva, tutte ovviamente sold out.

A Ischia poi Peppino incontrava un suo grande amico, Fred Bongusto, con cui condivideva la passione per il mestiere, tournè, canzoni sussurate con eleganza e carisma. 

attenti a quei due

Peppino cantava "Roberta" e Fred rispondeva con "Frida, t'aggio voluto bene", Peppino lanciava "Nessuno al mondo" e Fred replicava "Doce, doce doce erano e vase...".

Fred aveva una casa a Sant'Angelo e spesso il "dopo teatro" trovava rifugio da lui, per una spaghettata e un Biancolella bianco e ghiacciato, col pianoforte e la chitarra sempre pronti, serate memorabili per la gioia di chi c'era.

Cittadino onorario dell'Isola verde, il caprese Giuseppe Faiella è stato omaggiato secondo una leggenda metropolitana suggestiva e comunque alimentata dal personale imbarcato, dell'intitolazione della motonave ammiraglia che trasporta auto e passeggeri da Pozzuoli a Ischia col nome di "Don Peppino".

"Così dicono" rispondeva l'artista con quel sorriso solare e sornione che lo contraddistingueva alla richiesta di conferme a questa voce. Grandissimo. Sì perchè Don Peppino cittadino illustre del Golfo, nato a Capri e che a Ischia aveva la residenza affettiva da sempre era veramente un grandissimo, artista e signore.










venerdì 31 luglio 2026

Stefania Rotolo, indimenticabile

di FRANCESCO TRONCARELLI

La notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno, nessuno sapeva della malattia che l'aveva aggredita, nè nulla era filtrato dalla clinica dove era ricoverata e dove si stava consumando con dignità e nella riservatezza.

Era il 31 luglio di quarantacinque anni fa, e l'Italia si stava imbarcando nelle ferie, tra caldo africano in arrivo,  l'anticiclone delle Azzorre che faceva le bizze mentre il capo del Governo Spadolini si apprestava a  pronunciare un discorso sull'economia del Paese alla Camera. 

Fu Renato Zero a farsi portavoce dei familiari e comunicare che "Stefania non c'era più, aveva finito di soffrire ed era volata in cielo".  Lui la conosceva bene, erano stati insieme nei Collettoni di Rita Pavone e le era rimasto amico col passare degli anni.

Da quella esperienza poi la Rotolo era decollata, diventando una showgirl della nuova generazione fra le più brave, sicuramente moderna e innovativa e uno dei personaggi dello spettacolo più amati dai giovani per le sue conduzioni al passo coi tempi e il suo modo di ballare travolgente.

A indirizzarla al ballo era stata la madre, una danzatrice austriaca giunta in Italia per entrare nel corpo di ballo delle famose Bluebelles, che si esibiva negli show di Erminio Macario. A 17 anni era in tv con Renato Zero e la Bertè ed altri teen agers che sapevano ballare, per partecipare allo spettacolo di Pel di carota.

Stefania Rotolo e la figlia Federica

Qualche anno dopo fu notata da Franco Estil al Piper che le propose di unirsi alla sua compagnia di danza per un tour in Messico. La permanenza in America latina avrebbe dovuto limitarsi a qualche mese ma non fu così.

Innamoratasi del sassofonista brasiliano Tyrone Harris da cui ha avuto la figlia Federica, la Rotolo decise di seguirlo e di convivere con lui a Rio de Janeiro. Nella metropoli carioca ebbe modo di perfezionare le sue doti di ballerina presso la nota escola de samba di João Gilberto. 

Tornata in Italia Stefania fu ingaggiata come attrazione nel Cantagiro poi prese parte come ballerina, alla commedia musicale Felicibumta di Garinei e Giovannini con Gino Bramieri. 

Il suo nome girava nell'ambiente insomma ed era molto richiesto, tanto da esssere chiamata nel 74 a far parte del cast del film La mafia mi fa un baffo di Riccardo Garrone con Renato Cecilia. Il suo debutto televisivo avvenne di lì a poco, duettando niente meno con Charles Aznavour in un suo recital.

Stefania si era intanto legata sentimentalmente a Marcello Mancini, giornalista e autore televisivo, al quale era stata affidata da parte della Rai, l'ideazione di un nuovo programma mirato ai gusti di un pubblico giovane, praticamente ignorato dai palinsesti. Una trasmissione innovativa dove lei avrebbe recitato un ruolo importante.

In quella tv in bianco e nero che stava per diventare a colori, Rotolo con la sua grinta e la sua simpatia, dà così il meglio di sè alla conduzione di alcuni programmi destinati ad un target giovanile destinati a segnare il costume e fare tendenza. 

Sammy Barbot e la "ragazza uragano" a Piccolo Slam

Il primo di questi è Piccolo Slam, in onda sulla Rete Uno (l'attuale Rai 1) nel 1977, programma dedicato alle novità discografiche. Stefania Rotolo è affiancata da Sammy Barbot, ballerino, cantante e dj di origine caraibica. 

Il varietà-contenitore musicale preserale era ambientato in uno studio televisivo che riproduceva la pista di una discoteca, in cui i ragazzi ballavano a ritmo della disco music, fenomeno musicale che esplose in tutto il mondo proprio in quegli anni.

I due formano una coppia perfetta in questo format che era la fotografia di una generazione, Stefania e Sammy bucano lo schermo e fanno impazzire la meglio gioventù delle discoteche che li aspetta davanti al piccolo schermo per vivere una serata diversa. 

Un successo enorme, le dodici puntate inizialmente previste vengono raddoppiate e ne viene garantita una seconda stagione. Gli artisti fanno la fila per andarci e presentare i loro nuovi brani, mentre la pista ribolle con le coreografie di Franco Miseria.

La sigla della seconda edizione dal titolo Go!!!, un pezzo frizzante come la Rotolo, vincerà il Telegatto come Migliore Sigla Tv, e il Premio Popolarità di Radio Monte Carlo. Per il pubblico che la applaude e la segue con interesse è la "Ragazza uragano", quella che con la sua verve e i suoi balletti travolge tutti.

Rotolo in azione con Truciolo

Viene poi ingaggiata in autunno da Enzo Trapani per il suo varietà Non stop, fucina di nuovi talenti comici come Verdone e la Smorfia guidata da Troisi; anche qui, come da consuetudine, interpreta la sigla, Spaccotutto e sarà un altro successo. 

Nel 1979 conduce un'altra trasmissione serale assieme al comico Gianfranco D'Angelo, Tilt, diretta dal regista Valerio Lazarov. Lo show, che si rivolge ad una fascia d'ascolto varia e trasversale, oltre alle usuali atmosfere dance per i giovani presenta effetti speciali nelle riprese all'avanguardia.

C'è anche uno spazio dedicato ai bambini, detto Baby music, dove Stefania balla sulle note delle sigle dei cartoni animati più in voga del periodo, in coppia con Enzo Paolo Turchi ed una giovanissima Claudia Vegliante.

Tra i brani originali lanciati nella trasmissione ha un notevole successo Marameo. La sigla finale del programma, Cocktail d'amore (composta da Cristiano Malgioglio, Corrado Castellari, Marcello Mancini.

Il brano eseguito e arrangiato dal maestro Paolo Ormi al piano, Achille Oliva al basso, Giancarlo De Matteis chitarra, Marco Pirisi batteria, diventerà la maggiore hit discografica della showgirl, ricevendo finalmente anche il plauso della critica. 

Stefania Rotolo al top

Stefania ora è all'apice del successo e della notorietà, la Rai realizza lo special Chroma-Key folies (dove sono replicati i migliori balletti di Stefania eseguiti all'interno di Tilt) che rappresenterà l'Italia al Festival Internazionale della Televisione di Montreux in Svizzera.

Mike Bongiorno la vuole a Canale 5 per la presentazione del Mundialito di Calcio, affidandole la sigla ufficiale dell'evento sportivo che propone un inedito balletto della protagonista registrato negli studi televisivi della neonata rete televisiva milanese. 

Gli anni 80 si annunciano come gli anni suoi, quelli della definitiva consacrazione che già la stampa popolare e i settimanali specializzati le hanno tributato, ma purtroppo non sarà così. 

Nonostante l'intervento chirurgico a cui si sottopone e un'illusoria ripresa, il tumore uterino che minava la sua salute si riaffaccia e se la porta via. Lei così solare e piena di vita, muore a soli 30 lasciando increduli i milioni di ragazzi che stavano crescendo con lei e tanti sogni nel cassetto per il loro domani.

«E adesso tu / sei di scena nel blu! / Quanto cielo ballerai... / Ora hai tutto l’immenso / per non smettere mai!/ E guardo su, Sei la stella che chiama di più”, canterà Renato Zero in "Ciao Stefania", il brano che le dedicherà dopo quella triste giornata del 31 luglio dell'81. 

In un mondo dello spettacolo pieno di dilettanti allo sbaraglio come l'attuale, si sente terribilmente la mancanza di una showgirl di razza come la dolce e scatenata Stefania Rotolo. Quella irresistibile Peter Pan del palcoscenico che regalava gioia ed entusiasmo al pubblico che ancora oggi la ricorda con affetto e nostalgia. Indimenticabile.

C'era una volta il primo ottobre

di FRANCESCO TRONCARELLI   Primo ottobre. Una volta era il giorno in cui si tornava a scuola. Elementari, medie e superiori iniziavano il pr...