domenica 9 agosto 2026

Peppino di Capri e di Ischia

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Spiaggia di Poseidon, vigilia di ferragosto 1975, la quiete sonnacchiosa della controra che avvolge i bagnanti e i clienti delle terme è interrotta all'improvviso dal rumore del motore di una barca che si sta avvicinando alla riva.

Rocco, lo storico bagnino dello stabilimento, mette le mani ai lati della bocca stile Tarzan e grida "fuori dalle boe, tornate fuori dalle boe" per invitare l'equipaggio ad allontanarsi, ma dalla barca rispondono "simmo pe' Peppino di Capri", "allora trasite!" il lasciapassare di Rocco.

E così parte l'annuncio dal megafono dello scafo: "Questa sera al Castello d'Aragona, Peppino di Capri in concerto, tutti tutti tutti al Castello d'Aragona per Peppino di Capri, canterà Champagne, Roberta, Luna capreseeee".

Peppino e i New Rockers al Castello

Peppino a Ischia una lunga storia di musica e successi. Fu qui che iniziò la sua meravigliosa carriera trovando tra i clienti del Rangio Fellone dove si esibiva i discografici milanesi della Carish che lo misero sotto contratto insieme ai suoi Rockers, facendolo diventare un numero uno.

Anni ruggenti anche per l'Isola verde, che grazie agli investimenti di Angelo Rizzoli stava scoprendo il turismo vacanziero e termale mentre appunto Peppino gorgheggiava alla Paul Anka "Let me cry" del suo fido chitarrista Mario Cenci e una certa Baby Gate non ancora Mina gli rispondeva dal Moresco col sincopato "Be bop a lula"

Qualcuno sostiene che Giuseppe Faiella in arte si sarebbe dovuto chiamare Peppino di Ischia, per le opportunità colte nei night del Porto e di Lacco Ameno (che bella la foto di Tommaso Monti che apre questo articolo con Peppino sorridente dal balcone del Regina Isabella) che lo resero entertainer di razza.

alla Galleria di Mazzella

Se così fosse stato però, probabilmente la sua vicenda umana e artistica sarebbe stata un'altra. Meglio di Capri, la sua Capri, non disdegnando però Ischia, con i piccoli e grandi piaceri del viverci seppur come ospite di lusso e benvoluto da tutti.

Le pannocchie arrostite dall'ambulante di corso Vittoria Colonna per esempio, oppure l'apertivo in piazzetta al Calise tra sorrisi e gli autografi ai fan, e che dire dei quadri di Mario Mazzella, stupende e iconiche "marine" esposte anche a Parigi, da appendere poi nel salone della villa caprese.

E poi quelle serate al Castello, sotto le stelle e 'ngoppa o mare, con l'amico di una vita Bebè Falconieri a dettare con la batteria i tempi delle esibizioni mentre Gianfranco Raffaldi col suo organo Hammond creava la giusta atmosfera. 

Peppino sbarca a Ischia

La Napoli bene ingioiellata con le dame e con le camicie bianche di lino e i pantaloni a zampa d'elefante dei cavalieri, era tutta lì per lui, come lo era al Negombo o all'esclusivo  Pignatiello, per ascoltarlo, applaudirlo e sognare con le sue canzoni e il suo carisma da re del night.

Ischia naturale approdo per chi cercava i bagni ai Maronti o a Citara ma anche punto di riferimento per chi la sera voleva uscire per ballare e con chi se non con Peppino, habitueès del by night isolano con più date nella stagione estiva, tutte ovviamente sold out.

A Ischia poi Peppino incontrava un suo grande amico, Fred Bongusto, con cui condivideva la passione per il mestiere, tournè, canzoni sussurate con eleganza e carisma. 

attenti a quei due

Peppino cantava "Roberta" e Fred rispondeva con "Frida, t'aggio voluto bene", Peppino lanciava "Nessuno al mondo" e Fred replicava "Doce, doce doce erano e vase...".

Fred aveva una casa a Sant'Angelo e spesso il "dopo teatro" trovava rifugio da lui, per una spaghettata e un Biancolella bianco e ghiacciato, col pianoforte e la chitarra sempre pronti, serate memorabili per la gioia di chi c'era.

Cittadino onorario dell'Isola verde, il caprese Giuseppe Faiella è stato omaggiato secondo una leggenda metropolitana suggestiva e comunque alimentata dal personale imbarcato, dell'intitolazione della motonave ammiraglia che trasporta auto e passeggeri da Pozzuoli a Ischia col nome di "Don Peppino".

"Così dicono" rispondeva l'artista con quel sorriso solare e sornione che lo contraddistingueva alla richiesta di conferme a questa voce. Grandissimo. Sì perchè Don Peppino cittadino illustre del Golfo, nato a Capri e che a Ischia aveva la residenza affettiva da sempre era veramente un grandissimo, artista e signore.










venerdì 31 luglio 2026

Stefania Rotolo, indimenticabile

di FRANCESCO TRONCARELLI

La notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno, nessuno sapeva della malattia che l'aveva aggredita, nè nulla era filtrato dalla clinica dove era ricoverata e dove si stava consumando con dignità e nella riservatezza.

Era il 31 luglio di quarantacinque anni fa, e l'Italia si stava imbarcando nelle ferie, tra caldo africano in arrivo,  l'anticiclone delle Azzorre che faceva le bizze mentre il capo del Governo Spadolini si apprestava a  pronunciare un discorso sull'economia del Paese alla Camera. 

Fu Renato Zero a farsi portavoce dei familiari e comunicare che "Stefania non c'era più, aveva finito di soffrire ed era volata in cielo".  Lui la conosceva bene, erano stati insieme nei Collettoni di Rita Pavone e le era rimasto amico col passare degli anni.

Da quella esperienza poi la Rotolo era decollata, diventando una showgirl della nuova generazione fra le più brave, sicuramente moderna e innovativa e uno dei personaggi dello spettacolo più amati dai giovani per le sue conduzioni al passo coi tempi e il suo modo di ballare travolgente.

A indirizzarla al ballo era stata la madre, una danzatrice austriaca giunta in Italia per entrare nel corpo di ballo delle famose Bluebelles, che si esibiva negli show di Erminio Macario. A 17 anni era in tv con Renato Zero e la Bertè ed altri teen agers che sapevano ballare, per partecipare allo spettacolo di Pel di carota.

Stefania Rotolo e la figlia Federica

Qualche anno dopo fu notata da Franco Estil al Piper che le propose di unirsi alla sua compagnia di danza per un tour in Messico. La permanenza in America latina avrebbe dovuto limitarsi a qualche mese ma non fu così.

Innamoratasi del sassofonista brasiliano Tyrone Harris da cui ha avuto la figlia Federica, la Rotolo decise di seguirlo e di convivere con lui a Rio de Janeiro. Nella metropoli carioca ebbe modo di perfezionare le sue doti di ballerina presso la nota escola de samba di João Gilberto. 

Tornata in Italia Stefania fu ingaggiata come attrazione nel Cantagiro poi prese parte come ballerina, alla commedia musicale Felicibumta di Garinei e Giovannini con Gino Bramieri. 

Il suo nome girava nell'ambiente insomma ed era molto richiesto, tanto da esssere chiamata nel 74 a far parte del cast del film La mafia mi fa un baffo di Riccardo Garrone con Renato Cecilia. Il suo debutto televisivo avvenne di lì a poco, duettando niente meno con Charles Aznavour in un suo recital.

Stefania si era intanto legata sentimentalmente a Marcello Mancini, giornalista e autore televisivo, al quale era stata affidata da parte della Rai, l'ideazione di un nuovo programma mirato ai gusti di un pubblico giovane, praticamente ignorato dai palinsesti. Una trasmissione innovativa dove lei avrebbe recitato un ruolo importante.

In quella tv in bianco e nero che stava per diventare a colori, Rotolo con la sua grinta e la sua simpatia, dà così il meglio di sè alla conduzione di alcuni programmi destinati ad un target giovanile destinati a segnare il costume e fare tendenza. 

Sammy Barbot e la "ragazza uragano" a Piccolo Slam

Il primo di questi è Piccolo Slam, in onda sulla Rete Uno (l'attuale Rai 1) nel 1977, programma dedicato alle novità discografiche. Stefania Rotolo è affiancata da Sammy Barbot, ballerino, cantante e dj di origine caraibica. 

Il varietà-contenitore musicale preserale era ambientato in uno studio televisivo che riproduceva la pista di una discoteca, in cui i ragazzi ballavano a ritmo della disco music, fenomeno musicale che esplose in tutto il mondo proprio in quegli anni.

I due formano una coppia perfetta in questo format che era la fotografia di una generazione, Stefania e Sammy bucano lo schermo e fanno impazzire la meglio gioventù delle discoteche che li aspetta davanti al piccolo schermo per vivere una serata diversa. 

Un successo enorme, le dodici puntate inizialmente previste vengono raddoppiate e ne viene garantita una seconda stagione. Gli artisti fanno la fila per andarci e presentare i loro nuovi brani, mentre la pista ribolle con le coreografie di Franco Miseria.

La sigla della seconda edizione dal titolo Go!!!, un pezzo frizzante come la Rotolo, vincerà il Telegatto come Migliore Sigla Tv, e il Premio Popolarità di Radio Monte Carlo. Per il pubblico che la applaude e la segue con interesse è la "Ragazza uragano", quella che con la sua verve e i suoi balletti travolge tutti.

Rotolo in azione con Truciolo

Viene poi ingaggiata in autunno da Enzo Trapani per il suo varietà Non stop, fucina di nuovi talenti comici come Verdone e la Smorfia guidata da Troisi; anche qui, come da consuetudine, interpreta la sigla, Spaccotutto e sarà un altro successo. 

Nel 1979 conduce un'altra trasmissione serale assieme al comico Gianfranco D'Angelo, Tilt, diretta dal regista Valerio Lazarov. Lo show, che si rivolge ad una fascia d'ascolto varia e trasversale, oltre alle usuali atmosfere dance per i giovani presenta effetti speciali nelle riprese all'avanguardia.

C'è anche uno spazio dedicato ai bambini, detto Baby music, dove Stefania balla sulle note delle sigle dei cartoni animati più in voga del periodo, in coppia con Enzo Paolo Turchi ed una giovanissima Claudia Vegliante.

Tra i brani originali lanciati nella trasmissione ha un notevole successo Marameo. La sigla finale del programma, Cocktail d'amore (composta da Cristiano Malgioglio, Corrado Castellari, Marcello Mancini.

Il brano eseguito e arrangiato dal maestro Paolo Ormi al piano, Achille Oliva al basso, Giancarlo De Matteis chitarra, Marco Pirisi batteria, diventerà la maggiore hit discografica della showgirl, ricevendo finalmente anche il plauso della critica. 

Stefania Rotolo al top

Stefania ora è all'apice del successo e della notorietà, la Rai realizza lo special Chroma-Key folies (dove sono replicati i migliori balletti di Stefania eseguiti all'interno di Tilt) che rappresenterà l'Italia al Festival Internazionale della Televisione di Montreux in Svizzera.

Mike Bongiorno la vuole a Canale 5 per la presentazione del Mundialito di Calcio, affidandole la sigla ufficiale dell'evento sportivo che propone un inedito balletto della protagonista registrato negli studi televisivi della neonata rete televisiva milanese. 

Gli anni 80 si annunciano come gli anni suoi, quelli della definitiva consacrazione che già la stampa popolare e i settimanali specializzati le hanno tributato, ma purtroppo non sarà così. 

Nonostante l'intervento chirurgico a cui si sottopone e un'illusoria ripresa, il tumore uterino che minava la sua salute si riaffaccia e se la porta via. Lei così solare e piena di vita, muore a soli 30 lasciando increduli i milioni di ragazzi che stavano crescendo con lei e tanti sogni nel cassetto per il loro domani.

«E adesso tu / sei di scena nel blu! / Quanto cielo ballerai... / Ora hai tutto l’immenso / per non smettere mai!/ E guardo su, Sei la stella che chiama di più”, canterà Renato Zero in "Ciao Stefania", il brano che le dedicherà dopo quella triste giornata del 31 luglio dell'81. 

In un mondo dello spettacolo pieno di dilettanti allo sbaraglio come l'attuale, si sente terribilmente la mancanza di una showgirl di razza come la dolce e scatenata Stefania Rotolo. Quella irresistibile Peter Pan del palcoscenico che regalava gioia ed entusiasmo al pubblico che ancora oggi la ricorda con affetto e nostalgia. Indimenticabile.

giovedì 30 luglio 2026

Paul Anka, 85 anni in musica

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

Il ciuffo ribelle non c'è più e i capelli si sono fatti radi, i completi da studente del college  sono stati da tempo sostituiti da smoking impeccabili, la voce in compenso è migliorata col passare del tempo e la grinta di chi vuole conquistare il mondo è rimasta immutata, come una volta.

Paul Anka compie 85 anni e li celebra a modo suo, cantando. Un concerto per chi lo segue che sarà trasmesso dal suo canale tv su Youtube e i suoi profili social e un video realizzato con i messaggi dei fan di tutto il mondo. 

E' considerato uno dei cantanti e compositori di maggior successo del XX secolo ed una leggenda della musica per talento e carisma.

Faceva parte di quell'onda di "teen idol" (Pat Boone, Gene Pitney e l'amico e rivale storico Neil Sedaka) che investì la musica americana sul finire degli anni '50 in contrasto con la contemporanea ascesa del rock and roll.

Nato a Ottawa da una coppia di emigrati libanesi e naturalizzato americano, ha scritto alcune canzoni che hanno fatto il giro del mondo rendendolo popolarissimo negli anni a cavallo dei '50 e '60. 

Brani leggendari come ad esempio Diana, Lonely Boy, Put your Head on My Shoulder, Puppy Love, You Are My Destiny, Crazy Love, My Home Town che lo hanno proiettato verso una una carriera strepitosa.

Una carriera che è proseguita anche nei decenni successivi  grazie alla composizione ed interpretazione di hit quali (You're) Having My Baby, I Don't Like to Sleep Alone, Times of Your Life, la versione inglese di My Way composta per Frank Sinatra, She's a Lady interpretata da Tom Jones e This Is It scritta insieme a Michael Jackson. 

Paul Anka e i Beatles

Tra gli altri artisti che hanno interpretato le canzoni di Anka figurano Elvis Presley, Barbara Streisand, Connie Francis, Mitch Miller, Buddy Holly, The Doobie Brothers, Linda Ronstadt, The Sex Pistols, Nina Simone, Gypsy Kings e Robbie Williams. 

Persino il celebre compositore italiano Giorgio Moroder, tre volte Premio Oscar, ha dichiarato di essersi convinto a fare il musicista dopo aver ascoltato il tormentone del 1957 DianaCome del resto Peppino di Capri che ha iniziato ispirandisi a lui e Claudio Baglioni che ha debuttato con un suo brano.

Ha venduto oltre 10 milioni di album e 80 milioni di dischi in tutto il mondo (di cui 20 milioni soltanto col singolo Diana), ha scritto circa 900 canzoni che sono state interpretate più di 150 milioni di volte,.

Numeri veramente importanti che lo rendono uno degli artisti canadesi più famosi e celebrati di sempre, ha partecipato a svariate pellicole tra cui il kolossal "Il giorno più lungo", sullo sbarco in Normandia, per cui ha interpretato anche la colonna sonora.

Determinante nella carriera di Paul, il rapporto di stima e amicizia che lo legava a Don Costa (padre della baby cantante Nikka Costa), mitico compositore e direttore d'orchestra che ha arrangiato in modo magistrale diverse sue composizioni e che, soprattutto gli diede fiducia quando aveva appena 16 anni.

In Italia, oltre ad avere successo con le versioni italiane dei suoi brani più conosciuti, ha avuto anche l'opportunità d'interpretare brani inediti di autori italiani, con i quali entrò più volte in classifica: il più celebre di questi è stato Ogni volta, presentato al Festival di Sanremo 1964 insieme al suo autore, lo sfortunato Roby Ferrante. 

Sempre a Sanremo, in coppia con Johnny Dorelli, tornò nell'edizione del 68 per interpretare La farfalla impazzita, canzone composta dalla coppia d'oro della nostra musica Battisti-Mogol. 

Finito il boom degli "americani a Roma" della RCA, Anka è tornato nel nostro paese nel 2006 per partecipare all'incisione del disco di Celentano "Oh Diana", riedizione del suo successo.

Su questo pezzo che gli diede la notorietà improvvisa non ancora maggiorenne, la vulgata ufficiale accreditata da lui stesso è che Diana fosse una baby sitter della sorella, poi c'è quella ufficiosa che sostiene che invece fosse una compagna di scuola più grande.

Una certa Diana Ayoun, di origini libanesi anche lei, di cui il giovane Paul si era invaghito non corrisposto. Sfortunato in amore quindi ma non in musica. 

La tizia poi, ringalluzzita dal successo strepitoso del brano, si era rifatta avanti cercando un contatto con il cantante per trarre un benficio economico dalla vicenda. Ovviamente i suoi tentativi sono andati a vuoto.

Il suo più grande successo

Paul Anka è conosciuto ovunque e la sua carriera all'estero è proseguita senza sosta, anche come produttore e autore. Da questo punto di vista il suo successo più significativo è stato l'adattamento in lingua inglese della canzone Comme d'habitude, già nota in Francia nell'interpretazione del suo autore Claude François, che in inglese divenne My Way.

La sua versione venne incisa nel 1968 da Frank Sinatra e fu un successo planetario. L'anno successivo anche Paul Anka incise la canzone e negli anni il brano è stato rivisitato da numerosi artisti, quali Mireille Mathieu, Nina Simone, Elvis Presley, Sid Vicious, Nina Hagen e dai Gipsy Kings.

Nel 1974 il singolo (You're) Having My Baby con Odia Coates rimase al primo posto nella Billboard Hot 100 per tre settimane.

Nel 1983 ha scritto, assieme a Michael Jackson, la canzone Love Never Felt So Good in cui suonava il piano: tale canzone verrà poi pubblicata solo il 13 maggio 2014 all'interno del secondo album postumo di Michael Jackson Xscape (deluxe edition)

Altri suoi album di successo sono stati pubblicati nel 2005 (Rock Swings), nel quale interpreta grandi successi della tradizione rock riarrangiati in chiave swing. Fra i brani Jump dei Van Halen, Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e Black Hole Sun dei Soundgarden, nel 2007 ("Classic song - My Way") e nel 2014 (Definitive Collection). 

E adesso a 85 anni il vecchio leone del pop è ancora sul pezzo, continuando a fare quello che sa fare con classe e bravura da sempre: cantare. Auguri Paul!  


mercoledì 22 luglio 2026

Peppino di Capri e quella canzone...

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

"Peppino di Capri si è spento all'età di 86 anni nella sua amata isola..." , tutti gli articoli dei giornali e i servizi televisivi che hanno dato la notizia della morte dell'artista napoletano, hanno scritto e detto la stessa frase.

Peppino di Capri è morto dove è nato e vissuto ed è diventato un'eccellenza italiana nel mondo. Non poteva andarsene se non nell'isola Azzurra che tanto ha amato e che ha contribuito a far conoscere, con il suo nome d'arte, ovunque.

Ecco allora che pensando a questa triste dipartita, viene in mente un suo brano in cui il grande Peppino parla proprio di questo, ovvero "Morire a Capri" , un incredibile coincidenza dovuta a motivi musicali, che fa riflettere e comunque "addolcisce" la sua scomparsa perchè offre l'occasione per riascoltarlo.

Eccolo

 

Dei 500 pezzi che costituiscono il suo copioso Canzoniere (twist, madison, cha cha cha, slow rock,  brani melodici e cover indimenticabili) tutti conoscono quelli che vengono considerati i classici, i cavalli di battaglia.

Ci riferiamo a Malatia, Nun è peccato, Voce e notte, Nessuno al mondo, Luna caprese, Roberta, Let's twist again, Saint Tropez, Speedy Gonzales, Un grande amore e niente più, Champagne, Il sognatore, per citarne solo alcuni dei più noti.

Poi c'è chi ricorda anche Frennesia, Sciummo, Me chiamme ammore, Sera, Amare di meno, Una catena d'oro,  Incredibile voglia di te, Don’t play that song che però nei recital è nelle esibizioni estemporanee nelle feste private o in televisione solitamente non venivano riproposti.

 

Pochissimi ricordano gli altri brani, tra cui appunto "Morire a Capri" che Peppino peraltro non voleva incidere anche per motivi scaramatici ma che alla fine incise accettando il diktat della Carish. 

Entrò così coi suoi Rockers in sala di registrazione per realizzare il 45 giri agli inizi di giugno del 65, poco prima cioè di partecipare come supporter di lusso alla tournèe italiana dei Beatles.

Il brano è una cover di "Mourir a Capri" scritta e cantata da Gilbert Becaud, uno dei grandi di Francia, crooner eccezionale e carismatico, che è stata un successo internazionale nel 1964.

Fu incisa infatti da Becaud in varie lingue, anche in italiano con la versione curata da Nisa, il paroliere che con Carosone ha firmato brani indimenticabili come "Torero", "Caravan petrol", "O sarracino", "Tu vuò fa l'americano", senza parlare di "Non ho l'età" per la Cinquetti.

  

La Carish così spinse Peppino a registrare la sua versione, che peraltro presenta alcune curiosità. Nel testo innanzitutto, fedele nella traduzione italiana al 99 per cento, tranne che per un Bari piazzato nella strofa al posto di Paris. Un peccato veniale per italianizzare la storia del due innamorati che scelgono Capri per "togliere il disturbo".

L'altra è data dalla copertina. Si parla di una possibile morte annunciata di due giovani fidanzati e chi ci mette la casa discografica? Una bionda in bikini. Che col brano non ci azzecca nulla. Col brano. Ma col disco da vendere sì. Non solo come richiamo estetico.

La ragazza infatti è un'attrice viennese, si chiama Ingrid Simon, e in quegli anni ha goduto di una certa popolarità, a casa sua coi musicarelli tedeschi, da noi con pellicole scacciapensieri come " Caccia al marito" con Sandra e Raimondo.

Sandra Mondaini, Ingrid Simon, Lorella De Lucae Valeria Fabrizi in Caccia al marito

Ha preso parte poi, e qui è la furbata dei produttori del disco, al film "Blond muß man sein auf Capri", bisogna essere biondi a Capri, cast tedesco con aggiunta di Maurizio Arena, girato nello splendido scenario dell'isola, Piazzetta e Grotta azzurra compresi.

Anni fa, parlando con Peppino, lo invitai a riproporre nei suoi concerti pezzi come la meravigliosa "Sera" di Claudio Mattone e questa "Morire a Capri" ma riarrangiata sulla falsariga di quella originaria di Gilbert Becaud. 

Lui mi guardò, stette un po' in silenzio per pensarci sopra e poi mi disse "noi la facemmo coi nostri strumenti, quelli di un gruppo, rifarla ora con un'orchestra sarebbe più coinvolgente, è vero".

Ma non c'è stato il tempo...




sabato 6 giugno 2026

Peppino Mazzullo compie 100 anni con Richetto e Topo Gigio

di FRANCESCO TRONCARELLI

Peppino Mazzullo era il beniamino della Tv dei Ragazzi col Mago Zurlì allo Zecchino d'Oro. E' stato poi la voce di Topo Gigio, un successo mondiale


Era uno scolaro impertinente e discolo che ne combinava di tutti i colori, adesso è cresciuto ed è diventato un professore saggio e amabile. 

Peppino Mazzullo, il popolare Richetto della Tv dei Ragazzi degli anni del boom economico, compie la bellezza di 100 anni ed è in piena forma e in attività con la sua scuola di Teatro di Messina.

E’ stato uno dei personaggi più famosi e conosciuti della televisione insieme al Mago Zurlì in decine di edizioni dello Zecchino d’oro, in cui dava vita a scenette e gag divertentissime con Cino Tortorella.

Ma è letteralmente esploso come voce di Topo Gigio, il pupazzo animato creato da Maria Perego negli anni 60 diventato un beniamino del pubblico di tutto il mondo. Con ben 10 partecipazioni al celebre Ed Sullivan Show in America.

“Cosa mi dici maaai”, la celebre espressione divenuta un intercalare del Topo televisivo più amato dai bambini era frutto della sua inventiva e quel modo di parlare così particolare un po’ nasale un po’ fanciullesco era stato ideato da Mazzullo su imitazione del modo di esprimersi di un suo amico siciliano

Quello che fece poi anche Verdone per dare vita a Leo, il personaggio tontolone di “Un sacco bello” che parlava come il suo amico Roberto Natale.

Autore di testi radiotelevisivi e attore con una carriera svolta soprattutto in Rai e nel cinema come doppiatore, Mazzullo è un classe 1926 e come dicevamo ha compiuto la ragguardevole età di 100 anni nel suo paese, Santo Stefano di Briga, dove è tornato dal 2004, dopo una vita vissuta a Milano.

Qui nella cittadina da dove era partito in cerca di fortuna nello spettacolo ha fondato il Piccolissimo Teatro di Messina, spazio artistico polivalente dove dirige una scuola teatrale.

E' passato quindi dall’altra parte della barricata salendo in cattedra dopo una vita da...ribelle allo studio, mantenendo però sempre la sua proverbiale simpatia e classe con la quale si era fatto consocere ed amare dal pubblico. Auguri “Professor” Richetto!







sabato 23 maggio 2026

Grazie di tutto Pedro! Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

10 a Pedro Pedro Pedro Pè - La Lazio si congeda dalla sparuta minoranza presente all'Olimpico con una vittoria contro il già retrocesso Pisa. Che dire, non è una vittoria che può condizionare il giudizio su un campionato fallimentare che ha riservato pochissime gioie e innumerevoli delusioni. Certo tra infortuni a raffica, squalifiche e soprattutto mancanza di una società alle spalle, lo Scrivano fiorentino ha fatto comunque miracoli nel tenere la barra dritta e salvare il salvabile, ma il fallimento è sotto gli occhi di tutti. E la tristezza è tsnta. Copertina d'obbligo al fenomeno di Santa Fè, calciatore di altra categoria che ha sempre onorato la maglia e ha voluto salutare la gente laziale con un gran gol. Saludos amigo e grazie di tutto! 

7 e mezzo a Furlanetto poveretto che alla roma voleva fare un dispetto - Una grande parata su Angoni al 27esimo conferma che ha un avvenire sicuro. Bravo.

6 e mezzo a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Un tiro un gol. E buttalo via.. 

6+ a Gila il mondo gila, Viale dei Romagnoli. 13 Ostia e Prostamol - Levi uno e metti l'altro, parti con una coppia e finisci con un'altra. Ma all'occorrenza balli con ciascuno di loro. Sono un po' come Aldo, Giovanni e Giacamo, bravi si ma ripetitivi. Infatti so spariti.

6 a Bella Janez - croce e delizia. Testimonial ideake della partita. Perde palla e favorisce il vantaggio avversario poi s'inventa un tunnel e sforna l'assist per il pareggio. 

6 a Patrizia Pellegrini - Non gode di stampa positiva, ma il suo lo fa sempre. Come Pierluigi Diaco.

5 a Pighin-Sanguin-Noslin - La lampadina che ha nella abat jour che ha sulla capoccia non si è accesa. La Luna consiglia, cambiare gestore dell'elettricità.

5 a Dio perdona pure Dia - appunto. Non segna manco dal fornaro.

5- a Basic Instinct - Il chierichetto che studia da monsignore ha capito tutto della vita. Per anni si è imboscato nelle cantine di Formello, poi riesumato per desertificazione del centrocampo, ha giocato quattro cinque partite da titolare vero, poi è rientrato nei ranghi della mediocrità. Ora dice che lo vuole il Venezia. J'ha detto male, Voleva diventare monsignore finirà gondoliere.

5- a Prinz Brau - esordio co na ciabattata. Mah. Poi qualcuno si chiedeva oerche non lo facevano giocate. 

5- - a Rosanna Cancellieri - Lui e la porta nemici dichiarati. Non la vede neanche col cannocchiale. Corre corre corre e poi tira alla ndo cojo cojo, che non è lo specchio della porta. Se facesse fagotto nessuno lo rimpiangerà. Ma bisognerà trovare un buon samaritano che se lo accolla.

5- - a di padre in figlio nonno compreso -L'unica nota positiva di questa stagione disastrata è che se lo semo levati da torno. Nelson  Maldini, il Leo Gassman del calcio. Te li ritrovi fra i piedi  per il cognome che hanno. 

5- - a Somarusic - Nel fuggi fuggi generale dei suoi compagni di merende lui non compare ovviamente, e chi se lo pija. Del resto è un mistero perchè ce lo dobbiamo sorbire e lui fa di tutto per farci lamentare. Dopo la perla del derby, chiude in bellezza rimanendo immobile mentre il pisano saliva in cielo per segnare di testa. Il palo poi è la ciliegina sulla torta di un nulla cosmico.  Sipario. 



domenica 17 maggio 2026

La Lazio è sola. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 a Furlanetto poveretto che alla roma voleva fare un dispetto - Cronaca di una morte annunciata. I resti di una squadra sottotono da sempre hanno retto finché hanno potuto l'urto contro la squadra dei poteri forti, quella protetta dai media e dalle banche e che doveva vincere a prescindere al di là dei suoi meriti. Ma a perdere non è stata la Lazio, ma la Lazio di Lotito che è tutta un'altra cosa. La curva senza tifosi è la conferma di un amore negato da una gestione che galleggia nel nulla e che ha creato una frattura insanabile. La Lazio che abbiamo conosciuto e con cui siamo cresciuti è diventata un'alta ed è sola e tutti sanno di chi è la colpa. Copertina d'obbligo al portierino che pur non giocando da due anni (l'ultima partita contro l'Olbia in serie C!!!!) ha dato il fritto con grandi parate e limitando il passivo. Ma quanta pena, quanto scoramento, sperando che la nottata passi, come diceva Edoardo De Filippo.

6 a Prostamol - Un veterano. Lui ,venuto da lontano e senza sapere nulla dei veleni di un derby. Magari ce ne fossero di selleroni come lui. 

6- a Gila il mondo gila -  Il solito combattente con le solite amnesie da posizione, come in occasione del primo gol. Lo venderanno è l'unico che ha mercato.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu.

5 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Tanto fumo e un po' d'arrosto. Avete presente Riccardo Rossi?

5 a Dio perdona pure Dia - Non ne ha azzeccata una. Ma anche se l'avesse fatto non avrebbe concluso niente. 

5 a Rosanna Cancellieri - inutile cone sempre e sarà pure difficile levarcelo di torno. 

5 a Liz Taylor - Era stato uno dei migliori poi si è addormentato sugli allori come la Zia che non lavorava più sul set ma solo nelle cronache della Dolce vita. 

5 a senti che musica coi Tavares - errori a raffica come un Pierluigi Diaco qualsiasi quando sceglie gli ospiti del suo programma

5- a Somarusic - Capitano di una ciurma di imbelli. E ha dato l'esempio con la sua assenza ingiustificata da vitellone al sole. 

5- - a Basic Instinct - il chierichetto che studia da monsignore ha capito tutto della vita, si è imboscato in sacrestia e via. 

4 a Rovella  per chi non si accontenta - Espulsione che ha peggiorato la situazione. Non è servita a nulla alla facvia di che dice che i. dieci si gioca meglio.

4- a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini, come dire un calciatore inutile che non sa neanche il perchè si trovi in campo e nella vita faccia il calciatore. Sipario.


sabato 9 maggio 2026

Lazio, con la testa alla finale. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6+ a Lisasken dagli occhi blu - Come la dobbiamo definire Lazio-Inter? Un amichevole? (in vista della finale di Coppa). Un allenamento? (per gli uomini di Chivu con i biancocelesti versione sparring partner). Una passeggiata a Roma (per i nerazzurri versione Anas). Come la si definisce la di definisce ma la realtà, triste ma purtroppo veritiera è che fra loro e noi ci sono 34 punti di differenza. Un abisso, come l'arbitro che ha diretto questa partita senza storia. La storia si potrà fare solo mercoledì sera, ma ci vorrà ben altra intensità, grinta, voglia di vincere, solo così gettando il cuore oltre l'ostacolo potrà esserci qualche speranza. Ed è anche difficile dare valutazioni a chi è sceso (si fa per dire) in campo. La copertina comunque va al danese che anche senza trecce ha portato un po di vivacità. Sic.

6 a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965) - È l'unico che dà sempre il fritto. Calamari e gamberi freschissimi. E scusate se è poco.

6 a Prostamol -  È entrato in corsa e come sempre ha dato tutto. Certo poi bisogna vedere sto tutto quanto serve. Ma viva la faccia.

6- a Pighin-Sanguin-Noslin - l'abat jour che ha sulla capoccia si è accesa a fasi alterne. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia, pagare la bolletta. 

5 e mezzo a Buondì Motta - si vabbè, tre picchi l'ha presi, ma su Bissek la paratona l'ha piazzata.  Nce famo niente, però buttala via.

5 a Patric del Grande fratello - Molti speravano che je desse na zampata al codice fiscale armeno per impedirgli di segnare il terzo gol. E invece no. Damerino.

5 a Basic Instinct - da chierichetto a sacrestano. Amen.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - manco er wi fi j'ha funzionato.

5 a Somarusic - 351 partite, capitano. Un rebus indecifrabile.Manco Bartezzaghi lo capirebbe.

5 a Dio perdona pure Dia - Un passo indietro rispetto a  Cremona. Ma un passo da gigante.

5 a Patrizia Pellegrini - Nè carne nè pesce. Nè.

5 a Rovella per chi non si accontenta - 50 minuti in più nelle gambe. Sarà pronto per il 13? Magari fallo un 13...

5 a Pedro Pedro Pedro Pè - La finale lo attende. Chiudesse in gloria e tutti felici e contenti.

5- - a Rosanna Cancellieri - Come il programma di Gigi Marzullo, inutile. 

4 a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Un fallo da dilettante o da scarparo. Nun ce se crede. Sipario. 

lunedì 4 maggio 2026

La Lazio torna a vincere. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 a Pighin-Sanguin-Noslin - La Lazio vince a Cremona e allunga il passo. Decisivi ancora una volta i cambi che hanno dato una svolta al match dopo un primo tempo di noia assoluta e tic tac a vanvera. Protagonista della vittoria l'abat jour dal volto umano autore di un gran gol che ha fatto esultare la gente laziale davanti i televisori. Con questa squadra griffata dallo scrivano fiorentino tutto è possibile. 

7 a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Dio li fa e poi li accoppia. Lui e meglio di me, io so meglio di lui. Attenti a quei due. Ric e Gian alla riscossa, Pio e Amedeo alla riscossa. Franco e Ciccio contro tutti. 

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - Senza le trecce lo stesso non sei tu, ma i gol li fai. 

7 a Dio perdona pure Dia - con l'assist come arma segreta. Manco fosse James Bond. 

7 a Maru (sic!) - 350 partite con l'Aquila sul petto. Incredibile ma vero. Finirà nella omonima rubrica della Settimana Enigmistica. Anche perchè è un rebus del calcio.

6 e mezzo a Basic Instinct - Il chierichetto che studia da monsignore ha capito tutto della vita: farsi notare durante le processioni iniziali e poi sparire in sacrestia. Ma come recita la messa cantata nessuno.

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito a razzo sul primo binario, ne ha seminati quattro e ha crossato al centro. Questo si chiede a lui e questo ha fatto ed è arrivato il gol del pareggio.

6 a Liz Taylor - È tornato al centro del set, ma come la zia è apparso fuori ruolo, dategli qualche primo piano in più, se li merita.

6 a Patric del Grande fratello - il suo l'ha fatto per 45 minuti. So' l'altri che il primo tempo hanno dormito.

6- a Rovella per chi non si accontenta - Bentornato. Punto.

6- - a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria si è risparmiato. Pensa alla coppa Italia. 

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - È come il cannone del Gianicolo, spara a salve. 

5 a Buondì Motta - Dalle stelle alle stalle. Na papera che manco Muslera e Valerio Fiori dei tempi d'oro messi insieme. Qualcuno ha detto "meglio così, le cappellate fanno crescere", sarà. Però ce perdi pure le partite. Vorrà dire che lo faremo entrare solo per i rigori. 

4 a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini è come il programma di Gigi Marzullo, inutile. Gioca per il cognome che ha, nè più nè meno di Leo Gassman che lo fanno cantare per come si chiama. E pensare che qualcuno lo vorrebbe riscattare. Roba che neanche se lo rapissero c'è chi pagherebbe il riscatto. Il nulla cosmico fatto calciatore. Sipario.

lunedì 27 aprile 2026

Lazio pari e patta. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 a Pedro Pedro Pedro Pè -  Dopo un primo tempo da noia assoluta, la partita si è trasformata nella ripresa con un botta e risposta fra Lazio e Udinese (4 gol in un quarto d'ora nel finale) al cardiopalma che ha fatto sobbalzare tutti. Un pareggio che poteva essere vittoria ma anche sconfitta che non accontenta nessuno ma che ci sta tutto. Copertina d'obbligo al meglio di Santa Fè e Trigoria che con il gol prodezza che ha messo a segno ha dimostrato che la classe non è acqua e che i campioni sono come i diamanti, per sempre.

7 e mezzo a Patrizia Pellegrini - Un gol da cannoniere vero, collo pieno e via. Incredibile ma vero, finirà nella omonima rubrica della Settimana Enigmistica.

7 a Nelson Maldini - come er sor Marchese: s'è svejato!

7 a Pighin-Sanguin-Noslin - Quando accende l'abat jour che ha sulla capoccia, so' dolori per tutti. Dovrebbe però cambiare il gestore dell'elettricità perche la luce va e viene.

7 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, ma i cross buoni li sai fa.

6 e mezzo a Patric del Grande fratello - C'era una volta un vecchio scarpone, ora ha risuolato le ciabatte e calza dei mocassini di lusso. Capitano mio capitano, nocchiero di una nave in tempesta, portaci verso lidi ameni e irraggiungibili. Solo tu puoi.

6 e mezzo a Viale dei Romagnoli,13 Ostia e Prostamol - Dio li fa e poi li accoppia. Quando la coppia non scoppia ma li accoppa. Ric e Gian, Boldi e De Sica, Ale e Franz. E a volte anche loro fanno ridere.

6+ a Lazzari alzati e cammina - Il più reattivo anche quando gli altri dormivano. Forrest Gump biancoceleste corre come se non ci fosse un domani. E meno male.

6 a Buondì Motta - Forse un paio  di gol li avrebbe potuti evitare. Il problema è che ci ha abituato troppo bene.  PS su Buondì Motta c'ho er copyright, ora lo chiamano tutti così, ma nun me paga nessuno, sic.

6 a Rosanna Cancellieri - Ha problemi sotto porta come un Riccardo Rossi qualsiasi, ma se deve difendere diventa un altro. Come Vittorio Cecchi Gori che da quando si tinge i capelli biondo cenere sembra la sora Lella.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È entrato per suonare la carica. Ha suonato il silenzio: ronf ronf. Soprattutto col gol mangiato.

5 a Basic Instinct - E pensare che vorrebbe diventare monsignore. Ma come può? È il solito fintoprete che studia chierichetto. Avoja a messe cantate.

5- a Senti che musica coi Tavares - ha sulla coscienza il secondo gol loro. Cci de Pippo.

5- a Liz Taylor - Sembrava la zia dopo l'ottavo matrimonio: una diva sul viale del tramonto. Appunto.

4 e mezzo a Dio perdona pure Dia - Nel nulla cosmico del primo tempo è stato sicuramente il nulla. Non tanto perchè non ha mai tirato in porta, il minimo sindacale per chi si professa attaccante, ma perchè le poche volte che ha avuto la palla fra i piedi l'ha persa subito, della serie trova l'intruso. Che era lui e non certo il pallone. Sipario.

sabato 18 aprile 2026

Lazio, vedi Napoli e poi vinci. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

7 e mezzo a Basic Instinct - Una grande Lazio, messa bene in campo e tatticamente perfetta, ha espugnato con merito il Maradona liquidando il Napoli con due gol. E potevano essere di più, a conferma di un dominio in lungo e in largo assoluto. Copertina al chierichetto che studia da monsignore, e non perchè sia stato il migliore, anzi, ma perchè con la sua rete ha dato la certezza ai compagni e alla gente laziale che questa era la volta buona per portare a casa i tre punti. 

7 e mezzo a Rosanna Cancellieri - Incredibile ma vero, il giocatore più criticato per le occasioni sciupate in serie, ha finalmente dimostrato di avere il fiuto del gol. Ecco,magari dovrebbe farlo più spesso, ma nel sabato del trionfo in terra campana, è fuor di luogo polemizzare ma conveniente applaudire. 

7 e mezzo a Liz Taylor - Ogni partita che intrpreta la fa da attore protagonista. Ha preso tutto dalla zia, a cominciare dal carisma. 

7 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Quando je se accende la lampadina dell'abat jour che c'ha in testa, illumina il campo come una luna piena. Grande.

7 e mezzo a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965) - Monumentale. E se continua così je fanno un Busto al Gianicolo con gli eroi della Repubblica Romana. Quella biancoceleste s'intende. 

7 a viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Si è rifatto ampiamente dopo le clamorose sviste delle puntate precedenti. L'unica nota positiva proveniente dal Lido di questi tempi di sequestri di cabine e chiusure di stabilimenti.

6 e mezzo a Massimo Di Cataldi - Dal compitino al tema per l'esame: sono diventato grande, svolgimento, do tutto per questa maglia e non mi tiro indietro. 

6 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È come Giano bifronte, ha due facce. In attacco gliela ammolla, in difesa li molla. Ma quando parte non lo ferma più nessuno. 

6+ a Prostamol - L'asso di bastoni. Mena e porta a casa i punti.

6+ a Patric del Grande fratello - da Playboy a playstation, ma sempre play.

6+ a Buondì Motta - C'ha preso gusto. E se il Buondì si vede dal mattino figurarsi nel tardo pomeriggio. Daje.

6 a TeleBashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Ha fatto suo il motto della Marina regia di Franceschiello: facite ammuina.

6 a Dio perdona pure Dia - È entrato per fare numero. Come Rossi nella giuria di Canzonissima. 

6 a Lazzari alzati e cammina - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

5- - a Benigno Zaccagnini - Galeotto fu il rigore e chi glielo ha fatto tirare con tanto di scivolata successiva a porta vuota. Sipario.

mercoledì 15 aprile 2026

Titanic, ecco il video dell'epoca

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Tutti conoscono la vicenda del Titanic resa famosa grazie all'omonimo film di James Cameron vincitore di 11 premi Oscar ed interpretato da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.

Le immagini di quel transaltantico britannico ricostruito in studio durante il viaggio inaugurale e il drammatico naufragio, sono impresse nella memoria collettiva al pari della vicenda amorosa fra i due protagonisti della pellicola e alla struggente colonna sonora.

C'è però un filmato originale dell'epoca, girato nei giorni che precedettero il varo e poi la partenza, ovvero 10 aprile 1912, che mostra veramente questa famosa nave da crociera entrata suo malgrado nella storia. 

Un video davvero raro che "racconta" il Titanic prima dell'affondamento, quando tutto sembrava bello e da vivere con entusiasmo e per questo, oltre che per far riflettere, merita di essere conservato negli annali della storia. 

E' un documento eccezionale anche se le riprese non sono perfette e, ovviamente, in linea con quelle a cui siamo abituati oggi. I primi fotogrammi mostrano la maestosa imbarcazione che si prepara a lasciare l'Ormeggio 44 di Southampton nel Regno Unito, con destinazione New York.

C'è l'imbarco dei passeggeri, la folla festante sul molo, poi le passeggiate in coperta, i marinai sulla tolda, la navigazione in mare aperto.

Sono momenti reali di vera serenità che si susseguono uno dopo l'altro, quando nulla faceva presagire il dramma che si sarebbe consumato.

E c'è persino il capitano, il barbuto Edward John Smith al suo ultimo viaggio prima del pensionamento, che rimasto al suo posto come ogni Comandante che si rispetti quando iniziò la tragedia, perì poi nel naufragio.

E' una visione che ci proietta in un'atmosfera quasi irreale, rarefatta, dove il bianco e nero sembra preannunciare la tragedia di quello che sta per accadere. 

Una situazione incredibile nella sua semplicità, che racconta per davvero quello che accadeva sul Titanic. E' insomma un video che fa viaggiare l'immaginazione e regala emozioni.     

Ed è comunque un documento che resterà per sempre, al contrario del relitto affondato nell'Oceano che sta scomparendo e molto presto non esisterà più. Nè per il momento è visibile.

La escursione subacquea che per la "modica" cifra di 125 mila dollari a persona che dava la possibilità di un incontro ravvicinato col relitto, dopo la drammatica vicenda del sottomarino Titan imploso nel 2023 è stata sospesa.

lunedì 13 aprile 2026

La Lazio affonda. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

6 a Ratkiller - Una Lazio spenta, senza un minimo di orgoglio e fiducia dei propri, scarsi, mezzi ha perso con una Fiorentina più debole e messa peggio di lei. Ci hanno fatti viola senza colpo ferire, al di là del rigore non dato, perché tranne negli ultimi minuti, non c'è stata mai una manovra di gioco degna di questo nome. Copertina d'obbligo nella disfatta al lungaccione serbo che lo Scrivano fiorentino non vede ma che ha buttato dentro e che ha spiccato il volo per un gran colpo di testa. Come dire, non sarò sto fenomeno ma almeno tiro. 

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Entra e trova il rigore, ma l'arbitro non lo vede. Sic.

6- a Buondì Motta - Incolpevole sul gol. Ma poi si è addormentato perchè i fiorentini non hanno più tirato.

5 e mezzo a Liz Taylor - Si è adattato all'andazzo generale. Finiti i tempi di Hollywood sul Tevere dell'epoca di sua zia.

5 e mezzo Viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Franco e Ciccio. Ale e Franz, Cochi e Renato, Pio e Amedeo. Dio li fa e poi lo accoppia. Attenti a quei due. Difendono se stessi dal naufragio ma alla fine dei giochi si perde lo stesso.

5 a Pedro Pedro Pedro Pè - Si è involuto. Ma c'ha pure na certa ed è comprensibile. gli incomprensibili sono gli altri.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Amen.

5 a Patric del Grande fratello - da Playboy a playstation passando per play. 

5- a Rosanna Cancellieri - Tutto fumo e niente arrosto. Avete presente Massimo Giletti?

5- a Dio perdona pure Dia - Inutile. Come il programma di Gigi Marzullo.

5- a Benigno Zaccagnini - È partito in quarta (gran tiro al 3minuto) è finito in folle come un Vittorio Sgarbi qualsiasi.

5- a Basic Instinct - Finito da tempo il magic moment è rimasto solo il moment da prendere a dosi massiccie per farsi passare il mal di resta vedendolo giocare.

5- a senti che musica coi Tavares - Non è mai partito. La freccia biancazzurra è rimasta alla stazione. Ma sul binario morto.

5- - a Lazzari alzati e cammina - Non è certo il responsabile della sconfitta, mà e anche vero che il gassista che di testa l'ha buttato dentro, lo ha sovrastato che è na bellezza. Come Cecchetto a Riccardo Rossi a Canzonissima. Lo sconforto comunque è totale sperando che questo calmpionato finisca il più presto possibile. Non se ne può più. Sipario. 

sabato 4 aprile 2026

Lazio nell'uovo c'è Noslin. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

6 e mezzo a Pighin-Sanguin-Noslin - Partite brutte se ne sono viste, ma questa col Parma è stata a lungo inguardabile. Con un primo tempo letteralmente regalato agli avversari nonostante non fossero st'ira di Dio. I Sarri boys sembravano spenti, abulici, senza un minimo di animus pugnandi. Solo quando nel finale lo Scrivano fiorentino ha cambiato le carte in tavola si è visto qualcosina di buono. Il minimo sindacale per permettere all'Abat jour dal volto umano di indovinare un tiro deviato nella porta di Suzuki. E far tirare un sospiro di sollievo alla gente laziale che non voleva passare una Pasqua amara.

6+ a Buondì Motta - Ha evitato il raddoppio sulla bomba di Valeri.

6 a Prostamol - È rimasto coinvolto anche lui nel naufragio menefreghista generale. Sembrava che remasse contro l'andazzo, povero.

6 a Lazzari alzati e cammina - un pò di vivacità l'ha portata quando è entrato in campo. Ma era il minimo co sti zoombi.

6- a Massimo Di Cataldi - rientrato dopo tanto tempo ha faticato a carburare, ma il fatto e che da solo non può fare miracoli. Dal manuale di Suor Germana, quando avete bisogno di aiuto, pregate Padre Pio. Hai visto mai...

6- a Liz Taylor - a forza di dirgli che è bravo lo hanno intimorito. Cioè sembrava avesse paura di se stesso. Come Vittorio Sgarbi quando lo hanno intervistato dopo la malattia, Poi si è svegliato.

5+ a Pedro Pedro Pedro Pè - No comment per rispetto al campuone che è stato.

5 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Di solito parte in quarta e poi finisce in folle. Stavolta ha abbreviato i tempi ed è finito in folle subito. Come Teo Mammucari da Zia Mara.

5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra con destinazione Parma non è mai partita. Èrimasto sul binario morto.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Il segnale non è ha finzionato e non si è visto nessun programma. 

5- a Rosanna Cancellieri e Dio perdona pure Dia - Come Ale e Franz, non fanno ridere. Solo piangere.

5- a Somarusic - Nè carne nè pesce. Nè.

5- - a Di padre in figlio nonno compreso - Lo abbiamo detto, se si chiamasse di cognome Mal potrebbe andare a cantare col papà di Furia al Festivalbar e non giocare a pallone. Ma Nelson Maldini sfrutta il cognome originale e te lo ritrovi a guidare l'attacco senza che faccia un tiro in porta. Boh.

5- - a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Non è tanto perchè il gol cel'ha sulla coscienza (fermo sul colpo di testa del parmigiano e letteralmente scansatosi quando Del Prato ha tirato e segnato) quanto che è da tempo che perde colpi come Diaco con lo share. Forse ha la testa in Arabia, forse è arrivato, chissà chi lo sa avrebbe detto il Febo Conti della Tv dei Ragazzi di una volta. Certo è che così non è piu una certezza ma un'incognita come la Mussolini al Grande Fratello Vip. Sipario.

mercoledì 25 marzo 2026

Auguri Mina, sei grande grande grande

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Unica. Come si può definire la più grande cantante italiana di sempre se non unica? Mina è unica perché è Mina, la più brava, la più carismatica, la più popolare di tutte anche se sono anni che non si vede più in giro. Unica per la voce strepitosa che ha, capace di far suonare le parole e far parlare le note, una voce inconfondibile per timbro ed estensione che dal fa basso arriva sino al do sovracuto del pentagramma, che è quello del soprano.

Unica per la capacità di dominare la scena senza bisogno di tanti fronzoli o scenografie galattiche e per il coraggio di essersi ritirata dalla ribalta nel pieno del successo (l’ultima esibizione alla “Bussola” di Viareggio nel ’78) rinunciando ad una carriera internazionale e ad una marea di soldi.

Unica per i brani che ha cantato e che sono entrati nella storia della nostra musica. E anche oggi che compie 86 anni, rimane unica per la sua decisione di vivere questa ricorrenza coi suoi affetti più cari, nel buon retiro di Lugano, senza concessioni di sorta al circo mediatico che si mobilita per questi eventi.

Del resto lei ha già dato al gossip con le migliaia di servizi e copertine dei periodici specializzati (solo “Sorrisi e Canzoni” gliene ha dedicate 91) e non che hanno accompagnato ogni suo passo dagli esordi e scandagliato la sua vita privata (dalla storia con Corrado Pani, attore sposato, che le costò l’ostracismo Rai alle foto rubate durante lo shopping con l’attuale marito il chirurgo Quaini), vivendo così sulla sua pelle il lato negativo del divismo.


Ma Mina ha sempre avuto le spalle larghe ed è riuscita negli anni ad imporsi e farsi apprezzare per le sue qualità, continuando a vivere sotto i riflettori la sua vita senza falsi moralismi come donna, artista ma anche madre premurosa. Una condizione particolare a cui si è aggiunto il ruolo di manager di sé stessa che si è ritagliata nel tempo con l’ausilio del figlio Massimiliano e che la vede impegnata nell’ascoltare gli oltre 3mila provini di autori che riceve ogni anno per trovare il pezzo giusto da incidere.

Da urlatrice con Celentano, Joe Sentieri e Tony Dallara a signora della canzone in solitaria. Una carriera straordinaria che l’ha vista protagonista assoluta dei sabato sera della Tv (Studio Uno, Canzonissima, Senza rete, Teatro 10, Milleluci) con duetti e sketch coi nomi più importanti dello spettacolo come quello entrato nella storia con Lucio Battisti e a lungo dominatrice della Hit parade.

Un’icona della femminilità con quel suo look tipico nel trucco e nell’abbigliamento (la prima ad esibirsi negli spettacoli televisivi in miniabiti), che dava ulteriore risalto ad un fisico statuario che faceva sognare a colori anche se la televisione era in bianco e nero.

Cremonese doc (“la tigre di Cremona” secondo la famosa definizione di Natalia Aspesi), nata per caso a Busto Arsizio e registrata come Mina Anna Maria Mazzini, ha cominciato per caso. Mentre era in vacanza a Forte dei Marmi con la famiglia nell’estate del ‘58, fu invitata dagli amici a salire sul palco della “Bussola” di Focette dove in quel periodo si esibiva l’orchestra di Don Marino Barreto jr. Applausi e incoraggiamenti. 

A quella prima volta, segue il debutto ufficiale nelle balere della zona dove si fa conoscere per la sua grinta col nome d’arte Baby Gate, prima di scegliere definitivamente il nome Mina con cui all’inizio del 1960, scala subito le classifiche con la scanzonata e travolgente “Tintarella di Luna”.

E’ l’inizio di un successo che non si è più interrotto (150milioni di dischi venduti nel mondo), con decine e decine di canzoni fra le migliaia che ha inciso, che hanno fatto epoca e che fanno parte della memoria collettiva del paese, brani come “Le mille bolle blu”, “Il cielo in una stanza”, “E’ l’uomo per me”, “Un anno d’amore”.

Ancora “Città vuota”, “Se telefonando”,”Vorrei che fosse amore”, “Sono come tu mi vuoi”, “Non credere”, “Insieme”, “Amor mio”,”Parole, parole, parole” “Grande, grande, grande”, “L’importante è finire”, “Volami nel cuore”, “Brivido felino”.

Canzoni fra le più amate di un repertorio sterminato in cui sono entrati anche pezzi lanciati da altri artisti ma che rischiavano di cadere nel dimenticatoio o di non raccogliere il giusto riconoscimento, se lei non le avesse riprese. 

E il caso per esempio di “E se domani” passata inosservata in un Sanremo nella duplice esecuzione di Gene Pitney e Fausto Cigliano e con lei diventata un punto fermo della musica italiana o “Breve amore” colonna sonora di “Fumo di Londra” di Alberto Sordi che riproposta con la sua voce, ha oscurato l’originaria interprete Julie Rogers.

Perché la sua voce è unica come dicevamo, l’ha fatta diventare a ragione un mito e a 85 anni ha mantenuto lo smalto di una volta come gli album che sforna puntualmente ogni anno confermano. Sì perché la Tigre alla bella età che ha raggiunto, continua a ruggire facendo il suo mestiere con passione e piacere

Si tiene infatti aggiornata sulle novità del panorama musicale, senza perdere l’occasione di collaborare con artisti più giovani per togliersi qualche sfizio, come dimostra il duetto con Blanco in uscita prossimamente e di cui tutti parlano.

Ecco perché Mina è unica, è sempre lei, la più brava di tutte. Perché è Mina, sempre Mina, fortissimamente Mina. Auguri Minissima!


martedì 24 marzo 2026

Addio Gino Paoli

 di FRANCESCO TRONCARELLI

"Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari", con questa breve nota, la famiglia Paoli ha annunciato la scomparsa del proprio congiunto, chiedendo al contempo la massima riservtezza.

L'artista è morto nella sua casa genovese dopo un breve ricovero in una clinica privata, aveva 91 essendo nato a Monfalcone il 23 settembre 1934. La notizia della sua morte è stata subito rilanciata da tutti i media ed è rimbalzata immediatamente sui social. E non poteva essere diversamente perchè l'artista è stato un maestro della canzone d'autore italiana.

Gino Paoli infatti è stato un artista chiave della nostra scena musicale, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all'evoluzione della canzone, sia come melodia che come testi.

Introverso, individualista, dal carattere spigoloso, ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore come poi si sarebbe conosciuta negli anni Setanta inventando di fatto una figura artistica. Ha scritto e interpretato oltre 200  canzoni alcune delle quali, sono fra le più belle e conociute del nostro pop.

"Senza fine", "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale", "Che cosa c'è", "La gatta", "Una lunga storia d'amore", titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.

Nato a Monfalcone, sin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il percorso che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti anticonformisti degli anni Cinquanta, ovvero studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, che ai libri preferiva una vita boheme fatta di pochi soldi e notti infinite.

Da trascorrere ovviamente con gli amici, i vari Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, come dire i fondatori della cosidetta "Scuola Genovese" che, nutrendosi delle canzoni dei grandi di Francia ossia Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d'autore italiana.

È proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l'industria discografica ma anche con  Giorgio Gaber e Mina che incide il suo "Il cielo in una stanza", ottenendo un grande successo.

Un successo bissato da un altro brano, "Senza fine", interpretata da Ornella Vanoni, che all'epoca era ancora "la cantante della mala" e che vivrà con lui una lunga relazione. Il brano ha fatto il giro del mondo ed ha segnato l'inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Gino e Ornella fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso.

Negli anni '60, quando l'Italia andava a 45 giri, venne pubblicato un brano simbolo di quella stagione irripetibile del costume, il suo "Sapore di sale", arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri da brividi. 

Uomo tormentato, già sposato, vive in quel periodo una storia d'amore travolgente con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale nacque Amanda. Poi l'11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi. Il tentativo di suicidio sparandosi all'altezza del cuore. Con il proiettile però che non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto.

Nella seconda metà dei "favolosi Sessanta" con il boom di canzoni allegre e spensierate in linea con la voglia di vivere di un Paese proiettato verso il futuro, inizia un lungo periodo di crisi umana e professionale segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. 

Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni Ottanta quando prima incide un album tributo al suo amico Piero Ciampi, "Ha tutte le carte in regola" e poi nell'85, riconquista le classifiche con "Una lunga storia d'amore". Un brano bellissimo, avvolgente, emoziante. Alla Paoli.

L'anno dopo è la volta di "Ti lascio una canzone", altra hit indimenticabile e dal sapore antico, poi negli anni Novanta tutti cantano la sua "Quattro amici al bar". Nel corso della sua carriera Paoli ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat e Charles Aznavour e ha avuto anche un'intensa attività come autore, firmando tra le tante "Come il sole all'improvviso" per Zucchero.

Nel 1987 venne eletto deputato nelle file del PCI, esperienza che non lo soddisferà e che non ebbe particolari momenti politici da ricordare. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato insieme ad alcuni dei migliori jazzisti italiani.

In particolare con il bravissimo Danilo Rea, pianista di livello mondiale, ha portato avanti tournèe dal sold out assicurato. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche e alla mondanità, Gino Paoli resta uno dei personaggi più importanti e prestigiosi della Canzone italiana.

E' stato un gigante della Musica leggera che ha elevato a livelli altissimi con la sua produzione e un autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese e che lo hanno reso immortale. 

Con un grande mazzo di rose rosse aveva salutato solo quattro mesi fa la sua musa Ornella Vanoni, ora l'ha raggiunta. Per sempre.



domenica 22 marzo 2026

La Lazio vola! Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Liz Taylor - Non c'è due senza tre. La Lazio dopo il Sassuolo e il Milan batte anche il Bologna. 9 punti in tre partite, una cosa impensabile fino a poco tempo fa, ma tant è. È stata una partita a lungo giocata a centrocampo, tattica e a tratti noiosa, poi i Sarri boys hanno preso le misure e sono usciti fuori alla grande. Due gol, uno di destro e uno di sinistro, firmati dal giocatore piu in forma e che pur essendo arrivato per ultimo è riuscito a calarsi nella parte con autorità e classe. L'olandese volante fa volare la Lazio. Bravo bravo bravo.

7 e mezzo a Motta la tradizione del panettone - Tre partite e già un Lato b notevole (incrocio dei pali con lui scavalcato) e un rigore parato magnificamente: Buondì Motta! 

7 a Patric del Grande fratello - lo Scrivano fiorentino lo ha trasformato in play. Era un playboy è diventato una playstation in mezzo al campo.

6 e mezzo a Dio perdona  pure Dia - un assist al bacio per il raddoppio. E vai, avesse trovato la sua strada. 

6 e mezzo a viale dei Romagnoli, 13 Ostia e Prostamol - Dove non arriva uno c'è l'altro. Quando balla uno balla anche l'altro. Insieme una certezza quando dice bene. Speriamo sempre.

6+ a Somarusic - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6 a Pedro Pedro Pedro Pè - il  meglio di Santa Fè e Trigoria fa 200 presenze con l'Aquila sul petto. E questo è comunque un record da evidenziare e applaudire a prescindere dalla prestazione. È un campione che all'Aquila ha dato tanto. E darà il suo apporto sino all'ultima giornata.

6 a Pighin-Sanguin-Noslin - Come porta fortuna funziona assai. Per il resto bisogna aspettare che si accenda la lampadina della abat jour che c ha sulla capoccia.

5 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Come dire, nun te po' di sempre bene. Vedi Fedez che a Sanremo ha fatto il botto.

5 a di padre in figlio nonno compreso - Nelson Maldini è come Leo Gassman, gioca per il cognome che porta. Come Gassman, che se se chiamava Leo Gas manco alla Sagra del carciofo de Ladispoli cantava. Amen.

5 a Rosanna Cancellieri - Come disse Cristian De Sica in Vacanze di natale, lasciam perdere.

5 a senti che musica coi Tavares - La freccia biancazzurra non è mai partita ma è rimasta sul binario morto. Specialmente quando c'era da difendersi.

5- a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - Un assist harakiri a Fidel Castro che ha provocato il rigore. Un errore che manco Martufello avrebbe fatto. Roba da Bagaglino insomma. Se lo riaprono ha un futuro come comico. Sipario.



venerdì 20 marzo 2026

Ursula Andress, 90 anni di un'icona

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ursula Andress compie 90 anni, incredibile ma vero. Una notizia nella notizia. Sì, perché nell’immaginario collettivo l’attrice svizzera è sempre la giovane e aitante Bond girl degli esordi, quella apparsa al pubblico nel primo film della saga di James Bond “Licenza d’uccidere” (“Dr No”) nel 62. 

La diva che ha fatto impazzire colleghi e che ha recitato con tutti i grandi nomi del cinema infatti, per tutti è sempre la bionda esplosiva che usciva come Venere da un’onda. Come se il tempo si fosse fermato.

Ecco perché sorprende che la Andress abbia spento tutte queste candeline. Lo stupore è lo stesso di quello di Sean Connery-007 quando la vede uscire dall’acqua in bikini, maschera da sub in testa, coltello appeso alla cintola e due grandi conchiglie in mano in quella mitica scena che la svelò al mondo e che ha fatto epoca. 

Ursula con James Bond Connery
Ma ovviamente gli anni per festeggiare questa ricorrenza ci sono tutti avendo vissuto un'esistenza piena di avvenimenti, incontri e momenti irripetibili. Spericolata, sempre di corsa fra un set le foto dei suoi amori sbattuti in copertina, Ursula è stata un modello istantaneo di bellezza da subito. 

E anche il simbolo di una rivoluzione culturale e di costumi che nei primi anni Sessanta si affacciava timidamente al mondo. Una delle prime attrici orgogliose di esprimere tutta la sua sensualità. Insieme a una libertà che nel corso degli anni ha sempre sfidato le convenzioni.

E il destino quasi tutto già scritto di una vita che sembrava destinata a tutt’altro rispetto alla gloria del cinema. Nata in un paesino del Cantone di Berna, Ostermundigen, Ursula abbandonò minorenne la Svizzera per seguire l’attore francese Daniel Gélin di cui si era innamorata e iniziando come fotomodella a Parigi.

Il debutto di Ursula in Un americano a Roma

Per muovere i primi passi nel cinema però dovrà venire a Roma, a Cinecittà, dove sarà il regista Steno, il papà dei fratelli Vanzina, a darle una prima particina nel film cult di Alberto Sordi “Un americano a Roma”. 

Lei è l’attrice svedese Astrid Sjostrom neo mamma che viene intervista da Galeazzo Benti, col marito regista (parodia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini) nella cui casa entrerà Albertone-Nando Moriconi nudo.


Subito dopo, Steno la rivuole ne «Le avventure di Casanova», dove è una delle donne conquistate dal seduttore veneziano. Seguono altre apparizioni in pellicole di basso costo e successo popolare dove la bionda ex modella impara i rudimenti del mestiere, fino poi al trasferimento ad Hollywood dove la sua popolarità esplode per un flirt col “nome” del momento James Dean. 

Ursula e James Dean

Poi il colpo di scena, incontra e sposa John Derek, considerato uno dei divi più belli di Hollywood. Entra così ufficialmente nel giro che conta dove la nota Terence Young, il regista della trasposizione dei romanzi di Jan Fleming, che la vuole nel ruolo di Honey Rider, la prima Bond girl della saga. 

E’ la svolta, per quel ruolo vincerà il Golden Globe nel 1964 come migliore attrice debuttante e comincerà la sua ascesa fulminea a star internazionale.

Eccola così a fianco di Elvis Presley ne «L’idolo di Acapulco» (1963), Frank Sinatra e Dean Martin in «I 4 del Texas» (1963), Jean-Paul Belmondo in «L’uomo di Hong Kong» (1965), Peter Sellers, Peter O’Toole e Woody Allen in «Ciao Pussycat» (1965), Mastroianni in “La decima vittima” di Elio Petri.

Con Elvis, l'idolo di Acapulco

Ancora è con George Peppard e James Mason in «La caduta delle aquile» (1966), Orson Welles in «La stella del Sud» (1969), Charles Bronson, Toshirô Mifune e Alain Delon nel western «Sole rosso» (1971) e di nuovo in Italia per produzioni minori ma di cassetta come «Safari Express» di Duccio Tessari con Giuliano Gemma o “Letti selvaggi” di Luigi Zampa.

E poi la tv, tanta, da “Falcon crest” a “Love boat”, da “Pietro il grande” a “Fantaghirò”, in un’alternanza di ruoli e camei che contribuiscono a mantenere viva la sua popolarità presso il grande pubblico generalista.

Quel pubblico che comunque aveva continuato a seguirla sulla stampa specializzata nelle cronache rosa e gossip, per le sue love story con personaggi come Jean Paul Belmondo, Fabio Testi e Harry Hamlin conosciuto sul set di “Scontro di Titani” dell’81 da cui ha avuto l’unico figlio Dimitri.

Jean Paul Belmondo uno dei suoi amori

«Non erano in tante a non fare le gattine al cinema, per questa la mia aggressività è piaciuta», ha dichiarato la Andress in una recente intervista dal suo buen retiro svizzero dopo aver vissuto in tutte le capitali del mondo. 

«Sono la più apprezzata delle Bond Girl ma solo perché sono stata l’unica veramente sportiva. La mia bellezza è un’eredità di famiglia, lo sport invece l’ho sempre praticato e poi quel personaggio ha avuto successo perché mostrava un lato nuovo della donna, quella determinata, autonoma, atletica e senza paura di confrontarsi con il maschio».

E in effetti la sua Honey Rider è stata un’anticipatrice del cambiamento del costume che stava per avvenire. 

La sua irruenta bellezza e fisicità che ne fece un sex symbol, era una sorta di audace contrasto per il bon ton in auge in quei primi anni 60 ancora lontani dalla Swinging London e dalla rivoluzione culturale della minigonna che nasce ufficialmente dopo.

Ecco perché Ursula Andress anche a 90 anni e nonostante una carriera comunque ricca di film e vicende da ricordare è rimasta sempre “quella” che tutti hanno amato e apprezzato al suo debutto. Quella ragazza bionda con i capelli e il corpo bagnati che usciva dalle acque della Giamaica con indosso un bikini bianco da urlo.

Quel costume che quarant’ani dopo è stato venduto all’asta per 58mila euro. La prima Bond girl, bella e brava nonostante il passare del tempo e la vendita di quel bikini entrato nella storia del cinema. Auguri Ursula.

Peppino di Capri e di Ischia

 di FRANCESCO TRONCARELLI Spiaggia di Poseidon, vigilia di ferragosto 1975, la quiete sonnacchiosa della controra che avvolge i bagnanti e i...