venerdì 9 gennaio 2026

Addio Ricky Shayne

di FRANCESCO TRONCARELLI

Se n'è andato in silenzio, chiedendo ai familiari di non farlo sapere. Era malalto e per lui lasciare questa vita che aveva vissuto a cento all'ora significava una sconfitta, anche se aveva ormai 80 anni. La realtà è che Ricky Shayne, il Leone del beat, pur con i capelli bianchi e qualche ruga e chilo di troppo a invecchiare un volto da bel tenebroso e un fisico ateltico, era rimasto giovane dentro anche da grande.

Se mi cercano dite che sono in Canada, le sue disposizioni, e così è andata, fino a che è stato possibile raccontare questa innocente ma significativa bugia di un sogno proibito, poi la notizia che era scomparso alla fine è uscita destando ovviamente clamore, anche perchè è stata diffusa un anno dopo la morte che era avvenuta dopo una breve ma inesorabile malattia a novembre del 2024. 

Ma la notizia è uscita solo in Germania, dove era una popstar, mentre in Italia dove peraltro aveva iniziato la carriera diventando popolarissimo tra Cantagiri e Musicarelli vari è stata ignorata. Non l'ha data nessuno. 

Ma si sa che il nostro è uno strano paese che dimentica in fretta artisti e personaggi che hanno lasciato il segno nello spettacolo rendendo le stagioni della vita di ognuno più lievi e dove chi fa il mestiere di cronista non ha le basi per farlo nè si applica preferendo il copia e incolla dettato dagli uffici stampa. 


la notizia data dal quotidiano tedesco BILD 

Eppure Ricky Shayne è stato un’icona della gioventù ribelle degli anni Sessanta che infiammava gli animi dei ragazzi e colpiva i cuori delle ragazze. Nell'immaginario collettivo era “Uno dei Mods”, come da omonima canzone incisa in quel laboratorio di idee e musica che era la RCA di quegli anni in cui l'Italia andava a 45 giri, mentre i capelli iniziavano a crescere, le gonne ad accorciarsi e i primi fermenti di contestazione cominciavano a diffondersi.

Sguardo assassino, criniera col ciuffo, giubbotto di pelle, jeans e voce intonata e potente, fece subito colpo. Era il ribelle della porta accanto che tutti avrebbero voluto avere come amico per sentirsi importanti, il James Dean dei capelloni che stazionavano sulla scalinata di piazza di Spagna, un archetipo fra i più unici e singolari di quella gioventù che sognava ad occhi aperti l’Inghilterra e il nuovo che stava avanzando.

E poi c’era il fascino del mistero che lo avvolgeva e alimentava la curiosità dei fan. Chi sosteneva fosse un italiano, pugliese per la precisione, che giocava a fare lo straniero, chi che arrivasse dalla Francia, chi più informato dal Libano, in realtà George Albert Tabett, questo il vero nome, era nato al Cairo nel 44 da padre libanese (manager in una società petrolifera) e madre egiziana (pittrice), cresciuto nella “Svizzera del medio Oriente” fino ai 15 anni, poi a Parigi per studiare, per approdare infine da noi nel ’65. 

“Uno dei Mods”, il brano che lo fece esplodere nel panorama musicale, si riferiva a un episodio molto enfatizzato dai media, una vera e propria “battaglia” tra Mods e Rockers nei dintorni di Londra (sulla spiaggia di Clacton nell’Essex, il 29 marzo 1964), con numerosi contusi e feriti al termine dei tafferugli a colpi di catene e bastoni.

La cosa strana che all’epoca dell’uscita del disco in pochi rilevarono, è che Migliacci e Meccia gli autori insieme a Mantovani del pezzo o perché avevano informazioni scarse (le notizie non viaggiavano in tempo reale come oggi) o per scelta, falsarono la realtà dei fatti, ambientando la vicenda a Liverpool patria dei Beatles, e soprattutto invertendo nella canzone i ruoli delle due bande giovanili inglesi. Erano infatti i Rockers ad adottare un look di ispirazione USA, evoluzione di quello dei Teddy Boys degli anni ’50.

E quindi giubbotti di pelle nera, blue jeans stretti e accessori vari da duro, mentre i Mods (da Modernism, termine usato per definire il jazz più attuale) invece, adottavano uno stile dandy e raffinato fatto da soprabiti eleganti, impermeabili parka, giacche attillate e cravatte. I Mods poi giravano in Lambretta o Vespa e ascoltavano musica ska e soul. Lo stile per intenderci del protagonista di Quadrophenia, l’opera rock (di quasi 10 anni dopo, 1973) degli Who.

Ricky in copertina, Ringo Starr e Polnareff di spalla

Ma tant’è al pubblico di bocca buona quel brano cantato da Shayne piacque tantissimo, la sua presenza scenica sottolineata dal ritmo vivace del brano col rullare dei tamburi e i rumori in sottofondo di piatti della batteria che evocavano il rumore degli scontri, fu una trovata geniale che decretò il boom del disco e di lui stesso.

Quell’estate di fuoco del 65 insomma lanciò il Leone del beat fra i nomi più in voga, i vari Jimmy Fontana con "Il Mondo" e Petula Clark con "Ciao Ciao", portandolo al successo ovunque si esibisse. E così il Festivalbar, la grande amicizia con Bobby Solo e Dino, la love story con Grazia Maria Spina, le avventure a ripetizione con le groupies che lo aspettavano al varco, lo schianto su un albero con la sua fiammante Maserati, i nuovi successi con “Vi saluto amici Mods”, “Number One”, “Come Moby Dick”, fino al trasferimento all’estero in cerca di nuovo stimoli. 

Ai primi posti in Germania con la versione tedesca di “A chi” di Fausto Leali e “Mamy Blue” di Dalida, guest star nella serie "Derrik" col mitico Horst Tappert e una fiction tv sulla sua vita coi figli Tarek e Imran che sono spiccicati a lui da ragazzo, con tanto di filmati del Cantagiro con un travolgente Mario Carotenuto che lo presenta al pubblico in visibilio. 

Con l’Italia sempre più lontana sino alla rentrèe a "Una rotonda sul mare" di Red Ronnie che dette il via negli anni Novanta al revival dei migliori anni musicali e un'incursione a Torino Beat nel 2016 per una rimpatriata con concerto dei Camaleonti, Dik Dik, Ribelli, Alberto Radius e Gian Pieretti.

È morto a Berlino, ultimo buen retiro di una vita che lo ha visto passare dalle stelle di hit parade alle stalle di una pensione da 151 euro, circostanza che non gli pesava più di tanto, bastava un'esibizione qua, un'ospitata là e i conti tornavano a quadrare. Ma non bastavano mai per andare in Canada come avrebbe voluto. Ti saluto amico Mod. 





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