8 a Rosanna Cancellieri - A volte l'emergenza non è deleteria nè è sinonimo di sventura in arrivo. La netta vittoria a Marassi contro i rossoblu ne è la conferma. Formazione rivoluzionata, modulo cambiato, squadra all'attacco (alla Baroni) e palla in rete. Tre volte. Genova è per noi la partita della svolta, della vittoria ritrovata e del morale alle stelle. Sintomatico che ad aprire le danze sia stato il più criticato della rosa, il calciatore che sino ad ora aveva deluso. Una bella sorpresa, e la conferma al tempo stesso di quello che Gerry Scotti dice nel suo programma che sta stracciando i Pacchi di De Martino: la ruota della fortuna prima o poi gira!
8 a Castellano e Pipolo - Bravo nel palleggio, bravo nei passaggi, bravo nel buttarla dentro.
7 e mezzo a Dio vede e Provedel - Tre parate sul finale del primo tempo letteralmente decisive. Grandissimo, è tornato in auge. Come Barbara D'Urso a Ballando con le stelle.
7+ a Benigno Zaccagnini - L'arciere ha scagliato la sua freccia e ha fatto centro. Finalmente. E ho detto tutto.
6 e mezzo a Patrizia Pellegrini - Sicuramente non ha i piedi educati, sembra che ci mangi a tavola, ma la grinta, la voglia di provarci ed esserci che dimostra superano qualsiasi galateo. Daje.
6 e mezzo a Massimo Di Cataldi - 250 partite con l'Aquila sul petto. Non è il momento quindi di fare polemiche. Solo applausi.
6 e mezzo a Viale dei Romagnoli,13 Ostia - Galeotto fu il braccio che stava per cambiare le carte in tavola. Ma era un abbaglio dell'arbitro, manco avesse avuto un faro in faccia. Comunque bravo, un mastino.
6+ a Basic Instinct - Da Formello con furore. Vabè, furore è una parola grossa per un finto prete come lui, ma per essere uno che non giocava dai tempi di Piola, troppo ha trottato. Tornerà ancora utile? Chissà chi lo sa avrebbe risposto Febo Conti della Tv dei ragazzi di una volta. Ai posteri.
6 a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana. Cantagiro 1965) - Spazza via, bastona se ce n'è il bisogno, ma spesso la sua irruenza crea casini. Come Cirilli da Carlo Conti. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia: flebo di camomilla per smorzare i bollenti spiriti.
6 a Dio perdona pure Dia -Ancora tu? ma non dovevamo vederci più dopo quell'errore clamoroso nel derby? Doveva essere esiliato a Scurcola marsicana, lo ritroviamo abile e arruolato per l'emergenza. Ha fatto numero.
6 a Somarusic - Nun ce se crede: una volta che aveva ingranato la terza per l'allungo al Taty, si è fatto male e pure da solo. L'emozione insomma gli ha tirato un brutto scherzo. Anche i veterani possono avere il momento no per colpa propria. Chiedere a Mammucari conferma dopo le toppate a Domenica in
5 a Hysaj che i papaveri - È il quarto mistero di Fatima, nessuno sa perchè giochi a pallone, neanche lui. Gli anni passano, non riescono a toglierselo di torno, e ce lo ritroviamo spesso e volentieri fra le palle che vanno e vengono dalle parti occupate da lui. Dateci tregua. Levatelo dai piedi. Ce so riusciti con Loretta Goggi a Tale e quale non c'è se po riuscì a Formello? Chapeau. Sipario.
Quella bellezza mediterranea che ti conquistava, quel fascino irresistibile che la distingueva dalle altre, quello sguardo che ti entrava dentro e che dava alle sue interpretazioni una intensità particolare, se n'è andata Claudia Cardinale, una delle ultime grandi attrici dello Star system internazionale, conosciuta e applaudita ovunque, una stella che brillava di luce propria e illuminava lo schermo.
Ad annunciare la sua scomparsa a Nemours, vicino a Parigi, dove viveva,
circondata dall'affetto dei figli, il suo agente, aveva 87 anni ed era
malata da tempo.
Durante la sua lunga carriera, iniziata a metà degli anni Cinquanta, ha recitato in una vasta gamma di generi cinematografici. Dalla commedia all'italiana agli Spaghetti western, dai film drammatici a quelli storici sino a quelli di stampo hollywoodiano, lavorando anche nella musica, in teatro e in televisione. Ha partecipato a più di 150 film, alcuni dei quali considerati delle pietre miliari del cinema d'autore.
Nata a Tunisi il 15 aprile 1938 da una famiglia di origini siciiane, è stata una delle attrici più celebri del cinema italiano e una delle ultime dive del secondo Novecento. Ha vinto tre David di Donatello e tre Nastri d'argento, oltre al Leone d'oro alla carriera conferitole alla Mostra del cinema di Venezia nel 1993 e il David, anch'esso alla carriera, del 1997.
Tra i suoi film più celebri, accanto al protagonista Marcello Mastroianni, “Il bell'Antonio” di Mauro Bolognini e "8½" di Federico Fellini, "La ragazza con la valigia " di Zurlini, "I soliti ignoti" di Mario Monicelli, “La ragazza di Bube”di Luigi Comencini, "Vaghe stelle dell'Orsa" di Visconti, "C'era una vota il west" di Srguio Leone,“La pelle ” di Liliana Cavani.
Ancora "Bello onesto emigrato Australia" di di Luigi Zampa con Alberto Sordi, "Nell'anno del Signore" di Luigi Magni, "Il giorno della civetta" di Damiano Damiani. E' stata anche Paolina Bonaparte in “Austerlitz”, e Claretta Petacci in “Claretta” di Pasquale Squitieri, il regista napoletano al quale è stata a lungo legata..
Al di fuori dei confini nazionali, ha dato volto e anima a ruoli intensi sotto la direzione di maestri come Abel Gance, Blake Edwards, Werner Herzog e Manuel de Oliveira. Oltreoceano ha raggiunto un grande successo di pubblico ricevendo numerosi consensi da parte della critica, affiancando alcuni degli attori internazionali più acclamati, nomi come John Wayne, Sean Connery, William Holden, Henry Fonda, Eli Wallach, Orson Welles, Peter Finch, Anthony Quinn, Jack Palance, David Niven, Laurence Olivier.
Il 1963 fu un autentico spartiacque nella sua carriera e nella storia del cinema italiano. In un arco di tempo incredibilmente breve, l'attrice lavorò contemporaneamente con Luchino Visconti e Federico Fellini. Due maestri, ma anche due mondi opposti.
Nel "Gattopardo" di Visconti, tratto dal capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Cardinale vestì i panni di Angelica Sedara, ruolo che lei stessa definì "il più bel regalo della mia vita d'attrice". Con lei Alain Delon nel ruolo di Tancredi e il grande Burt Lancaster. Un set dove l'ordine regnava sovrano e anche le candele della sala della scena del valzer erano vere e accese ad ogni ripresa.
All'opposto, nel vortice creativo di "8½", Claudia fu trascinata da un Federico Fellini che amava il caos quanto Visconti amava l'ordine. Nell'apparente disordine però, tutto era sotto il controllo del regista riminese. Fellini fu il primo a volerla non doppiata, intuendo la forza unica della sua voce così particolare.
La notizia della sua morte ha fatto il giro del mondo, rilancata dai media internazionali e dal popolo del web. E non poteva essere diversamente perchè Claudia Cardinale è stata un'attrice che ha lasciato il segno non solo come icona di una bellezza solare ma anche come artista che con le sue interpretazioni ha regalato emozioni a non finire al pubblico.
Addio Angelica, ora lassù ritroverai il tuo Tancredi per un valzer celestiale...
6 e mezzo a Castellano e Pipolo - Questa era una partita che non si doveva perdere. Per tanti motivi, classifica, prestigio, supremazia cittadina. Come sono andate le cose lo hanno visto tutti. Tre, quattro occasioni fallite, mille falli non sanzionati contro di noi, poi al primo attacco loro la squadra è andata in tilt. Sì poi c'è stata una reazione d'orgoglio ma se non riesci a recuperare lo svantaggio ce fai poco con l'orgoglio. Manco na bruschetta pe digerì sto scempio. Meglio comunque col puntero argentino in campo. Ma anche lui è stato sfortunato. Speriamo che sta botta non peggiori le cose, ma tre punti in quattro partite sò imbarazzanti...
6 e mezzo a Patrizia Pellegrini - Ha dato tutto. Un gladiatore. Altro che Riddley Scott. Ma non è bastato.
6 a Gila il mondo gila (Cantagiro, Jimmy Fontana, 1965 - All'inizio si è involato ma è finito involtino.
6 a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - È partito in quarta è finito in folle.
6 a Benigno Zaccagnini - Lo hanno massacrato ma il suo sacrificio non è servito a niente. Si è immolato per nulla.
6 a Rovella per chi non si accontenta - Come si dice dalle nostre parti, je manca sempre un soldo pe fa na lira. Però quel pallone in mezzo all'area l'aveva scodellato bene. È che ai suoi compagni de merende manca non solo il fiuto del gol, ma anche la fame.
6 a Pedro Pedro Pedro Pè - Il meglio di Santa Fè e Trigoria gioca da subito. Una scelta che non condividiamo. Lui è l'uomo dell'ultimo assalto, che fa valere la sua classe ed esperienza quando gli altri tirano il fiato. Peccato. Avevi una carta da giocarti al momento opportuno, l'hai sprecata. Sorrisi e canzoni consiglia, guarda la Ruota della fortuna e vedi come i concorrenti si giocano il jolly.
6 a Massimo Di Cataldi - Quando te dice male te dice male. Un palo che grida vendetta.
6 a Dio vede e Provedel - Ha evitato che la situazione peggiorasse.
5 a Somarusic - Senza infamia e senza lode. Senza.
5- - a Guendo è bello esse laziali - ma se perdi per un errore te rode. E poi a fasse buttà fuori quando la partita è finita a che serve?
4-a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Dice che è subentrato a Dele ctrl canc. Dice. Dicono. Sembra. Ma siamo sicuri? Si perchè si è fatto cacciare come un pivello dopo che loro hanno menato come fabbri. L'unico espulso nonostante gli altri ne avessero ammollate a raffica.
3 Dio perdona pure Dia - Aveva sui piedi la palla del pareggio. Come un dilettante allo sbaraglio l'ha gettata alle ortiche. Ma ci dovrebbero buttare lui. E lasciarlo lì.
3- a senti che musica coi Tavares - C'era una volta la freccia biancazzurra. Partiva senza il via del capostazione e arrivava a destinazione in un attimo. Una volta. Ora è fermo sul binario morto. L'errore che ha commesso favorendo il gol degli avversari è da lavori forzati. A vita. Sipario
Il mondo, Ciao ciao, La notte, Il silenzio: una hit parade piena di successi. Da Jimmy Fontana a Petula Clark, da Adamo a Nini Rosso, quando l'Italia andava a 45 giri
Musicalmente
parlando, quella del ’65 fu un’estate veramente calda. Un’estate di
fuoco. I dischi si vendevano a palate, la stampa specializzata (Sorrisi e Canzoni, Giovani) puntualmente dava notizie su
divi e aspiranti tali della canzone, manifestazioni come il Cantagiro
andavano a gonfie vele e radunavano decine di migliaia di persone ad
ogni tappa.
Non c’era internet, non c’erano i social, i cellulari
erano i blindati della Polizia che intervenivano per l’ordine pubblico e
non telefoni portatili, eppure la voglia di musica che oggi è
supportata e amplificata da queste realtà tecnologiche, era ugualmente
soddisfatta.
Bastava accendere la radio, mettere cento lire in un
jukebox o andare in un negozio di dischi e comprare un 45 giri. E che
dischi. Se si dà un’occhiata alla classifica dei brani più venduti di
quell’anno, si può notare come la gran parte sia arrivata ai giorni
nostri, sessanta anni dopo, praticamente una vita, con la stessa
freschezza di allora o comunque senza portarsi appresso la polvere del
tempo.
Perché
sono pezzi scritti bene, musicati meglio e arrangiati come si deve. E
non è solo questione del fascino del vintage alimentato da programmi
televisivi ad hoc e dagli stessi interpreti ancora in attività, che ce
li fa sembrare attuali.
E’ questione che una volta c’erano gli
autori, c’era la sana e provvidenziale gavetta che selezionava i
migliori e c’erano le case discografiche che “crescevano” i propri
artisti. Il settore insomma era in mano a professionisti che a
loro volta si avvalevano di altri professionisti: due nomi su tutti,
Morricone e Bacalov, maestri arrangiatori della Rca.
gira il mondo gira...
Col passare
del tempo invece, si è passati dai talenti ai talent, e non è la stessa
cosa. E poi, come dicevamo, c’erano fior di autori. Mogol e Franco
Migliacci per esempio, due poeti che raccontavano attraverso le oro
esperienze anche la vita di tutti noi.
Allora vediamo. Quattro
sono i 45 giri che superarono abbondantemente il milione di copie
vendute dominando in assoluto le classifiche, "Il mondo" di Jimmy Fontana,
"Ciao ciao" di Petula Clark "La notte" di Adamo e "Il silenzio" di Nini Rosso.
Sono pezzi straordinari, entrati di diritto nella storia del nostro pop, quattro canzoni che hanno illuminato le notti di quella estate del Boom economico in cui gli italiani scoprivano le vacanze "tutto compreso", compravano le lavatrici e le macchine a rate all'inseguimento della felicità fatta di poche ma fondamentali cose.
"Il mondo" nasce da un'intuizione di Gianni Boncompagni sulla scia di
una filastracca svedese che parlava del mondo che girava, dal testo di
Gianni Meccia quello del "Barattolo" che rotolava e dall'arrangiamento
della musica di Fontana e Carlo Pes studiato da Ennio Morricone. Come
dire, cronaca di un trionfo annunciato.
"Gira il mondo gira nello spazio senza fine con gli amori appena nati con gli amori già finiti, con la gioia e col dolore della gente come me, oh mondo soltanto adesso io ti guardo, nel tuo silenzio io mi perdo, e sono mniente accanto a te...".
"Ciao ciao" cover della hit "Downtown" è il brano che sbaraglia tutti al Festivalbar di Vittorio Salvetti vincendolo a mani basse grazie alla sua interprete, Petula Clark, "la Mina d'Oltremanica" che con i suoi acuti che esaltano le vacanze al mare con gli amici, scuote il pubblico del juke box. Tutta l'Italia canta con lei "Ciao ciao" il resto lo fa la musica avvolgente e travolgente.
Ma a fare centro nei cuori più o meno infranti degli innamorati del Bel paese è Adamo, il figlio del minatore siciliano emigrato in Belgio e diventato un big internazionale che con "La notte" raggiunge una vetta altissima, per intensità del testo (è Nisa, il sodale di Carosone ha curarare la versione italiana dall'originale francese), della musica (che spettacolo la fisarmonica...) e della interpretazione.
"Se il giorno posso non pensarti, la notte maledico te, e quando infine spunta l'alba, c'è solo vuoto intorno a me, la notte tu mi appari immensa, invano tento di afferarti, ma ti diverti a tromentarni, la notte tu mi fai impazzir...".
E poi c'è "Il silenzio", un brano dimenticato nonostante i 5 milioni (5 milioni!!!) di dischi venduti in Europa, lanciato dal mago della tromba Nini Rosso. Un pezzo che ha un sapore di cose perdute e di nostalgia canaglia ai massimi, perchè rimanda a una stagione della vita che non esiste più, quella del Servizio di leva obbligatorio.
Era la colonna sonora delle notti in caserma dei militari, il segnale della fine della giornata e dello spegnere le luci in camerata, quando i ragazzi con le stellette sprofondati sulle brande iniziavano a pensare a casa, alla fidanzata, agli amici e contavano i giorni che mancavano alla fine, "all'alba" come si diceva, scene che si possono rivivere nei musicarelli di Gianni Morandi con Laura Efrikian.
Musicarelli nati sulla scia di canzoni che il golden boy della musica leggera italiana sfornava a ripetizione, come "Non son degno di te", "Se non avessi più te" e "Si fa sera" che esattamente 60 anni fa, il 18 settembre 1965 era ai primi posti di Hit parade. E scusate se è poco.
Ma c'erano anche Rita Pavone con "Lui", Dalida con "La danza di Zorba" (che brano, lo ballavano tutti) e il grande Peppino di Capri con la struggente "Melancolie" che 50 anni dopo sarà ripresa dal premio Oscar Sorrentino nel suo film The young Pope.
Rita e Gianni al Cantagiro
E in quella estate che sembrava non finire mai, fra i gorgheggi di Mina
per "Un anno d'amore", i lamenti di Celentano col suo "E voi ballate",
l' "Uno dei Mods" di Ricky Shayne mentre Louiselle invitava tutti in
campagna col suo trascinante "Andiamo a mietere il grano", Edoardo
Vianello ci ricordava di non stare troppo sotto i raggi del sole per
evitare di spellarsi e diventare rossi come "il Peperone".
E
che dire di Michele, genovese, amico di Fabrizio De Andrè che per lui
scrisse "Susan de marinai" e di Luigi Tenco che due anni dopo il boom di "Se
mi vuoi lasciare" tornava in classifica con "Ti senti sola stasera".
Quel trionfo estivo lo inserì di diritto e
prepotentemente fra Little Tony e Bobby Solo, come emulo, anche lui, di
Elvis Presley perchè quel brano era la cover di "Are you lonesome
tonight" del Re del rock mondiale.
Sì, fu un’estate veramente calda quella del ’65. Un’estate di fuoco.
Le rughe che solcavano il suo volto denunciando l'età che inesorabilmente avanzava, non avevano però scalfito il suo fascino e soprattutto la sua bravura che andava al di là del mero aspetto fisico.
Sì perchè Robert Redford che ci ha lasciato a 89 anni era uno dei più grandi attori hollywoodiani, un gigante del Novecento, che ha regalato interpretazioni memorabili in film memorabili.
Citando a caso pellicole come Butch Cassidy (che colonna sonora!), I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del presidente, A piedi nudi nel parco, La stangata, Come eravamo, La mia Africa, titoli di film entrati nella storia del Cinema come lui.
Sono film girati al fianco di nomi immensi come Paul Newman, Barbra Streisand, Jane Fonda, Dustin Hoffman, attori che solo a nominarli fanno venire i brividi.
Ambientalista convinto, produttore, regista, due Oscar (Gente comune e alla carriera) Redford era un'istituzione, un artista che viveva il suo tempo senza rintanarsi nel privato e nel quieto vivere, era un attore come purtroppo non ce ne sono più.
È morto nel sonno a casa sua, il modo migliore per congedarsi da chi lo ha applaudito e ora lo ricorda con nostalgia...
6 a Benigno Zaccagnini - Nei 49 minuti del primo tempo la Lazio non ha fatto un tiro in porta contro il Sassuolo ultimo in classifica a 0 punti. Sicuramente nella ripresa le cose cambieranno. Sì, sono cambiate perché i neroverdi hanno segnato mentre i biancocelesti si avvitavano sempre di più su loro stessi, senza un'idea valida per uscire da quell'impasse o una giocata di qualità di qualcuno che potesse risollevare le sorti. Una sconfitta non certo annunciata ma che denuncia clamorosamente la mancanza di una visione di gioco e di assimilazione di schemi a cui evidentemente non crede nessuno. Copertina all'arciere che almeno c'ha provato.
6 a Gila il mondo gila (Jimmy Fontana, Cantagiro 1965) - L'unico in palla là dietro. Ma una rondine non fa primavera. Qui piove de brutto.
6 a Pedro Pedro Pedro Pè - Una ventata di freschezza fra tanti cotti e stracotti. Ma c'ha pure na certa mica può risolvere i problemi di tutti.
6- a Massimo Di Cataldi - Due piu due, quattro, tre per tre, nove, il compitino lo sa fare, solo che è una vita che sta alle tabelline. Non cresce mai. Come Cristina D'Avena.
6- a Dio vede e Provedel - Il miracolo non è più nelle sue possibilità. Al Vaticano lo sanno e hanno bloccato la pratica di beatificazione.
6- a Guendo è bello esse laziali - Ma se si perde ce rode più dell'artri.
6- a Viale dei Romagnoli 13 Ostia - È rientrato nella partita sbagliata.
5 e mezzo a Somarusic - Non ha fatto danni, nè è stato fra i peggiori. Della serie non ci sono più le mezze stagioni nè le pippe al sugo di una volta.
5 e mezzo a Dio perdona pure Dia - Il tiro in porta questo sconosciuto. Boh.
5 e mezzo a senti sta musica coi Tavares - C'era una volta la freccia biancazzurra, partiva da Termini e arrivava in un baleno in cima al mondo. Ora lo supera pure il trenino per Ostia. Lui resta a Piramide.
5 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - Nè carne nè pesce. Nè.
5 a Castellano e Pipolo - No tiri no party ma manco na biretta con gli amici. Cercasi il puntero argentino disperatamente.
5 a Rovella per chi non si accontenta - Troppo nervoso, troppo fumantino, troppo litigioso. Ma non troppo forte come Verdone. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia: fate una flebo di camomilla e spegnete i bollenti spiriti con una immersione nel ghiaccio.
5- a Dele ctrl canc alt - È come il programma di Gigi Marzullo. Inutile
5- - a Rosanna Cancellieri - c'è stato chi, quando ha visto la capocciata che ha preso, ha pensato, mò così se sveja, madeche, niente. Dormiva prima ha dormito dopo perdendo tutti i duelli e gli scontri con l'avversario di turno. Ronf ronf e tutti a nanna. Sipario.