Il legame che ha unito Gino Paoli e Ornella Vanoni ha avuto qualcosa di magico. Da sempre, a cominciare dalla nascita. Erano nati a 24 ore di distanza lei il 22 settembre, lui il 23. Sono morti a pochi mesi l'una dall'altro.
La Vanoni che al contrario del "suo" Gino aveva continuato ad essere attiva sulla scena, aveva confidato all'amica Orietta Berti che aveva in animo di incidere un nuovo brano insieme a lui. Non ci sono riusciti.
Paoli quando lei ha lasciato questo mondo, le ha reso omaggio pubblicando una loro foto in bianco e nero, commentata con un cuore nero, lui al piano, lei in piedi appoggiata allo strumento.
Come dire un amore in bianco e nero ma che faceva sognare a colori loro due e i fan che applaudivano la loro musica. Un lunga storia d'amore per dirla con un successo del maestro genovese, molto sofferto e vissuto ma che ha creato alcune delle canzoni più belle della musica italiana.
Agli inizi delle loro carriere
Per lei lui scrisse un brano diventato un evergreen della nostra musica leggera, quel "Senza fine" che potrebbe essere proprio la colonna sonora della loro vita.
Vergini per lo Zodiaco entrambi, nati con l'arrivo dell'Autunno, la stagione dei colori tenui nella natura e della malinconia per le giornate che terminano prima che ben si addice al loro modo di essere artisti, erano in realtà diversi.
Ornella, solare, empatica, sophisticated lady tanto da diventare un personaggio da salotto televisivo per le sua spontaneità e per le sue battute, Gino introverso, taciturno, ombroso, poco avvezzo alla mondanità e alle pubbliche relazioni.
in copertina su Playboy
Due caratteri diversi per dirla con Celentano, ma con la musica da vivere in prima persona come trait d'union che li lega indissolubilmente. Oltre l'anticonformismo.
Ornella rampolla di una famiglia borghese meneghina che aveva studiato dalle Orsoline, passò dall'oggi al domani a cantare "le canzoni della Mala" che Giorgio Strehler suo pigmalione e maestro del teatro riconosciuto, aveva scritto per lei. Poi il matrimonio fallito subito, con l'impresario Lucio Ardenzi da cui ha avuto l'amato figlio Cristiano.
Poi le canzonette cone venivano chiamate allora, con la sua voce nasale e sensuale, i dischi, il Rugantino di Garinei e Giovannini, i Sanremo, i grandi successi come "Domani è un altro giorno" e "L'appuntamento", la bossa nova, Toquinho, i capolavori come "La musica è finita" e "La voglia di sognare". E la copertina e il servizio di Playboy con lei senza veli.
Paoli rappresentante insigne della Scuola Genovese insieme a De Andrè, Bruno Lauzi, Bindi, Luigi Tenco, quel gruppo di artisti cioè che rinnovava la musica leggera italiana con testi profondi dove cuore non faceva più rima con amore, vestiva scuro, con un look da esistenzialista, da impegnato vero.
con la figlia Amanda
Ha fumato di tutto e bevuto una bottiglia di whisky al giorno per anni, ha pure tentato il suicidio con una pistolettata al cuore ma si è salvato e la pallottola è rimasta da quel giorno vicino all'organo più importante del corpo. Lo ha fatto perchè dopo aver raggiunto il successo aveva tutto e voleva dire basta. 5 figli da tre donne diverse.
"La gatta", "Il cielo in una stanza", "Sassi", "Lei sta con me", "Ti lascio una canzone", "Che cosa c'è" e quel "Sapore di sale" con l'arrangiamento (il primo per la RCA) di Ennio Morricone e il sassofono di Gato Barbieri che la leggenda vuole dedicato a Stefania Sandrelli da cui ha avuto la figlia Amanda.
Quando cantavano insieme sul palco sprigionavano quella magia che si
coglie solo in un altrove musicale: e di questa magia facevano parte i
commenti che ciascuno faceva sull'altro nel backstage, compreso
l'affetto con cui Paoli parlava della paura del palco che non aveva mai
abbandonato la Vanoni.
E' fin troppo facile riassumere con "Senza
fine" questa vicenda poetica lunga sessant'anni e così intensa da
apparire come un copione già scritto per una coppia di grandi attori. Ma è così. Ed ora si ritroveranno lassù per sempre, per una lunga storia d'amore.
Quel meraviglioso ó scritto nel 1961 che ha fatto il giro del mondo
(lo hanno inciso tra gli altri Dean Martin, Wes Montgomery e Mike
Patton) e ispirato dal fascino sprigionato dalle mani della Vanoni segna
l'inizio di quell'amore che ha generato gioielli come "Che cosa c'è",
che è stato raccontato anche in un libro firmato a quattro mani dai due
protagonisti ma che è consegnato alla memoria collettiva come una delle
storie più poetiche delle cronache del nostro Paese. Un brano che ha
segnato l'inizio di quel legame celebrato qualche decennio più tardi
quando, dopo un lungo periodo di crisi, Paoli e la Vanoni tornarono ad
essere legati da una profonda amicizia e fecero una tournée insieme
ottenendo un successo strepitoso. ''Tutte le canzoni di Paoli in
un certo senso mi appartengono - disse Ornella Vanoni quando, insieme,
festeggiarono i 70 anni con un concerto - forse perché quando eravamo
ragazzi abbiamo scoperto tante cose insieme, tanta musica. E anche se è
lui a scrivere musica e parole io mi sento partecipe, la vera
interprete''. Uno dopo l'altra. Lei è nata il 22 lui il 23, stesso mese,
settembre, stesso anno, 1934. Li separano 24 ore, un giorno, che poi li
ha accompagnati per 90 anni.
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