di FRANCESCO TRONCARELLI
Neil Sedaka il leggendario Leone del pop a stelle e strisce è morto, aveva 86 anni. La notizia è stata diffusa dall'agenzia TMZ ed è stata subito rilanciata dai media americani. Venerdì era stato ricoverato d'urgenza per un malore in una clinica di Los Angeles dove nonostante le cure del personale medico, non è riuscito più a ripendersi.
"La nostra famiglia è devastata dall'improvvisa scomparsa del nostro amato marito, padre e nonno Neil Sedaka, Una vera leggenda del rock and roll, un'ispirazione per milioni di persone, ma soprattutto un essere umano incredibile che ci mancherà profondamente" questo il comunicato rilasciato dai familiari dell'artista ovvero la moglie Leba sposata nel 62, i due figli Dara e Marc e i tre adorati nipoti con cui condivideva seguitissime storie e video sui social.
Musicista provetto, compositore e autore brillante, un concentrato di simpatia e classe, era sempre in attività col suo pianoforte. Non lo aveva fermato neanche il Covid. Mentre tutto il mondo era rintanato in casa tra mille preoccupazioni e pensieri seguendo le disposizioni dei vari governi, lui ogni giorno (un record), immancabilmente, si collegava in diretta dalla sua pagina Facebook per un miniconcerto al piano per la gioia dei suoi fan.
Suonava e cantava i suoi brani diffondendo allegria e buonumore, e non poteva essere diversamente perchè quei pezzi hanno fatto da colonna sonora a generazioni di americani a partire dai favolosi anni 60, diventando nel tempo degli evergreen conosciuti in tutto il mondo.
![]() |
| in concerto ad Atlantic City |
A cominciare da "Oh! Carol" (dedicata a Carol King) con i suoi 7 milioni di copie vendute, vero e proprio tormentone internazionale con cui il giovanissimo ragazzo di Brooklin esplose agli inizi della carriera, per proseguire con "The Diary", "Little Devil", "Happy Birthday Sweet Sixteen", "Calendar girl", "One Way Ticket".
Per non parlare di "Solitaire" (entrata nel
repertorio di una trentina di popostar, da Elvis Presley a Petula Clark,
da Shirley Bassey a Sheryl
Crow), "Laughter In the Rain" per citarne solo alcuni dei 500 composti
insieme al compagno di Liceo Howard Greenfield.
E soprattutto "Breaking up is hard to do", la sua signature song, il
cavallo di battaglia con cui chiudeva i concerti, sia che si fosse trovato nella prestigiosa Royal Albert Hall o davanti migliaia di persone ad Hyde
Park, un brano speciale che ha ottenuto un record unico, ovvero quello
di entrare nuovamente in classifica dopo essere stato al n.1 nel 62, una
quindicina d'anni dopo la prima volta. Nella chart Usa non c'è più
riusucito nessuno.
![]() |
| i grandi successi italiani |
Bambino prodigio con il piano, selezionato dal grande Arthur Rubinstein come miglior concertista di New York, autore per Connie Francis, Tom Jones e i Fifth Dimension, si trovò spiazzato come tanti altri artisti della sua generazione quando irruppero sulla scena i Beatles e dilagò nel mondo la cosidetta British Invasion. Fu Elton John, suo fan, che gli tese una mano chiamandolo in Inghilterra e scritturandolo per la sua etichetta. Una inaspettata e meritata ciambella lanciatagli da un grande della musica, per restare a galla.
E Neil non se la fece sfuggire. Azzeccò subito una manciata di dischi da vertice classifica e così riprese il largo. "Sedaka is back" titolarono i giornali specializzati e da allora non si è più fermato, macinando successi, ospitate negli show di tutte le tv e recital in mezzo mondo, dalle Filippine al Giappone, dall'Australia ad Israele.
Con quella voce così particolare che soprattutto da noi fece molto colpo, ha avuto sino all'ultimo un calendario gonfio di concerti in ogni dove, mentre a Broadway era tornato in cartellone un musical con le sue canzoni e la mitica BBC mandava in onda uno speciale su di lui dal titolo emblematico e che la dice tutta: "The King of Son".



Nessun commento:
Posta un commento