di FRANCESCO TRONCARELLI
6 e mezzo a Sylva Strakoshina - La Lazio ha perso col Milan perchè l'arbitro Rocchi, il "signor" Rocchi, ha concesso un rigore ai rossoneri (dopo aver provato a concederne un altro inesistente un minuto prima) e soprattutto perchè non ha dato quello che invece spettava ai biancocelesti subito dopo. Il pianto di Gattuso e compagnia cantando (penalty non dato al Diavolo nel match con la Juve) che per una settimana ha invaso le pagine dei giornali e le reti televisive, ha fruttato e a rimetterci è stata ancora una volta la Lazio che aveva comunque giocato una buona partita in cui i due team si erano equivalsi. La sconfitta è quindi di rigore, dato a prescindere e negato a prescindere. Tutto qua. Copertina di questo scippo con destrezza al portierone, che ha sfoderato tre interventi decisivi al di là del risulato annunciato. Tutto il resto è vergogna.
6 e mezzo a Correa l'anno 1900 - Finchè j'ha retto la pompa è stato un trionfo di azioni ficcanti e passaggi smarcanti. Poi lo stop per un fallaccio degli avversari (ovviamente non rilevato) e via, uscita anzitempo. E la partita ha preso un'altra piega...
6 + ad Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Un cecchino che ha tenuto a bada il pistolero. E un atleta vero, non come quei galantuomini dei due milansisti che hanno esibito la sua maglia (che aveva scambiato in segno di pacificazione) alla folla fomentando odio. Che tristezza, e la chiamano la Scala del calcio.
6+ a Bastos e avanzos - Il suo l'ha fatto. Ma c'ha pensato l'arbitro a vanificarlo.
6+ il calcio a Roma si chiama Romulo, dal 753 a. C. - Crossa e si propone. Spiegateci perchè non la fanno giocare. Il quarto mistero di Fatima.
6 a Lupo Alberto - Il Ciuffo è sempre biondo e fa sempre impazzire il mondo. Ma dura troppo poco: una volta per tutte prenda esempio da Rocco Siffredi!
6 a Lucas 2.0 - Leiva la palla a tutti, ma non serve a nulla se il risultato è già scritto.
6 al Ciro d'Italia - Ottavo palo. Rivolgersi imediatamente a un esorcista. Ma bravo eh?
6 al Sergente - Quando imparerà a protestare per un fallo subìto, sarà diventato Generale.
5 e mezzo a chiedimi se sono Felipe - Non si è visto nè sentito per i 90 + 6
minuti. Ma si è fatto notare per un minimo di orgoglio dopo il triplice
fischio di chiusura dei giochi. Quanto basta.
5 e mezzo a veni, vidi, Lulic al 71° - Vecchio scarpone quanto tempo è passato (cit.Gino Latilla, Sanremo 53).
3 a Durmisi dove trovate posto - Inutile come un film di Muccino, inspiegabile come una frase di Marzullo, inefficente come la gestione della monnezza (e non solo) a Roma, inguardabile come il labbrone della Parietti, incomprensibile come l'italiano di Di Pietro, inesistente come la bacheca della Roma. Inzaghi l'ha mandato in campo per cambiare la partita. E lui c'è riuscito. A sto punto la domanda sorge spontanea: ma sto fenomeno ce serve o nun ce serve? A noi de sicuro no, agli avversari sì. Sipario
domenica 14 aprile 2019
domenica 7 aprile 2019
Lazio, così non va. Le Pagelliadi
di FRANCESCO TRONCARELLI
6 e mezzo a veni, vidi, Lulic al 71° - La Lazio ha impattato col Sassuolo una partita che invece doveva assolutamente vincere dopo il brutto stop di Ferrara. Ma come sono andate le cose lo avete visto tutti. Una squadra lenta, prevedibile che come accaduto al Mazza, andava a sbattere ripetutamente sul muro innalzato pure da questi emiliani. Un film già visto insomma, con un finale quasi identico ma che grazie al guizzo dell'Eroe del 26 maggio ha cambiato un copione già scritto, permettendoci di pareggiare all'ultimo assalto. Un punto però che serve poco o nulla alla rincorsa Champions. Lazio, così non va.
6 e mezzo a Correa l'anno 1900 - Fateci caso: è entrato lui e si è accesa la luce. Dribbling, fughe in avanti, lanci, tutta un'altra musica, altro che Achille Lauro. Un Tucu di classe per svegliare dal torpore i compagni di merende della squadra. Ma è arrivato troppo tardi.
6+ ad Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Un gran colpo di testa nei primi minuti che annunciava un match spettacolare. Poi se so' ammosciati tutti e lo spettacolo annunciato si è tramutato in un dramma. Meno male che Lulic c'è.
6 a Lupo Alberto - Il Ciuffo biondo fa impazzire il mondo quando je va e quando je gira. E così è andato a corrente alterna. Basterebbe un normale contratto con l'Enel uso residenziale, è avremmo risolto il problema.
6 al Sergente - 20 minuti per dimostrare che deve esserci sempre per tirare su l'ambiente. Come Fiorello.
6 a dillo a Parolo tuo - All'inizio s'è involato, col passare del tempo si è involuto. E' Finito involtino.
6 - a Somarusic - Tanto fumo e poco arrosto, prendere o lasciare. Noi vorremmo lasciare, ma rischiamo tutte le volte di prenderlo come l'ortolano. Dateci tregua.
5 e mezzo al Ciro d'Italia - Che ti succede bomber? Hai avuto due occasioni d'oro, una per tempo e te le sei magnate come un Pannella d'annata dopo un maxi digiuno. Se le polveri sono bagnate, mettiti al sole e asciugale. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia: staccare la spina.Tornerete più in forma di prima. Sperem (cit. Nereo Rocco).
5 e mezzo a Sylva Strakoshina - Tre tiri, una parata e due gol. Media Muslera superata alla grande. Bravo!
5 a Innamoradu - In occasione dei due gol assente ingiustificato. Come la Raggi per la monnezza.
5 a Patric del Grande Fratello - Un altro miracolato che non sa neanche lui perchè si trova a Roma, che con tutti guai e i problemi che si ritrova è sempre Roma. Stavolta non ha procurato rigori o sfracelli di sorta, ma ha comunque tenuto alta la bandiera del nulla. Quel nulla che combina nel suo furore agonistico. Un po' come Marzullo con le sue domande a cui neanche lui riesce a dare una risposta. Perchè sono il nulla appunto.
5 ar Pantera - Elefantiaco come un pachiderma del circo Togni, immobile come un Moai dell'Isola di Pasqua, statico come una statua di cera di Madame Tussauds, il puntero equadoregno ha confermato la sua vera identità di frigorifero che cammina. Dieci minuti per girarsi, quindici per tirare, venti per uscire.
4 a Rodolfo Bada - Una frana. Avete presente l'ex senatore di Forza Italia Antonio Razzi a Ballando con le stelle? Sipario.
Arbitro Abisso
6 e mezzo a veni, vidi, Lulic al 71° - La Lazio ha impattato col Sassuolo una partita che invece doveva assolutamente vincere dopo il brutto stop di Ferrara. Ma come sono andate le cose lo avete visto tutti. Una squadra lenta, prevedibile che come accaduto al Mazza, andava a sbattere ripetutamente sul muro innalzato pure da questi emiliani. Un film già visto insomma, con un finale quasi identico ma che grazie al guizzo dell'Eroe del 26 maggio ha cambiato un copione già scritto, permettendoci di pareggiare all'ultimo assalto. Un punto però che serve poco o nulla alla rincorsa Champions. Lazio, così non va.
6 e mezzo a Correa l'anno 1900 - Fateci caso: è entrato lui e si è accesa la luce. Dribbling, fughe in avanti, lanci, tutta un'altra musica, altro che Achille Lauro. Un Tucu di classe per svegliare dal torpore i compagni di merende della squadra. Ma è arrivato troppo tardi.
6+ ad Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Un gran colpo di testa nei primi minuti che annunciava un match spettacolare. Poi se so' ammosciati tutti e lo spettacolo annunciato si è tramutato in un dramma. Meno male che Lulic c'è.
6 a Lupo Alberto - Il Ciuffo biondo fa impazzire il mondo quando je va e quando je gira. E così è andato a corrente alterna. Basterebbe un normale contratto con l'Enel uso residenziale, è avremmo risolto il problema.
6 al Sergente - 20 minuti per dimostrare che deve esserci sempre per tirare su l'ambiente. Come Fiorello.
6 a dillo a Parolo tuo - All'inizio s'è involato, col passare del tempo si è involuto. E' Finito involtino.
6 - a Somarusic - Tanto fumo e poco arrosto, prendere o lasciare. Noi vorremmo lasciare, ma rischiamo tutte le volte di prenderlo come l'ortolano. Dateci tregua.
5 e mezzo al Ciro d'Italia - Che ti succede bomber? Hai avuto due occasioni d'oro, una per tempo e te le sei magnate come un Pannella d'annata dopo un maxi digiuno. Se le polveri sono bagnate, mettiti al sole e asciugale. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia: staccare la spina.Tornerete più in forma di prima. Sperem (cit. Nereo Rocco).
5 e mezzo a Sylva Strakoshina - Tre tiri, una parata e due gol. Media Muslera superata alla grande. Bravo!
5 a Innamoradu - In occasione dei due gol assente ingiustificato. Come la Raggi per la monnezza.
5 a Patric del Grande Fratello - Un altro miracolato che non sa neanche lui perchè si trova a Roma, che con tutti guai e i problemi che si ritrova è sempre Roma. Stavolta non ha procurato rigori o sfracelli di sorta, ma ha comunque tenuto alta la bandiera del nulla. Quel nulla che combina nel suo furore agonistico. Un po' come Marzullo con le sue domande a cui neanche lui riesce a dare una risposta. Perchè sono il nulla appunto.
5 ar Pantera - Elefantiaco come un pachiderma del circo Togni, immobile come un Moai dell'Isola di Pasqua, statico come una statua di cera di Madame Tussauds, il puntero equadoregno ha confermato la sua vera identità di frigorifero che cammina. Dieci minuti per girarsi, quindici per tirare, venti per uscire.
4 a Rodolfo Bada - Una frana. Avete presente l'ex senatore di Forza Italia Antonio Razzi a Ballando con le stelle? Sipario.
Appunti di gioco
di Roberto Taglieri
Domenica, 7 aprile 2019
Pareggio
in extremis tra la Lazio ed il Sassuolo. Succede tutto nel secondo
tempo: in vantaggio grazie ad un rigore trasformato da Ciro Immobile i
biancazzurri si fanno riprendere da Rogerio e addirittura superare nel
finale da Berardi; la deviazione di Lulic sotto porta in pieno recupero
fissa il risultato finale sul 2-2. Per la 31sima di campionato, dopo il
tonfo di Ferrara, per i biancazzurri c’ è il Sassuolo di De Zerbi, che
oggi mette Peluso in difesa ed in avanti l’ex Matri insieme con Boga;
Berardi e Babacar partono dalla panchina. Nella Lazio recupera Radu, in
difesa con Acerbi c’è ancora Patric. E’ rimescolato invece il
centrocampo, con Milinkovic e Leiva che osservano un turno di riposo e
quindi si rivedono dall’inizio Parolo e Badelj. Infine Correa non ancora
in buone condizioni parte riserva ed oggi è Caicedo accanto ad
Immobile. Un minuto di raccoglimento ricorda i dieci anni del terremoto
de L’Aquila e subito dopo inizia la partita che vede la Lazio in
evidenza al 5’ su traversone di Luis Alberto. Il bel colpo di testa di
Acerbi è deviato da Consigli e poco dopo un tiro di Patric finisce alle
stelle. I biancazzurri premono nel tentativo di trovare subito il
vantaggio ma trovano un’ottima organizzazione difensiva del Sassuolo,
che concede poco agli avversari. Il sinistro di Parolo al 25’ è fuori
misura, poi fa lo stesso Badelj. Non succede niente almeno fino al 40’,
quando Luis Alberto prova a piazzarla ma sfiora il palo destro di
Consigli. In apertura di ripresa un cross di Patric è intercettato con
un braccio in area da Locatelli. Dopo il controllo var il fallo di mani
in area è sanzionato da Abisso col rigore: va a battere Immobile, che
spiazza il portiere e porta la Lazio in vantaggio. Passano una manciata
di minuti ed il Sassuolo torna in pareggio: la difesa laziale dorme
quando un tiro in mezzo di Lirola finisce tra i piedi di Rogerio, che
spinge in rete da due passi un gol facilissimo. Esce Caicedo per Correa,
che appena in campo scalda le mani di Consigli con un buon rasoterra.
Un attimo dopo il tiro a girare di Immobile da ottima posizione è parato
ancora dal portiere neroverde, ma intanto vanno fuori Parolo per
Milinkovic, poi Matri per Berardi. La Lazio fa un grande sforzo per
provare a ribaltare ancora le sorti di questa difficilissima partita: al
76’ Immobile, servito perfettamente in area da Luis Alberto a tu per tu
col portiere si divora l’opportunità del vantaggio spedendo a lato.
Esce anche un evanescente Badelj per Leiva ed all’81’ Milinkovic trova
uno strepitoso Consigli, che gli si oppone sul suo bel colpo di testa.
Sbilanciata in avanti la Lazio all’88’ prova a fare harakiri: un
contropiede velocissimo è innescato da Sensi e completato in rete dal
nuovo entrato Berardi per l’insperato1-2 emiliano. Con le ultime forze
disponibili i biancocelesti si rovesciano in attacco e nel recupero a
soli 2’ dalla fine il cross di Immobile dalla sinistra trova la
deviazione di Lulic, che sotto porta ristabilisce la parità. Incredibile
il doppio volto di questa Lazio, superba con l’Inter e quasi
inguardabile con Spal e Sassuolo. Era una partita da vincere a tutti i
costi per guadagnare terreno sulle altre ma il risultato di oggi annega
tante speranze del popolo laziale. Oggi Inzaghi sbaglia la formazione e
deve prendersi molte responsabilità per il risultato negativo: questi
due punti persi peseranno moltissimo sul finale di stagione. Sembra che
fare il salto di qualità non è proprio nelle corde di questa squadra,
che dopo aver raccolto un misero punto in due gare rischia pure un
crollo psicologico. Con oggi probabilmente per i biancazzurri termina la
modalità Champions, la speranza è che almeno l’Europa League resti un
traguardo percorribile, perché la Lazio vista oggi potrebbe fallire
anche questo obiettivo.
LAZIO SASSUOLO 2–2 52’ Immobile (rig.) 57’ Rogerio 88’ Berardi 95’ Lulic
LAZIO:
Strakosha, Patric, Acerbi, Radu, Marusic, Parolo (68’ Milinkovic),
Badelj (79’ Leiva), Lulic, Luis Alberto, Caicedo (62’ Correa), Immobile.
All Inzaghi
SASSUOLO :Consigli,
Demiral, Magnani, Peluso, Lirola, Locatelli (66’ Magnanelli), Sensi,
Duncan (82’ Bourabia), Da Silva, Matri (72’ Berardi), Boga. All. De
Zerbi
giovedì 4 aprile 2019
Lazio, Spal...le al muro. Le Pagelliadi
di FRANCESCO TRONCARELLI
6 a Leiva (Lucas 2.0) - La Lazio fantasia, quella che ha entusiasmato nelle ultime partite, ha trovato sulla sua strada un muro alzato con furbizia dalla Spal, su cui è andata a sbattere senza trovare la forza di sfondarlo. Ed è finita pure in malo modo, perchè un rigore concesso incredibilmente contro la volontà di chi l'aveva subito (una cosa che a memoria umana non si ricorda che si sia mai verificata), ha dato nel finale la vittoria ai padroni di casa. Ma al di là della decisione del Var, c'è da dire che la squadra ha compiuto un passo indietro. Leziosa, inconcludente, stanca, è mancata nei suoi piedi buoni rivelatisi piatti. Tra i pochi a salvarsi il brasiliano che il suo l'ha fatto, come sempre. Gli altri, lasciam perdere.
6 ad Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Come può uno scoglio arginare il mare del piattume dei compagni di merende della squadra. Citazione riveduta e corretta di Lucio Battisti, che in tempi non sospetti aveva previsto tutto.
6 a Bastos e avanzos - Per essersi guadagnato la pagnotta come un Toninelli qualsiasi lui, pensate gli altri come hanno giocato.
6 a Sylva Strakoshina - C'era pure riuscito a mantenerla sul pari. Ma aveva fatto i conti senza l'oste, come Di Maio con Salvini che perde elettori ogni volta che si vota.
5 al Ciro d'Italia - S'è magnato un gol in apertura come il Pannella dei tempi d'oro dopo un maxi digiuno. Poi è entrato in fase Marzullo: vieneme 'n zuonno (Festival di Napoli, Sergio Bruni, 1977).
5 a Correa l'anno 1900 - Tanto fumo e poco arrosto. Come Paolo Ruffini a Colorado,
5 a Lupo Alberto - Il Ciuffo biondo non fa più impazzire il mondo. Ma solo i tifosi che non ce stanno più a capì niente con lui se ce fa o c'è.
5 al Sergente - E' sparito dalla scena. Come Toto Cotugno.
5 a veni, vidi, Lulic al 71° - E' rimasto al 26 maggio.
4 e mezzo a Somarusic - Ma er sonnambulo ce serve o nun ce serve? Perchè se ce serve mannamolo a Formello a tajà l'erba, ma si nun ce serve mannamolo...
4 e mezzo a Durmisi dove trovate posto - Come un film di Muccino. Inutile.
3 a Patric del Grande Fratello - Eppure c'era stato qualcuno che aveva esaltato le sue ultime performance come quelle di un rigenerato campioncino di alta qualità, come il latte della Centrale che costa di più. Elogi a uffo e giudicati offensivi dal Brillantina, che ha retto ha retto e poi è giustamente esploso come Vittorio Sgarbi a Carta bianca, mettendoci lo zampino nella sconfitta. Bravo, così si fa. E che nessuno si azzardi più a offenderlo dicendo che è un buon giocatore, altrimenti famo il botto.
6 a Leiva (Lucas 2.0) - La Lazio fantasia, quella che ha entusiasmato nelle ultime partite, ha trovato sulla sua strada un muro alzato con furbizia dalla Spal, su cui è andata a sbattere senza trovare la forza di sfondarlo. Ed è finita pure in malo modo, perchè un rigore concesso incredibilmente contro la volontà di chi l'aveva subito (una cosa che a memoria umana non si ricorda che si sia mai verificata), ha dato nel finale la vittoria ai padroni di casa. Ma al di là della decisione del Var, c'è da dire che la squadra ha compiuto un passo indietro. Leziosa, inconcludente, stanca, è mancata nei suoi piedi buoni rivelatisi piatti. Tra i pochi a salvarsi il brasiliano che il suo l'ha fatto, come sempre. Gli altri, lasciam perdere.
6 ad Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Come può uno scoglio arginare il mare del piattume dei compagni di merende della squadra. Citazione riveduta e corretta di Lucio Battisti, che in tempi non sospetti aveva previsto tutto.
6 a Bastos e avanzos - Per essersi guadagnato la pagnotta come un Toninelli qualsiasi lui, pensate gli altri come hanno giocato.
6 a Sylva Strakoshina - C'era pure riuscito a mantenerla sul pari. Ma aveva fatto i conti senza l'oste, come Di Maio con Salvini che perde elettori ogni volta che si vota.
5 al Ciro d'Italia - S'è magnato un gol in apertura come il Pannella dei tempi d'oro dopo un maxi digiuno. Poi è entrato in fase Marzullo: vieneme 'n zuonno (Festival di Napoli, Sergio Bruni, 1977).
5 a Correa l'anno 1900 - Tanto fumo e poco arrosto. Come Paolo Ruffini a Colorado,
5 a Lupo Alberto - Il Ciuffo biondo non fa più impazzire il mondo. Ma solo i tifosi che non ce stanno più a capì niente con lui se ce fa o c'è.
5 al Sergente - E' sparito dalla scena. Come Toto Cotugno.
5 a veni, vidi, Lulic al 71° - E' rimasto al 26 maggio.
4 e mezzo a Somarusic - Ma er sonnambulo ce serve o nun ce serve? Perchè se ce serve mannamolo a Formello a tajà l'erba, ma si nun ce serve mannamolo...
4 e mezzo a Durmisi dove trovate posto - Come un film di Muccino. Inutile.
3 a Patric del Grande Fratello - Eppure c'era stato qualcuno che aveva esaltato le sue ultime performance come quelle di un rigenerato campioncino di alta qualità, come il latte della Centrale che costa di più. Elogi a uffo e giudicati offensivi dal Brillantina, che ha retto ha retto e poi è giustamente esploso come Vittorio Sgarbi a Carta bianca, mettendoci lo zampino nella sconfitta. Bravo, così si fa. E che nessuno si azzardi più a offenderlo dicendo che è un buon giocatore, altrimenti famo il botto.
Appunti di gioco
di Roberto Taglieri
Domenica, 4 novembre 2018
Trentesima
di Campionato: al “Paolo Mazza” la Spal batte la Lazio. Nel finale di
gara, dopo una partita difficile ma equilibrata un rigore dubbio causato
da Patric per un tocco su Cionek è trasformato da Petagna, che fissa il
risultato finale sull’1-0. Dopo la grande prestazione di domenica sera
che ha consentito ai biancocelesti di espugnare S. Siro, per la Lazio
c’è il difficile impegno infrasettimanale contro la Spal, ancora
invischiata nella lotta per non cadere in serie B. Gli estensi, reduci
anch’essi dalla vittoria in trasferta a Frosinone, non hanno alcuna
defezione ma Semplici fa turnover: dietro c’è Regini, poi ci sono gli ex
Murgia e Floccari. La Lazio in difesa conferma Bastos; tornano Patric e
Marusic, Leiva è regolarmente in campo ed anche Correa. Grande
intensità all’inizio della partita e Lazio che va vicino al vantaggio
già al 6’ con Immobile, che davanti alla porta calcia un po’ male di
destro e trova Viviano. La squadra capitolina come prevedibile fa la
partita ma trova una Spal aggressiva su tutti i palloni, che cerca anche
ripartenze veloci. Al 23’ Floccari cerca di sorprendere Strakosha sul
primo palo ma il portiere laziale respinge bene. Poi da un errore di
Marusic riparte la Spal ma il tiro di Lazzari è impreciso. Regini alla
mezz’ora s’infortuna e deve lasciare per Felipe e appena dopo Strakosha
para il tiro di Fares. La risposta di Correa al 32’ è troppo flebile e
ora la Lazio non gestisce più come all’inizio il giro palla. Scarso
movimento e troppi errori a centrocampo fanno prendere forza alla Spal,
che guadagna metri e tiene a distanza i biancazzurri. Nella ripresa non
fa molto la Lazio per cambiare passo, un colpo di testa di Bastos al 53’
è bloccato da Viviano, che poco dopo riesce a prendere anche il tiro di
Leiva in caduta. Al 60’ esce Correa, oggi non eccezionale per Caicedo,
con Milinkovic che va a fare la mezz’ala e Luis Alberto che si mette
interno a centrocampo. Qualcosa di meglio si vede, ma sembra che i
biancazzurri non abbiano la forza necessaria per piazzare il colpo del
ko; entra Schiattarella per Murgia, quando Marusic si ritrova davanti
alla porta ma spedisce altissimo una grande occasione. C’è tempo anche
per l’ingresso di Paloschi e di Durmisi; negli ultimi dieci minuti il
ritmo cala ancora a tutto vantaggio della squadra di casa, che con Fares
prova pure a vincerla ma Strakosha respinge. All’88’ però arriva la
svolta: Patric va al contatto con Cionek che rialzandosi ammette di
esser caduto da solo. Guida, che prima aveva addirittura ammonito per
simulazione il brasiliano, al Var assegna un rigore per un fallo dubbio.
Petagna realizza e la Spal così si prende tutta la posta in palio. Una
Lazio irriconoscibile fa un grande passo indietro rispetto alla grande
prova di domenica. I biancazzurri avrebbero avuto l’opportunità di
strappare un pezzetto di quarto posto ed invece non sono nemmeno scesi
in campo. Grande è il merito per una Spal molto concreta, che ha
interpretato alla perfezione questa partita, non altrettanto si può dire
per la squadra di Inzaghi, che stasera subisce una grave battuta
d’arresto per un evidente calo fisico ma anche per immaturità e poca
concentrazione. Un vero peccato ma questi sono i limiti della Lazio, che
può ancora rifarsi ma dovrà combattere le ultime partite come otto
finali.
SPAL LAZIO 0–0 89’
SPAL: Viviano, Cionek
,Vicari, Regini (30’ Felipe), Fares, Lazzari, Murgia (69’
Schiattarella), Missiroli, Kurtic, Floccari (76’ Paloschi), Petagna.
All: Semplici
LAZIO:
Strakosha, Acerbi, Bastos, Patric (90’ Parolo), Marusic, Leiva,
Milinkovic, Luis Alberto, Lulic (76’ Durmisi), Correa (60’ Correa),
Immobile. All: Inzaghi
Arbitro Guida
mercoledì 3 aprile 2019
Quando la Carrà era ragazza copertina
di FRANCESCO TRONCARELLI
La più amata, la più applaudita, la più brava di tutte. Raffaella Carrà artista di razza e regina della televisione con i suoi mitici programmi che hanno fatto la storia della tv e hanno segnato un'epoca si appresta a tornare in prima serata con un un nuovo programma che la Rai ha messo in calendario il 4 aprile intitolata "A raccontare comincia tu".
La nuova trasmissione condotta dalla Carrà andrà in onda in prima serata il giovedì ma non sarà una diretta nè tantomeno vi sarà uno studio. Durante ogni puntata infatti Raffaella sarà ospite nelle case di personaggi famosi che puntata dopo puntata saranno i protagonisti. La conduttrice entrerà nelle case di alcuni personaggi celebri del mondo dello spettacolo, dello sport, del cinema e con loro intratterrà il pubblico con una sorta di intervista “a cuore aperto" come lei stessa ha annunciato.
E sarà sicuramente un successo, l'ennesimo di ua carriera costellata di applausi, grandi ascolti e numeri da protagonista assoluta. Una carriera costruita passo dopo passo, con tanta caparbietà e voglia di arrivare che alla lunga è stata premita. Ma quanta gavetta.
Sì, perchè di questa vogliamo parlare, di quella "benedetta" gavetta che si faceva una volta per entrare nel mondo dello spettacolo, tra timori, delusioni e qualche incoraggiamento, una strada obbligata da percorrere salutare perchè al di là della fortuna che è sempre necessaria, premiava chi il talento ce l'aveva e lo aveva dimostrato tra mille difficoltà e tanta concorrenza.
![]() |
| Un'esordiente Raffaella (ancora Pelloni) ritratta per un servizio al mare per i settimanali |
Problemi concreti per arrivare al succeso che anche la giovane Raffa ha incontrato, come tante ragazze che si affacciavano nel dorato mondo dello spettacolo per trovare un posto al sole, aspiranti soubrette, attricette, ballerine, cantanti, chi più ne più ne metta in quegli anni che lanciavano il boom economico e avrebbero portato il benessere nelle case degli italiani.
E Raffaella era una di quelle belle e brave "saranno famose", che provava in tutti i modi a mettersi in evidenza per diventare qualcuno nel cinema, nella danza, nel teatro, come tante altre "concorrenti" a quella lotteria da cui sarebbero uscite qualche numero uno e tante seconde file dello spettacolo, comparsata dopo comparsata, particina dopo particina, ruolo dopo ruolo.
Nel 1960 conseguito il diploma al Centro sperimentale di cinematografia, nello stesso anno prende parte ai film La lunga notte del '43 (di Florestano Vancini) e Il peccato degli anni verdi (di Leopoldo Trieste). Contemporaneamente, incominciò anche il teatro, scritturata dalla compagnia Carli-Pilotto. Dopo, anche un passaggio alla radio, dove su mandato di Luciano Rispoli, realizzò e condusse la rubrica Raffaella col microfono a tracolla.
Piccoli momenti di gloria che servivano per fare esperienza, farsi notare e riconoscere dagli addetti ai lavori. Nei primi mesi del 1962 debuttò in televisione nel programma Tempo di Musica, dove il regista Stefano de Stefani la scelse come valletta di Lelio Luttazzi per il programma Il Paroliere questo sconosciuto.
![]() |
| La prima volta in copertina per "Io, Agata e tu", primo show da protagonista |
E la tv che tanto avrebbe poi contribuito al suo successo (1970, Io Agata e tu con Nino Taranto e Nino Ferrer, inizio del boom Carrà) con quella prima volta le diede subito una certa popolarità. Il suo volto infatti iniziò ad essere riconosciuto e le sue foto comparvero sui giornali specializzati e arrivarono così nuove opportunità e situazioni lavorative.
E così a Raffaella, che in arte si chiamava ancora col suo cognome vero, Pelloni (lo pseudonimo Carrà, consigliatole dal regista Dante Guardamagna che associò il suo nome Raffaella, che ricorda il pittore Raffaello Sanzio, al cognome del pittore Carlo Carrà) viene proposto un servizio fotografico per una copertina di un disco.
La sua immagine, in posa plastica, tipica di un passo di danza, insieme a quella di una compagno di un ballo mimato, appare su un 45 giri di Peppino di Capri, uno dei cantanti più popolari di quel periodo, che sforna pezzi senza soluzione di continuità, uno al mese, tutti vendutissimi.
Il disco è quello di "Saint Tropez twist", brano scritto da Mario Cenci, il talentuoso chitarrista del gruppo che accompagnava Peppino in quegli anni, i Rockers, e verrà venduto in oltre un milione di copie (disco d'oro 1962), un successo enorme che ancora oggi fa parte del repertorio dell'artista napoletano.
Anzi, ad essere precisi, la foto si trova su entrambe le facciate del disco, anche su quella che indica il titolo di quello che avrebbe dovuto essere il lato A del 45 giri, "Daniela", ma che verrà oscurato dal successo del pezzo dedicato al twist e alla cittadina della Costa azzurra francese.
Più di un milione di persone si ritrovano fra le mani quel disco stampato dalla Carisch che sulla copertina alla consueta foto di Peppino di Capri e i suoi Rockers, ha deciso di mettere una coppia di ballerini, ma nessuno riconosce la Carrà, troppo giovane e ancora poco conosciuta dal grande pubblico, tanto meno il suo atletico e anonimo compagno.
La chicca rimane così nascosta e col passare degli anni la curiosità resta in qualche cassetto di una armadio o in uno scatolone riposto in cantina, pieno di vecchi 45 giri che non suonano più nei dismessi giradischi. Ecco perchè l'abbiamo voluta svelare a tutti e riportarla alla luce.
E se Raffaella ora nel suo nuovo programma intervistasse Peppino? Chissà, potrebbe raccontarci come quella sua foto arrivò sulla copertina di una canzone entrata nella storia del nostro pop e che fece ballare il twist agli italiani, sognando Saint Tropez, tra scintillanti vestiti di lamè, galeotte lune e luccicanti stelle che illuminano il ciel.
lunedì 1 aprile 2019
Lazio, luce a San Siro. Le Pagelliadi
di FRANCESCO TRONCARELLI
8+ al Sergente - Una grande Lazio, ha steso con merito l'Inter di Spalletti, Keita e Naingolan. Autoritaria e messa bene in campo da Inzaghino, ha domiato a lungo la partita, poi ha contenuto il ritorno del Biscione, "rischiando" comunque in un paio di occasioni di incrementare il suo bottino. Applausi al pennellone biancoceleste, che ha segnato con uno stacco imperioso di testa e giocato un grande match, e complimenti a tutti i ragazzi che hanno dimostrato personalità e soprattutto voglia di vincere. Avanti Lazio, avanti laziali fino alla fine.
7 e mezzo a Lupo Alberto - Il Ciuffo biondo che fa impazzire il mondo si è acceso: ed è stata luce a San Siro. E ho detto tutto.
7 + a Lucas 2.0 (quello che ride e mica piagne come Biglia) - Dopo questa prova coi nerazzurri e chi lo Leiva più dal centrocampo.
7 + Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Il ministro della difesa. Il capo del governo (si fa per dire) Conte, prenda nota.
7 a Sylva Strakoshina - Aò, stanno tutti a criticà, a faje le purci, poi dai n'occhiata in giro e Donnarumma se trasfroma in Paperumma (ammazza che papera), il fenomeno della squadra più forte del mondo, come dice la stampa romana, Olsen, ne pija 4: e state a rompe col pizza e fichi de noantri? Battiamo le mani ai veri portieri. L'altri so' citofoni.
6 e mezzo al Ciro d'Italia - Una spina nel fianco della difesa avversaria, ma soprattutto del povero Candreva, andato a Milano per vincere isnieme agli altri transfughi della confort zone. Bravo. Ha fatto il suo anche senza segnare. Come Luca Laurenti a Ciao Darwin. Tanto il programma funziona da solo co quei soggetti.
6+ ar Pantera - Una spina nel fianco di se stesso. Ma quanto j'ha fatto male quando si allungava. Bravo. Ha fatto il suo anche senza segnare. Come Paolo Bonolis a Ciao Darwin. Tanto il programma funziona da solo co quei soggetti.
6+ a il calcio a Roma si chiama Romulo senza Remo dal 753 a. C. - Corre, suda, lotta, crossa. Ve pare poco? Se ve pare poco, ve meritate Gigi Marzullo a pranzo e a cena. A mezzanotte no, perchè dorme pure lui mentre parla in tv.
6 a Correa l'anno 1900 - 20 minuti di un Tucu di classe. Poi lo stop. Come la Basilicata per Di Maio.
6 a chiedimi se sono Luis Felipe - Se pensate che tre anni fa era nella serie D brasiliana, tipo l'Ostiamare de Rio per intenderci, è grasso che cola vederlo in palla da noi. Un po' come Corona il boscaiolo in prima serata con la Berlinguer. Fa ridere solo a guardarlo.
6 a dillo a Parolo tuo - Fa strano vederlo in panchina. Lui che ha dato il fritto per una vita. Ma la Lazio champagne stappata da Inzaghino all'occorrenza trova un posto anche per lui. E lui ha risposto "pronto". Come De Martino quando Belen l'ha richiamato.
6 a veni, vidi, Lulic al 71° - Come Pippo Baudo per la Rai: nei secoli fedele.
6 a Bastos e vanzos - Tutto è ruotato sulla sua capoccia. Qando stava per raddoppiare con un colpo di testa magnifico e quando stava per segnare ma a noi, con un colpo di testa assassino. Un testa a testa che neanche Schumaker dei tempi d'oro riusciva a fare con Hamilton. Del resto in Italia abbiamo tante teste di Kaiser, potevano esimerci di annoverarne una così fenomenale fra le nostre fila? Roba che se gioca a testa o croce, vince sempre perchè ha la moneta speciale coniata per lui. Grandissimo.
8+ al Sergente - Una grande Lazio, ha steso con merito l'Inter di Spalletti, Keita e Naingolan. Autoritaria e messa bene in campo da Inzaghino, ha domiato a lungo la partita, poi ha contenuto il ritorno del Biscione, "rischiando" comunque in un paio di occasioni di incrementare il suo bottino. Applausi al pennellone biancoceleste, che ha segnato con uno stacco imperioso di testa e giocato un grande match, e complimenti a tutti i ragazzi che hanno dimostrato personalità e soprattutto voglia di vincere. Avanti Lazio, avanti laziali fino alla fine.
7 e mezzo a Lupo Alberto - Il Ciuffo biondo che fa impazzire il mondo si è acceso: ed è stata luce a San Siro. E ho detto tutto.
7 + a Lucas 2.0 (quello che ride e mica piagne come Biglia) - Dopo questa prova coi nerazzurri e chi lo Leiva più dal centrocampo.
7 + Antonio Elia Acerbis (Lazio del meno 9) - Il ministro della difesa. Il capo del governo (si fa per dire) Conte, prenda nota.
7 a Sylva Strakoshina - Aò, stanno tutti a criticà, a faje le purci, poi dai n'occhiata in giro e Donnarumma se trasfroma in Paperumma (ammazza che papera), il fenomeno della squadra più forte del mondo, come dice la stampa romana, Olsen, ne pija 4: e state a rompe col pizza e fichi de noantri? Battiamo le mani ai veri portieri. L'altri so' citofoni.
6 e mezzo al Ciro d'Italia - Una spina nel fianco della difesa avversaria, ma soprattutto del povero Candreva, andato a Milano per vincere isnieme agli altri transfughi della confort zone. Bravo. Ha fatto il suo anche senza segnare. Come Luca Laurenti a Ciao Darwin. Tanto il programma funziona da solo co quei soggetti.
6+ ar Pantera - Una spina nel fianco di se stesso. Ma quanto j'ha fatto male quando si allungava. Bravo. Ha fatto il suo anche senza segnare. Come Paolo Bonolis a Ciao Darwin. Tanto il programma funziona da solo co quei soggetti.
6+ a il calcio a Roma si chiama Romulo senza Remo dal 753 a. C. - Corre, suda, lotta, crossa. Ve pare poco? Se ve pare poco, ve meritate Gigi Marzullo a pranzo e a cena. A mezzanotte no, perchè dorme pure lui mentre parla in tv.
6 a Correa l'anno 1900 - 20 minuti di un Tucu di classe. Poi lo stop. Come la Basilicata per Di Maio.
6 a chiedimi se sono Luis Felipe - Se pensate che tre anni fa era nella serie D brasiliana, tipo l'Ostiamare de Rio per intenderci, è grasso che cola vederlo in palla da noi. Un po' come Corona il boscaiolo in prima serata con la Berlinguer. Fa ridere solo a guardarlo.
6 a dillo a Parolo tuo - Fa strano vederlo in panchina. Lui che ha dato il fritto per una vita. Ma la Lazio champagne stappata da Inzaghino all'occorrenza trova un posto anche per lui. E lui ha risposto "pronto". Come De Martino quando Belen l'ha richiamato.
6 a veni, vidi, Lulic al 71° - Come Pippo Baudo per la Rai: nei secoli fedele.
6 a Bastos e vanzos - Tutto è ruotato sulla sua capoccia. Qando stava per raddoppiare con un colpo di testa magnifico e quando stava per segnare ma a noi, con un colpo di testa assassino. Un testa a testa che neanche Schumaker dei tempi d'oro riusciva a fare con Hamilton. Del resto in Italia abbiamo tante teste di Kaiser, potevano esimerci di annoverarne una così fenomenale fra le nostre fila? Roba che se gioca a testa o croce, vince sempre perchè ha la moneta speciale coniata per lui. Grandissimo.
Appunti di gioco
di Roberto Taglieri
Domenica, 29 ottobre 2019
La
Lazio è corsara a S. Siro. Nel posticipo serale della 29sima giornata
contro l’Inter dopo una gara difficile e combattuta è un gol di
Milinkovic nel primo tempo a consentire ai biancocelesti di sconfiggere
gli uomini di Spalletti: 0-1 il risultato finale. La Lazio, che lo
scorso turno aveva passeggiato col Parma, arriva a Milano con la
consapevolezza di aver finalmente recuperato la forma fisica ed anche il
morale. Inzaghi però deve fare i conti con l’infortunio di Radu e con
l’influenza di Patric. In difesa con Acerbi ci sono Bastos e Luis
Felipe, davanti Correa ed Immobile. I nerazzurri senza Vrsaljko e De
Vrij, hanno pure Nainggolan mezzo acciaccato. Icardi è reintegrato in
rosa ma non è convocato, anche il connazionale Martinez è fuori uso. E’
l’ex Keita a presentarsi come punta titolare per fare compagnia a
Perisic, mentre a centrocampo un posto se lo guadagna Borja Valero. E’
l’Inter a cominciare bene; la prima opportunità nasce con Perisic, che
al 7’ colpisce bene ma Strakosha risponde altrettanto correttamente.
Pochi istanti dopo su calcio d’angolo e respinta del portiere è Skriniar
a calciare male spedendo sopra la traversa. Ma al 12’ i biancazzurri
passano: da un contropiede impostato da Romulo la palla finisce a Luis
Alberto; il suo assist per Milinkovic è perfetto e di testa il serbo
supera Brozovic e batte Handanovic per il vantaggio laziale. Al 26’ si
fa male Correa, che è costretto ad uscire per Caicedo; appena dopo
questa sostituzione Handanovic anticipa di un soffio Milinkovic lanciato
a rete. Da ora l’Inter prova a cercare delle accelerazioni, ma la Lazio
controlla bene pur se con qualche sbavatura in appoggio. Al 38’ una
punizione di Brozovic finisce tra le braccia di Strakosha, poi al 42’
Bastos di testa colpisce alla grande ma Handanovic gli nega il
raddoppio; Keita risponde con un diagonale su cui si oppone il portiere.
Nel recupero Luis Alberto prova a piazzarla di giro sotto all’incrocio
dei pali ma trova ancora Handanovic e con questa grande occasione
laziale occasione termina il primo tempo. Nella ripresa l’Inter ci prova
subito con Perisic, poi con Vecino ma si oppone bene Strakosha; i
padroni di casa cercano maggiore aggressività, la Lazio invece aspetta
che si aprano le maglie avversarie per colpire in ripartenza. Caicedo è
anticipato da Handanovic al 55’ ed ancora il portiere al 60’ si oppone
ad Immobile. Al 65’ Politano calcia a lato, poi entra Parolo che rileva
Luis Alberto; l’Inter schiaccia la Lazio che non riesce più ad uscire
dalla sua metà campo. Nainggolan sostituisce Borja Valero, poi Candreva
D’Ambrosio; saltano quasi tutte le marcature, la Lazio tutta indietro
difende ad oltranza, l’Inter non ne ha più ma continua a crossare per
qualche deviazione che non arriva mai. Arriva invece dopo 4’ di recupero
il fischio finale di Mazzoleni che decreta la vittoria laziale. E’ una
grande affermazione questa di oggi della truppa biancoceleste:
finalmente una partita giocata con grande determinazione e diligenza. La
Lazio non ha concesso quasi nulla e stavolta l’impresa è stata
collettiva: dai tre difensori che stasera hanno preso tutto, da Leiva e
Milinkovic che hanno reso granitico il centrocampo ad Immobile e Caicedo
che pur non avendo segnato hanno però fatto un grande lavoro di aiuto
ai compagni. Il plauso finale però va ovviamente ad Inzaghi, che ha
azzeccato tutti gli schieramenti e l’approccio alla partita. E così la
squadra biancazzurra vola a quota 48 ma addirittura potrebbe raggiungere
il Milan al quarto posto grazie alla gara che deve recuperare contro
l’Udinese tra 15 giorni. Sognare la Champions non costa niente.
INTER LAZIO 0–1 12’ Milinkovic
INTER:
Handanovic, D’Ambrosio, Miranda, Skriniar, Asamoah, Vecino, Brozovic,
Politano, Valero (73’ Nainggolan), Perisic, Keita (83’ Joao Mario). All:
Spalletti
LAZIO:
Strakosha, Felipe, Acerbi, Bastos, Romulo, Leiva, Milinkovic, Luis
Alberto (66’Parolo), Lulic (85’ Durmisi), Correa (26’ Caicedo),
Immobile. All: Inzaghi.
Arbitro Mazzoleni
giovedì 28 marzo 2019
Acqua azzurra acqua chiara, 50 anni di un boom
Capelli ricci e crespi in stile afro, foulard al collo, doppiopetto blu e pantaloni a zampa d'elefante, Battisti apparve così al grande pubblico televisivo di Sanremo per cantare "Un'avventura", brano condito di atmosfere R&B che colpì soprattutto il pubblico giovanile. Era il 1969, un anno che si rileverà fondamentale per la sua affermazione perchè lo vedrà inanellare una serie di successi incredibili scritti insieme a Mogol cantati da lui stesso ma anche da altri artisti.
E fra questi pezzi che hanno fatto la storia del pop ce n'è uno bellissimo che tuttora conserva la freschezza del primo ascolto: "Acqua azzurra, acqua chiara". Pubblicato per l'etichetta Ricordi esattamente un 28 marzo come oggi ma di 50 anni fa (incredibile, ma vero).
Inizialmente per il 45 giri, la premiata coppia Mogol-Battisti aveva puntato su "Dieci ragazze", la canzone che divideva il disco insieme ad "Acqua azzura.." pensata come lato B, i due autori la ritenevano infatti più adatta ad essere lanciata sul mercato.
I due brani vennero fatti ascoltare in anteprima a Renzo Arbore, probabilmente per i preparativi preliminari della partecipazione di Battisti alla trasmissione televisiva di Arbore, Speciale per voi (avvenuta poi il 15 aprile 1969), dove Battisti doveva lanciare una delle due canzoni. Impressionato dalla bellezza di "Acqua azzurra, acqua chiara" convinse gli autori a lanciarla e quindi a invertire la posizione dei due brani nel disco.
Per registrare il disco vennero chiamati i migliori "turnisti" sulla piazza, come il chitarrista Alberto Radius della Formula 3 (il gruppo che accompagnava Lucio nei concerti dal vivo), il batterista Franz Di Cioccio e il tastierista Flavio Premoli de i Quelli (futura Pfm), Demetrio Stratos e Natale Massara ei Ribelli all'organo e al piano, il gruppo beat inglese Chriss & The Stroke per le sezione fiati. Detto Mariano, autore storico del Clan Celentano, curò l'arrangiamento.
![]() | |||
| Mogol e Battisti |
Il pezzo fu inserito l’anno successivo nell’album "Emozioni" che col senno di poi può essere considerato a tutti gli effetti un greatest of non solo di Lucio ma di tutto il pop italiano di quel periodo.
La canzone che venne scritta durante una vacanza di lavoro dei due in una casa sul mare salentino a Torre Squillace, a un passo da Porto Cesareo, che poi fu acquistata da Battisti coi primi guadagni e che fu infleunzata nell'ispirazione proprio da quello scenario meraviglioso, racconta come la vita dissoluta di un uomo sempre alla ricerca di donne diverse, senza punti fermi in una vita tirata a campare, sia cambiata con la conoscenza di una lei che lo ha fatto finalmente innamorare con la sua purezza.
E ora quel lui si riempie della freschezza di lei, dell’innocenza dei suoi occhi che ridanno speranza a una vita che non credeva più possibile. Una dichiarazione d’amore molto suggestiva che accompagnata da una musica a tratti melodica a tratti travolgente, divenne uno dei tormentoni estivi di quell'anno che chiudeva i favolosi Sessanta.
Il brano spopolò per la naturale carica che infondeva, una vera esplosione di allegria, freschezza, gioia, grazie a quella melodia che rappresenta una sorta di rinascita, forte ed energetica. Del resto, l’acqua è simbolo di vita, e la metafora si riconosce nella strofa "con le mani posso finalmente bere", come se il protagonista si senta finalmente rinato.
E quanto lo stesso Battisti credesse in questo brano è dimostrato dal fatto che pochi giorni prima dell’uscita del singolo venne creata l’etichetta discografica chiamata appunto "Acqua azzurra". La canzone scalò rapidamente le classifiche divetando un grande successo, consacrato dalla vittoria nella finale di Asiago del Festivalbar condotta dal mitico Vittorio Salvetti.
Prima davanti a "Il Paradiso" cantato da Patty Pravo (e scritto sempre da Battisti con Mogol) e a "Il primo giorno di primavera" dei Dik Dik, prodotto sempre dai due Re Mida della canzone italiana. Come dire, cronaca di un trionfo annunciato, comunque.
mercoledì 20 marzo 2019
Patty Pravo, ecco il brano di Califano
di FRANCESCO TRONCARELLI
Una gemma. Un piccolo capolavoro che ti fa riconciliare con la poesia, la melodia, la musica, un tesoro che giaceva in un cassetto e che all'improvviso torna a brillare per la gioia di chi ama l'arte, di chi cerca emozioni, di chi vuole ascoltare una canzone come si scrivevano una volta.
Questo è "Io so amare così", il brano che Franco Califano ha lasciato per Patty Pravo e che l'artista veneziana ha inciso ed inserito nel suo nuovo album di inediti uscito in questi giorni dopo la partecipazione a Sanremo in coppia con Briga.
Storditi da frastuoni assemblati alla meglio da improbabili ma osannati personaggi da social che ragliano testi poveri di tutto, persino di parole, ci troviamo all'improvviso questo regalo incredibile e meraviglioso che il Califfo ha fatto all'ex Ragazza del Piper, l'unica che potesse dare la giusta interpretazione ad un testo di grande intensità.
"Sapere di essere stata scelta da Franco nel suo testamento artistico mi ha toccato molto, è stato tutto così bello e inaspettato che mi ha lasciato senza fiato" con queste parole sincere che non nascondono una certa emozione, la Pravo ha raccontato come sia nata questa collaborazione postuma con uno dei più grandi autori del pop nostrano.
La canzone è nata grazie ai versi riportati alla luce e musicati da Frank Del Giudice, il bassista di Califano e coautore con lui di numerosi brani tra cui il pezzo manifesto della sua carriera 'Tutto il resto è noia', che con il cantautore scomparso 5 anni fa ha condiviso centinaia di palcoscenici e di chilometri per circa 30 anni.
"In uno dei tanti viaggi notturni insieme in auto - ha spiegato Del Giudice - Franco era al volante ad io accanto a lui. Gli piaceva guidare con me vicino perché diceva che ero un buon navigatore. Immaginando "Io so amare così", mi disse di prendere appunti sul testo e di ricordarmi che quel brano sarebbe stato perfetto per Nicoletta (Patty Pravo)".
tra istantanee d'intimità e frammenti di un rapporto amoroso:
"Sapere che l'ultima canzone che ha fatto prima di andarsene l'avesse dedicata a me, è stato fantastico, sono impazzita dalla felicità, perché tra l'altro il pezzo è molto bello" ha confessato Patty, e a proposito del suo rapporto con il Califfo, ha ricordato: "Mi trattava da sorella, mi divertivo forse di più che fare l'amante, lui era un tipo divertentissimo, aveva il senso della vita...".
Vero, Califano aveva il senso della vita, che conosceva in tutti i suoi risvolti per averla vissuta intensamente, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Prevert di Trastevere come era stato definito, è stato capace di raccontare e descrivere le vicende amorose in tutti i loro aspetti, esistenziali, intimi, poetici e anche questo brano descrive con tratti sicuri da grande artista, istantanee d'intimità e frammenti di un rapporto amoroso, struggente e crepuscolare, che regalano emozioni.
Per provarle è' sufficiente la sola voce di Patty Pravo e il pianoforte del maestro Poietti, per il resto c'è il Califfo.
Una gemma. Un piccolo capolavoro che ti fa riconciliare con la poesia, la melodia, la musica, un tesoro che giaceva in un cassetto e che all'improvviso torna a brillare per la gioia di chi ama l'arte, di chi cerca emozioni, di chi vuole ascoltare una canzone come si scrivevano una volta.
Questo è "Io so amare così", il brano che Franco Califano ha lasciato per Patty Pravo e che l'artista veneziana ha inciso ed inserito nel suo nuovo album di inediti uscito in questi giorni dopo la partecipazione a Sanremo in coppia con Briga.
Storditi da frastuoni assemblati alla meglio da improbabili ma osannati personaggi da social che ragliano testi poveri di tutto, persino di parole, ci troviamo all'improvviso questo regalo incredibile e meraviglioso che il Califfo ha fatto all'ex Ragazza del Piper, l'unica che potesse dare la giusta interpretazione ad un testo di grande intensità.
"Sapere di essere stata scelta da Franco nel suo testamento artistico mi ha toccato molto, è stato tutto così bello e inaspettato che mi ha lasciato senza fiato" con queste parole sincere che non nascondono una certa emozione, la Pravo ha raccontato come sia nata questa collaborazione postuma con uno dei più grandi autori del pop nostrano.
La canzone è nata grazie ai versi riportati alla luce e musicati da Frank Del Giudice, il bassista di Califano e coautore con lui di numerosi brani tra cui il pezzo manifesto della sua carriera 'Tutto il resto è noia', che con il cantautore scomparso 5 anni fa ha condiviso centinaia di palcoscenici e di chilometri per circa 30 anni.
"In uno dei tanti viaggi notturni insieme in auto - ha spiegato Del Giudice - Franco era al volante ad io accanto a lui. Gli piaceva guidare con me vicino perché diceva che ero un buon navigatore. Immaginando "Io so amare così", mi disse di prendere appunti sul testo e di ricordarmi che quel brano sarebbe stato perfetto per Nicoletta (Patty Pravo)".
tra istantanee d'intimità e frammenti di un rapporto amoroso:
"Sapere che l'ultima canzone che ha fatto prima di andarsene l'avesse dedicata a me, è stato fantastico, sono impazzita dalla felicità, perché tra l'altro il pezzo è molto bello" ha confessato Patty, e a proposito del suo rapporto con il Califfo, ha ricordato: "Mi trattava da sorella, mi divertivo forse di più che fare l'amante, lui era un tipo divertentissimo, aveva il senso della vita...".
Vero, Califano aveva il senso della vita, che conosceva in tutti i suoi risvolti per averla vissuta intensamente, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Prevert di Trastevere come era stato definito, è stato capace di raccontare e descrivere le vicende amorose in tutti i loro aspetti, esistenziali, intimi, poetici e anche questo brano descrive con tratti sicuri da grande artista, istantanee d'intimità e frammenti di un rapporto amoroso, struggente e crepuscolare, che regalano emozioni.
Per provarle è' sufficiente la sola voce di Patty Pravo e il pianoforte del maestro Poietti, per il resto c'è il Califfo.
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