martedì 29 luglio 2025

Addio Livio Macchia dei Camaleonti

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Applausi di gente intorno a me

Applausi, tu sola non ci sei

Ma dove sei?

Chissà dove sei tu

Perché cantare? (Canta, canta ancora)

Cantare, ma perché? (Canta)

Se l'amore non c'è...


Se n'è andato in punta di piedi Livio Macchia, il bassista baffuto dei Camaleonti, una figura iconica del Beat italiano.

Aveva 82 anni e fino all'ultimo si era esibito col suo gruppo in un applaudito concerto di piazza. Era pugliese ma a Milano aveva trovato la sua dimensione per diventare un musicista.

Ha trascorso una vita sul palco, da quando a metà degli anni Sessanta si unì a Tonino Cripezzi, Riki Maiocchi, Paolo De Ceglie e Gerry Manzoli per fondare i Camaleonti nel mitico locale Santa Tecla dove si erano conosciuti.

Un nome particolare, scelto perché erano capaci di cambiare pelle  suonando di tutto, qualsiasi genere musicale.

Ma loro amavano soprattutto il Beat, il genere che stava conquistando il mondo sulla scia della rivoluzione portata avanti dai Beatles.

Era il tempo dei Capelloni e dei complessi, come venivano chiamate le band che entusiasmavano la gioventù del Bel paese nelle discoteche.

Sha la la la il primo di una interminabile scia di successi come Chiedi chiedi, Mamma mia che Mogol e Battisti scrissero per loro o Applausi che Livio cantava rubando la scena a Tonino, il frontman del gruppo.

E ancora Io per lei con cui vinsero il Festivalbar, Eternità in coppia con la Vanoni a Sanremo che scalò le classiche come Viso d'angelo che trionfò al Disco per l'estate.

30 milioni di dischi in oltre 60 anni di carriera e tanta considerazione da parte del pubblico e della critica per il loro pop di qualità, mai banale e sempre coinvolgente.

Livio con gli anni era diventato il leader del gruppo, il depositario di quel sound e di quella esperienza meravigliosa che aveva accompagnato generazioni su generazioni.

Difendendo con tutte le sue forze l'originalità dei Camaleonti che lui peraltro aveva creato da tentativi di imitazione e polemiche pretestuose.

Ora ha concluso il suo cammino ma i brani che ha lanciato insieme agli altri capelloni che hanno condiviso con lui una storia indimenticabile, resteranno per sempre nella memoria di tutti. 

Canta, canta ancora...diceva Applausi,  la sua canzone, canta ancora Livio, con Tonino il tuo amico di sempre che ritroverai lassù. Gli Applausi ora sono tutti per per te....




domenica 20 luglio 2025

Aridatece Techetechetè

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

È stata una sofferenza, un colpo basso che ha spazzato via certezze e affievolito passioni, un'avventura che per fortuna non avrà un seguito, che ha scombussolato il piacere di godersi in santa pace all'ora di cena quello che è stato definito "il miglior programma dell"estate".

Techetechetè torna alle origini, a sketch e canzoni riproposte senza soluzione di continuità e con un ritmo incalzante come è sempre stato e come avrebbe dovuto essere.  E soprattutto senza tante chiacchiere inutili che allungano il brodo.

Sì, rivedremo le scenette memorabili che hanno fatto la storia della Tv e che erano state messe all'indice, che erano sparite dalla riedizione mediatica. E anche se viste e riviste sembreranno nuove, tanta è la gioia per l'incubo che è terminato.

Sandra guarda languida Armando Francioli e gli fa piedino sotto il tavolo sulle note di "E io fra di voi" cantata da Aznavour mentre Raimondo è smarrito per quel menage a trois che sta nascendo. 

grandissimi

Aldo Fabrizi, Bice Valori, Ave Ninchi e Paolo Panelli elegantissimi e tirati a lucido ballano con mosse goffe ma irresistibili sulle note del tormentone degli anni 70 "Neanderthal man", nella sigla di Speciale per noi. Bentornati ragazzi.

"Aridatece Techetechetè" il grido lanciato dai social in rivolta e da chi per lavoro si occupa di critica televisiva. Una sollevazione popolare che ha sortito i suoi effetti. Un coro unanime che la dice lunga su come sia stato recepito il nuovo corso della trasmissione che gli ascolti hanno sonoramente bocciato.

Avevano trasformato il Juke-Box dei ricordi in un one man show, anzi in un one woman show di Bianca Guaccero in cui l'arrembante personaggio parla, straparla, ammicca verso il pubblico in cerca di complicità, sorride senza motivo e addirittura rifà il verso agli artisti proposti o imitandoli o dando la sua versione della canzone proposta. Neanche fosse una star acclamata e di lungo corso come la Goggi.

One woman show

Un protagonismo autoreferenziale e fuori luogo che non c'entra nulla col Techetechetè normale e applaudito da tutti. Quello che da quando venne lanciato da Michele Bovi ha sempre ottenuto consensi bipartizan e ascolti record.

Show "impreziosito" dalla presenza  di tal Dj Giovanni che metteva il braccetto sul 45 giri con il  piatto del giradischi immobile, sì non girava (ma il regista non se ne era mai accorto di questa buffonata?) e che nessuno sa da dove sia spuntato fuori e a quale titolo sia stato piazzato lì.

Techetechetè era un programma brioso e a tutto ritmo a costo zero. Quello visto in questi giorni è stato una lagna, pesante, lenta e "inguardabile" secondo uno dei giudizi più teneri che si possono recuperare sui social. 

Praticamente avevano abbandonato l'usato sicuro a favore del nuovo che avanza e che come è noto non è sempre sinonimo di miglioramento. Anzi.

la televisione

E tra l'altro non più a costo zero. Bastava dare un'occhiata alla fine del programma quando appare l'elenco di quelli che hanno collaborato alla sua messa in onda per capirlo, è un esercito. 

Dice ma la mossa di spostare  Techetechetè Top Ten (questo il nome della nuova versione criticata da tutti) dalla domenica, giorno a cui era destinato inizialmente, a tutta la settimana facendolo così diventare quotidiano è stata strategica.

Fatta per contrastare la discesa in campo di Gerry Scotti con La ruota della fortuna. Ah ah ah. Come se zio Gerry potesse temere qualcosa da Bianca Guaccero e le sue performance e da Dj Giovanni (Dj Giovanni!) che mette dischi con il giradischi che non funziona. E infatti ha vinto sempre la sfida. 

C'era una volta Techetechetè gallina dalle uova d'oro della Rai, poi lo hanno cambiato e hanno combinato una frittata. Pure indigesta. Chi ha tirato le fila del tutto però lo ha capito e stasera l'esperimento che sarebbe dovuto andare avanti se le cose andavano bene, termina. La ricreazione è finita. 

giovedì 17 luglio 2025

Addio Connie Francis

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Con una diretta sui social il 9 giugno era stata premiata per il successo su Tiktok di "Pretty little baby" uno dei suoi storici cavalli di battaglia.

Una soddisfazione enorme per Connie Francis sapere che quel brano che aveva lanciato nel 1962 era (è) tornato d'attualità per essere stato utilizzato in 17 milioni di video, totalizzando più di 27 miliardi di visualizzazioni globali sull'app.

Una grandissima soddisfazione per una grandissima artista, l'ultima di una vita ricca di trionfii, premi e riconoscimenti vari prima che ci lasciasse in punta di piedi con 87 primavere sulle spalle.

A dare la notizia subito rilanciata dai siti americani, il suo manager Ron Roberts e tra i primi a dolersi per la sua scomparsa, l'intramontabile Neil Sedaka che deve proprio alla Francis l'avvio della sua carriera grazie al boom di "Stupid Cupid" (in Italia proposta da Peppino di Capri) che aveva scritto per lei.

 

Connie Francis, pseudonimo di Concetta Rosa Maria Franconero nata a Newark,nel New Yersey il 12 dicembre 1937 è ampiamente riconosciuta come la "Prima Regina del Rock & Roll" avendo venduto più di 100 milioni di dischi.

Fu la prima donna nella storia del pop a stelle e strisce a raggiungere il numero 1 nella classifica del Billboard Hot 100, con 53 hit certificate nel corso della sua carriera.

Nata in una famiglia di origine italiana (cattolica per parte di padre irpino, ebrea per parte di madre calabrese), la giovane Concetta imparò l'italiano e lo yiddish in parallelo all'inglese, sua lingua madre.

Tanti i suoi brani diventati successi internazionali, pezzi come "Who's Sorry Now", "Where the Boys Are", "Everybody's Somebody's Fool". Il grande lancio avvenne nel 1959, con "Stupid Cupid" che trent'anni dopo divenne nuovamente popolare per aver dato il titolo e la colonna sonora di sottofondo, ad uno sketch della serie Benny Hill Show.

Connie e Neil Sedaka

In Italia ebbe un momento magico di grande popolarità, l'unica donna fra tanti numeri uno americani come Paul Anka, Gene Pitney, Neil Sedaka e Pat Boone che erano stati "catapultati" dalla RCA statunitense nel Bel paese per mietere successi.

"Chitarra Romana" e "Jealous of You", versione in inglese del celebre "Il tango della gelosia" due dischi che fecero letteralmente il botto. Per avere un'idea del successo di vendita italiano di questi 45 giri che che raggiunsero la prima posizione a Hit parade per mantenerla per alcune settimane, è sufficente sapere che a distanza di oltre 60 anni se ne trova almeno una copia  nei mercatini dell'antiquariato in piazza. 

Numerosi suoi brani di successo vennero importati dagli USA, tradotti e da lei reinterpretati in lingua italiana, pezzi come "Someone Else's Boy" (Ti conquisterò), "Many Tears Ago", "Where the Boys Are" (Qualcuno mi aspetta), colonna sonora del suo film La spiaggia del desiderio, prima in Italia per cinque settimane, e "Fly Me to the Moon" (Portami con te). 

Il successo italiano è durato per quasi tutti gli anni Sessanta con brani come "Mamma", "Dammi la mano e corri", "Notti di Spagna", "Una notte così", "La paloma" fino a "Regent's Park" sigla dello sceneggiato televisivo Rai di grande successo Melissa con Rossano Brazzi, Turi Ferro e Laura Adani. 

Come tutti i big dell'epoca ha partecipato anche al Festival di Sanremo, nel 1965 con "Ho bisogno di vederti" cantata in abbinamento con Gigliola Cinquetti e nel 1967 con "Canta ragazzina" interpretata in coppia con Bobby Solo.

Sposata quattro volte, al centro di una vicenda che suscitò molto clamore e interesse negli Stati Uniti per essere stata oggetto di un'aggressione culminata in una violenza in un albergo (dalla causa risarcitoria vinta contro l'hotel scaturì una legge che riordinò la sicurezza negli alberghi), Connie tornò "da grande" a scuola di canto per aver perso la voce a seguito di un intervento al naso.

Connie, Dorelli, Ornella Vanoni, Sonny e Cher a Sanremo

Sul finire degli anni Ottanta era di nuovo sulle scene incidendo per la Malaco Records un doppio album di suoi successi reinterpretati e di alcuni classici degli anni d'oro intitolato "Where the Hits Are". Nel 1995 fu la volta dell'album "The Return Concert", un album live con le sue performance più recenti.

Si è esibita fino all'anno scorso con alcuni sold out al Castro Theatre di San Francisco, ed è apparsa a fianco di Dionne Warwick all'Hilton Hotel di Las Vegas nello spettacolo Eric Floyd's Grand Divas of Stage.

Viveva in Florida col suo cane Lexi e, sempre sorridente, elegantissima e con i capelli freschi di parrucchiere da vera star americana, manteneva i contatti con i fan attraverso la sua pagina Facebook. Ora di lei resteranno per sempre le sue canzoni appassionate e ritmate che l'avevano fatta diventare Connie Francis, la Regina di quella musica che aveva conquistato il mondo. 

sabato 28 giugno 2025

Peppino di Capri e i Beatles, la storia in una foto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Sono passati 60 anni da quando i Beatles si esibirono nel nostro paese, eppure quella tournée veramente memorabile suscita ancora emozioni e riserva continue sorprese. Il passaggio degli "Scarafaggi" in Italia ha lasciato tracce e documenti un po' ovunque, basta cercarli e soprattutto avere il fiuto del segugio.

I quattro ragazzi di Liverpool che stavano conquistando il mondo con la loro musica, arrivarono in Italia il 23 giugno del 65 per un tour che nonostante il disinteresse della Rai e di molti giornali, sarebbe entrato nella storia del Costume.

Molto si è detto di quei concerti tenuti a Milano, Genova e Roma, tanti ricordi e aneddoti sono stati riportati per raccontare quei giorni, ora a suscitare stupore ed interesse c'è una foto pescata in un mucchio di scatti dimenticati negli archivi della Pubblifoto, da Annamaria De Caroli, collezionista ed esperta dei Fab Four fra i più accreditati.

entusiasmo sugli spalti tra Peppino e i Beatles

E' una immagine per certi versi sorprendente, ritrae un gruppo di fan dei Fab Four presenti sugli spalti del velodromo Vigorelli, dove si tenne il loro primo concerto il 24 giugno.

I ragazzi hanno il cappellino della Coca Cola sponsor dell'evento, qualcuno tiene un cartellone inneggiante i Beatles e in primo piano si vede una giovane letteralmente in estasi per il concerto, che ha in mano una foto di Peppino di Capri. 

Incredibile, il commento di molti sui social nel vedere questa foto, incredibile ma vero, per dirla con il titolo di quella famosa rubrica della Settimana Enigmistica che trattava di casi e situazioni assolutamente vere nonostante le perplessità di chi leggeva.

la cortolina pubblicitaria

La foto è piu precisamente una di quelle cartoline pubblicitarie che all'epoca venivono distribuite (Cantagiro, locali, feste di piazza) per essere poi autografate dall'artista ritratto. Si vede Peppino davanti ad alcuni suoi 33 giri. 

Era stata realizzata dalla Carish, l'etichetta per la quale Peppino incideva i suoi brani e che distribuiva in Italia i 45 giri della Parlophone, la casa discografica dei Beatles che a sua volta aveva fatto la cartolina dei suoi artisti.

E' una semplice foto, seppur ostentata come un trofeo da quella teen ager, ma molto significativa  perchè unisce due mondi apparentemente lontani in realtà molto vicini musicalmente parlando seppur coi dovuti distinguo, come confermano la passione per la melodia napoletana di John e Paul, certe assonanze ritmiche, l'impasto delle voci nei cori e la cover, molto bella e riuscita, di "Girl" da parte del cantante napoletano.

Peppino e i suoi Rockers al Vigorelli

Lo stupore per la foto è stato tanto ed è comprensibile, è dovuto al fatto che molti conoscono il Peppino degli ultimi tempi, crooner impareggiabile e cantante confidenziale da night con brani come "Champagne" e "Un grande amore e nente più",

A qualcuno perciò quella foto in mano alla ragazza è sembrata una stonatura, ma così non era, perchè l'artista napoletano in quegli anni interpretava pezzi molto ritmati e non solo lenti da mattonella e per questo era stato chiamato da Leo Watcher l'organizzatore del tour, per far parte dei supporters dell'evento che dovevano "scaldare il pubblico".

I vari Guidone del clan Celentano col suo gruppo degli Amici, Angela pioniera del rock tricolore, i New Dada primo complesso beat milanese, i Giovani Giovani di Pino Donaggio, Fausto Leali non ancora espluso con "A chi" con i suoi Novelty, ma soprattutto lui, Peppino di Capri.

la pubblicità del concerto

Uno dei più popolari e applauditi cantanti di quegli anni con decine di successi alle spalle e milioni di dischi venduti, sicuramente il nome più famoso fra quelli che dovevano anticipare il concerto dei ragazzi di  Liverpool.

Non a caso solo lui ebbe il privilegio di essere citato nei manifesti che pubblicizzavano il tour e anche l'onore di essere l'ultimo a esibirsi con i suoi Rockers prima che George, Paul, John e Ringo salissero sul palco del Vigorelli e poi su quello del Palasport di Genova e del Teatro Adriano di Roma. 

E a conferma che la scelta di averlo in quel tour che ha fatto epoca e ha segnato il nostro costume fu indovinata e sicuramente giusta, c'è la foto della ragazza con Peppino in cartolina fra le mani che la dice lunga sulla sua presa sul pubblico accorso al velodromo milanese per acclamare i ragazzi di Liverpool.

Se fino ad oggi a testimonianza imperitura dell'esibizione di Peppino nel tour dei Beatles c'era la foto che lo ritrae nei camerini dell"Adriamo coi suoi Rockers insieme a Paul, John, Ringo e George che apre questo articolo, ora c'è anche questa straordinaria immagine della fan sugli spalti. Una foto per la storia.




venerdì 27 giugno 2025

I Beatles all'Adriano, ecco il filmato inedito

 di FRANCESCO TRONCARELLI

I Beatles in Italia, una tournée entrata nella leggenda, avvenuta nel 1965, esattamente 60 anni fa e svoltasi in tre tappe, Milano, Genova e Roma. 

Un avvenimento molto importante per la musica nel nostro Paese e per gli effetti che produsse nel Costume per la moda, le tendenze e i cambiamenti nei comportamenti giovanili.

C'è un filmato amatoriale in 8mm realizzato dal chitarrista Mario Cenci e dal fratello Gianni al Teatro Adriano di Roma il 27 e 28 giugno del 1965 che ha fissato alcuni momenti di quello storico evento.
 
Cenci faceva parte dei Rockers che accompagnavano Peppino di Capri nella esibizione che precedeva il complesso inglese, era il chitarrista del gruppo ed è stato l'autore dei grandi successi dell'artista napoletano.
 
 
È un documento eccezionale, anche se privo di sonoro come spesso accadeva a quei tempi per i filmini "familiari", in quanto non esistono riprese ufficiali da parte della RAI per servizi giornalistici dedicati a questo concerto.

E non ci sono neanche quelle dei Cinegiornali allora molto in voga e che venivano trasmessi nelle sale cinematografiche prima della proiezione dei film.
 
Il video ha una qualità sorprendente nel colore e nella ripresa stessa che riesce comunque a rendere l'idea del concerto e dell'atmosfera che si viveva. 
 
Nella versione che mostriamo, abbiamo aggiunto come colonna sonora di sottofondo, alcuni brani che furono eseguiti quel giorno e che fanno parte della scaletta preparata dagli artisti.

Peppino di Capri con Mario Cenci e Gabriele Varano  
Per chi poi non conosce la carriera di Peppino di Capri, il video è anche una piacevole sorpresa, perchè lo vede all'opera col suo gruppo in una performance sul palco molto coinvolgente, lontana anni luce dall'immagine consolidata negli ultimi anni come crooner. 
 
Il filmato che pubblichiamo si divide in due parti. La prima vede l'artista napoletano con la inconfondibile giacca di lamè, esibirsi sul palco del teatro di piazza Cavour insieme ai suoi Rockers.

Nella seconda ovviamente ci sono i protagonisti della storica tournée, Paul, George, Ringo alla batteria e John col famoso berretto "alla Beatles" che diventerà di moda per tutti i capelloni del mondo.
 
Per avere una visione ottimale del filmato realizzato, sia per quanto riguarda le riprese storiche in sé che per la parte musicale aggiunta, è preferibile l'uso del computer o del tablet.

   


martedì 24 giugno 2025

60 anni fa i Beatles in Italia, un evento memorabile


di FRANCESCO TRONCARELLI
     
Giugno 1965, i Beatles in Italia. E fu subito delirio. Una tournèe concentrata in tre tappe: il 24 a Milano il 26 a Genova e il 27 e 28 a Roma. Esibizioni pomeridiane e serali in ognuna delle città di appena mezz’ora ciascuna (niente a che fare con i concerti attuali di 2/3 ore delle rockstar), con il meglio del loro repertorio live di quel momento.

Un evento per quei tempi in cui la nostra scena musicale era dominata dai vari Morandi, Celentano, Pavone, Mina, Bobby Solo e Little Tony ovvero le nuove leve della musica leggera tricolore e da stranieri come Paul Anka, Petula Clark, Adamo e Richard Antony che esportavano nel Belpaese i loro successi in italiano.

Loro, i quattro ragazzi di Liverpool, erano la novità che stava entusiasmando il mondo, erano quelli che stavano rivoluzionando la musica, il costume e la moda e che stavano scuotendo i giovani dal tran tran borghese. Erano i “capelloni” con gli stivaletti e i completi attillati e le camicie coi collettoni. Erano i Beatles che stavano sbarcando con le loro chitarre nella Penisola per la gioia di chi li seguiva.

Uno sbarco peraltro snobbato dalla stampa italiana. I Fab Four erano visti principalmente come fenomeno di moda che prima o poi sarebbe passato, di loro si parlava in pezzi di colore (“Arrivano gli scarafaggi”, ecc.), puntando molto sul calore dei fan più che sulle loro proposte artistiche

Se non fosse stato per quei due o tre settimanali specializzati (“Big”, Ciao Amici”) che si occupavano di giovani e musica, il loro tour in Italia sarebbe passato quasi inosservato come conferma l’assenza di riprese dell’avvenimento da parte della Rai. Musicalmente parlando del resto, eravamo una provincia dell’impero e l’eco dei trionfi internazionali, arrivava da noi filtrato.



Il tour
Ecco perché i numeri della tournèe organizzata dall’impresario Leo Watcher (nella foto) e presentata dai volti televisivi Lucio Flauto e Rossella Como, ci dicono di un’accoglienza tiepida, perché non si era attivata la grancassa mediatica. A Milano i Beatles suonarono al velodromo Vigorelli complessivamente per 26 mila persone: 7 mila il pomeriggio e 19 mila la sera, ben lontani dal tutto esaurito. 

A Genova per 3500 paganti alle 16 e 30 e 15 mila alle 21 e 30 in un Palasport dove la capienza massima era di 25 mila. A tenere lontano il pubblico a Roma, ci pensò invece il costo del biglietto, 5mila lire (un giornale costava 50 lire, un caffè 60 e un disco 600 lire), che verrà ribassato il giorno successivo senza che la mossa riesca a però a riempire il Cinema Adriano (capienza 3 mila posti).

I Fan

Quelli che c’erano però si facevano sentire, eccome: «Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossessi. Tutti in piedi sulle sedie. È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può, calma, minaccia, picchia. Tre ragazzine fanno a pezzi una fotografia dei ragazzi di Liverpool, ne ingoiano i frammenti. Una, lassù, è colpita dalla tarantola. Si grida, si balla e si grida. L’eccitazione sale e diventa follia collettiva: ammaccatura, bailamme, stordimento, convulsioni. Un gruppo di giovani si strappa la camicia di dosso. Una biondina si rotola su se stessa. Tutti scuotono la testa, agitano fazzoletti, battono le mani. Il fanatismo ha toccato vertici indescrivibili. Le più giovani hanno invocato il nome di Paul, il bellino. Una, in maglietta nera, è stata portata via perché in preda a crisi isterica. Moltissimi ragazzi si sono svestiti delle magliette per adoperarle a mulinello in segno di saluto agli idoli» scrive il 25 giugno 1965 sul Corriere della Sera Alfonso Madeo a commento dell’esibizione al Vigorelli.


La Beatlemania
Scene di fanatismo e grande eccitazione dunque, forse un po’ per imitazione di quello che succedeva dovunque si esibisse il complesso, così come era accaduto negli Usa dopo l’apparizione all’Ed Sullivan Show nei successivi concerti negli stadi del baseball. Nel 1965 infatti siamo in piena beatlemania. Paul, John, George e Ringo hanno alle spalle già nove 45 giri al primo posto in classifica e 4 album (“Please please me”, “With the Beatles”, “A hard day’s night” e “Beatles for sale”) che avevano fruttato 20milioni di dischi venduti e hanno girato anche un film “A hard day’s night” in Italia “Tutti per uno”. Senza contare poi che esattamente 10 giorni prima dell’esibizione al Vigorelli, il 14 giugno, i quattro avevano inciso nello studio di Abbey Road, la versione definitiva di “Yesterday”, un capolavoro assoluto della musica che avrebbe dato una svolta alla loro produzione beat.

Dicevano di loro
Pier Paolo Pasolini: «Non mi so spiegare il successo dei Beatles, questi quattro giovanotti completamente privi di fascino che suonano una musica bellina». Franca Valeri: “Per me il trionfo dei Beatles è un mistero, sebbene sia convinta che chi riesce ad emergere deve avere le carte in regola per farlo». Milva: «Non riesco a rendermi conto della loro bravura, eppure c’è gente che impazzisce per loro». Strehler: «Questi Beatles non mi dicono molto, ma ci deve essere una ragione se vanno tanto forte». Little Tony: “All’inizio della strada trionfale percorsa dai Beatles c’è un segreto di tempestività. Hanno imposto la moda del gruppo mentre in Inghilterra era in declino l’interesse per il cantante solista. Poi hanno il dono di un ritmo istintivo, inconfondibile. Hanno dato a moltissimi giovani il pretesto per scatenarsi, rompendo pregiudizi e veti di costume”.


La musica di quei giorni: Hit Parade del 26 giugno 1965

1) “Ciao ciao”  Petula Clark

2) “Il silenzio”   Ninì Rosso

3) “Il mondo”  Jimmy Fontana

4) “Quello sbagliato”  Bobby Solo

5) “Un anno d’amore”  Mina

6) “Piangi”  Richard Anthony

7) “Se non avessi più te”  Gianni Morandi

8) “La casa del sole”  Los Marcellos Ferial

9) “La verità”  Paul Anka

10) “La notte”  Adamo

I Supporters
Il concerto si componeva di due momenti principali: nel primo si esibivano complessi musicali e cantanti che dovevano fare da spalla all’evento scaldando il pubblico, nel secondo i Beatles. Fra i supporters della prima parte c’erano gli urlatori del rock Guidone e Angela coi rispettivi gruppi, Le Ombre di Alfonso Righetti (con un giovane Gil Ventura al sax), i milanesi New Dada guidati da Maurizio Arcieri in cerca di affermazione, Fausto Leali e i Novelty non ancora esploso col successo “A chi” ma già rampante con le cover italiane degli “scarafaggi”, i Giovani Giovani che di solito accompagnavano Pino Donaggio e soprattutto Peppino Di Capri accompagnato dal suo gruppo i Rockers, che fra tutti era quello più conosciuto e popolare. 

Le foto del concerto al Vigorelli




I brani in scaletta


“Twist And Shout”

“She's A Woman”

“I'm A Loser”

“Can't Buy Me Love”

“Baby's In Black”

“I Wanna Be Your Man”

“A Hand Day's Night”

“Everybody's Trying To Be My Baby”

“Rock And Roll Music”

“I Feel Fine”

“Ticket To Ride”

“Long Tall Sally”.

Tutte le canzoni furono introdotte da Paul con qualche parola d’italiano. Al termine dell’ultima esibizione al Cinema Adriano di Roma, presenti in platea la Magnani, Giorgio Albertazzi, Luchino Visconti, Catherine Spaak, Gianni  Minà e Gianni Bisiach, un fan salì sul palco per rubare il berretto con la visiera di John e Ringo lanciò verso il pubblico le bacchette della batteria. Nei giorni successivi e soprattutto negli anni a venire mezza Roma racconterà di avere a casa le bacchette di Ringo di quella serata anche se erano solo due e l’altra mezza di essere stata al “mitico concerto dei Beatles”, anche se ci andarono solo poche migliaia di persone.  






giovedì 5 giugno 2025

Addio Enzo Staiola

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Lo potevi incontrare al baretto della Garbatella, il suo quartiere e lo riconoscevi subito, perché nonostante fossero passati tanti anni, aveva sempre quello sguardo dolce che ispirava serenità e quegli occhioni azzurri che avevano conquistato il mondo.

Enzo Staiola che ci ha lasciato dopo una breve malattia, aveva esordito a 9 anni in "Ladri di biciclette" il capolavoro di Vittorio De Sica, divenendo cosi il più famoso bambino-attore del cinema italiano per la straordinaria sensibilità con cui aveva dato vita al personaggio di Bruno, il figlio del protagonista, l'operaio Ricci interpretato da Lamberto Maggiorani. 

Lasciandosi guidare da De Sica con estrema bravura, il piccolo Enzo divenne una specie di "manifesto" vivente del neorealismo italiano, un protagonista assoluto grazie alla sua umanità veramente notevole e spontanea.  

la bicicletta tanto agognata

La sua faccia da bambino triste col naso a patata era finita addirittura in un francobollo nel 1988, ma nella storia del cinema c’era già da un pezzo per quell'interpretazione che trasudava innocenza, dignità e amore filiale.

«Eravamo cinque fratelli, tre maschi e due femmine. Abitavamo insieme ai nostri genitori in un piccolo appartamento di due stanze nel quartiere San Giovanni» aveva raccontato Staiola. "Mamma Rosa aveva un banco di frutta vicino al Colosseo, mentre mio padre Otello vendeva fiori". 

il francobollo

De Sica lo notò per strada mentre era in macchina, per come camminava ciondoloni: "Stavo tornando da scuola e a un certo momento mi accorgo che una grande auto mi seguiva a passo d’uomo. Poi scende questo signore coi capelli grigi, tutto vestito bene, e mi chiede: “Come ti chiami?”, e io zitto. E lui “Ma non parli?”,“Non mi va di parlare”, risposi. Mia madre mi diceva sempre di non dare confidenza se qualcuno ci fermava. C'era stata la storia di Girolimoni, accusato ingiustamente di rapire i bambini".

De Sica però non si scoraggiò e lo seguì fino a casa e lì ovviamente venne riconosciuto dai genitori. Alla fine venne firmato un contratto che proponeva 300 mila lire per due mesi. Per allora una cifra esagerata a cui non si poteva dire di no 

sul set con De Sica

Sul set De Sica era severo con Enzo, a volte usava modi bruschi probabilmente per avere qualcosa in più nel film a livello di recitazione. Lo stesso regista premiato con l'Oscar per questo film, raccontò che per fare piangere in maniera così naturale il piccolo Staiola, gli aveva messo delle cicche nelle tasche dandogli del “ciccarolo” e del bugiardo.

"Ladri di biciclette" sceneggiato da quel poeta di Cesare Zavattini, ebbe un successo enorme e Staiola continuò a lavorare nel Cinema partecipando a una ventina di film, lavorando anche insieme ad attori del calibro di Humprey Bogart e Ava Gardner come fu nel film "La contessa scalza" ma tutte le pellicole a cui prese parte le interpretò in quanto bambino e poi ragazzetto, senza avere la possibilità da parte dei registi di crescere nei ruoli e così diventare attore professionista.

Enzo Staiola e Lamberto Maggiorani

Passato così il magic moment con gli studi di Cinecittà si diplomò all'Istituto Tecnico, e dopo qualche supplenza come docente di matematica preferì la solidità di un posto fisso al Catasto alle lusinghe del set, senza rimpianti e nostalgie particolari da buon romano fatalista quale era. Gli piaceva molto il calcio e tifava Lazio e nel tempo libero faceva l’allenatore di alcune squadre amatoriali della Garbatella. 

Enzo Staiola aveva 85 anni ed era l'ultimo protagonista ancora in vita del Neorealismo, quel movimento culturale e artistico che aveva caratterizzato il nostro cinema nel dopoguerra e influenzato quello internazionale.

Il suo Bruno in lacrime per le tristi e drammatiche vicende del padre in quel film considerato uno dei film più importanti del Ventesimo Secolo, aveva commosso milioni di spettatori, ora quel dispiacere si rinnova e la parola "FINE" nei titoli di coda della sua esistenza chiude un'epoca indimenticabile che grazie alla magia del cinema vivrà per sempre. 

indimenticabile Enzo


 

Peppino di Capri e di Ischia

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