di FRANCESCO TRONCARELLI
Fu una rivoluzione epocale. Cambiò tutto. Il modo di divertirsi, di incontrarsi, di ballare, di vestirsi. Soprattutto cambiarono i protagonisti. Non più i grandi, ma i giovani. Categoria fino a quel momento inesistente nel lessico della vita quotidiana e del tempo libero.
Non c’era un luogo di ritrovo per loro. Non era previsto. Esistevano, ma erano riservati ai grandi, i night club in centro e le balere in periferia, punto. I giovani erano relegati al bar con juke box e flipper e all’oratorio per giocare a pallone e, una tantum, nelle feste in casa del sabato pomeriggio sotto l’occhio vigile di genitori e nonni. Poi venne il Piper e la classe giovanile uscì la sera e andò in paradiso.
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i giovani in pista |
Era il 1965, un’altra Italia, dove si viveva in bianco e nero ma col boom economico al galoppo e il locale di via Tagliamento a Roma si appropriava della notte per dare il via a una rivoluzione musicale e culturale che non aveva precedenti e che avrebbe interessato media, istituzioni e sociologi.
Musica e ballo venivano offerti a go gò agli under 21 (l’età in cui si era maggiorenni e si poteva votare), per la gioia dei maschi che iniziavano a farsi crescere i capelli e delle femmine che cominciavano ad accorciarsi le gonne. E così dall’apertura di quel 17 febbraio del 65 ad oggi, sono stati sessanta anni di feste e balli scatenati sulle note dei più famosi artisti italiani e internazionali.
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serizio ai tavoli |
Sei decenni in cui il Piper Club, storica discoteca ideata e lanciata da Alberto Crocetta (avvocato e manager discografico), Giancarlo Bornigia (concessionario d’auto) e Piergataneo Tornielli sulla scia dei ritrovi che impazzavano nella Swinging London, è stato il punto di riferimento di generazioni di ragazzi e ragazze di ogni ceto sociale e senza distinzione di sorta. Ma anche il ritrovo che ha fatto conoscere talenti e lanciato personaggi simbolo della musica italiana, cambiando il modo di vivere la notte.
L’ex garage del quartiere Coppedè, ristrutturato con pannelli, dipinti e opere d’arte di Claudio Cintoli, Piero Manzoni, Mario Schifano e Andy Warhol, avveniristiche, per quel tempo, luci strobosferiche e potentissimi amplificatori (altra novità assoluta) e balconi ai lati della enorme pista, divenne in poco tempo il tempio della beat generation italiana e una delle discoteche più importanti d’Europa. E, ad oggi, una delle più longeve, seconda solo all’altrettanto mitico Cavern di Liverpool che vide i primi gorgheggi dei Beatles.
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Arbore, Dalida e Boncompagni ballano lo shake |
Agli esordi, suonarono al numero 9 di via Tagliamento i migliori artisti di quel periodo, a cominciare dai complessi che rappresentavano il cambiamento musicale e di costume più marcato. C’erano i Rokes di Shell Shapiro con le loro chitarre a freccia e i rivali della Equipe 84 del Principe Maurizio Vandelli, i Primitives guidati dal bel tenebroso Mal
Ancora i New Dada del biondo Maurizio Arcieri, i Phenicians di Patrick Sanson, I Dik Dik, i Rokketti, i Giganti, le Pecore Nere, gruppi amatissimi dai giovani che sulla pista ballavano i loro successi al tempo di shake, il ballo che di per sé era già una rivoluzione (ognuno per conto suo a schema libero, agitandosi a più non posso) rispetto al tradizionale “ballo della mattonella” in coppia.
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i Rokes sulla pedana |
Ma si esibivano anche solisti come Caterina Caselli, Rocky Roberts, Ricky Shane, Rita Pavone, Dino, Wess, Gepy and Gepy, Nino Ferrer, Fred Bongusto seguiti negli anni dai vari Battisti, Mia Martini, Pooh, Ricchi e Poveri, Formula Tre, Orme e addirittura da artisti che lo avevano frequentato da clienti come Mita Medici, Romina Power, Renato Zero e la Bertè.
A questi è da aggiungere la presenza di interpreti della musica internazionale che hanno dato lustro al cantinone di via Tagliamento: nomi incredibili come quelli dei Pink Floyd, Jimi Hendrix, Procol Harum, Genesis, Sly and family Stone, David Bowie, Lionel Hampton, Duke Ellington, personaggi che sono entrati nella leggenda e che hanno sceso i trenta scalini più celebri delle notti romane per esibirsi in un ambiente unico e coinvolgente.
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incredibile ma vero |
Caso a parte e molto particolare, quello di Patty Pravo, che al Piper deve nome, primi successi e popolarità. Arrivata a Roma da Venezia diciassettenne, fu notata in pista da Crocetta che la trasformò da Nicoletta Strambelli, nella bionda minigonnata Patty Pravo, simbolo del locale (da allora “la ragazza del Piper” è il suo soprannome), facendole incidere il suo primo disco “Ragazzo triste”, cover di un brano di Sonny Bono col testo in italiano di Gianni Boncompagni, che sbancò la Hit Parade di Lelio Luttazzi avviandola verso una fortunata carriera arrivata ai giorni nostri.
Come il Piper che sessanta anni dopo la prima notte, è sempre lì, dopo aver continuato ad anticipare e cavalcare mode e modi nei successivi anni Ottanta e Novanta col mitico Mister Franz, quando era tutto rock, rap e dj set di giovani promettenti alla consolle diventati poi dei big come Jovanotti, Roberto D’Agostino, Marco Trani, Coccoluto, Fargetta e Linus, fino ai concerti di Paola & Chiara, Grignani, Niccolò Fabi, Tiromancino e tanti altri, dalla metà degli anni 2000.
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Patty Pravo la ragazza del Piper |
Per i suoi sessanta anni di onorata carriera, lo scrittore e filmmaker Corrado Rizza ha curato un libro che racconta attraverso testimonianze dei protagonisti e scatti d'epoca di un gigante del fotogiornalismo come Marcello Geppetti, quella stagione che infiammò le notti romane ed è stato organizzato dal figlio del fondatore Giancarlo Bornigia junior un mega party che ripercorrerà la sua incredibile e affascinante storia.
A guidare le danze un maestro di cerimonie eccezionale, Alberto Laurenti, musicista affermato e animatore del by night del Belpaese che con la sua band farà rivivere le atmosfere di un'epoca che ha segnato il costume italiano insieme ai disck jockey storici del locale come Cesare Cerulli e Giuseppe Farnetti. Insomma, ieri come oggi al Piper la festa continua.
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