mercoledì 8 luglio 2020

Lazio, notte fonda a Lecce. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI


6+ al Panter One - La Lazio è scoppiata. Stanca, insicura, piena di cerotti e di seconde linee impalpabili, ha resuscitato un Lecce che veniva da quattro sconfitte consecutive. E questo la dice tutta sullo stato pisco fisico dei biancocelesti lontani parenti di quelli che, prima del Coronavirus, facevano impazzire il Bel paese pallonaro per il loro gioco brillante e la tensione agonistica. Questa è un'altra Lazio che peraltro non ce la fa più al di là dell'arbitraggio ondivago di Pupetta Maresca. La partita poteva durare anche tre ore anzichè i 118 minuti giocati (90 più i 5 + 3 per il Var di recupero del primo tempo più i 10 di recupero del secondo), tanto il risultato sarebbe stato lo stesso. Notte fonda insomma a Lecce. Una sconfitta pesante che manda in soffitta le ambizioni di bissare dopo 20 anni il Tricolore in cui tutti credevano e che dopo la sconfitta della Juve col Milan trasforma il rimpianto in rabbia. Copertina d'obbligo al Pupo biondo ecuadoriano che è riuscito a buttarla dentro prima del disastro generale. Tutto il resto è un sogno infranto.

6 al Sergente - Tanta buona volontà nel nulla cosmico dei compagni di merende, ma scarsi risultati. Nè più nè meno di Beppe Convertini che nonostante gli sforzi lo vedono solo quelli del condominio suo.

6 a Paolo A Di Canie - Il fratello più bello del Fico d'India ce l'ha messa tutta, viva la faccia (si fa per dire....), il problema è che gli mancano le basi. Chieda a Martufello che almeno le barzellette le sa racconare.

6 a chiedimi se sono Luis Felipe - E' rientrato dopo una vita passata tra infermeria e barelle. Ed è sembrato più in forma di quelli che giocano da una vita ma je ce vorrebero le barelle pe' andà avanti. Cose da Lazio.

6- dillo a Parolo tuo - Grazie di tutto vecio. Co' sto giro se chiude.

5 e mezzo a Lupo Alberto - Il Mago ha fatto cento (partite in biancoceleste) ma non ha fatto centro. Il coniglio è rimasto nel cilindro e lui nello spogliatoio.

5 a Sylva Strakoshina - Ha ipnotizzato Mancosu in occasione del rigore, ma poi mancosa lui come ha fatto a non prendere quei due picchi. Al confronto il leccese Gabriel Garko è sembrato Zoff. A noi ce basterebbe che sembrasse Ballotta.

5 a Innamoradu - Molto arruginito. Avete presente le foto di Fiorello in relax a Sabaudia? Sembra mi nonno...

5 a Lazzari alzati e cammina - C'era una volta la Ferrari sulla fascia. Ora ci siamo ridotti alla Panda. Pa andà a perde.

5- ad Antonio Elia Acerbis -  S'è fatto uccellare come un pivello da Lucioni, uno che manco al torneo tra Scapoli e Ammogliati della Sagra del carciofo di Ladispoli la mette dentro.

5 - al Ciro d'Italia - Ei fu.

4 e mezzo a chi lo Leiva - Il sospetto è forte. Non è il Lucas bono, ma quello farlocco. Voi vedè che è Biglia che ce l'hanno rispedito al mittente?

4 e mezzo a Meco Ioni - E' il perfetto testimonial di questa Lazio post pandemia. Inutile come un domanda di Marzullo, incomprensibile come un film di Nanni Moretti, imbarazzante come un programma di Giacobbo.

4 a Patric del Grande Fratello - Se li dovevamo magnà in un sol boccone e invece j'avemo dato solo un mozzico. Sipario.


Appunti di gioco
di Roberto Taglieri

Martedi, 7 luglio 2020
Finisce malissimo per la Lazio. Nell’anticipo del martedi al “Via del Mare” contro il Lecce nel primo tempo i biancocelesti vanno subito in vantaggio con Caicedo ma sono raggiunti da Babacar, Lucioni ad inizio di ripresa confeziona la vittoria giallorossa per il definitivo 2-1. In occasione della 31sima di campionato il Lecce, terzultimo e reduce da sei sconfitte consecutive, spera di fare lo sgambetto ad una Lazio in crisi dopo la debacle interna di sabato col Milan. Fabio Liverani senza lo squalificato Tachtsidis, deve fare a meno anche di Lapadula, Meccariello e Rossettini. Dietro ci sono Lucioni e Paz, a centrocampo Mancosu, Petriccione e Barak, con Saponara e Falco per dare una mano a Babacar. Inzaghi recupera dopo la squalifica Caicedo ed Immobile, ma perde Correa. Il mister biancazzurro rimette Leiva in mezzo al campo, conferma Lazzari a destra e Jony a sinistra, ma lascia rifiatare Milinkovic inserendo Parolo. Dopo nemmeno due minuti Gabriel para sulla girata di Immobile e sul capovolgimento di fronte Mancosu segna con un gran sinistro, ma Maresca annulla dopo check del var per un suo precedente fallo di mani. Al 5’ Gabriel commette un grave errore, rinviando su Parolo che calcia subito, il portiere respinge ma arriva Caicedo e segna a porta vuota con estrema facilità. E così dal possibile vantaggio leccese in un attimo invece è la Lazio a ritrovarsi su; per i biancazzurri diventa più facile controllare gli avversari ma i ragazzi di Liverani provano a giocarsela ugualmente. Trovano un bel pallonetto fuori di poco di Calderoni al 18’, causato però da una respinta maldestra di Strakosha. Al 24’ Immobile a tu per tu con Gabriel si fa parare la grande opportunità dello 0-2, ma proprio alla mezz’ora Falco va al cross da destra per il solitario Babacar, che indisturbato colpisce di testa e sigla il pari del Lecce. Nel recupero un cross di Calderoni colpisce Patric in scivolata su un braccio. Maresca decide per assegnare il rigore, ricontrollando pure il var. Mancosu sbaglia clamorosamente dal dischetto sparando altissimo e il risultato resta invariato. Dopo il riposo Inzaghi cambia tutto: entrano Lukaku, Luis Felipe e Milinkovic ma intanto su calcio d’angolo Lucioni fa fuori Acerbi e la butta destro di testa per il vantaggio leccese. La Lazio riesce ad imporre il suo gioco ma non è in grado di pungere. Le prime vere opportunità arrivano solo al 70’ con Luis Alberto che spara oltre il fondo, poi Petriccione sulla linea salva sul copo di testa di Luis Felipe. Il Lecce va di ripartenza ed al 75’ Strakosha salva sulla battuta di Mancosu. Poco dopo la girata di Milinkovic la prende Gabriel. All’85’ appena entrato Adekanye di testa colpisce bene ma trova Gabriel che para d’istinto. Durante il forcing finale, peraltro sterile da parte laziale, Patric è espulso per aver dato un morso a Donati, al 98’ Gabriel para ancora alla grande sul colpo di testa di Milinkovic e nel peggiore dei modi dopo 7’ di recupero finisce la partita con la vittoria del Lecce e con la disperazione dei tifosi laziali. Quello che si era manifestato già sabato sera è oggi ancora più evidente. La Lazio è in grave crisi e lo ha avvalorato la prestazione di stasera, troppo brutta per essere vera. Gli uomini di Inzaghi evidentemente hanno subito il contraccolpo psicologico di essersi allontanati dalla vetta e lo stanno pagando in termini di energie fisiche e mentali. La Lazio ha staccato la spina, certa di essere già in Champions e consapevole che la Juve è ormai irraggiungibile: in attesa di altre verosimili figuracce si spera solo di fare più presto possibile quei cinque-sei punti che separano i biancazzurri dal quarto posto matematico.
    
LECCE LAZIO 2-1   5’ Caicedo 30’ Babacar 47’ Lucioni
LECCE : Gabriel, Donati, Lucioni, Paz, Calderoni, Mancosu, Petriccione (72’ Deiola), Barak, Saponara (59’ Farias), Babacar (52’ Majer), Falco (72’ Rispoli). All. Liverani
LAZIO: Strakosha, Patric, Acerbi, Radu (46’ Luis Felipe), Lazzari (85’ Adekanye), Leiva (46’ Milinkovic), Parolo (70’ Cataldi), Luis Alberto, Jony (46’ Lukaku), Caicedo, Immobile. All Inzaghi

lunedì 6 luglio 2020

Addio Ennio Morricone

di FRANCESCO TRONCARELLI



Aveva la musica nel sangue e alla musica ha dedicato tutta la vita. Ennio Morricone è morto nella notte in una clinica romana per le conseguenze di una caduta. Il grande musicista e compositore, autore delle colonne sonore più belle del cinema italiano e mondiale, da Per un pugno di dollari a Mission a C'era una volta in America da Nuovo cinema Paradiso a Malena, aveva 92 anni. Qualche giorno fa si era rotto il femore.

I funerali di Ennio Morricone si terranno in forma privata "nel rispetto del sentimento di umiltà che ha sempre ispirato gli atti della sua esistenza". Lo annuncia la famiglia del premio Oscar attraverso l'amico e legale Giorgio Assumma. Morricone, si legge nella nota, si è spento "all'alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede". Assumma aggiunge che il maestro "ha conservato sino all'ultimo piena lucidità e grande dignità".

Ha salutato l'amata moglie Maria che lo ha accompagnato con dedizione in ogni istante della sua vita umana e professionale e gli e' stato accanto fino all'estremo respiro ha ringraziato i figli e i nipoti per l'amore e la cura che gli hanno donato. Ha dedicato un commosso ricordo al suo pubblico dal cui affettuoso sostegno ha sempre tratto la forza della propria creatività".

Nato a Roma, trasteverino, compagno di scuola di Sergio Leone alle elementari con cui stringerà un rapporto di amicizia fecondo e duraturo, Morricone aveva studiato al Conservatorio di Santa Cecilia,  dove si era diplomato in tromba, la sua prima passione e che poi tornerà spesso negli assoli delle sue composizioni.


Ha scritto le musiche per più di 500 film e serie TV, oltre che opere di musica contemporanea. La sua carriera include un'ampia gamma di generi compositivi, che fanno di lui uno dei più versatili, prolifici e influenti compositori di colonne sonore di tutti i tempi.

Le musiche di Morricone sono state usate in più di 60 film vincitori di premi. Ma ciò che ha dato la fama mondiale a Morricone come compositore, sono state le musiche prodotte per il genere del western all'italiana, che lo hanno portato a collaborare con registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci, con titoli come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo e i successivi, C'era una volta il West (1.260.000 copie vendute in Francia), Giù la testa.

Ancora sempre per citarne alcuni fra i più celebri il gangster-movie C'era una volta in America, Una pistola per Ringo, La resa dei conti, Il grande silenzio, Il mercenario, Il mio nome è Nessuno e la Trilogia del tempo.


Dagli anni Settanta Morricone diventa un nome di rilievo anche nel cinema hollywoodiano, componendo musiche per registi americani come John Carpenter, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Oliver Stone e Quentin Tarantino. Morricone ha scritto le musiche per numerose pellicole nominate all'Academy Award come I giorni del cielo, Mission e The Untouchables - Gli intoccabili.

Nel 2007 Morricone ha ricevuto il premio Oscar onorario alla carriera "per i suoi contributi magnifici all'arte della musica da film" dopo essere stato nominato per 5 volte tra il 1979 e il 2001 senza aver mai ricevuto il premio.

Il 28 febbraio 2016, ottiene il suo secondo Oscar per le partiture del film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe. Morricone ha vinto anche tre Grammy Awards, quattro Golden Globes, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d'argento, due European Film Awards, un Leone d'Oro alla carriera e un Polar Music Prize. Ha venduto inoltre più di 70 milioni di dischi.


Ma la sua versatilità e il suo genio creativo viene da lontano, in quanto come giovane arrangiatore della RCA, ha contribuito anche a formare il sound degli anni Sessanta italiani, confezionando l'arrangiamento di brani come "Sapore di sale" con quello stupendo intro di pianoforte che richiama le onde del mare e i grandi successi estivi di Edoardo Vianello.

Ancora citando a caso pezzi come "Il barattolo" di Gianni Meccia (dove ha l'idea di inserire in varie parti della canzone il rumore di un vero barattolo che rotola fatto cadere sopra uno scivolo con una superficie ricoperta di ghiaia e cemento) e soprattutto la straordinaria "Se telefonando" cantata da Mina di cui ha scritto la musica ispirandosi alle sirene bitonali della polizia francese.

Colto, riservato, amante della famiglia (anche il figlio Andrea è un musicista affermato), Ennio Morricone è stato un gigante della cultura del nostro Novecento, un'eccellenza italiana nel mondo che ha dato lustro al nostro Paese e che ha regalato emozioni a non finire al pubblico. Se ne è andato in silenzio come nel suo stile ma la sua musica resterà per sempre per i nostri cuori, veramente immortale e senza tempo. Grazie Maestro che la terra ti sia lieve.


domenica 5 luglio 2020

Lazio, al Diavolo la partita! Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI


6+ a Paolo a Di Canie - Una Lazio rattoppata, poco lucida e sicuramente sfortunata, ha perso una partita che i rossoneri hanno giocato alla spasimo, come fosse la partita della vita. Due episodi incredibili (la deviazione di Parolo e il rigore prima parato e poi deviato in rete) hanno incanalato il match verso un risultato difficile da recupeare, come il terzo gol subìto in fase di "proviamoci" ha dimostrato. Insomma il Diavolo ha confermato di avere le corna, La Lazio nessun ricambio all'altezza di un Sogno. E nella latitanza di chi avrebbe dovuto guidare la riscossa, spicca uno dei meno accreditati, un ragazzino che entrato nel rimescolamento generale, ha dato tutto se stesso, sgomitando, azzannando, lottando e provando a tirare in porta. Tutto il resto non è noia, è sfiga.

6 ad Antonio Elia Acerbis - Puoi essere pure il Ministro dela Difesa ma se i tuoi collaboratori si rilevano compagni di merende, allora è meglio che fai il consigliere comunale, almento rattoppi le buche. E di buche lì dietro ne abbiamo viste proprio tante.

6 - Lazzari alzati e cammina - Va be', si fa per dire, c'hai preso troppo in parola. Hai camminato. Come i bori pe' via del Corso con le pischelle. Na' passeggiata e invece bisognava sfrecciare.

5 e mezzo a Patric del Grande Fratello - Tanto fumo e poco arrosto. Come Flavio Insima.

5 e mezzo a dillo a Parolo tuo - Lo aveva detto in tempi non sospetti Cristian De Sica a "Vacanze di Natale": Lasciam perdere.

5 a Lupo Alberto - Questa volta in campo ha mandato la buonanima col nome invertito, Alberto Lupo. O forse era proprio lui. Chissà. In ogni caso, lui o l'omonimo al contrario, l'effetto salma è stato garantito.

5 a chi lo Leiva dal campo? - Ha fatto la fine di Sansone. Si è tagliato i capelli ha perso la forza.

5 al Sergente - Mai in palla. Come un Malgioglio qualsiasi.

5 a Sylva Strakoshina - A. A. A. Esorcista cercasi, rivolgersi Formello ore pasti. Sanificazione a proprio carico con amuleti e sale. Massima serietà no perditempo.

5- a Correa l'anno 1900 - Avete presente il programma di Gigi Marzullo? Inutile.

5-  a Innamoradu - Galeotto fu il braccio e chi lo mise (e so' tre).

5-  a Lukakau Meraviglau e al minuto 113 Vavro dello Sparta Praga spegne i sogni della Magica - In due non ne hanno fatto uno buono. Come Ficarra e Picone.

4 Meco Ioni - Se lavorasse in televisione avrebbe il lavoro assicurato a vita. A Zelig lo prenderebbero sicuro perchè fa ride a Un posto al sole perchè fa piagne, al Giovane Montalbano immediatamente, così lo arrestano alla prima puntata e ce lo togliamo da torno. Sipario.



Appunti di gioco
di Roberto Taglieri

Sabato, 4 luglio 2020
La Lazio affonda all’Olimpico. Cahlanoglu ed Ibrahimovic nel primo tempo,  Rebic  nella ripresa confezionano il perentorio 0-3 del Milan, che si aggiudica la partita con un po’ di fortuna ma sostanzialmente meritando. Per la trentesima di campionato Inzaghi deve rivoluzionare l’attacco. La squalifica contemporanea di Immobile e Caicedo costringe il tecnico piacentino a schierare dal primo minuto Correa, con Luis Alberto pronto a girargli intorno. Il 4231 di Pioli invece senza Castillejo indisponibile, oggi vede Bonaventura tra Calhanoglu e Saelemaekers ed Ibra finalizzatore. La Lazio fa la partita, il Milan copre e cerca di pressare a centrocampo per innescare velocemente le punte, ma sostanzialmente la gara all’inizio è equilibrata. La prima occasione ce l’hanno i biancazzurri al 20’, quando Parolo e Correa ciccano la palla sotto porta, ma al primo tiro il Milan va in vantaggio con Cahlanoglu, che calcia forte in porta, la palla cambia traiettoria e Strakosha è battuto ma la deviazione decisiva di Parolo è determinante per lo 0-1 rossonero. Al 32’ un cross di Saelemaekers finisce sul braccio di Radu in area e Calvarese decreta il rigore. Ibrahimovic va alla battuta, Strakosha para, ma la sfera rimbalza sulla sua gamba e termina ugualmente in rete. Così il Milan si ritrova col doppio vantaggio grazie a due autogol: la Lazio si sveglia solo nel recupero con Luis Alberto, che sfiora il palo alla destra di Donnarumma. Nella ripresa i rossoneri tolgono Ibrahimovic per Rebic, Inzaghi invece mette Adekanye al posto di Leiva, rimettendo due punte di ruolo davanti. Correa al 49’ tira in diagonale ma Donnarumma para. Risponde Kessie ma Strakosha riesce a bloccare. Al 56’ Bonaventura prova il rasoterra che finisce out, ma poco dopo Rebic fa tris e la Lazio affonda. I biancocelesti continuano ugualmente ad attaccare, ma perdono anche Milinkovic; nel frattempo Strakosha ipnotizza Hernandez per evitare il poker. Negli ultimi minuti di gioco la Lazio va avanti con la disperazione, rischia ancora con Hernandez in contropiede all’81’, cerca la rete della bandiera con Vavro ma in realtà non riesce mai ad essere pericolosa. E finisce così con una sconfitta quella che probabilmente per la Lazio era l’ultima chiamata per lo scudetto. Ma si capiva già che questa era una giornata storta, condizionata intanto dalle gravi assenze, ma che poi si è materializzata con una prestazione scialba, finita praticamente senza tiri in porta. Abbandonati improvvisamente dallo stellone, questa partita è diventata un vero trappolone per la Lazio. I biancocelesti, che nelle ultime due giornate erano riusciti a tenere la scia della Juve, perdono ora altri 3 punti e si ritrovano sotto di 7 lunghezze dalla capolista a 9 giornate dal termine. Due vittorie e due sconfitte dopo la ripresa del campionato il bilancio della squadra biancazzurra, che ora paga la panchina corta e la condizione fisica. Comunque vada nulla potrà cancellare la meravigliosa cavalcata degli  uomini di Inzaghi, ma il sipario non è ancora calato.

  
LAZIO MILAN  0–3    23’Cahlanoglu   35’Ibrahimovic (rig) 59’ Rebic
LAZIO: Strakosha, Patric, Acerbi, Radu (55’ Vavro), Lazzari, Parolo, Leiva (46’ Adekanye), Milinkovic (68’ Anderson), Jony (55’ Lukaku), Luis Alberto, Correa (64’ Cataldi). All Inzaghi
MILAN: Donnarumma, Conti (71’ Calabria), Kjaer, Romagnoli, Hernandez, Bennacer, Kessie (86’ Biglia), Saelemaekers, Bonaventura (71’ Krunic), Calhanoglu (36’ Paquetà), Ibrahimovic (46’ Rebic) All. Pioli
Arbitro Calvarese

mercoledì 1 luglio 2020

La Lazio mata il Toro. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI


7 e mezzo a Lupo Alberto - Una grande Lazio ha preso il Toro per le corna ed ha portato a casa tre punti d'oro per continuare a sognare. Una partita iniziata subito in salita, ma dominata strada facendo in lungo e in largo nonostante un rigore grosso come una casa negato e due diffidati ammoniti che saranno così squalificati in esecuzione dei desiderata dei poteri forti del calcio. La nuova rimonta portata a termine dai biancocelesti ci sta tutta, e la vittoria è strameritata per la gioia dei tifosi e del mister (panchina numero 150 per lui) che ha esultato dalla tribuna come uno di noi. Copertina del match al bandolero stanco di questa squadra che non finisce di stupire alla faccia di chi la osteggia, che ha distribuito magie sul campo e un ennesimo assist prezioso. Avanti Lazio, avanti laziali, non si molla di un centimetro.

7+ al Sergente - L'Esorciccio c'è e si vede. Guadagna spazi con le sue giocate e fa a spallate con chi si vuole mettere di traverso. Un gigante nel vero senso della parola. Avete presente Fiorello?

7 ad Antonio Elia Acerbis - Una certezza. Come le tasse. Non molla l'osso. Come le tasse appunto. Solo che lui ti riconcilia al gioco mentre quelle ti stendono e basta. Grande Ace e aveva pure segnato. Galeotto il fuorigioco e chi l'ha fischiato.

6 e mezzo al Ciro d'Italia- 29 reti in 29 partite. E anche se se n'è magnata qualcuna anche sto giro alla fine l'ha messa N Koulu ai torinisti confermandosi bomber vero, mica un Malgioglio qualsiasi. Salterà un turno ma tornerà più affamato di prima. E la butterà dentro. Scommettiamo?

6 e mezzo a Lukaku Meravigliau -  Sciolgo le trecce e i cavalli, corrono, e le tue gambe eleganti, ballano, balla per me, balla balla, tutta la notte sei bella, non ti fermare ma balla, fino a che non finiranno le stelle...

6 + a Meco Ioni - E' passsato dalle stalle (Fiorentina) alle stelle. Nun ce se crede. Come Beppe Convertini che je fanno condurre un progamma pure d'estate.

6+ a dillo a Parolo tuo - Tutto e bene quello che finisce bene. La cappellata iniziale (una capocciata al pallone che ha risuscitato il Gallo) è stata abbondantemente cancellata dal gol della vittoria. Se c'era qualcuno che doveva segnare, quello era proprio lui, lo stacanovista di mille battaglie che è arrivato alla pensione ma sta ancora là per onor di firma. Come Bruno Vespa con tanto di plastico al seguito.

6 a Correa l'anno 1900 - Appena entrato si è involato, col passare del tempo si è involuto, alla fine si è involtino.

6 a Patric del Grande Fratello -  Da quando ha tagliato la zazzera e non si tinge più i capelli è diventato un altro. Come Vincenzo Mollica senza occhiali che sembra la Sora Lella.

6 a Innamoradu - Nei secoli fedele. Ed anche oltre. Nè più nè meno di Pippo Baudo per la Rai.

6 a Sylva Strakoshina - Sbrigata in fretta la pratica rigore, si è dedicato al suo gioco preferito, il Burraco. Lì non lo batte nessuno. Ne sanno qualcosa i fotografi assiepati dietro alla sua porta che ha battuto come da copione.

6 - a Lazzari alzati e cammina - Meno travolgente del solito. Avete presente Carlo Conti a Top 10? Si è talemente rilassato che si capisce quando parla.

6 - -  al Panter One -  Come Gigi marzullo. Tanto fumo e poco arrosto.


Appunti di gioco
di Roberto Taglieri

Martedi, 30 giugno 2020
La Lazio è viva. Nell’anticipo della 29sima giornata allo stadio “Grande Torino” i biancazzurri, sotto di un gol messo a segno da Belotti su rigore in apertura, come tre giorni or sono ribaltano il risultato nella ripresa grazie alle reti siglate da Immobile e Parolo per l’1-2 finale. All’andata otto mesi fa esatti, era il 30 ottobre, fu un cappotto della Lazio: 4-0 all’Olimpico con doppietta di Immobile. Oggi Inzaghi, che è squalificato e quindi va in tribuna, a parte Radu che rientra, propone la stessa formazione di sabato. Moreno Longo invece è senza Baselli; c’è Lyanko e non Izzo dietro e Verdi a far compagnia a Belotti davanti. Scudetto vs retrocessione, ma anche Lotito vs Cairo e Belotti vs Immobile, queste le rivalità che propone l’importantissima sfida di stasera, che inizia subito col botto, perché c’è già dopo 2’ un rigore per il Torino. Il pallone colpisce Immobile su un braccio e Massa concede il penalty; Belotti trasforma spiazzando Strakosha e i padroni di casa vanno in vantaggio. La Lazio ancora una volta deve rincorrere, gli uomini di Inzaghi così prendono in mano le redini del centrocampo. Al 23’ Immobile riceve bene da Milinkovic ma il bomber laziale spedisce alto da posizione ottimale. Poco dopo è alto anche il fendente di Milinkovic, e ancora nel finale di primo tempo vanno fuori due palloni di Immobile. Ad inizio di ripresa sempre Immobile di testa non inquadra la porta ma un momento dopo si rifà e riesce ad imbustare il pari con un rasoterra puntuale e preciso, dopo aver eluso il controllo di Nkoulou. I biancazzurri adesso si riversano in avanti per cercare la rete del vantaggio; intanto entrano Correa e Lukaku, poi Ansaldi e Berenguer, Il Toro si rintana, la Lazio resta costantemente nella metà campo avversaria e punge al 73’ con Parolo, che dopo una gran tiro al volo di Milinkovic parato da Sirigu, riceve da Immobile ed insacca grazie anche ad una sfortunata deviazione di Bremer. La Lazio tiene bene, rischia poco ed anzi riparte bene in contropiede. All’81’ Correa in diagonale liscia la porta, con Sirigu che riesce a stento a deviare, i biancazzurri pur stanchissimi riescono a tenere palla e controllare fino al termine, agguantando la seconda vittoria in rimonta, come contro la Fiorentina sabato scorso. Una dimostrazione di forza e di risolutezza, che avvalora la tesi secondo cui i biancazzurri non hanno per niente tirato i remi in barca. Un verdetto, quello di oggi, che consente alla Lazio di mantenere ancora la scia della Juve con 68 punti all’attivo; piuttosto gli allarmi per Inzaghi sono senz’altro la stanchezza, che si fa sentire sempre più con le gare così ravvicinate e la rosa, che si restringe sempre più, anche alla luce delle squalifiche di Immobile e Caicedo sabato col Milan. Per il mister biancazzurro si prevedono salti mortali.


  
TORINO LAZIO   1–2      5’ Belotti (rig)  48’ Immobile  73’ Parolo
LAZIO: Strakosha, Patric (90’ Anderson), Acerbi, Radu, Lazzari (90’ Bastos), Parolo, Milinkovic, Luis Alberto, Jony (59’ Lukaku), Caicedo (59’ Correa), Immobile. All. Inzaghi 
TORINO: Sirigu, Lyanko, Nkoulou, Bremer (80’ Millico), De Silvestri (59’ Berenguer ), Lukic (80’ Djidji), Meite, Rincon, Aina (70’ Edera), Belotti, Verdi (59’Ansaldi). All.: Longo.
Arbitro Massa

lunedì 29 giugno 2020

Vittorio Gassman, 20 anni senza il Mattatore

di FRANCESCO TRONCARELLI 
 

Quell’appellativo, Mattatore, gliel’avevano cucito addosso come un abito su misura e gli è rimasto per sempre. Perchè lui era Vittorio Gassman, un gigante del nostro Novecento, un numero uno dello Spettacolo che moriva il 29 giugno del 2000 ma, come tutti i grandi, è più presente che mai. Voce possente, volto di una bellezza classica, capacità di spaziare dal registro drammatico a quello comico e una sensibilità che lo rendeva immenso sul palcoscenico e fragile nella vita.

Aveva scelto il giorno di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, per andarsene nel sonno 20 anni fa esatti, lui che sul set aveva interpretato molti personaggi tipicamente romani, rendendoli al meglio sia nella versione popolare che quella più tipicamente borghese, ma non era romano Vittorio Gassman, figlio di un ingegnere tedesco, era nato a Genova e aveva passato una breve stagione a Palmi, per poi crescere nella Città Eterna e diplomarsi al Liceo Tasso e diventare una colonna della squadra di pallacanestro dei Parioli.

Non era romano Vittorio, ma sapeva esserlo più di tanti suoi concittadini, capace peraltro di mimetizzarsi in ogni regione per la sua maniacale precisione nel ripetere tutte le inflessioni dialettali e regionali, affinata all'Accademia nazionale d'arte drammatica, nella quale studiò con futuri "saranno famosi" come Paolo Stoppa, Rina Morelli, Adolfo Celi, Luigi Squarzina, Elio Pandolfi, Rossella Falk, Lea Padovani. Alla fine della sua parabola umana e artistica è stato così tanto romano da meritarsi (come solo Anna Magnani e Marcello Mastroianni) una doppia targa stradale nelle vie della sua città adottiva.


A trent'anni aveva già interpretato Amleto e Otello e quando apparve in televisione per condurre "Il Mattatore", una sorta di contenitore ante litteram dove lui primeggiava con il suo carisma e la sua arte, divenne un nome e volto popolare.  A Gassman riusciva tutto e apparentemente senza sforzo. Ma quando decise di mettersi a nudo, prima come attore e poi come uomo e svelò nella sua autobiografia i tarli dell'anima, si scoprì la fatica della perfezione, l'infaticabile ricerca del dettaglio, la necessità di superarsi ogni volta con precisione maniacale.

La sua passione era il Teatro, ma fu il Cinema a renderlo immortale per il grande pubblico e attore magistrale e insuperabile nell'immaginario collettico di un Paese in cerca di miti a tutto tondo capaci di poterlo ammaliare, emozionare e farlo divertire.

Gli anni Sessanta così si rivelarono molto gratificanti per la carriera cinematografica di Gassman, sulla scia del grande successo ottenuto nel 1958 con "I soliti ignoti" di Mario Monicelli, che ebbe anche due seguiti ("Audace colpo dei soliti ignoti", 1959, di Nanni Loy e il tardo "I soliti ignoti vent'anni dopo", 1985, di Amanzio Todini), dove tratteggiò un personaggio irresistibile di ladro arruffone e simpatico che lo distingueva dalle prime interpretazioni più drammatiche degli esordi.


Con Peppe "er Pantera", pugile suonato, dalla parlata incerta, ladro per caso, indossò una maschera comica che lo avrebbe accompagnato nella carriera per anni. Fu l'inizio di un'escalation inarrestabile che lo consegna alla storia della Commedia all'italiana, Gassman sarà infatti uno dei "quattro colonnelli" della risata insieme a Sordi, Tognazzi, Manfredi.

Questo nuovo registro espressivo lo rese complice di autori come Dino Risi, Luciano Salce, Luigi Zampa con Mario Monicelli in testa. Fu lui a disegnare il suo Brancaleone sul "Miles Gloriosus" plautino, così come Risi gli offrì lo spaccone disperato de "Il sorpasso" Bruno Cortona, quell'eccezionale road movie in cui viene raccontata l'Italia che si affacciava al boom economico, tra cambiali, vacanze di massa, risate e tragedie in agguato mentre Ettore Scola fu suo complice in tutto l'itinerario della maturità da "C'eravamo tanto amati" a "La terrazza" a "La famiglia". Tre capolavori.

Monicelli lo rivelò anche ottimo attore di ruoli tragicomici come in quello de "La grande guerra", e lui  acquistò in breve una vasta notorietà con prodotti più popolari, specie sotto la regia di Dino Risi oltre che col citato "il Sorpasso" con film come  "La marcia su Roma" (1962), "I mostri" (1963), "Il gaucho" (1964), "Il tigre" (1967) e "Il profeta" (1968). Sempre per gli schermi italiani, Gassman è tornato a lavorare con Risi "In nome del popolo italiano", 1971, "Profumo di donna", 1974, "Anima persa", 1977, "Caro papà", 1979, "Tolgo il disturbo", 1990.

Tutte pellicole di grande successo in cui Vittorio ha interpretato ruoli indimenticabili entrati nella storia del Cinema e nei quali ha dato il meglio della sua arte e capacità espressiva, ruoli in cui la sua fisicità aveva un aspetto importante seppur mitigato da una recitazione sempre intensa e mai sopra le righe, da grande animale da palcoscenico quale era.


Gassman era felicemente ammalato di vita, sprizzava giovialità, fisicità, intelligenza e per questo fu sempre compagno e complice dei migliori registi, mai semplice esecutore. Aveva fin da giovane la presenza scenica del prim'attore, ereditava il piglio roboante della generazione di Renzo Ricci (padre della sua prima moglie Nora), usava il corpo come strumento della sua arte. 

Se sul palcoscenico non ha mai avuto difficoltà a imporsi (tra i primi a riconoscere il talento ci furono Luchino Visconti, Luigi Squarzina e più tardi Giorgio Strehler) svariando con naturalezza dal repertorio classico a quello contemporaneo, al cinema dovette passare per piccoli ruoli fino a costruirsi una certa fama da "villain" e seduttore pericoloso come in "Riso amaro" di Giuseppe De Santis nel 1949 prima del grande boom peronale come attore di grande richiamo per riempire le sale, di cui abbiamo parlato.

Meno nota, ma non meno importante è la carriera internazionale di Vittorio Gassman: da sempre, grazie alla conoscenza delle lingue, lo cercano le produzioni internazionali e, dopo la rivelazione in "Guerra e Pace" (1956), dagli anni '70 in poi avrà i migliori registi: Robert Altman, Paul Mazursky, Alain Resnais, André Delvaux, Jaime Camino, Barry Levinson.

Si proverà anche come regista in proprio, riversando una buona dose di autobiografia in tentativi ambiziosi come "Kean" o "Senzafamiglia, nullatenenti cercano affetto" in coppia con Paolo Villaggio. Chiuderà la carriera là dove l'aveva iniziata, in palcoscenico, tra l'intensa recitazione di pagine poetiche, una memorabile edizione della "Divina Commedia" e lo spettacolo "Ulisse e la balena bianca" che è una sorta di testamento artistico ed esistenziale.

Classe 1922, Vittorio sognava di morire in scena e per poco non ci è riuscito. Spirito irregolare e controcorrente, ha dato "scandalo" nella vita privata con tre mogli e tre compagne, tutte molto amate, da cui ha avuto quattro figli, tre dei quali ne hanno seguito le orme. Spirito inquieto, paradossalmente è stato il meno "italiano" dei nostri grandi attori e forse per questo, pur tra tanti premi, non ha avuto quella gloria che, oggi lo scopriamo, meritava.

Desiderava un suo teatro ma solo dopo morto gli è stato intitolato il Quirino. Meritava l'Oscar ma lo prese Al Pacino al posto suo per il remake di "Profumo di donna" e si dovette accontentare di un premio a Cannes (per lo stesso film). La Mostra di Venezia gli ha dato il Leone d'oro alla carriera nel 1996, ma aveva avuto tutto il tempo per accorgersi di lui molto prima.

E' stato un gigante che in solitudine ha dovuto convivere con la depressione, un mattatore che dominava il pubblico ma non i dubbi e il buio che lo avvolgeva, un attore che recitava se stesso specchiandosi nei vizi e nelle virtù degli altri. E' stato Vittorio Gassman, un attore enorme che ha lasciato un ricordo indelebile della sua arte e della sua bravura. E un epitaffio sulla sua lapide al Verano originale e irriverente: "Qui giace Vittorio Gassman, fu attore, non fu mai impallato".

domenica 28 giugno 2020

La Lazio li ha fatti Viola. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI 




6 e mezzo al Panter One - La Lazio 2, quella post Coronavirus incerottata e piena di rincalzi, ha battuto in rimonta una Fiorentina disciplinata e arrembante scesa a Roma per il colpaccio. È stata una vittoria sofferta, dominata a lungo dal non gioco nostro ma comunque fondamentale perché fa morale e permette che il sogno continui. Quando sembrava tutto perso i biancocelesti hanno tirato fuori l'orgoglio e iniziato a scuotersi da quell'apatia che li aveva ingabbiati nell'Olimpico deserto e silenzioso e finalmente c'è stata la svolta. A propiziarla il Pupo biondo ecuadoriano che ha cercato, dopo la spintona del primo tempo subita e ignorata, il rigore. E da quel momento è tornata l'Aquila. Avanti Lazio avanti laziali. 

6 e mezzo al Ciro d'Italia - Quando ha messo la palla sul dischetto, aveva milioni d'occhi che lo puntavano. Provateci voi. E lui zacchete. E sono 28. E scusate se è poco e se qualcuno se lo magna.

6 e mezzo a Lupo Alberto - Il bamdolero stanco è tornato. Questa volta era lui no Alberto Lupo. S'è tagliato quei capelli lunghi e unti che lo facevano sembrare un povero Cristo e con la sfumatura alta fresca di barbiere ha compensato il culo basso che lo contraddistingue. Et voilà riecco il Mago con un coniglio tirato fuori dal cilindro messo proprio sul palo di quel bulletto del portiere hipster dei toscani. Oh, aveva la maglia rossa, dopo quella pezza millimetrica che l'ha bucato è diventata viola dalla vergogna. Tiè, pija incarta e porta a casa. Barbun!

6 + ad Antonio Elia Acerbis - Ma quanto je volemo bene a sto ragazzo. Bravo sul campo e fiero dell'Aquila sul petto. E andiamo.

6 a Innamoradu - Nei secoli fedele. Anche oltre.

6 a Lazzari alzati e cammina - Il solito motorino. Le corse a palla però alla lunga mandano in tilt. Guardate Giuseppì, promesse di soldi a raffica ma poi nun è arrivato niente a nessuno.

6 a Correa l'anno 1900 e Somarusic - Buttati nella mischia per fare ammuina e partecipare al trionfo. Della serie finché dura da verdura come disse Luca Sardella.

5 e mezzo a Patric del grande Fratello - Nella serata dei grandi ritorni, anche l'ex zazzera non poteva mancare. E così puntuale la cappellata in occasione del vantaggio avversario. Vabè, davanti aveva un mostro come Ribery, evidentemente sotto a botta è rimasto impressionato. Vedi Tammurriata nera, Nuova Compagnia di Canto popolare.

5 e mezzo al Sergente - Provaci ancora Ciccio e nun te incazza'.

5 e mezzo a Sylva Strakoshina - tre tiri: un gol, una parata e una botta de culo (traversa). In perfetta media.  

5+ a dillo a Parolo tuo - E glielo vorremmo dire, ma come si fa a dirgliene quattro a uno stacanovista come lui che ha combattuto mille battaglie e le ha vinte pure. In cabina di regia per assenza dei titolari delle riprese ha fatto la fine di Jerry Calà quando ha girato il suo primo film, un flop. A un certo punto sembrava una delle tristi sagome piazzate in Tevere, era fermo come loro. Speriamo che la vittoria lo ringalluzzisca. Come Amadeus ringiovanito di colpo con gli ascolti dei Soliti ignoti.

4 e mezzo a Meco Ioni - ma sto rubagalline ce serve o nun ce serve? Si accettano proposte e soluzioni alternative. 

4 a basta Bastos - Dice che era fuorigioco, certo, ma lui non lo sapeva e resta il dramma che a porta vota s'è magnato un gol che manco il Pannella dei digiuni storici. Dall'oroscopo di Branko la Luna consiglia: se avete i piedi fucilati, date retta, cambiate attività, il cameriere non fa per voi per quello bastano piatti. Sipario.



Appunti di gioco di Roberto Taglieri 

Sabato, 27 giugno 2020 La Lazio vince col fiatone. 

Nell’anticipo della 28 sima giornata all’Olimpico la Fiorentina va in vantaggio nel primo tempo con il gol di Ribery, ma viene raggiunta da un rigore trasformato da Immobile e superata grazie ad un gol siglato da Luis Alberto per il 2-1 finale dopo una partita soffertissima. Dopo la batosta di Bergamo, Inzaghi senza Leiva, Marusic e Luis Felipe perde anche Cataldi e non può fare affidamento su Radu affaticato. C’è Bastos dal primo minuto, a centrocampo gioca Parolo infine davanti c’è Caicedo. Anche Iachini ha problemi di formazione: a parte l’infortunato Kouamè, mancano per squalifica Caceres, Iachini e Chiesa. Squadra un po’ rabberciata quindi, con Dalbert dietro a Cutrone e Ribery. La Lazio inizia facendo girare bene il pallone soprattutto a destra, dove Lazzari sembra in ottima forma, ma il primo tiro in porta è di Ghezzal al 18’, col pallone deviato che termina fuori. I ritmi non sono alti, è una partita tattica ma l’equilibrio lo sblocca Ribery, che al 25’ dalla sinistra mette tutti a sedere, si accentra e sigla un bellissimo gol che porta la Fiorentina in vantaggio con la difesa laziale imbalsamata. Parolo sfiora il pareggio dopo un attimo, colpendo bene di testa su calcio d’angolo ma Dragowski si oppone, poi non ci sono altre opportunità fino alla fine del primo tempo. Prima dell’inizio della ripresa c’è un cambio per parte, con Radu che rileva Bastos e Igor al posto di Dalbert e subito la Viola potrebbe raddoppiare con Castrovilli, su cui è bravissimo Strakosha. La Lazio non sa gestire le ripartenze veloci degli avversari, che sono molto pericolosi se attaccano ed al 48’ colpiscono una traversa con Ghezzal, ancora in contropiede. Al 60’ un gran tiro di Milenkovic si perde sul fondo, mentre da parte laziale il primo tiro serio è di Jony al 64’, ma il pallone fortissimo va out. Al 67’ Dragowski atterra Caicedo, che in verità si lascia cadere un istante prima, ma Fabbri assegna ugualmente il rigore. Batte Immobile che trasforma, spiazzando il portiere e ristabilisce la parità. Poco dopo l’ingresso di Correa, Immobile potrebbe raddoppiare ma spedisce altissimo da ottima posizione e sul capovolgimento Ghezzal sfiora il palo destro di Strakosha. La Lazio nell’ultimo quarto prova a spingere, Inzaghi butta dentro Marusic e Lukaku, ma l’eroe del giorno è Luis Alberto. Lo spagnolo, che aveva dormicchiato per tutta la partita all’83’ ha spazio centralmente, si destreggia su Pezzella e con una rasoiata di destro a fil di palo batte Dragowski e porta i suoi in vantaggio. Nei minuti di recupero Fabbri espelle Vlahovic per una gomitata a Patric, poi viene espulso anche Inzaghi per proteste e questi sono gli ultimi sussulti di una partita difficilissima, che la Lazio riesce far sua con una gran fatica. I biancazzurri con i tre punti d’oro di stasera si attestano a quota 65 e mantengono la scia della Juve capolista. La Lazio dimostra ancora grandi limiti di tenuta fisica: anche oggi la squadra di Inzaghi ha sofferto atleticamente i suoi avversari, ma stavolta ai biancazzurri è andata di lusso. E tra soli 3 giorni si ricomincia con i capitolini in trasferta a Torino per un’altra gara difficilissima. Questo campionato senza respiro non si ferma mai, ma la Lazio c’è ancora.


LAZIO FIORENTINA 2–1 

25' Ribery 68’ Immobile (rig) 83’ Luis Alberto

LAZIO: Strakosha, Patric, Acerbi, Bastos (46’ Radu), Lazzari (81’ Marusic), Milinkovic, Parolo, Luis Alberto (90’ Anderson), Jony (81’ Lukaku), Caicedo (70’ Correa), Immobile. All Inzaghi

FIORENTINA: Dragowski, Milenkovic, Pezzella, Ceccherini (75’ Venuti), Lirola, Castrovilli, Badelj (84’ Sottil), Ghezzal, Dalbert (46’ Igor), Cutrone (63’ Vlahovic), Ribery (84’ Pulgar). All. Iachini

Arbitro Fabbri

giovedì 25 giugno 2020

Lazio, harakiri a Bergamo. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI



6 e mezzo al Sergente - Quella che ha perso a Bergamo non era la Lazio che abbiamo applaudito a scena a perta sino a 116 giorni fa. Quella non avrebbe perso dopo essere andata in vantaggio di 2 gol. Questa è un'altra Lazio, ancora da rodare, rimaneggiata già in partenza e con subentri in corsa da dimenticare. Infatti invece di tenere palla e ripartire, ha ceduto metri e soprattutto forma favorendo il ritorno degli avvesari, che saranno pure maniscalchi veri ma anche palleggiatori de fino. Milinkovic è così il testimonial di questa partita che ci aveva illusi. Bravo, bravissimo (che gol!) per trenta minuti, è andato via via calando come del resto tutta la squadra, titolari e (si fa per dire) riserve. Bisogna ritrovare le energie perdute e fare quadrato, bisogna stringersi sempre di più intorno a questi ragazzi. Perchè questi abbiamo. Avanti Lazio, avanti laziali.

6+ a Lazzari alzati e cammina - E ha camminato, tanto, praticamente ha precorso le tappe, nè più nè meno di Casalino che dal programma più insulso e da guardani di Canale 5 è arrivato a palazzo Chigi. Poi ha tirato i remi in barca. Sperem, come avebbe detto il paron Rocco quindi, che anche per il suo ispiratore accada lo stesso.

6+ ad Antonio Elio Acerbis (Lazio del meno 9)  - Il Ministro della Difesa è lui, non certo quello messo da Conte di cui nessun sa il nome. Ha retto da solo il reparto ed è stato il più continuo, ma se poi il risultato generale è stato un harakiri alla grande che neanche i giapponesi più tosti avrebbero messo in atto, anche la sua prestazone ne risente. Come Amadeus senza pubblico ai Soliti ignoti.

6 a Correa l'anno 1900 - E' il Rocco Siffredi biancoceleste. E' durato venti minuti.

6 a Massimo Di Cataldi - Bravo ma sfortunato. Come Fiorello, che pur standosene buono da un paio di mesi, ieri ha mandato a fuoco casa sua. Così il laziale dalla nascita che nonostante un andamento lento (la sua caratteristica di impostazione) che comunque aveva garantito un certo tran tran a nostro favore, sì è infortunato da solo lasciandoci co 'na scarpa e 'na ciavatta, quelle di Parolo.

6 a Patric del Gande fratello - Lo abiamo ritrovato come lo avevamo lasciato a febbraio. Senza zazzera e col capello scuro e sicuramente più calciatore e meno caciarone. Alla fine dovremmo attaccarci anche a uno come lui, che una volta nun je avresti dato 'na lira, per sperare di ritornare grandi. Nun ce se crede.

6 a Innamoradu - La vecchia guardia non si arrende. E' la Lazio in toto che si è arresa all'evidenza. Nun jela facevano più. Nè più nè meno di Nino Frassica al nuovo programma di Carlo Conti.

5 al Ciro d'Italia - Ei fu siccome Immobile. Manzoni aveva previsto tutto per il dopo lockdown.

5- a Meco Joni - Come un programma di Gigi Marzullo. Un'ora abbondante di niente.

5 - a Lupo Alberto - Solo la corsa col freno a mano tirato poteva trarre in inganno che fosse lui. In realtà era un altro. Alberto Lupo, riesumato alla bisogna per tentare il colpo a sorpresa. Mancava Mina e il duetto in mezzo al campo sarebbe stato perfetto. Sono arrivate solo le "Parole parole parole" dei tifosi innervositi dai suoi tentennamenti.

5 - - a Sylva Strakoshina - Qualche indecisione, qualche papera, qualche pezza messa bene. Praticamente è rimasto in isolamento a Formello quando si allenava coi giardinieri. Sveglia!

4 e mezzo a Ander Son mi, Lukakau Meravigliau e al Panter One - In tre non ne hanno fatto uno buono. Come Aldo, Giovanni e Giacomo spariti dalle scene. Sipario. 


Appunti di gioco
di Roberto Taglieri

Mercoledi, 24 giugno 2020

Al “Gewiss Stadium” la Lazio esce sconfitta per mano dell’Atalanta. I biancazzurri giocano alla grande solo la prima mezz’ora e vanno avanti addirittura di due reti, poi cedono completamente e sono superati nella ripresa: 3-2 il risultato finale. Esattamente 116 giorni dopo l’ultima partita disputata all’Olimpico contro il Bologna, i biancazzurri post-virus ripartono in campionato contro l’Atalanta. I nerazzurri, già vittoriosi nella partita che è stata quasi un allenamento col Sassuolo, arrivano a questo scontro con Pasalic in campo ed Ilicic che va in panca; Toloi in difesa prende il posto di Caldara ma per il resto la squadra è la stessa di domenica. Inzaghi invece fa i conti con molte assenze. A parte il lungodegente Lulic, anche Luis Felipe, Leiva e Marusic non possono essere della partita. A sostituirli Patric a destra, Jony a sinistra e Cataldi in mezzo al campo. Davanti Luis Alberto è la spalla di Immobile e Correa. Proprio Immobile già all’inizio ha una buona opportunità ma il suo tiro finisce fuori. Al 4’, dopo un grave errore di Strakosha che poteva innescare Zapata, arriva la prima rete della Lazio. La discesa di Lazzari è travolgente, il cross al centro è intercettato da De Roon, che da due passi la butta nella sua rete nel tentativo di respingere. Passano pochi minuti e arriva addirittura il raddoppio biancazzurro: dopo un rimpallo il pallone arriva sui piedi di Milinkovic, che non ci pensa due volte e di destro dai 20 metri riesce a sorprendere Gollini con una bellissima traiettoria a girare. La gara è molto combattuta, pur se i ritmi non sembrano altissimi. Al 26’ Immobile sfiora il tris e un istante dopo anche Zapata si mangia il gol dopo una respinta corta di Strakosha. Passano pochi istanti e Immobile dopo una contropiede fulmineo colpisce il palo esterno a botta sicura. Il tiro di Malinovski alla mezz’ora è parato da Strakosha, poi quello di Correa da Gollini. La pressione bergamasca aumenta ed alla fine Gosens di testa accorcia con un tiro nemmeno irresistibile ma preciso, che scavalca il portiere laziale. Nella ripresa subito Freuler prova la conclusione a botta sicura ma trova solo un angolo, poi anche Djimsiti ci prova ed ora la Lazio soffre. Esce Correa per Caicedo, poi si fa male Cataldi ad un ginocchio e Parolo lo sostituisce al 59’. I biancazzurri non riescono più a ripartire e subiscono il gol da Malinovski, che da fuori area azzecca la grande giocata imparabile per Strakosha. La Lazio cala vistosamente di forma; Acerbi riesce a salvare sul nuovo entrato Muriel prima del gol della vittoria di Palomino, che all’80’ approfitta di un grave sbaglio di Strakosha per inzuccare di testa quasi indisturbato, mentre Caicedo lo osserva senza intervenire. Nel finale Strakosha salva su Gomez, la Lazio tenta il tutto per tutto ma visibilmente in affanno non costruisce un granchè e dopo 5’ di recupero il fischio di Orsato sancisce la sua terza sconfitta in campionato. Dopo quel rocambolesco pareggio del 19 ottobre, che aprì la serie di vittorie della squadra capitolina., i biancazzurri arrestano la loro corsa proprio contro l’Atalanta. Mettendo da parte la sfortuna, tipicamente laziale, che ha voluto stupirci addirittura con una pandemia, probabilmente senza Covid i biancazzurri avrebbero forse avuto i favori del pronostico, con le altre che intanto sprecavano energie nelle coppe. Ormai il possibile gap si è azzerato e questo è diventato un altro campionato. La Lazio si lascia sfuggire il contatto con la testa: ora sono 4 i punti di distanza dalla Juve capolista, che invece continua a non perdere battute. Nulla è perso ma c’è da giurare che saranno 11 battaglie quelle che attendono gli uomini di Inzaghi da qui alla fine, caldo estivo incluso.     


ATALANTA   LAZIO  3-2   5’ De Roon 11’ Milinkovic 38’ Gosens  66’ Malinovski  80’ Paolomino
LAZIO: Strakosha, Patric, Acerbi, Radu (75’ Bastos), Lazzari, Cataldi (59’ Parolo), Milinkovic, Luis Alberto (77’ A. Anderson), Jony (77’ Lukaku), Correa (55’ Caicedo), Immobile.  All: Inzaghi
ATALANTA: Gollini, Toloi, Palomino, Djimsiti, Hateboer, De Roon, Freuler, Gosens (69’ Castagne) , Malinovski (77’ Ilicic),  Gomez, Zapata (69’ Muriel). All. GasperiniArbitro Orsato
 

Quella calda estate del 66

Riderà, Strangers in the night, Io ho in mente te: una Hit parade piena di successi. Da Little Tony all’Equipe 84, da Morandi a Sinatra. Q...