giovedì 6 luglio 2023

Cuore, 60 anni di un boom

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Ci sono canzoni che anche a distanza di tempo conservano il fascino del primo ascolto, brani che hanno avuto un successo enorme e proprio per questo sono entrati nell'immaginario collettivo come "cavallo di battaglia" del proprio interprete.

"Cuore" che esattamente 60 anni fa era prima in classifica a Hit parade è una di queste, conosciuta da tutti, ballata da tutti e indissolubilmente legata da tutti a Rita Pavone, l'artista che nell'estate del 1963 la lanciò facendola diventare il disco più venduto dell'anno (primo per nove settimane consecutive!) e uno dei più gettonati nei juke box.  

Ma non fu facile per Rita raggiungere questo obiettivo. Alla RCA erano convinti che quel pezzo, cover di "Heart" incisa negli Usa da Wayne Newton, non fosse adatto a "Pel di carota", lo ritenevano un brano troppo "da adulta" che contrastava con la sua immagine di "ragazzina" che entusiasmava il pubblico giovanile.

E questo nonostante lei lo avesse presentato in anteprima al pubblico francese col titolo di "Coeur", in una serata all’Olympia di Parigi trasmessa in diretta dalla stazione radiofonica Numero 1° ottenendo subito un grande riscontro di vendite. 

Rita Pavone e Teddy Reno sposi

Fu Teddy Reno il suo manager, che l'aveva scoperta alla Festa degli sconosciuti di Ariccia ad imporsi e fargliela incidere in italiano nella splendida versione di Carlo Rossi, l'autore di tutti i successi di Edoardo Vianello che per Rita aveva già scritto i testi de "La partita di pallone" e "Sul cucuzzolo".

E così non ci sarà una sessione musicale per “Cuore”. Per la versione italiana verrà infatti utilizzata la stessa base musicale usata da Rita per il disco francese. Per mascherare il coro che canta la frase “Prend garde a toi“ durante il refrain, nel missaggio fatto in Italia verrà usato un sistema di eco particolare che renderà meno comprensibile il testo all’ascoltatore.

Il disco, che aveva come lato B "Il ballo del mattone" (altro successone) firmato da Dino Verde e Bruno Canfora, viene presentato per la prima volta in TV nel programma di Mike Bongiorno, “La Fiera dei Sogni“. Quel ritmo incalzante introdotto dal basso che replicava i battiti di un cuore e l'interpretazione intensa e appassionata di Rita fecero subito colpo. E fu un trionfo. 

Disco d'oro con oltre un milione di copie vendute, riedizione con l'orchestra diretta dal futuro premio Oscar Luis Bacalov e il supporto del mitico 4 più 4 di Nora Orlandi per i cori e "Cuore" che diventa in assoluto la signature song come la chiamano gli americani, di Rita Pavone, artista conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Pronta per il tour

E proprio oggi, ricorrenza del primo posto in classifica con "Cuore", Rita inizia un tour per festeggiare i 60 anni di carriera con un concerto a La Milanesiana Festival di Cervia che proseguirà domenica 9 al Castello Sforzesco di Milano e via via in altre location prestigiose. 

Con una carriera come la sua e 50 milioni di dischi venduti, la Pavone potrebbe vivere di rendita e adagiarsi sugli allori, invece è sempre alla ricerca di nuovi stimoli: "Detesto andare in televisione a cantare solo le mie vecchie cose, perché è una battaglia vinta", ha spiegato recentemete. 

"Mi piace sempre mettermi in gioco, guardare sia a quello che è stato importante, e che la gente vuol sentire, sia a quello che sono riuscita a fare di me stessa". Ecco così il tour "Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro".

Un titolo tratto dalla canzone "A muso duro" di Pierangelo Bertoli, che l'ha folgorata: "Mi ci sono ritrovata perché sono una guerriera che ha sempre combattuto. Non mi è mai stato dato niente nella vita in maniera comoda e non mi piace vincere facilmente". 

Ecco perché il suo "Cuore" batte così intensamente da 60 anni.

sabato 3 giugno 2023

Lazio sei grande! Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - La Lazio chiude il campionato come lo aveva iniziato, con una vittoria. Aveva vinto col Bologna la prima giornata ha vinto con l'Empoli all'ultima. In mezzo un torneo giocato a testa alta e palla al piede che l'ha proiettata fra le migliori formazioni sino a portarla con pieno diritto e merito al secondo posto. Una posizione che in 123 anni la Lazio aveva raggiunto solo tre volte e con allenatori stranieri e ora, la quarta, con un mister italiano, il Comandante, cui si deve il cambio di passo e la ritrovata passione della gente laziale verso i colori biancocelesti. Copertina al difensore goleador romano e laziale, fra i protagonisti peraltro col suo compagno di merende in difesa di un grande stagione. Bravo!

8 e mezzo a Lupo Alberto - Il Mago c'è e si vede. È bastato un suo corner al bacio per cambiare le sorti della partita. E come segno del destino ha raddoppiato con una bomba delle sue all'ultimo assalto. Grande! Sim Salabim e Silvan sparì.

7 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - il meglio di Santa Fè e Trigoria determinato sino alla fine. Anche se c'ha na certa. È come il vino. Prosit.

7 e mezzo a Dio vede e Provedel - Numero uno di nome e di fatto. Come Fiorello.

7 a Patrizia Pellegrini - Ha dato il fritto. Calamari compresi. Daje.

6 e mezzo a Patric del Grande Fratello - Rieccolo. Coltello fra i denti e tanta caciara come ai bei tempi e via. Domani è un altro giorno si vedrà.

6 e mezzo al Ciro d'Italia - C'ha provato da tutti li pizzi. Tanta voglia e tanta sfortuna. Grazie lo stesso bomber.

6+ Massimo Di Cataldi, Benigno Zaccagnini e Casale degli Ulivi Agriturismo - Buttati nella mischia per consolidare il risultato. Come ha fatto Carlo Conti con la puntata del meglio dei Migliori anni.

6 a Miei cari amici Vecino e lontani - All'inizio si è involato col tempo si è involuto è finito involtino.

6 a Hysaj che I papaveri - È partito in quarta è finito in folle. Come il solito idiota Biggio.

6- al Sergente - È stata l'ultima? Chissà chi lo sa avrebbe risposto Febo Conti della Tv dei Ragazzi di una volta. Certo voleva la Champions ma forse la Champions degli altri vale di più. Staremo a vedere. Potevi chiudere però in bellezza e invece hai chiuso in tristezza. Saluti e baci.

6- - a Pasquale Ametrano Anderson - Con quella faccia un po così quell'espressione un po così che hanno tutti i Turisti per caso come lui che hanno sgobbato tutto il campionato e se so sbragati nel finale dilapidando il buono che avevano fatto fino ad ora. Mannaggia la pupazza, sei stato sempre fra i migliori e sul più bello hai tirato i remi in barca. Bandolero stanco nel vero senso della parola sei andato in vacanza prima del tempo e te sei presentato a Empoli col secchiello e la paletta. Va bè vorrà dire che sarai pronto prima degli altri la stagione prossima. Sipario. E buone vacanze a tutti. 


Appunti di gioco

di Roberto Taglieri

 

Sabato, 3 giugno 2023

 

Al “Castellani” la Lazio si congeda con un’altra vittoria . L’epilogo della stagione 2022-23 finisce con l’affermazione laziale, che si aggiudica la partita contro l’Empoli grazie ad un gol di Romagnoli ad inizio del secondo tempo ed una rete di Luis Alberto nel recupero: 0-2 il risultato finale. Zanetti è senza Ebuehi e giocherà Stojanovic; manca anche Caputo. Tra Ismajili e Walukiewicz vince quest’ultimo a centrocampo e ci sarà anche l’ex Akpa Akpro. Sarri, con Marusic infortunato, fa giocare dal primo minuto Pellegrini e Patric, per il resto è la stessa squadra di sempre ma con Pedro e non Zaccagni davanti. Nel prepartita è premiato Provedel quale miglior portiere del Campionato, poi davanti a quasi 5000 laziali inizia la partita, che vede subito Luis Alberto calciare in porta con Vicario pronto a rispondere. Al 17’ Cacace prova a buttarla dentro forte, ma trova un Milinkovic provvidenziale nella respinta. L’Empoli è molto chiuso, la Lazio fa come sempre grande giro palla ma poi non conclude: Pedro tenta il tiro a girare al 25’ ma Vicario blocca e fa altrettanto sul colpo di testa di Immobile al 35’. Poco dopo sugli sviluppi di un angolo, Patric dalle retrovie cerca di sorprendere il portiere ma si fa ribattere la forte conclusione, poi Vicario è perfetto sul diagonale di Immobile e la Lazio a questo punto meriterebbe il vantaggio. Ad inizio ripresa Romagnoli finalmente sblocca: da un angolo del solito Luis Alberto sul primo palo sbuca il difensore laziale, che di testa nell’area piccola riesce finalmente ad imbustarla. Al 66’ il nuovo entrato Zaccagni impegna ancora Vicario in corner, mentre nell’ultimo quarto d’ora i padroni di casa cercano di raddrizzare la gara, ma non riescono mai ad essere pericolosi, invece all’83’ è Immobile ad impegnare ancora Vicario. Cambiaghi all’89’ ha la migliore occasione per il pari, ma trova i guantoni di Provedel, che respinge. Poco dopo lo stesso Cambiaghi si fa cacciare per doppia ammonizione. Ma l’ultimo sussulto della partita lo genera Luis Alberto, che in ripartenza di destro dopo un fraseggio con Immobile trova il gol del raddoppio che chiude i giochi. La Lazio così finisce la sua stagione a 74 punti, con 22 vittorie, 8 pari ed altrettante sconfitte ed entra in Champions al secondo posto, la migliore posizione in classifica della presidenza Lotito. Un grande plauso e solo elogi per questa squadra, che è stata in grado di raggiungere questo straordinario obiettivo nonostante un budget di gran lunga inferiore rispetto a quello delle altre grandi. Lodi ed onori soprattutto per Maurizio Sarri, che alla fine ha dimostrato di saper fare la differenza ed è riuscito a concretizzare quel miracolo a cui pochi credevano. Sarà una buona estate per il popolo biancoceleste.

 

EMPOLI LAZIO 0-2 48’ Romagnoli 92’ Luis Alberto

EMPOLI: Vicario (83’ Ujkani), Stojanovic, Walukiewicz, Luperto, Cacace, Grassi (56’ Henderson), Bandinelli (75’ Haas), Akpa Akpro, Fazzini (83’ Satriano), Cambiaghi, Piccoli (75’ Destro). All: Zanetti

LAZIO: Provedel, Hysaj, Patric, Romagnoli (71’ Casale), Pellegrini, Milinkovic (93’ Bertini), Vecino (71’ Cataldi), Luis Alberto, Anderson, Immobile, Pedro (63’ Zaccagni). All: Sarri

Arbitro Massimi

domenica 28 maggio 2023

Lazio padrona di Roma. Le Pagelliadi

di FRANCESCO TRONCARELLI


10 a Innamoradu - L'ultima all'Olimpico per i Sarri boys e anche l'ultima partita con l'Aquila sul petto del più romano dei romeni. Con 427 partite Stefan è il calciatore che ha disputato più partite in biancoceleste in 123 anni di Storia. Ha iniziato con Delio Rossi nel 2008 ha terminato con il Comandante in una calda giornata semiestiva e nel giorno dei festeggiamenti per il decennale del 26 maggio. E il cerchio si chiude con lui che era l'ultimo dei moicani di quegli Eroi. La copertina di questa vittoria è tutta sua. Grazie di tutto e..a presto! 

10 alla Gente laziale - Il tutto esaurito in un tripudio di bandiere è la conferma sugli spalti, come sul campo (entrambi i derby vinti), di chi siano i Padroni di Roma. Primi della Capitale in tutti i sensi. Perchè er coro che famo tutti quanti insieme dice Lazio sei grande e te volemo bene.
 
8 e mezzo al Sergente - Finalmente li ha messi sull'attenti. Due gol da campione. Ora la domanda sorge spontanea, è stata l'ultima con noi all'Olimpico? Ai posteri. Ma ce ne devono da tanti. Altro che i 4 milioni per Fabio Fazio da Discovery. 
 
7+ a Hysaj che I papaveri - La Lazio si congeda dalla sua gente con una partita delle sue, dominio assoluto per un tempo, ripresa choc col ritorno della Cremonese, finale all'arrembaggio per cercare di riprendere il risultato. E con gli applausi per il pupillo del mister a lungo oggetto misterioso che si è tolta una bella soddisfazione. 

7 a Pedro Pedro Pedro Pè -  il meglio di Santa Fè e Trigoria colpisce ancora. Suo l'assist per SMS, ennesima perla di una grande stagione.

7 a Lupo Alberto - Tanti numeri ma è mancato quello decisivo che doveva far sparire gli avversari. Come stanno facendo in Rai.

6+ a Patrizia Pellegrini - Una marcia in più. Come Carlo Conti.

6+ a Casale degli Ulivi Agriturismo e Viale dei Romagnoli, 13 Ostia - Un po' Ric e Gian, un po' Ficarra e Picone molto sulle caviglie molto sull'articolo. Dio li fa e poi li accoppia. Loro accoppano a prescindere.

6 a Benigno Zaccagnini - L'arciere non ha scagliato la sua freccia. È rimasto con una mano davanti e una di dietro. Come Paolantoni.

6 a Miei cari amici Vecino e lontani - Nè carne nè pesce. Nè come un Dado qualsiasi.

6- al Ciro d'Italia - La voglia c'è, la mira un po' meno. Come il cannone del Gianicolo che spara a salve a Mezzogiorno.

6- a Pasquale Ametrano Anderson - Con quella faccia un po così quell'espressione un po così che hanno tutti i Turisti per caso come lui c'era da temere il peggio. I primi caldi poi non l'aiutano confermando il titolo che da sempre lo accompagna, bandolero stanco. E così fu.

6- a Dio vede e Provedel - È mancato in uno dei punti forti, il Lato B. Dall'oroscopo di Branco la luna consiglia, rivolgersi a Belen esperta in maniera.

5 a Lazzari alzati e cammina - È partito in quarta è finito in folle. Come quel solito idiota di Biggio. Sipario.

                        

sabato 27 maggio 2023

Little Tony forever

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Fu un fulmine a ciel sereno, la notizia rimbalzò da un sito all'altro in pochi minuti provocando una serie di emozioni che andavano dallo stupore al dispiacere. Sembrava impossibile che Little Tony, simbolo del rock tricolore, sempre in forma e in movimento potesse essere morto.

Ma come, era stato da poco da Carlo Conti ai Migliori anni a trascinare il pubblico in studio e quello a casa con i suoi successi? è impossibile, si domandavano in molti sui social. 

Ma era tuttto vero, Tony combatteva e soffriva in silenzio da qualche tempo contro un male incurabile che lo stava consumando e che alla fine lo aveva battuto senza appello. 

Una dolorosa e triste fine che commosse l'Italia e soprattutto gli amici (dalla Venier a Baudo, da Bobby Solo a Morandi) che parteciparano addolorati all'ultimo saluto al Santuario del Divino Amore.

Cuore matto, il musicarello

Dieci anni fa se ne andava Little Tony, artista di razza e fra i più amati di sempre, passato dalle feste di piazza ai trionfi di Sanremo, dai timidi esordi al seguito dei Platters ai venti milioni dischi venduti, una carriera di successi all'insegna del rock, non solo esteticamente ma anche come filosofia di vita.

Sì perchè il ciuffo a banana, gli stivaletti e i completi con le frange lui li portava a prescindere, prendendo la vita di petto a cento all'ora infischiandosene dei giudizi prevenuti che spesso gli piovevano addosso, andandosene per la sua strada.

Quella di un ragazzino nato in una famiglia di musicisti di paese che campavano esibendosi nelle feste e nei matrimoni e che a 16 anni era già Little Tony, un idolo per la gioventù d'oltremanica che lo vedeva nel programma della BBC "Boys meeet girls". 

Lo aveva scoperto durante un'esibizione al Teatro Smeraldo di Milano un impresario inglese che gli offrì un contratto a Londra e che lo fece diventare un numero uno per i teen agers del Regno Unito.

il successo in Inghilterra

Poi il ritorno in Itala, l'incontro con Celentano che come lui amava il rock e il debutto insieme al Molleggiato al festival col celebre "24mila baci", prima di una lunga serie di hit che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera.

"Riderà", "Quando vedrai la mia ragazza", "La spada nel cuore", "Ti senti sola stasera", "Bada bambina", "Cuore matto", "La donna di picche", "Love Boat" tanto per citare alcuni brani del suo repertorio.

Canzoni senza tempo che ancora oggi coinvolgono e fa piacere ascoltare come ha dimostrato l'omaggio pieno di affetto che Fiorello gli ha dedicato a "Viva Rai 2" fra l'entusiasmo della folla in strada. 

 Il varietà delle 8 di mattina, il "Little Tony" Medley, il gran finale di questa settimana: tutto questo è #VivaRai2 🔥 pic.twitter.com/kgGhWSLJV8

Brani che facevano il paio con quelli di Elvis Presley che riproponeva nei suoi spettacoli. L'idolo a cui si ispirava e che lo accumunava a Bobby Solo in un'amicizia che da artistica era diventata col passare degli anni sempre più vera e affiatata. 

Proverbiali il suo sorriso, la sua simpatia, il suo modo di proprorsi all'americana sul palco in show travolgenti e dal forte impatto musicale e visivo. 

Proverbiali la sua disponibilità e generosità negli spettacoli come nella vita. Chi scrive è stato testimone di una sua elargizione notevole ad un clochard che stazionava nei pressi degli studi Fabrizio Frizzi all'ex Dear ma anche di episodi divertenti.

con Bobby Solo a Sanremo

Come quella volta che nel camerino dei Migliori anni ricevette a sorpresa la visita di Al Stewart artista di fama mondiale (The Year of the cat) che lo voleva salutare e conoscere perchè da ragazzo lo seguiva alla Tv britannica.

Un incontro surreale con l'inglese che quasi si inchinava nel stringergli a mano e lui che replicava  "comodo, comodo", per poi chiedere al sottoscritto quando Al Stewart se ne andò "Ma questo chi è?". Non l'aveva riconsociuto.

Era proprio fantastico il "Ragazzo col ciuffo", protagonista di una stagione irripetibile del nostro pop che dispensava gioia di vivere con artisti come lui tra i varietà del sabato sera, Cantagiri, Canzonissime, Sanremo e i musicarelli al cinema.

Sono passati dieci anni dalla sua scomparsa e si sente terribilmente la mancanza di un personaggio come lui che credeva in quello che faceva e faceva di tutto per far stare bene il pubblico. Little Tony non finisce qui. Little Tony forever.

 

domenica 21 maggio 2023

Lazio avanti tutta! Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 al Ciro d'Italia - La Lazio ha battuto l'Udinese al Dacia Arena ribadendo così la voglia di centrare il posto al sole della Champions. È stata una partita dai due volti, con le squadre che si sono studiate a lungo sino a quando i biancocelesti hanno deciso di spingere sull'acceleratore per far prevalere la loro classe e superiorità. Il gol del bomber dei bomber ha legittimato un dominio del campo incontestabile che ha procurato i tre punti fondamentali per questa corsa finale. E l'abbraccio colletivo che ha ricevuto anche dai ragazzi della panchina è la risposta migliore sulla volontà di vincere della squadra. Avanti Lazio avanti laziali sino alla fine!

7 e mezzo a Lupo Alberto - È uscito alla distanza come Striscia la notizia tornata a fare intrattenimento e denunce come i bei tempi. Nel secondo tempo infatti è salito in cattedra e ha tirato fuori dal cilindro un paio di conigli da Mago vero. E Silvan muto.

7 a Dio vede e Provedel - Una certezza. Come il treno della Roma-Viterbo con partenza da piazzale Flaminio: se sa quando parte non se sa quando arriva.

6 e mezzo a Pedro Pedro Pedro Pè - Il meglio di Santa Fè e Trigoria è entrato in corsa nel secondo tempo e l'Aquila ha iniziato a volare. Sarà un caso? 

6 e mezzo al Sergente - Li ha messi tutti sull'attenti. Come Berlusconi appena uscito dall'ospedale.

6 e mezzo a Casale degli Ulivi Agriturismo e Viale dei Romagnoli 13 Ostia - Due is meglio che one. Dio li fa e poi li accoppia. Due contro tutti e tutto. Anche del palo preso. 

6 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere non ha scagliato la sua freccia. Ma ha fatto il mazzo. Bravo.

6 a Miei cari amici Vecino e lontani - All'inizio si è involato, col passare del tempo si è involuto meno male che non è finito involtino se no era amari. Sì, quelli.

6 a Lazzari alzati e cammina - È partito in quarta è finito in folle. Avete presente Biggio? Sembrava un comico si è dimostrato il solito idiota.

6 a Somarusic - Buttato nella mischia per fare ammuina. E c'è risucito, come Paolantoni.

5 e mezzo a Pasquale Ametrano Anderson - Il bandolero stanco è cotto. Avete presente Lillo? 

5 e mezzo a Hysaj che I papaveri - Nè carne nè pesce, nè. Come un Dado qualsiasi che non fa ridere più nessuno. Neanche quelli de casa sua. Sipario.

Appunti di gioco

di Roberto Taglieri

 Domenica, 21 maggio 2023

 La Lazio conquista il “Friuli”. Nel posticipo della terz’ultima di campionato basta una rete di Immobile su rigore nella ripresa per avere la meglio sull’Udinese: 0-1 il risultato finale di una partita piacevole e giocata a viso aperto dalle due squadre. Stasera Sottil, a parte i lungodegenti Ebosse, Ehizbue e Deulofeu, è pure senza Success e con Becao squalificato; il mister piemontese ritrova Beto e lo mette subito in campo per un modulo 3511. Sarri dal suo canto recupera Marusic in extremis ma lo manda in panchina; è Lazzari di nuovo il titolare, infine a centrocampo, ancora senza Cataldi si rivede però Vecino. La vittoria di ieri sera del Milan complica i piani dei biancazzurri, che devono conquistare almeno cinque punti per avere la certezza della Champions: la sfida di oggi quindi assume un carattere particolare. I ritmi sin dall’inizio sono altissimi, con capovolgimenti di fronte improvvisi e spazi larghi. La prima vera occasione ce l’ha Immobile, che di testa imbeccato da Zaccagni al 20’ impegna in angolo Silvestri. Un tiro telefonato di Udogie al 36’ è parato senza problemi da Provedel. Al 38’ Luis Alberto sfiora il palo con un colpo a girare, la Lazio però negli ultimi 16 metri è troppo morbida, leziosa. L’ultima opportunità del primo tempo è di Bijol, che nel recupero impegna ancora Provedel. Nella ripresa Anderson è sostituito da Pedro, che tocca il suo primo pallone per Immobile a tu per tu col portiere, ma Silvestri riesce a parare. Poco dopo Vecino dai 30 metri mette di pochissimo a lato. La Lazio sembra essersi svegliata Luis Alberto direttamente da corner quasi non la butta dentro al 57’, ma poi Masina dà un calcetto ad Immobile in area e Pairetto decreta il rigore. Batte lo stesso Immobile che spiazza Silvestri e porta in vantaggio la Lazio. Il palo colpito da Romagnoli al 65’ rafforza la supremazia dei biancazzurri in questo secondo tempo, poi Luis Alberto illumina Milinkovic, che però si fa parare il colpo del ko dal portiere bianconero. L’Udinese si perde per la strada, non riesce più ad essere pericolosa ed invece è la Lazio a tenere in pugno la gara sino al termine, nonostante il tentativo di ritorno bianconero del finale. E’ stata una partita equilibrata nel primo tempo, ma il dominio della Lazio nella ripresa è palese e il risultato è senza dubbio meritato. Sono tre punti d’oro per gli uomini di Sarri, che a quota 68 tornano al terzo posto e si avvicinano sempre più alla Champions. La squadra biancoceleste è arrivata a questo finale di stagione col fiato corto, ma ora le basterà un ultimo sforzo fisico e mentale per quel traguardo che ad inizio campionato era considerato una fantasia. La Cremonese e l’Empoli sono le ultime sofferenze.

 

 

UDINESE LAZIO 0-1 62’ Immobile (rig.)

UDINESE: Silvestri, Perez, Bijol, Masina, Pereyra, Arslan (70’ Nestorovski), Walace, Lovric, Udogie (70’ Zeegelaar), Samardzic (88’ Thauvin), Beto (88’ Vivaldo). All: Sottil

LAZIO: Provedel, Lazzari (75’ Marusic), Casale, Romagnoli, Hysaj, Milinkovic, Vecino, Luis Alberto, Anderson (46’ Pedro), Immobile, Zaccagni (87’ Basic). All: Sarri

Arbitro Pairetto


venerdì 19 maggio 2023

Maurizio, Cinque minuti per sempre

di FRANCESCO TRONCARELLI

Per il suo nuovo programma che precede tutte le sere "Affari tuoi" di Amadeus, Bruno Vespa ha scelto come sigla "Cinque minuti e poi" di Maurizio, brano che dà anche il titolo alla sua striscia quotidiana tra politica e cronaca.

La canzone dell'artista milanese che ebbe a suo tempo un successo clamoroso, è tornata così improvvisamente d'attualità suscitando forti emozioni e tanti ricordi nel pubblico televisivo, subito esternati sui social.

E non poteva essere diversamente perchè "Cinque minuti e poi" fu un brano che quando venne pubblicato, scalò immediatamente le classifiche. Venne presentato al Disco per l'Estate del 1968 da Maurizio che aveva lasciato i New Dada per tentare la carriera di solista. 

Il complesso, come allora venivano chiamati i gruppi musicali, era uno dei più apprezati del Beat italiano insieme ai Camaleonti ai Dik Dik e all'Equipe 84.

I New Dada con appunto Maurizio Acieri come frontman, avevano lanciato pezzi come "Batti i pugni", "I'll Go Crazy" e la cover di "Lady Jane", che li avevano posti alla ribalta facendoli partecipare come supporter alla tournèe italiana dei Beatles (insieme a Fausto Leali e a Peppino di Capri) nel '65 e poi anche a quella dei Rolling Stones (con Al Bano e New Trolls) del '67. 

Poi per dissidi fra i componenti, lo scioglimento del complesso e Maurizio che spicca il volo proprio con "Cinque minuti e poi" che sarà il disco più venduto di quella estate spensierata prima delle agitazioni sociali e politiche dell'"Autunno caldo".

Voce nasale, capello biondo e fluente, fisico atletico Maurizio divenne l'idolo delle teen agers partecipando a numerosi fotoromanzi e al musicarello "Quelli belli siamo noi" con Orchidea De Santis, Loredana Bertè, Lino Banfi e Ric e Gian in cui la canzone che gli aveva dato la grande popolarità era la colonna sonora.

"Cinque minuti e poi" aveva un testo particolarmente coinvolgente per i tempi firmato da quel grande artista che è stato Herbert Pagani e musiche di due noti musicisti come Lamorgese e Prestipino e divenne ben presto il tormentone estivo "da mattonella" che veniva ballato nei locali e nelle rotonde sul mare. 

Roye Lee clochard a Milano

Ma alle orecchie più attente degli addetti ai lavori qualcosa non quadrava. Soprattutto a quelle di Roye Lee che aveva composto il brano "Who’s Gonna Break Your Heart" da cui la canzone di Maurizio sembrava ispirata. 

Venne presentata così da parte dell'artista americano trapiantato da tenpo in Italia, denuncia per plagio della sua canzone. La contestazione riguardava la somiglianza sia nell’armonia che nella melodia. 

La storia andò sui giornali, la "Domenica del Corriere" il prestigioso settimanale del Corriere della Sera, riunì un giurì d'onore composto da nomi del calibro di Giovanni D’Anzi, Gianfranco Intra, Carlo Alberto Rossi e Sauro Sili che dettero ragione a Lee. 

La vicenda si chiuse extragiudizialmente con un versamento a Lee di una cifra (modesta rispetto alle vendite) rimanendo peraltro tutto come prima a livello Siae. 

i Krisma, Maurizio e Cristina

Tra l'altro l'americano, personaggio molto estroverso e sui generis che pure aveva lavorato nella pubblicità (sua l'immagine del frate per la Totip) e per la realizzazione di dischi e sigle (Alto gradimento di Arbore e Boncompagni), finì successivamente in miseria.

Per anni ha vissuto come barbone in un vicolo a due passi dal Duomo contando sulla generosità della gente sino al "salvataggio" da parte della Croce Rossa e la riabilitazione come artista con la pubblicazione di un CD.

Una gloria e rilancio effimeri peraltro perchè poi di lui si persero nuovamente le tracce.

Dal canto suo Maurizio ha proseguito la sua carriera, fondando con la moglie Cristina Moser i Krisma, dominando a lungo la scena europea col suo elettropop e il suo carisma di performer nato.

Purtroppo ci ha lasciato nel 2015 per un male incurabile, ma quei suoi cinque minuti di amore in musica resteranno per sempre per farci ricordare di lui e di quella stagione irripetibile del nostro pop. 

venerdì 12 maggio 2023

Lazio, all'ultimo minuto.Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 al Ciro d'Italia - La Lazio aveva la grande occasione per rimettersi in corsa per un posto in Champions ma doveva assolutamente vincere. Come sono andate le cose lo hanno visto tutti. Il gol del bomber dopo trenta minuti di inutile palleggio con tanto di rigore assegnato da Pupetta Maresca fortunatamente sbagliato dai giallorossi, aveva illuso la gente laziale accorsa in massa all'Olimpico che forse questa sarebbe stata la notte buona. E invece...e invece se non fosse stato per il pareggio acciuffato in pieno recupero ora saremmo a leccarci le ferite per l'ennesima sconfitta. Davanti a un Lecce spigoloso, falloso ma furbo i Sarri boys sono apparsi lenti, involuti e avvitati nel tic e tac. Copertina a Ciro che ha rotto l'incantesimo e le makumbe. Finalmente.

7 e mezzo al Segente - Se svejato! Come er sor Marchese. E quella capocciata liberatoria è stato il suo capolavoro che lo esalta dopo tanto torpore. Daje Sergey, il finale di campionato è tutto tuo.

6 e mezzo a Lupo Alberto - È il testimonial della partita. Tanti buoni propositi, qualche colpo dal cilindro (assist per Immobile) ma alla fine il Mago ce l'ha avuto il Lecce, Oudinì, il celebre illusionista resuscitato così bene da segnare due gol. 

6+ a Pedro Pedro Pedro Pè - Galeotto fu il palo e chi l'ha piantato. Dall'oroscopo di Branko la luna consiglia: pagate il custode dello stadio e fate allargare la porta.

6 a Benigno Zaccagnini - Non scaglia più le frecce. Scaglia solo.

6 a Patrizia Pellegrini - Tanto fumo e un po' d'arrosto. Come Enrico Lucci.

6 a Lazzari alzati e cammina - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

6- A Hysaj che I papaveri - Nè carne nè pesce. Nè. Avete presente Rosa Chemical?

6- a Dio vede e Provedel - Non lo salva più neanche il lato B. E Beken se la ride.

5 e mezzo a Viale dei Romagnoli 13 Ostia e Casale degli Ulivi Agriturismo - Lui è peggio di me, scemo più scemo, mamma ho perso l'aereo e pure l'avversario. Finis.

5 e mezzo a Pasquale Ametrano Anderson - Con quella faccia un po così quell'espressione un po così che hanno tutti i Turisti per caso come lui in vacanza perenne all'Olimpico c'era da temere il peggio. Troppe presenze consecutive senza tirare il fiato. Manco Amadeus che qualcosa la lascia a Carlo Conti. Era prevedibile perciò che si trasformasse in bandolero stanco. Come un Riccardo Rossi qualsiasi.

5- - al mio amico Arnold - Aveva illuso tutti, come Biggio che sembrava un fenomeno della comicità, poi sono bastate un paio di partite dove coi suoi 50 chili si è dimostrato debolucio assai e no il Marcantonio di nome e di fatto del centrocampo (come col Milan il gol del pareggio ce l'ha sulla coscienza)  e il fenomeno è diventato un solito idiota, come Biggio appunto. Sipario.


Appunti di gioco

di Roberto Taglieri

 

Venerdi, 12 maggio 2023

 

La Lazio si salva in extremis contro il Lecce all’Olimpico. Nell’anticipo del venerdì della 35sima giornata Immobile apre le marcature, Oudin sigla una doppietta e solo nel recupero una rete di Milinkovic acciuffa il pareggio per la Lazio, dopo una partita soffertissima e mal giocata dalla truppa biancazzurra. Pensare che questa doveva essere la gara da tre punti certi per la squadra capitolina; in realtà è una partita chiave per tutte e due le compagini. Il Lecce non può più perdere terreno per evitare di essere ripreso da Spezia e Verona, la Lazio deve vincere per vedere da vicino la Champions. Baroni non ha defezioni, schiera Baschirotto e Umtiti in difesa, Strefezza, Colombo e Banda in avanti, con Di Francesco pronto a subentrare. Ancora guai invece per Sarri a centrocampo, sempre senza Cataldi e Vecino, nemmeno convocati. Oggi è ancora la volta di Marcos Antonio a far compagnia a Milinkovic e Luis Alberto. L’inizio è molto combattuto; il Lecce lotta su ogni palla, la Lazio prova a prendere le redini del gioco ma soffre i ritmi avversari. Oudin al 7’ manda altissimo, poi l’ ingenuità di Hysaj è assurda: il suo calcetto ad Oudin dentro l’area, per di più in posizione innocua, provoca il rigore. Va alla battuta Strefezza, che calcia a lato e i biancazzurri la scampano. Il Lecce però continua a non far respirare la Lazio, che soffre molto e non riesce a imporsi a centrocampo. Al 34’ Luis Alberto innesca alla grande Immobile, che elude Baschirotto ed a tu per tu col portiere stavolta non fallisce, siglando il vantaggio biancoceleste. Falcone al 44’ respinge con un piede il tiro in mezza girata di Milinkovic e dal possibile 2-0 in pieno recupero arriva il pareggio di Oudin, che al limite dell’area riceve da Gendrey ed indovina il tiro che elude Provedel. Nella ripresa arriva subito il tiro di Banda, che Provedel respinge come può, ma la Lazio è in bambola e la seconda rete di Oudin è il suggello al buon gioco dei giallorossi. Il suo destro preciso mette nel sacco l’1-2 al 50’ e per i biancazzurri si fa buio. La Lazio deve tirar fuori l’orgoglio, ma anche le residue energie che sembrano essere venute meno: Pedro e Pellegrini sono le mosse di Sarri al 58’, ma intanto la spinta di Gallo in area su Milinkovic è ignorata da Maresca. La Lazio spinge ma non tira mai in porta, ovviamente gli avversari perdono tempo ed i minuti passano senza occasioni concrete. Al 76’ Immobile si fa respingere il rasoterra da Falcone, arrivano diverse azioni concitate ma sono solo fumo, tranne il tiro centrale di Pedro all’86’. Il tempo si sta per esaurire e con esso anche la fiducia dei tifosi laziali, ma nel recupero gli schemi saltano ed il forcing ottiene il risultato sperato: prima Pedro colpisce il palo ed al 94’ da un traversone di Pedro è Milinkovic in mischia di testa a buttare dentro il pallone del definitivo 2-2. Nel giorno del 49simo anniversario del primo scudetto, la Lazio non onora quei magnifici 11; per i biancazzurri arriva un punticino d’orgoglio ma di fatto è una prestazione molle e indecorosa. Una partita gestita in maniera inspiegabile, con i calciatori che sono stati quasi sempre surclassati fisicamente e con un allenatore che di fatto non sta più riuscendo ad infondere l’orgoglio e la cattiveria necessaria. Non può essere questo l’epilogo di questa stagione, non è pensabile che la Lazio, dopo un cammino esaltante possa buttare tutto al mare. Nulla è perduto, visto che ancora il quarto posto è ancora saldo, ma così non si va da nessuna parte. Occorre un cambio di rotta a cominciare da Udine, altrimenti addio Champions League.

 

 

LAZIO LECCE 2-2 34’ Immobile 47’ 51’ Oudin 94’ Milinkovic

LAZIO: Provedel, Lazzari, Casale, Romagnoli, Hysaj (58’ Pellegrini), Milinkovic, Marcos Antonio (73’ Basic), Luis Alberto, Anderson (58’ Pedro), Immobile, Zaccagni. All: Sarri

LECCE: Falcone, Gendrey (77’ Romagnoli), Baschirotto, Umtiti, Gallo, Blin, Hjulmand, Oudin (82’ Helgason), Strefezza (77’ Gonzalez), Colombo (68’ Ceesay), Banda (68’ Di Francesco). All: Baroni

Arbitro Maresca

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