domenica 30 agosto 2026

La Lazio vince ancora. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 a Fra Tesi da Fidene - E due. La Lazio vince ancora. Dopo il Bologna è il Genoa a cadere sotto gli assalti delle truppe di Vito Catozzo Ringhiuso. Un solo gol come nella prima partita, ma sarebbero stati di più, se le cose fossero andate nel verso giusto e la fortuna ci avesse messo il suo zampino. In compenso lo zampino, un bel piattone di sinistro, ce lo ha messo ancora una volta l'ex Inter che con noi, a casa sua, è rinato. E meno male, perché vincere fa morale oltre che punti. Avanti Lazio avanti laziali.

7 e mezzo a senti che musica coi Tavares - È partito dal binario morto ma ha preso subito velocità seminando scompiglio nelle retrovie rossoblu, fornendo un assist al bacio e cogliendo un palo. Che musica.

6 e mezzo a Rovella per chi non si accontenta - mezz'ora di grande calcio per il Geometra del centrocampo promosso ingegnere. Ha detto tempi e ritmi, poi l'infortunio che lo ha fatto uscire sul più bello. Peccato. Forza ragazzo! 

6 e mezzo a Liz Taylor - l'aria di Roma lo rigenera come la zia quando girava a Cinecittà. Palleggia e galleggia in mezzo le linee rossoblu. Ormai è fondamentale. Come Stefano De Martino per la Rai.

6+ e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - È uscito alla distanza. Un paio di parate nel finale che hanno assicurato la vittoria conquistata col gol del bimbo de Roma.

6+ a Prostamol - il sellerone che fa il piacione con quel capoccione e poi spazza via ogni pallone. 

6+ a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - dice che fa un lavoro oscuro. Talmente oscuro che non lo sa nemmeno lui. Però funziona. Come Pierluigi Diaco che nonostante lo vede nessuno ma fa comunque i numeri.

6 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu. Ma è scritto che l'Achille Lauro biancoceleste tornerà a farci sognare.

6 a Doekhi condizionatori con pompa di calore - uno così, rigido e al tempo stesso flessibile lo trovi solo da Clima system 2000 con 24 comode rate. Noi lo abbiamo preso a parametro zero.

6 a Quando c'era lui - il nipotissimo cresce e prende coscienza dei suoi mezzi. Riuscirà a fare arrivare treni in orario? Ai posteri.

6 a Pina Monti consorte di Mario ex premier - ha preso il 9, un numero importante nella storia della Lazio. Mo' facce Tarzan! 

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere non fa più centro. Spara a salve come il cannone del Gianicolo. Boom e tutti a ridere. Mah.

5 da Pedro a Pedraza - è un attimo. Ma lunghissimo. Sic.

5- - a Dio perdona pure Dia e Rosanna Cancellieri - In due non ne fanno uno buono. La coppia che scoppia. Lui è peggio di me. Attenti a quei due. In due sul divano. Il bue che dice cornuto all'asino. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Se son rose fioriranno. Ma se so rape? Sipario.

giovedì 27 agosto 2026

C'era una volta il calcio d'agosto

 di FRANCESCO TRONCARELLI

C'erano una volta le amichevoli di precampionato. Feste per i tifosi in un clima vacanziero con 35 gradi all'ombra della pineta. Momento atteso con trepidazione perché era l'anteprima del calcio vero.

Il campionato iniziava a fine settembre a volte anche a ottobre, agosto perciò era solo mare, vacanza, bikini sgambati per le ragazze, Port Cross col gancio per i giovanotti e 500 in fuga per le consolari alla ricerca della spiaggia migliore perche il calcio era solo chiacchiere sotto l'ombrellone.

E partite sulla sabbia col Supersantos quando caliente el sol e la gente se ne andava, fra squadre improvvisate, ovvero scapoli contro ammogliati, Belsito sud contro Belsito nord e i bagnini muti in attesa della fine. 

Anni felici, in bianco e nero ma che facevano sognare a colori anche se non c'era nulla di particolare, non  esisteva neanche il telefonino croce e delizia di questi anni frenetici ma solo il telefono a gettone per chiamare casa dal campeggio.

il telefono a gettoni

L'esatto contrario di oggi in cui c'è tutto e pure il calcio con il torneo iniziato subito dopo ferragosto, una disgrazia che costringe i tifosi a togliere i piedi a mollo e correre allo stadio, parcheggiare a chilometri di distanza e sudare poi in tribuna senza la bottiglietta d'acqua stoppata all'ingresso dagli steward.

Nella calda estate del 70 invece, a fine agosto, nello stadio della Stella Polare di Ostia, si assisteva in tranquillità alla partita perchè la Lazio incontrava i dilettanti del Fregene. Portavi l'acqua fresca che sgorgava dalla fontanella sul lungomare  e, volendo, pure qualche fiasco di vino.

Una rimpatriata in biancoceleste per grandi e piccini con la paletta e il secchiello appresso, che suscitava euforia e tanta allegria e no incavolature come succede adesso per i risultati che non arrivano e le cappellate che lorsignori combinano in campo.

il trampolino del Kursaal simbolo di Ostia

I tifosi arrivavano dagli stabilimenti vicini, Plinius, Nuova Pineta, Pinetina, Kursaal, Mediterraneo e Marechiaro, lasciavano le sdraio e i pattini (i lettini e pedalò non esistevano), le bocce, le piastrelle e le biglie di plastica con le immagini dei ciclisti per giocare sulla sabbia al Giro d'Italia e si piazzavano sulle tribune.

C'era una volta Giorgio Chinaglia non ancora grido di battaglia ma già Long John, goleador irresistibile e idolo della gente, c'erano una volta il piede sinistro di Dio Arrigo Dolso, Peppiniello Massa e il capitano senza macchia e senza paura Ferruccio Mazzola.

Come prendevano palla, la gente applaudiva, come driblavano un avversario, i bambini strillavano e i nonni col cappello di carta in testa per ripararsi dal sole implacabile, esultavano felici. 

le biglie coi ciclisti

Tra entusiasmo alle stelle e abbronzature da muratore in canotta, l'incontro finì 13 a 0, segnarono un po' tutti, Chinaglia fu portato in trionfo a Wilson offrirono il cocomero a Dolso lo baciarono tutte. 

I selfie non esistevano ma qualcuno previdente e in anticipo sui tempi c'era sempre, pronto a scattare foto ricordo col beniamino di turno con la Polaroid, immagini che il tempo ha sbiadito inesorabilmente.

C'erano una volta le amichevoli precampionato, la maglia all'inglese della Umbro e le abbronzature da muratore con la canotta, c'era una volta un calcio a misura d'uomo e non di sponsor e una felicità fatta di niente. Ma non se ne rendeva conto nessuno...

Tutto esaurito allo Stella Polare

Per la cronaca e soprattutto per curiosità ecco il tabellino dell'amichevole:

FREGENE: Portoghese (26’ Rossi e 46’ Moriggi), Pagani (46’ Levroni), Zoppi (46’ Federici), Cesarini, Loreti, Ruffon, Manzia (46’ Lollini), Pizzichini, Ciolli, Cerioli (46’ Miotto), Soddu.

LAZIO: Di Vincenzo, Wilson (63’ Nanni), Facco (46’ Legnaro), Governato (66’ Andreuzza), Polentes, Marchesi (70’ Fortunato), Massa, Mazzola, Chinaglia, Manservisi (59’ Morrone), Dolso. All. Lorenzo

Marcatori: 1’ Massa, 7’ Mazzola, 8’ Chinaglia, 18’ Manservisi, 29’ Massa, 30’ Chinaglia, 44’ Mazzola, 49’ Chinaglia, 56’ Dolso, 60’ Mazzola, 61’ Massa, 80’ Dolso, 81’ Massa


lunedì 24 agosto 2026

Lazio, buona la prima. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI


8+ a Fra Tesi da Fidene - Dite la verità, avreste scommesso su una vittoria della Lazio a Bologna con tutte le polemiche e le difficoltà incontrate dalla aquadra nel precampionato?  E invece non sollla vittoria è arrivata ma c'è da dire che i tre punti conquistati al Dall'Ara sono più che meritati. Partenza subito autoritaria, ritorno dei rossoblu controllati bene, poi coi cambi di Vito Catozzo Ringhiuso l'exploit dell'ultimo arrivato che non solo ha segnato un bel gol ma ne ha poi salvato uno sulla linea. Grande!  Buona la prima, e ci voleva proprio

7 e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - La ripresa è sua, uno, due, tre interventi. fondamentali. E ha il lato B che lo assiste.

7 a Dio perdona pure Dia - ma azzecca un assist di tacco che lo riscatta dal nulla cosmico.

6+ a Prostamol - Un veterano. Sa come vanno le cose e si batte oltre i suoi limiti. Da apprezzare.

6+ a Quando c'era lui - esordio fortunato per il nipotissimo. Menà ha menato poi lo zampino nel gol con la rimessa. 

6 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, ma le finte a rientrare sono ancora bone.

6 a Rovella per chi non si accontenta - Geometra di centrocampo, deve dimostrare che anche senza i bonus edilizi sa il fatto suo

6- a Liz Taylor - Non ancora al top, più al Totip.

5 emezzo a Pighin-Sanguin-Noslin e senti che musica coi Tavares - buttati nella mischia nel finale per fare ammuina, come la Real Marina di Franceschiello che non aveva cannoni ma si agitava sulla tolda della nave per confondere i nemici.

5 e mezzo a Benigno Zaccagnini - Ha le polveri bagnate da un anno. Spara a salve come il cannone del Gianicolo.

5 da Pedro a Pedraza - è un attimo.

5 a Doekhi condizionatori con pompa di calore - Lento, impacciato ricorda il miglior Tare, un frigorifero che cammina.

5 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È partito in quarta è finito in folle. Come Vittorio Sgarbi.

5- - a Rosanna Cancellieri - Lui e il pallone due nemici, sono agli antipodi come Vannacci e Luxuria lo sanno tutti ma questo passa il convento e questo scempio tocca subì. Ma verrà il giorno come ammoniva Fra Cristoforo nei Promessi sposi, che sto scappato da casa torni a zappare nei campi. Sipario.

mercoledì 19 agosto 2026

Ricordando Roby Ferrante

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Fu un grande Sanremo quello del 64 presentato da Mike Bongiorno e l'attrice Giuliana Loiodice, un'edizione rimasta nella storia della nostra musica leggera per gli artisti esordienti che divennero subito popolarissimi e le canzoni che presentarono.

Nomi come Gigliola Cinquetti, Bobby Solo, Robertino e Bruno Filippini, brani come "Non ho l'età", "Una lacrima sul viso", "Un bacio piccolissimo" e "Sabato sera",  canzoni che hanno fatto il giro del mondo e ancora oggi sono ricordate.

E tra questi debuttanti sul palco del festival c'era anche un ragazzo romano, "scuderia" RCA, un talento al pianoforte e una carica umana da vendere, si chiamava Roby Ferrante. 

Era in gara col brano "Ogni volta", motivo trascinante arrangiato da Ennio Morricone che aveva composto sul testo di Carlo Rossi, il paroliere di fiducia dei successi estivi di Edoardo Vianello.

Lo cantava in coppia con Paul Anka, esordiente di lusso anche lui nella manifestazione sanremese che nel Bel paese aveva trovato la seconda patria canora.

Si chiamava Roby Ferrante, si chiamava,  perchè purtroppo ci lasciava esattamente 60 anni fa in un drammatico incidente stradale che nella dinamica ricorda maledettamente la scena finale del film "Il sorpasso" con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant.

Roby era all'apice del successo, lo conoscevano tutti, di lui scrivevano le riviste specializzate come Ciao Amici e Sorrisi e Canzoni e i suoi 45 giri vendevano bene.

Con "Ogni volta" aveva sfondato regalando una rinascita (e altri brani scritti da lui) all'amico Paul Anka e componendo pezzi di successo per altri artisti, come lo splendido "Alla mia età" per Rita Pavone e il coinvolgente "La forza del destino" per Neil Sedaka.

Abitava a via Goffredo Mameli nel cuore di Trastevere ed era benvoluto da tutti, quando entrava da Sacchetti a San Cosimato per gustarsi una granita di caffe con panna, era festa grande. Battute, pacche sulle spalle, sorrisi delle ragazze.

Del resto Roberto Di Napoli (questo il vero nome con cui era stato registrato all'anagrafe di Roma il 19 dicembre del 42) era uno di loro che ce l'aveva fatta ed era peraltro il figlio di Gennaro il sarto del rione.

Ma quel magic moment finì sulla "Firenze mare" il 19 agosto del 66, quando uscendo di strada con la sua Mercedes pagoda nei pressi di Altopascio rimase incastrato nelle lamiere dell'auto mentre gli amici che erano con lui Lucio Falco e Rino Barillari venivano sbalzati fuori salvandosi.

I sogni muoiono all'alba scriveva Indro Montanelli come quelli di Roby che aveva chiesto a Charles Aznavour, dopo il concerto alla Bussola a cui aveva assistito, di incidere un suo brano.

Quella canzone però non venne mai alla luce come tanti altri progetti, e al suo nome da quel giorno vennero accostati solo tristezza e rimpianto da parte di chi lo aveva applaudito e conosciuto.

Avrebbe potuto vincere Sanremo come i colleghi Cinquetti e Bobby Solo, avrebbe potuto azzeccare il brano dal successo internazionale come l'amico Dino con "Gli occhi miei" rilanciato da Tom Jones. Chissà.

In tealtà se non fosse stato per "Techetechetè" nella versione firmata da Michele Bovi, che spesso lo riproponeva nei filmati d'epoca, molti leggendo il suo nome avrebbero chiesto parafrasando il Don Abbondio dei Promessi sposi alle prese con Carneade, "Roby Ferrante, chi era costui?".

Il tempo inesorabilmente ha cancellato nella memoria collettiva la sua breve ma intensa avventura canora, ma non per tutti. Stamani, 60 anni dopo quel tragico "The end", un mazzo di fiori freschi era sulla sua tomba al Verano, al riquadro 120, vicino a quella di Rino Gaetano.

Stesso incredibile destino ma due storie e carriere completamente diverse. Oggi ricordiamo quella di Ferrante, il ragazzo di Trastevere che ce l'aveva fatta.







 





domenica 9 agosto 2026

Peppino di Capri e di Ischia

 di FRANCESCO TRONCARELLI

Spiaggia di Poseidon, vigilia di ferragosto 1975, la quiete sonnacchiosa della controra che avvolge i bagnanti e i clienti delle terme è interrotta all'improvviso dal rumore del motore di una barca che si sta avvicinando alla riva.

Rocco, lo storico bagnino dello stabilimento, mette le mani ai lati della bocca stile Tarzan e grida "fuori dalle boe, tornate fuori dalle boe" per invitare l'equipaggio ad allontanarsi, ma dalla barca rispondono "simmo pe' Peppino di Capri", "allora trasite!" il lasciapassare di Rocco.

E così parte l'annuncio dal megafono dello scafo: "Questa sera al Castello d'Aragona, Peppino di Capri in concerto, tutti tutti tutti al Castello d'Aragona per Peppino di Capri, canterà Champagne, Roberta, Luna capreseeee".

Peppino e i New Rockers al Castello

Peppino a Ischia una lunga storia di musica e successi. Fu qui che iniziò la sua meravigliosa carriera trovando tra i clienti del Rangio Fellone dove si esibiva i discografici milanesi della Carish che lo misero sotto contratto insieme ai suoi Rockers, facendolo diventare un numero uno.

Anni ruggenti anche per l'Isola verde, che grazie agli investimenti di Angelo Rizzoli stava scoprendo il turismo vacanziero e termale mentre appunto Peppino gorgheggiava alla Paul Anka "Let me cry" del suo fido chitarrista Mario Cenci e una certa Baby Gate non ancora Mina gli rispondeva dal Moresco col sincopato "Be bop a lula"

Qualcuno sostiene che Giuseppe Faiella in arte si sarebbe dovuto chiamare Peppino di Ischia, per le opportunità colte nei night del Porto e di Lacco Ameno (che bella la foto di Tommaso Monti che apre questo articolo con Peppino sorridente dal balcone del Regina Isabella) che lo resero entertainer di razza.

alla Galleria di Mazzella

Se così fosse stato però, probabilmente la sua vicenda umana e artistica sarebbe stata un'altra. Meglio di Capri, la sua Capri, non disdegnando però Ischia, con i piccoli e grandi piaceri del viverci seppur come ospite di lusso e benvoluto da tutti.

Le pannocchie arrostite dall'ambulante di corso Vittoria Colonna per esempio, oppure l'apertivo in piazzetta al Calise tra sorrisi e gli autografi ai fan, e che dire dei quadri di Mario Mazzella, stupende e iconiche "marine" esposte anche a Parigi, da appendere poi nel salone della villa caprese.

E poi quelle serate al Castello, sotto le stelle e 'ngoppa o mare, con l'amico di una vita Bebè Falconieri a dettare con la batteria i tempi delle esibizioni mentre Gianfranco Raffaldi col suo organo Hammond creava la giusta atmosfera. 

Peppino sbarca a Ischia

La Napoli bene ingioiellata con le dame e con le camicie bianche di lino e i pantaloni a zampa d'elefante dei cavalieri, era tutta lì per lui, come lo era al Negombo o all'esclusivo  Pignatiello, per ascoltarlo, applaudirlo e sognare con le sue canzoni e il suo carisma da re del night.

Ischia naturale approdo per chi cercava i bagni ai Maronti o a Citara ma anche punto di riferimento per chi la sera voleva uscire per ballare e con chi se non con Peppino, habitueès del by night isolano con più date nella stagione estiva, tutte ovviamente sold out.

A Ischia poi Peppino incontrava un suo grande amico, Fred Bongusto, con cui condivideva la passione per il mestiere, tournè, canzoni sussurate con eleganza e carisma. 

attenti a quei due

Peppino cantava "Roberta" e Fred rispondeva con "Frida, t'aggio voluto bene", Peppino lanciava "Nessuno al mondo" e Fred replicava "Doce, doce doce erano e vase...".

Fred aveva una casa a Sant'Angelo e spesso il "dopo teatro" trovava rifugio da lui, per una spaghettata e un Biancolella bianco e ghiacciato, col pianoforte e la chitarra sempre pronti, serate memorabili per la gioia di chi c'era.

Cittadino onorario dell'Isola verde, il caprese Giuseppe Faiella è stato omaggiato secondo una leggenda metropolitana suggestiva e comunque alimentata dal personale imbarcato, dell'intitolazione della motonave ammiraglia che trasporta auto e passeggeri da Pozzuoli a Ischia col nome di "Don Peppino".

"Così dicono" rispondeva l'artista con quel sorriso solare e sornione che lo contraddistingueva alla richiesta di conferme a questa voce. Grandissimo. Sì perchè Don Peppino cittadino illustre del Golfo, nato a Capri e che a Ischia aveva la residenza affettiva da sempre era veramente un grandissimo, artista e signore.










Freddie Mercury, 80 anni di un mito

 di FRANCESCO TRONCARELLI Avrebbe compiuto 80 anni oggi Freddie Mercury, la voce più incredibile ed emozionante del rock. Un artista unico ...