domenica 18 ottobre 2026

Lazio in trionfo. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI 

8+ a Prostamol - La Lazio è una grande squadra. Merito senza dubbio di Vito Catozzo Ringhiuso che le ha dato un gioco brillante che entusiasma chi la guarda e segue e che ha rivitalizzato giocatori spenti  e messi da parte. Sei vittorie in sette partite il bilancio che stupisce gli addetti ai lavori  è inorgoglisce il popolo biancoceleste. Questa volta a cadere sotto gli assalti alla baionetta dei biancocelesti è stata la Juve. Un tre a zero che non ammette discussioni e dice tutto. Un trionfo. Copertina d'obbligo al capoccione danese che ha dato il la ad una vittoria meravigliosa che nello Stadium mancava da ben nove anni. Avanti Lazio avanti laziali! 

8 a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu, in compenso c'ha preso gusto a segnare e va in rete nuovamente come col Monza. La nazionale lo ha rigenerato.

8 a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestrea - Il suo gol è la ciliegina sulla torta di un trionfo sognato. E verificato. 

7 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - ma ndo stava la scorsa stagione sto marocchino coi baffi? Lo Scrivano fiorentino lo aveva relegato alla cura dei giardini di Formello, non lo vedeva in campo. E portava pure gli occhiali...

7 a senti che musica coi Tavares - quando sembrava che fosse finito su un binario morto, è partito in quarta e ha fornito un assist da paura per il danese che ha impressionato pure il capostazione di Torino Centrale. Grande.

7 a Liz Taylor - È fondamentale, sempre al centro della scena. Ha proprio ripreso dalla zia che voleva i primi piani tutti per lei sul set.

6 e mezzo a che Dio ce la Mandas buona - Sicuro, anche coi piedi che non sono proprio il suo forte manco calmasse il 47. Ha onorato insomma la fama del padre, Rosario Di Vincenzo, che combinava casini in porta ma alla fine recuperava con le uscite da kamikaze.

6 e mezzo a Quando c'era lui - il nipotissimo jela ammolla. Decisivo anche nei movimenti senza palla. Come Cicciolina quando era deputato e doveva contenersi.

6+ a Benigno Zaccagnini - L'arciere non riesce a scagliare le sue frecce. Però lo trovi ovunque, in difesa a tappare i buchi, in attacco a fornire assist e smuovere le acque. E senza ciambella.

6 a Lazzari alzati e cammina e Pina Monti in Fantozzi - Buttati nella mischia nel serrate finale per contribuire alla vittoria.

6 a Sutalo Bill - Momenti sì moment no, daje de tacco daje de punta, qui lo dico e qui lo nego, un passo avanti un passo indietro, qualche certezza qualche incertezza. Alla fine se semo salvati.

6- a Pighin-Sanguin-Noslin - L'abat jour che ha sulla capoccia non si è mai accesa. Cambiasse gestore dell'elettricità.

6- Fra Tesi da Fidene - Sembra che il suo magic moment sia finito. Come Lavitola, che finché mandava sms a Ranucci dominava la scena, poi ha fatto il botto in tutto i sensi e si è ridimensionato da solo. Sipario.

mercoledì 14 ottobre 2026

Nini Rosso, 100 anni di Silenzio

 di FRANCESCO TRONCARELLI 


Con un solo brano ha venduto 11 milioni di dischi, (11 milioni!!!), nessun artista italiano ci è riuscito, no Celentano, no Mina, no Dalla, no Modugno, nessuno, solo lui, eppure è stato completamente ignorato. Era conosciuto in tutto il mondo, ma l'Italia lo ha dimenticato.

O meglio, lo hanno dimenticato quelli che tirano le fila della comunicazione, no il pubblico, lo hanno dimenticato quelli che dovrebbero essere sempre sul pezzo, sia per il presente che per il passato, quelli che al primo starnuto di un big d'oltreoceano ci aggiornano in tempo reale ma non hanno le basi per fare questo mestiere in quanto non vanno oltre l'attualità.

Nell'era delle notizie mordi e fuggi, chi ha la pazienza di studiare come si è arrivati all'oggi, di capire l'evoluzione dei gusti musicali del pubblico o semplicemente di volgere uno sguardo al passato per crearsi una cultura propria in materia? Nessuno.

Ecco perchè il Centenario della nascita di Nini Rosso, soprannominato la "tromba d'oro" della musica leggera italiana (e questo già dice tutto) è passato letteralmente inosservato. Nei vari contenitori televisivi di tutte le reti dove passa veramente di ogni, nessuno ha avuto l'idea di ricordare questa eccellenza del Bel paese.

Il Silenzio versione tedesca

Nè tanto meno nei giornali che hanno pagine su pagine (e a volte supplementi) dedicate allo Spettacolo così come per il Cinema e i Libri per esempio, non c'è stato lo straccio di un articolo che illustrava la sua carriera, figurarsi poi un cenno in occasione dell'anniversario della scomparsa avvenuto di recente, come spesso avviene per tanti big.    

Eppure Nini Rosso, registrato all'anagrafe di San Michele di Mondovì come Celeste Raffaele Rosso il 19 settembre del 1926, è stato veramente un numero uno. Artista da decine e decine di concerti all'anno da "tutto esaurito", due semplici parole italiane perchè il modaiolo termine sold out a suo tempo non esisteva.  

Da ragazzo era stato partigiano sulle montagne con la brigata "Giustizia e Libertà", la stessa di Giorgio Bocca, quella capitanata da Ferruccio Parri, con il soprannome "Nini", che successivamente utilizzò nella sua carriera, facendosi chiamare così "Nini Rosso".

Dopo un buon inizio come jazzista (suonava a Torino con Piero Angela e Fred Buscaglione) e orchestrale prima col mitico maestro Cinico Angelini, quello dei festival di Sanremo e della Rai e poi con Luciano Fineschi e Armando Trovaioli, decise di lanciarsi come solista.

Il suo primo 45 giri "La ballata della tromba", nel 1961 riscosse un buon successo, arrivando ai primi posti della classifica con tanto di video sul Cinebox. Quegli assoli di tromba struggenti che ti entravano dentro uniti a una voce particolare, a tratti rauca e velata di malinconia, fecero subito colpo.

dall'archivio Luce, Nini e la moglie

La sua vita cambiò nel 1964 con "Il silenzio". Il pezzo inciso nel 45 giri, rielaborava quello più austero e corto che veniva eseguito durante le cerimonie militari o per sancire il fine giornata nelle caserme. Venne riarrangiato da Willy Brezza, musicista e autore delle colonne sonore di tanti musicarelli (Zum zum zum, Riderà, Cuore matto ecc.) e prevedeva anche un testo recitato tra uno squillo di tromba e l'altro.

Risultato? 11 milioni di copie. Un botto, il disco italiano più venduto in Europa di sempre e che solo dieci anni dopo, nel 75 sarà raggiunto con lo stesso numero, disco più disco meno, dai Santo California con "Tornerò" che peraltro incise anche lui contribuendo così al suo successo. 

Il motivo del boom di quel "Silenzio" è presto detto. Il brano per ambientazione e atmosfere che evocava, era inevitabilmente legato alla Naia, al periodo di un anno in cui i ragazzi indossavano la divisa per il servizio obbligatorio di Leva vivendo una realtà nuova lontano da casa.

Un mondo e una situazione che oggi sembrano legati all'Età della pietra, ma che per decenni invece ("il militare", come si diceva per indicare quel periodo trascorso con le stellette, è durato fino al 2004) sono stati vivi e vegeti, nel bene, di chi li ricorda con la nostalgia della gioventù, e nel male di chi li ha sempre bollati come un anno perso e comunque troppo "militaresco".

 Nini con Louis Armstrong

E pensare che quel successo internazionale (Dalida ne incise una versione in francese molto suggestiva "Bonsoir mon amour"), nacque per caso. In un concerto al PalaEur di Roma, di fronte a un pubblico di militari, Nini Rosso decise di eseguire il Silenzio fuori ordinanza con una malinconica parte recitata in aggiunta, nella quale descriveva la solitudine del soldato di leva che dà una romantica buonanotte alla sua fidanzata lontana.

L'accoglienza da parte di quei giovani in divisa provenienti da tutta l'Italia, fu esplosiva. Dovette eseguire un bis. La casa discografica fiutò l'affare e il brano venne così stampato immediatamente iniziando la sua diffusione nel Bel paese con picchi di vendite anche in tutta Europa fino al Giappone, dove Nini Rosso fece numerose tournée accolto come un divo.

Quel brano in sostanza forniva la colonna sonora a quello che raccontava il cinema con i film di Gianni Morandi (In ginocchio da te, Se non avessi più te, Non son degno di te), tutti ambientati in una caserma, fra soldati di leva, sergenti rompiscatole, compagni di camerata casinari, colonelli burberi ma simpatici e fidanzatine in attesa, pellicole che incassavano soldi a palate e tenevano alto il morale della truppa che si rispecchiava in quelle storie amorose ma anche comiche.

Il "Silenzio" fu il colpo della sua vita e lo rese uno dei beniamini del pubblico italiano, con partecipazioni a numerosi film commerciali e di cassetta, spettacoli televisivi, manifestazioni musicali ed incisioni di altri brani che fecero breccia nel pubblico, tra cui "Uomo solo", fortunata sigla della serie televisiva "Sheridan, squadra omicidi" con il grande Ubaldo Lay nei panni del celebre Tenente americano, "Evelyn", "Il volo del calabrone", "Il Deguelllo" (dal film Un dollaro d'onore) e "La Playa".

Questo era Nini Rosso, acclamato virtuoso della tromba, capelli a spazzola e baffoni alla messicana, uomo semplice con l'hobby dell'antiquariato e amante della buona cucina i cui cent'anni della nascita, ironia del destino, sono stati avvolti nel più totale "Silenzio", quello che paradossalmente lo ha reso celebre.

domenica 11 ottobre 2026

Lazio sempre più in alto. Le Pagelliadi

 di FRANCESCO TRONCARELLI

8 e mezzo a Senti che musica coi Tavares - La Lazio batte il Monza e consolida il primo posto in comproprietà con i titolari nerazzurri. Un'altra vittoria fondamentale, maturata soprattutto nel primo tempo con fraseggi ed azioni da leccarsi i baffi. Poi nella ripresa qualche affanno (più d'uno per la verità) nonostante la superiorità numerica fino all'apoteosi finale. Copertina d'obbligo alla freccia portoghese che col suo gol da 25 metri ha aperto le danze. Avanti Lazio avanti laziali!

7 e mezzo a Lisasken dagli occhi blu - senza le trecce lo stesso non sei tu ma segni, come nella tua nazionale, un gran gol.

7 a Pighin-Sanguin-Noslin - grande partita dell 'abat jour dal volto umano. Ha acceso la lampadina e via.

7 e mezzo a Pina Monti in Fantozzi - S'è svejato, come er sor Marchese. Grande cobra.

7 e mezzo a Bella Janez (Sandokan, Rai 1) - e pensare che lo Scrivano fiorentino non lo vedeva. E ho detto tutto.

7 a Liz Taylor - La continuità. Come la zia che continuava a collezionare mariti uno dopo l'altro.

7 a che Dio ce la Mandas buona - primo tempo ha giocato a burraco coi fotografi assiepati dietro la sua porta,poi vinto il torneo con loro ha sfoderato un paio di paratone che visto l'andazzo hanno blindato il risultato. Alla Di Vincenzo il gol preso, ma è stato un omaggio a suo padre.

6 e mezzo a Benigno Zaccagnini - L'arciere ha fatto 200 (con la maglia biancoceleste) ma non centro. C'ha provato da tutti li pizzi ma nada. Provaci ancora Zac sarai piu fortunato.

6 e mezzo a Fra Tesi da Fidene - Solita partita a tutto gas, se avesse segnato sarebbe stato per lui il giusto premio ma per noi la tranquillità. Porca paletta...

6 e mezzo a Tele Bashiru sul canale 44 del digitale terrestre - È come Riccardo Rossi, dove lo metti sta. Bene.

6+ a Quando c'era lui - il nipotissimo è partito in quarta è finito in folle.

6+a Prostamol e Doekhi condizionatori con pompa di calore - La loro performance è la fotografia della partita della Lazio: primo tempo implacabili, inizio secondo da incubo. Certo non sono responsabili del gol lombardo, ma del caos generale della difesa in quel momento si. Non a caso sostituiti subito dopo. 

6 a da Pedro a Pedraza è un attimo - Un velo per Tele che probabilmente neanche lui sa come je riuscito e poco altro. E pensare che il suo dante causa a 40 anni era un fenomeno e ce risolveva le partite. Sic.

6 a Acqua Leite e Sutalo Bill - entrati in corsa dopo l'affondo del giorgiano e la pseudo carica dei monzesi, non è che abbiano fatto faville. Hanno ballato. Nè più nè meno di Massimo Ghini a Ballando con le stelle. Na mezza ciofeca. Sipario.



giovedì 1 ottobre 2026

C'era una volta il primo ottobre

di FRANCESCO TRONCARELLI 

Primo ottobre. Una volta era il giorno in cui si tornava a scuola. Elementari, medie e superiori iniziavano il primo ottobre, san Remigio (i Remigini li chiamavano). Alle elementari erano tutti coi grembiuli, nell'abbigliamento cioè che annullava le diseguaglianze sociali e faceva sentire i bambini tutti uguali. 

I quaderni erano quelli della Pigna di Fabriano, con immagini e paesaggi della regioni italiane in copertina e le tabelline alla fine dei fogli. La penna, la biro della Bic. I compiti a casa e anche i pensieri personali venivano scritti sul Diario Vitt.

Le lezioni si svolgevano in religioso silenzio, i più caciaroni al secondo richiamo finivano dietro la lavagna o fuori dalla classe nel corridoio. E non c'era nessuna madre che il giorno dopo andava a schiaffeggiare il maestro dopo aver parcheggiato il Suv in doppia fila fuori la scuola. 

Anzi, a casa i discoli prendevano il "resto" dai genitori. A metà mattina, sole, pioggia o vento o altra calamità in arrivo, c'era comunque la ricreazione e il bidello vendeva le pizzette rosse, alle elementari, alle medie e alle superiori.

Panelli, MIna e Walter Chiari alle prove di Canzonissima

In tv iniziava Canzonissima con Mina, Paolo Panelli e Walter Chiari, una vera e propria sfida fra i cantanti più in voga con i loro successi, che venivano votati dal pubblico con le cartoline acquistate in tabaccheria o dai "venditori di fortuna" per strada.

Era il programma più atteso dell'anno che avrebbe accompagnato i telespettatori sino alla serata finale del 6 gennaio, quella in cui al "fortunato possessore del biglietto vincente", sarebbero andati 150milioni di lire, un'enormità. 

Claudio Villa cantava "Granada", Morandi "C'era un ragazzo", Modugno e no i Negramaro, "Meraviglioso", tre capolavori nei rispettivi generi, a ciascuno il suo. 

Non c'erano playstation nè i cellulari (erano i furgoni della polizia per le retate dei capelloni e delle "signorine" che attendevano i clienti a Tor di Quinto) ma si viveva bene lo stesso. 

Tutti avevano un telefono in casa, fisso, qualcuno il Duplex perchè non c'erano abbastanza linee ma anche per pagare di meno il canone visto che nello stesso palazzo un'altra famiglia condivideva la linea e te la bloccava con le sue chiamate.

il telefono a gettone col pulsante

Nessuno aveva la necessità spasmodica di telefonare, le chiamate si svolgevano di solito dopo pranzo, a metà pomeriggio e la sera mai oltre le 21.

Se avevi bisogno di dire qualcosa di urgente trovandoti in giro, c'erano i telefoni a gettone nei bar, poi arrivarono le cabine con un apparecchio che "incassava" più gettoni per le interurbane.

Il telefono a gettone permetteva comunque di ascoltare chi rispondeva dall'altra parte anche se non si spingeva il tastino per fare scendere quella particolare "moneta" di color bronzo del valore di 50 lire.

Se capovolgevi la cornetta e parlavi da dove si ascolta, dall'altra parte sentivano. Si risparmiava il gettone ma la figuraccia era tanta perché per farti sentire dovevi urlare, e ovviamente c'era chi nel bar commentava "a poveraccio!".

le partitelle per strada

I ragazzini giocavano per strada a pallone e i maglioni arrotolati e le cartelle facevano da pali per le porte. Poi arrivarono le cinghie elastiche per portare e avvolgere i libri e il pacco così "confezionato" divenne l'ideale per delimitare le porte.

A quattordici anni si sognava la Vespa, che portavi senza casco e coi capelli al vento e senza targa, opportunità che ti faceva parcheggiare ovunque e saltare il rosso del semaforo e a diciotto si sognava la 500, la più utile e simpatica delle Fiat. 

Aveva il tettino che si apriva l'estate e che dava quel senso da mini cabriolet per tutte le tasche e riusciva a ospitare, incredibile ma vero, sino a cinque passeggeri.

tifosi laziali in festa con le 500 imbandierate

Uno davanti al fianco del guidatore e tre di dietro nello spazio angusto soprattutto per la testa. I più abili riuscivano a piazzarne quattro dietro in un miracolo di equilibri da ressa di autobus.

Tutti sapevano fare la "doppietta" col piede destro, ossia quel movimento della scarpa sui pedali della frizione e dell'acceleratore per scalare la marcia al volo passando per il folle senza "grattare".

I maschi al momento dell'acquisto della 500 chiedevano i sedili reclinabili per trasformarli in giaciglio. E ci si entrava in questa maniera anche per lungo.

In tutti i quartieri c'erano le bische, locali fumosi ritrovo di perditempo e malandrini che si sfidavano per soldi a biliardo. Più familiari invece le atmosfere nei bar sotto casa dove si giocava a flipper.

il jukebox

C'erano anche i jukebok, con 100 lire selezionavi tre dischi in attesa delle feste in casa il sabato pomeriggio per ballare con la ragazzina a cui si faceva il filo.

Alle feste ognuno portava i suoi 45 giri, il padrone di casa metteva a disposizione il salone a "luci accese" per il controllo dei grandi e le ragazze i panini e le bibite. 

Un classico di queste riunioni danzanti, il gioco della scopa (chi la riceveva doveva lasciare la dama al nuovo cavaliere) e quello della bottiglia (tutti in circolo, la bottiglia in terra al centro fatta girare, con bacio a chi veniva indicato dalla punta della bottiglia quando si fermava).

Ma tutti in realtà aspettavano che i genitori si stancassero di osservare l'andamento del tutto per trasferisi in cucina, era il momento tanto atteso per spegnere le luci e ballare i lenti. Il cosidetto "ballo dal mattone".

il gioco della bottiglia

Le partite si seguivano alla radio con "Tutto il calcio minuto per minuto" guidato da "Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale". Era normale incontrare per strada persone che camminavano con i transistor attaccati alle orecchie per seguire la trasmissione.

Enrico Ameri raccontava gli incontri entrando nel dettaglio ed era collegato dal campo principale, in pratica la partita più importante della domenica, Sandro Ciotti invece con la sua inconfondibile voce roca e bassa, lo incalzava coi suoi voli pindarici e immaginifici interrompendolo con l'andamento dell'altro incontro di cartello.

Per vedere le immagini dei match, si dovevano attendere le 19, quando sul Secondo canale Rai, veniva mandato in onda un tempo della partita più importante della domenica con la cronaca registrata in diretta di Nando Martellini . 

Le sintesi di tutte le altre arrivavano dopo le 22 con la "Domenica sportiva", condotta da Milano da giornalisti del calibro di Enzo Tortora, Guido Oddo e Alfredo Pigna. Come dire, classe e competenza.

Sandro Ciotti ed Enrico Ameri

Gigi Riva, "rombo di tuono" era il più forte, Dino Zoff era già il numero uno, Giacinto Facchetti e Tarcisio Burgnich erano insuperabili, Sandro Mazzola, il "baffo" e l'abatino Gianni Rivera, si alternavano con la staffetta, Giacomo Losi era il "core de Roma".

Alla Lazio erano sbarcati due giovani sconosciuti e di belle speranze  che "saranno famosi": Giorgio Chinaglia e Pino Wilson. Li aveva pescati dalla serie C Juan Carlos Lorenzo, il mago argentino che duellava dialetticamente nei deby con Herrera. 

Era un altro calcio, un altro mondo, un'altra Italia. La vita era forse in bianco e nero ma tutti sognavano a colori. C'era una volta il primo ottobre...

Maestrelli e i suoi ragazzi alla Domenica Sportiva con Alfredo Pigna


Lazio in trionfo. Le Pagelliadi

  di FRANCESCO TRONCARELLI  8+ a Prostamol - La Lazio è una grande squadra. Merito senza dubbio di Vito Catozzo Ringhiuso che le ha dato un...